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Messaggi don Orione
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Nella foto: Il conte Marco Soranzo e la villa di Campocroce di Mirano, Venezia.
Pubblicato in: Flavio Peloso, Istituto Marco Soranzo. Don Orione nel Veneto, Roma 2019, p. 33-48.

Il Conte veneziano donò la sua villa di Campocroce a Don Orione.

Il conte Marco Soranzo

e la villa di Campocroce.

 

Il conte Marzo Soranzo[1] era un avvocato veneziano. Apparteneva alla famiglia del ramo San Barnaba dell’antica e nobile famiglia dei Soranzo (detti alle origini Superantius). Il nome di questa famiglia è testimoniato già all’epoca della distruzione di Aquileia, poi si trasferì a Belluno. Dopo la costruzione di Venezia, i Soranzo si trasferirono nella città lagunare divenendovi una delle famiglie tribunizie più influenti e di governo. Un Carolus Superantius è nominato nella serie cronologica dei Tribuni di Rivoalto nel 549. Le firme di Manfredus e Petrus appaiono in un documento del 1122. Un Dominicus del 1192 fu uno dei 41 elettori del Doge Enrico Dandolo, il quale nella spedizione di Terra Santa, chiamò come generale delle sue navi, Gabriele e Pietro Soranzo. Giovanni Soranzo fu Doge della Serenissima dal 1312 al 1328. Anche il Manzoni ricorda un “Girolamo Soranzo, inviato de' Veneziani” al cap. 28° dei “Promessi sposi”.

Si conosce poco della vita conte Marco Soranzo anteriore al contatto con la Congregazione. Era conosciuta la sua Villa di campagna, a Campocroce, all’incrocio di due vie del Graticolato romano, fra Mirano e Santa Maria di Sala. I veci del paese tramandavano con stupore la presenza dei “signori” che d’estate arrivavano da Venezia sulle loro belle carrozze. Oltre ai Soranzo venivano i Bembo, i Salomon, i Zabeo, i Da Mosto, i Lanza, i Caragiani, i Brusch. Li vedevano andare alla messa granda, lasciando i loro cavalli legati agli anelli di ferro, sfilavano con i loro bei vestiti eleganti e poi, all’uscita, si fermavano a discorrere tra loro, tutti in circolo.

Il conte Marco Soranzo alla nobiltà univa la pietà.

"Era un nobile in tutto", hanno ricordato gli anziani del paese e soprattutto quelli del Canaceo, la via in cui si trova la villa. "Faceva penitenza, viveva da povero. Aiutava i poveri, ma senza farsi vedere. Voleva bene specialmente ai ragazzi e volentieri nel mese di maggio, recitava con loro il Rosario nella sua cappella;[2] poi alla fine regalava a tutti 2 centesimi". "Io lo accompagnavo ogni 15 giorni a Veternigo col cavallo", ricorda un altro anziano. "Là allora era parroco Don Bottio, nipote di Pio X; il Conte si confessava da lui e intanto voleva che io andassi a bere qualcosa".[3]

Don Domenico Sparpaglione conobbe il Conte personalmente: “Ho potuto conoscerlo durante il suo soggiorno a Sanremo, ospite della casa di Don Orione. La nobiltà gli si leggeva sul volto pallido, diafano, austero e solenne nei lunghi baffi, soffici e bianchi, e nella persona alta e snella sebbene un po' curva. Il direttore, Don Quadrotta, gli faceva buona compagnia. Con noi, chierici liceisti, non familiarizzava; o meglio, eravamo noi che non osavamo avvicinarlo per deferenza e stima”.[4]

La Villa donata a Don Orione

La Villa di campagna del conte Marco Soranzo sorgeva a Campocroce di Mirano, in via Canaceo, all’incrocio di due strade del Graticolato romano.

L'edificio, a pianta quadrata, ha la base protetta da una singolare alta fascia di pietra dura. Si eleva per tre piani con i prospetti nord e sud qualificati da due identiche trifore balconate, abbellite da balaustre con i pilastrini elaborati e gli archi centrali sormontati dallo stemma Soranzo.

Non lontano dal complesso sorge un oratorio tipicamente seicentesco prossimo alla via. L'oratorio, come attestato da documenti presso l'Archivio Vescovile di Treviso, era stato eretto nel Seicento dagli Ottolini sotto il titolo di Santa Maria Assunta.

