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Messaggi don Orione
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Nella foto: Il Proclama alle mondine di Don Orione, 1919.

╚ uno dei testi di carattere sociale pi¨ sorprendenti di Don Orione. Fu elaborato nel 1919 quando, dopo la prima guerra mondiale, nella diocesi di Tortona si stavano organizzando iniziative e associazioni sociali di ispirazione cristiana.

TESTO E CONTESTO DEL PROCLAMA ALLE MONDINE.

LA CARITÀ SOCIALE DI DON ORIONE.

 

Flavio Peloso

 

In Archivio generale, sono state ritrovate di recente alcune minute autografe con appunti del famoso “Proclama alle mondine” che inizia con le parole “Proletario della risaia in piedi!”.[1] Si tratta dell’appello pubblicato su un giornale locale, “La val Staffora”, per le mondine del Tortonese che lavoravano nel Vercellese.

Don Orione conosceva bene le condizioni di questo duro lavoro stagionale e i sacrifici di molte donne provenienti dall’alta Val Curone.

Già da due decenni, egli aveva partecipato alle battaglie sociali del tempo per la riduzione dell’orario di lavoro, per il riposo festivo, per la tutela dei diritti inerenti il lavoro e la sua dignità. Per alcuni anni, anche dopo la prima guerra mondiale, Don Orione scese in campo con lo stesso dinamismo, obiettivi e linguaggio ben noti del movimento socialista, però con motivazioni e identità cristiana ed ecclesiale.

Intendeva rispondere a quei problemi che vedevano una certa inerzia del mondo cattolico e che rischiavano di essere il terreno fertile dell’azione e della propaganda socialista: “vi offrono un pane, ma vi avvelenano l’anima: vi predicano l’odio, e vi strappano la fede”, avvertiva Don Orione nel Proclama alle mondine. “Ogni sfruttamento di uomo su uomo deve essere soppresso nel nome di Cristo… avanti, o proletariato, avanti!”.

Le parole del famoso Proclama alle mondine, molto assomigliano a quelle di tanti altri manifesti proletari elaborati nelle cellule militanti socialiste. Invece no, sono scritte da un prete e sono pubblicate su un Bollettino cattolico, «La Val Staffora» del 15 maggio 1919, e poi moltiplicato come volantino su foglio unico.

 

Il contesto da cui viene il Proclama alle mondine

Il fine ‘800 costituì un momento assai vivo ed esuberante della vita della Chiesa italiana nel campo sociale. Asse portante del movimento sociale cattolico fu l’Opera dei Congressi e dei Comitati Cattolici.[2] Anche nella diocesi di Tortona, soprattutto nell’ultimo decennio dell’800, sotto l’impulso del vescovo Igino Bandi, si affermarono mentalità e attività sociale più aperte. Don Orione è uno dei più convinti protagonisti. Al suo Vescovo manifestò gli intenti suoi e dei collaboratori: “Cercheremo di assistere materialmente e moralmente i poveri, dando alla carità il suo alto e illuminato compito sociale e cristiano”.[3]

Don Orione, all’epoca del Proclama alle mondine, nel 1919, finita la prima guerra mondiale, su iniziativa propria e su incarico del nuovo vescovo di Tortona  mons. Simon Pietro Grassi, aveva ripreso ad occuparsi delle attività di animazione e organizzazione nel campo sociale con molta intraprendenza ed efficacia. In tutto il territorio tortonese furono fondate nuove Unioni Popolari e Associazioni cattoliche.

 

Il giornale “La Val Staffora

Don Orione disponeva di una sua scuola tipografica “San Giuseppe”, presso il “Paterno” di Tortona, sorse il progetto di pubblicare un Bollettino che collegasse e animasse le iniziative sociali cattoliche della zona. Una lettera di Don Orione, diretta ai parroci e ad altre persone interessate, ci fa conoscere la genesi del bollettino «La Val Staffora».

