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Messaggi don Orione
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Nella foto: Borgonovo Valtidone (PC), 6 dicembre 2018.
Autore: Flavio Peloso

Fatti e parole della predilezione di Don Orione per l'Istituto di Borgonovo Valtidone.

Don Orione aveva superato da poco due crisi cardiache. Il 1° marzo 1940 anche la complicazione bronchiale pareva finalmente superata e poté celebrare la Messa. Era però debolissimo, pallido in volto, e recava ovunque i segni di un organismo consunto.

Era comune speranza di confratelli e medici che un clima più mite ed un poco di quiete gli avrebbero portato qualche beneficio. Il luogo più indicato parve Sanremo, ma quando la cosa fu prospettata a Don Orione, questi sentì ripugnanza ad accettare.

“Don Sterpi mi incaricò di parlargliene – ricorda don Enrico Bariani -. Mi ascoltò con una certa attenzione, poi sorridendo mi disse: 'Siete dei grandi bravi figliuoli, ma vi dimenticate che siamo figli della Divina Provvidenza!' E non volle più sentirne parlare”.

Furono allora incaricati di parlare con Don Orione i dottori che lo curavano, Andrea Manai, primario dell'ospedale di Alessandria e il dottor Guido Codevilla.

“Ho saputo che avete due case a Sanremo. È una Provvidenza, vedete. Bisogna andare a Sanremo per trascorrervi qualche settimana di convalescenza”.

“Sì, sì…”, rispose Don Orione quasi senza pensarci.

Dopo qualche attimo, si riscosse e guardò negli occhi il professor Manai e poi il dottor Codevilla.

Ditemi la verità, è un sacerdote che vi prega di essere espliciti: sono alla fine dei miei giorni?”.

“Ma no, no, perché questa domanda?”.

Perché, se così fosse, io voglio togliermi anche da questa stanza troppo di lusso e morire nella povertà. Io sono un povero figlio di campagna, mio padre era selciatore di strade, tutta la mia famiglia era povera… Io qui non ci devo stare”.

“Ma dove volete andare?”.

Se è per uscire di qui, io voglio andare a morire fra i poveri, all’istituto di Borgonovo. Là ci sono tanti ragazzetti senza nessuno, abbandonati, raccolti dalla Provvidenza. Voglio morire attorniato da quei figlioli abbandonati, in una casa che vive e pratica la povertà”.[1]

Il nome di Borgonovo resterà sempre ricordato nella storia e geografia orionina perché proprio qui, nell’Istituto per orfani, Don Orione avrebbe voluto morire.

Perché Don Orione aveva questa predilezione per l’Istituto di Borgonovo?

L’Istituto “San Vittore” di Borgonovo Valtidone (Piacenza) fu fondato da Padre Giuseppe Maria Ligutti,[2] da tutti conosciuto come Fra Paolo. Era un’opera benefica a favore di fanciulli orfani e bisognosi che prese avvio nel 1902 come realizzazione pratica della “Società della gioventù cattolica” riunita da Padre Ligutti. Poté continuare tra tante difficoltà d’ogni genere, e in particolare economiche. Nel 1930, alla morte di Fra Paolo, succedette il fido collaboratore Gaspare Rocca, maestro della banda.

Già nel 1930, Gaspare Rocca si mise in contatto con Don Orione.[3] Don Orione mandò Don Carlo Sterpi per conoscere l’Istituto. Don Sterpi, dopo la visita e dopo avere informato Don Orione, scrisse a Gaspare Rocca: “Ho riferito a Don Orione le mie impressioni. Ora è assente, ma le scriverà, e le posso dire che Don Orione e tutti sono dispotissimi, per cui si può ritenere tutto concluso”.

Infatti, il 10 marzo 1931, Don Orione informò il Vescovo di Tortona: “Vennero il parroco e quel brav’uomo del sig.r Gaspare Rocca, questi mi fece tanta buona impressione. Ho mandato don Sterpi a prendere conto della situazione: vi sono 68 ragazzi, orfani la più parte; hanno anche una cinquantina di mila lire di debiti: c’è molta povertà, ma c’è timor di Dio e del bene da fare”.[4] E, tre giorni dopo, accettò di assumere quell’Istituto.