Secondo una nota di Eugenio Bacchion, l'altare che oggi si vede risulta essere stato acquistato dal conte Marco Soranzo presso il parroco di Salzano Don Antonio Bosa, preoccupato di coprire parte delle spese per l'erigenda nuova chiesa. L'intervento del Soranzo si spiega con il fatto che l'oratorio degli Ottolini, abbandonato da secoli, era stato spogliato di ogni cosa.[5]

Da tempo il Conte pensava di lasciare la sua Villa di Campocroce a un ente religioso e ne parlò al card. La Fontaine con il quale era in relazione. Questi pensò subito a Don Orione, cui aveva già affidato la direzione dell'Istituto Manin in Lista di Spagna e l’Istituto Artigianelli alle Zattere di Venezia.

“Fu allora che il Segretario del Patriarca, mons. Giovanni Costantini, suggerì a Don Sterpi di recarsi assieme a Campocroce, a vedere la Villa. È il maggio 1919; la villa è in disordine per la presenza dei soldati durante la guerra; ma il posto è ideale per i suoi figlioli più piccoli: luogo tranquillo per la preghiera, lo studio e anche adatto, essendovi del terreno, per un po' di lavoro manuale".[6]

Don Orione fu a visitare per la prima volta la Villa dei Soranzo il 22 maggio 1919: “Ieri visitai con don Sterpi la Villa, è veramente una provvidenza di Dio, e adattissima”.[7]

Dopo i necessari contatti, sopralluoghi e valutazioni legali, il 31 maggio 1919, fu firmato l’atto in cui il conte Marco Soranzo concesse in enfiteusi perpetua a don Carlo Mario Pensa[8] tutte le sue proprietà site in Campocroce di Mirano (Venezia).

            La Congregazione, in quanto enfiteuta, aveva dunque l’obbligo di “migliorare il fondo e di pagare al concedente un canone periodico in una somma di denaro ovvero in una quantità fissa di prodotti naturali”. La somma fu fissata in lire 800, come attesta una quietanza su carta bollata a firma del Conte Michele Soranzo figlio di Marco.[9]

 

            La Villa Soranzo fu subito messa in buone mani da Don Orione. “La Casa del Conte a Campocroce l’ho già offerta a S. Giuseppe per le mani della Madonna”, come scrisse al suo fido collaboratore Don Sterpi.[10] Inoltre, in omaggio al donatore, volle che la villa fosse chiamata “Istituto Marco Soranzo”. Il 21 giugno 1919 , festa di S. Luigi, Don Sterpi vi celebrò la Messa, presente il Conte, cantò l’Ecce quam bonum e ricevette in consegna la villa. Così iniziò ufficialmente la nuova opera di bene.[11]

 

Il Conte Soranzo “aggregato”

La donazione della Villa di Campocroce si inseriva in una più ampia relazione che il conte Marco Soranzo intese stabilire con Don Orione e la sua Congregazione. Egli familiarizzò sempre più. Lo troviamo ospite a Tortona, a Sanremo e a Roma.[12] Dalla parrocchia di Ognissanti, Don Orione scrive a Don Sterpi il 5 maggio 1920: “Ieri sera, senza preavviso, è giunto qui il Conte. Lo tratteremo il meglio possibile”.[13] E tre giorni dopo aggiunge: “Pare contento; lo faccio mangiare qui nella Casa nuova. Ci fu qui suo figlio”.[14]

Il Conte intendeva vivere i suoi ultimi anni in ambiente religioso, libero da affanni e preoccupazioni mondane. Chiese di essere aggregato ad una delle case dell’Opera. Don Orione pensò subito a Villa Moffa, così affine per collocazione alla Villa di Campocroce; presentò ai confratelli il conte Soranzo come “un signore che venne a farsi della Congregazione (aggregato!) e ci lasciò la sua villa, dove sono gli orfani della guerra”.[15]

L’accoglienza del Conte a Villa Moffa fu un modo per venire incontro al suo desiderio e per ringraziarlo della donazione della Villa di Campocroce. Fu stipulato un accordo, in carta da bollo di £.2, tra don Orione e il Conte Soranzo, in data 25 ottobre 1919.[16]

 

“Sempre sia lodato Gesù Cristo!

Venezia il venticinque del mese di ottobre millenovecentodiciannove.

Fra il sacerdote Orione Luigi fu Vittorio, quale superiore della Piccola Opera della Divina Provvidenza, con sede a Via Appia in Roma e il Nobile Uomo Sig. Conte Dottor Marco Soranzo fu Matteo, si conviene quanto segue.

Il nobile Dott. Conte Marco Soranzo fu Matteo versa al Sac. Luigi Orione fu Vittorio la somma di lire it. Trentamila come corrispettivo dell’obbligo che la Piccola Opera della Divina Provvidenza, dal Sac. Luigi Orione rappresenta, assume di accordargli vitto alloggio, escluso il resto, in una delle Case dell’Opera stessa, a piacere dello stesso Sig Conte e questo sua vita durante, con obbligo allo stesso Sig. Conte  di versare altre lire dieci mila non oltre il limite di cinque anni da oggi.

