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Messaggi don Orione
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I fatti e la lezione di ecumenismo interno alla Chiesa - II - Don Orione antimodernista? Una rete di Rapporti; 1. Pio X; 2. Rafael Merry del Val.

DON ORIONE NEGLI ANNI DEL MODERNISMO

I fatti e la lezione di ecumenismo interno alla Chiesa.

            Don Flavio Peloso

Corso di storia e spiritualità orionina

Roma, 5 e 19 dicembre 2019   

 

Leggi PARTE I  e   PARTE III

PARTE II

Don Orione antimodernista?

Il contatto di Don Orione con il modernismo e i modernisti avvenne a partire dalla sua permanenza a Messina come vicario generale della diocesi tra il 1909 e il 1912.[49]

Nel mese di marzo del 1910, don Orione apprese che si era costituita una Associazione Nazionale per gli interessi morali ed economici del Mezzogiorno d’Italia di cui era presidente l’on. Leopoldo Franchetti[50] (1847-1917), e il nucleo era costituito da un gruppo di esponenti del modernismo milanese, Fogazzaro, Alfieri, Gallarati-Scotti, ovvero il gruppo dirigente della rivista “Rinnovamento” che, dopo essere incorso nella scomunica, il 24 dicembre del 1907, aveva cessato le pubblicazioni nel dicembre del 1909.[51]
Con tre corrispondenze del 19 e 29 aprile e il 19 maggio Don Orione informa il card. De Lai sulla situazione e azione di questo gruppo.

Il 10 aprile 1910, Don Orione aggiorna sulla situazione anche il cardinale Merry del Val: “E’ stato qui due volte di seguito il conte Gallarati Scotti. Ieri venne con lui l’ing. Alfieri. Non mi accennarono di volere fare della propaganda religiosa ma non credo che vogliano prescinderne; propaganda religiosa in senso, mi pare, protestante, certo molto ostile alla Chiesa, anche se non lo dicono”.[52]
“I noti modernisti lavorano – si legge in quella di maggio –. Essi vanno di paese in paese, e cercano di costituire in ogni terra della Calabria dei gruppi di amici, e stendere una vasta rete di soci corrispondenti e di affiliati. Coloro dei quali si possono fidare di più, vengono più strettamente riuniti”.[53]

In queste informazioni qualcuno ha visto un atto di slealtà da parte di don Orione verso i sospettati di modernismo, con i quali era in rapporto, e in particolare verso padre Giovanni Semeria, con il quale egli aveva intrapreso un rapporto di amicizia. Lo studio di don Antonio Lanza[54] mette documenta e mette in luce il contesto storico e relazionale di tali informazioni.

Su questi episodi – le tre corrispondenze del 1909 e il giudizio negativo di Don Orione sulla venuta di padre Semeria in Calabria nel 1911 – si sono concentrate alcune critiche all’operato di don Orione. L’atteggiamento del sacerdote piemontese è stato severamente qualificato di “ambiguità” e di “daltonismo morale”, da parte di don Lorenzo Bedeschi e mons. Sergio Pagano[55], gettando un’ombra sulla correttezza di comportamento di don Orione. Io stesso, in fase di stesura del volume Don Orione negli anni del modernismo fui a incontrare Don Lorenzo Bedeschi fornendogli materiale più completo di archivio rispetto a quello che disponeva quando espresse i suoi giudizi; scrisse subito Nota di chiarimento che fu pubblicata nel volume sopra citato.

Va anche ricordato che, in una lettera allo stesso Merry del Val del 14 luglio 1911, lo stesso don Orione dovendosi difendere dalle obiezioni mosse contro di lui dall’arcivescovo di Messina D’Arrigo di aver avuto contatti con esponenti modernisti, rivendicò a suo merito la leale opera di informazione alla Santa Sede fatta durante il suo mandato di Vicario generale della diocesi di Messina. In questo contesto teso e confuso avvenne il famoso episodio della recita del Credo da parte di Don Orione davanti a Pio X, il quale concluse “sorridendo e commosso, che andasse pure in pace, che continuasse la sua opera di bene, tranquillo sotto la protezione della Divina Provvidenza e dell’Autorità della Chiesa. Quando un uomo pregava così non vi era più bisogno per Pio X di altri esami di teologia”.[56]

Sul piano storico, la preoccupazione di don Orione di fronte al modernismo è indiscussa: “Se col modernismo e col semi-modernismo non si finisce – scrisse il 26 giugno 1913 – si andrà, presto o tardi, al protestantesimo o ad uno scisma nella Chiesa che sarà il più terribile che il mondo abbia mai visto”[57].

