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Messaggi don Orione
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Nella foto: La statua della Madre della Divina Provvidenza nella cappella del

L'antica statua della Madre della Divina Provvidenza porta su di sé i segni di una lunga storia in relazione a Don Orione e alla Congregazione. Da essa partono alcune indicazioni di vita.

NOTE DI VITA SPIRITUALE

DALLA STATUA DELLA MADRE DELLA DIVINA PROVVIDENZA

 

Don Flavio Peloso, 20 novembre 2017.

 

1. DON ORIONE RICEVE LA STATUA COM’È.

« Quando si aperse quella prima Casa ‑ raccontava Don Orione ‑, desideravamo avere una statua. Un sacerdote  parlò del nostro desi­derio ad un vecchio signore di Novi Ligure, l'avvocato Serra la cui fa­miglia è ancor oggi una delle più nobili di quella cittadina. L'avvocato gli disse: Ho una vecchia statua tutta tarlata, sul solaio...  II sa­cerdote la volle vedere e se la portò via.

È una dolce Madonna di legno, molto antica, tanto che qua e là è bucherellata. A Novi era stata, in passato, venerata e invocata Madre dei dolori; ma poi era stata messa in una soffitta.[1]

Quando abbiamo saputo che era arrivata da Novi, siamo partiti da San Bernardino e siamo venuti qui in città a vederla: era arrivata proprio qui, allora Casa degli Oblati del Vescovo e solo più tardi passata a noi, dieci anni dopo. Da qui fu accompagnata a San Bernardino: la presero sulle braccia alcuni di quei primi allievi, e La portarono pro­cessionalmente al nuovo collegetto, nella piccola cappella, che era al pri­mo piano.[2]

Sin da quel primo giorno, si elevò un canto in onore di Lei, la lode di Sant'Alfonso, che voi cantate spesso: Solchiamo un mare infido. Questa lode fatta e musicata dal Santo, venne cantata dai primi Figli della Divina Provvidenza, nel primo giorno che segnò la nascita della nostra Congregazione; il pri­mo nucleo di giovinetti, raccolti sotto gli auspici della Divina Provvi­denza, furono in modo particolare offerti, sin dal primo giorno, a Ma­ria Santissima».[3]

«Questa vecchia statua è la prima Madre della Divina Provvidenza. È rimasta sempre così. Tutto cambia, in questa Casa, tutto passa: una sola cosa non muta qui dentro e non muterà: l'immagine della nostra cara Madonna della Divina Provvidenza”.[4]

  • Accettare la vita come arriva… è dono di Dio.
  • Accettare le persone come sono… sono dono di Dio.
  • Accettare noi stessi come siamo… siamo dono di Dio.
  • È l’amore che abbellisce la vita, sempre fragile e con miserie… che rende creativi e intraprendenti per abbellire la vita.
  • È la vita di Dio e la sua Provvidenza, dentro e oltre ad ogni realtà, che dà dignità, rispettabilità e anche fascino ad ogni cosa e ad ogni persona.

 

2. DA ADDOLORATA A MADRE DELLA DIVINA PROVVIDENZA.

L'Addolorata viene co­munemente raffigurata vestita di rosso, perché il rosso simboleggia il dolore e l'amore, con le mani giunte, lo sguardo rivolto al cielo e la spada che le trafigge il cuore.[5]

Questa statua incrocia le sue braccia sul petto e alza gli occhi al cielo: così, press'a poco, doveva essere Maria ai piedi della Croce, quando Gesù agonizzava, in quel momento, sacro e solenne, in cui Gesù ci diede il diritto di chia­mare Mamma Maria, la Madre di Dio.[6]

In seguito, durante una processione di quello stesso primo anno, quei ragazzi rifletterono che la Madonna aveva una spada. Se si guarda ancora adesso, si vede la fessura dove era confitta la spada, perché, come sapete, le immagini dell'Addolorata hanno quasi sempre una spada nel cuore, anzi qualche volta hanno sette spade.
Quando i ragazzi videro e rifletterono che la Madonna aveva una spada piantata nel cuore, si volsero a me di­cendo: “Come mai dobbiamo avere una statua della Madonna con una spada piantata nel cuore? No, noi non vogliamo che abbia una spada in petto!”.
Faceva loro male vedere la Vergine, la nostra buona Madre, trafitta; e soggiunsero: “Non sia mai che la Madonna sia tra noi piena di dolore, addolorata!”. Così le spezzarono la spada, e anzi, fattisi portare dei fiammiferi, la brucia­rono là, in mezzo al giardino, e dissero: “Così siano bruciati i nostri peccati...”. 
“Non basta che bruciate la spada – dissi loro -; non dovete più peccare: mai dire una bugia volendo mentire, mai fare un'azione indegna, mai offendere un compagno intenzionalmente”.  Infatti poi, quei giovani si depor­tarono tutti molto bene... E al posto della spada le misero un cuore d'argento”.[7]

