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Messaggi don Orione
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Pubblicato in: Don Orione e Madre Teresa Grillo Michel, “Messaggi di Don Orione”, n. 148, anno 48, 2016, p.67-79.

Ricostruzione puntuale e documentata dell'amicizia tra i due santi alessandrini.

DON ORIONE E MADRE TERESA GRILLO MICHEL

Un’amicizia sorprendente e arricchente per entrambi,

nata dalla sintonia spirituale e dal riconoscimento dei diversi carismi.

Don Orione sostenne Madre Michel

nella fondazione delle Piccole Suore della Divina Provvidenza.

 

Don Flavio Peloso


È assai interessante la storia dell’amicizia di questi due santi alessandrini, uniti dal comune ideale della carità verso i più poveri e abbandonati, vissuta come manifestazione della Divina Provvidenza.

Tra il giovane Don Luigi Orione, nato a Pontecurone nel 1872, fondatore ancora chierico nel 1893, e la nobildonna Teresa Maddalena Grillo Michel, nata ad Alessandria nel 1855, vedova nel 1891 e fondatrice nel 1893, ci fu una immediata sintonia spirituale fin dal loro primo incontro, avvenuto nel 1896. Sembrò anche, per un certo tempo, che i rispettivi cortei dei discepoli e delle discepole dovessero unirsi per formare un’unica Famiglia religiosa. Invece no. Apparve chiaro ad entrambi i Fondatori che i carismi di cui erano latori erano distinti e che quindi anche il cammino doveva rimanere distinto. Il riconoscimento di un superiore disegno della Divina Provvidenza non solo non diminuì ma rinforzò la santa amicizia tra i Due durante tutta la loro vita con incantevoli espressioni di aiuto spirituale e di collaborazione pratica.

L’amicizia tra i due santi, avendo fatto parte della trama della storia, ha già attirato l’attenzione di biografi e studiosi. Vorrei qui aggiungere qualche spunto soprattutto sulla loro relazione in quanto fondatori.

            Qualche cenno sugli inizi

“Mi parve d’impazzire mi pareva impossibile sopravvivere a tanti dolori”, così ricordava Madre Teresa Grillo Michel il tempo seguito all’improvvisa morte del marito, Giovanni Michel, comandante colonnello del II reggimento Bersaglieri, avvenuta il 13 giugno1891.[1] Fu tale e tanta la pena che si ammalò quasi mortalmente. “Invece – ricordava ancora – la Madonna mi guarì e mi diede degli anni”.

La sua prima reazione al dolore fu la chiusura desolata e depressa. Poi, fu la carità a riaprirla alla vita, a Dio e al prossimo più bisognoso. Carità e vita personale furono un tutt’uno. La sua vita fu la carità.

Nel 1893, Teresa Grillo Michel lasciò i suoi beni e le frequentazioni della corte reale e si rifugiò in un vecchio edificio, in via Faà di Bruno, raccogliendovi persone bisognose e l’infanzia abbandonata. Nel dicembre 1894, divenne realtà il Piccolo Ricovero della Divina Provvidenza. Di fronte alle contrarietà e diffidenze verso di lei e verso quella sua iniziativa pensò di affidare il Ricovero alla Piccola Casa di Torino, fondata da San Giuseppe Benedetto Cottolengo. Ma sorsero difficoltà.

In questo contesto, in un giorno della tarda primavera del 1896, “Alle dieci del mattino – come ricorda Agnese Sfondrini, una compagna della prima ora -, venne a trovarci improvvisamente un sacerdote: egli offerse a Lei una casa in Tortona, nella quale avrebbero potuto trasportare i poveri, qualora avessero deliberato di farle chiudere la casa di Alessandria. Quel sacerdote era Don Orione. Come egli sia capitato là quel giorno, proprio in quella mattina e in quelle penose circostanze, la stessa Madre non sapeva spiegare, se non come intervento speciale della Divina Provvidenza, alla quale, sin dagli inizi, aveva voluto dedicare la sua Opera”. [2]

Don Orione era allora un giovane sacerdote di 24 anni; aveva avviato nel 1893, tre anni prima, ancora chierico, un collegio per ragazzi poveri di Tortona.