La romanità papale – intesa come centro di coesione e di irradiazione universale della Chiesa[58] - e la devozione al Papa costituirono per Don Orione la concentrazione ecclesiologica che diede forma alla sua spiritualità e al suo apostolato. In questo, egli è erede di quel fecondo filone di spiritualità piemontese che prende le mosse, negli anni della Rivoluzione francese, da Pio Brunone Lanteri per arrivare al Cottolengo e a Don Bosco, che sono gli immediati predecessori di Orione.

 

Una rete di rapporti

È stato ormai definitivamente superato l’equivoco di un Don Orione “modernista”, o quanto meno simpatizzante dei modernisti, a motivo delle sue relazioni con molti di essi, e anche quello di considerarlo un “antimodernista”, nel senso storiografico, cioè attivamente impegnato nel combattere contro il modernismo e chi lo rappresentava. Va notato che anche a Messina (1909-1912), pur dovendo svolgere un ruolo istituzionale di informazione in quanto vicario generale della diocesi, di fatto, usò con notevoli e durevoli risultati la “strategia della carità” conquistando molti di quei fratelli “impigliati nel modernismo”, come Gallarati Scotti, Alfieri, Fogazzaro, Genocchi, la contessa Spalletti, che gli continueranno un’amicizia fraterna e fattiva. “Don Orione, introdottosi nell’ambiente a causa della sua opera caritativa - ricorda Tomaso Gallarati Scotti -, cercò di farsi ponte. Questo fu in lui del tutto naturale. E si fece ponte per mezzo della carità, attraverso uno sforzo di comprensione – nella carità - delle difficoltà di molti ad aderire, più che alla vita, al pensiero cattolico e papale”.

Don Orione non fu un controversista né un polemista cattolico; il suo specifico carisma era quello di affermare la verità attraverso le “armi della carità”. Non va scambiata per “antimodernismo” la sua “schietta fede papale” apertamente vissuta, professata e proclamata sempre, soprattutto di fronte a fatti e pensieri che la minacciavano.[59] Il suo rifiuto del Modernismo “non era dettato in primo luogo da un motivo specificamente antimodernista, quanto piuttosto da un sentire e agire profondamente papalino che lo spingeva a seguire e a difendere in tutto e sempre le direttive del Papa e delle Congregazioni Romane”.[60]

Quel "Tu es Petrus et super hanc petram aedificabo ecclesiam meam" del Vangelo ispirò e fece vibrare Don Orione e diede fisionomia spirituale e apostolica a lui e alla sua Famiglia carismatica. C’è una constatazione che emerge da tutta l’esistenza di Don Orione: la sua radicale fedeltà al magistero e alla guida del Papa, al contrario di essere stata condizione o segno di fanatismo settario, gli ha dato la "sicurezza di battere le vie della Provvidenza"[61] e, proprio per questo, è divenuta la condizione dell’abbraccio di carità universale. Sì è spinto tanto oltre verso chi era ai margini e fuori della Chiesa proprio perché poggiava sulla salda roccia della fede papale. Questa è una nota, e forse il segreto interiore, della sua spiritualità aperta, senza confini.[62]  Quanto è avvenuto negli anni della crisi modernista è un documento convincente di questa fondamentale lezione di vita di San Luigi Orione.[63]

L’abbraccio caritatevole di Don Orione portava l’abbraccio della Chiesa a molti fratelli da essa lontani senza sacrificare mai uno iota alla Verità creduta e vissuta “cum Petro”. Altra evidenza proveniente dai fatti è che la sua ortodossia di fede, ben conosciuta agli amici in difficoltà dottrinali e disciplinari con le autorità della Chiesa, costituì fascino e nostalgia più che ostacolo al rapporto autentico e fraterno.

 

Negli anni in cui si acclamava la figura utopistica del “Il santo” secondo i tratti della cultura modernistica nel celebre romanzo di Fogazzaro, Don Orione incarnò la santità cristiana, umile, credente e incandescente nell’amore che la consuma. Decantate le polemiche, lo stesso biografo di Fogazzaro, il Gallarati-Scotti, riferendosi a Don Orione, ammise: “Solo oggi posso dire: tutti sentivano il Santo. Il Santo che è al di sopra di tutti, che congiunge tutti, che abbraccia tutti, che comprende tutti”[64].

Ora, per illustrare la verità di tale lezione di ecumenismo interno alla Chiesa giova presentare, almeno in rapido elenco, le relazioni di Don Orione con personalità, ecclesiastiche e laiche coinvolte nei problemi del modernismo.  Per la consistenza del rapporto, per la qualità e novità dei documenti, meritano una più appropriata trattazione le relazioni di Don Orione con Pio X, Padre Giovanni Semeria[65], Ernesto Buonaiuti[66] e Don Brizio Casciola.[67]

 

1.Pio X (1835-1914)

Tra tutti i Pontefici che don Orione personalmente conobbe quello influente e determinante fu indubbiamente Pio X,[68] il protagonista della purificazione del modernismo.  

