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Messaggi don Orione
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Nella foto: L'antico aeroporto di Santiago - Los Cerrillos, ove giunse Don Orione nel 1936.
Pubblicato in: Messaggi di Don Orione, n.112, 2003, p.53-74.

La visita di Don Orione nel gennaio 1936, l'apertura nel 1942, gli sviluppi successivi e l'attualità.

GLI INIZI DELLA CONGREGAZIONE IN CILE

Gustavo Adrián Valencia Aguilera*

 

 

           Nel 2002, la Piccola Opera della Divina Provvidenza ha celebrato i 60 anni di presenza in Cile. [1] I pionieri e fondatori  furono Padre Gino Carradori, colui che ha toccato il cuore generoso dei cileni e Padre Raúl Morlupi, cuoco e professore, lavandaio e ispettore, sempre in retroguardia, quasi una controfigura, ma fattivo e sicuro. Essi accolsero nell’Istituto de Los Cerrillos prima i ragazzi del Mapocho, quindi i figli del popolo e della classe operaia, per offrire loro una casa, una professione e, soprattutto, molto affetto.

            Più tardi, dopo che la Scuola Industriale consolidò il suo prestigio, il Padre Aureli, con coraggio e fiducia cieca nella Provvidenza, aprì le porte del primo Piccolo Cottolengo Cileno di don Orione – unica opera del genere in tutto il paese – per ammalati mentali gravi, irrecuperabili, generalmente relegati al rango di “rifiuti” dalla società, restituendo loro dignità come persone e trattandoli come vere immagini viventi del “Cristo Rotto”.

            Lo stendardo dell’“Instaurare omnia in Christo” proclama che solo la carità salverà il mondo.

 

PRIMI CONTATTI DI DON ORIONE CON IL CILE

            Già nel lontano 1921, Don Luigi Orione nominò per la prima volta il Cile scrivendo al colonnello Aristide Arzano di Tortona. Gli annunciava: “Di buon grado mi fermerò a Milano, ma non ora. Domattina dovrò essere a Genova, e poi proseguire per Roma e Calabria, e giù fino verso il Capo Passero di Sicilia. In aprile poi spero imbarcarmi con P. Semeria, e mi spingerò sino al Cile”.[2]

Tuttavia, i suoi primi veri contatti con il Cile cominciarono nel 1934, quando si trovava per la seconda volta in Argentina (1934-1937).

            A Buenos Aires don Orione si incontrò con il diplomatico cileno Matias Errazuriz Ortùzar e, attraverso i discorsi con questo grande uomo,  cominciò a familiarizzare con la realtà del Cile.

            Importanti furono i rapporti epistolari con colei che, di fatto, fu la prima persona cilena con cui Don Orione entrò in contatto, testimoniato da documenti. Si tratta di una religiosa “dell’Amore Misericordioso”; Suor Veronica (Berta de la Fuente Marchant). Questa gli scriveva da Santiago per fargli alcune richieste, con la certezza che la fama di santità di cui godeva il fondatore non erano solo frutto di chiasso esteriore e confidando che con il suo intervento si sarebbero risolti i problemi che gli stavano a cuore. Scriveva Suor Veronica:

Rev.mo Padre

Don Luigi Orione

B. Aires

Santiago del Cile, 9 novembre del 1934

            Venerato e rispettato Padre,

            prima di tutto le chiedo che perdoni la libertà che mi permetto con questa mia. Lo faccio a nome di un signore, padre di famiglia, molto triste. Non dubito che la carità del suo cuore farà qualcosa per lui.

Si tratta, don Orione, di una coppia di sposi molto rispettabile, con figli già grandi che, a causa di alcuni disaccordi e discordie, si stanno per separare. Ciò sarebbe uno scandalo per la società, giacché si tratta del segretario della Camera dei Deputati e una sofferenza per la famiglia.

            Lui è un signore corretto, cristiano e di buoni sentimenti. In questa situazione sta soffrendo l’indicibile perché ama sua moglie e i suoi figli, vorrebbe l’unione e la pace per la sua casa, ma, se non vado errata, credo che la colpa sia piuttosto della moglie.

            Siccome sa che Nostro Signore, per suo intermedio, si mostra misericordioso con le anime, mi chiede che Le scriva e Le chieda insistentemente di supplicare il Signore per la sua situazione. In modo che, se questa fosse la Divina Volontà, ristabilisca la pace nella sua casa o che lei l’aiuti, mediante un suo scritto, a capire come deve comportarsi in tale situazione. Se ricevesse due righe le sarebbe eternamente grato.

            C’è anche un’altra persona in grande difficoltà spirituale che desidera vivamente conoscere la volontà di Dio sul da fare e chiede preghiere per ottenere questa grazia”.

Suor Veronica era con-fondatrice di una congregazione cilena chiamata “Schiave dell’Amore Misericordioso”, fondate a Santiago nel 1926 dalla signora Adelaida Edwards de Salas e Berta de la Fuente Marchant, che prenderà il nome di Suor Veronica di Gesù Ostia.

Dal cardinale Juan Francisco Fresno Larrain ci viene invece raccontato l’incontro di Mons. Campillo con don Orione. “Ricordo con tenerezza l’anno 1934. Quando si celebrava a Buenos Aires il congresso Eucaristico Internazionale, mentre era ambasciatore del Cile il signor Matias Erràzuriz Ortúzar – che aveva ceduto la casa in Av.da Alvear perché l’arcivescovo di Santiago, mons. José Campillo, vi alloggiasse -, io ebbi l’onore di accompagnare, come segretario privato, il signor Arcivescovo  nel suo viaggio a Buenos Aires e di condividere con lui quei giorni indimenticabili. Il signor Matias aveva conosciuto don Orione ed era rimasto profondamente impressionato dalla santità di così umile sacerdote, per la straordinaria opera di bene da lui fondata, per il suo amore alla Chiesa e per il servizio ai poveri. Ricordo che, dopo un paio di giorni dall’arrivo dell’Arcivescovo in quella casa, il signor Matias gli parlò della possibilità di incontrare don Orione e lo mise in contatto con lui”.[3]

            Risulta anche da alcune testimonianze in Argentina che, durante il Congresso Eucaristico, don Orione si incontrò con mons. Carlos Casanueva Opazo, noto in Buenos Aires per la sua straordinaria intelligenza. In quei tempi mons. Casanueva era rettore dell’Università Cattolica del Cile.  Il signor Romolo Garona Garbia negli Atti del processo di beatificazione del beato Luigi Orione raccontò: “Trovandosi uno in presenza di Don Orione restava subito colpito dalla sua grande umiltà, che traspariva dalle parole e dal suo comportamento. Ricordo un episodio.- si trovò una volta presente a un corso di cultura cattolica con Mons. Casanueva, rettore dell'Università Cattolica del Cile. Tutti e due erano fatti bersaglio dei fotografi che desideravano ritrarre i due uomini, che godevano fama di santità. Tutti e due andavano a gara per sottrarsi all'obbiettivo”.[4]