Tortona, 25 marzo 1919

                Carissimo in Gesù Cristo,

                Quando, ultimamente, sono stato nell’alta Val Staffora alcuni Rev.di parroci e amici mi fecero la proposta di un Bollettino per codesti paesi.

                Sono disposto ad un primo esperimento per un trimestre, liberi poi, i sig.ri parroci e libero io. Il Bollettino uscirà per Pasqua e costa L. 0,05 la copia.

                Esso per ogni paese porterà stampato come sottotitolo: il nome della Parrocchia, ad esempio: Bollettino di  Casanova.

                Se Vostra Signoria Molto Rev.da ci tiene è pregata di scrivermelo subito e di:

                a) dirmi quante copie ne desidera;

                b) mandarmi gli indirizzi precisi delle famiglie a cui vuole farlo giungere perché non si spedirà per pacchi, ma si farà pervenire alle singole famiglie o persone della sua parrocchia. 

                c) Perché il Bollettino sia letto e interessi tutti, specialmente chi sta lontano dal parroco o dalla Chiesa, prego di inviare (anche solo per appunti) tutte [le] notizie non solo di pura indole religiosa,  (funzioni etc) ma ogni altra informazione che valga a promuovere il benessere morale ed economico della popolazione.

                Prego brevità, evitare sempre personalità e motivi di disgusto... ciò che non edifica

                Il Bollettino si propone di edificare e unificare nella fede e carità di Gesù Cristo.

                Che la grazia di Dio ci assista!

                Mg.r Vescovo è di tutto informato, e approva.

Aff.mo come un fratello

Il Bollettino “La Val Staffora” era destinato a una quindicina di parrocchie della Val Staffora.  Nell’Archivio Don Orione sono conservati alcuni numeri di questo bollettino, di otto pagine, formato cm 17 x 24,5. In ciascun numero, la prima pagina era personalizzata per ciascun paese, con il sottotitolo specifico (Bollettino di Cegni… Bollettino di Casanova… di Santa Margherita… di Cencerrato di Pregola… di Pietra Gravina…) e con il nome del parroco che firmava l'editoriale.

L’identità del bollettino è presentata così: “La Val Staffora (Tortona, Tipografia Don Orione), Bollettino interparrocchiale che abbraccia già 14 paesi, propugna efficacemente l’organizzazione delle risajole; e il prossimo numero di Maggio porterà l’orario stabilito in risaja e le tariffe, con specifica ed epoca dei lavori del Vercellese e del Novarese, sia per gli uomini che per le donne, secondo le zone. Sarà un numero interessantissimo”. Più sotto riporta “Tip. S. Giuseppe- Tortona”.[4]

L’iniziativa dovette avere un certo successo. In una notizia “Da Fego”, si legge : “Il Bollettino qui ha incontrato assai. Ferve oggidì una lotta viva, che non è solo lotta politica, ma vera lotta e più intensa fra il bene e il male: bisogna che ciascuno prenda coraggiosamente il suo posto”.[5]

È assai  interessante la lettura delle pagine di questo bollettino. Ci sono sostanziosi contenuti di riflessione, cronache dai paesi, brevi catechesi ed episodi edificanti, tutto rivolto alla educazione cristiana e sociale dell’umile popolo.

La Val Staffora” del 15 aprile 1919 pubblica una notizia il cui testo è riferibile a Don Orione, anche se non firmato.

“I preti insegnano!

La tipografia S. Giuseppe, la ditta tipografica che più lavora in Tortona e dintorni, istituita da Don Orione per la propaganda dell'idea cattolica e dei buoni principii, mentre a Parigi si disputa dagli uomini altolocati per vedere se si possono fare accettare le otto ore di lavoro e il sabato inglese, ha spontaneamente e molto cristianamente accordato ai suoi Compositori e Stampatori le otto ore di lavoro, e il sabato inglese, o meglio cristiano, e, per di più, l'aumento di paga!