Una sintonia profonda

Iniziò così il rapporto tra i due santi della carità. Intuirono la santità l’uno dell’altra, si scambiarono i doni spirituali, si aiutarono con libertà e discrezione nel realizzare il disegno della Divina Provvidenza che li aveva fatti incontrare sulla via della carità.

Madre Michel scrive a Don Orione parlandogli della sua opera, nel marzo 1897: «Vorrei tanto che mi consigliasse in proposito. Sarebbe una santa Lega e unite si potrebbe fare tanto bene con l’aiuto di Dio. (…) Rinunziai ad unirla a quella del Cottolengo, per la quale mi sentivo una grande attrazione,… perché il Signore mi aveva fatto incontrare Lei, che mi parve fosse inviato dalla Divina Provvidenza per prendere il timone della piccola navicella nostra come Padre e guida, e ci avrebbe rimorchiate e inglobate in quella che pure aveva iniziato e che pareva dovesse farne una sola”.[3]

Appare chiaro il desiderio di Madre Michel che Don Orione prenda “il timone della piccola navicella nostra come Padre e guida”, cosicché la sua opera fosse inglobata in quella di Don Orione per farne “una sola”. Anche il nome Figlie della Divina Provvidenza, dato dalla Michel alle prime otto seguaci che fecero la vestizione con lei, presente Don Orione, l’8 gennaio 1899, è corrispondente alla denominazione data da Don Orione ai suoi discepoli, i Figli della Divina Provvidenza. Inoltre scrisse a Don Orione “Ci porti la Santa Regola”,[4] mostrando di volere per le proprie figlie lo stesso stile che Don Orione aveva trasmesso ai suoi figli.

Eppure, Don Orione farà da “padre e guida” della Fondatrice ma non della Fondazione, pur divenendone il “Direttore” per qualche tempo, soprattutto negli anni 1897-1900 e 1905-1907. Madre Michel lo riconosceva “nostro Direttore[5] e anche “Superiore unico”,[6] eppure egli la sostenne in tutti i modi nel suo ruolo di “fondatrice” riconoscendo in lei una nuova e propria originalità spirituale e apostolica. Considerò l’Istituto delle Piccole Suore della Divina Provvidenza come “altro” rispetto al carisma e alla sua Piccola Opera Della Divina Provvidenza.

Fin dal 1897, quando la Madre Michel si trovava nelle difficoltà e nelle incertezze dei primi avvii dell’Opera, Don Orione le fece arrivare l’incoraggiamento e il consiglio per realizzare la sua vocazione di fondatrice: “Il Signore ha certamente dei disegni santi su di lei, vuole servirsi di Lei, per consolare degli infelici, per confortarli e confidare nel Signore: il Signore vuole farla tutta somigliante a Sé purgandola con dei disgusti, ed Ella, buona Signora, fuggirà?”.[7]

Don Orione la sostenne nel ruolo di fondatrice

Riconoscendo essere “disegno di Dio” quanto andava sviluppandosi, Don Orione invitò la Michel ad accelerare l’inizio della nuova congregazione con la vestizione religiosa di Teresa: “Il Signore ci darà una grande famiglia di orfani, di infermi e di poveri. Diamoci tutti al Signore affinché il Signore possa servirsi di noi peccatori per le sante sue misericordie. È assai facile che prima di ottenere la vestizione, il Signore le presenti molte tazze di mirra: si faccia coraggio in Domino… Il nostro capitale è la Divina Provvidenza, la nostra speranza e il nostro conforto è la Divina provvidenza… Insisti, insisti per la vestizione: se ad Alessandria non si potesse effettuare per l’Immacolata, non si potrebbe farla a Mantova per mano di Mons. Origo? (...) Vestirne poche: tre o quattro: il resto lo farà il Signore… Per le regole più presto è, meglio è, ma tutto in Domino”.[8]

Sappiamo dalla storia della vita consacrata come il carisma dell’Istituto – dono originale dello Spirito Santo – e il carisma di fondatore o di fondatrice spesso sono congiunti, ma non sempre. Uno può essere il fondatore in quanto latore del carisma ma non necessariamente in quanto organizzatore e superiore dell’Istituto che dal carisma fiorisce. Mi pare di capire che Madre Michel ebbe chiara e impellente coscienza del carisma da vivere e da trasmettere, però ella fu fondatrice quasi suo malgrado, perché non se ne sentiva la stoffa e le capacità. Per questo ricorse a Don Orione per affinità carismatica e con piena confidenza sperando che egli divenisse superiore anche della sua istituzione considerandola il ramo femminile della Piccola Opera della Divina Provvidenza.

