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Messaggi don Orione
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Nella foto: Don Primo Mazzolari.
Pubblicato in: Pubblicato nella rivista di studi “Impegno”, n.7. del 2001, p.113-118.

Mazzolari definì Don Orione: "Un cuore senza confini, una mente senza pregiudizi, un'attività senza paure".

DON PRIMO MAZZOLARI E DON LUIGI ORIONE:

      DUE CAMPIONI DEL CLERO ITALIANO

            Don Flavio Peloso

             "Ecco, la tromba dello Spirito Santo in terra mantovana", così Giovanni XXIII lo salutò ricevendolo in udienza. Carlo Bo ha osservato che "se un giorno si vorrà fare la storia autentica del cattolicesimo italiano di questo secolo si dovrà per forza ricorrere ai libri di questo prete, testimone-giudice del suo tempo".

             Don Mazzolari è una figura di spicco del clero cattolico italiano. Con la sua affocata predicazione, con la rivista Adesso e con i suoi numerosi libri ha confortato i difficili anni della guerra e della successiva ricostruzione materiale e morale dell'Ita­lia. Le sue luminose visioni della fede, della Chiesa, della giustizia sociale, del dialogo e dell'"impegno con Cristo" hanno reso pensabili e amabili sentieri interrotti dalla guerra, dalle contrapposi­zioni ideologiche, dalle sconfitte della civiltà. Fu sacerdote autenticamente "di Dio" e "popolare", pieno di zelo sacerdotale. Fu artista della parola scritta e predicata.

 

             L'incontro con Don Orione

             Non sono molti i documenti di questa santa amicizia. Sono però assai significativi. Fu Don Mazzolari stesso a lasciare alcuni preziosi indizi del benefico e discreto incontro con Don Orione.
             Confidò, ad esempio, che ebbe con il Fondatore un incontro che ritenne provvidenziale e decisivo per la sua vita. In quella circostanza, Don Orione gli aveva anche detto: "Lei verrà a predicare nel mio Santuario...".

             Questo incontro avenne a Genova. Ne abbiamo trovato notizia nel Diario di Don Primo Mazzolari. Nella lettera a Vittoria Fabrizi De Biani, del 23 febbraio 1932, egli scrive: "Sono tornato sabato notte da Genova, dopo una settimana di predicazione alle Signore di colà... Mi sono incontrato con Don Orione e con il duca Tommaso Gallarati Scotti.[1]  Bisognerebbe che le dicessi a voce la lunga e confortevole conversazio­ne...".[2]

             Quell'incontro gli restò impresso nell'anima. Tornò a parlarne, 16 anni dopo, durante una conferenza fatta all'Associazione "Amici di Don Orione" a Milano, il 2 marzo 1948. Negli appunti stesi per quell'occasione leggiamo: "Partire o chiudere da un ricordo personale. L'incontro con D.Orione al Piccolo Cottolengo di Genova. C'era un'anticamera come neanche un ministro. Eravamo subito dopo la Concilia­zione… i tempi erano difficili e delicati, ecc. che fran­chezza nel parlare... e come vedeva diritto! Niente mettere le mani avanti... niente scantonare".[3]

             E, sempre negli appunti autografi per questa conferenza di Milano, Don Mazzolari fissò in tre tratti essenziali la personalità di Don Orione che tanto lo affascinò: "Un cuore senza confini (perché amava sine modo). Una mente senza pregiudizi (perché credeva veramente). Un'attività senza paure (perché credeva nella forza del bene) (l'audacia) (non senza scrupoli)".[4]

 

             La predicazione della novena della Madonna della Guardia di Tortona

             Don Primo ricordò quell'incontro anche quando, una ventina d'anni dopo, nel 1953, fu invitato a predicare la Novena al Santuario di Tortona e accettò volentieri "per aver modo di sdebitarmi con Don Orione"[5], come egli spiegò. Lo confermano le poche parole di appunti per la prima predica alla Novena del Santuario della Madonna della Guardia: "1a predica a Tortona. Incominciando: una mia promessa a Don Orione, un umile omaggio della mia venerazione a Lui, un unirmi a Lui e ai suoi figli nella devozione verso la Madonna, sotto il titolo tanto umano di Madonna della Guardia. Regina pauperum (così l'ha sentita Don Orione)".[6]