Il 24 novembre 1894, entrando come patriarca a Venezia, il cardinal Giuseppe Sarto riassumeva il fine della sua missione pastorale con lo stesso motto paolino che, l’anno prima, il chierico Luigi Orione aveva scelto come programma della sua Opera: Instaurare omnia in Christo, riunire in Cristo tutte le cose”.[69] Quella iniziale e fortuita coincidenza del motto si rivelò poi essere il segno dell’affinità spirituale di quelle due grandi anime e la chiave d’interpretazione delle relazioni tra loro intercorse.

Il primo contatto personale fu epistolare. Il card. Giuseppe Sarto aveva chiamato a Venezia il giovane musico Lorenzo Perosi, coetaneo e compagno di seminario di Orione. Onorandolo della sua amicizia, lo aveva talvolta ospite a tavola e compagno nel gioco dei tarocchi. Il padre di Lorenzo, Giuseppe, maestro di cappella del Duomo di Tortona, temendo che il cardinale gli viziasse il figliolo, confidò i suoi timori al chierico Orione che egli andava ad aiutare nell’avvio del primo Collegetto. Questi, senza pensarci due volte, scrisse una lettera al Patriarca, pregandolo di non volere avviare il promettente “maestrino” verso una brutta china di vita comoda. Appena spedita la lettera, si pentì d’aver fatto una “predichetta” del genere al Patriarca, e si augurava che l’intervento venisse presto dimenticato. Ma scripta manent.

Quando una decina d’anni dopo, Don Orione fu ricevuto per la prima volta in udienza dall’ex patriarca di Venezia, neoeletto Papa, si sentì mancare quando lo vide estrarre dal breviario la famosa lettera. Il santo Pontefice non se l’era avuta a male; anzi, assicurò di averne ricavato del bene: “Una lezione di umiltà è buona anche per il Papa” commentò.

Sarebbe lungo enumerare le dimostrazioni di fiducia e di affetto di Pio X verso Don Orione, dopo quell’udienza. Don Orione, alla fine di giugno 1903, si trovava a Roma, nella Colonia agricola di Monte Mario, “per metter là la sua sede”,[70] e vi restò per tutto il primo anno di pontificato di Pio X, asceso al soglio pontificio il 4 agosto di quell’anno.[71]

Pio X, che si era presentato col suo fare bonario “da buon parroco di campagna”,[72] seppe mostrare subito una insospettata fermezza affrontando una situazione della cui delicatezza Leone XIII aveva avuto sentore, ma che poi, per la sua avanzata età (93) anni, aveva lasciato in eredità al Successore. A nemmeno un mese dalla sua elevazione al Pontificato, Pio X comunicava al Preposito Generale dei Padri Barnabiti di revocare la nomina di P. Semeria a direttore del collegio Carlo Alberto di Moncalieri e “di altro Istituto qualsiasi di istruzione”[73]. Qualche mese dopo (dicembre 1903) faceva mettere all’Indice cinque opere dell’abate Loisy e, nello stesso dicembre, con un Motu proprio frenava il Gruppo democratico cristiano, il quale stava trasformandosi, sotto la spinta di don Romolo Murri, in “un moto religioso”, la cui religiosità però andava perdendo i caratteri dell’ortodossia cattolica fino ad identificarsi col modernismo teologico.[74]

Il mondo cattolico italiano era dunque in fermento e Don Orione, nella Colonia di Monte Mario, a Roma, si trovava in un posto di osservazione e di informazione privilegiato, vicino com’era al Vaticano. In più, godeva dell’amicizia del Segretario di Stato di Pio X, card. Raffaele Merry del Val, il quale sovente raggiungeva come meta delle sue passeggiate la vicina Colonia agricola intrattenendosi con Don Orione.[75] I colloqui col Cardinale fornivano a Don Orione notizie di prima mano sulla situazione della Chiesa e sulle preoccupazioni del Santo Padre. Queste confidenze davano nuovi contenuti e orientamenti alla sua passione carismatica che egli esprimeva come un “rinnovare in Gesù Cristo tutto l'uomo e tutti gli uomini, e il regno sociale di Gesù Cristo: «instaurare omnia in Christo», e «riconoscendo nel Romano Pontefice il cardine dell'opera della Divina Provvidenza nel mondo universo”.[76]