Questa ditta precede così tutte le ditte del genere di Tortona e non di Tortona soltanto.

E, certo, con intenzione che Don Orione volle ciò fare dalla Festa di San Giuseppe, Patrono degli operai cristiani. Come la Chiesa richiamo sempre i padroni a un più umano trattamento dei lavoratori e del popolo, così anche oggi sono i preti che si mettono all'avanguardia nel propugnare il miglioramento dell'operaio”.

Il testo indica il clima battagliero e polemico con cui nel mondo cattolico si rispondeva alla propaganda sia liberale e sia socialista che pretendevano monopolizzare ogni battaglia di “modernità” e di “socialità” relegando la Chiesa a baluardo di conservatorismo e presentandola come “serva dei padroni”.

Dell’attività di animazione sociale svolta nella Valle Staffora, e da Don Orione in particolare, c’è testimonianza nel numero de “La Val Staffora. Bollettino di Cegni” del 15 maggio 1919. A pagina 8, è riportata una notizia proveniente da “Pietra Gavina”: “Domenica scorsa, 4 maggio, venne a Pietra Gavina l’infaticabile propagandista D. Giulio Barbieri che, con infiammata parola di apostolo, riuscì a fondare tra noi una forte Lega di risajuole, ad istituire una sezione del Partito Popolare Italiano... Il 7 maggio poi passò di qui Don Orione, che fece il resto, tenendo alla sera un pratico discorso al popolo e alle risajuole. Sempre avanti! Dio è con noi!”.[6]

È in questo medesimo Bollettino che fu pubblicato il Proclama alle mondine. [7]

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il testo.[8]

“PROLETARIATO DELLA RISAJA, IN PIEDI!

Un orizzonte nuovo si schiude, una coscienza sociale nuova si va elaborando alla luce della civiltà cristiana, progressiva sempre, che è fiore di Vangelo.

Lavoratori e lavoratrici della risaia, nel nome di Cristo, che è nato povero, vissuto povero, morto povero: che tra poveri visse, che lavorò come voi, amando i poveri e quelli che lavoravano: nel nome di Cristo, è suonata l’ora della vostra riscossa.

Il vostro lavoro deve essere adatto e limitato alle vostre forze e al vostro sesso: la vostra paga deve essere proporzionata ai vostri sudori e al vostro bisogno: le vostre condizioni devono essere, più umane, più cristiane.

È il diritto, il vostro diritto! Ragioni di igiene, ragioni di umanità, ragioni di bene pubblico vogliono che in risaia - tanto per la monda che per il taglio e raccolta del riso - non si lavoro più di otto ore al giorno.

Noi cattolici, e come tali e come cittadini, ingaggeremo quest’anno la battaglia per le otto ore in risaja.

Non lasciatevi sfruttare dal Caporalato; non lasciatevi intimidire dalle minacce dei padroni: non prestatevi a certe manovre, che riescono sempre a danno vostro.

E, occorrendo, legalmente sì, ma insorgete!

Unitevi contro i crumiri, e attenti a voi a non lasciarvi ingannare da un orario di lavoro oltre le otto ore.

Il pretesto della guerra e conseguente scarsità di mano d’opera, è una causa che ora non tiene più: quest’anno bisogna fare posto a tutti, e sostenere migliori tariffe, adeguate ai cresciuti bisogni della famiglia. E il vostro corpo, più riposato, sarà meno soggetto alle malattie e al deperimento, e anche il vostro spirito vivrà di una vita più alta.

Evitate la concorrenza, odiosa e umiliante sempre, ma dannosa in estremo grado agli interessi e alla dignità di ogni classe di persone che si rispettano, e di ogni anima sinceramente cristiana.

Unitevi tutti e siate solidali! se tutti i paesi della Diocesi che danno i lavoratori alla risaia saranno collegati da una fitta, solida e cristiana rete di organizzazione risaiola, noi vi condurremo a certa vittoria.