Nel caso che per forza maggiore e per serie ragioni, la suddetta pia opera non ritenesse più possibile l’adempimento di tale obbligazione, come pure qualora il Nobile Vitaliziato non ritenesse e non intendesse, per serie ragioni, di rimanere più nella Casa della Divina Provvidenza, allora questa Pia Istituzione si obbliga di corrispondergli una rendita giornaliera, in denaro, sulla base delle tavole di assicurazione di Milano in ragione di annue lire italiane tremila novecento ventidue, in rate mensili anticipate, nette da qualsiasi tassa e ricchezza mobile. Qualora questo ultimo caso si verificasse, dopo il versamento delle promesse lire diecimila, l’assegno annuo, sopra indicato, sarà proporzionatamente accresciuto.

In fede, Sac. Luigi Orione del fu Vittorio Marco Soranzo fu Matteo”.

Don Domenico Sparpaglione, allora chierico a Villa Moffa nel 1920, ricorda bene la presenza del conte Soranzo: “Don Cremaschi gli usava le più delicate attenzioni. Ma la sua compagnia prediletta era quella del buon canonico Ratti, col quale ogni pomeriggio compiva una passeggiatina verso il fontanino e la vigna”.[17]

Il Conte aveva trovato quanto desiderava. Sentendosi diminuire le energie, aveva desiderato un luogo di quiete e si trovò a suo agio nell’ambiente di florida natura e di raccoglimento religioso di Villa Moffa. Voleva prepararsi all’incontro con il Signore.[18]

 

La morte del Conte

Nel luglio di quell’anno 1920, si tenevano gli esercizi spirituali della Congregazione proprio nella Villa di Campocroce. Impressionò tutti il racconto di un sogno di Don Orione.

"Una donna vestita di lutto, con i capelli neri, scarmigliati sulla fronte, entrò dalla parte del cancello rustico della Villa Soranzo, attraversò il cortile, penetrò con aria di padronanza nell'atrio, imboccò il corridoio che dà alle scale del primo piano e per esso disparve come se cercasse qualcuno. Ridiscesa per la stessa scala, traversò il parco e si portò verso la casa colonica bussando al portone rustico. La scena mutò e apparve un solenne corteo funebre che discendeva da una collina (Campocroce è in pianura). Sul carro funebre trainato da due cavalli, uno bianco e l'altro nero, erano molte corone e molti fiori".

Don Orione credette di ravvisare la Morte venuta a prendersi qualcuno. Allora si era nel mese di luglio. Qualche tempo dopo morirono: il conte Soranzo, e il suo colono che abitava nella parte rustica. Il conte Soranzo spirò santamente nell'ottobre di quell'anno a Villa Moffa di Bra. Il carro funebre che veniva a rilevare la salma era trainato da una splendida pariglia di cavalli, uno bianco e l'altro nero; Villa Moffa è situata a mezza collina. Tutto come nel sogno. I funerali furono curati da certi signori di Bra ai quali i parenti avevano commesso l'incarico. Essi nulla sapevano del sogno. Tutto questo ho appreso dalla viva parola di Don Orione”.[19]

Questo è il sogno. La cronaca ci dice che il conte Soranzo, in quel tempo, era a Villa Moffa e stava bene. Don Orione scrive a Don Cremaschi, superiore a Villa Moffa, il 20 settembre 1920: “Ti raccomando tanto, ma tanto sai il Signor Conte Soranzo: vedi che ci sia pulizia nella sua camera: vedi che ci sia uno incaricato a ripulirgli la camera e a fargli tutti quei piccoli servizî che gli possono occorrere”.[20]

Però, già a settembre, dovette apparire ben presto qualche problema di salute dal momento che Don Orione scrive nuovamente a Don Cremaschi, il 30 settembre: “Pagella accompagni Conte Tortona; avrà ogni cura. Confortatelo”.[21] Il Conte fu a Tortona e poi ritornò a Villa Moffa. “Il Conte Soranzo forse deve avere un cancro. Sta non grave, ma tiene il letto”, informa Don Orione il 5 ottobre.[22] Va a visitarlo e conferma: “Vengo da Bra, dove ‘c’è il Conte Soranzo malato piuttosto grave”.[23]

Il Conte si rese conto della sua situazione e, il 17 ottobre, scrive che “Mia persuasione che questa malattia mi accompagni all’Eternità” per cui diede le sue ultime disposizioni.

Il conte Marco Soranzo morì il 20 ottobre 1920.[24]

 


[1] Vedi Flavio Peloso, Istituto Marco Soranzo. Don Orione nel Veneto, Roma 2019, p. 33-48.

