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Messaggi don Orione
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Nella foto: 15 maggio 2004: il card. Giovanni Canestri con don Flavio Peloso, in occasione della canonizzazione di San Luigi Orione.

Il percorso della sua vita è stato segnato dalla presenza di Don Orione (all'inizio) e della sua Congregazione.

CENNI BIOGRAFICI DI RICONOSCENZA

Don Flavio Peloso

 

Del card. Giovanni Canestri condivido alcuni ricordi personali e ciò mi dà occasione di esprimere la riconoscenza della Congregazione di San Luigi Orione, con la quale egli ha avuto una relazione speciale e benevolente durante tutto il percorso della sua vita.

Giovanni Canestri è di origine alessandrina, nato a Castelspina, ed ha avuto l’avventura di conoscere personalmente il conterraneo Don Orione e di incontrare la sua Piccola Opera della Divina Provvidenza nei luoghi delle varie tappe del suo ministero: nel quartiere Appio, a Roma, durante il primo apostolato di giovane sacerdote, e poi da vescovo a Tortona, a Cagliari, a Roma, a Genova.

Ebbe modo di “vedere” Don Orione in seminario, ad Alessandria, e poi a Roma. Quanto bastò per fissare alcune immagini indelebili. Ne ricordò una. Durante la celebrazione del funerale del Papa Pio XI in S. Pietro. Ero in seconda fila come alunno del Seminario Maggiore di Roma e proprio davanti a me era presente Don Orione che indossava una cotta candidissima sulla talare. Ricordo bene. Mentre la pesante bara di piombo veniva fatta scendere lentamente nella Confessione per essere collocata nelle Grotte Vaticane, le carrucole, nel silenzio della basilica, carico di suggestione e di storia, cigolavano, spietatamente cigolavano sotto lo sguardo allibito e sdegnato del Maestro delle Cerimonie Mons. Respighi. Don Orione, invece, compreso e commosso, ad ogni cigolio scuoteva cotta e testa candida come per assentire ad alti pensieri di meditazione e di preghiera”.

Il ministero sacerdotale di don Giovanni Canestri ebbe inizio nelle borgate romane. Per nove anni è stato vice parroco nella Parrocchia di San Giovanni Battista De Rossi, confinante con la Parrocchia orionina di Ognissanti nel quartiere romano Appio-Latino, ma fu anche alla borgata Ottavia e a Casal Bertone. Trascorse “ben nove anni a contatto immediato e costante con l'opera più significativa di Don Orione a Roma: la chiesa parrocchiale di Ognissanti con annessa la grande, bella, efficientissima scuola, costruita per i figli del popolo, da lui intitolata a S. Filippo Neri. Mi sembra necessario precisare che fui per nove anni vice-parroco a San Giovanni Battista De Rossi, una parrocchia nuova smembrata da Ognissanti. Innegabilmente si respirava aria orionina! Ognissanti rimase la Parrocchia "dei primi tempi", dei "bei tempi", la "nostra Parrocchia".

L'8 luglio 1961, Giovanni XXIII lo nominò Vescovo ausiliare di Roma. Quando Paolo VI venne nella Parrocchia di Ognissanti per celebrarvi la prima Messa in italiano, il 7 marzo 1965, dopo l’avvio della riforma liturgica, mons. Canestri era là, al suo fianco e collaborò per la buona riuscita dell’evento. Spesso tornava in quella Parrocchia a lui cara.

Il 7 gennaio 1971, fu trasferito alla sede episcopale di Tortona, la diocesi ove nacque Don Orione e dove si sviluppò la sua epopea di fondatore. Per quattro anni dal 1971, per volontà del Santo Padre Paolo VI, sono stato Vescovo di Tortona. Quale grazia! Quanti ricordi! Vinco la tentazione di tornare indietro con richiami sempre vivi nel mio cuore. E anche tanti ricordi di Don Orione italiano, piemontese, alessandrino, tortonese e santo”. In occasione di varie celebrazioni ed eventi, ricordo la sua contentezza mista a un po’ di confusione, nel sentirsi definire da Don Giuseppe Zambarbieri “il nostro Vescovo”, “il Vescovo di Don Orione”.