Per le vostre rivendicazioni, per l’intima giustizia della vostra santa causa, non ci daremo pace. No! non daremo pace né dì né notte agli sfruttatori della povera gente, che se ne va a sacrificarsi nelle marcite della risaia e nella malaria, forzatamente lontana dalla famiglia, per guadagnarsi un pezzo di pane.

Ma sfruttatori non sono sempre né soltanto i padroni; i padroni sono quello che sono: ve n’è di cattivi e ve n’è di buoni; sfruttatori indegni però sono anche e sono sempre quelli che, per loro loschi disegni, abusano perfidamente di voi: che vi offrono un pane, ma vi avvelenano l’anima: che vi predicano l’odio, e vi strappano la fede, che è il grande conforto della vita presente e la base della vita futura.

Lavoratori e lavoratrici delle risaie, guardatevi dai socialisti e dalle socialiste, non fidatevi di chi non ha religione: chi non ha religione non avrà coscienza: non ve ne fidate mai!

Mondini e mondine, dovete organizzarvi subito, e organizzarvi tutti: costituite nel vostro paese LE UNIONI DELLE RISAJOLE, per la vostra dignità e per il vostro interesse.

Unioni che siano forti, sincere, cristiane: è per la vostra salute, per la vostra fede, per l’aumento della vostra paga. Benedetti da Dio e dalla Chiesa, lavoreremo per voi, o fratelli, e vinceremo con voi.

Troverete lavoro tutti, avrete tutti paga rispondente: assistenza morale e religiosa: riposo festivo; tutela dei diritti inerenti al lavoro (tariffe, orarî, applicazione della legislazione sanitaria): dignità di alloggiamenti.

Vi difenderemo in tutto ciò che è giusto: realizzeremo le vostre legittime aspirazioni, e, valendoci delle apposite leggi, vigileremo, assisteremo, affrancheremo.

Risajole, voi dovete formare dei battaglioni di donne, e poi avanti, nel nome di Dio!

Pareva un sogno lontano, e oggi, se voi lo volete, la realtà è vicina, la redenzione della risaia è prossima, è afferrabile: è un domani di giustizia e di pace. Lavoratori e lavoratrici della risaia, invocate l’aiuto della Madonna, e poi serrate le file! Stringetevi la mano: e, nel nome di Cristo, GIURATE IL PATTO CRISTIANO DEL LAVORO.

In ogni paese delle nostre montagne e della pianura padana sorga l’auspicata UNIONE DELLE RISAIOLE. 

“L’unione fa la forza!” Ogni catena, che toglie la libertà di figli di Dio, si deve spezzare: ogni schiavitù si deve abolire: ogni servaggio deve finire, e finire per sempre.

Ogni sfruttamento di uomo su uomo deve essere soppresso, nel Nome di Cristo.

La divina virtù di questo nome, e la vostra onorata condotta di lavoratori cristiani come vi porteranno allo adempimento di ogni dovere, così vi daranno la rivendicazione di ogni diritto.

Proletariato della risaia, in piedi! Apri gli occhi, e vedi l’aurora smagliante che sorge: essa è per te, è la tua giornata! Avanti, o proletariato, avanti, portando con te le grandi forze morali della tua fede e del tuo lavoro: un’era si apre: è il mondo che si rinnova! Il Signore Iddio tuo è con te: cammina alla luce di Dio, e nessuno potrà più arrestare la tua marcia trionfale.

Per il tuo interesse, per la tua dignità , per la tua anima!

PROLETARIATO DELLA RISAJA, IN PIEDI E AVANTI!”.

 

E’ sempre stata considerata certa la paternità di Don Orione di questo documento di notevole valore sociale ed ecclesiale, anche se nella pubblicazione non vi appare il suo nome. Ad affermarlo era una noticina posta in calce al Proclama alle mondine dall’archivista: “Questo foglio è di Don Orione. Vedi autografi”. Ma di questi autografi nulla si sapeva. Si pensavano persi. Solo recentemente, essi sono emersi da un’altra posizione di archivio, dove erano rimasti dimenticati. Sono stati inseriti nel volume 119, alle pagine 489-494, degli “Scritti di Don Orione”.