Se ne rese conto Don Orione e con sorprendente libertà interiore la animò a realizzare una nuova fondazione: “Ill.ma Signora, con calma di spirito ma con attività e forza spirituale grande, si dia a lavorare in ogni modo e tempo che la Divina Provvidenza Le concede per la costituzione formale della Casa in Istituto Religioso. Informi le sue figlie di uno spirito immenso e sovrumano di carità verso le anime tutte, ma specialmente verso gli infermi e i poveri abbandonati”.[9]

Proprio questo tema della responsabilità della direzione e formazione della Congregazione costituì un’angustia per la Madre anche nel momento di fare i suoi Voti. Ancora una volta, le giunse la parola sicura e di fede di Don Orione: “Domani faccia i Santi Voti con santa tranquillità e con gioia di spirito in Domino. E avanti nel Signore! Lei non fa voto di dirigere e formare altre religiose o di essere Madre o Superiore, ma fa i voti di essere umile e povera religiosa, e sempre figlia di Dio e della Santa Chiesa di Dio e di essere nelle mani e ai piedi della S. Chiesa come uno straccio. Lei si lega a Dio e alla S. Chiesa, e non a questa o a quella persona; ma alla Madre Chiesa, che è l’Opera di Dio sulla terra e la Sposa mistica di Gesù Cristo Crocifisso. Faccia dunque i Suoi Santi voti, e non s’inquieti: domani farà il Signore il resto, se Egli vuole qualche cosa di più da Lei e da me”.[10] Questa lettera è senza data, ma quasi certamente si riferisce alla prima professione della Madre Michel fatta il 3 novembre 1905.

Fu determinante la convinzione spirituale e il consiglio di Don Orione circa il ruolo di fondatrice di Madre Michel nell’avvio della fondazione. Ne venne la Congregazione delle Piccole Suore della Divina Provvidenza, oggi diffuse in Italia, Brasile Argentina, India, Polonia e Angola, nate “non da volontà umana” (cf 2Pt 1,20) né da capacità personali, ma per divina ispirazione e opera della Divina Provvidenza.[11]

Collaborazione continua e attiva

Conoscendo questo primo capitolo della storia dell’amicizia tra Don Orione e Madre Michel, si può più facilmente ricostruire e inquadrare tutta la successiva e intensa collaborazione tra i Due, qui solo accennata.

Don Orione, durante tutta la sua vita, accompagnò Madre Michel con un continuo aiuto di carattere giuridico ed ecclesiale per muoversi prudentemente nel mondo ecclesiastico, a volte complicato.

La collaborazione apostolica tra i due fondatori fu intensa. Madre Michel mandò le sue suore per i servizi di guardaroba e cucina nell’Istituto Artigianelli di Torino e nel Collegio Santa Chiara di Tortona e Don Orione si occupò personalmente e diede i suoi chierici per l’assistenza dei ragazzi all’istituto della Michel a Nichelino (TO), assumendosi la responsabilità di quella Casa.

Don Orione aprì le porte per nuove comunità ed opere delle Piccole Suore della Divina Provvidenza di “quella incomparabile Religiosa che è la Reverenda Madre Teresa Michel – Grillo”.[12] Accreditò la Madre presso un parroco scrivendo: “Guarda un poco adunque di non disgustarla quella buon’anima della Michel, e vedrai che il Signore ti consolerà tanto, e benedirà te e il tuo popolo!”.[13] A Don Risi, scrive: “La Michel aiutala quanto più puoi e Dio aiuterà te. Io la conosco da 20 anni”.[14] Ad altro: “Viene Madre Michel, che è una religiosa di molte virtù, e tu pure vedi di aiutarla, ove fosse necessario, e farai opera di fiorita carità”.[15]

