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Messaggi don Orione
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Autore: Flavio Peloso
Pubblicato in: “Don Orione Oggi”, marzo 2010, Editoriale, p. 3-4.

Storia dei fatti e storia delle polemiche su Pio XII.

PIO XII: Silenzi, parole di troppo,

la tragedia degli Ebrei e il dramma del Papa

 

di Flavio Peloso

 

Una cosa è il giudizio storico su cosa sarebbe stato “possibile” e anche “opportuno” e altra faccenda è accusare il Papa di responsabilità e di "colpevole atto di omissione", tanto da mettere in dubbio il suo agire secondo giustizia nelle tragiche vicende che hanno portato all’uccisione di milioni di ebrei.

La tragedia inaudita del popolo ebraico ci mette tutti in silenzio e in riflessione. Il nostro Don Orione, commentando l’invasione della Polonia, disse: “La ci sono milioni di ebrei: preghiamo anche per gli ebrei: Tutti siamo fratelli!”.

Anche la sofferenza del mondo ebraico attuale per quello il Papa avrebbe potuto fare di più è comprensibile e degna di rispetto. Ma sono inaccettabili le accuse di agire ingiusto del Papa e lo “scandalo della beatificazione di Pio XII”.

E’ particolarmente detestabile il potente processo mediatico alla figura di Papa Pio XII, di grande impatto sull’opinione pubblica internazionale, anche perché di fronte ad accuse su ciò che sarebbe stato possibile e conveniente si può discutere ma non difendere con alcuna prova e argomentazione.

L’unica via da percorrere è quella di documentare, come è stato fatto con pazienza dalla Santa Sede e in genere dal mondo cattolico, ciò che di positivo ha operato Pio XII in favore degli Ebrei, in prima persona e coinvolgendo le istituzioni cattoliche. Anche l'Opera Don Orione diede il suo generoso e rischioso contributo a salvezza di Ebrei a Roma, a Genova e in varie altre città.

            E’ risaputo che cardinali, vescovi, sacerdoti, suore e laici, durante il periodo nazista, ospitarono gli ebrei spesso per mesi. Eppure nell’opinione pubblica è stato lanciato il sospetto infamante di una Chiesa cattolica – con a capo Pio XII – pavida di fronte al nazismo, rinunciataria ad esporsi con denuncia, e di fatto corresponsabile degli orrori del III Reich tedesco, in primis quelli perpetrati nei Lager.

            Non è la verità. Ad affermarlo, fu per esempio Golda Meir, a lungo ministro e capo del governo israeliano, alla morte di Pio XII: "Quando il terribile martirio si abbatté sul nostro popolo, la voce del Papa si levò per le vittime. La vita del nostro tempo fu arricchita da una voce che chiaramente parlò delle grandi verità morali al di sopra del tumulto quotidiano".

            Il Sant'Uffizio, già il 25 marzo 1928, aveva affermato: 'La Chiesa condanna massimamente l'odio contro il popolo eletto da Dio, quell'odio che oggi viene chiamato antisemitismo'.

Alla fine della II guerra mondiale, tutte le grandi organizzazioni ebraiche del mondo, i rabbini capi di Gerusalemme, di New York, di Danimarca, della Bulgaria, della Romania, di Roma, e migliaia di ebrei scampati alla persecuzione hanno manifestato il loro apprezzamento e la loro grandissima stima per quello che Pio XII aveva fatto in loro favore.

            Poi cosa è successo? Chi ha seminato il discredito su Pio XII e sull’operato della Chiesa, tanto da arrivare a chiedere di impedire la beatificazione di Pio XII?

            Gli esperti dicono che il virus della falsità e della caricatura, a partire dal 1963, venne inoculato per mezzo del dramma 'Il Vicario' scritto da Rolf Hochhuth che fece il giro del modo. Qualunque storico di professione riconosce la superficialità delle affermazioni contenute (quasi identiche a quelle diffuse da Stalin nei paesi sotto occupazione comunista).