“La Ma­donna Addolorata divenne la Ma­donna della Divina Provvidenza, la Madonna dell'Opera. Quei primi giovinetti rappresentavano tutti quelli che sarebbero venuti dopo, quanti sarebbero entrati a far par­te del novello Istituto”.[8]

Nel 1907, Don Orione annuncia che, al posto della spada, appeso al collo della statua, “sul cuore della Madonna della Divina Provvidenza, ai primi vespri del 25 marzo [1907] verrà posto un prezioso cuore d’argento, ultimato in questi giorni a Genova, e dono di illustre Signora. Entro saranno riposti tutti i nomi delle Dame della Divina Provvidenza… i nomi dei nostri Benefattori e Benefattrici”.[9]

  • Quel cambio da Addolorata a Madre della Divina Provvidenza esprime la volontà di conversione, di redenzione…
  • Quel cambio è nato dalla compassione (dei ragazzi, di Gesù, di Maria…) e si realizza come coscienza del male, offerta di sé, tensione al bene: “Noi vogliamo dare consolazioni alla Madonna”.
  • Quel cambio esprime la volontà di “entrare nel cuore” di Maria e di Gesù.

 

3. GLI ORECCHINI DELLA MAMMA ALLE ORECCHIE DELLA MADONNA.

La statua della Madonna della Divina Provvidenza era considerata con confidenza, come una di casa, una presenza viva, la Mamma. Nei primi difficili inizi della Congregazione, Don Orione era sempre in grande ristrettezza di denaro.

 «Un anno, prima del 1900, ci siamo trovati a dover pagare alla Banca Popolare oltre 25 mila lire per i debiti che avevamo, specialmente col panettiere. L’Avvocato mi mandò a dire che mi voleva tanto bene, ma che non poteva lasciare la cambiale in sofferenza. Dovevo pagare le 25 mila lire e qualche cosa di più, al sabato, ma il protesto non va in vigore che al lunedì... Ebbi una buona ispirazione. Salii sull’altare e, non ridete, bucai le orecchie alla Madonna… Mia madre mi aveva donato due orecchini d’oro: bucai le orecchie della Madonna e dissi: “Vediamo, se almeno ora sentirà”. Erano due orecchini lunghi, come sogliono portare le donne paesane. Pregavo e facevo pregare e, guardando gli orecchini, mi sembrava che la Madonna non potesse fare la sorda.

Si venne dunque al lunedì ed io pregavo, pregavo… Entrai in cappella e mi raccomandai al Signore, alla Madonna… Dopo vado in camera. Sono appena giunto che batte alla porta Zanocchi e mi dice: C’è una certa Signora, che domanda di essere ricevuta e vuol venire su ad ogni costo ed è già per le scale… Io la conoscevo già quella signora, certa Maurina Valsena: ci aveva fatto qualche offerta, ma non grande… Mi disse subito: “Don Orione, non ha una stanza da darmi?”. Risposi : Una stanza da darle? Insistette : “Si, una stanza da darmi, perché ho qui dentro alle calzette 25.000 lire, e mi devo levare le calze per tirarle fuori. Mi ero messa in treno per Torino… Quando a Tortona il treno si è fermato in stazione mi sembrò che una mano mi obbligasse a discendere… Basta, andò in una stanza, si cavò le calze e poi dopo venne e mi contò uno sull’altro 25 biglietti da mille. Quando vidi quella grazia di Dio, mi prese un nodo alla gola e mi misi a singhiozzare per la commozione».[10]

  •    Quegli orecchini esprimono
    • la fiducia in Maria e nella Divina Provvidenza…
    • la gratitudine per ciò che ci dà…
    • pazienza per ciò che ci manca…
    • preghiera nel chiedere…
  • Quegli orecchini sono l’ «offerta di qualcosa di sé», di caro…
  • Quegli orecchini manifestano una relazione di figli… da figli.

