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Messaggi don Orione
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Autore: Flavio Peloso

Il fenomeno delle famiglie carismatiche nella Chiesa. Il caso della Piccola Opera della Divina Provvidenza fondata da san Luigi Orione.

PIANTA UNICA CON MOLTI RAMI.

La Piccola Opera della Divina Provvidenza di san Luigi Orione.

Don Flavio Peloso FDP

Pubblicato in "Unità e Carismi", 2018, N.3, p.59-64.

 

            Da qualche tempo è stato sempre più messo a tema, e a impegno soprattutto, il fatto che molti carismi di sequela evangelica hanno dato vita a famiglie carismatiche, intendendo l’insieme di istituti di vita consacrata, maschile e femminile, di vita attiva e contemplativa, religiosa e secolare, di associazioni e di movimenti laicali, animati tutti dal medesimo carisma di vita spirituale e apostolica.

            La vitalità di una famiglia carismatica, di antica o recente origine, sta nella natura divina del carisma che, quando è autentico, spinge alla fedeltà evangelica e alla cattolicità della sua incarnazione nella Chiesa. Ne viene una storia riconoscibile e descrivibile nei suoi dati umani, ma fondamentalmente è una storia sacra. Questo suggerisce un impegno “devoto” e “teologico” nel coltivare la fedeltà e l’unione della famiglia carismatica perché essa “è opera di Dio”.[1]

           Offro alcuni elementi di vita e di storia della mia Famiglia carismatica, che è stata fin dall’inizio concepita come “famiglia” con un nome collettivo, la Piccola Opera della Divina Provvidenza, dato dal fondatore stesso, san Luigi Orione, e poi sviluppatasi con le congregazioni religiose dei Figli della Divina Provvidenza (sacerdoti, fratelli, eremiti) e delle Piccole Suore Missionarie della Carità (di vita attiva e Sacramentine non vedenti adoratrici), l’Istituto Secolare Orionino e una variegata fioritura di associazioni laicali coordinate nel Movimento Laicale Orionino. Sono membri della Famiglia Carismatica orionina quanti riconoscono Don Orione come fondatore e assumono personalmente e istituzionalmente, per intero, il suo carisma. Ci sono anche realtà “apparentate” perché del carisma hanno assunto qualche tratto importante, come nel caso del Movimento Tra Noi e dell’Istituto Secolare Maria di Nazareth.

            Don Orione presentò così lo sviluppo della famiglia carismatica: “La Piccola Opera della Divina Provvidenza è una pianta novella, sorta ai piedi della Chiesa e nel giardino d'Italia, non per opera di uomo, ma sì da un soffio divino della bontà del Signore. E, di anno in anno, sviluppandosi, alla luce e al calore di Dio, a conforto di migliaia e migliaia di corpi e di spiriti è pianta unica, ma con diversi rami, vivificati tutti da un'unica linfa, tutti rivolti al cielo, fiorenti d'amore a Dio e agli uomini”.[2]

 

            LA CATTOLICITÀ DEL CARISMA

Uno dei segni dell’origine divina di un carisma è la sua cattolicità: il carisma è dato ad alcuni, ma è “di tutti e per tutti”, come è Gesù, come è il Vangelo e la Chiesa da cui il carisma viene e a cui porta. Il fondamento teologico e la ragione esistenziale del fenomeno delle famiglie carismatiche è da ricercarsi proprio nella natura cattolica dei carismi.

Il carisma orionino ha già dato prova di “cattolicità”: è stato assunto da diversi popoli (oltre trenta nazioni), ha dato forma alla vocazione di diverse categorie di persone (religiosi, sacerdoti, contemplativi, suore, laici consacrati, associati o singoli), ed è stato capace di incarnarsi in diverse epoche e culture della storia. La presenza attuale della tensione cattolica è segno sicuro della vitalità del carisma incarnato nella Famiglia orionina oggi.