Padre Gumpel – il Postulatore della causa di Pio XII - ricorda che i primi ad attaccare il dramma di Hochhuth furono diversi storici ebrei. Lapide ha scritto che la "La Santa Sede, i Nunzi e la Chiesa cattolica hanno salvato da morte certa tra i 700.000 e gli 860.000 ebrei". Levai ha pubblicato un libro su come la Chiesa abbia salvato migliaia di ebrei ungheresi, che ha per sottotitolo: "Pio XII non rimase in silenzio". Einstein, nel 1940, riconobbe: “Soltanto la Chiesa Cattolica si oppose alla campagna di Hitler”.

Ma la lettura negativa della figura e dell’opera del Papa continuò sospinta da lobbie di potere mediante gli strumenti di comunicazione di massa. “Così – come dice Matteo per la storiella del trafugamento del corpo di Gesù - questa diceria si è divulgata fino ad oggi”.

Sul tema dei "silenzi di Pio XII" ho letto con piacere le affermazioni di Roland Hureaux, opinionista francese, su “Marianne” dell’11 febbraio scorso. Egli afferma che, “di fronte all'Olocausto, Pio XII agì come un uomo responsabile anziché dare lezioni” e ricorda che i “dirigenti della Chiesa cattolica si situano dalla parte dell'etica della responsabilità. È estremamente immaturo pensare che il Papa potesse parlare indiscriminatamente senza preoccuparsi di questa responsabilità”.

Come ha detto Serge Klarsfeld, alcune parole solenni durante la retata degli ebrei di Roma avrebbero “sicuramente migliorato la reputazione attuale di Pio XII”. Ma che pensare se, per forgiare la propria immagine o quella della Chiesa davanti alla storia, avessero avuto la conseguenza di sacrificare la vita di migliaia di bambini ebrei rifugiati nei giardini di Castel Gandolfo e in tanti conventi di Roma!

Altro è giudicare fuori dalla pressione drammatica dei fatti cosa si sarebbe potuto fare o non fare, e altro è valutarlo “al vivo” e avendone la responsabilità. Per esempio – prendo ancora le parole da Roland Hureaux - bisognerebbe avere “una singolare ignoranza di quello che fu il regime nazista per immaginare che questo tipo di proclami avrebbero potuto commuoverlo” o intimorirlo.

Io stesso – studiando le vicende del nazismo in Polonia e il piano di annientamento della Chiesa, dei suoi sacerdoti, tra i quali il nostro beato Francesco Drzewiecki, delle élites e di centinaia di migliaia di cattolici polacchi – venni a conoscere il disagio e fin l’irritazione di ambienti cattolici polacchi per il “silenzio di Pio XII”.

Ma so anche che il nostro confratello Don Biagio Marabotto, allora in Polonia, avendo il passaporto italiano e tedesco, faceva da corriere tra il Vaticano e la Polonia, per portare aiuti in denaro per alleviare le pene della pesante oppressione nazista. Come spiegare questo tipo di atteggiamento, questo altro “silenzio” di fronte ai cattolici polacchi in pericolo?

“Pio XII sapeva che, di fronte alla 'Bestia immonda', non sarebbe servito a nulla cercare di intenerire. Bisognava limitare in modo prioritario i danni senza alimentare la sua ira”; questa è la risposta di Roland Hureaux. Altre ce ne possono essere. Ma finiamola di parlare di “colpevole silenzio” e di "scandalosa beatificazione".

E immaginiamo comunque il dramma del Papa di dover decidere e attuare scelte per ottenere il miglior bene possibile e il minor danno, altrettanto possibile. Solo la carità nella verità poteva trovare la linea più giusta e prudente di azione, virtù esercitate in modo eroico da Pio XII, come ha decretato Benedetto XVI il 19 dicembre 2009.

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