Don Orione si rese subito conto del diverso stile di pontificato e del mutato clima sociale. Il suo amore e la dedizione al Papato avevano motivazioni teologiche, non era frutto di sintonie umane o di giudizi sociologici. Scrisse: “Fanno male coloro che esaltano tanto Leone XIII con spirito evidente di deprimere Pio X; essi fanno ridere e sono ben piccini. Per alcuni di questi sembra che oggi non abbiamo più nessuno, non ci sia più Papa Certo egli (Pio X) è un Papa più conservatore che democratico; egli non avrà mai nella libertà la confidenza di Pio IX nel 48, né della democrazia la fiducia di Leone XIII. Egli sente fremere per la Chiesa il desiderio impaziente del nuovo. () La salute non verrà senza la Chiesa e lui lo sa troppo bene; per questo non vuole autonomie e lavoro piccolo e a capriccio Il nuovo uomo sociale è creatura della Chiesa”.[77]

Se Don Orione affermò che “Il Santo Padre Pio X sarà sempre il nostro Sommo Benefattore, il nostro Papa!” è perché riconobbe i suoi interventi determinanti per lo sviluppo della Congregazione. Pio X, già nel 1905, affidò a Don Orione la chiesa di Sant’Anna ai Palafrenieri, ora parrocchia della Città del Vaticano; nel 1906, egli rivide e annotò le costituzioni della giovane congregazione; nel 1908, chiamò gli orionini alla cura pastorale del quartiere Appio, fuori Porta San Giovanni.  Sono solo alcune delle azioni importanti di Pio X che marcarono lo sviluppo della Piccola Opera

A legare Don Orione a Pio X fu l’incarico da questi affidatogli a Messina. Don Orione si era recato in quella città all’indomani del terribile terremoto del 1908 e si era prodigato eroicamente nei soccorsi. Dopo qualche tempo, Pio X, ricevendolo in udienza, lo sorprese con una perentoria consegna: “Ti farai due volte il segno della croce e, poi, vai dalla Spalletti e vedi di portarle via tutti gli orfani”. Gli orfani del terremoto di Messina erano stati raccolti dal Patronato Regina Elena, presieduto dalla Contessa Spalletti e dominato da elementi anticlericali. L’educazione cristiana dei piccoli era messa in pericolo. Don Orione seppe rispondere con tale tatto al desiderio del Pontefice da giungere ad essere nominato Vicepresidente del Patronato a Messina, Strinse rapporti di stima e cordialità con la Contessa Gabriella Spalletti e riuscì a collocare gli orfani in Istituti di piena fiducia per la loro educazione cristiana.[78]

Nella martoriata città c’era molto da ricostruire anche dal lato religioso. Mancava il Vicario generale dell’Archidiocesi. Parte del clero era perito nel terremoto, ma c’erano ancora monsignori del luogo che avrebbero ricoperto volentieri quell’ufficio.  Pio X provvide diversamente. In un’udienza concessa all’Arcivescovo e ai seminaristi di Messina, ospitati a Roma per la continuazione dei loro studi, indicando loro Don Orione, che era inginocchiato ai suoi piedi, disse: “Vi presento il vostro Vicario generale”.[79] Seguirono tre anni di intensa attività e sacrificio che fecero brillare la carità e la prudenza di Don Orione e che lo misero anche in contatto con tante personalità ecclesiastiche e laiche. L’amicizia stretta con tanti esponenti del movimento modernistico trova i suoi inizi proprio sulla scena messinese, centro di solidarietà e di interessi tanto diversamente motivati.[80]

Finito il triennio messinese, quasi a premio di quella onerosa obbedienza che tenne Don Orione lontano dalla sua Congregazione ancora agli inizi, il fondatore poté soddisfare un suo intimo desiderio: emettere la professione perpetua nelle mani del Pontefice. Voleva sottolineare, con quell’atto, lo spirito suo e della Congregazione, votata ad essere “tutta cosa del Papa”.[81] Ai piedi di Pio X, nella storica udienza del 19 aprile 1912, emise, oltre ai voti religiosi perpetui, un esplicito e vero giuramento “di amore sino alla consumazione di me e di fedeltà eterna ai piedi e nelle mani del Vicario di Cristo”[82].

Vale la pena ricordare un altro gesto iscritto nella memoria del rapporto tra questi due uomini di Dio. A Don Orione, che non riusciva ad ottenere dal suo Vescovo il permesso di andare in America Latina, Pio X offrì la possibilità di essere missionario nella Patagonia... romana, affidandogli la cura spirituale di un quartiere abbandonato fuori Porta San Giovanni, a Roma, con l’incarico di costruire la chiesa parrocchiale da dedicarsi a “Tutti i Santi”. I lavori per la chiesa iniziarono nel marzo 1914 e, il 20 agosto successivo, Pio X moriva. Qualche giorno dopo trovarono, sul suo tavolo di lavoro, una busta con una cospicua somma di denaro e la scritta: “Per la Chiesa di Tutti i Santi di Don Orione”.[83]

Don Orione non venerava la persona privata del Papa, ma l’istituzione divina che egli rappresenta, il Papato. Si tratta di un atto di fede teologica e non di fanatismo né di calcolo strategico. La sua concezione della Chiesa è “romana” proprio perché egli coglieva l’importanza della dimensione istituzionale del Papato.