 

              1. Cattolico perché aperto a tutti i popoli. Mi capita spesso di dire che Don Orione è nato italiano ed è morto cattolico, cioè universale. Don Orione nacque in Italia e fu sempre fiero della sua italianità. Però poi egli parlava di “Argentina, mia seconda patria”, di “Polonia, nazione prediletta a me tanto cara”, di “Brasile, per il quale quello che non ho potuto fare da vivo lo farò da morto”. Sono espressioni che indicano la sua paternità carismatica.

Anche la Congregazione orionina è nata in Italia ed è diventata cattolica, presente in molte nazioni del mondo. Non si può dire se oggi essa sia più italiana o argentina, più brasiliana o polacca, più spagnola o malgascia, o filippina. È cattolica. Questo non è solo un dato sociologico è espressione della qualità evangelica e cattolica del carisma. Quando il carisma è assunto spiritualmente, sviluppa in chi lo vive un’apertura cattolica, una tensione alla comunione aperta a tutti i popoli. Non ci sono stranieri. “Noi amiamo la nostra Patria, e come! ma tutto il mondo è patria pel figlio della Divina Provvidenza, che ha per patria il Cielo”, scriveva Don Orione.[3]  È la linfa spirituale del carisma che porta allo sviluppo della “pianta unica con molti rami”.  

 

2. Cattolico perché aperto alle diverse epoche e culture. Il carisma si incarna nella storia e da questa è nutrito, condizionato e sviluppato. Il carisma entra in dialogo con i diversi contesti sociali e culturali che si susseguono e si ri-esprime, con nuove difficoltà e opportunità, adattamenti e cambiamenti. Mantiene la sua identità e vitalità rinnovandosi.

Don Orione stesso affrontò varie inculturazioni. La prima inculturazione del carisma avvenne nell’Italia della “questione romana”, della separazione Stato – Chiesa, dell’isolamento della Chiesa, superato poi con un movimento “fuori di sacrestia”. Don Orione promosse un nuovo stile di essere “preti di stola e di lavoro”, “santi della Chiesa e della salute sociale”; aperse soprattutto istituzioni per l’elevazione del popolo umile, scuole, colonie agricole. Poi, nel ventennio fascista (1922-1943), si rivolse soprattutto agli orfani, ai poveri, alle categorie più abbandonate (i Piccoli Cottolengo) con azioni che non erano monopolizzate e anzi ben viste dal regime centralizzatore.

Morto il Fondatore nel 1940, il carisma ha dato luce e creatività alla Famiglia orionina per affrontare nuove e ancor più diversificate inculturazioni, n Italia e nel mondo. Penso all’epoca della “ricostruzione sociale” seguita alla seconda guerra mondiale; alla “stagione del grande cambiamento” coincisa con il rinnovamento promosso dal concili Vaticano II; e ora, all’inizio del XXI secolo, “epoca postmoderna” caratterizzata dai fenomeni sociali ed ecclesiali della globalizzazione, dell’individualismo, della liquidità ideologica ed etica, della comunicazione virtuale.

Facciamoci il segno della croce e gettiamoci fidenti nel fuoco dei tempi nuovi”, incoraggiava Don Orione.[4] Questa è la nostra terra in cui la “pianta unica con molti rami” vive per dare frutti, oggi. Il carisma è “cattolico”, cioè per tutti i tempi; ha la vitalità intrinseca delle cose di Dio e “noi, per quanto minimi, dobbiamo portare il contributo di tutta la nostra vita” alla salvezza di questo nostro mondo, amato da Dio e per il quale Cristo ha versato il suo sangue.

 

3. Cattolico perché aperto a tutte le categorie del popolo di Dio. È noto che Don Orione concepì l’Opera, che andava crescendo da quell’impulso spirituale che egli si sentiva dentro, come aperta alle diverse categorie del popolo di Dio. Di fatto, fin dagli inizi, Don Orione fu seguito e condivise il suo “spirito” con uomini e donne, religiosi e laici, di vita attiva, contemplativa e sposati.   

