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Messaggi don Orione
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Autore: Flavio Peloso
Pubblicato in: Don Orione oggi

La festa della Cattedra di San Pietro (22 febbraio). Quale amore al Papa oggi? Quali abissi tra il popolo e la Chiesa da togliere oggi?

Cari Amici lettori

Guardando al mese di febbraio, il pensiero mi corre subito alla data del 22, festa della “Cattedra” di San Pietro, un’antica festa liturgica che celebra la missione di maestro e di pastore conferita da Cristo a Pietro, da lui costituito, nella sua persona e in quella dei successori sulla “cattedra” di Roma, principio e fondamento visibile dell'unità della Chiesa.

“Togliere l’abisso”

Don Orione affermava "La mia fede è la fede del Papa, è la fede di Pietro". Scrisse nel suo Piano e Programma (1903) che “l'Opera della Divina Provvidenza, accesa di grandissimo e filiale amore al Vicario in terra di Nostro Signore Gesù Cristo, gode di obbligarsi con vincolo speciale alla Cattedra del Beato Pietro”.

Questo “speciale vincolo” costituisce la nota caratteristica del carisma orionino, tanto che i Figli della Divina Provvidenza, e anche i membri dell’Istituto Secolare Orionino, si vincolano con un quarto voto di “speciale fedeltà al Papa”.

Questo è un punto noto e indiscusso della nostra fisionomia carismatica.

Il nostro IV voto non ha solo contenuti dottrinali o disciplinari, ma chiede anche un amore attivo, incarnato, filiale e pastorale, “per poter tirare e portare i popoli e la gioventù alla Chiesa e a Cristo. Allora toglieremo l'abisso che si va facendo tra il popolo e Dio, tra il popolo e la Chiesa” (Lettere I,  21). 

Stare ai margini di questo “abisso”, soprattutto dalla parte dei poveri, per “toglierlo”  è il luogo carismatico di noi orionini.

Questo abisso è stato prodotto lungo la storia da diversi fattori: per esempio, la questione romana e la separazione Chiesa-Stato dei tempi di Don Orione, il socialismo che seduceva le masse popolari, il liberalismo ateo, e poi contribuirono varie ideologie politiche e movimenti culturali, fino ai recenti fenomeni del secolarismo e del relativismo individualistico.      

 

Quale abisso?

 Il nostro amore al Papa si rinnova come risposta all’ “abisso che si va facendo tra il popolo e Dio, tra il popolo e la Chiesa”. È qui che gli Orionini si impegnano a "concorrere a rafforzare, nell'interno della Santa Chiesa, l'unità dei figli col Padre (cioè il Papa) e, nell'esterno, a ripristinare l'unità spezzata col Padre… e ciò con l'apostolato della carità tra i piccoli e i poveri, mediante quelle istituzioni ed opere di misericordia più atte" (Cost. art.5).

La Congregazione nostra vive la carità verso i poveri in prospettiva di unità ecclesiale, nell’orizzonte dell’Instaurare omnia in Christo. 

Ebbene, oggi quali sono le forme di divisione e i “fossati” tra i poveri e la Chiesa, tra il popolo e il Papa?

Pensiamo a Don Orione: visse nel clima liberal-massonico anticlericale e illuminista; era il clima dell’emarginazione della Chiesa contrapposta al messianismo socialista che conquistava popolo e poveri; era il tempo dell’ostilità aggressiva verso il Papa come persona e verso la Chiesa come tale.

Oggi non c’è più quell’odio e ostilità manifesti verso il Papa presenti al tempo di Don Orione. Anzi, oggi vediamo il Papa osannato e riverito in mondo-visione, con piazze di milioni di giovani come a Madrid o di folle immense nei viaggi apostolici. Tutti i grandi della terra si premurano di esprimere e talvolta di ostentare il loro ossequio al Papa.

Oggi si scavano altri abissi di separazione e di ostilità. Gli attacchi al Papa non sono più tanto frontali, dottrinali, rivolti alla sua persona. Sono piuttosto pratici, indiretti, insegnati e attuati nei costumi di vita in totale contrasto con quanto il Papa dice e per cui anche è applaudito.

 

Non solo battere le mani, ma cantare insieme la canzone

Stando così le cose, noi saremo orionini non solo se ci uniremo ai molti che battono le mani al cantante, ma se ameremo la canzone e la ricanteremo con le nostre parole e attività in mezzo al popolo e ai poveri.

Il Papa non è attaccato per il suo ruolo di Papa, come nel Piemonte “gallicano” e nell’Italia di Don Orione. Oggi, il primato del Papa non è contestato ma ridotto a simbolo sociale, per cui gli si dà palco volentieri anche a motivo dei buoni risultati mediatici ed economici.

Poi però i Papa, e i Vescovi con lui, sono ignorati o attaccati sul terreno dei valori e dei costumi, socialmente indotti e nettamente contrapposti: valori sociali, familiari, della sessualità, dell’economia, delle relazioni politiche interne ed internazionali.

Salvo qualche velleità, non si attacca direttamente la persona del Papa e la presenza della Chiesa. Sarebbe “impopolare”. No, semplicemente si mostra il mondo ecclesiale come estraneo alla modernità, con una fede e dei riti folcloristici, desueti, mentre la vita della gente va da un’altra parte, ad un “abisso” di distanza.

Un piccolo particolare. Sappiamo la formidabile rilevanza mediatica che ha avuto la Giornata Mondiale della Gioventù, a Madrid. Ore di trasmissione in diretta in tutto il mondo, pagine e pagine di giornali. Poi però, un grande giornale italiano, descrivendo il kit dei giovani della GMG terminava l’elenco dicendo con “e naturalmente una confezione di preservativi”. Come dire: il Papa fa grandi discorsi, lo applaudono, però poi la morale e la vita vanno per conto loro, distanti “un abisso”.

Questi accenni di lettura del contesto entro cui essere papalini oggi sono solamente un esempio.Non per alimentare una psicologia persecutoria o di polemica, ma per interrogarci con quali forme e su quali campi, o abissi, deve essere espresso il nostro impegno per “togliere l'abisso che si va facendo tra il popolo e Dio, tra il popolo e la Chiesa”.

Anche la nostra papalinità va inculturata, attualizzata.

La Cattedra di Pietro

È la più alta e insigne cattedra di questo mondo. Fondata da Gesù Cristo, che le promise l’assistenza continua dello Spirito Santo e l’assicurò contro le forze dell’inferno, rappresenta l’istituzione che, sovra tutte, ha resistito al tempo.

Sono sparite cattedre di filosofi, sono crollati troni potenti, robuste dinastie si sono spezzate, ma la cattedra di Pietro rimane salda e sicura tra le rovine accumulate dal tempo in 19 secoli.

Persecuzioni, sopraffazioni, crisi, scismi, derisioni, indifferenza, corruzione tentarono, a volta a volta, di scuoterla, ma invano!

Perché la Cattedra del Vicario di Cristo é superiore ad ogni potenza terrena.

Il Papa non ha regalità sui corpi, ma sulle anime; attende non agli interessi del tempo, ma a quelli dell’eternità; é depositario non di ricchezze terrene, ma di ricchezze spirituali.

Egli ha l’obbedienza libera e volontaria di milioni di uomini e non s’impone con la forza, ma con la sola efficacia della parola, cui però il Signore ha aggiunto il prestigio della infallibilità in ciò che riguarda la fede e la morale, quando parla da Papa, ex Cattedra.  (Don Orione, Scritti 89, 150)

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