             Restò memorabile quella sua predicazione della novena. Suscitò vasta eco di ammirazio­ne e di devozione. "Un predicatore che va al sodo", annotò l'articolista dell'e­vento, il quale continuava con l'"esprimere a Don Primo Mazzolari il grazie per il suo sacerdo­tale impegno, di intrecciare due argomenti notoriamente cari al suo cuore: la Madonna e la carità. Ci sembra, in verità, che questo sia stato il tema da lui costantemente e variamente toccato nei felicissimi accostamenti evangelici, nei richiami alle responsabilità di coloro che intendono essere e dirsi cristiani".[7] L'invito pacato, ma aperto, all'impegno con Cristo giunse efficace e commoven­te nel cuore delle folle accorse del Santuario di Tortona.
             Ma non fu una novena qualsiasi nemmeno per Don Mazzolari. Il fascino del Santuario, le folle devote, la presenza nella cripta della tomba di Don Orione, chissà quali richiami interio­ri... agirono sul suo spirito. Resta il fatto - registrato anche nella cronaca - che Don Mazzolari ne restò profondamente ed anche emotivamente coinvol­to. "Que­st'anno Don Mazzolari, il predicato­re, celebrando la messa di mezzanotte piangeva cordial­mente...", troviamo nelle cronache della festa.[8]
             Don Mazzolari celebrò solo la tradizio­nale Messa di mezzanotte e il 29 agosto, giorno della festa, al mattino presto, se ne ritornò alla sua Bozzolo. Il giorno dopo scrisse all'amico Don Guido Astori: "Trovo la tua tornando dal Santuario della Madonna della Guardia. Conto di vederti presto, anche per dirti di una decisione presa sulla tomba di Don Orione".[9]

             Non sappiamo di che si trattò, ma quella decisione "presa sulla tomba di Don Orione" fa intendere il rapporto vivo, caro, di amico, di consigliere e di testimone spirituale che Don Mazzolari continuava a coltivare nei confronti di Don Orione.
             Dopo qualche giorno, ripensando a quanto vissuto a Tortona, Don Mazzolari prese la penna in mano per ringraziare il rettore del Santuario e per prolungare, nel ricordo, il valore e la bellezza di quella esperienza. “Bozzolo 3 settembre 1953. Mio caro Padre, mi rincresce di essere scappato, ma qui mi aspettava un così grosso peso di arretrati e di guai, il cui presentimento non mi poteva lasciar tranquillo, sia pure per godere una festa tanto cara. Le chiedo perdono e la prego di farmi perdonare da tutti. Lei mi ringrazia ed io mi domando, con vergogna, di me stesso, cos’ò fatto per meritare la Sua riconoscenza e quella dei suoi cari confratelli. Ero così stanco nei giorni della Novena che non riuscivo a lasciare il mio povero cuore in nessuna strada”.[10]

             Alla lettera, Don Mazzolari allegò una memoria-articolo della sua sosta a Tortona, presentata così: “2 settembre. Caro Don Brinchi. Tornato, trovo la sua richiesta e mando tre righe in fretta, ma non senza cuore. Veda d’interpretare la mia brutta scrittura e mi saluti e mi ringrazi tutti e preghi per me la Madonna e Don Orione. Tuo Primo”.[11]
             Quelle “tre righe in fretta, ma non senza cuore” sono una pagina di grande poesia e di profonda comprensione del genio spirituale di Don Orione.

 

             Ricordo di Tortona

   "Vicino a Don Orione. Della novena e della festa della Madonna della Guardia non ò niente da dire. Ò  predicato la prima e non ò visto la seconda se non fino alla Messa di mezzanotte, quando il Santuario era occupato da un migliaio di uomini per la loro Comunione. 

   So che ò vissuto una settimana vicino alla tomba di don Orione e all'ombra di un Santuario voluto dal suo cuore e nella letizia di una festa, regolata dalla sua meravigliosa inventività. I santi sono dei poeti e grandi poeti popolari. I suoi figlioli, più che avvicinarli li ò visti: li ò visti pregare e lavorare, e la vigilia, quando mi sono trovato il presbiterio pressoché invaso da orionini venuti da ogni dove, non potei trattenermi dal pensare al “Capitolo delle stuoie” nei Fioretti di S. Francesco.

