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Messaggi don Orione
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Nella foto: Don Gaetano Piccinini a Monte Mario con l'On. Giuseppe Pella.
Autore: Giuseppe Vallauri

L'alto funzionario del Ministero degli interni Aldo Buoncristiano ricorda due contatti avuti con Don Piccinini circa l'Opera di Monte Mario, a Roma, e l'Asilo di Sant'Oreste al Monte Soratte.

La segnalazione di un amico e collaboratore della rivista “Messaggi di Don Orione” ci ha fatto scoprire un libro di Aldo Buoncristiano (Roma 1918 – 2006), dal titolo: Cinquant’anni nel Palazzo del Governo (Viminale), Noccioli Editore, 1998. Si tratta di un resoconto del suo lungo servizio al Ministero degli Interni, dal 1943 al 1984. 

Nelle prime pagine si parla dell’Opera Don Orione e più specificamente di Don Gaetano Piccinini e della collaborazione tra i due. Poco dopo aver iniziato il suo incarico, Buoncristiano fu assegnato, temporaneamente, alla Prefettura di Roma, e nella tarda primavera del 1944, gli fu chiesto di occuparsi di “un ente gestito da un certo don Valentino, che insediatosi nei due palazzi della gioventù del Littorio a Monte Mario (Roma), assisteva circa 400 bambini sbandati per la guerra”.  Correva anche voce che i bambini erano maltrattati. Buoncristiano corse a Monte Mario “in bicicletta” e non ricevette una buona accoglienza dal Don Valentino: gli offerse la sua collaborazione nel trovare una soluzione adeguata per così tanti ragazzi, ma la mattina seguente don Valentino “caricò tutti i viveri su un camioncino e fuggì verso il Nord, portando con sè cinque bambini e gli inservienti”.

Quando Buoncristiano arrivò quella mattina a Monte Mario trovò i ragazzi nel cortile, smarriti  e impauriti. Che fare? “Mi ricordai di avere conosciuto il padre Don Piccinini che dirigeva l’Opera don Orione (a Roma). L’uomo mi aveva affascinato con il suo carisma. Pensai potesse aiutarmi.

Telefonai all’Opera Don Orione e chiesi del Padre. Dissi di essere un funzionario di prefettura e che dovevo prospettargli l’urgentissimo caso di 400 bambini abbandonati. Rispose di andare subito da lui e così feci. Gli esposi la situazione. Don Piccinini decise di intervenire immediatamente. Fece caricare su un mezzo i primi viveri (per il pranzo di quella mattina) e con due assistenti si andò a Monte Mario. Parlò ai ragazzi che furono da quella voce tranquillizzati”.

Da quel giorno – prosegue Buoncristiano – la mia presenza non fu più necessaria a Monte Mario. In seguito la mia testimonianza fu essenziale perché l’Opera Don Orione si insediasse definitivamente nei palazzi della ex Gil, nei quali da cinquant’anni svolge la sua benefica attività”.

Qualche mese dopo Buoncristiano fu incaricato di occuparsi della “città sotterranea” del Soratte, presso Sant’Oreste e della zona circostante. Abbandonate  dall’esercito italiano e poi dai tedeschi “le gallerie erano diventate rifugio di criminali che colpivano le popolazioni con rapine ed altri reati”. Egli riuscì a chiudere le gallerie e salvare la gente dai delinquenti. Ma rimanevano altri problemi, tra i quali l’asilo a Sant’Oreste, gestito dalle Piccole Suore Missionarie della Carità, le suore di Don Orione. Esse avevano assunto l’asilo comunale di Sant’Oreste nel 1927 e oltre ai bambini si dedicavano pure ad opere sociali ed educative in favore della gioventù femminile del paese, mediante il laboratorio per cucito e ricamo, l’oratorio festivo e altre attività.

Ma ora, dopo quattro anni di guerra, il bilancio del paese era dissestato e Buoncristiano aveva adottato una delibera che toglieva lo stipendio per dipendenti non comunali, incluse le suore dell’asilo. Racconta: “Adottata la delibera, Don Piccinini telefonò e venne a Sant’Oreste. Non poteva comprendere che io potessi dirgli di no, mentre lui l’anno precedente aveva accolto la mia richiesta senza un attimo di esitazione. Andò via convinto che io non volessi revocare la delibera: oltretutto sarebbe stato inutile; la prefettura certamente avrebbe respinto una delibera che rispristinava lo stipendio di dipendente comunale a personale non previsto dalla pianta organica”.

Conclude Buoncristiano: “Sentii forte allora – e tuttora avverto – l’amarezza di non avere potuto accogliere una richiesta di Don Piccinini”.

In seguito, dal 1973 al 77, Buoncristiano fu anche prefetto di Firenze, dove si adoperò nella lotta al terrorismo con impegno costante e instancabile per la sicurezza della città e della provincia fiorentina.  I fiorentini lo ricordano ancora con gratitudine.

Don Piccinini terminò la sua vita terrena nel 1972; orfano del terremoto della Marsica (1915) era entrato nella giovane congregazione del suo benefattore, Don Orione. Intelligente, generoso, dotato di grandi capacità organizzative e morali fu preside di scuole nel Nord e a Roma; nella capitale si occupò, specialmente durante la guerra nell’assistere i bisognosi, orfani e sfollati.  Quando conobbe Buoncristiano era direttore dell’Istituto San Filippo a Roma, con quasi mille alunni e di una casa per orfani a Trastevere. In queste case nascose, anche con stratagemmi da leggenda, quali “un finto funerale”, bambini e adulti ebrei, salvandoli dalla deportazione. Per questo gli fu conferito il titolo, postumo, di “Giusto fra le Nazioni”. Non sappiamo se vi furono altri incontri con Buoncristiano, ma dal modo in cui l’autore parla del sacerdote, sembra ci fosse una conoscenza non saltuaria.

Don Giuseppe Vallauri

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