Don Orione usa espressioni molto forti nelle prime Costituzioni a stampa del 1912.[84] Al numero VII, esse prevedono la costituzione di una “Sezione speciale” di sacerdoti con lo speciale obbligo di “servire in tutto e per tutto al Romano Pontefice che è l’Arbitro e Superiore assoluto della nostra Congregazione, ne difendano con la massima sollecitudine l’autorità e si abbiano siccome guardie giurate della Fede e della dottrina cattolica: servitori fedeli fino alla morte e figli del Papa”, i quali, “non vivano che per la S. Chiesa di Roma, pronti, per la sua infallibile dottrina e divina costituzione, sempre a morire”.[85]

 

2. Rafael Merry del Val (1865-1927)

Rafael Merry del Val,[86] figlio di un diplomatico spagnolo, nacque a Londra, studiò in Belgio, Inghilterra e infine a Roma. Compì una rapida carriera ecclesiastica. Fungeva da segretario al conclave del 1903 che elesse Pio X. Il nuovo Papa ne apprezzò le doti e lo nominò suo Segretario di Stato, certo che avrebbe compensato la sua mancanza di esperienza diplomatica. Il Card. Merry del Val condivise “cor unum et anima una” le ansie pastorali e le direttive politiche di Pio X; fu interprete e attuatore fedele e sagace delle linee del suo pontificato: riforma dei seminari, istituzione della Commissione biblica e dell’Istituto biblico, rinnovamento della liturgia, riforma della Curia romana, lotta contro il modernismo. Alla morte di Pio X, nel 1914, continuò il suo servizio alla Chiesa quale responsabile del Sant’Uffizio.

Il rapporto di Don Orione con il Card. Merry del Val risale al 1903; il giorno stesso in cui questi aveva indossato la porpora cardinalizia salì “col papà ed altri parenti stretti alla Colonia” di Monte Mario, ritornandovi poi più volte.[87] La stima e l’amicizia tra i due nacque proprio in quell’ambiente agreste e discreto che disponeva alla confidenza. Tale rapporto sarà di reciproco conforto ai due personaggi, nelle ben diverse vicende di vita; resisterà, e anzi sarà un raggio di pura luce, anche durante il turbine della polemica modernistica, quando era difficile conoscere e capire fatti e pensieri perché mediati e spesso deformati dalla piazza, dal salotto e dalla ribalta letteraria.

Continuò un rapporto personale, diretto, basato sulla reciproca fiducia e sulla ricerca del bene della Chiesa. Tra la corrispondenza di Don Orione sono conservate molte minute di lettere spedite a Merry del Val,[88] come pure vi ricorrono molti accenni alle visite in Segreteria di Stato.[89] Da parte sua, il Cardinale diede prova della sua ferma stima verso il prete tortonese. Quando l’Arcivescovo di Palermo chiese alla Segreteria di Stato informazioni su Don Orione, che si era presentato quale Delegato del Patronato Regina Elena per la sistemazione degli orfani messinesi ospitati nel capoluogo siculo, il 23 marzo 1909, il card. Merry del Val rispondeva:: Posso assicurarLa che Don Orione è persona che gode tutta la fiducia del S. Padre.[90] In altra circostanza, piuttosto imbarazzante, gli trasmise direttamente una lettera dell’arcivescovo di Messina, mons. D’Arrigo, indirizzata al card. De Lai, dove il prelato si lamentava di Don Orione come di persona “che si sa accomodare con tutti”;[91] quella denuncia di eccessiva arrendevolezza nei confronti di persone pubbliche avverse alla Chiesa, equivaleva ad una velata accusa di modernismo.[92] “Carissimo Don Orione, - scrive il card. Merry del Val, - per ordine del Santo Padre le trasmetto la lettera qui unita. È tale la fiducia che ha Sua Santità nella Sua prudenza e riservatezza che non ha difficoltà di comunicarLe questa lagnanza, affinché Ella possa rispondere a noi, ossia al Santo Padre stesso, e dare quelle spiegazioni che crederà opportune”.[93]

Relative al periodo messinese sono conservate ben 10 lunghe lettere di Don Orione al Card. Merry del Val.[94] Il rapporto e la corrispondenza continuarono poi anche nel tempo successivo, quando il cardinale lasciò il palazzo apostolico per quello del Sant’Uffizio. Un piccolo documento, in particolare, rivela la consonanza dei due nel comune vincolo dell’affetto verso Pio X. In calce ad una immaginetta-ricordo di Pio X, con data 23 ottobre 1914, dunque poco dopo la morte del Pontefice, Don Orione scrisse: Ricevuta oggi dalle mani dellEm.mo Card. Merry del Val, il Quale ha pianto con me, parlandomi del Santo Padre Pio X;  subito, appena mi ha veduto, si è messo a piangere. Era la prima volta che io vedevo da solo il Cardinale, dopo la morte del Santo Padre Pio X[95].