 

4. «LA MADONNA DELLA DIVINA PROVVIDENZA E’ LA MATER DEI »

In Congregazione era costume invocare Maria con il titolo di “Madre della Divina Provvidenza”. Eppure, quando il 24 luglio 1924, Don Orione con un discorso memorabile, scelse ed illustrò il titolo sotto il quale si sarebbe onorata la Madonna dai Figli della Divina Provvidenza, disse: “Dopo tanti anni che ho pregato a questo fine sono venuto alla conclusione di mettere in venerazione nelle nostre case la Madonna sotto il titolo di Mater Dei. Nella devozione alla Madonna Mater Dei, facciamo la professione di fede nella divinità di Cristo... Come gli Agostiniani hanno la Madonna del Buon Consiglio… I Francescani, che furono i difensori della Immacolata, hanno l’Immacolata… la Madonna nostra della Divina Provvidenza, è la Mater Dei, la onnipotente per grazia”.

E spiegò che la pur cara e già molto diffusa immagine della “Madre della Divina Provvidenza” della Casa Madre di Tortona “non può essere proposta come Madonna della Congregazione, perché non ha in braccio Gesù, e noi dobbiamo abituarci a vedere, in seno a Maria, Gesù”. [11]

Scelse, invece, l’immagine di un quadro, copia di un dipinto di stile bizantino di antica fattura, conservato a Venezia nell’Istituto Manin.[12]

Don Orione, scrivendo a riguardo di tale immagine a Don Sterpi, dice: “Voglio che sia venerata dai Figli della Divina Provvidenza e sia esposta in tutte le loro Chiese e case ed abbia culto la Madonna come Madre di Dio. La chiamino e la presentino popolarmente anche come Madre della Divina Provvidenza, ma soprattutto la facciano conoscere, amare e venerare come “Deìpara – Theotòkos, siccome fu proclamata dal Concilio Ecumenico di Efeso, nel 431. Noi dobbiamo, anche nella devozione alla Madonna, piantare e seminare nei cuori la fede cattolica”.

Diffuse il quadro e le immaginette della Mater Dei: “Sotto le Immagini che si tireranno si metta questa dicitura: “Theotokos”,[13] Mater Dei, la Madre di Dio, in tre lingue, o anche in quattro, la quarta sia spagnolo, o, portoghese, o francese, o tedesco, o polacco. Venerata dal popolo col dolce nome di «Madonna della Divina Provvidenza”.[14]

  • Ad Iesum per Mariam
  • Cristocentrici come lo è stata Maria in quanto Madre di Dio, nella sua donazione interiore e nella sua collaborazione alla missione redentrice di Gesù.
  • “Non si può essere cristiani senza essere mariani”.

Per evitare una riduzione ideologica del cristianesimo. Una ideologia non ha bisogno di una Madre. Il cristianesimo è filialità, è fraternità, è famiglia… e Maria dona calore e spirito di famiglia alla nostro credere e operare cristiano.

  • “Non si può essere orionini senza essere mariani”.

Per evitare una riduzione delle nostre comunità a caserme (con gradi, ruoli, compiti, doveri) e delle nostre opere a imprese (organigrammi, standard di qualità dei servizi, ottimizzazione di investimento e ricavo…) con povertà di relazioni e di calore umano.

 

5. AD IESUM CUM MARIA.

 Don Orione fu devoto entusiasta della Madonna e ciò lo ha portato a integrare nella sua personalità sentimenti e atteggiamenti mariani.

 «Già altre volte vi ho detto che per amare veramente il Signore, la Madonna, le cose sante, la Chiesa, bisogna farsene quasi una fissazione… Sapete che cosa significa essere fissati un una cosa? Vuol dire non veder altro che quella cosa. Gli avari pensano e vivono solo per i denari; i superbi pensano soltanto alla gloria, al loro onore; l’artista, il poeta pensano soltanto alle loro opere e ai loro versi… Noi dobbiamo essere fissati unicamente in quello che riguarda l’amore e la gloria di Dio e della vergine Santissima e la salvezza delle anime… Qual era lo stato d’animo della Madonna verso Gesù? Voi lo sapete: non viveva  altro che per Lui! Non parlava che di Lui e per Lui, soffriva e pregava volentieri per Lui; direi, pensava solo quello che pensava Gesù – se le fosse stato possibile - , tanto il suo cuore desiderava essere vicino, in sentimenti, pensieri ed affetti, a quello di Gesù… Questo è quello che hanno fatto anche i Santi in terra: hanno cercato di vivere all’unisono, in tutto, con Gesù e con la Santa Madonna… Ricordate queste parole: fissiamoci bene, con costanza, soprattutto con amore, nel fare tutto con la Madonna per fare tutto con Gesù. Vivendo come figli in tutto con Maria e per Maria, vivremo con pienezza anche con Gesù…» (DOLM, p. 775).