 

LA VISITA DEL FONDATORE

            Non erano ancora passati due anni dall’arrivo di Don Orione in America Latina, e troviamo don Orione in Cile. Di un viaggio in Cile aveva già parlato varie volte. A Don Sterpi, già il 26 ottobre 1934, aveva scritto: “Andrò anche al Cile e al Perù, invitati a piantarvi case da quelli Arcivescovi di Santiago e di Lima. Ho accettato una vera missione al Mato Grosso (Brasile)”.[5]

La decisione sembrava già presa e si poneva il problema di come raggiungere il Cile. Don Orione ne scriveva a Don Sterpi, il 2 novembre 1934: “È ormai deciso il mio viaggio al Cile e in Perù, ma non è ancora fissato il mese, penso sarà in gennajo o febbrajo, ve lo farò sapere. Per ora scrivetemi sempre qui in Argentina - Non so se andrò per aeroplano in Cile, mi farò prima visitare da un buon medico, poiché si sale oltre i 5000 mtr. sopra le Cordigliere; diversamente andrò in ferrovia ma ci si mette 4 giorni, se il cuore resistesse, vado in aeroplano”.[6]

Poi il viaggio fu rimandato continuamente per altri impegni che lo trattenevano in Argentina. “Il Nunzio Apostolico mi ha, direi, proibito, di andare, per ora, al Cile, perché desidera venirci anche Lui, e che lo accompagni: ecco perché ancora sono qui. Avvertirò, quando vado”. E commentava: “Anche questa di dover tardare ad andare al Cile, non me la aspettavo, ma pazienza!”. [7]

Come Don Orione riferì in una lettera del 22 gennaio 1936, era stato invitato dalla benefattrice che gli regalava una casa a Santiago e una nella zona balneare di Quintero. “Vado ora al Cile, perché sta già ad aspettarmi a Mendoza la benefattrice che ci dona le due Case in Cile, una in Santiago (capitale), piccola, sarà come una residenza, l'altra grande, bellissima, con chiesa e sul mare, presso Valparaiso. Ritengo necessario che la Congregazione si estenda in America”.[8]

Il viaggio lo fece a bordo di un aereo bimotore dell’impresa Panagra che organizzava viaggi da Buenos Aires. Si imbarcò a Mendoza, insieme alla signorina Mercedes Saavedra e al Padre Román (Romaín) Heitman (sacerdote assunzionista), direttore spirituale della signorina argentina.

            Appena giunto spedì un telegramma a Tortona per rassicurare del buon esito del viaggio.  “Data 1 febbr. 1936.  Provenienza Santiago Chile. Destinatario Provvidenza – Tortona. Giunto benissimo Cile, sorvolando Andes cinquemila. Salesianos Santiago scrivo. Partendo telegraferò. Benedico. Orione”.[9]

            A Santiago, Don Orione fu alloggiato presso i sacerdoti salesiani del collegio «Gratitud Nacional» di Santiago. Di lì, scrisse la sua prima lettera. Raccontava delle sue attività nella capitale. Era giunto a Santiago verso le 16.30, i voli internazionali arrivavano all’aeroporto Los Cerrillos.

“Anime e anime!   

Santiago del Cile,  30 gennaio 1936

            Caro don Sterpi, la grazia di Gesù Cristo Nostro Signore e la sua pace sia sempre con noi! Sono arrivato a Santiago del Cile sorvolando con un aereo della Panagra la cordillera della Ande a circa 5000 metri di altezza. Il viaggio è durato poco più di un’ora e un quarto ed è andato benissimo: Deo gratias!

            Durante alcuni minuti ho respirato ossigeno più per precauzione che per vera necessità. L’aereo è passato fra il monumento al Cristo Redentore che si trova sulla cordillera ai confini tra Argentina e Cile e la vetta dei monti Aconcagua, la cima più alta della Ande, più di 7000 metri. La vista era meravigliosa.  Ho sorvolato anche il lago degli Incas, che è di un azzurro intenso impressionante.

            Chi avrebbe immaginato quando facevo discorsi sulla morte e affermavo che neppure gli Incas – tribù selvaggia che dal Perù si calava in Cile seminando terrore e morte – chi l’avrebbe detto che un giorno avrei volato sopra un lago delle Ande che porta il nome di quei barbari che adoravano ancora il sole mediante migliaia di superstizioni religiose, che non si rassegnavano a credere di essere un pugno di terra, ma credevano in un’altra vita, dopo questa, nella quale si farebbe giustizia di tante ingiustizie che si commettono sulla terra? Non volevano che le tombe dei loro morti venissero profanate.

            E quando da bambino piangevo leggendo il significativo racconto di De Amicis “Dagli Appennini alle Ande”, non avrei mai pensato che un giorno, non solo sarei stato a Mendoza, ai piedi delle Ande, ma, con l’aiuto divino, le avrei attraversate sorvolandole, confortato e sostenuto dalla carità di Gesù Cristo, per la gloria del Signore e la salvezza della anime? Ah! Caro don Sterpi, diamo grazie a Dio di tutto. Solo a Lui ogni onore e gloria!

            Mi aspettavano due sacerdoti salesiani, uno italiano, don Mangoni, di Alba e uno polacco, prefetto del collegio di don Bosco che mi hanno fatto un’accoglienza più che fraterna. Al mio arrivo il direttore non si trovava a Santiago. Giunse più tardi e, che casualità!, è uno dei fratelli Rabagliati (tre sacerdoti  salesiani) di Occimano. Eravamo insieme nell’Oratorio di Torino quando morì don Bosco. Era più giovane e più indietro di me negli studi, però lo ricordo bene. Questa notte abbiamo ricordato insieme quei tempi felici. Mi sembrava di essere ancora in Italia e che non fosse cambiato nulla da allora. Mi ha fatto dare la buona notte al personale del collegio. Inoltre, siccome domani 31 gennaio, è l’anniversario della morte di don Bosco, ho ringraziato per l’accoglienza ed ho ricordato la santa morte di don Bosco e di come ci eravamo sentiti noi quel giorno nell’Oratorio di Valdocco.