Don Orione restò assai addolorato dalla morte del Cardinale: “È morto il card. Merry del Val!  Così presto e come![96]. Alludeva alla morte piuttosto repentina.

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[49] Don Orione assunse l’incarico il 25 giugno 1909 e lo tenne fino al 7 febbraio 1912. Cf. G. Papasogli, cit., p. 180-228.

[50] Il barone Leopoldo Franchetti, celebre per le sue inchieste sulle condizioni dell’Italia meridionale, senatore dal 1909, era impegnato in numerose iniziative di carattere filantropico. Si legga la voce di G. Sircana, in DBI, 50 (1998), p. 71-73.

[51] Sulle vicende de “Il Rinnovamento” si legga L. Bedeschi, Modernismo a Milano, Pan editrice, Milano 1974, p. 31-70.

[52] Scritti, 84.291; 96.137.

[53] “L’Unità Cattolica”, 19 maggio 1910.

[54] Cf. Don Orione e Padre Semeria: una lunga e fraterna amicizia (p. XX-XX).

[55] L. Bedeschi, Documenti per la storia dellantimodernismo: tre corrispondenze di don Orione dopo il terremoto Siculo-calabro, in “Rivista di Storia e letteratura religiosa”, VI (1970), p. 350-367; Mons. Sergio Pagano, Il caso Semeria nei documenti dellArchivio Segreto Vaticano, “Barnabiti Studi”, 6 (1989), p. 7-175).

[56] L’episodio è raccontato da Tommaso Gallarati Scotti nella sua testimonianza in Don Luigi Orione, Numero unico in occasione della morte, 1940, pag.41.

[57] Scritti, 43, 53. Il testo è tratto da una minuta di lettera del 26 giugno 1913 ad una destinataria che Don Orione definisce “Mia dilettissima madre in Gesù Cristo”, e poi anche “mia venerata benefattrice e vera madre dei Figli della Divina Provvidenza”. È la contessa Teresa Bedoni Agazzini, preoccupata per i problemi e le divisioni all’interno di un Istituto religioso derivanti proprio dalle posizioni moderniste di alcuni suoi membri. Le parole di Don Orione sono frutto della riflessione di uomo di fede e di grande amore alla Chiesa.

[58] Cf. A. Zambarbieri, Centralismo romano e universalismo nella missione del Papato. La prospettiva di Don Orione: spunti, consonanze e accordi storici, “Messaggi di Don Orione”, 23 (2002), n.107, p. 5-26.

[59] Al card. La Fontaine, in altre circostanze, scrisse: "Per la grazia di Dio, non venderò una virgola sola della mia fede per nessun piatto di lenticchie: per me e per i Figli della Divina Provvidenza - i quali tutti posso dire che la sentono pienamente con me - tutto l'oro del mondo, e qualche cosa di più e di meglio, non vale un alito dei desideri del Papa... La mia fede papale è ciò che ho più amato e amo: il Papa, i Vescovi, la Chiesa di Gesù Cristo. Io non desidero fare che ciò che il Santo Padre può desiderare, e null'altro. La mia fede è la Fede del Papa, è la Fede di Pietro: una fede che, per grazia di Dio, va sino a credere a ciò che non è più dogma, né morale, né disciplina ecclesiastica strettamente parlando, né materia di fede religiosa; ma va oltre, molto oltre"; Scritti, 49, p. 116-120.

[60] Antonio Lanza, Don Orione negli anni del modernismo, MdO 24(1992) n.79, p.6-7.

[61] Lettera del 31-3-1905 in Ignazio Terzi, La Chiesa dovrà trat­tare con i popoli, “Messaggi di Don Orione” n. 20, p. 3. "Essa sola è sicura di battere le vie della Provvidenza e, solamente seguendo Lei, possiamo essere tranquilli che, sebbene queste vie possano sembrarci oscure, sono sempre rette".

[62] L’osservazione è di Divo Barsotti in La Spiritualità del Beato Luigi Orione, Messaggi  16(1984) n. 59, p. 30.

[63] Gallarati Scotti, protagonista di quegli anni travagliati e poi profondo conoscitore del prete tortonese ha così riassunto l’azione di Don Orione a Messina: “Don Orione, trovandosi nei luoghi disastrati dal terremoto cinquant’anni fa, condusse una battaglia che fu la battaglia di tutta la sua vita: una battaglia per la Chiesa ed il Papa. La condusse nello spirito della carità, in accordo con la Santa Sede, intelligentemente. Cedette in tutto ciò che era suo, fu intransigente in tutto ciò che apparteneva alla Chiesa: e fu quel mondo a cedere di fronte a Lui nell'essenziale, in ciò che apparteneva alla Chiesa”; Conversazione del 12 gennaio 1959; ADO, Gallarati Scotti.