  • Maria ci coinvolge nel CON-CENTRARCI SU GESÙ.
  • Maria ci porta a RELATIVIZZARCI su Dio e sulle Anime.
  • Maria, Madre della Divina Provvidenza, ci educa a stare al passo di Dio e a smetterla con l’individualismo goffo e rigido.
  • Sto a vedere che carta mi gioca il Signore”,[15] con la convinzione che a condurre il gioco è Dio, mediante il discernimento di chi, amato, ama e si lascia condurre. Come ha fatto Maria.

 


[1] Parola 11.4.1930.

[2] Parola 11.4.1930. Racconta il primo allievo Antonio Rota: «Una domenica dell'ottobre 1893, forse l'ultima, verso le due pomeridiane, il Direttore ci mette in fila per due e ci conduce a San Michele, perché ‑ diceva ‑ si va a prendere la Madonna. Uscimmo nel cortile e, da via Mirabello, fiancheggiando l’ospedale, siamo giunti al Groppo e poi a San Bernardino. Il Direttore aveva voluto che la cosa fosse fatta con una certa solennità… cantammo per via. Effetto di tutto questo fu il vedere uscire le persone sulla porta di casa, e sui portoni, e ciò specialmente da parte delle donne, coi bambini in braccio, e le ragazze. Alcune si segnavano, altre con aria strana guardavano il passaggio di questa strana processione, in cui non vi era né croce, né sacerdote. La gioia del Direttore fu veramente grande, come poi ci disse, perché pensava: “Ho già la Madonna, ai piedi della quale posso far pregare questi cari ragazzi!» (Miscellanea B8,5 e B10, 2).

[3] Parola 15.10.1939.  Cfr Memoriale Rota, B10, 4; Parola 29.8.1931.

[4] Parola del 13.5.1929. In altra occasione riferì: “Da allora in poi non ho consentito che si portasse alcune modifica in essa. Una volta, vedete, un sacerdote si offerse di farla dorare: voleva rin­graziare la Madonna della Divina Provvidenza di una grazia. E poiché era anche ricco, quel sacerdote, mi disse: “Farò venire da Milano un indora­tore apposta o porteremo la statua a Milano e la faremo indorare: la farò ricoprire tutta di fogli di puro oro”. Io ho avuto piacere di questo, ma non glielo ho permesso. Egli, allora, comprò poi una serie di cande­lieri”; Parola del 15.9.1926, III, 103.

[5] Parola 15.9.1930.

[6] Parola 15.9.1939.

[7] Parola 13.5.1929; 11.4.1930; 15.9.1930.

[8] Parola 14.10.1933.

[9] L’Opera della Divina Provvidenza, anno V, n. 6, 15 marzo 1907; Scritti 71, 157. Anche in Parola 1.6.1907.

[10] Parola  25.8.1938; IX, 353-355; e 15.11.1939. Altrove dice che “mia madre mi lasciò i suoi orecchini da sposa”.

[11] Discorso a Villa Soranzo, di Campocroce (VE); Riunioni, p.60-68.

[12] In questo dipinto la Madonna tiene in braccio il Bambino; sullo sfondo, in monogrammi, stanno scritte le parole greche “Mèter Theoù” (Madre di Dio). Don Orione fece riprodurre almeno una ventina di copie di quell'immagine da un pittore amico  e la diffuse nelle principali case in Italia e in altre nazioni.

[13] Nell’originale, Don Orione scrisse la parola Theotokos con caratteri grechi.

[14] Lettera a Don Sterpi del 28 settembre 1924; Scritti 15, 109.

[15] Nella lettera per la questua delle vocazioni, presenta la Congregazione e dice: “La Divina Provvidenza gioca. Da qualche anno Essa mi venne sviluppando tra mani una nuova Congregazione di Suore, dette le Missionarie della Carità…  Ho poi anche le cieche Suore, sono Sacramentine.               E poi ... e poi se la Divina Provvidenza continuerà a giocare, vedrete, tra pochi anni, cosa andrà a saltar fuori dalle mani del Signore» ; Scritti 62, 31-32.

 

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