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Messaggi don Orione
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Nella foto: Tortona in festa per Lorenzo Perosi, 1931
Autore: Flavio Peloso

Importante personaggio di Tortona nell'orbita di Don Orione.

ARISTIDE ARZANO

Cultore della identità civica tortonese

 

Flavio Peloso

Nato a Tortona nel 1866, si arruolò, ancora gio­vane, nei Bersaglieri e in questo corpo percorse tutta la carriera militare fino a raggiungere il grado di generale.

Si può dire, però, che Arzano abbia speso la sua in­tera vita a favore di Tortona: dinamico, instanca­bile, tenace, estroso, promosse iniziative in tutti i campi della vita culturale, sociale ed economica per oltre mezzo secolo, fino alla morte, avvenuta a Milano nel 1943.[1]

Per 50 anni, Aristide Arzano fu la voce della coscienza tortonese, sollevando problemi, avanzando proposte, criticando, ma te­nendosi sempre a prudente distanza dalla politica e dalle polemiche tra i partiti di quegli anni

Ancora giovanissimo prestò la sua collaborazione ai giornali tortonesi del tempo, prima a “La Luce” (1886/87), poi a “La Scrivia” (1888/92), sollevando problemi, avanzando proposte, criticando, ma te­nendosi sempre a prudente distanza dalla politica e dalle polemiche tra i partiti di quegli anni.

Per un quarantennio poi collaborò al “Popolo Dertonino”.

Si potrebbe dire che egli era un po’ la voce della coscienza tortonese, sollevando problemi, avanzando proposte, criticando, ma te­nendosi sempre a prudente distanza dalla politica e dalle polemiche tra i partiti di quegli anni.

Non era allora Tortona una città granché bella e l’Arzano già nell’87 criticava i re­centi restauri al Duomo che nascosero la vecchia facciata in cotto e qualche anno dopo invitò ad essere rispettosi nei restauri (“a Tortona i frammenti di architetture me­dioevali vanno prestamente scomparendo o vengono orrendamente deturpati, come nella casetta di Corso Leoniero…”).

E fu proprio grazie a lui se il Palazzetto Medioevale fu ripetutamente salvato da pro­getti che ne prevedevano la totale distruzione.

La sua sensibilità critica lo portò alla scoperta di grandi artisti, prima il Saccaggi (“nella pittura promette un’ottima riuscita, avendo anche negli scorsi anni ottenuto i primi premi…) poi il Pelizza da Volpedo ancora ventenne. “Non dubitiamo che il nostro cittadino non impiegherà molti anni a fare il suo nome chiaro fra gli artisti italiani”.

Nel 1889/90 si impegnò in due iniziative che avrebbero notevolmente arricchito il pa­trimonio storico e documentaristico della città.

L’”Album di Tortona e dintorni” (una cinquantina di fotografie della città e dei din­torni, dello studio fotografico Castellani di Alessandria) e la pubblicazione della mono­grafia su Tortona nella collana “Le Cento Città d’Italia”, supplemento del quotidiano milanese “Il Secolo”.

Ricevette il più vivo apprezzamento da parte della giunta comunale, cos’, ben presto egli era già ben noto in tutti gli ambienti tortonesi come propulsore di iniziative.

All’aprirsi del Novecento coinvolse altre persone sensibili come lui alla storia ed alla cultura tortonese e nel 1903 con essi fondò la “Società per gli Studi di Storia, Econo­mia ed Arte del Tortonese” dando vita al bollettino trimestrale “Julia Dertona” (di cui egli fu direttore, oltre che assiduo collaboratore) che sarebbe uscito sino alla vigilia della prima guerra mondiale.

E in quegli anni poté essere aperto il museo romano (ampliatosi grazie anche a conti­nue donazioni) e nella Biblioteca fu costituita la “Sezione Tortonese”:

Si occupò, come presidente della Pro Julia, anche dell’economia del tortonese e si fece promotore per la costruzione della Tortona-Mortara.

Anche la valorizzazione dei nostri prodotti agricoli (l’uva, le pesche, le fragole) fu og­getto delle sue premurose attenzioni.

Si ricordano, negli anni Trenta, i grandiosi Vendemmiali o Feste dell’Uva, quando treni speciali di visitatori provenienti da Milano, da Torino, da Genova e perfino dalla Svizzera accorrevano a Tortona ad assistere alla sfilata dei carri allegorici presentati dai vari paesi del tortonese.

D’intesa con il dott. Soncino diede vita al mercato serale delle fragole, che vedeva un concorso notevole di commercianti.

Ai primi anni Trenta fu fondata anche la Cantina Sociale, oggi la più grande del Pie­monte ed in fase di ulteriore, rapida espansione.