Era il 13 marzo 1931. Don Orione partì per Borgonovo accompagnando il Don Filippo Ottavi che avrebbe fatto da direttore. Alla sera di quello stesso giorno, ritornando a casa dopo la vista all’Istituto di Borgonovo Valtidone, parlando alla sera ai confratelli e chierici riuniti per le preghiere della sera, lasciò capire la sua gioia e la ragione della sua “predilezione” per quella casa. “Nell’Emilia, a Borgonovo, abbiamo aperto una Casa per poveri ragazzi che non hanno genitori. L’ho accettato, questo Istituto, perché è secondo lo spirito della nostra Congregazione e ho rifiutato un Collegio (del tipo Dante) in Castelsangiovanni. Quest’oggi ci è andato un Chierico, e prendendo Messa potrà dire: Ho già lavorato nel campo della Provvidenza”.[5]

In quella casa trovò una situazione da risollevare, come egli riferì in una lettera del 20 aprile successivo: “Borgonovo, quei 68 ragazzi abbandonati nulla pagano, vivono come zingari, andando a suonare in giro; li ho trovati tutti laceri, con un 80.000 lire di debiti e una casa che ha urgente bisogno d'essere riparata”.[6]

I Figli della Divina Provvidenza apersero il cuore e si rimboccarono le maniche per quei poveri ragazzi. Fu estinto il debito, si fecero migliorie della casa, si curò la formazione dei ragazzi. Da parte sua, Don Orione si presentò sulla scena di Borgonovo, dove Padre Ligutti e l’Istituto erano molto amati, raccontando un aneddoto della vita di San Giuseppe Benedetto Cottolengo, poi pubblicato sulla rivista Il Giovane Italiano.

Trattenevasi un giorno il Beato Cottolengo a parlare col Re Carlo Alberto, nel palazzo reale di Torino e presso una finestra che dà sulla piazza.

Il Re, che voleva assai bene al Cottolengo, manifestò qualche timore sulla sorte avvenire della Pia Opera fondata dal Beato; e, fissando lo sguardo nel sant’uomo, gli disse:

-    “Caro canonico, il Signore ce la conservi; ma ella ha già pensato al suo successore? Se mai Lei morisse, che cosa diverrebbe della Piccola Opera della Divina Provvidenza?

-    Maestà, - rispose il Cottolengo - dubita della Divina Provvidenza?

-    Vede là in basso che al portone del palazzo si fa il cambio della sentinella? Ecco, un soldato bisbiglia all’orecchio dell’altro una parola; questi si ferma col fucile alla spalla e quell’altro se ne va, quasi senza che nessuno se ne sia accorto. E la sentinella continua: fa il suo dovere. Così sarà per la Piccola casa. Io sono una sentinella e un nulla: ma, quando la Divina Provvidenza lo voglia, dirà una parola ad un altro, che verrà a prendere il mio posto, monterà la guardia e la sentinella continua.

Fu ammirato il Re di risposta sì semplice, bella tutt’insieme e spiritosa: carissimo canonico, gli disse, Le auguro che la Divina Provvidenza La accompagni sempre e dovunque; faccia tutto come il Signore la ispira.

A partire da questo episodio, Don Orione disse:

Che sta ora succedendo all’Istituto di Borgonovo, fondato da Padre Paolo?

Null’altro che il cambio di guardia: e la sentinella continua.

Quel Dio che, per le opere della sua bontà sulla terra suole scegliere deboli per confondere i forti… ha mandato me a continuare l’opera benefica del Padre Paolo, affinché si conosca che ogni bene è da Lui e non dalle creature.

E così silenziosamente, comincia all’Istituto de’ poveri fanciulli di Borgonovo V.T. la mia ora di guardia.

E comincia nel nome di Dio e con la più ampia benedizione di Sua Eccellenza Mgr. Ersilio Menzani, Vescovo di Piacenza, che ha tanto a cuore l’avvenire di questi cari figliuoli. E il buon Gaspare Rocca, che fu già il braccio destro del Fondatore, continuerà a dare tutta la sua mirabile attività, il suo cuore e la vita in aiuto e a conforto della nuova sentinella.

Vogliano tutte le autorità sì della Provincia che del Comune di Borgonovo, vogliano gli Amici e Benefattori dell’Opera e i lettori del “Giovane Italiano” continuare all’umile Istituto quella benevolenza onde gli furono sempre larghi”.[7]

I fanciulli dell’Istituto di Borgonovo divennero presto una presenza familiare e simpatica agli eventi di Congregazione. Al termine della festa e inaugurazione del Santuario della Madonna della Guardia di Tortona, nel 1931, dove aveva ben figurato la Banda di Borgonovo, Don Orione ebbe parole di ringraziamento: “Ringrazio il caro Signor Rocca, al quale voglio molto bene e lo ritengo come uno dei miei sacerdoti… Voi, o cari figlioli di Borgonovo, siete gli ultimi venuti a far parte della grande famiglia della Piccola Opera della Divina Provvidenza. Vi assicuro però che voi non siete i meno cari fra i più cari di tutti perché voi siete orfani e avete bisogno di crearvi una posizione. E spero che il Signore aiuterà me ed i miei fratelli perché possiamo procurare a voi un avvenire sicuro. Come sentiamo di doverci interessare di voi”.[8]

Alla guida dell’Istituto si succedettero validi direttori, Don Nicola Rebora e Don Romolo Camilloni, Don Antonio Pace.