            Quando il 21 marzo 1903, giunse il riconoscimento canonico diocesano dell’Opera della Divina Provvidenza,[5] questa comprendeva i Figli della Divina Provvidenza,  religiosi “distinti in due classi, quella dei laici e quella dei sacerdoti” e anche quei laici che “avrebbero desiderato fare i voti, se fosse loro concesso”. Con qualche problema con il diritto canonico, già nei primi scritti carismatico-giuridici, Don Orione descrive la Piccola Opera della Divina Provvidenza come una “famiglia di famiglie”, come “pianta unica con diversi rami”.[6]  Poi, nel 1915, diede avvio alla congregazione religiosa femminile delle Piccole Suore Missionarie della Carità (“fine delle Suore è lo stesso nostro”),[7] con l’ulteriore ramificazione delle Sacramentine  adoratrici non vedenti, fondate nel 1927. Don Orione guidò e formò come discepoli anche tanti laici, singoli e associati; li valorizzava nelle opere di bene; li chiamava “figli” e “fratelli” e li considerava membri della “Piccola Opera della Divina Provvidenza”.

 

            QUALE UNITÀ DELLA FAMIGLIA CARISMATICA?

Don Orione si propose fin dagli inizi di dare unità alle varie componenti religiose e laicali della Piccola Opera della Divina Provvidenza. Sapeva che è “lo stesso spirito” la fonte dell’unità, ma vedeva la necessità anche di legami istituzionali. Pensò di costituire un gruppo centrale, che chiamò Compagnia del Papa, “che deve avere in mano tutte le altre Famiglie religiose, che costituiscono l’Opera della Divina Provvidenza: eremiti lavoratori, adoratori, dame, collegi, suore, preti, ecc”.[8] Quando Don Orione si rivolse al Vescovo per l’approvazione della Compagnia del Papa, pensata come il “nucleo essenziale” della Piccola Opera della Divina Provvidenza, si avvide che il suo disegno non era realizzabile:  il Diritto canonico sancisce autonomia giuridica ad ogni Istituto e il legame tra Istituti autonomi può essere solo spirituale e morale, ma non organico e di governo come egli avrebbe voluto con la Compagnia del Papa “per tenere unito un corpo formato da membra così varie”.[9]

Stando così le cose, Don Orione costituì in unità organica almeno le componenti maschili della “pianta unica con molti rami”. Quando, il 21 marzo 1903, giunse il riconoscimento canonico diocesano dell’Opera della Divina Provvidenza, questa comprendeva i soli “Figli della Divina Provvidenza”, “distinti in due classi, quella dei laici e quella dei sacerdoti[10] e anche quei laici che “avrebbero desiderato fare i voti, se fosse loro concesso”.[11]

            Quando nel 1915, Don Orione diede avvio alla fondazione del ramo religioso femminile delle Piccole Suore Missionarie della Carità, si considerò come Padre unico e come unica considerò l’intera Opera originata dal medesimo carisma (“le Suore sono un ramo dell’Opera[12]), a sua volta ramificato, ma, comunque, autonomo, giuridicamente e di fatto.

            E non è finita. Don Orione considerava “parte integrale della Piccola Opera della Divina Provvidenza[13] anche alcuni laici e benefattori che condividevano lo stesso spirito della Piccola Opera. Si trattava di singole persone ma anche di aggregazioni come le Dame della Divina Provvidenza (1899), gli Ascritti dei quali si parla nelle Costituzioni del 1904, gli Ex allievi (1934) e gli Amici (1940). Successivamente, fu costituito l’Istituto Secolare Orionino (1959) e il Movimento Laicale Orionino (1997), oggi riconosciuti canonicamente come enti ecclesiastici autonomi.

          Quale unità dunque per la Piccola Opera della Divina Provvidenza?