Simile stima esprimeva la Madre nei confronti di Don Orione. Lo presenta a suor Teresa Accornero in questi termini: “Sappiane approfittare, e accetta i suoi consigli con fede perché è veramente un Padre e vuol bene all’Opera ed è molto illuminato. Facendo la sua obbedienza fai anche la mia”.[16]

            Fece di tutto perché la Madre Michel potesse avere una comunità a Roma e ci riuscì, proprio nel quartiere Appio in cui, già nel 1908, i suoi religiosi gestivano la parrocchia di Ognissanti e l’Istituto San Filippo.  Al confratello Don De Paoli scrive il 3 gennaio 1919: “Sono qui ad aspettare la Michel, che giungerà il 7 corr. con le sue suore a prendere, direi, possesso della casa acquistata qui, e di cui ti ho scritto prima di Natale. Spero che, venendo la Congregazione della Michel a Roma, cesseranno tante difficoltà che ora essa incontra, e che anche le sue figlie vorranno qui a dare tale esempio di vita religiosa e di sacrificio da meritare presto l’approvazione della S. Sede pel loro Istituto”.[17] Durante i primi difficili inizi, raccomanda al confratello Don Risi, parroco di Ognissanti: “Per la Madonna della Salve e per la Casa e Cappella della Michel non ti risparmiare: tu lavori per un'Opera buona e per una Santa, e lavori anche per la tua Parrocchia”.[18] Poi, nel 1935, quella casa divenne l’Istituto Madonna della Salve.

Fu dietro sollecitazione e aiuto di Don Orione che la Michel portò la sua Congregazione anche in Argentina, ove il Santo amico era giunto prima e con buono sviluppo di opere. Le prime 5 suore giunsero a Mar del Plata il 14 agosto 1927, accolte dall’orionino Don Enrico Contardi.

D’altra parte, molto servì a Don Orione lo stretto rapporto con la congregazione femminile della Madre Michel per poi dare forma e organizzazione alle “sue” Suore. Quando nel 1935, egli pensava di preparare le regole delle Piccole Suore Missionarie della Carità, scrisse al suo primo collaboratore: “Caro don Sterpi… Voi prendete lo scopo nostro, primo capitolo come è nelle nostre costituzioni, poi, o prendete le stesse nostre costituzioni (adattandole per le donne) o quelle della Michel, e le aggiungete al I capitolo sul fine della Congregazione cambiando nome: le missionarie della carità. Ormai,  eccettuata la diversità dello scopo o fine, tutte le costituzioni sono le stesse e devono essere fatte sulla falsariga che fu data dalla Santa Sede”.[19]  

Insieme in Brasile

La Madre Michel aperse le porte del Brasile a Don Orione in Brasile con i suoi molti inviti. Don Orione le rispose con incantevole semplicità il 3 ottobre 1905: “Non so la lingua, non so nulla, ma la carità parla una lingua sola e tutte le lingue. Se Dio mi dà grazia, sono disposto di venire”.[20] Poi, il vescovo Bandi di Tortona non gli concesse di partire per il Brasile e i suoi primi religiosi vi arrivarono nel gennaio 1914. L’orionino Don Angelo De Paoli fu a lungo assistente spirituale delle Piccole Suore della Divina Provvidenza in Brasile. Il Fondatore vi andò successivamente, in due periodi, nel 1921-1922 e nel 1934-1937, aiutando lo sviluppo delle comunità della Madre Michel.

Sempre in Brasile, i due santi Fondatori si entusiasmarono nel progetto di dare avvio ai rami maschile e femminile di religiosi neri, allora normalmente non accettati nelle Congregazioni né ammessi al sacerdozio. L’iniziativa sembrò concretizzarsi per il sostegno dato dal vescovo di Marianna, Mons. Silverio Gomes Pimenta. Mentre si trovava in Brasile, il 14 ottobre 1921, Don Orione scrive alla Michel: “Di Don Silverio ho riportato l'impressione che si ha dei santi, e con lui ho parlato di coltivare le vocazioni dei neri e dei mulatti, e spero che S. Giuseppe ci vorrà aiutare in questo potentemente presso n. Signore e la Madonna SS.  Io vorrei anche dare principio ad una famiglia di suore nere, dove non potessero entrare che le nere e le mulatte, e si chiamerebbero le suore della Madonna d'Oropa (dal volto nero) e chiederei alle Fogliano di darmi quella loro Casa a Sordevolo, dove ne metterei un poche, in estate s'intende, e per l'inverno le metterei in qualche punto caldo, sul mare; e dovrebbero essere sotto gli auspicî di S. Ifigenia; anzi in Brasile e presso il popolo, dovrebbero popolarmente chiamarsi le monache di S. Ifigenia, che era nera”.[21]