Si tratta di 5 fogli autografi, di cm 23 x 17, uno dei quali è scritto su due facciate; sono di colore verde chiaro, scritti con inchiostro rosso, chiaramente di calligrafia di Don Orione. Sono sicuramente riferibili al testo finale del Proclama alle mondine, pubblicato su “La Val Staffora”. Dall’analisi di quanto è presente nelle minute, si può dedurre anche che le minute sono testimoni di una fase ancora embrionale della redazione del Proclama. Infatti, vi ricorrono alcune frasi identiche al testo stampato, ma ce ne sono anche altre che poi non ricorrono affatto nella versione finale. Certamente, altre elaborazioni sono seguite prima del testo definitivo. Non meraviglierebbe che venissero alla luce altre minute autografe più vicine al testo definitivo.

Il Proclama alle mondine comincia con il grido: «Proletariato della risaia, in piedi!», con toni vibranti di lotta e di chiamata alla riscossa, dichiarando giunto il momento di dare battaglia affinché anche le donne avessero una paga equa, che tenesse conto della loro fatica e della loro condizione, e perché non si superassero le otto ore di lavoro in risaia. È un proclama ardito in se stesso e coraggioso nel tono e nei contenuti.

C’è un altro testo di Don Orione, contemporaneo a quello delle mondine, che manifesta la sua grande apertura culturale e pastorale verso la questione femminile. Scrive:

E' cristiano, è caritatevole occuparsi del femminismo, o meglio della famiglia cristiana. L'attacco contro questa fortezza sociale che è la fami­glia cristiana, custodita e mantenuta dall'indissolubilità del matrimonio, ora latente ancora, vedete che domani diventerà furioso. Il femminismo è una parte ed importantissima della questione sociale, e il nostro torto, o cattolici, è quello di non averlo compreso subito. Fu grande errore. […]  

Troppa poca gente ancora comprende la questione femmini­sta. Confessiamolo francamente,  noi cattolici abbiamo tratta­to il femminismo con una leggerezza deplorevole”.[9]

             Il Proclama alle mondine riecheggia temi e toni del Manifesto di Marx: “Proletariato della risaia in piedi. Un orizzonte nuovo si schiude, una coscienza si va elaborando… nel nome di Cristo è suonata l’ora della vostra riscossa”. Don Orione stesso definisce “ardito” quel suo proclama. A un collaboratore a noi ignoto, scrive: “Cegni - Prossimo numero uscirà in Maggio con tuo bellissimo articolo. Uscirà ardito appello per le risajole. Per l’organizzazione risajole si lavora febbrilmente, già si fu a Novara, a Vercelli etc.”.[10]

             Dunque, il Proclama alle mondine non fu un testo isolato, euforico. Proviene da un contesto di impegno sociale concreto, ben pensato, condiviso e continuo. In un suo autografo, probabilmente per un articolo, Don Orione parla della sua attività.

Per le risajole

Sappiamo che come già a Zavattarello così Don Orione girerà i paesi delle nostre valli e montagne, e prossimamente andrà a Santa Margherita di Bobbio, a Fego, a Casal Staffora e in altre parrocchie non solo per l’Unione Popolare, ma per organizzarvi nel nome di Cristo le mondarise e per difenderne gli interessi (paghe, contratti di lavoro, orarî): ogni interesse economico, morale e civile delle risajole, tutti i sacrosanti diritti del lavoro e dell’anima cristiana.

Umili lavoratori e oscure lavoratrici della risaja, é giunta l’ora di redimere nel nome di Cristo tutta la vostra vita economica e sociale.