Due fiori all’occhiello dell’istituzione, voluti già da Fra Paolo e proseguiti sotto la guida dei religiosi di Don Orione, furono la tipografia con la pubblicazione de Il Giovane Italiano,[9] e la banda musicale, che iniziò la sua attività il 15 ottobre 1895, sotto la guida del maestro Luigi Maffi. Tra i primi suonatori a farne parte era il piccolo Gaspare Rocca che poi ne assunse la guida come educatore dell’Istituto, insegnante di vita, di musica e di tipografia. Il maestro Rocca diresse la banda, suonando egli la cornetta, fino al 15 dicembre 1955.[10] Era uno spettacolo quella banda! Meravigliava tutti vedere quei ragazzi suonatori, tra cui uno piccolissimo, di cinque o sei anni, il più amato dagli spettatori, che suonava il triangolo.

Sulla sua predilezione per Borgonovo, Don Orione ritornò in una riunione con i suoi Confratelli, una specie di capitolo della Congregazione, nell’agosto 1932, dicendone chiaramente il motivo: “Borgonovo è una delle Case che meglio rispecchia lo spirito di origine della Congregazione in quanto alla povertà”.[11]

Don Orione fece una visita a Borgonovo ancora il 26 novembre 1938. Ne diede notizia “Il Giovane Italiano” del 3 dicembre successivo. “Inaspettato giunse sabato scorso al nostro Istituto, Don Orione per la promessa e desideratissima visita. Difficile è ridire la gioia e l’esultanza di tutti”. Dopo alla signora Maria Ligutti e all’Arciprete di Borgonovo, si intrattenne “con gli alunni che lo avevano accolto al suono della loro valorosa musica, impartì la benedizione eucaristica. A conclusione pronunciò un brillante e ispirato discorso in cui esaltò la Divina Provvidenza, dichiarandosi soddisfattissimo di trovarsi tra quelli che ne rappresentavano i figli più umili”.

Tra gli ascoltatori di quel discorso, in cappella, ci fu chi prese nota di quanto disse Don Orione, a cuore aperto.

Sono contento di trovarmi in mezzo a voi”, disse. Sembrava una frase di circostanza, eppure è la frase che poi dirà quando, prossimo a morire, esprimerà il desiderio di andare a passare gli ultimi giorni in quella casa. E spiegò.

“Sono contento di trovarmi in mezzo a voi tra i Figli della Divina Provvidenza… Quando vado al San Giorgio di Novi Ligure, non mi sento tra i Figli della Divina provvidenza. Quando vado al Dante di Tortona non mi sento tra i Figli della Divina Provvidenza. Quando vado al San Filippo Neri di Roma, che raccoglie più di mille giovani, non mi sento tra i Figli della Divina Provvidenza. Quando vado al Convitto San Romolo di San Remo non mi sento tra i Figli della Divina Provvidenza….

I Figli della Divina Provvidenza siete voi! Quei ragazzi, quei giovani là, hanno già una Provvidenza; c’è già chi pensa a loro. Noi non siamo per quelli!… Quelli non sono orfani, non sono poveri; hanno i genitori vivi, hanno case belle, hanno chi si preoccupa e prende premura di loro”.[12]

Ecco la ragione della predilezione di Don Orione: una casa povera, per ragazzi poveri, che vive di Provvidenza, secondo lo spirito della Congregazione.

In quella circostanza, annunciò l’inizio della nuova costruzione dell’Istituto nella prossima primavera.[13]

Conosciamo i successivi sviluppi dell’Istituto di Borgonovo: il completamento della costruzione dell’Istituto, l’avvio della formazione professionale di “Arti e i Mestieri”, con tipografia, legatoria, sartoria, calzoleria e banda musicale; l’ampliamento con i corsi per meccanici, tornitori, fino a divenire un Centro Tecnico Professionale completo nella nuova sede di Via Sarmato 14, nel 1971. La storia dell’Istituto è stata ricostruita in un libro, con amore e competenza, da Don Alessandro Filippi.[14]

L’istituzione di Borgonovo Valtidone continua oggi con il Centro Professionale, con la Banda, la Casa di accoglienza e altre attività. A dare continuità spirituale all’Istituto, dopo il ritiro della comunità dei religiosi nel 2004,[15] è l’Associazione degli Ex Allievi di Don Orione, fondata nel 1958, ed altri Amici che hanno fatto proprio lo spirito di Don Orione e l’amore per le persone più svantaggiate. Gli Ex Allievi, costituiti in Associazione il 19 gennaio 1958, prolungano l’eco del bene non solo con la stima e la gratitudine per gli anni qui trascorsi, ma anche con l’impegno personale e le attività condotte nel nome di San Luigi Orione.

