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SAN FLAVIO

Come si scrive in altre lingue

Bulgaro: Флавий (Flavij)

Catalano: Flavi

Croato: Flavije

Greco moderno: Φλάβιος (Flavios)

Latino: Flavius

Lettone: Flāvijs

Lituano: Flavijus

Olandese: Flavius

Polacco: Flawiusz

Portoghese: Flávio

Rumeno: Flaviu

Russo: Флавий (Flavij)

Serbo: Флавије (Flavije)

Sloveno: Flavij

Spagnolo: Flavio

Ucraino: Фла́вій (Flavij)

Ungherese: Fláviusz

 

Origine e diffusione del nome Flavio

In origine era il cognomen romano Flavius, tipico della gens Flavia, cui appartenevano gli imperatori, Vespasiano, Tito, Domiziano. Poi fu ripreso e diffuso come praenomen da altri imperatori, come Costantino e Giuliano l'Apostata.

Etimologicamente parlando, deriva dal termine latino flavus, "dorato", "biondo”, “con i capelli biondi”. Qualcuno fa derivare questo nome anche da flumen, "fiume", quindi "fluviale".

Il nome Flaviano è un patronimico che deriva da Flavio.

 

Quando si celebra San Flavio

L'onomastico si può festeggiare in una delle date seguenti ricordando:

24 marzo, san Flavio, vescovo di Brescia;

7 maggio, san Flavio, martire a Nicomedia con altri compagni;

22 giugno, san Flavio Clemente, console, zio di santa Flavia Domitilla, martire a Roma sotto Domiziano;

12 agosto, beato Flavio Argüeso Gonzalez, un religioso dei Fatebenefratelli, martire a Valmoràn;

23 agosto, San Flavio (o Flaviano), vescovo di Autun, in Francia.

 

Flavio di Nicomedia

È stato un martire cristiano, citato tra i numerosi martiri che caddero a Nicomedia, la capitale dell'allora provincia romana della Bitinia e Ponto, una regione nell'attuale Turchia, nel IV secolo d.C., durante le cruente persecuzioni dei primi cristiani nell'Impero romano d'Oriente.

Il Martirologio Romano lo colloca al 7 maggio, nonostante il martirio di Nicomedia venga generalmente ricordato il giorno 23 giugno. Il nome di questo Flavio compare sicuramente in più documenti, risalenti al martirologio dello storico Floro, ma anche al Martyrologium Hieronymianum, insieme ad altri fratelli martiri, i cui nomi, meno sicuri, sarebbero Augusto e Agostino.

 

Flavio Clemente, martire

Fu console, santo, martire, nel 1725 furono ritrovate, nella chiesa di S. Clemente Papa al Laterano, alcune sue presunte reliquie. Flavio Clemente era nipote dell’imperatore Vespasiano e marito di Flavia Domitilla (omonima della santa citata nel Martirologio Romano alla data 22 giugno).

Il Martirologio Romano dice: 22 giugno. A Roma la Traslazione di san Flavio Clemente, uomo Consolare e Martire, fratello di santa Plautilla e zio della beata Vergine e Martire Flavia Domitilla. Dall'Imperatore Domiziano, col quale aveva retto il Consolato, fu ucciso per la fede di Cristo. Il suo corpo, ritrovato nella Basilica di san Clemente, fu ivi riposto con solenne pompa.

Clemente discendeva da Tito Flavio Sabino (console nel 47), fratello maggiore dell'imperatore Vespasiano; era figlio di Tito Flavio Sabino (console 69). Sposò Flavia Domitilla, figlia di Flavia Domitilla minore e cugina dell'augusta Giulia, figlia di Tito; da lei ebbe sette figli, affidati alla cura di Quintiliano. Domiziano ebbe in grande considerazione Clemente e sua moglie Domitilla. Clemente fu nominato console per l'anno 95, con l'onore di avere per collega l'imperatore stesso; i figli di Clemente e Domitilla, ancora giovani, furono designati eredi dall'imperatore, che non aveva figli, che cambiò loro nome in Vespasiano e Domiziano.

Anche Flavio Clemente venne coinvolto nella persecuzione di Domiziano. Molti storici ritengono che egli sia stato condannato a morte perché aveva fatto professione di Cristianesimo. Gli storici romani Svetonio e Dione Cassio parlano di una condanna, ma usano, per i motivi della stessa, espressioni molto generiche. Secondo quanto racconta Svetonio, Domiziano mise a morte Clemente poco prima della fine del suo consolato, sulla base di un leggero sospetto. Cassio Dione concorda, raccontando che l'accusa contro Clemente era di ateismo (αθεοτση); Dione prosegue raccontando che gli accusati di ateismo erano talvolta messi a morte e talvolta privati dei propri beni ed esiliati, e che a Domitilla accadde proprio questo, essendo esiliata a Pandateria (Ventotene). In seguito Domiziano fu assassinato da un collaboratore di Domitilla.

Non vi sono espliciti accenni al Cristianesimo; anche se molti cristiani furono condannati per ateismo, come attestano gli apologisti cristiani. Flavio Clemente morì con la moglie nella persecuzione di Domiziano nel 95.

Non ci sono notizie di un suo culto nell'antichità. Nel 1725 furono scoperte nella basilica di San Clemente al Celio delle reliquie ritenute quelle di Flavio Clemente. Il Martirologio Romano ne ricorda la traslazione il 22 giugno.

 

Flavio, vescovo di Brescia

San Flavio Latino nacque in Brescia probabilmente verso la metà del terzo secolo, da una illustre famiglia originaria del Lazio, come il nome Flavio e il cognome Latino ne danno a conoscere. Ricevette egli il battesimo e crebbe con gli anni nella scienza e nella virtù, sino a che si unì in matrimonio d’onde ebbe una figlia detta Latinilla. Mancata poi la moglie, fu per le luminose sue virtù e per la scienza delle divine dottrine, e giusta la testimonianza e i voti dei fedeli di Brescia, onorato degli ordini sacri e ordinato sacerdote facilmente da San Viatore. Mostrossi per quindici anni lucerna ardente sul candelliere della Chiesa e sale del popolo a condimento di ogni celestiale virtù. Essendo poscia tramutato a miglior vita il vescovo San Viatore, San Flavio Latino, giusta l’attestazione e la brama degli altri sacerdoti del popolo, fu chiamato a succedergli nel ministero.  In tale stato egli perfezionò vieppiù la sua vita e giunse all’apice della santità; e dopo il brevissimo corso di tre soli anni e sette mesi, in cui resse in qualità di vescovo la Chiesa di Brescia, fu chiamato all’eterno riposo. Egli fu onoratamente sepolto presso del luogo, ove furono coronati i santi martiri Faustino e Giovita, detto perciò S. Faustini ad sanguinem o ad carceres, ora S. Afra.

Tratto da "Leggendario o Vite di Santi bresciani. Con note critiche del sacerdote Giuseppe Brunati", Brescia 1834, Presso Lorenzo Gilberti Editore.

 

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