Il 29 giugno 1915, Don Orione aveva dato inizio alle “sue” suore, le Piccole Suore Missionarie della Carità, e dunque era del tutto tramontata l’ipotesi che le suore della Madre Michel potessero essere un ramo della Piccola Opera della Divina Provvidenza di Don Orione. Ugualmente, il Santo tortonese sapeva di poter confidare nell’aiuto della Madre Michel e delle sue suore. Nella lettera del 14 ottobre 1921, scrisse: “Nostro Signor Gesù Cristo non ha mica dati i consigli evangelici solo per i bianchi, né la vocazione è da supporsi che sia limitata al colore della gente. Se San Giuseppe vuole, non c'è difficoltà che tenga; lei rev.da madre, si tenga pronta a darmi due suore per avviare le suore della Madonna d'Oropa; io già le ho belle che consacrate tutte alla SS. Vergine per le mani di S. Giuseppe”.[22] L’iniziativa non poté avere seguito, ma è bella la collaborazione tra le due Congregazioni.

Quanto ai preti neri, l'Arcivescovo don Silverio mi ha detto che è un'opera di giustizia verso di essi che furono coloro che hanno colonizzato il Brasile quali schiavi. Lo so che avrò contro dei Vescovi, ma io mi getterò sotto i loro piedi, e li lascerò passare, in nomine Domini. Un altro Arcivescovo ha già fatto una tirata con me contro di lei, perché lei aveva accolto delle nere o mulatte. Ma, o parto dal Brasile, o lavorerò in Domino per le vocazioni dei neri; ci saranno delle delusioni? Le aspetto, ma non mi stancherò di cooperare per le vocazioni dei neri. Lei voglia prepararmi due brave suore per avviare il ramo delle Nere, e la Madonna farà il resto”.[23] Questo interesse per le vocazioni degli afrobrasiliani è una pagina di vita nascosta, sofferta, ma molto significativa.

Sempre a riguardo del Brasile, è ben nota l’azione paziente e decisa di Don Orione nella tribolata vicenda della scissione dalla Congregazione della Madre Michel di un gruppo di suore, sostenute dall’arcivescovo di San Paolo, mons. Leopoldo Duarte e Silva. Don Orione andò in Brasile con le credenziali di rappresentante legittimo della Casa madre e mediatore per una possibile riunificazione tra le due parti. Alla questione si dedicò con convinzione e pazienza, ma la riconciliazione alla fine non si fece. Anzi, nel 1923, si consumò la scissione che Don Orione definì una «scissione coll’etichetta dell’unione».[24]

Il riconoscimento pontificio della Congregazione

Fu un altro capitolo della loro relazione come fondatori.

Madre Teresa Grillo Michel aveva avuto una consolante udienza, il 20 novembre 1915, a Roma, da Benedetto XV, che le fece intravedere come possibile e anche rapido il riconoscimento canonico. Ritornò il tema del direttore spirituale dell’Istituto, la Madre desiderava ardentemente fosse Don Orione  “sia per l’affinità dell’Opera, sia per l’interesse che ci ha sempre dimostrato e soprattutto perché la Sua nomina non urterebbe la naturale suscettibilità del nostro Vescovo e non lo esporrebbe alle noie e ai dispiaceri che gli potrebbe causare l’ingerenza di altri visitatori”.[25] Madre Michel, in questo importante scritto del 13 febbraio 1917, manifesta quanto sia stato essenziale nella storia sua e della congregazione l’aiuto e il consiglio di Don Orione.