            Ma per questa sera, basta. Voglio finire con don Bosco e vado a dormire. Adesso, mi sento un po’ stanco. Deo gratias et Mariae! E che Dio vi benedica tutti”.[10]

Il mattino seguente l’arrivo fece sapere che “ho celebrato qui, nella chiesa dei cappuccini, la mia prima S. Messa al in Cile, all'Altare del Bambino di Praga”.

Del programma dei giorni seguenti veniamo a sapere dalle numerose lettere che fece partire dal Cile. In una del 31 gennaio pomeriggio leggiamo:

“Avremo in Santiago una bella Casa con Cappella, in posto posizione centrale, e su una delle principali vie. La ho visitata questa mattina e vi fui condotto dalla stessa donante, che venne qui appositamente dall'Argentina per consegnarmela farmene la consegna. Ora ci lavorano i muratori, e paga essa tutto.

            La Casa non è molto grande, ma molto adatta per far del bene, e già ammobiliata. Penso di mettervi le nostre suore, se così piacerà a questo Eccell.mo Arcivescovo. L'Arcivescovo come pure il Nunzio non sono, al momento, in Santiago, spero vederli a giorni.

            Posdomani sarò a Valparaiso, dove è la più grande numerosa Colonia Italiana del Cile, e dirò la S. Messa in un Istituto, che ci sarà dato colà in vicinanza di Valparaiso, e quello resterà per giovanetti, specialmente pei figli di emigrati italiani. Viva l'Italia! Oggi o domani farò visita all'Ambasciatore italiano di qui[11], so che desidera vedermi, ed io pure desidero vedere lui. E speriamo bene!”.[12]

Don Orione fece dunque visita a Quintero, presso Valparaiso, come informò Padre Zanocchi dal Collegio Salesiano «Gratitud Nacional» di Santiago ove era ospite, il 2 febbraio 1936: “A Valparaiso, andrò domani. Mercoledì sarò di ritorno a Santiago, e verrò ricevuto da Mg.r Arcivescovo, attualmente assente. Conto di partire dal Cile giovedì, sempre per via aerea; mi fermerò un giorno, o due al più, a Mendoza”.[13]

Da Valparaiso, scriveva il 4 febbraio 1936 “Ai cari sacerdoti e chierici di Montebello”, con parole ampie come gli orizzonti di quella città: “Vi mando, carissimi, un saluto e la santa benedizione dal Cile, e qui di fronte all’Oceano Pacifico. Il porto di Valparaiso è il più gran porto del Sud-America sul Pacifico: qui verranno a sbarcare parecchi di voi per la conquista del Regno di Dio. Preparatevi bene. Apriamo case in Cile. Pregate molto”.[14]

Tornato a Buenos Aires si incontrò con madre Teresa Ortúzar.[15] Questa voleva fondare una congregazione e andare in Italia per parlare con il Prefetto della Vita Religiosa perché le approvasse l’Istituto. Don Orione la presentò a un religioso della Piccola Opera raccomandandogli di fare tutto quello che avrebbe potuto per questa suora.

            In varie lettere successive alla visita in Cile, Don Orione parlò dei progetti di prossima apertura di opere e, in particolare, del Piccolo Cottolengo Cileno. Una lettera portava la data del 10 marzo del 1936 – ore 16 – indirizzata al Padre Pierino Migliore e diceva: “Apro a maggio, due case a Santiago del Cile (Cottolengo Cileno) e un’altra a cerca di Valparaiso per la formazione religiosa degli aspiranti nostri cileni e per la santificazione del clero cileno”.[16]

            Invece, passò quel maggio 1936[17] e anche quello del 1937 senza che la Piccola Opera mettesse su casa in Cile. Però, scrivendo alla benefattrice cilena Mercedes Saavedra Zelaya, nel novembre del 1937, Don Orione informava: “Grazie a Dio sto in buona salute. Sono stato in Udienza privata dal Santo Padre che ha benedetto con molta effusione d’animo tutto, e particolarmente il Piccolo Cottolengo argentino e quello cileno.”.[18]

            Più tardi, Don Orione, quando già si trovava a Tortona, al Paterno – la casa di formazione dei futuri religiosi della Congregazione -, ricevette la visita di colui che probabilmente è stata l’ultima persona cilena ad avvicinare Don Orione: l’ambasciatore Carlos Aldunate Errazuriz. Don Orione ne parlò in una Buona notte” del 1 febbraio 1939, nella chiesa S. Michele.

“Oggi avete sentito parlare spagnolo; avete sentito come è chiaro… L’Ambasciatore del Cile è venuto a chiedere personale per il Cile, colpito in questi giorni da un terremoto. Là ci sono le Ande che in alcune parti sono ricche di vulcani e sono soggette a terremoti. Dai giornali si sa che ci sono 20 o 30 mila vittime; però non si sa di preciso, dato che le comunicazioni sono rotte. E’ venuto a chieder del personale per le opere cilene. L’Arcivescovo mi ha scritto e mi ha mandato una distintissima Signorina, Presidente dell’Azione Cattolica Femminile dell’Argentina. Partirà il 3 marzo. E’ venuta a Genova per vedere il Piccolo Cottolengo, perché essa è nostra benefattrice; poi è andata a Milano a studiare l’organizzazione dell’Azione Cattolica Italiana Femminile. Milano è il centro dell’Azione Cattolica Italiana e vi ha sede all’Università Cattolica. Anch’io fui a vederla e mi è parsa ben organizzata.

L’Ambasciatore è venuto ad affrettare la spedizione del personale per il Cile. Ieri, 51° anniversario della morte di Don Bosco, ricordavo come qualche giorno prima di morire egli abbia ricevuto il telegramma che i Salesiani erano entrati nel Cile. Fu l’ultima notizia che ricevette, tanto desiderata! Quando fui nel Cile, andai a visitare i Salesiani; anzi fui ricevuto in quella Casa che fu la prima e la più grande aperta dai Salesiani nel Cile.

Presto partiranno tre chierici venuti dall’America. Spero che entro il mese saranno sacerdoti. Desidererei che, insieme con questi tre chierici, partano anche alcuni altri chierici e sacerdoti e alcune suore, se la superiora non farà difficoltà, perché dice sempre che non ha suore.

Ho condotto quell’Ambasciatore alla nostra prima casa, a San Bernardino, dove ora sono le suore. Siamo andati in refettorio e là c’erano una cinquantina di suore: un bel gruppo, anche se c’erano tra esse le suore polacche, di cui non si può disporre perché stanno facendo il noviziato e poi ritorneranno in Polonia dove in questi giorni si sono dilatate le tende della carità.

