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Messaggi don Orione
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Autore: Alessandro Belano
Pubblicato in: Don Orione oggi n.10/2016

“San Francesco, tornato dalla Palestina, ancora infervorato dalla visione dei luoghi santi, volle che anche in Italia si facesse il Presepio vivente. Noi dobbiamo tornare ai primitivi tempi, al primitivo presepio, e si fa del bene” (Don Orione) .

La sacralità del presepio interrotta da un audace, il quale, dopo aver prelevato il Bambinello dalla sua tradizionale mangiatoia, si dirige adesso verso i fedeli, esortandoli ad avvicinarsi. Sembra il fotogramma di un film in bianco nero, ma è tutto vero. La scena è quella di un Presepio vivente, giunto al culmine della rappresentazione. L’infiltrato è don Luigi Orione, il quale, novello cristoforo in veste e stola, stringe tra le braccia la reliquia più sacra e si appresta a porgerla ai numerosi convenuti.

Siamo nel dicembre del 1933, a Novi Ligure, nella piazzetta antistante il glorioso Collegio San Giorgio. Da qualche anno, don Orione, ispirandosi a Francesco d’Assisi, ha organizzato spettacolari presepi viventi che attirano la curiosità e l’interesse di migliaia di fedeli. Grande esperto in mass–media, ne fa anche propaganda preventiva: “Una mistica e pittoresca novità avremo quest’anno, novità interessantissima sotto la luce religiosa e poetica: la popolazione della nostra città e dei vicini paesi avrà il gradito e gratuito spettacolo del presepio vivente. Tutto sarà fatto in umiltà e grande semplicità. Vi sarà la capanna e la mangiatoia con il fieno e Gesù tra la paglia e il bue e l’asinello, vivi, s’intende, e il canto degli angeli e risuoneranno antiche laudi italiane. E poi giungeranno i pastori e suoneranno la cornamusa, i flauti e la zampogna e condurranno le loro pecorelle con gli agnellini. E davanti al presepio, i bambini e le bambine buone diranno cose belle al santo Bambino. Tutto questo avverrà in umiltà grande, semplicità e in fervore di spirito”.

Ritorniamo alla foto. Per tutto il tempo della sacra manifestazione don Orione ha camminato frettoloso, avanti e indietro, ha guidato i movimenti, ha animato le comparse e incoraggiato i presenti. Il numero dei personaggi coinvolti è impressionante: il corteo è formato da circa duecento angeli, seguito da gruppi di pastori e greggi di pecore. Non mancano i Magi a cavallo, i palafrenieri, gli armigeri e i paggi, la schiera dei “popolani” che fa da indispensabile corredo e perfino la stella cometa che apre il corteo, sorretta da un corpulento angelo. Don Orione è giunto perfino a presentare domanda alla Casa Reale “per ottenere alcuni dromedari, onde dare al Presepio vivente vita e colorito più orientale”.

Nel frattempo l’aria si riempie con il suono delle campane della città, gli squilli di tromba e il canto dei presenti: si va dal tradizionale “Tu scendi dalle stelle”,  a un preoccupante “Fra l’orrido rigor di stagion cruda”, per concludere con un più rassicurante “Dormi, dormi, bel Bambin”. Oltre agli effetti visivi e sonori, l’Apostolo del presepio ha pensato anche a quelli odorosi e ad effetto: chili di incenso vengono bruciati su alcuni tripodi, spandendo nell’aria un gradevole profumo che sa di mistica orientale, mentre decine di bianche colombe volteggiano sulla improvvisata capanna. “Il più impensato degli spettacoli... realizzato da un sacerdote dal nome astronomico”, come scrisse un inviato sul Corriere della Sera del 27 dicembre 1933.

Al termine della sacra rappresentazione si giunge al momento clou, fissato dallo scatto del fotografo. L’orfano pro tempore è silenzioso, ma sembra felice di essere cullato, per un po’, da altre braccia premurose. Sullo sfondo, Maria e Giuseppe, in atto di adorazione. Davanti, stupiti e attenti, lo stuolo dei pastori. Fra poco l’intraprendente regista si avvicinerà ai presenti, li benedirà sollevando il prezioso Bambino e inviterà tutti al tradizionale bacio di adorazione e venerazione. Molti applaudono sonoramente, qualcuno si asciuga le lacrime. Lo “spettacolo” non finisce qui. A coronamento del presepio vivente, don Orione è solito offrire un pranzo a centinaia di poveri, servito da pastori in costume.

L’istantanea è suggestiva. Non si tratta soltanto di una manifestazione folkloristica, una esibizione spettacolare. In quel gesto così premuroso si nasconde un grande insegnamento: è don Orione che consegna Cristo ai poveri e ai diseredati. Le sue braccia sono diventate la nuova culla, per stringere e trasmettere la reliquia più santa. Il presepio vivente è stato da lui ideato per ridestare la fede nel cuore dei piccoli e dei grandi, per smuovere le emozioni dello spirito, come lo stesso ideatore ebbe a dichiarare: “Noi non vogliamo fare degli esibizionisti, non intendiamo fare spettacolo. Noi intendiamo fare opere di fede: ridestare la fede nel cuore dei piccoli e dei grandi. Il nostro è un atto di religione, di amore a Gesù Cristo”.  Poesia e prosa. Arte e devozione. Fede e carità. Veri presepi viventi.

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