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Messaggi don Orione
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Nella foto: Don Orione con i bambini di Genova - Castagna nel 1933.

Alcune brevi annotazioni sul sistema educativo che Don Orione denomin˛ "cristiano-paterno". Quali le peculiaritÓ?

APPUNTI SUL METODO CRISTIANO-PATERNO DI DON ORIONE.

 

Don Flavio Peloso

Si tratta solo di alcuni appunti pedagogici sul metodo cristiano-paterno vissuto e trasmesso da San Luigi Orione.

Prima di guardare a quanto fece e a come fece formazione Don Orione, bisogna guardare a quello che egli fu, con la sua vita, i suoi valori e i suoi atteggiamenti. La pedagogia è innanzitutto una comunicazione tra persone per osmosi, per simpatia, per sintonia che produce confronto pedagogico, dinamismi creativi, nuove sintesi vitali, imitazione, sequela, e-ducazione.

Don Orione fu un grande uomo, soprattutto un santo, un santo sacerdote, un santo della carità. Giovanni Paolo II in una sua omelia ha così riassunto la sua personalità: “Don Luigi Orione ci appare come una meravigliosa e geniale espressione della carità cristiana. Ebbe la tempra e il cuore dell'Apostolo Paolo, tenero e sensibile fino alle lacrime, infaticabile e coraggioso fino all'ar­dimento, tenace e dinamico fino all'eroismo, affrontando pericoli di ogni genere, avvici­nando alte personalità della politica e della cultura, illuminando uomini senza fede, con­vertendo peccatori, sempre raccolto in continua e fiduciosa preghiera, talvolta accompagnata da terribili penitenze”.

Don Orione fu un uomo straordinariamente capace di relazioni vere, appassionate, intelligenti, coinvolgenti, propositive. Egli non fu un elaboratore sistematico di pedagogia, ma pedagogo sì, e tra i più vivaci del secolo XX.[1]

Nell’ambito educativo in genere, e formativo-religioso in particolare, oltre ad offrire esperienze significative, Don Orione ha maturato pure una certa elaborazione pedagogica, uno stile e un metodo, che egli chiamò “metodo cristiano-paterno”.

 

“Vedere e servire Cristo nell’uomo”. Prima dell’azione verso chi ha bisogno di cura, in Don Orione scatta la contemplazione della “imago Dei” presente nella persona, per cui l’amore alla persona-figlio di Dio e il culto a Dio-Padre risultano non avere più dei confini tanto netti e separati, ma reciprocamente implicati e rafforzati.

Sviluppare, esprimere la “presenza divina nell’uomo”, radice ultima della dignità di ogni persona: questo è il motivo e il fine dell’agire educativo, e di qui derivano gli atteggiamenti di autentico rispetto, di cura e, quasi, di devozione verso gli allievi o discepoli nel rapporto educativo.

Viene da pensare alla contemplazione di Michelangelo che “vedeva” il Mosé ancora dentro il masso informe di marmo e la sua azione era rivolta – e sostenuta nella fatica – a “tirarlo fuori”, a farlo emergere. L’azione educativa, nei suoi diversi momenti e ambiti, ha sempre bisogno di contemplazione. Don Orione fu un eccezionale talent scout, scopritore di talenti.

 

La formazione è frutto di relazione, di amore che mette al centro la persona e il suo sviluppo integrale: spirito, mente e cuore. A volte, anche la formazione può entrare in una logica autistica centrata troppo sull’identità dei singoli soggetti e meno sulla relazione/comunione/sviluppo interpersonale e spirituale. Se vogliamo che l’opera formativa sia efficace e profonda, dobbiamo pensare non solo a progetti personali e comunitari, a strumenti e organizzazione pedagogica. Dobbiamo coltivare negli ambienti e relazioni educative soprattutto la qualità di “charitas”, cioè la comunione con Dio e l’amore ai fratelli.

 

Don Orione ha vissuto e sviluppato un suo particolare metodo pedagogico cristiano-paterno, rielaborazione-integrazione del metodo preventivo conosciuto nel contatto sia quando egli adolescente fu a Valdocco con Don Bosco e sia nei rapporti di stima e amicizia avuti con Don Rua e altri illustri salesiani della prima ora.

