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Messaggi don Orione
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Nella foto: Villa Pedevilla a Tortona (AL).
Autore: Flavio Peloso

Paolo Pedevilla, donō a Don Orione la sua villa. Fu prima Piccolo Cottolengo, poi convento delle Sacramentine e ora Casa di accoglienza "Braccia e Cuore" per profughi.

LA MIRABILE STORIA DI VILLA PEDEVILLA

 

Paolo Pedevilla era un tortonese residente a Genova; entrò in amicizia con Don Orione perché cugino della signora Francesca Gallarati Zurletti (1838-1920) di Tortona che, nel 1905, diede le 20.000 lire determinanti per l’acquisto della Casa Oblatizia di Tortona, il Paterno. Paolo era un buon uomo, molto legato a Don Orione che gli usò amicizia e attenzioni.

Il signor Paolo Pedevilla fu a far visita a Don Orione a Sanremo, il 12 marzo 1940. Al mattino, poco dopo le 10, giunsero a Villa Santa Clotilde il canonico Arturo Perduca, Paolo Pedevilla ed il chierico argentino Ignacio Merino. A mezzogiorno pranzarono insieme. Conversazione piacevole. C’era anche don Umberto Terenzi.

Quel giorno, niente riposo per Don Orione perché restarono uniti fin verso le 16 in parlatorio. Al congedarsi, Don Orione divenne serio e rivolse queste parole: "Vi presento l'insigne nostro benefattore di Tortona, il più grande, quello che, come sapete, vuole in casa sua i Buoni Figli (come li chiamiamo noi) ed intende lasciare i suoi beni perché questa opera di bene c4ontinui. Presenti voi, lo assicuro che, appena a Tortona, il primo che andrò a visitare sarà lui”.[1]

Don Perduca, Don Bariani e Pedevilla si congedarono da Don Orione. Partirono e arrivarono a Tortona verso le 22.30 e diedero a Don Sterpi buone notizie sulla migliorata salute di Don Orione. Alle 22.45 di quella sera del 12 marzo 1940, Don Orione morì dicendo: “Vado... Gesù! Gesù!”.

Seguì il pellegrinaggio trionfale della Salma di Don Orione, con soste lungo la Riviera Ligure, da Sanremo a Genova: di lì ad Alessandria, Pavia, Milano; infine, a Montebello, Voghera, Pontecurone e Tortona. Il corteo delle auto entrò a Tortona all’imbrunire del 17 marzo, domenica delle Palme, passando per porta Voghera. Il primo edifico, preceduto da un breve vialetto, era quello del signor Paolo Pedevilla. Proprio qui, essendoci già una moltitudine di persone ad attendere alle porte della città, sostò il furgone; la salma fu prelevata e portata a braccia per tutta la via Emilia fino alla chiesa di San Michele.

“Il carro sostò proprio davanti al portone della villa del signor Pedevilla – ricordò Modesto Schiro -, quel benefattore al quale Don Orione, il 12 marzo, nel salutarlo aveva detto: “lo assicuro che, appena a Tortona, il primo che andrò a visitare sarà lui”. Pedevilla uscì dalla casa per salutare Don Orione. Fu così il primo tortonese a ricevere la visita di Don Orione, come questi gli aveva promesso. Pedevilla piangeva. Baciò la bara, si fece il segno della croce, pregò”.[2]

                Nel giugno 1940, dopo l’entrata in guerra dell’Italia, dovendo porre al sicuro dalle incursioni aeree gli ospiti del Piccolo Cottolengo Genovese, il signor Paolo Pedevilla mise a disposizione degli orfani e “buoni figli” più piccoli la sua villa di Tortona, fuori Porta Voghera. Passati i rischi maggiori, in autunno, i “buoni figli” avrebbero dovuto ritornare a Genova. A Tortona, ci si erano abituati così bene in mezzo al verde e vicini al buon signor Paolo tanto che, all’ora di partire, si misero a piangere. Il signor Pedevilla non resse alla scena. Prese in mano il telefono e chiamò il superiore, Don Carlo Sterpi.

  • “I bambini piangono. Non portateli a Genova. Possono rimanere qui”.
  • “E per l’inverno?”
  • “La casa è abbastanza riscaldata; loro staranno a Sud e a me basteranno alcune camere a Nord”.
  • “Il Signore vi benedica, signor Paolo. Resteranno”.[3]

Così nacque il Piccolo Cottolengo di Tortona con sede nella Villa Pedevilla. Qui vi rimase fino al 1970 quando, resosi libero l’edificio dell’Istituto Teologico, in Corso Don Orione 68, si trasferì nella nuova e più ampia sede, accanto al Santuario della Madonna della Guardia.

La Villa Pedevilla divenne allora la sede della numerosa comunità delle Suore Sacramentine Adoratrici non vedenti. Queste lasciarono Villa Pedevilla nel 2013 per passare a Villa Charitas, in corso Aemndola 10.

Nel 2015, si presentò la necessità e l’opportunità di dare accoglienza assistita a giovani profughi. Fu stipulato un accordo tra la Congregazione dei Figli della Divina Provvidenza e la Cooperativa Sociale Villa Ticinum le iniziò il nuovo capitolo della storia pdi carità di Villa Pedevilla con la Casa di accoglienza “Braccia e cuore”.

 


[1] Flavio Peloso, Don Orione. Cronaca dell’addio, MdO 145, 2015, p.49.

[2] Idem, p.83.

[3] Il Servo di Dio Don Carlo Sterpi.p 1874-1951, Ed. Piccola Opera della Divina Provvidenza, Roma,1961, p. 659-661

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