Preghiamo il Signore che dilati il nostro cuore e poi le tende della carità. Se mai ci fosse qualcuno tra voi che desiderasse andare in missione faccia domanda”.[19]

            Il 3 febbraio successivo, Don Orione informava:

“Ultimamente il Nunzio Apostolico chiedeva si mandassero molti sacerdoti e chierici. In Cile, durante il terremoto, sono periti molti sacerdoti e chierici cileni, e, se l’Ambasciatore volle venire qui, è per chiedere aiuto. E non vi ho letto una lettera che mi ha scritto l’Arcivescovo di Santiago che è il Primate del Cile. Mi manda a dire che là ci sono pronte le Case e non ci sono sacerdoti e là c’è già il terreno con tanti mila pesos cileni. Il pesos cileno vale tre o quattro volte la lira italiana[20]

            E’ da ricordare che Carlos Aldunate Errázuriz fu deputato, senatore, ministro degli esteri, cavaliere onorario del Sovrano Ordine di Malta. Senza dubbio don Orione, durante quella visita, pensò di nuovo all’opera da aprire in Cile la cui realizzazione era stata momentaneamente sospesa.

            Don Orione morì il 12 marzo 1940, senza avere potuto realizzare quel sogno e quella promessa.

 

LA PRIMA TENDA DELLA PICCOLA OPERA IN CILE

            Il successore di Don Orione alla guida della Piccola Opera della Divina Provvidenza, Don Carlo Sterpi, sapeva bene del progetto di Don Orione e diede mandato a Padre Giuseppe Zanocchi di realizzarlo. Padre Zanocchi era partito dall’Italia per l’Argentina, mandato da don Orione stesso già dall’11 febbraio del 1922. Ora, era superiore provinciale di tutta la Congregazione presente in America. E’ a lui che Don Sterpi si diresse perché studiasse la possibilità di aprire una casa della Piccola Opera in Cile. Ma intanto erano già trascorsi sei anni, era cambiato l’ambiente e le circostanze erano poco propizie per qualsiasi attività della Congregazione. Si rese conto che le offerte fatte a don Orione erano cadute nel nulla.

            Don Sterpi, pur informato della situazione poco incoraggiante, il 7 marzo del 1941 scriveva di nuovo a Padre Zanocchi: “Bisogna andare in Cile a tutti i costi, è un desiderio, più ancora, una volontà di don Orione. Me ne ha parlato tante volte, l’ha pubblicato e quindi dobbiamo eseguire i suoi desideri. La Vergine ci aiuterà, fate di tutto e aprite quelle case”.

            Di fronte a questa motivazione il Padre Zanocchi non contraddisse. Si limitò semplicemente a pensare come organizzarsi per assecondare il buon superiore. A tal fine organizzò una visita del Padre Dutto in Cile. Ma, per diverse ragioni, questo viaggio, pensato nel mese di maggio, veniva rimandato nel tempo senza poter essere realizzato. Le lettere che abbiamo evidenziano che questo viaggio era quasi pronto in tre opportunità. L’ultima del mese di novembre dice che Padre Dutto avrebbe dovuto postergarlo perché la signorina Mercedes Saavedra, che aveva espresso il desiderio di andare con lui in Cile, non poteva più viaggiare. Così, venne disposto che il Padre Dutto andasse da solo e sarebbe partito finalmente l’8 gennaio del 1942.

            La visita prevedeva un incontro con l’autorità ecclesiastica e con i benefattori che si erano dimostrati così favorevoli e generosi con don Orione nel 1936. Si era a conoscenza della rinuncia di mons. Campillo, uno dei più entusiasti per la presenza della Congregazione in Cile. Egli rinunciò al governo dell’archidiocesi durante la visita ad limina nel giugno del 1939 con il vicario generale mons. Francisco Fresno Ingunza.

            La storia della Chiesa in Cile, del Padre Fidel Araneda, fra le ultime opere realizzate dal Vescovo Campillo indica: “E per ultimo lasciò iniziata un’opera per gli abbandonati e si occupò perché sorgesse nell’Archidiocesi una fondazione simile a quella di Torino nominata Cottolengo”.

            Per il Padre Zanocchi l’ubbidienza era sacra. Si interessò della donazione fatta dalla signora argentina e venne a sapere che le due case offerte dalla signorina Mercedes Saavedra erano rimaste a disposizione dei figli di don Orione. Ci si cominciava a chiedere quale finalità dovessero avere quelle due case. Don Sterpi aveva detto la Vergine aiuterà e questo era davvero un aiuto molto importante. Dopo essersi raccomandato alla Madonna, come si faceva spesso quando si dovevano prendere delle decisioni importanti, dopo aver consultato il Consiglio della provincia religiosa sui confratelli da inviare e fiducioso nella Divina Provvidenza, decise di partire con due giovani religiosi: il Padre Gino Carradori, giunto a Buenos Aires il 3 maggio del 1940 e il Padre Raúl Morlupi, argentino di Marcos Paz.  Era partito dall’Italia con i suoi genitori ed era tornato a Buenos Aires il 26 aprile del 1937. A loro due venne affidato il grande compito di essere i fondatori delle case del Cile.

            Il 23 febbraio del 1942 il Padre Zanocchi scriveva al direttore generale don Sterpi: “L’8 di questo mese il Padre Dutto è andato in Cile ed è tornato dopo una settimana. Lui le avrà certamente scritto. Adesso stiamo preparando il personale da inviare per l’Opera cilena. Pensiamo di mandare il Padre Gino Carradori il Padre Raùl Morlupi con un fratello coadiutore”.

 

SORVOLANDO LA CORDIGLIERA

            Il 10 maggio del 1942 il Padre Zanocchi, il Padre Carradori e il Padre Morlupi partivano da Buenos Aires per il Cile, via Mendoza. Il viaggio era lungo e scomodo. Dopo una notte di treno, si arrivava a Mendoza la mattina per proseguire verso la Cordigliera. La prima fermata era in località  Punta de Vacas a 3.300 m. sul livello del mare. La velocità del treno, sia in salita che in discesa, era di circa 20 km l’ora. Si arrivava alla stazione Mapocho verso mezzanotte. Ma in quegli anni la linea ferroviaria del transandino dal lato argentino era interrotta per alluvione. Per cui si doveva arrivare a Punta de Vacas in automobile sfidando pericoli e fatica.

            I sacerdoti non conoscevano il paese. Arrivarono alla stazione Mapocho senza avere la minima idea di dove si trovasse la casa dove andare. Al mattino cercarono la casa donata dalla signora argentina.

            Una volta arrivato in Cile il Padre Zanocchi si affrettò a dare notizie al superiore generale:

Santiago del Cile, 14 maggio 1942

            “Rev.mo e venerato Padre, siamo in Cile!