   Uomini e cose preferisco sempre guardarli un po' distaccato e in silenzio.  Si stabilisce così un rapporto più vero e una coscienza meno episodica, anche se costruito in parte dalla nostra cordiale immaginazione. La luce di questi tramonti settembrini che mi sto godendo come paga giornaliera, non esagera nulla anche se aggiunge nero ad ogni pianta, ad ogni filo d'erba.  Un santo, la tomba di un santo ha la stessa luce ben più cara e più bella delle mille e mille lampadine che, sul far della sera, illuminavano la facciata e le strade che conducono al Santua­rio.

   Di solito i Santuari sorgono in luoghi solitari onde aiutare un distacco per le ascensioni dello spirito. Don Orione invece ha voluto la chiesa dedicata alla Madonna della Guardia, lungo la via Emilia, ove il traffico è folle e il rumore altrettanto. Anche in questo c'è Don Orione e lo stile del suo Apostolato. Gli uomini del nostro tempo, nella loro impossibile fuga da Dio, hanno bisogno di incrociare o di incontrarsi col divino, anche quando dicono di non crederci, appunto perché dicono di non crederci.

   Del resto tutti i grandi fondatori di ordini religiosi si sono inseriti così nel proprio tempo.  E' la prima carità sull'esempio del Figlio di Dio, che volle mettere su casa con noi e rimanerci fino alla fine del mondo.  Non è facile stare con gli uomini, specialmente un santo che va sempre oltre col cuore; ma per andar oltre, per non arrivarci soli e a mani vuote, col rischio di non essere ricevuti, è necessario passare attraverso l'uomo, battere le sue strade: non scantonare.

   Don Orione questa divina necessità della salvezza, l'ha sentita e vissuta in modo bruciante, e a mo' dì parabola per i suoi figlioli e per me, ha costruito il suo Santuario fra due strade bruciate dalla frenesia del piacere e del denaro.  Ecco perché più che le folli serali e i grossi pellegrinaggi, amavo considerare le macchine che sostavano un attimo, per dare a qualche furtivo pellegrino una boccata d'aria del Signore.  Tutto è grazia nel sogno del santo".[12]

           

             La carità della poesia e la poesia della carità

             Un ultimo testo ci svela fin dove si spingeva la sintonia spirituale di questi due uomini dai percorsi di vita ben differenti.

             Nel suo scritto, "La carità e le lettere", Don Mazzolari ha osservato che "accanto alla carità della poesia, c'è la carità del poeta che prima di scrivere si è contenuto il gravame della passione e della fantasia: una continenza che non spegne il fuoco, non frena l'impeto dell'aspira­zione, non ruba nessuna scintilla dell'artefice".[13]
             Nel fare questa osservazione, Don Mazzolari certo pensava alla propria esperienza ma, quasi a conferma, annovera e cita fra i poeti nientemeno che Don Orione, "che muore in pace fra la fastosa volgarità di Sanremo, dopo aver scritto, con le lacrime di migliaia e migliaia di poveri, il più puro e folgorante poema di pietà di questi anni spietati, il più vero e il più limpido per la poesia".[14]
             Don Mazzolari riconosce Don Orione come autore del "più puro e folgoran­te poema di pietà". La carità della poesia e la poesia della carità si fondono e si esprimono indissolubilmente. Creativamen­te e beneficamen­te.

             Piace pensare a queste due grandi figure del clero italiano unite nel segno della carità e della poesia. Per Don Mazzolari, la poesia, l'arte della parola non fu esibizione estetica, ma strumento creativo della sua passione per l'uomo e per la vita. Per Don Orione, la carità non fu solo aiuto materiale, episodio, ma annuncio di vita, di bellezza, di salvezza, di valori alti, universa­li, divini: "la divina poesia della carità".

