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Messaggi don Orione
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Nella foto: Una riunione dei Consigli generali FDP PSMC
Autore: Flavio Peloso
Pubblicato in: Atti dell'VIII Capitolo genrale delle PSMC (16 aprile - 25 maggio 1993), Roma, p.23-36.

Appunti di Don Flavio Peloso sul rapporto tra Figli della Divina Provvidenza e Piccole Suore Missionarie della Carità in vista della fedeltà “semper renovanda”.

LA PICCOLA OPERA DELLA DIVINA PROVVIDENZA

PIANTA UNICA MA CON DIVERSI RAMI

Appunti di Don Flavio Peloso del 27 aprile 1993
sul rapporto tra Figli della Divina Provvidenza e Piccole Suore Missionarie della Carità
in vista della fedeltà “semper renovanda”
presentati al Capitolo Generale delle PSMC del 1993.

 

 

LE RAGIONI DELLA COMUNIONE E DEL CAMMINO COMUNE

1 -     Nella generale e perdurante crisi delle Congregazioni femminili (piccoli segni di ripresa) hresistono meglio le Congregazioni  affratellate ad un corrispondente ramo maschile discendente dal medesimo carisma. Ciò è dovuto:

  • per il maggior sostegno formativo: più riflessione e approfondimento sulla vita religiosa, sul carisma… in un’epoca di crisi di identità; sostegno sacramentale, direzione spirituale, ecc.
  • per l’affiancamento-collaborazione nell’opera vocazionale; il sacerdote avvicina e guida spiritualmente tante giovani cui può trasmettere (e indirizzare) il carisma comune del ramo femminile
  • per il maggior equilibrio apostolico e organizzativo che una rispettosa integrazione (inter-azione) maschile può donare a comunità e Congregazione femminile-

 

2 -   Don Orione è “uno” e il carisma è “unico”.   

Non occorrerebbe spendere molte parole su questo. È fatto decisivo. Don Orione ci ha pensato (FDP e PSMdC) “insieme” (anche se in tempi successivi), “in collaborazione”, “due tronchi della medesima pianta”: la Piccola Opera della Divina Provvidenza.

Questo è un “dato” (dono) della Provvidenza di Dio da accettare e da valorizzare per essere fedeli a Don Orione al “carisma di vita” e a Dio stesso che ce l’ha donato.

Se noi FDP andassimo per conto nostro e se voi PSMdC andaste del tutto per conto vostro, non saremmo certo fedeli al comune Padre Fondatore!

 

3 -  Unione e collaborazione tra FDP e PSMdC è nella volontà di Don Orione e nella tradizione della Piccola Opera.

  • ”La casa di S. Bernardino fu comperata da un benefattore e offerta a noi. Fu accettata volentieri affinché fosse culla delle figliole come lo fu dei Figli della Divina Provvidenza. Fine delle Suore è l'attaccamento alla Santa Sede’, avranno le stesse Costituzioni…” (Don Orione ai suoi collaboratori – Riunione del 13 agosto 1915 un mese e mezzo dopo la fondazione delle Suore 29.6.1915).
  • Don Orione amò l’immagine – ed ebbe chiara la realtà – della pianta (la Piccola Opera della Divina Provvidenza) con diversi rami (FDP e PSMdC principalmente, ma anche Eremiti, Sacramentine, Figlie della Madonna della Guardia, ecc.)
  • “Questa Piccola Opera della Divina Provvidenza vuole essere quasi una corrente di acque vive e benefiche che dirama i suoi canali ad irrigare e fecondare di Cristo gli strati più aridi e dimenticati…”

È pianta unica con diversi rami, vivificati tutti dalla stessa linfa vitale, tutti rivolti al cielo, fiorenti d’amore a Dio e agli uomini…”

Pur vivendo un’unica fede, pur avendo un’anima e un cuor solo e unità di governo, sviluppa, per altro,  attività molteplici, secondo le svariate necessità degli umili, ai quali va incontro, adattandosi, per la carità di Cristo, alle diverse esigenze etniche delle nazioni tra cui la mano di Dio la va trapiantando” (Scritto del 1938 – In cammino con Don Orione p.319 – 323)

  • “L’Arcivescovo di Buenos Aires ha domandato le Suore per l’economia della casa. Sono cose che ci devono fare molto piacere, perché le Suore sono un ramo dell’Opera” (13 luglio 1933 in una riunione)
     
