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Messaggi don Orione
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Un'attitudine di Don Orione da conoscere e imitare.

DON ORIONE TALENT SCOUT: NÉ SOGNATORE NÉ PRAGMATICO.

 

Flavio Peloso

Questa parola inglese, talent scout, è diventata popolare in Italia soprattutto per definire chi, in una società sportiva, in una impresa o nel mondo dello spettacolo, ha il compito e l’arte di trovare persone di talento da promuovere.  Per fare questo ci vuole istinto, competenza, passione.

Ogni genitore, ogni educatore e chiunque ha a che fare con i giovani dovrebbe essere un talent scout, per sapere individuare i talenti di un ragazzo o di un giovane, per farglieli conoscere ed aiutare a svilupparli.

Don Orione fu un eccellente talent scout per capacità innata, per amore del bene, per l’interesse del futuro dei giovani.

Ignazio Silone (1900-1978), un adolescente tratto dalle macerie del terremoto della Marsica del 1915, fu da lui accolto e avviato agli studi superiori. Disse di Don Orione che “aveva una chiaroveggenza che rendeva facile la conversazione, eliminava gli equivoci, le timidità, le finzioni” per cui riusciva a tirar fuori il meglio oltre la superficie dei comportamenti. “Ero un ragazzo del ginnasio…  Accanto a molte debolezze, paure, viltà, che erano e sono la materia grezza dei miei rimorsi, portavo in me una dimensione, scavata nel più profondo di me stesso, scavata quasi a mia insaputa, nei primi anni di vita, in cui ogni parola del genere di quelle che don Orione diceva, aveva una risonanza vivissima”.

Quando vedeva buoni talenti di studio o di arte nei giovani, Don Orione li incoraggiava e li sosteneva nello studio sino a livelli di perfezionamento. Fu così con Ezio Carabella (1891-1964), rinomato compositore di musica, che Don Orione ospitò adolescente nella parrocchia di Ognissanti e fece studiare al Conservatorio Verdi di Milano. “Senti, Ezio, tu devi essere il grande cantore di Maria Santissima. Io ti offro alla Madonna per questa glorificazione di Lei attraverso la musica. Tu sarai, ai piedi di Maria, il Beato Angelico della Musica”.

Pur nelle ristrettezze economiche in cui versava la Congregazione, Don Orione avviò agli studi superiori numerosi suoi chiericidi buona mente e di buono spirito” nelle Università romane, e alla Gregoriana in particolare. Sapeva lodarli, correggerli e indirizzarli. A Gaspare Goggi disse chiaramente: “Prima professore e poi sacerdote”. Al giovane Don Luigi Orlandi: “Mi fa piacere che lavori intorno al Primato pontifico e prego Dio che ti assista: sia un vero lavoro storico-critico, non apologetico per fare dell’apologia, la apologia verrà da sé e forte, se il lavoro sarà solido e inconfutabile, anche ti costasse alcuni anni”. 

Come non ricordare quel gruppetto di giovani talenti universitari di Genova coltivati da Don Orione con un rapporto personale tutto speciale. Nel 1938-1939, li radunò per dei “ritiri minimi” a Villa Solari di Figino, formandoli non solo con preghiere e meditazioni, ma anche con conversazioni culturali e visite alla Città. Gran parte di quella dozzina di giovani si affermarono nei diversi campi della vita civile e religiosa: Ettore Giulietti, protestante, il marchese Giovanni Volpe-Landi, il dottor Carlo Castello, Riccardo Sacco, Antonio Chiurazzi, Angelo Di Sante, Edmondo Guarducerri; Achille Malcovati si distinse nel campo militare e nell’impresa; Francesco Correvon Jolus era un giovane protestante svizzero da poco convertito; l’ingegnere Filiberto Guala fu imprenditore e primo direttore della RAI e infine monaco trappista; Enrico di Rovasenda entrò tra i domenicani e fu un luminare di scienza, filosofia e teologia; Giuseppe Zambarbieri e Ignazio Terzi, infine, seguirono Don Orione in Congregazione della quale divennero poi superiori generali.

Anche durante la permanenza in Argentina, negli anni 1934-1937, Don Orione si interessò dei giovani intellettuali, letterati e professionisti che facevano riferimento ai “Corsi di Cultura Cattolica” di Buenos Aires capeggiati dal dottor Tomás Casares. Questi ricordò come Don Orione conquistò quell’ambiente cui offrì non solo consiglio, predicazione ma “sia detto a stupore di tutti e a speciale riflessione di alcuni, in forma di elemosina fatta per le nostre necessità a spese della sua povertà assoluta”.[1] Simile attenzione ebbe con i giovani intraprendenti del “Patronato de Obreros” di Montevideo, in Uruguay.

La sua arte di talent scout ebbe un successo del tutto eccezionale con quel giovane di 18 anni, Cesare Pisano, ridotto al fantasma di sé stesso dopo essere divenuto cieco per un tragico sparo in faccia a 12 anni. «Allora io ero disperato, non avevo fede... Don Orione, con grande paterno amore, mi dette dello stordito. Oh, stordito, mi disse, tu desideri i beni che poi dovresti abbandonare…  Tu devi vedere la luce, per non correre il pericolo di andarti a fracassare; tu devi avere la sapienza dell'uomo giusto, e sta certo che non ti annoierai”. Cesare Pisano si riprese e seguì Don Orione per farsi santo. Ricordò poi che, al “Paterno” di Tortona, la presenza di Don Orione “agiva sovra il mio spirito come un potente fuoco di carboni su un pezzetto di legno verde, che in esso è gettato, che al principio suda, fa fumo, ma alla fine si converte anch’esso in fiamma”. Oggi è ben conosciuto come il venerabile Frate Ave Maria.


Chi sa vedere e sa far vedere il futuro ai giovani: questi è un educatore talent scout. Don Orione aveva chiaroveggenza e fiducia nella Divina Provvidenza. Sapeva tradurre gli ideali in realtà e sapeva elevare la realtà agli ideali. Un buon educatore deve avere la concretezza dell’uomo pratico e la consuetudine nel discernere le ispirazioni dello Spirito per mettersi al riparo sia dai rischi del sognatore e sia dalla miopia del pragmatico.

 


[1] Don Orione, Jacques Maritain y la Iglesia Argentina en los años treinta, “Criterio”, n. 2256, Noviembre 2000, p.628-632; Don Orione, Jacques Maritain e la Chiesa argentina negli anni ’30, Messaggi di Don Orione 32(2000)  n.101, pp. 31-40

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