Deve finire, per sempre finire, lo […] E costituì il gruppo, ed eccitò tutti a lavorare perché il popolo delle officine e dei campi canti ancora e per sempre l’inno della civiltà cristiana.

[…] ogni loro interesse economico, morale e civile, cioè tutti i diritti del lavoro, nel nome di Cristo.[11]


Che il Proclama alle mondine fosse espressione di un impegno concreto e continuato è prova il fatto che, a un mese di distanza dalla sua pubblicazione, il 20 giugno 1919, Don Orione scrive all’amico canonico Arturo Perduca: “Sappiate che le nostre mondine che sono nel Vercellese hanno avuto l’aumento di più di una lira al giorno. Così si spiega quello che ho stampato”. [12]

 

Dal Proclama alle mondine un messaggio per la Chiesa d’oggi

Il Proclama alle mondine e la promozione del Bollettino “Val Staffora” costituiscono dunque un piccolo ma significativo capitolo dell’impegno di Don Orione nel campo sociale. Esso si inquadra nel clima più generale della Chiesa che, nell’Italia di fine ‘800, stretta e quasi estromessa dalle organizzazioni statali (liberal-massoniche) e popolari (socialiste), andò passando sempre più da un atteggiamento di isolamento nelle questioni sociali all’inserimento nel sistema sociale ed economico con proprie proposte, valori e nuovi modelli di soluzione a matrice cristiana. La partecipazione alle situazioni e ai nuovi problemi della gente fu resa possibile dall’azione appassionata e lungimirante di pionieri, come Don Orione, e mediante la mobilitazione del laicato organizzato.

Le Unioni popolari e le organizzazioni corporative di cui si occupò Don Orione, furono i frutti della stagione nuova ed esuberante di iniziative sociali della Chiesa, iniziata negli ultimi decenni dell’ ‘800 e promossa dalla Rerum novarum di Leone XIII (1891). Fu una fioritura presto “congelata” durante tutto il ventennio del fascismo (1922-1943) che, in Italia, monopolizzò ogni spazio di azione sociale. Anche per Don Orione fu un capitolo chiuso. Ma solo in apparenza.  Egli passò a dedicarsi ad una azione più marcatamente di tipo caritativo, l’unica possibile, facendo sorgere i Piccoli Cottolengo e le tante opere per disabili, orfani e anziani.

Un esempio di come lo “stratega della carità” impostava tali opere lo si ha nelle sue direttive per il nascente Piccolo Cottolengo di Milano, nel 1933. “Il Piccolo Cottolengo sarà come il Villaggio della Carità, alle porte di Milano. Ma non vuol essere una semplice opera di assistenza ai bimbi, ai malati, ai vecchi cadenti, agli inabili al lavoro, etc. ma sarà il centro dal quale, come battaglioni volanti, partiranno Sacerdoti e Suore, Missionari e Missionarie del Popolo, per accorrere ad assistere, specialmente alla periferia di Milano, i poveri, gli sfrattati, tutti quelli che avranno bisogno di un aiuto materiale e di un conforto spirituale, per non perdere la fede in Dio e negli uomini, risolvendo così il grande problema religioso e sociale della periferia, ove si raccolgono tutte le miserie, tutti i disperati, dove, nel silenzio si formano i comunisti, le cellule, le più pericolose unità dei senza Dio, il ché significa in definitiva, anche dei senza Patria”.[13]

Quel capitolo di “carità sociale”, all’inizio del Novecento, ebbe un importante valore pedagogico per Don Orione. Fu una lezione bella e mai dimenticata,[14] che diede forma a tutta l’impostazione successiva dell’apostolato suo e della Piccola Opera della Divina Provvidenza intesi a “dare alla carità un compito sociale”.[15]