  • “Mando con la benedizione di Dio Suor M. Pasqua e Suor M. Cornelia con tre giovani probande. Esse vengono a codesta Casa (…cioè a San Sebastiano Curone, n.p.), che desidero sia sacra alla Madonna della Guardia per iniziare un ramo della Piccola Opera della Divina Provvidenza in onore di N.S. della Guardia” (A Suor M. Sebastiana il 27.3.1927, XXXIX, 92)
  • “Suore – Meritano attenzione, rispetto, venerazione. Trattarle con riserbo, rispetto e anche riconoscenza. Prestano l’opera con spirito di sacrificio. Evitate ogni maniera sgarbata, ogni espressione indelicata e imperiosa. Non sono serve (…) Nelle case essenzialmente femminili libertà di azione… alla Direttrice. Limitatevi solo ad un’alta sopraintendenza quando foste a ciò deputati, tanto, e solo, tanto quant’è necessario per consigliarle. Non intricatevi nella distribuzione dei lavori delle Suore. far partire gli ordini dalla Direttrice o Superiora, ed a lei sola fare le osservazioni (Da Appunti per Esercizi, 1937LV, 61).
  • Don Orione scrive a Mons. Silverio Gomes Pimenta, Vescovo di Marianna (Brasile) per chiedere l’approvazione del progetto di dare vita a due nuovi rami della Piccola Opera.

Scrive il 6 gennaio 1922: “Voglia benevolmente approvare, con l’autorità del Vescovo che questo povero peccatore, servo e figlio devotissimo, per divina grazia, della Santa Chiesa… dia umile inizio a due rami della Congregazione della Divina Provvidenza…

(e prosegue)

«Questa piccola Congregazione già si parte in più rami, ma non si divide, perché ha unità di spirito nella carità del Signore, ha unità di regola, ha unità di governo… Entrambe le nuove famiglie sarebbero costituite unicamente da elementi di colore!… L’una per giovani e uomini celibi o vedovi…, l’altra formata da fanciulle e da donne, nubili o vedove, che pure vogliano vivere a vita comune e in obbedienza, povertà e castità… Sia nella direzione morale che nell’amministrazione, vivranno totalmente separati e indipendenti… Dovrebbero esistere… alimentandosi dello spirito e della vita della già esistente Congregazione della Divina Provvidenza, quali rami di una stessa pianta, da essa moderati e dipendenti nell’indirizzo come nello sviluppo e ad essa fortemente attaccati e sempre uniti». (In Don Orione alle PSMdC – 1979, p.165-66)

Il magnanimo piano di Don Orione non poté allora attuarsi. Ma esso servì e serve a far comprendere una cosa: che, cioè, egli vagheggiava, fin d’allora, una varietà di famiglie religiose, germogliate dall’unico ceppo della Piccola Opera della Divina Provvidenza, e spiega anche quello che poi in realtà avvenne, quando oltre le «Piccole Missionarie della Carità», fondò le «Sacramentine Cieche» e le «Figli della Madonna della Guardia».
 

4. Si confrontino i due “CAPO I” delle Costituzioni delle PSMdC (12 sett. 1935) e dei FDP (22 luglio 1936): sono speculari!

 UNICO  FINE: “portare i piccoli i poveri, il popolo alla Chiesa e al Papa per “instaurare omnia in Christo”

             UNICA  VIA/MEZZI “mediante l’esercizio delle opere di carità”

  Per i FDP volle “quartovotato” il fine: “fedeltà al Papa”

  Per le PSMdC volle “quartovotato” la via/mezzi: “esercizio della Carità”.
 

5.   Lo sviluppo e l’attuazione di questo stesso spirito nella collaborazione tra FDP e PSMdC è storia e tradizione facilmente documentabili.Due testimonianze:

  Canonico Arturo Perduca
“Che cosa sono le Suore della Piccola Opera? Sono le Figlie della Divina Provvidenza, come noi siamo i Figli. Sono nate esse pure nella piccola Casa di S. Bernardino e con lo stesso scopo, 25 anni fa. Il nostro Padre Don Orione vide, che per meglio attuare il grande programma “Instaurare omnia in Christo”, cioè per fare del bene ad un maggio numero di anime, abbisognava, oltre che di collaboratori, anche di collaboratrici, come hanno fatto vari apostoli della Carità. Di qui il pensiero – non nato allora, però – delle Suore. Dico non nato allora, perché, nella sua visione o sogno avuto quando era ancora custode in Duomo, non solo vide una grande moltitudine di giovani, di chierici e di sacerdoti, ma anche di Suore diversamente vestite…”. (Don Orione alle PSMdC (I ediz.) Introduzione)

 Madre M. Francesca
“Care Figliole, ne presentarvi le Regole approvate, il mio pensiero si volge indietro a quel 29 giugno 1915, quando Don Orione, nella Chiesa di S. Michele a Tortona, celebrava la S. Messa, dava la benedizione alla Marchesina Valdettaro, all’umile popolana Caterina Volpini e a suo fratello sciancato che rappresentavano le prime pietre dell’edificio che il Venerato Fondatore aveva nella sua mente e nel suo cuore. Don Orione voleva una Congregazione che fosse totalmente dedita ai poveri e ai bisognosi e in cordiale collaborazione coi Figli della Divina Provvidenza. Povertà, sacrificio, totale dedizione di sé, spirito di preghiera che permei tutte le attività dando loro il valore prezioso ed eterno della divina carità. (…) ” (1957, Lettera di presentazione delle Regole con approvazione definitiva).
 