[2] La chiesetta era staccata un centinaio di metri dalla Villa, bene tenuta. Di essa è conservato un rescritto di Mons. Giuseppe Callegari, Vescovo di Treviso, datato 6 aprile 1881, dopo la sua Visita pastorale a Campocroce: “Visitato secondo le canoniche prescrizioni nel giorno 2 aprile 1881 l’Oratorio pubblico appartenente al Nob. Sig. Girolamo Conte Soranzo dedicato a Maria Vergine Assunta nella Parrocchia di S. Andrea di Campocroce e trovato tutto a dovere mentre l’approviamo pienamente, tributiamo le dovute lodi a quelli, che con tanto zelo si prestano a mantenere il decoro di codesto luogo destinato al culto del Signore. In fede di me. Dato a Mirano nella Sacra Visita Pastorale. Addì 6 aprile 1881 + Giuseppe Vescovo.”

[3] Testimonianze riportate in Quaderno a stampa per il 50° anniversario del Probandato presso l’Istituto Marco Soranzo, 1969 (sarà citato Quaderno 1969), p.13.

[4] Quaderno 1969, p.16.

[5] Il testo di questa competente descrizione della Villa Soranzo, ci è giunto senza il nome dell’autore, certamente un esperto di architettura veneziana; ADO, cart. Campocroce.

[6] Testimonianza di Don Luigi Piccardo in Quaderno a stampa per il 50° anniversario del Probandato presso l’Istituto Marco Soranzo, 1980 (sarà citato Quaderno 1980), p. 19.

[7] Lettera a Don Pensa del 23 maggio 1919; Scritti 20, 54.

[8] Don Orione diede la delega per firmare l’atto di enfiteusi a Don Carlo Pensa.

[9] “Venezia 21 aprile 1921. Ricevo dal Rev. Don Pensa Carlo Mario la somma di lire Ottocento (£.800) quale canone di enfiteusi per l’annata agricola 1920 sulla Villa e terreni annessi di Campocroce (Mirano) data al suddetto Don Pensa in enfiteusi con atto notarile Notaio Dott. Carlo Candiani dal compianto mio Padre. Per me e per i miei fratelli, Soranzo Michele”; ADO, cart. Campocroce.

[10] Il 13 maggio 1919 scriveva a don Sterpi; Scritti 13, 188.

[11]Potrà essere la ‘Bandito’ del Veneto”, aveva scritto Don Sterpi a Don Orione l’8 maggio precedente. A Bandito di Bra c’era Villa Moffa, la casa di formazione e di noviziato. Cfr. Don Sterpi, p.418.

[12] Informa Don Sterpi, il 14 febbraio 1920: “Scriverò al Conte Soranzo perché sia qui (a Tortona) quando io sono qui”; Scritti 14, 5. Il 25 febbraio 1920: “Sono contento che il Conte Soranzo si trovi bene a S. Remo”; Scritti 14, 13.

[13] Scritti 14, 44,

[14] Scritti 14, 46.

[15] Lettera di Don Orione a Padre Serra del 26 gennaio 1922; Scritti 33, 159.

[16] ADO, cart. Campocroce.

[17] Quaderno 1969, p.16.

[18] Con lettera del 27 luglio 1920, diede precise indicazioni per il suo funerale - “il mio servizio funebre sia esclusivamente religioso evitandone ogni vana pompa” - da celebrare a Venezia, in San Michele in Isola.

[19] Il testo è di Don Domenico Sparpaglione, presente tra gli ascoltatori, ADO, cart. Campocroce. Mons. Felice Cribellati, vescovo orionino pure presente, ne parla nella sua testimonianza al Processo di canonizzazione di Don Orione; ADO, Summarium super vita et virtutibus (sarà citato Summarium), p. 58-59. Aggiunge che Don Orione gli chiese di preparare “un doppio elenco, preciso, scrupoloso, di tutte le persone che sono in casa, nessuna esclusa”.

[20] Scritti 2, 185.

[21] Scritti 60, 290.

[22] Lettera del 5 ottobre 1920 a Don Sterpi; Scritti 14, 65.

[23] Lettera a Mons. Cribellati del 12 ottobre 1920; Scritti 65, 33. In lettera del 20 ottobre successivo, Don Orione può ancora informare Don Sterpi che “Il Conte sempre lo stesso. Non c’è nulla di pericolo imminente né prossimo. Prende latte e tre torli d’uovo al giorno. Penso davvero sia un cancro”; Scritti 14, 78.

[24] Subito Don Orione informò il Patriarca La Fontaine a Venezia: “Addoloratissimo, partecipo morte Conte Soranzo, avvenuta, molto cristianamente, iersera a Bra Villa Moffa. Preghiamo”; Scritti 60, 174.

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