La definizione di Don Orione “stratega della carità[16] coglie veramente il genio apostolico di Don Orione. È profondamente vera. Egli stesso spiega: “Mi pare che la carità, anche la più umile e la più modesta, sia la forza più popolare a difesa della verità cattolica; anche così si dimostra che la Chiesa è ancora viva, anche nel campo sociale e ancora feconda come forza benefica”.[17]Oggidì molti ritornano a Dio attraverso le istituzioni di beneficenza, di carità e di elevazione sociale; essi vengano conquistati alla fede dalle opere della bontà e del verace progresso”.[18]

Non si possono del tutto e bene comprendere la carità e l’azione sociale di Don Orione se non dinamicamente unificate dal superiore fine apostolico del “portare i piccoli, i poveri, il popolo alla Chiesa e al Papa, per instaurare omnia in Christo, e ciò mediante le opere di carità”.[19]

Nell’attuale contesto sociale ed ecclesiale, Papa Francesco promuove una “Chiesa in uscita”;[20] il suo ripetuto “andare alle periferie[21] è molto simile al “fuori di sacrestia” tanto caro a Don Orione; come nel primo Novecento, anche oggi è necessario avere il coraggio cristiano di “primerear – prendere l’iniziativa”,[22] se si vuole essere cristianamente interessanti. Papa Francesco convoca ad un maggiore coinvolgimento sociale, ad una più autentica e fattiva vicinanza ai poveri, alla gente umile, alle tante categorie umane divenute “scarto[23] della società attuale economicamente selettiva. È la medesima sfida che si trovò ad affrontare la Chiesa italiana ai tempi di Don Orione.

L’esperienza di Don Orione di inizio Novecento costituisce un messaggio per la Chiesa d’oggi, innanzitutto per gli Orionini. “Credo sia illusione funesta il credere di alcuni che la carità materiale possa sanare tutta la piaga sociale”,[24] scriveva. Pertanto, si deve offrire negli “orfanotrofi, ospedali, ospizi, non solo carità, bensì giustizia sociale”,[25] con “quella fede divina, pratica e sociale del Vangelo, che dà al popolo la vita di Dio e anche il pane”.[26]

È una lezione da tradurre in pratica se vogliamo che anche oggi la carità sia sociale e apostolica. E la Chiesa sia interessante e salvifica.

 


[1] Il testo è inserito in Scritti di Don Orione, vol.81, p.69-72.

[2] Sull’Opera dei Congressi: A. GAMBASIN, Il movimento sociale dell’Opera dei Congressi (1874-1904). Contributo per la storia del cattolicesimo sociale in Italia, Aedes Universitatis Gregorianae, Roma 1958. Cfr. S. TRAMONTIN, L’intransigentismo cattolico e l’Opera dei Congressi (vol. I, pp. 1-229) in Storia del movimento cattolico in Italia, diretta da F. MALGERI, Il Poligono, Roma 1981; la voce Opera dei Congressi e dei Comitati Cattolici in Italia in Dizionario storico del Movimento Cattolico in Italia (1860-1980), vol. 1/2, I fatti e le idee, Marietti, Torino, 1981, pp.336-347.

[3] A Mons. Bandi, minuta del 1917; Scritti 45, 118.

[4] Questa nota è presente in fondo alla seconda pagina del volantino del Proclama alle Mondine; in ADO.

[5] La notizia è in una minuta di Don Orione, Scritti  93, 236.

[6] Di questo testo c’è una minuta di Don Orione in Scritti 89, 62.

[7] In Archivio Don Orione sono conservate varie copie.

[8] Scritti 81,  69-72.

[9] Con tono profetico, giunge a dire “Il giorno in cui la donna, liberata da tutto ciò che chiamano la sua schiavitù, madre a piacer suo, sposa senza marito, senza alcun dovere verso chichessìa, quel giorno la società crollerà più spaventosamente all'anarchia più che non abbia crollato la Russia al bolscevismo”. Originali in Archivio Don Orione, Scritti 61, p.115-116; il testo è pubblicato in Nel nome della Divina Provvidenza. Le più belle pagine, ed. Piemme, 2a ed., 2004, p.35-36.

