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Messaggi don Orione
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Nella foto: Don Orione scende dal monte Soratte, 7 settembre 1934.

Cenni storici della presenza di Don Orione, delle Piccole Suore Missionarie della Caritā e degli i Eremiti della Divina Provvidenza.

          DON ORIONE  A SANT’ORESTE DEL MONTE SORATTE

 

Don Flavio Peloso

 

 

 


 

Il 31 marzo 2019, a Sant’Oreste del Monte Soratte (Roma) è stato organizzato un Convegno su Monachesimo a Sant’Oreste. Un protagonista degli ultimi capitoli di questa storia è stato San Luigi Orione con le sue Suore, nel monastero di Santa Croce, e con i suoi Eremiti della Divina Provvidenza, al convento della Madonna delle Grazie. Sono stato invitato per offrire alcune notizie storiche.

 

SANT’ORESTE è un suggestivo borgo medioevale, a 50 chilometri da Roma. Sorge alle pendici del monte Soratte che si erge isolato sull’ampia valle del Tevere.

Questo paese fu caro a Don Orione come la piccola Cafarnao fu cara a Gesù. Molti discepoli e discepole lasciarono Sant’Oreste per seguirlo: don Angelo Bartoli, don Mario Sersanti, don Fausto Cappelli, altri religiosi e 9 suore. Qui, Don Orione ebbe accoglienze e collaborazione a dir poco calorose da parte della gente e dei parroci.

Il nome di Don Orione cominciò ad essere conosciuto a Sant’Oreste già nel 1907, quando entrò in Congregazione un ragazzo, Angelo Bartoli, che poi divenne sacerdote, “una delle colonne più valide e ferme della Piccola Opera”, come disse di lui il Fondatore. Il Parroco insistette perché Don Orione assumesse il convento e il santuario della Madonna delle Grazie sul Soratte. Tutto fu da Don Orione rinviato perché sopravvennero le emergenze dei terremoti di Messina (1908) e della Marsica (1915), poi la guerra mondiale.

Il 22 ottobre 1927, Don Orione diede la notizia: “In questi giorni abbiamo aperta una bella casa presso Roma, a Sant’Oreste al Soratte, per le nostre suore”. Il 15 ottobre infatti, le Piccole Suore Missionarie della Carità presero possesso dell’antico convento di Santa Croce. Per 60 anni, vi fecero un po’ di tutto: asilo per l’infanzia, catechismo, laboratori per le giovani, ambulatorio, accoglienza di persone bisognose, anziane, inferme; una preziosa opera di carità per Sant’Oreste e per il circondario. L’Istituto Bambino Gesù Istituto per orfane e orfani arrivò ad accogliere fino a 70 bambini.

 

 

 

La cima del monte Soratte fu, sin dai primi secoli cristiani, luogo di eremi e monasteri. Di alcuni sono rimasti solo ruderi. Nel convento di S. Maria delle Grazie, giunsero gli Eremiti della Divina Provvidenza, il 2 maggio 1931. “Quattro Eremiti hanno preso possesso del Monte Soratte – scrive a Don Montagna - e sono veri servi di Dio: frate Pio, frate Nonnoso, frate Igino e frate Silvestro”. Quel luogo suscitava un incanto particolare nello spirito di Don Orione: “Il Soratte? Lo penso di giorno e lo sogno di notte”.

Don Orione divenne sempre più di casa a Sant’Oreste. La gente ne aveva stima di santo, e faceva a gara per baciargli la mano e chiedergli la benedizione. Lui celebrava, entusiasmava con la sua parola e umiltà; passava per le case a benedire i malati. Restò famoso il fatto di un moribondo a causa della polmonite, guarito dopo la benedizione di Don Orione.

Si occupava anche del bene civile del paese. Nel 1930 intervenne presso il governo Mussolini per far riparare l’acquedotto di Monte Flavio che aveva subito un grave gusto lasciando l’intero paese senz’acqua per tanto tempo.

Poco prima di partire per l’America Latina, il 6 e 7 settembre 1934, Don Orione fu al monte Soratte per salutare gli Eremiti e i chierici studenti di teologia e filosofia là radunati per gli esercizi spirituali. In quell’occasione furono scattate varie foto di Don Orione sul dorso di un asinello. Ed egli vi scrisse: “Lui ed io… siamo due”.

 

 

Il convento del Soratte ebbe un buon sviluppo anche numerico di Eremiti. Tra di essi, ce ne fu uno eccezionale per storia e per santità: Frate Ave Maria. Cesare Pisano – questo il nome prima di diventare Eremita - rimase cieco a 12 anni per un colpo di fucile, creduto scarico, mentre giocava con un compagno. Dopo anni di desolazione, fu riportato alla speranza da Don Orione. Percorse con decisione la via della santità nell’eremo di Sant’Alberto di Butrio (Pavia) e, il 30 gennaio 1952, giunse all'eremo del Monte Soratte. “Di mia volontà non mi sarei mai mosso da Sant’Alberto – scrisse -, perché anche là c’è una scala che porta al Cielo; ma ora questa scala l’ho trovata anche sul Soratte”.

Il convento del Soratte ebbe un buon sviluppo anche numerico di Eremiti. Tra di essi, ce ne fu uno eccezionale per storia e per santità: Frate Ave Maria. Cesare Pisano – questo il nome prima di diventare Eremita - rimase cieco a 12 anni per un colpo di fucile, creduto scarico, mentre giocava con un compagno. Dopo anni di desolazione, fu riportato alla speranza da Don Orione. Percorse con decisione la via della santità nell’eremo di Sant’Alberto di Butrio (Pavia) e, il 30 gennaio 1952, giunse all'eremo del Monte Soratte. “Di mia volontà non mi sarei mai mosso da Sant’Alberto – scrisse -, perché anche là c’è una scala che porta al Cielo; ma ora questa scala l’ho trovata anche sul Soratte”.

 

 

Dopo la morte di Don Orione, il 12 marzo 1940, la presenza degli Orionini, eremiti, suore e alcuni sacerdoti continuò con il suo ritmo semplice e generoso. Negli anni ’70, iniziò in Italia il calo della fede del popolo e con essa la diminuzione di vocazioni, di suore e di sacerdoti. Questo portò al ritiro della comunità degli eremiti e del sacerdote che stava con loro il 22 febbraio 1972. Poi, anche le Piccole Suore Missionarie della Carità lasciarono Sant’Oreste tra il rimpianto di tutti. Era il 30 giugno 1988.

Nel Paese e in Congregazione ci fu la convinzione che si chiudeva una pagina di vita bella, generosa, feconda di bene, che ha segnato in profondità la storia di Sant’Oreste e della Famiglia Orionina.


Alcuni contatti sono rimasti. Ricordo che negli anni 1986-1988 anch’io divenni di casa a Sant’Oreste perché vi salivo per un ritiro mensile con i giovani, prima seguiti da Don Giuseppe Sorani.

Nell’ottobre 2015, fui a Sant’Oreste con tutta la comunità della Curia generale per un ritiro al convento della Madonna delle Grazie. Suscitò sorpresa quel piccolo corteo di preti che passava per le vie del borgo. Poi si sparse la voce: sono di Don Orione! Con sorpresa di tutti noi, molte persone presero ad avvicinarsi per salutare, per ricordare, per chiedere. Alla sera, si concludeva la giornata con i Vespri. Con nostra sorpresa, nel giro di pochi minuti vedemmo la chiesa quasi piena. Questo è Sant’Oreste.

Qualcosa di Don Orione è rimasto.

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