Lo spazio non consente, purtroppo, di ricordare tutte le iniziative di cui fu promotore Aristide Arzano, una figura vulcanica che lasciò una ben salda traccia sulla città e che oggi rimane un luminoso esempio da seguire.

 

Don Orione fu per decenni convinto collaboratore delle iniziative del colonnello Arzano; ebbe con lui tratti di grande cordialità e di stima “per il culto che ella ha per la nostra città amata” (lettera del 30.12.1922; Scritti 40, 156). “Nessun tortonese, degno di questo nome, potrà mai dimenticare quanto ella ha fatto per questa nostra città. E, lo creda, tutti abbiamo vera ammirazione ed alta stima di lei”.[2]

La relazione di Aristide Arzano con Don Orione ebbe l’apice durante le vicende del progettato Tempio votivo alla Regina della Pace sulla collina del Castello di Tortona.

È noto che Don Orione promosse in Tortona, il 29 giugno 1918, un voto popolare alla Madonna della Guardia chiedendo la fine della guerra mondiale e il ritorno degli uomini dal fronte, promettendo la costruzione di un Santuario nel rione di San Bernardino. Il voto fu accolto in cattedrale dal vescovo, mons. Simon Pietro Grassi. La guerra mondiale terminò il 4 novembre successivo al voto e tornarono vivi tutti gli uomini sotto le armi. A Tortona tutti pensarono al Voto fatto alla Madonna della Guardia. Dieci giorni dopo, il 15 novembre, Don Orione lanciò subito un appello alla popolazione tortonese in vista della costruzione del santuario.

Qualche tempo dopo, in Tortona, fu  lanciata anche l’iniziativa per “l’erezione di un Tempio, che – come si legge nell’annuncio a stampa del 6 marzo 1922 -, mentre scioglie il voto dello scampato eccidio alla Vergine, accoglie a un tempo sotto il manto di Lei, dolce Signora dell’Italia nostra, il ricordo, il nome di tutti i caduti della Diocesi nostra”.[3] Il progetto fu promosso da un Comitato cittadino capeggiato dal canonico Carlo Riccardi, vicario generale della Diocesi, e da altri illustri cittadini.[4] Entusiasta sostenitore fu anche il colonnello Aristide Arzano che, con la Società civica “Iulia Dertona”, costituiva un centro propulsore di cultura e di sviluppo della città. Diede il suo appoggio anche il vescovo Mons. Simon Pietro Grassi che collegò l’iniziativa del Tempio ai festeggiamenti di Tortona per il 18° centenario del martirio di San Marziano (martire nel 120).

Nell’idea dei promotori il “Tempio della pace” doveva essere un monumento civile e religioso per celebrare la pace ritrovata. Doveva sorgere sul colle Vittorio o Castello, nel luogo dell’antica cattedrale, sul terreno del signor Torriglia[5]. Là vi pregarono i vescovi S. Innocenzo e S. Marziano; là i crociati e i prodi della lega lombarda attinsero coraggio alla difesa della religione e della patria.[6] Fu l’Arzano a tracciare un primo schizzo del Tempio, “non un progetto, ma una semplice traccia, una rappresentazione grafica del Tempio”.[7]

Don Orione che già stava muovendosi per l’edificazione del santuario della Madonna della Guardia a San Bernardino, di fronte a questa iniziativa si fermò. “Il progetto del Tempio della Pace fu assunto e patrocinato dal Vescovo. Se dunque si fa il Monumento Diocesano, passi avanti, trattandosi di opera diocesana ha tutto il diritto di passare avanti. Ubi major minor cessat. Però si comunichi per iscritto qualche cosa, per cui noi possiamo col divino aiuto, e da sacerdoti e da figli vedere in Domino come meglio uscirne”.[8]

Don Orione sospese la realizzazione del progetto del santuario alla Madonna della Guardia perché c'era di mezzo il devoto rispetto alla autorità ecclesiastica e l’armonia dei rapporti con quella civile. Questa decisione però gli costò molto perché lo mise in una posizione di particolare disagio di fronte a quella parte di popolazione che reclamava da lui quel santuario di cui si era fatto promotore.

Il Comitato, dopo due anni dalla posa della prima pietra, il 17 giugno 1922, non aveva ancora dato il via ai lavori. Di fronte alle difficoltà per la realizzazione del Tempio votivo, vi fu chi attribuì la responsabilità a Don Orione, procurandone amarezza e indignazione. Il rammarico di Don Orione, da poco tornato dall’America Latina, fu grande, anche perché nel giudizio malevolo nei suoi confronti era caduto pure il suo “caro amico” Aristide Arzano.