Una delle indicazioni fondamentali del metodo cristiano-paterno consiste nel “prendersi cura”. "Amateli nel Signore come fratelli vostri, prendetevi cura della loro salute, della loro istruzione e d'ogni loro bene: sentano che voialtri vi interessate per cre­scerli (...) Non vi è terreno ingrato e sterile che, per mezzo di una lunga pazienza, non si possa finalmente ridurre a frutto; così è l'uomo".[2] La cura educativa si innesta in una cura di tutta la persona come avviene nei rapporti familiari.

Konrad Lorenz, il famoso etologo che trasse molte indicazioni psicologiche e sociologiche sull’uomo attraverso lo studio del comportamento degli animali, ad un intervistatore che gli chiedeva di definire in poche parole la persona matura (che è anche la persona felice), rispose: “Sì, le do una definizione in 3 parole: maturo è chi-ha-cura”.

La “cura” è interesse, responsabilità, dedizione, relazione, passione per far crescere… Da questa “cura” dipendono in gran parte i frutti educativi e formativi.

 

Per Don Orione era centrale il modello "famiglia", con gli atteggiamenti umani, spirituali e pratici propri della famiglia. I suoi paradigmi erano principalmente la famiglia naturale e la famiglia di Nazaret.

La comunità è dono dello Spirito. Il "senso di appartenenza", tanto importante, è frutto (e verifica) del senso di identità e di progetto di vita.

Quante tristi conseguenze spirituali e psicologiche ci sono per chi vive in una appartenenza sotto condizione o instabile e non "data" da Dio, dalla famiglia, dalla società! Nella coscienza della persona resta un senso di precarietà, provvisorietà, scollamento, isolamento. Senza appartenenza si educa un "servo e non figlio", per dirla sempre con Don Orione, un "maestro e non un padre", capace di svolgere ruoli ma non di tessere relazioni.

 

La formazione è questione di cuore, di amore e di affetto paterno/fraterno e di “pietà” verso Dio.  

“Il Vangelo è il più sublime trattato di didattica e di pedagogia che esista. La Fede cattolica e il carattere saldamente cristiano, formato sul Vangelo e sugli insegnamenti della Chiesa, sono le forze più potenti del mondo morale”.[3]

Don Orione conosce l’animo dell’uomo anche nelle sue inconsistenze e durezze, resistenze e peccati, slanci e ripartenze. Sa che la persona “lievita” e cresce solo al calore della carità, del disinteresse, del distacco, della donazione.

L'uomo è una terra morale: per quanto sterile e restìa, presto o tardi, coltivato che sia, produrrà pensieri onesti e atti virtuosi, quando noi, con ardenti preghiere, aggiungiamo i nostri sforzi alla Mano di Dio nel coltivare i cuori e le menti specialmente della gioventù. Bisogna soprattutto cercare la corda sensibile del cuore, e prenderli dal lato del cuore. Dio poi farà il resto.[4]

Il guscio dell’egocentrismo si schiude con il calore della carità. "Il giovane, diceva Lacordaire, è sempre di chi lo illumina e di chi lo ama". Ed è così. Il giovane ha bisogno di persuadersi che siamo interessati a fargli del bene, e che viviamo non per noi, ma per lui. (…) Dimostratevi allegri e sereni, fate vedere che la religione non inselvatichisce, ma è fiore di gentilezza, e vi rende lieti e felici. L'esempio farà di più che le parole, e la benedizione del Signore compirà l'opera.”.[5]

È significativa la sfida di forza tra il vento e il sole raccontata da Esopo (VI sec. a.C).[6] Già Plutarco[7] diceva che il fanciullo non è un vaso da riempire bensì un fuoco da suscitare. Don Orione ne era ben convinto. Egli sapeva suscitare nei cuori quel fuoco che una volta acceso non si spegne più. L’alunno accanto a questo grande maestro rinasceva a una seconda vita.

Cesare Pisano, giovane cieco alla scuola di Don Orione, scrisse che la vicinanza di Don Orione “agiva sovra il mio spirito come un potente fuoco di carboni su un pezzetto di legno verde, che in esso è gettato, che al principio suda, fa fumo, ma alla fine si converte anch’esso in fiamma. Difatti, da principio ero tentato di giudicare fanatismo tutta la venerazione di cui vedevo circondato Don Orione. Ma a poco a poco, mi fu dato capire che la venerazione di cui era circondato Don Orione aveva per causa una vita di fede, di speranza, di carità, di sacrificio, di rinunzie, di bontà, di benevolenza, di compassione, di fortezza, di giustizia, di longanimità”.[8]

 

La formazione avviene in un clima e atteggiamento di apertura verso il futuro e verso la modernità delle forme, delle scelte e dei mezzi, tenendo ben chiaro e fisso il fine.