            Il tempo e gli eventi girano le pagine della storia e ne aprono di sempre nuove. Ma quanto è bello e utile fare memoria e guardare avanti.

“Il futuro è una porta – scrisse Victor Hugo – ma il passato è la chiave”.

Il bene fatto nella storia ultracentenaria dell’Istituto di Borgonovo è nelle mani di Dio e continua nella vita di tante persone e di tante famiglie.

Chiunque si succeda nell’ “ora di guardia” in quest’opera di Borgonovo non dimentichi mai la predilezione di Don Orione per rinnovarne oggi le ragioni.

 

[1] Tratto da Flavio Peloso, Cronaca dell’addio, Roma, 2016, p.24-26.

[2] Nato a Borgonovo Valtidone il 22 marzo 1867, fu frate francescano e sacerdote; lasciò il convento per vivere e dedicarsi totalmente ai ragazzi poveri e abbandonati per i quali, confortato dal vescovo mons. Giovanbattista Scalabrini, nel 1894, costituì la Società della Gioventù Cattolica San Vittore. Nel 1895, fondò la Banda Musicale, nel 1899 la Tipografia e, nel 1901, iniziò la pubblicazione del giornale “Il Giovane Italiano”. Il 24 gennaio 1904 inaugura l’Istituto San Vittore, che trasloca a Borgonovo il 13 maggio 1906; qui si sviluppano varie attività: sartoria, officina elettro-meccanica, teatro. Morì il 7 aprile 1930.

[3] La corrispondenza è pubblicata in Enrico Gallarati, Sinfonia per Gaspare Rocca stella di bontà, Tipografia Don Orione, Borgonovo Valtidone (PC), p. 53-57.

[4] Lettera a Mons. Simon Pietro Grassi del 10 marzo 1931; Scritti 45, 292.

[5] Parola IV, 410.

[6] Lettera a Don Gaetano Piccinini del 20 aprile 1931; Scritti 26, 206.

[7] Articolo di Don Orione, stampato su “Il giovane Italiano”, Sabato 12 settembre 1931 - Anno XXXI -n.37; copia si trova in Archivio Don Orione, Toma, Relazioni R.15.I. Scritti 96, 167-170.

[8] Parola del 30 agosto 1931, IV, 457.

[9] Il primo numero porta la data del 15 giugno 1901 e continuò ininterrottamente fino ai nostri giorni.

[10] Giuseppe Zambarbieri, Il gran cuore del maestro Rocca per 60 anni a servizio degli orfani, “Don Orione”, novembre 1985, 27; Giovanni Castignoli, Gaspare Rocca, un laico educatore, “Don Orione Oggi, novembre 2011, 30-31.

[11] Riunioni 112.

[12] Parola IX, 467.

[13] La costruzione effettivamente iniziò nella primavera del 1939 sotto la saggia guida di Don Carlo Sterpi; “Il Giovane Italiano” del 10 maggio 1939. Della costruzione e inaugurazione della nuova ala dell’Istituto dà ampio resoconto “Il Giovane Italiano” del 3 gennaio 1942.

[14] La storia dell’Istituto è stata ricostruita in un libro, con amore e competenza, da Don Alessandro Filippi, Istituto San Vittore, Don Orione, Borgonovo Val Tidone (Pc). Breve storia delle sue attività, Litografica Orione, Borgonovo Val Tidone, 2005, p.464.

[15] Per la memoria storica giova ricordare la successione dei Direttori all’Istituto San Vittore: Don Filippo Ottavi (13 marzo 1931), Don Nicola Rebora (1932), Don Romolo Camilloni (1934), Don Antonio Pace (1937), Don Giovanni Andriollo (1945), Don Giovanni Campanini (1951), Don Carlo Matricardi (1961), Don Luigi Lorenzi (1969), Don Giovanni Bernini (1975), Don Antonio Ferrari (1978), Don Gianni Trudu (1981), Don Alessandro Filippi (1987), Don Ferdinando Dall’Ovo (1993), Don Ivaldo Borgognoni (1996), Don Pietro Forlini (1999), nel 2003 si ebbe la nomina di Don Raffaele Boi come pro-direttore e con il suo trasferimento, nel settembre 2004, si concluse la presenza della comunità dei religiosi orionini. Nell’Istituto di Borgonovo resterà ancora per qualche anno il solo Don Alessandro Filippi.

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Buonanotte del 14 novembre 2019