Padre Carradori, Padre Morlupi ed io. Siamo partiti domenica 10 maggio di pomeriggio da Buenos Aires. Il viaggio un po’ in pullman e un po’ in treno, è stato complessivamente tranquillo. Valicando le Ande, siamo giunti nella capitale cilena il 12 maggio a mezzanotte. Oggi, festa dell’Ascensione celebriamo la prima santa messa nella nostra piccola cappella e abbiamo con noi Nostro Signore Gesù Cristo. Ieri siamo andati dall’Arcivescovo mons. José Rodriguez Caro che ci ha dato la sua benedizione e le facoltà ministeriali. Siamo passati anche alla Nunziatura. Il Nunzio è morto da poco tempo. Il futuro Nunzio sarà mons. Silvani.

            Domani andremo a Quintero, diocesi di Valparaìso, per vedere cosa si potrà fare di quella casa. Tornando a Buenos Aires mi fermerò un paio di giorni a Mendoza dove ci offrono altre due case.

            Non sono ancora in grado di dirle con quali mezzi e possibilità possiamo contare per la nostra opera in Cile. Oggi come oggi non abbiamo nulla. Viviamo con una donazione per il Cile ottenuta a Buenos Aires. Se il Signore vuole l’opera, nonostante le difficoltà e, direi, le impossibilità umane, ci invierà di sicuro anche i mezzi. Preghi e faccia pregare per noi. E’ Lui che deve fare, se quello è il suo volere. Il Direttore certamente lavorerà per noi dal Paradiso!

            Nella casa siamo entrati il 12 maggio del 1942 e oggi vi celebriamo la messa per la prima volta. Da oggi, 14 maggio, abbiamo il Signore con noi…

            Il nostro indirizzo è – Pequeño Cottolengo Cileno

                                                  Av.da Recoleta, 768 SANTIAGO DE CHILE

 

            Trovandosi in Cile il Padre Provinciale, e tenuto conto dell’obbligo che si facevano di informare settimanalmente dell’andamento delle attività nei vari posti, anche il Padre Giuseppe Dutto mandava notizie al superiore generale don Sterpi.

            28 maggio 1942

            “Scrivo io perché il P. Zanocchi, il 10 maggio, è partito per il Cile con P. Carradori e P. Morlupi, i due confratelli destinati a fondare quelle case che, se Dio vuole, una sarà il Piccolo Cottolengo…Il P. Zanocchi e il P. Carradori ci hanno già scritto. Hanno fatto un buon viaggio e si sono installati nella casetta accettata da don Orione stesso quando era andato in Cile in aereo. Loro sono andati in treno passando 36 ore in  viaggio attraverso la Cordigliera delle Ande a 3.200 m.

            Io vi ero stato a febbraio per prendere contatto con i vescovi di Santiago e di Valparaìso. La Provvidenza ci ha dato due umili casette che saranno la base del Piccolo Cottolengo. Al rev. Don Orione avevano offerto terreni abbondanti e soldi, ma sono passati ormai 5 anni e quel terreno è stato destinato agli orfani del terremoto. Non manca, comunque, la buona volontà nella gente che, con la grazia di Dio,  si concretizzerà presto in qualche donazione.

            Deus providebit – Dio provvederà – E’ la mia impressione e quella dei pp Zanocchi e Carradori espressa nei loro scritti.

Uno dei primi confratelli presenti in Cile, il Padre Carradori, ci racconta come passarono le prime ore in Cile.

            “Siamo arrivati alla stazione Mapocho intorno all’una di notte, il 12 maggio del 1942, il P. Morlupi, io che scrivo e il P. Provinciale all’epoca, rev. P. Zanocchi, di santa memoria. Non senza alcune difficoltà trovammo un taxi e ci siamo diretti verso la casa in Av.da Recoleta, dove, secondo quel ci avevano detto, qualcuno ci stava aspettando. Non sapevamo il numero della casa, ma sapevamo che si trovava di fronte alla Recoleta Domenica.

            La luce nella strada era scarsa. Passavano tre ragazzetti, che forse tornavano dal cinema. Chiedemmo se conoscevano la casetta che cercavamo. Dopo un attimo ci chiesero “La casa indicata col nome “Charitas?” Sì, proprio quella. Vi andammo. Era una casetta abbastanza vecchia, a due piani e dall’aspetto decente. La porta era chiusa e fu inutile suonare più volte e a lungo. Non c’era nessuno e nessuno poteva aprire. Dagli stessi ragazzi abbiamo saputo che era chiusa da molti anni. Quindi ritornammo alla piazza della stazione Mapocho. Chiedemmo alloggio nell’Hotel Bristol, ma era tutto esaurito. Abbiamo avuto più fortuna in una modesta pensione del centro città chiamata Hotel Español.

            Nella casa della Recoleta abbiamo dovuto lavorare durante parecchi giorni per sgombrare il pavimento, le pareti, i mobili ecc. dalla cappa di polvere quasi pietrificata che vi si era depositata. Il nostro capitale monetario ammontava a 9.000 pesos donati dalla signora Josefina de Menendez Brown. Ne spendemmo duemila per stampare dei fogli pubblicitari. Demmo i settemila restanti a un povero uomo che si era presentato quella sera perché si trovava in situazioni difficili. Ci era stato mandato dalla Curia Ecclesiastica della capitale. Lo ricevemmo come un inviato della Provvidenza e gli consegniamo il nostro capitale…Beh, trattandosi di un’opera come il Piccolo Cottolengo deve cominciare proprio così, dalla Divina Provvidenza, cioè dal nulla”.

Cosa succedeva in Cile in quel periodo?

A livello politico. Dal due aprile era presidente della repubblica Juan Antonio Rios di estrazione radicale. L’amministrazione Rios contava sull’ampio appoggio del Congresso poiché, tra i suoi ministri, includeva rappresentanti di altri partiti politici, eccezion fatta per il partito comunista che non volle partecipare al governo, anche se offriva il suo appoggio esterno.

A livello ecclesiastico. L’anno 1939 mons. José Horacio Campillo rinunciò come arcivescovo di Santiago.

 

DON ZANOCCHI RITORNA IN ARGENTINA

            Prima di partire per Buenos Aires, il Padre Zanocchi volle lasciare tutto organizzato e scrisse all’Arcivescovo di Santiago facendo presente le sue difficoltà.

 

Santiago, 22 maggio 1942

Ec.mo e Rev.mo Sig.

José M. Caro R..

Arcivescovo di Santiago

Presente

                                    Ill.mo e Rev.mo Sig. Arcivescovo,

            trovandomi nella necessità di dover tornare in Argentina entro breve tempo, con il desiderio di lasciare in una situazione ben chiara i religiosi della Congregazione che rimarranno in questa capitale, mi permetto di sottomettere all’attenzione e considerazione di sua Eccellenza Rev.ma quanto segue.