“Oh ci mandi la Provvidenza gli uomini della carità! Come un giorno dalle pietre Dio ha suscitato i figli di Abramo, e così susciti la legione e un esercito, l’esercito della carità, che colmi di amore i solchi della terra, pieni di egoismo, e di odio, e calmi finalmente l’affannata umanità. «Già troppo odiammo, amiamo», ha cantato pure il Carducci. Siamo apostoli di carità, soggioghiamo le nostre passioni, rallegriamoci del bene altrui come di bene nostro; in cielo sarà appunto così come ce lo esprime anche Dante con la sua sublime poesia.

Siamo apostoli di carità, di amore puro, di amore alto, universale; facciamo regnare la carità con la mitezza del cuore, col compatirci, coll’aiutarci vicendevolmente, col darci la mano e camminare insieme Seminiamo a larga mano sui nostri passi, opere di bontà di amore, asciughiamo le lacrime di chi piange.

Sentiamo, o fratelli, il grido angoscioso di tanti altri nostri fratelli, che soffrano
e anelano a Cristo; andiamo loro in contro da buoni Samaritani, serviamo la verità,
la Chiesa, la Patria, nella carità.

Fare del bene a tutti, fare del bene sempre, del male a nessuno”.[15]

 


[1] Sapendo che Don Orione aveva già preso l'abitudine di passare il "martedì" a Genova, quasi certamente il giorno dell'incontro con Don Mazzolari fu il martedì 16 febbraio di quel 1932.

[2] Diario, 1, Ed. Dehoniane, Bologna, 1974, p.859.

[3] In Archivio della Fondazione "Don Primo Mazzolari" (Bozzolo, Mantova).

[4] In Archivio "Don Primo Mazzolari". Meraviglia soprattutto quel "cuore senza confini" che sappiamo essere diventata solo in anni successivi una definizione tra le più note di Don Orione. Ma Don Mazzolari non la poteva conoscere perché il testo di Don Orione in cui essa è contenuta (Archivio Don Orione, Scritti 102,32) non era pubblicato a quei tempi e fu reso famoso perché titolo della biografia di Mons. A.Gemma, Don Orione. Un cuore senza confini (Quadrivium, Isernia, 2001).

[5] E' sorprendente questo invito a predicare a Tortona. E' da ricordare che, tra il 1951 e il 1957, a Don Mazzolari fu vietato di scrivere su temi religiosi e sociali e di parlare fuori della sua parrocchia e diocesi. A Don Brinchi, rettore del santuario, che l’aveva invitato per la novena, Don Mazzolari scrive: “Rev.mo e caro Padre, ò ricevuto lettera e giornali. Mentre la ringrazio e confermo la parola data. E che la Madonna mi aiuti! E Lei preghi e faccia pregare. Per la sostituzione in parrocchia, qualora fosse necessaria, mi accorderò con i Padri di Milano. Mi precisi la data d’inizio della novena e quali temi sarebbero più utili. Io non ò schemi prestabiliti né prediche prefabbricate. Mi ricordi a tutti i Padri. Con profonda e fraterna devozione. Suo don Primo”; in Archivio Don Orione (Via Etruria 6, Roma)

[6] In Archivio "Don Primo Mazzolari".

[7] In La Madonna della Guardia, 1953, n.9, p.3-4.

[8] Ibidem, p.4.

[9] Quasi una vita. Lettere a Guido Astori (1908-1958), La Locusta, Vicenza, p.264-265.

[10] La lettera continua: “E adesso per di più ò davanti un vaglia con una grossa carità rubata ai poveri! Sarei tentato di restituire se non temessi di offendere una carità che non conosce misure. I miei poveri si uniranno ai tanti che Don Orione guarda facendosi imprestare occhi e cuore dalla sua Madonna. Mi voglia ricordare a tutti: al Sig. Canonico, a Don Brusa, alle Suore e a tutti i cari ed esemplari fratelli che ò incontrato e ammirato senza conoscerne il nome. Dio sa il bene che ò ricevuto! Grazie e mi benedica in nome di Don Orione e della Madonna! Suo Don Primo”; Archivio Don Orione.

[11] Archivio Don Orione.

[12] Archivio Don Orione.

[13] Riportato in Guizzetti P. Io sarò la tua voce. Don Mazzolari prete di frontiera, Ancora, Milano, 1995, p.165.

[14] Ibidem.

[15] Scritti 62, p.99.

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