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Messaggi don Orione
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Nella foto: Madre Maria Tarcisia è sepolta nella Cripta del Santuario della Madonna della Guardia di Tortona (AL).

Fu madre e maestra delle Sacramentine adoratrici non vedenti di Don Orione. A Tortona, per 50 anni fu potente antenna di preghiera.

MADRE TARCISIA DELL’INCARNAZIONE

Fu madre e maestra delle Sacramentine adoratrici non vedenti di Don Orione.

A Tortona, per 50 anni fu potente antenna di preghiera

 

Don Flavio Peloso

Quando alla casa del Groppo di Tortona, presso il ponte sull’Ossona a San Bernardino, inaugurarono il forno, don Orione disse ai chierici fieri di quella realizzazione: “Non crediate di avere voi soli il forno, ce l’ho anch’io; il mio forno sono le Sacramentine!”.

I vari ingredienti e le differenti operazioni per fare il pane, alla fine, hanno bisogno del fuoco del forno per amalgamare in qualcosa di nuovo, saporito, nutriente. Don Orione comprese che anche le molteplici componenti della sua congregazione e le tante attività apostoliche avevano bisogno del fuoco del soprannaturale, della Grazia di Dio che le trasformasse in “qualcosa di buono per la Chiesa e le Anime”. E fondò le comunità degli Eremiti della Divina Provvidenza (1899) e delle Sacramentine non vedenti adoratrici (1927).

Pietra fondamentale del “forno” delle Sacramentine fu ANGELINA JONA. Nacque a Trevi nel Lazio, il 22 ottobre 1871, e divenne cieca all’età di tre anni in conseguenza del vaiolo. Fu educata nell’Istituto San Pio V di Roma dalle Suore di San Vincenzo; crebbe intelligente, vivace e buona, e si formò a pietà e devozione.

Nel 1916, il beato Don Luigi Orione l’andò a incontrare all’Istituto. Vedendola volenterosa, ma tanto gracile le disse: “Resisterete, figliola? Noi siamo tanto poveri!”. “Come resistono le altre, resisterò anch’io”, replicò tranquilla. Fu accolta tra le Piccole Suore Missionarie della Carità nel 1917. Vestì l’abito il 6 novembre 1919 col nome di Suor Maria Sebastiana. Era proprio una meraviglia di suora, buona, esemplare e gioiosa.

            Quando, il 15 agosto nel 1927, Don Orione istituì la famiglia delle Sacramentine adoratrici non vedenti, entrò per prima con tre Consorelle a farne parte, col nome di Suor M. Tarcisia dell’Incarnazione. Qualche giorno prima, il Fondatore gli aveva confidato i propositi e le direttive di vita del nuovo ramo di suore e poi aveva concluso: «Ho bisogno di voi e mi fido»; e la nominò Superiora. Madre Maria Tarcisia compì tale incarico fedelissima all’esempio e gl’insegnamenti di Don Orione.

Ebbe la sollecitudine di una madre premurosa. Guidò e formò le Sacramentine dal giorno della loro fondazione fino al settembre 1958, quando carica di anni si restò serena nell'ombra. Di cuore semplice, generoso, possedeva uno spirito di grande pietà tutta orientata alla adorazione e alla confidenza in Gesù. A chi le chiedeva particolari preghiere, esclamava: “Sacro Cuore di Gesù pensateci Voi” e poi assicurava “Prenderemo d’assalto il Tabernacolo”.

Era animata da un grande spirito missionario, espresso in una esortazione che più volte rivolgeva alle sue consorelle: “Dal suo inginocchiatoio la Suora Sacramentina può raggiungere tutte le parti del mondo”. Viveva una particolare passione mediatrice nei confronti dei sacerdoti; offriva le sue sofferenze per la loro santificazione, per il ravvedimento di quelli in crisi e per la conversione dei peccatori.

            Aveva intelligenza e sensibilità penetranti e comprensive. La sua bontà era superiore alle doti naturali, provata dalla sofferenza, ma sostenuta da gioiosa grazia. Si prodigò, con sapienza e prudenza non comuni, per le anime affidate alle sue cure spirituali. Le Suore erano elevate dal fascino della sua presenza e del suo fervore.

Sapeva tenere alta nella comunità la bandiera della serenità e della gioia. “Santo triste, tristo santo”: voleva al bando le lacrime e le tristezze, dicendo a tutte che bisognava servire Dio in santa letizia, perché Egli ama chi dona con gioia.

Anche costretta a letto per le sue infermità, cercò di seminare fino all’ultimo la gioia, la pace e l’unione dei cuori. Si spense piamente a Tortona, il 6 aprile 1964. Qualche giorno prima, aveva fatto l’appello delle sue Consorelle e le assicurò che avrebbe pregato per loro e per tutte quelle che verranno.

Appena si sparse la notizia della sua morte, tutti dicevano: “E’ morta una santa”.

Il grande sacerdote e poeta, Clemente Rebora, rosminiano, visitò le sacramentine di Tortona il 28 agosto 1942. Ne restò impressionato. E osservò: “Il Signore chiamando voi, sorelle cieche, a vita religiosa, a vita di perpetua immolazione e preghiera ha reso religiosamente volontaria la cecità vostra: voi siete chiamate a impetrare che il mondo si renda conto come sola vera inesprimibile disgrazia e male sia la cecità proveniente dal peccato, che conduce individui e nazioni a cader nell’abisso: voi siete chiamate a ottenere da Dio che le anime vedano”.

Questa fu la missione di Madre Tarcisia dell’Incarnazione per 50 anni. Essa continua ancor oggi nelle comunità delle Sacramentine che da Tortona hanno raggiunto l’Argentina, il Brasile, il Cile, la Spagna, il Kenya.

 

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