Nel 1975, fu richiamato di nuovo nella “sua” Roma, sua patria sacerdotale, come Vicegerente, per 10 anni. Ebbe a dire: “Chi è nato a Roma la ama, ma chi non ci è nato e l’ha incontrata, a volte, come nel mio caso, la ama ancor di più”.

In quell’epoca mi trovavo a Roma, e il Cardinale fu a ordinare diacono il nostro confratello Don Gianni Castignoli nella parrocchia della borgata Ottavia. Era nel 1976, negli “anni di piombo”. Ricordo benissimo l’esordio della sua omelia. “Giungendo in auto, ho visto una scritta sul muro: Cloro al clero”. E si soffermò a parlare dei tanti guai della società moderna e della scristianizzazione. “Eppure – rilanciò il discorso - con il Vangelo nel cuore, come don Orione, non ci si può rassegnare ad essere pessimisti”. E continuò con un invito all’ottimismo cristiano.

Giovanni Paolo II, nel 1984, lo nominò arcivescovo di Cagliari e anche in quella Diocesi continuò il contatto con gli Orionini.

L’ultima tappa del suo ministero episcopale fu a Genova, destinato a quella arcidiocesi nel 1987, divenne cardinale nel 1988. Genova è forse la città italiana che più ha amato Don Orione, ricambiata, molto segnata dalla presenza dei religiosi, delle suore orionine e delle molte istituzioni che insieme formano – come diceva il Cardinale - la “costellazione della carità”. Raccontò un episodio di cui era stato testimone il suo predecessore, card. Giuseppe Siri. "Una sera il prete di Tortona (Don Orione) aveva fatto tardi per ascoltare i suoi benefattori della Lanterna, consolando, confessando, ricevendo come faceva per due giorni la settimana e correva per arrivare in tempo a prendere il treno per Tortona. Una piccola folla lo inseguiva. Non credevo ai miei occhi, tutti avevano denari in mano da offrire a Don Orione per le sue opere di carità. Mi creda, concludeva il Principe Siri, queste cose non é facile vederle in altre città, ma proprio a Genova".

Il Cardinale era di casa al Piccolo Cottolengo Genovese e nelle altre case orionine. Partecipava agli eventi di famiglia con semplicità e paternità squisita.

Il 25 ottobre 1991, a Caracas, un tragico incidente tolse alla Congregazione orionina il superiore generale Don Giuseppe Masiero, e l’economo generale, Don Angelo Riva. Il Cardinale volle essere presente al solenne funerale celebrato a Tortona, al santuario della Madonna della Guardia. Lo ricordo, anch’egli commosso, durante l’omelia, innalzare la sua voce e il nostro animo, dicendo: “Sono morti per causa di servizio, il servizio della Verità e della Carità. Onore ai missionari, portatori del Vangelo, impegnati a promuovere l’uomo nel continente latino-americano”.

Il suo servizio a Genova terminò nell’aprile del 1995. Fece ritorno ancora una volta, definitivamente, a Roma, sempre attivo nel ministero e presente agli eventi ecclesiali.

Personalmente ricordo i contatti, nella sua abitazione presso la basilica di Santa Maria degli Angeli a Roma, per preparare l’intervento al Convegno “Don Orione e il Novecento”, tenuto l’1-3 marzo 2002 alla Pontificia Università Lateranense di Roma. Volle documentarsi e poi tenne una bella relazione su Don Orione incontra l'Italia” intessuta con molti suoi ricordi personali.

Gli fui vicino anche per provvedere alla sua partecipazione, con qualche sacrificio, alle celebrazioni della canonizzazione di Don Orione il 16 maggio 2004, a Roma, e poi anche a Tortona, il 23 maggio. Ne godette grandemente.

«Ricordatevi dei vostri capi, i quali vi hanno annunziata la parola di Dio; considerando attentamente l’esito del loro tenore di vita, imitatene la fede», leggiamo nella lettera agli Ebrei (13, 7). È bene, ci fa bene, ricordare il cardinale Giovanni Canestri. La Chiesa non può, non deve perdere la sua memoria, ma deve custodire i suoi “ricordi” perché sono luce e conforto nel cammino della fede.

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