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Messaggi don Orione
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Nella foto: L'abate Emanuele Caronti.

Nel 50° anniversario della sua morte, una nota sulla sua relazione con Don Orione e la Congregazione di cui fu Visitatore apostolico.

L’abate Emanuele Caronti fu un benedettino insigne, nato e battezzato con il nome di Giuseppe a Subiaco, il 31 dicembre 1882. Morì nel monastero di Noci, 22 luglio 1966. Dunque 50 anni fa.
Don Orione e la Famiglia orionina lo considerano come un “insigne benefattore” essendo egli stato il Visitatore apostolico che aiutò a dare forma giuridica e buona organizzazione alla Piccola Opera della Divina Provvidenza. È inserito nel Necrologio della Congregazione “honoris causa”, rara eccezione.

Divenne monaco benedettino giovanissimo, a 15 anni, nel monastero di san Giuliano di Albaro a Genova, e prese il nome di Emanuele. Fu dottore in teologia nel 1907 al Pontificio Ateneo Sant'Anselmo a Roma. Fu abate del monastero di san Giovanni di Parma dal 1919 e poi abate generale della Congregazione benedettina sublacense dal 1937 al 1959. Si deve a lui il progetto della fondazione del monastero di Noci, nelle Puglie, che, nel 1932, fu consacrato e intitolato alla Madonna della Scala.

Fu il fondatore e primo direttore della Rivista liturgica, fondata nel 1914, sulla quale scriveva che la liturgia doveva essere una costante “protesta contro l'indole laica ed atea dell'epoca contemporanea”. Fu un grande suo merito l’aver curato per anni il Messalino della domenica per avvicinare il popolo semplice alla liturgia. E' considerato pioniere del rilancio della liturgia che portò alla riforma liturgica del Concilio Vaticano II.

L’abate Emanuele Caronti fu Visitatore apostolico della Piccola Opera della Divina Provvidenza di Don Orione dal 1936 al 1946. Il suo mandato di Visitatore ebbe varie motivazioni: una, certa e principale, fu quella di dare forma alla formazione e al governo a quanto prese vita dall’esuberante passione mistica e apostolica del Fondatore: preti, suore, eremiti, suore cieche, laici, case e attività a non finire.

Dopo il primo momento di presenza nelle case orionine con carattere “ispettivo”, la sua visita, anche per volontà esplicita di Don Orione, assunse un carattere “formativo” per la Congregazione orionina, che Don Orione assecondò e che il Visitatore indicò con saggezza e competenza, secondo le forme canoniche, in vista di giungere alla sua approvazione pontificia. Il mandato dell’abate Caronti terminò quando fu raggiunto questo obiettivo, con  il decretum laudis dalla Sacra Congregazione dei Religiosi del 24 gennaio 1944.

Don Orione considerò l’abate Caronti come insigne benefattore della Congregazione. Conoscendo più compiutamente la sua azione anche con documenti di archivio, non si può che comprovare e continuare la stima e la devozione che Don Orione ebbe verso di lui. Da parte sua, l’abate Caronti seppe riconoscere la sostanza di grande valore di Don Orione e della sua Congregazione, al di là del superficiale (e in parte reale) disordine nelle forme esterne. Tra Caronti (è servo di Dio) e Don Orione (è santo) nacque una stima, un affetto e una devozione che molto contribuì al definitivo decollo della Piccola Opera dopo la morte di Don Orione (1940).

Fu l’abate Caronti il premuroso e commosso regista della settimana dei funerali di Don Orione che itinerò per numerose città di Liguria, Lombardia e Piemonte. Di fronte a quello spettacolo di folle, ma di folle credenti e riverenti, egli affermò: “Ora comincio a conoscere chi era Don Orione”.

Nel 1957, per motivi di salute, l’abate Emanuele Caronti si ritirò nel monastero della Scala, presso Noci. Qui trascorre gli ultimi anni della sua vita come semplice monaco, esempio a tutti di carità fraterna, umiltà gioviale e sincera pietà. Qui morì il 22 luglio 1966, stringendo fra le mani una reliquia di don Orione.

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