[64] ADO, Gallarati Scotti.

[65] Vedi Don Orione negli anni del modernismo, cit., p. 123-222.

[66] Vedi Don Orione negli anni del modernismo, cit., p. 223-266; Flavio Peloso, Don Orione e Buonaiuti unamicizia discreta, Rivista di Storia della Chiesa in Italia, 1/2002, p.121-147.

[67] Vedi Don Orione negli anni del modernismo, cit., p. 267-318.

[68] Conferenza di don Orione in Scritti vol. 61.128; Il Papa della Divina Provvidenza in Scritti vol. 105/369; ne invoca la beatificazione, in Scritti 85. 112;

[69] Cf. “Instaurare omnia in Christo”, in AA.VV., Sui passi di Don Orione, II ed., Dehoniane, Bologna 1997, p.57-66 e 195-204; Achille Morabito, Instaurare omnia in Christo (Ef 1, 10). Note esegetiche sul motto paolino e orionino”, Messaggi 33(2001) n.103, p.5-27.

[70] Il Servo di Dio Don Carlo Sterpi, Piccola Opera della Divina Provvidenza, Roma 1961, p. 228.

[71] Su S. Pio X si veda la voce curata da A. Zambarbieri in DSMCI, II, p. 486-495, che presenta anche una ampia nota bibliografica; inoltre: Positio super introductione causae e Positio super virtutibus  beatificationis et canonisationis servi Dei Papae Pii X,  Typis poliglottis Vaticanis 1949; infine la ricca documentazione contenuta in ADO, Pio X.

[72] G. Semeria, I miei quattro Papi, Parte I, III ediz., Ambrosiana editoriale, Milano, p. 217.

[73] Cf. A. Boldorini, Modernismo e antimodernismo in margine alledizione di alcuni documenti dellArchivio Segreto Vaticano, in “Renovatio”, luglio-sett. 1991, Genova, p. 475s.

[74] F. Fonzi, Democrazia cristiana, in “Enciclopedia Cattolica”, vol. IV, col. 1410s.

[75] Notizie in Alessandro Belano, La colonia S. Maria del Perpetuo Soccorso (Roma), Cento anni di Storia (1901-2001), Piccola Opera della Divina Provvidenza, Roma 2001.

[76] Piano e programma della Piccola Opera, 11.2.1903, in Sui passi di Don Orione, p.234.

[77] Scritti   69, 312-315. Degna di nota è una osservazione che fa per i sacerdoti: “Attenti, prima di uscire di sacrestia, e siate preti anche fuori e così orizzontati da non perderla tanto di vista, da non ritrovarne più la via”. È visibile una nuova prudenza rispetto all’esaltante entusiasmo del ch.co Orione all’invito di mons. Bandi: “Usciamo una buona volta di sacrestia, come ci spinge il Santo Padre”; Lettera pastorale di mons. Bandi del 24 agosto 1894, Tortona, Archivio Vescovile.

[78] Sulla contessa Gabriella Spalletti Rasponi si veda: Antonio Lanza, Don Orione e la contessa Spalletti, Messaggi 32(2000) n.100, p.51-57 che attinge alle fonti di ADO, Spalletti; inoltre cf. DO V, 74-124 passim.

[79] Inutili le resistenze dell’interessato, che per tre volte insistette: “Padre Santo, sono un ignorante”. Il Pontefice, di rimando, ripeté anche lui tre volte: “Lo puoi fare!”. Non restava che ubbidire, e Don Orione dovette fermarsi te anni a Messina, vicario generale dell’Archidiocesi.

[80] Cf. vasta documentazione in DO V 505-769.

[81] Don Orione, diede un appassionato resoconto di quell’evento del 19 aprile 1912 (Lettere I, 77-101). Un particolare da fioretto suggellò quell’atto solenne. Alla richiesta di Don Orione di emettere la professione perpetua, Pio X si mostrò subito compiacente e alla richiesta di quando si sarebbe potuto compiere la cerimonia, rispose: “Anche subito”. Don Orione si mise in ginocchio, tutto confuso. Quando però stava per emettere la professione, si ricordò di una formalità perché i voti potessero avere il loro valore canonico: “Santità, ci vorrebbero due testimoni” - osservò trepidante. E Pio X: “Da testimoni faranno il mio e il tuo Angelo custode!”.

[82] Lettere I, p.77-101; cf. Ignazio Terzi, cit., cit., p. 47.