Sono nuovi i tempi? Via i timori, non esitiamo; muoviamo alla loro conquista con ardente e intenso spirito di apostolato, di sana, di intelligente modernità. Gettiamo­ci alle nuove forme, ai nuovi metodi di azione religiosa e sociale, sotto la guida dei Vescovi, con fede ferma, ma con criteri e spirito largo. (...) Tutte le buone iniziative siano in veste moderna, basta riuscire a seminare, basta poter arare Gesù Cristo nella società e fecondarla di Cristo".[9]   

"A meglio riuscire a salvare anime (questa parola “anime”, spesso in bocca a Don Orione, aveva un significato ben concreto e completo, tutt’altro che spiritualistico e disincarnato), bisogna pur saper adottare certi metodi e non fossilizzarci nelle forme, se le forme non piacciono più, se diventano, o sono diventate antiquate e fuori uso. (...) E adoperiamo tutte le sante industrie, tutte le arti più accette e più atte per arrivare a questo!".[10]

 

Concludo questi appunti con una ricetta di buona formazione.  L’ho trovata quasi per caso. Don Orione non l’ha pronunciata ad un simposio specializzato o a una conferenza, ma l’ha detta e scritta per la buona gente  - e soprattutto per le mamme – che hanno cura e spesso preoccupazione per i loro figli. La riporto senza commenti.

Si sono scritti dei grossi libri sulla educazione e si scriveran­no chissà quanti volumi su questo importante  ed inesauribile soggetto. Ma in tutti quelli che ho letti ed analizzati, io non ho trovato nulla che equivalga la ricetta che vi mando, madri ansiose per le anime dei vostri figli. Qualunque sia il fanciullo che volete rendere buono e virtuoso:
           fate il bene davanti a lui,
           fate del bene a lui stesso,
           fate fare del bene a lui.

           Siate perseveranti o madri (o padri, o sacerdoti, o educatori dei giovani); tenete il vostro figlio a questo regime, tenetelo pazientemente e costantemente in quest'atmosfera di bene da vedere, di bene da ricevere, di bene da fare: egli non resisterà, e diventerà quale lo vorrete”.[11]

 

 


[1] Si vedano i due studi di Angelo Bianchi: Don Orione, educatore ed educazione in Don Orione e il Novecento. Atti del Convegno di Studi (Roma 1-3 marzo 2002), Rubbettino, Soveria Mannelli, 2003, p. 199-228; L’educazione cristiana nell’opera e nella riflessione di Don Orione in San Luigi Orione.Da Tortona al mondo, Atti del Convegno di Tortona, 14-16 marzo 2003, Ed. Vita e Pensiero, Milano 2004, p.153-170.

[2] Lettere II, p.558

[3] Passim da lettera del 21.2.1922, in Lettere I, 358, 359, 371; Scr 48, 269.

[4] Lettere II, 558.

[5] Don Orione, II, 201.

[6] Esopo fu scrittore greco del VI sec. a.C E’ conosciuto soprattutto per le sue Favole. Un giorno il vento e il sole cominciarono a litigare. Il vento sosteneva di essere il più forte e a sua volta il sole diceva di essere la forza più grande della terra. Alla fine decisero di fare una prova. Videro un viandante che stava camminando lungo un sentiero e decisero che il più forte di loro sarebbe stato colui che sarebbe riuscito a togliergli i vestiti. Il vento, così, si mise all'opera : cominciò a soffiare ,e soffiare , ma il risultato fu che il viandante si avvolgeva sempre più nel mantello. Il vento allora soffiò con più forza , e l'uomo chinando la testa si avvolse un sciarpa intorno al collo. Fu quindi la volta del sole, che cacciando via le nubi, cominciò a splendere tiepidamente. L'uomo che era arrivato nelle prossimità di un ponte , cominciò pian piano a togliersi il mantello. Il sole molto soddisfatto intensificò il calore dei suoi raggi , fino a farli diventare incandescenti. L'uomo rosso per il gran caldo, guardò le acque del fiume e senza esitare si tuffò. Il sole alto nel cielo rideva e rideva! Il vento deluso e vinto si nascose in un luogo lontano.

[7] Scrittore e filosofo greco-romano vissuto dal 46 al 125 d.C.

[8] Lettere V, 247-249.

[9] Lo spirito di Don Orione, 1941. p.180 ss.

[10] Lettere I, p.250ss.

[11] Don Orione. Intervista verità, p.91.

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