            Mi risulta che il ricordato nostro Padre Fondatore don Luigi Orione, aveva accettato da codesta Curia, tramite l’Ecc.mo Signor Arcivescovo, in quel tempo mons. Horacio Campillo, l’offerta di circa 4 ettari di terra, con dentro una cappella e un vecchio edificio, sito in Via Pedro de Valdìvia, per fondarvi il Piccolo Cottolengo Cileno.

            Cause completamente estranee alla di lui volontà e, ultimamente, la sua malattia, la sua morte e la guerra hanno ritardato fino ad oggi la realizzazione di quel suo desiderio.

            Certo che S. E. Rev.ma voglia onorare senza alcun dubbio quanto stabilito dal Suo illustre predecessore e per espressa volontà di don Carlo Sterpi, attuale direttore generale della nostra Congregazione, ho accompagnato a Santiago questi religiosi per farsi carico dell’opera sita nella Via Valdivia e comincino il Piccolo Cottolengo Cileno.

            Sapendo che V. E. Rev.ma è perfettamente al corrente di questa situazione, ho aspettato fino adesso per parlarne direttamente. E avrei aspettato anche di più se, come dicevo, non mi vedessi nell’obbligazione di lasciare questi religiosi giuridicamente in regola.

            La Congregazione, poco tempo che V. E. si è fatta carico di codesta Ill.ma Archidiocesi, chiese il Vostro beneplacito e ne invocò la benedizione per l’opera nascente che fu concessa in modo ampio e incoraggiante. Ciò ci fece comprendere che V. E. Rev.ma confermava benignamente la situazione esistente. D’altra parte, inoltre, non ho mai ricevuto comunicazione alcuna che indicasse  un cambio di volontà al riguardo.

            Pertanto, siamo qui, o Padre e Signore nostro, completamente nelle Vostre mani. Don Orione ci ha insegnato a considerarci come stracci nelle mani del Santo Padre e degli Ecc.mi Sigg. Vescovi. Noi non siamo gran cosa, ma ci anima l’ardente desiderio di servire N. Signore nei più infelici e abbandonati dei nostri fratelli.

            Implorando da Dio ogni bene per V. E. Rev.ma implora la sua benedizione episcopale

                                                                                   Padre José Zanocchi

 

            Dopo aver organizzato i religiosi nella maniera dovuta nella casa della Recoleta, ed aver tenuto alcuni incontri con rappresentanti dell’alta società cilena Padre Zanocchi dovette partire. In Argentina lo aspettava moltissimo lavoro. Passando per Mendoza doveva parlare col Padre Valentín Sonetti delle donazioni offerte a don Orione, delle quali, come di quelle del Cile, non si sapeva più niente. Appena giunto a Buenos Aires scriveva a don Sterpi.

14 giugno 1942

            “Dopo  essere rimasto quasi un mese in Cile, sono tornato a Buenos Aires. A causa della molta neve caduta nella Cordigliera e per l’intenso freddo che ghiacciava l’acqua del radiatore dell’auto, il viaggio e la partenza sono stati un po’ pericolosi.

            L’ultima visita fatta all’arcivescovo è stata un po’ più gradevole. Ha promesso di darci quel terreno di 4 ettari  con la casa e la cappella che ci aveva destinato il suo antecessore mons. Campillo. L’unica difficoltà che si presenta è che in questo momento è stata concessa a una  comunità religiosa per accogliervi un centinaio di orfani dell’ultimo terremoto cileno.

            Perciò, prima di stabilirvi il Cottolengo dobbiamo farci carico di questi orfani. Bisognerebbe dunque mandare quanto prima le suore. Il posto è molto indicato. E’ nella Capitale. L’altra si trova in un bel posto, ma di poca importanza. Potrebbe essere una dipendenza del Cottolengo di Santiago. Potrebbe anche essere indicato per il postulantato…”.

            Il Padre Zanocchi partiva dopo un mese. Dopo aver preso contatto con l’Arcivescovo di Santiago, mons. José Maria Caro, lasciò nelle mani della Divina Provvidenza questi giovani sacerdoti. Il Padre Carradori allora aveva trenta anni e il Padre Raúl 32. Nonostante tutto, i primi contatti risultarono scoraggianti. A quanto pare, il nome di Piccolo Cottolengo, che suscitava tanto interesse nella società bonaerense, a Santiago, dove non mancavano di certo i poveri e gli abbandonati, era un nome senza significato. Ciò nonostante i sacerdoti cominciarono a lavorare con i ragazzi che abitavano sotto il ponte del fiume Mapocho. Le attività erano tante. Dovevano farsi conoscere, stringere rapporti con la gerarchia e far nascere il Piccolo Cottolengo. Il compito era durissimo e le forze, dopo alcuni giorni, cominciavano a venir meno. Il Padre Carradori scrisse una lettera che rivelava molto chiaramente la situazione.

Santiago, 29 luglio 1942

            “Scrivo da Santiago del Cile. Con me c’è il caro Padre Raùl Morlupi. Siamo partiti da Buenos Aires con molte nostalgie il 10 maggio. Confesso che la lontananza mi costa moltissimo. Offro tutti i giorni a Dio questo sacrificio nella Santa Messa. Sono certo che la protezione di don Orione si farà sentire particolarmente viva ed efficace in questo tempo di calamità.

            Sembra ieri quando salpammo dal porto di Genova.  L’America appariva agli occhi di giovani missionari come noi, meta di sogni e di conquista. Lo è stato veramente ma, a costo di innumerevoli sacrifici e rinunce. Ora sono a Santiago del Cile: l’avamposto più lontano dal…nido. Abbiamo una casetta ai piedi dell’Immacolata di San Cristobal che piaceva tanto a don Orione.

            Quando, dove e come sorgerà il Cottolengo? Non lo sappiamo con esattezza. Guardando le cose dai tetti in giù, non c’è motivo per essere ottimisti. Di fatto, ancora non c’è niente. Quando don Orione venne in Cile, sei anni fa, ebbe ottime offerte specialmente da parte dell’allora mons. Horacio Campillo. Il ritardo ha fatto perdere tutto. In Curia non esistono documenti…La città è molto povera. Il governo è di tendenza popolare…Noi siamo preti e per di più…Italiani! Ecco perché la nostra missione qui non risulta così facile…

            Il nostro lavoro, per il momento, è paralizzato. Oggi ho potuto visitare il Valdivieso. La casa si trova in pessime condizioni. Il terreno che lo circonda è molto promettente. Domani parlerò col Nunzio per insinuare la possibilità di ottenere dal governo circa 10 ettari vicino alla proprietà.