[83] La documentazione è raccolta e presentata in DO, IV, 636-671. Cfr. G. Cubeddu, O Roma felix! Don Orione e Roma nei ricordi del Cardinale Giovanni Canestri, “30 Giorni”. Marzo 2000/3, p.10-15.

[84] Per uno studio della elaborazione e delle successive edizioni delle Costituzioni, cf. A. Lanza, Le Costituzioni della Piccola Opera della Divina Provvidenza, Messaggi di Don Orione 23 (1991) n.76

[85] I. Terzi, cit., p. 46. “Noi siamo guardie giurate del Papa. () Vivere, operare e morire damore per il Papa: ecco, questa, e solo questa, è la Piccola Opera della Divina Provvidenza” scrisse il 5 gennaio 1928 ai religiosi di Polonia della Congregazione (Lettere, vol. II, p. 45). Gunther J. Gerhartz S.I. afferma che il IV voto degli Orionini è più esteso ed esigente di quello dei Gesuiti; cf. Guardia Giurata des Papstes: Don Orione und sein Werk, in "Insuper Promitto...". Die feierlichen Sondergelebde katholischer Orden (Analecta Gregoriana, 153), Roma 1966, p. 273-279.

[86] Sul cardinale Rafael Merry del Val (1865-1927), segretario di Stato di Pio X, si legga la voce di Renzo U. Montini, in EC, VIII, coll. 743-745, e le biografie di Mons. Pio Cenci, Il cardinale Rafael Merry del Val, con prefazione del Card. E. Pacelli (poi Pio XII), Libreria Vaticana, Roma 1933, e di Orio Giacchi, Il Cardinale Raffaele Merry del Val, Società Editrice “Vita e Pensiero”, Milano 1933; P. G. Dal Gal, Il servo di Dio card. Raffaele Merry del Val, Paoline, Roma 1956 e José M. Javierre, Merry del Val, Juan Flors, Barcellona 1965.

[87] Relazioni, Pensa, 14, I, ADO. Scriveva in quei giorni Don Orione: “Questa settimana abbiamo avuto qui tre volte il Card. Merry del Val; viene qui a passeggio e si ferma qualche oraScritti 54, 8. A distanza di tempo, il 27.2.1927, ricorderà “Ogni giorno si degnava di recarsi alla Colonia di Monte Mario; Parola  IV, 271.

[88] ADO, Merry del Val.

[89] Ne informava soprattutto il suo primo e più stretto collaboratore, Don Carlo Sterpi; il 20.2.1909: Ebbi ordine di passare dal Cardinale Segretario di Stato, il quale non stava bene, ma aveva dato ordine che mi annunziassero e facessero passare (10, 220); iIl 22.3.1909: Sono stato dal Cardinale Segretario di Stato (10, 223); il 15.6.1909: Ieri, appena giunto, vidi mgr. Bisleti e poi S. Em. il Cardinale Segretario di Stato (10, 225). il 28.1.1910: “Stasera vedrò il card. Merry del Val (11, 13).

[90] Archivio Segreto Vaticano, cit., II, p. 4.

[91] Il motivo concreto fu dato dall’amministrazione fatta da Don Orione del battesimo in casa per il figlio dell’on. Fulci, esponente dell’anticlericalismo locale, con il quale l’arcivescovo s’era più volte scontrato.

[92] Archivio Segreto Vaticano, cit., III, p. 101.

[93] Ibidem, II, p.131.

[94] Scritti 48, 45-62. Il 26.6.12: Gli invia, perché la presenti al Papa, la lettera confidenziale sulla sua professione perpetua nelle mani del Pontefice (67, 193).

[95] Scritti 111, 185. Don Orione mise in luce altri tratti della sua devozione del Cardinale: “Verso Pio X il morto fu tanto fedele, che, dopo tanti anni che quella bella figura di Pio X è morto, il 20 di ogni mese Egli celebrava la Messa sulla sua tomba. Ogni anno usciva un po in vacanza ed andava a visitare lumile casetta di Pio X”; Parola IV, 271.

[96] A Don Sterpi, il 27.2.30; Scritti 17, 83. Poi commentò la notizia con i confratelli: “Chi lavrebbe mai detto che otto giorni dopo io avrei detto la Messa per il Cardinale Perosi ed oggi per il Cardinale Merry del Val, che ogni giorno si degnava di recarsi alla Colonia di Monte Mario! Aveva fatto la passeggiata e tornato a casa, la sera si sentì un po di dolore Dopo il funerale del Card. Perosi andai in Vaticano per chiedere notizie. Si aspettava per fare loperazione. Ero dal Dott. Moretti quando una telefonata avvisava che il Cardinale del Val era gravissimo e difatti prima di operarlo morì…”; Parola IV, 271.

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