In una lettera pro-memoria a un non identificato “avvocato e amico[9] Don Orione scrive: “Ero a Genova, e solo ora ricevo la lettera del caro Col. A. Arzano. Voglia dire lei al comune e stimatissimo amico che io ci soffro assai che egli si amareggi per me: ho dato e darò alla nostra Tortona tutta la miglior parte della mia vita e il mio cuore, e, quando potremo incontrarci, quanti pregiudizi cadranno. (…) Questo vostro povero prete era imputato di far opera disfattista, perché, dal 29 agosto 1918, aveva lanciato l'idea e promosso il voto a San Bernardino, e poi sotto le arcate della nostra cattedrale, di alzare un santuario a Colei che tutti gli afflitti invocano, se la guerra finiva con la vittoria delle armi italiane. (…) Si dissero cose da non ripetersi, e il contegno tenuto nei miei rapporti lo potrà dire il Cav. Prof. Sala, che era presente. Ma la diceria indegna non è passata. E il caro Arzano, da quanto mi scrisse lui stesso, pare che ancora non ne sia persuaso, e attendo. Però è tempo di finirla, per la verità, non perché mi stanchi il patire, ché io vivo di fede, di lavoro. Ma sa l'Arzano e altri Tortonesi che Don Orione ha fatto disporre (dalla signora Aldini) di lire centomila per il Tempio Votivo? E che 25.000 sono già a disposizione? Sanno che mi sono anche impegnato di cominciarlo io (il Tempio votivo sul Castello) con quelle 25.000, se altri non farà? E, si badi, era una somma che poteva venire a me per il Santuario della Guardia e opere di carità - anzi mi era, in parte, stata offerta per il Santuario -, e l'ho fatta destinare per il Tempio al Castello! Chi avrebbe fatto così?”.  Don Orione conclude: “Al caro Colonnello Arzano un grande e dolcissimo abbraccio fraterno a tutti e su tutti, sulla nostra Italia e su Tortona nostra, la pace, la prosperità e la gloria con la benedizione di Dio!”.[10]

È da notare che Don Orione continuò a sostenere fin che poté il progetto del Tempio votivo sul Castello. È dell’11 febbraio 1926 una lettera[11] con la quale egli dava suggerimenti al canonico Domenico Artana per raccogliere i fondi necessari. “Valersi, scriveva, dell’occasione non lontana della Messa d’oro di Mons. Vescovo. Se non si prende questa circostanza si corre il pericolo di non poterlo fare più il tempio. Bisogna non perdere tempo, riunire la giunta diocesana, fare la proposta, costituire comitati e sottocomitati, dire a tutta la diocesi che mons. Vescovo desidera celebrare la Messa d’oro nel Tempio Votivo, iniziare i lavori perché vedano. Più di una volta te ne ho parlato. Sono il primo a capire che due chiese contemporaneamente in una Tortona non si possono fare. Ma allora andate avanti voi col Tempio ed io sarò ben lieto di darvi tutto il mio modesto contributo di lavoro personale. Si lavora sempre per Iddio e per le anime. Altrimenti correremo pericolo di non fare né voi, né io, e a San Bernardino pure sai che ce n’è bisogno veramente di una chiesa…Coraggio, caro canonico. La Madonna SS. ti conforti e sarà con te! Tuo in X.to Don Orione”.

Ugualmente, scrivendo al “Colonnello e amico” Aristide Arzano, presidente della “Iulia Dertona”, Don Orione stimola a sognare e ad accelerare l’inizio della costruzione del nuovo Tempio. “Non sarebbe bello che fosse alzato almeno nell’ossatura pel 1928, cinquantesimo di Messa del nostro Vescovo, e che egli vi potesse celebrare la sua Messa d’oro?”. Don Orione prosegue: “Nel [1]928 avremo anche la ripresa e la chiusura del Concilio Vaticano; e si potrebbero invitare a Tortona Vescovi provenienti da più parti del mondo, che già si troveranno in Italia per la circostanza; e in quelle feste celebrare al Tempio votivo sul Castello in tutti i riti diversi della liturgia cattolica. Che ne dice? Io potrei invitare il Patriarca di Gerusalemme, dove ho Case, ed Arcivescovi e Vescovi dell’Argentina, del Brasile, della Polonia, dove pure ho Istituti. Allora la Prefettura apostolica di Rodi sarà già stata elevata a sede vescovile, e verrà, certo, anche quello. Vi abbiamo una splendida Colonia agricola. Di più abbiamo due Vescovi salesiani della diocesi, l’Arcivescovo Guerra di Volpedo e Mg.r Versiglia, Vescovo in Cina di Oliva Gessi; Mg.r Arcivescovo Cattaneo, di Novi Ligure, che è delegato Apostolico in Australia, Mg.r Daffra di Ventimiglia, pure tortonese, il delegato Apostolico dell’Egitto, Mg.r Cassulo, Arcivescovo, che prima era Vescovo a Fabriano, è di Castelletto d’Orba. Più due miei Vescovi (sempre diocesani) Mg.r Albera, Vescovo di Mileto e Mg.r Cribellati Vescovo di Tropea. Questi Vescovi si troveranno allora tutti in Italia, e anche l’Arcivescovo di Montevideo che è della Val Borbera. Avremo certamente, allora, un Cardinale tortonese, Mg.r Carlo Perosi, attuale assessore al S. Uffizio. Quindi ella vede comprende che Tortona vedrebbe una dimostrazione di fede e di amore per i suoi morti in guerra da restarne memoria veramente eterna. Venendo Mg.r Carlo Perosi, è indubitato che verrà anche il maestro Renzo, e si darebbe per due o tre sere un oratorio, e chissà che non si riesca a fargli scrivere un’apposita opera: il tempo vi è, ed io posso molto su di lui”.[12]