6. L’unione delle due Congregazioni nelle attuali Costituzioni

Costituzioni FDP: art. 1 e 126; Norme  47, 96, 144;

Costituzioni PSMC: art. 1, 78, 79; Norme  66, 97, 100.
 

  • In conclusione, Don Orione pensava a collaborazione concreta, stabile tra FDP e PSMdC, spesso nelle stesse opere di apostolato, e non soltanto a “comunione di ideali”. Una certa autonomia e separazione in opere specifiche fu già attuata da Don Orione stesso, ma una sempre più netta separazione non risponde alla volontà del Padre comune e alla Tradizione della Famiglia orionina.

 

GUARDANDO AL FUTURO

Se c’era bisogno in passato – come osservava Don Orione – dell’elemento femminile, della Congregazione delle Suore, per la completezza dello spirito e del programma della Piccola Opera, secondo il diverso contributo specifico, ce n’è bisogno anche nel presente e nel futuro.

Questa necessità di collaborazione a livello operativo può essere più facile da avvertire quando è legata alla specificità di quello che possono fare i religiosi, i preti da una parte e le suore dall’altra.

Ma c’è una necessità di collaborazione più legata a quello che possono essere gli uni per gli altri negli aspetti spirituali e formativi, nella fedeltà al medesimo carisma. È questa la collaborazione più importante!

  • Noi FDP abbiamo bisogno di quei valori del carisma che sono vissuti “in modo particolare” al femminile, dalla Congregazione delle PSMC.
  • Ad esempio: il forte richiamo alla gratuità della carità di tipo cottolenghino (noi siamo più portati all’efficienza apostolica, con rischio di “efficientismo”); quel senso di maggior fiducia nella Divina Provvidenza e della disponibilità “come stracci” (noi siamo più portati all’organizzazione, alla progettazione, conr ischio di burocratizzazione e previdentismo); e altro…
  • Voi PSMdC avete bisogno di quei valori del carisma che sono vissuti “in modo particolare” al maschile, dalla Congregazione dei FDP.
  • Ad esempio:  il riferimento ampio, apostolico, ecclesiale, culturale delle opere e dell’operare (per evitare il rischio del “particolarismo”); la visione anche razionale e dottrinale dell’amore e servizio ai poveri, al popolo, alla Chiesa (per evitare il rischio del “sentimentalismo”); e altro.    

 

PASSI VERSO IL FUTURO

Sull’autonomia di struttura, sulla netta distinzione giuridica e istituzionale tra le due Congregazioni non v’è da discutere: lo volle Don Orione, lo vuole la Chiesa, lo prescrive il Diritto Canonico.

Sull’integrazione di spirito e sulla collaborazione religiosa e apostolica “forse” c’è molto da dire e da “convertire”. Certo c’è qualche passo da fare per “con-venire”.

Come sempre, la conversione implica:

  •       un distacco da ciò che è negativo: nel nostro caso, si tratta di distaccarci dai limiti, dalle miserie, dai pregiudizi, dai peccati che ci sono stati, e forse ci sono, nei rapporti delle due Congregazioni (singoli, superiori, Congregazione)
  •       una scelta di ciò che è positivo: scelte di fedeltà al comune carisma, lealtà, correzione fraterna, collaborazione a tutti i livelli (locali e di superiori generali) e a tutte le dimensioni (formativa, vocazionale, apostolica, ecc.)

       Alcune vie praticabili:

  1. Coltivare nei Confratelli e Consorelle una coscienza di unità, di comunione di collaborazione tra le due Congregazioni… con parole, gesti, iniziative comuni…
  2. Istituire strutture stabili di comunione
  • valorizzare quanto già stabilito nelle rispettive Costituzioni;
  • prevedere incontri periodici di riflessione e programmazione tra Superiori (Generali, Provinciali, Locali) e negli ambiti di attività;
  • iniziative comuni di preghiera, studio, pastorale vocazionale, di “immagine pubblica”…

3. Invertire la tendenza alla separazione nei campi di apostolato delle due Congregazioni.

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