            Ci conforta pensare che il nostro Padre Fondatore, con la sua presenza, deve aver comunicato a questa terra cilena, qualcosa della fecondità benefica di cui abbonda il suo cuore. Spunterà il giorno, indicato dalla Divina Provvidenza, in cui il nostro stendardo, simbolo di grandiosa conquista della carità,sventolerà anche in questo cielo. Spesso la mia vita è una dura lotta. Non mancano raggi di luce fulgidissima ma si alternano a momenti di scoraggiamento, quasi di abbandono. La mia salute invece di migliorare peggiora. Il lavoro richiede uno sforzo continuo e non riesco a svilupparlo come vorrei.

Prego molto don Orione perché mi aiuti.

                                                                       Padre  Gino Carradori

 

LA PICCOLA OPERA SI SVILUPPA IN CILE

            I giovani religiosi lavorarono duramente e il loro entusiasmo li convinse a relazionarsi con la società cilena con la speranza di poter organizzare il Piccolo Cottolengo. Per questo, verso la fine di quell’anno 1942, avevano riunito alcune persone perché li aiutassero a far diventare realtà il sogno del Fondatore. I frutti cominciarono a vedersi nel mese di dicembre.

Santiago del Cile, 22 dicembre 1942  

            Oggi si è fatta la prima riunione degli amici di don Orione e delle Dame della Divina Provvidenza. L’Ecc.mo  Nunzio Apostolico ha celebrato la messa alle 8.30 e vi hanno partecipate le persone suddette.

Alla fine della messa Sua Eccellenza ha parlato della Grande Opera di don Orione che egli conosceva personalmente per l’intimità che ebbe durante molti anni con lui. Ha elogiato l’immensa carità che si praticava tra i più bisognosi. Insinuò la sicurezza che come il grano di senape del Vangelo, questa Opera della Divina Provvidenza crescerà fino a dare i migliori frutti nel paese.. Don Orione fu un grande santo, ha fatto molti…miracoli da vivo e, a maggior ragione,  continuerà a farli attualmente.

            I presenti manifestarono un vivo desiderio di collaborare con tutti i mezzi a loro portata per la realizzazione dell’Opera.

Firmano: Maurilio Silvani, Arcivescovo titolare di Lepanto e Nunzio apostolico; Padre Gino Carradori; Elisa Errázuriz; Amelia E. de Huidobro; Adriana Lyon de Aldunate; Cornelia E. de Errázuriz; Elvira V. de Lodola; Teresa Ibáñez de Baeza; Amanda de Moreno; A. Huidobro G.; Cesar Carvajal; Jorge Aguil.óò; Alberto Sanchez.

            Le speranze erano aumentate, ma la realtà rimaneva la stessa.  Nessuna opera andava avanti. I due religiosi continuavano ad abitare nella modesta casa dell’Av.da Recoleta. Le domeniche, uno di loro andava a Quintero per celebrare la messa nella bella cappella, annessa alla casa, che, per il momento, non sembrava opportuno attivare. Si aspirava a stabilire la Congregazione nella cappella! E poiché è la Provvidenza che si incarica di tutto, le religiose che aspettavano l’Istituto Carmen Arriarán dovettero lasciare la casa. Fu quello il momento in cui, ricordando le parole di Padre Zanocchi, e la promessa del suo antecessore, mons. José Maria Caro, l’arcivescovo consegnò l’Opera ai religiosi che si dovevano far carico dei piccioncini (ragazzi) della riva del fiume il cui numero era enorme. Anche nell’altro fronte la Provvidenza agiva.

            Il signor Patricio Ossa Vicuña aveva lasciato un testamento con i soldi per creare un’opera che si occupasse dei ragazzi abbandonati offrendo loro educazione. Con quei soldi, nel 1943, si comprò il casermone ubicato vicino allo stradone che portava al paese di Melipilla e alla costa. A Natale del 1943 il Padre Carradori celebrava la messa per gli abitanti del posto e dava la prima Comunione alla figlia dello spagnolo padrone del panificio Alto Cerrillo.

            Ricordando i primi duri momenti ci sembra opportuno conoscere l’impressione di uno dei primi due religiosi. Padre Raúl Morlupi ricordava:

“Nella casa della Fondazione Patricio Ossa Vicuña iniziammo la nostra attività a favore dei ragazzi più poveri e abbandonati della città. C’era povertà assoluta. Non c’era acqua potabile né cunette di scolo. Facevamo di tutto: scuola, da mangiare, lavori agricoli. La nostra prima battaglia la facemmo contro le erbacce che dominavano dappertutto in forma assoluta. La gente della zona, che fino a quel momento non aveva né visto, né pensato un prete che lavorasse manualmente, vedendoci con le nostre sottane sporche lavorare come…manovali, cominciò a stimarci e prenderci in simpatia”.

Padre Gino Carradori continua con un racconto avventuroso.

            “Il vecchio edificio aveva bisogno di essere restaurato con urgenza. Non c’erano letti, non c’era cucina, né mobili, né…da mangiare! In quei giorni si avvicinò il Padre Alberto Hurtado, di venerata memoria e ci esortò vivamente ad andare avanti con le iniziative di carità che erano state richieste e di cui Cile aveva molto bisogno. Questo gesto ci fu di grande incoraggiamento.

            Un po’ alla  volta vennero i  benefattori, le donazioni significative e l’obolo della…vedova. Ci fu chi donò tavoli per il refettorio, piatti, cucchiai, ecc…In un’asta pubblica si comprò una cucina. Dalla cappella dell’ospedale che si stava demolendo, vennero arredi per la cappella del nuovo istituto. I lettini furono acquistati presso le suore Francescane Missionarie di Maria che avevano rinnovato i dormitori della loro casa”.

 

IL CONTRATTO

            Nel 1943, si conclusero gli incontri con l’arcivescovado di Santiago. Mons. Salinas, a nome della Curia diede forza alle conversazioni preliminari firmando il contratto di cui diamo il contenuto. Era il primo contratto stipulato dalla Congregazione Piccola Opera della Divina Provvidenza (Pequeño Cottolengo Cileno) nel nostro paese. Inoltre era l’inizio di una collaborazione della nostra Opera con la Chiesa cilena.