          Don Orione dopo avere abbandonato il progetto della Compagnia del Papa con ruolo unitivo di tutte le componenti, continuò a svolgere lui, personalmente, il servizio di unità organica della Famiglia. Poi, dopo la sua morte (12 marzo 1940), restò insoluto il problema di come coltivare un’unità organica e non solo morale e ideale tra le diverse componenti della famiglia unica. Di fatto, per alcuni decenni ci furono cammini paralleli, senza forme o strutture di collegamento, pur con spirito fraterno a motivo dello stesso Padre fondatore e dello stesso carisma.  

          Una grande novità storica per la Piccola Opera della Divina Provvidenza venne con la Mozione n.11 del Capitolo generale Figli della Divina Provvidenza (1992) e delle Piccole Suore Missionarie della Carità (1993) che chiese: In vista di una chiara e forte presenza orionina nella Chiesa - popolo di Dio, è avvertita l'esigenza di maggiore unità e reciproco arricchimento carismatico tra le varie componenti della Piccola Opera della Divina Provvidenza. A tal fine si propone di costituire una forma stabile di collegamento e di dialogo tra Figli della Divina Provvidenza (e diramazioni) - Piccole Suore Missionarie della Carità (e diramazioni) e Laici (le varie categorie)”.[14] Questo voleva realizzare Don Orione alle origini!

                Di fatto, si prese ad usare i termini di “Piccola Opera della Divina Provvidenza”, “Famiglia Orionina” e “Famiglia Carismatica” con nuova pregnanza di contenuto e con nuova volontà di collaborazione. Soprattutto, si realizzarono alcune “forme stabili di collegamento e di dialogo” di cui parlarono i Capitoli del 1992 e 1993: incontri calendarizzati tra consigli generali, provinciali e locali, segretariati di animazione formati da tutte le componenti, collaborazione caritativa e missionaria, e altre.

In tempi recenti, superate da entrambe le Congregazioni religiose le motivazioni e le spinte autonomistiche, c’è stato un nuovo moto verso maggiore unità della Famiglia Orionina,[15] vista più come reciprocità di dono che come disciplina, più come opportunità apostolica che come pretesa giuridica.

Da religioso credente e praticante del cammino di unità della famiglia orionina, e più in generale delle famiglie carismatiche, conosco bene le difficoltà, i ritardi, e le frenate nel realizzare questo impegno, però l’unità è fedeltà a Dio e alla natura cattolica del carisma. Ave Maria e avanti.

 


[1] Don Orione espresse questa convinzione nel nome stesso della fondazione, la “Piccola Opera della Divina Provvidenza”, ritenendo Maria “Madre e celeste Fondatrice”.  

[2] Scritti 61, 218; 80, 204.

[3] Lettera del 20 agosto 1920; Lettere I, 248.

[4] Scritti 75, 242.

[5] S. Belano ha curato la pubblicazione de I decreti di approvazione della Piccola Opera della Divina Provvidenza, “Messaggi  di Don Orione”, n. 128, anno 41,  2009, p.41-66.

[6] Cfr F. Peloso, Alcune questioni sulle origini della Piccola Opera della Divina Provvidenza, “Messaggi di Don Orione”, 35(2003)  n.110, anno 35, p.39-61.

[7] Riunioni, p.45.

[8]  Scritti 10, 14.

[9] Ibidem.

[10] Piano e programma…, cit., Lettere I, 18.

[11] Nelle Prime Costituzioni manoscritte del 1904, al n.7, è detto che tali laici “si tenessero come Figli adottivi… e si chiamassero Ascritti all’Istituto, ossia Terziari”.

[12] Le chiama “nostre suore”, “parte” e “ramo”, evidentemente non dei Figli della Divina Provvidenza ma della Piccola Opera della Divina Provvidenza.

[13] Lettera del 7.12.1934; Scritti 41, 157.

[14] Cfr. X Capitolo Generale dei Figli della Divina Provvidenza (1992), mozione 11; VIII Capitolo generale delle Piccole Suore Missionarie della Carità (1993), mozione 11, con il medesimo testo.

[15] Un fattore di stimolo al legame di famiglia è venuto dai laici, che non si identificano con una Congregazione o con l’altra, ma con il carisma in quanto tale.  

 

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