[10] Scritti 93, 277.

[11] Scritti 89, 75.

[12] Scritti 31, 29.

[13] Scritti 75, 124. Similmente, pensando agli sviluppi nel quartiere Appio di Roma, la “Patagonia” affidatagli da Pio X, scrisse: “Con la benedizione del S. Padre, anche su codesta area, che la Divina Provv.za ci ha dato fuori Porta S. Giov., in un vasto quartiere operaio, che ne ha tanto bisogno, faremo opere di utilità sociale, di vero bene per la Religione e per la Patria”; 105, 39.

[14]Avellaneda è il più grande centro di industria e di commercio dell'Argentina, sono quasi tutte fabbriche, e quindi è il più grande centro di opera operai; la più parte socialisti e peggio. Noi ci siamo proprio in mezzo… non posso dirvi quanto sono contento che la Divina Provvidenza mi abbia condotto ad aprire una casa di carità e di rinnovazione sociale cristiana nel cuore del socialismo e del comunismo argentino. Adesso capisco perché Iddio mi ha fatto fare il noviziato a San Bernardino”; Lettera a Don Carlo Sterpi del 3 luglio 1935, Scritti 118, 114. Per “noviziato” intendeva l’esperienza nel “quartiere rosso” di Tortona e tutta l’esperienza popolare di risposta ai problemi sociali fatta nella prima tappa della sua vita.

[15] In lettera al suo Vescovo del 21.11.1917, Scritti 64, 26; in minuta senza destinatario del 1918, Scritti 52, 219.

[16] Questo epiteto gli fu attribuito da Papa Giovanni Paolo II nell’omelia della Messa di canonizzazione (16 maggio 2004): “Il cuore di questo stratega della carità fu «senza confini perché dilatato dalla carità di Cristo»”. Pare che il primo ad usare questa espressione sia stato sia stato il Patriarca Albino Luciani nel discorso commemorativo pronunciato a Venezia - Ca’ Giustinian, il 9 dicembre 1972. "Tanti non sanno capire l'opera di culto – argomentava Don Orione - e allora bisognerà unire l'opera di carità. La carità apre gli occhi alla fede e riscalda i cuori d'amore verso Dio. Opere di carità ci vogliono: esse sono l'apologia migliore della fede cattolica "; Riunioni p.81 e 85.

[17] Scritti 94, 202.

[18] Scritti 97, 154.

[19] È la formula carismatica del fine della Congregazione, che egli espresse nel testo fondamentale del Capo I delle Costituzione del 1936; cfr Sui passi di Don Orione, 295-298.

[20] Evangelii Gaudium 46 e 261 e in molti altri passaggi.

[21] “Tutti siamo invitati ad accettare questa chiamata: uscire dalla propria comodità e avere il coraggio di raggiungere tutte le periferie che hanno bisogno della luce del Vangelo”; Evangelii Gaudium 20.

[22] Evangelii Gaudium 24.

[23] Evangelii Gaudium 53 e 95. Papa Francesco, nel 2009 ancora Vescovo di Buenos Aires, indicò direttamente a noi Orionini questo movimento: “Voi dovete andare con il carisma di fondazione alle periferie esistenziali, là dove l'esistenza delle persone è  materia di scarto. Voi sapete che state in questo sistema che è mondano, paganizzato: ci sono quelli che ci stanno e quelli che avanzano; quelli che non ci stanno nel sistema avanzano, e quelli che avanzano sono di scarto. Queste sono le frontiere esistenziali. Lì dovete andare voi”; Videomessaggio del card. Jorge Bergoglio al Capitolo provinciale degli Orionini, Buenos Aires, 9 novembre 2009, pubblicato in “Atti e comunicazioni della Curia generale”, 2013, n.241, p.103-105.

[24] Scritti 108, 288.

[25] Scritti 55, 239.

[26] Scritti 104, 85.

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