            Arcivescovado di Santiago - Casella 30 - D

            Tra l’Arcivescovado di Santiago, rappresentato in questo atto da l’ Eccellentissimo signor Vescovo Ausiliare e Vicario Generale dell’Archidiocesi di Santiago, mons. Augusto o Fuenzalida e dal rev. Padre Gino Carradori, rappresentante della Congregazione del Piccolo Cottolengo Cileno si è arrivati a stipulare il seguente Contratto:

PRIMO. La Congregazione del Piccolo Cottolengo Cileno si fa carico della direzione e della manutenzione dell’Asilo Carmen Arriarán e si impegna a adempiere le finalità di detta Fondazione nei termini indicati dalla  sua Fondatrice signora Carmen Arriarán.

SECONDO. L’Arcivescovado di Santiago cede al Piccolo Cottolengo, per il quale accetta il  Rev. P. Carradori, l’usufrutto della proprietà in cui attualmente funziona, sita nel prolungamento della Av.da Pedro de Valdivia del comune di Ňuñoa di questa città e che l’Arcivescovado di Santiago comprò per detta Fondazione dalla signora Rosario Matte de Edwards come risulta dalla scrittura stipulata in Santiago davanti al Notaio Javier Echeverrìa Vial il 25 novembre 1937, che è inscritta a fojas del Conservador de Bienes Raices de Santiago i cui confini sono indicati nella rispettiva scrittura.

TERZO. L’Arcivescovado di Santiago si impegna inoltre a consegnare alla Congregazione del Piccolo Cottolengo Cileno il prodotto dei capitali della Fondazione che per l’anno in corso raggiungerà la somma di 132.000 pesos, quantità che sarà versata a mensilità scaduta di 11.000 pesos mensili cada una. Detta somma verrà investita nel manutenzione dell’Istituto e dell’inversione fatta si dovrà rendere conto annualmente al Tribunale dei Conti Diocesani.

QUARTO. Nel caso in cui la Congregazione del Piccolo Cottolengo Cileno non decidesse di acquistare altra proprietà che ritenesse più adeguata ai fini della Fondazione potrà, previo accordo dell’Arcivescovado di Santiago, procedere alla vendita della proprietà, sempre che il suo valore venga invertito integralmente nella nuova proprietà che venisse comprata per la Fondazione e il cui titolo dovrà restare a nome dell’Arcivescovado di Santiago.

QUINTO. Rimane espressamente convenuto che l’usufrutto, concesso mediante questo contratto alla Congregazione del Piccolo Cottolengo Cileno, lo godrà detta Congregazione fintanto che soddisferà in Cile i fini della Fondazione e, di conseguenza, cesseranno il giorno in cui lasceranno di farsi carico dell’Istituto che costituisce la Fondazione.

SESTO. Resta inteso che, a partire dalla data di consegna della proprietà, saranno a carico del Piccolo Cottolengo Cileno tutte le spese di manutenzione e conservazione degli edifici, il pagamento dei contributi da versare e in genere di ciò che si riferisce ai consumi e ai pagamenti di servizi di detto Istituto. Tutto ciò dovrà essere soddisfatto con i fondi consegnati mensilmente.

            Il presente contratto viene esteso in duplice copia che, firmate da ambo i contraenti, verranno conservate una in potere di c/d una delle controparti.

            Santiago 9 gennaio 1943

                        Augusto Salinas, Vescovo Ausiliare di Santiago e Vicario Generale

                        Padre Gino Carradori, fdp

 

            Le tende della Congregazione furono finalmente piantate in queste terre così lontane dal nido di Tortona. Questi sacerdoti pionieri ci dimostrano che quando la fiducia è posta in Dio non può fallire. Quanto il Fondatore scrisse nel 1936 non era sbagliato; aveva detto che “In maggio aprirò due case in Cile”. Nel nostro paese si suole dire: “Hai detto lunedì; ma, quale lunedì?”. Anche a don Orione avremmo potuto chiedere: “Ma, quale maggio?”.  E con il suo tenero sorriso avrebbe detto: “In maggio del 1942!”.

 

Si veda: Don Orione y Chile. Sueño e historia.

 

N  O  T  E


* Gustavo Adrián Valencia Aguilera, Santiago de Chile, sacerdote orionino, attualmente superiore della Vice-Provincia N. S. del Carmen. La traduzione dallo spagnolo è di Raffaele Boi.

[1] Tutti i documenti da cui attinge l’articolo sono conservati nell’archivio provinciale dell’Opera Don Orione di Santiago de Chile, salva diversa indicazione.

[2] Scritti 40, 154.

[3] Discorso in occasione della celebrazione dei cento anni del primo collegio in Italia e dei cinquanta anni del nostro collegio, a Santiago, 1993.

[4] Ex processu Apostolico Derthonensi, Testis XXXIV, p.675.

[5] Scritti 18, 19; cfr. 67, 198 e 60, 10..

[6] Scritti 18, 21.

[7] Lettera a Enrico Sciaccaluga del 2 Ottobre 1935; Scritti 27, 242.

[8] Lettera a Don Sterpi;Scritti 19, 9.

[9] Scritti 60, 143.

[10] Scritti 110, 254.

[11] Di questa visita all’ambasciatore restò una fotografia: “Buenos Aires 3 abril  1936. Caro don Sterpi, Grazia e pace da N. Signore! Vi mando la mia brutta faccia, così come l'ha presa, in Santiago del Cile, l'Ambasciatore Marchi: porta anche il suo biglietto con cui volle accompagnarmela qui. Qui poi ne hanno fatto un'altra copia; lasciamo fare come Dio vuole!”; lettera del 3.4.1936; Scritti 19, 43.

[12] Scritti !9, 18.

[13] Scritti 1, 165.

[14] Scritti 33, 181.

[15] L’11 febbraio 1936, scrive a un tal Daniele: “Sono tornato dal Cile domingo 9 febbraio: ho anticipato il mio ritorno, poiché in Cile c’era huelga e stato di guerra: del resto avevo già terminato la mia missione, per ora”; Scritti 63, 196.

[16] Scritti 29, 267.

[17] Che quella data d’inizio delle opere in Vile dovesse essere abbastanza sicura lo ricaviamo dal fatto che Don Orione scrisse a Daniele, un amico uruguayo, l’11.2.1936: “Ritornerò in Cile a maggio per dare principio al Pequeno Cottolengo Cileno per i poveri”; Scritti 63, 196. Similmente, un mese dopo, al fratello Benedetto, l’11.3.1936: “Tu avrai ricevuto il mio saluto dal Cile, dove spero di ritornare a maggio, per aprire anche là alcuni Istituti di beneficenza”; Scritti 40, 256.

[18] Lettera a Mercedes Saavedra Zelaya del 14.11.1937; Scritti 51, 244.

[19] Parola X 62-63; 1.2.1939.

[20] Parola X 65; 3.2.1939.

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