Del 7 febbraio 1918 è la bella lettera con cui Don Orione presenta la Madre Michel e la sua Congregazione a mons. Adolfo Turchi, segretario della Congregazione dei Religiosi, in vista del riconoscimento. Ne riportiamo un ampio passaggio.

Questa umile Congregazione da oltre vent’anni e con l’aiuto del Signore e confidando tutta nella Divina Provvidenza del Signore, esercitò la carità verso i prossimi più reietti e abbandonati, e si andò man mano estendendo anche nel Brasile.

Conosco la pia fondatrice per qualche incarico che ebbi sin dai primi tempi dal suo Vescovo di Alessandria, che era allora Mg.r Giocondo Salvai di s. m, e poi dall’attuale suo Vescovo Mg.r Giuseppe Capecci, e sono ben lieto di poter assicurare vostra Eccellenza rev.ma che lo spirito della fondazione mi è sempre parso molto buono, spirito di umiltà, di mortificazione, di povertà, di sacrificio, di carità per la salute delle anime e di abnegazione, e ciò specialmente nella fondatrice. Essa poi è religiosa di molta orazione, e fu sempre fedele figliola  dei Vescovi. E benché venga da famiglia ricca e liberale, ha saputo rendersi poverissima per amore di Cristo Signor nostro e dei poveri, e rendersi nei principî e nella vita pratica figliola senza limite devota alla Santa Sede e alla nostra dolce madre la santa Chiesa di Roma”.[26]

Quasi non bastassero le parole di stima verso la Fondatrice, Don Orione aggiunge in post scriptum:

E vorrei anche pregare vostra Eccellenza di dire intanto una parola di paterno conforto alla fondatrice, che molto ha sofferto ed ha saputo patire bene con nostro Signore e che ritengo sia una santa anima”.

Il 2 febbraio 1918, Madre Michel poté informare: “Ho mandato le nostre carte a Roma e so che sono state presentate. Ora stiamo aspettando l’esito e intanto preghiamo perché tutto si può ottenere con la preghiera”.[27]

La procedura di riconoscimento fu più lunga di quanto Madre Michel si attendesse. Dopo una nuova udienza del 12 settembre 1921, Papa Benedetto XVI gli fece sperare di avere nuovamente Don Orione come direttore spirituale. Ma tutto fu rinviato perché l’iter di riconoscimento subì una lunga interruzione. Il Decreto giunse solo il 5 luglio 1935. Don Orione dall’Argentina fece giungere la sua parola di plauso: Mi felicito in Domino della approvazione avuta dalla S. Sede, che, certo, le sarà di grande conforto, e così per le sue figliole. Deo gratias! Deo gratias!”.[28]  

Il ricordo alla morte di Don Orione

Don Orione tornò dall’Argentina nell’agosto del 1937. La relazione con Madre Michel riprese sempre pregna di alta stima e reciproca confidenza nelle cose di Dio, pronta all’aiuto concreto nelle cose terrene.

Don Orione tornò dall’Argentina con evidenti segni di logoramento fisico che andò accentuandosi rapidamente, soprattutto con ripetute crisi cuore. Morì il 12 marzo 1940, a Sanremo ore era stato convinto ad andare nella speranza di una ripresa della sua precaria salute.[29]

La morte di Don Orione creò un’ondata di commozione e di devozione sorprendente in tutta Italia, con vasta eco anche nelle nazioni in cui era conosciuto. La sua presenza, ambita sempre durante la vita, fu contesa anche dopo la morte. Questo portò a improvvisare un vero e proprio pellegrinaggio della sua Salma da una città all’altra, in un lungo itinerario di sette giorni, con molte soste anche in centri minori, da Sanremo, a Savona, Genova, Alessandria, Pavia, Milano, Voghera, Pontecurone, Tortona. Il 16 marzo, la sua Salma sostò anche ad Alessandria e proprio dinnanzi all’Istituto delle Figlie della Divina Provvidenza. Primi fra tutti a fare atto di devozione furono la veneranda Madre Teresa Grillo Michel e il Vescovo diocesano.

Grande fu la commozione della Madre verso colui che, pur di molto minore di età, sempre considerò "padre". Alla sera, del solenne funerale di Don Orione a Tortona, il 19 marzo 1940, confidò il suoi sentimenti scrivendo a una consorella.

Alessandria 19/3/1940

Carissima Suor Domenica.  (…)

Ti puoi immaginare il mio dolore per la morte del Rev. Don Orione! Veramente non si può dire una morte, ma un vero trionfo il suo trapasso da questo mondo, dimostrando così come la virtù vera e la carità sono ancora compresi dall’umanità sofferente.

Noi mandammo 4 Suore per i funerali, e tornarono entusiasmate per le dimostrazioni proprio straordinarie di venerazione e di affetto che tutta la popolazione e la sua Congregazione gli ha dimostrato. Beato Lui che ha saputo fare tanto bene, e relativamente in breve tempo su questa terra!

Io spero che dal cielo si ricorderà di noi, povere pellegrine su questa terra, che Lo ricordiamo e invochiamo con tanto devoto affetto.[30] (…)

Questi cenni storici sono sufficienti per fare intendere quanto consistente e solida sia stata la sintonia ispirativa e la collaborazione concreta tra Don Orione e la Madre Michel. Colpisce constatare la loro libertà di spirito, il disinteresse e l’aiuto generoso tipici di chi condivide la profonda esperienza della comunione con Dio e il superiore interesse per la salvezza delle anime. Erano infatti santi.

 

NOTE_______________________________________


[1] Per una conoscenza biografica: Carlo Torriani, La Beata Madre Teresa Michel, Fondatrice della Congregazione delle Piccole Suore della Divina Provvidenza, Tipografia Vaticana, 2007 (V edizione); Andrea Gemma, La Madre. Profilo biografico della beata Teresa Grillo Michel, Libreria Editrice Vaticana, 1998; Alessandro Pronzato, Una donna per sperare, Gribaudi, Torino 1978. Una raccolta di scritti si trova in Alla scuola di Madre Teresa Grillo Michel, Piccole Suore della Divina Provvidenza, Roma.

[2]  Suor Agnese di San Giuseppe, Relazioni, Archivio Don Orione, Roma.

[3] Lettera a Don Orione dell’11 maggio 1924.

[4] Madre Maria Antonietta Michel, Lettere a Don Orione, Postulazione Don Orione, Roma, vol. I, p.9.

[5] Lettera del 7 marzo 1901 di Madre Michel, Lettere a Don Orione I, 104 e 108.

[6] Lettera del 16 novembre 1906 di Madre Michel, Lettere a Don Orione I, 148.

[7] Scritti 103, 12.

[8] Lettera del 3 dicembre 1897; Scritti, 54, 201.

[9] Scritti 86, 247.

[10] Scritti 103, 119.

[11] Per conoscere la storia e i carisma della sua fondazione: Marco Impagliazzo, Poveri e preghiera. La congregazione delle Piccole Suore della Divina Provvidenza, San Paolo, 2005.

[12] Scritti 79, 281.

[13] Scritti 63, 90.

[14] Scritti 63, 78.

[15] Scritti 74, 219.

[16] Lettera senza data,  probabilmente del 1924.

[17] Scritti 29, 70.

[18] Lettera del 15 dicembre 1921; Scritti 6, 191.

[19] Lettera del 15 gennaio 1935; Scritti 18, 44.

[20] Scritti 103, 3.

[21] Scritti 50, 112-113.

[22] Ibidem.

[23] Ibidem. Questo tema è stato studiato da Antonio Lanza, Per le vocazioni dei figli d’Africa in Brasile. Don Orione: Iniziative e pensieri, in “Messaggi  di  Don  Orione”  n. 103,  (33) 2001, p. 29-40.

[24] Lettera di Don Orione a Madre Michel del 16 luglio 1923; Scritti 115, 108-109.

[25] Archivio Madre Michel, A9, Lettera 193.

[26] Lettera del 7 febbraio 1918; Scritti 48, 105-106.

[27] Archivio Madre Michel, A1, Lettera 52.

[28] Scritti 50, 142.

[29] F. Peloso, Don Orione. Cronaca dell’addio, “Messaggi di Don Orione” 1/2015, n.145, p.3-96.

[30] Archivio Madre Michel, A2, Lettera 207.

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