Ma nonostante che Don Orione soffiasse sul fuoco, l’iniziativa del Tempio votivo non diede i frutti sperati. Tutto ricadde nuovamente nel silenzio. Nel 1926, passati quattro anni dalla benedizione della prima pietra del Tempio votivo, il vescovo Grassi diede il via libera a Don Orione per la costruzione del santuario della Madonna della Guardia.

Si giunse alla benedizione della prima pietra del santuario della Madonna della Guardia da parte del cardinal Carlo Perosi, il 23 ottobre 1926. La costruzione del santuario della Madonna della Guardia di Tortona (1928-1931) fu l’epopea di un uomo di fede che parte da solo, con il sogno di “costruire la chiesa”, e poi coinvolge tutti in una sfida tra la pochezza delle risorse e la grandiosità del risultato per far toccare con mano che “La c’è la Provvidenza”. La caratteristica con cui ancora oggi si qualifica il Santuario della Madonna della Guardia di Tortona è: il Santuario costruito dai chierici manovali.[13]

Concludiamo questi cenni storici con una lettera di Don Orione ad Aristide Arzano che rivela il tipo di comunicazione confidenziale che intercorreva tra i due.

Caro sig.r Colonnello, mi ricordi qualche volta e, nell’elevazione del suo spirito, preghi Iddio che conduca i miei passi. Che questo povero prete tortonese porti fede, amore fraterno, luce di libertà, desiderio di bene e una più alta fiamma di vita cristiana e di vita italiana ai fratelli lontani e ai loro figli. E che i poveri e derelitti ragazzi, che nel nome di Dio andrò raccogliendo tra le mie braccia, sentano che è l’amore di Dio e la civiltà nostra, e istruiti ed educati alla virtù e al lavoro, abbiano a benedire al Cristo Signor nostro e alla terra ove forse sono morti i padri loro! Con grande affetto. Suo dev.mo Don Orione”.[14]

 


[1] Fausto Miotti, Le origini della Società Storica e la figura di Aristide Arzano, “Iulia Dertona” n. 88, LI, 2003, 2, p. 55-68.

[2] Lettera del 17.10.1932; Scritti 40, 170. Cfr. Flavio Peloso, L'ambiente di Tortona nella formazione giovanile di Luigi Orione, “Iulia Dertona”, n. 83, XLIX 2001, II-1, p.7-26.

[3] Lettera a stampa, in ADO. Sulle vicende dell’iniziativa si veda: Flavio Peloso, Il Santuario della Madonna della Guardia e il Tempio votivo della Vittoria a Tortona, pubblicato in Iulia Dertona, LV (2007), seconda serie, fasc.95, n.1, pp. 195-206; “Messaggi di Don Orione”, 1/2009,  n. 128, p.5-18.

[4] La succitata lettera alla cittadinanza è firmata anche dall’Avv. Mario Negro Ravelli, dal pittore Cesare Saccaggi, avv. Cesare Marengo, Dott. Fausto Carbone, Irene Piolti, e dagli ecclesiastici Giovanni Biscaldi, Mario Traverso, Giuseppe Rognoni; copia in ADO.

[5] L’ubicazione corrisponde all’area ove attualmente sorge Villa Charitas, il convento delle suore orionine. Cfr. “Il popolo”, 5.6.1922.

[6] Il castello era stato abbandonato a se stesso dopo la distruzione operata per ordine di Napoleone poco più di un secolo prima. L’ampia area fu acquistata, a metà Ottocento, dal comune di Tortona. Fu Aristide Arzano, che qualche anno prima aveva dato vita alla ‘Società per gli Studi di Storia, Economia ed Arte del Tortonese’, Iulia Dertona, a sensibilizzare i tortonesi per il recupero della collina del castello. Aveva già promosso il recupero della torre del castello, nel 1906, divenuta poi il simbolo della città, allora ridotta a poco più di un rudere. Mobilitò istituzioni pubbliche, aziende, privati, ministeri, aperse tra i cittadini una sottoscrizione. Fu sistemato il piazzale antistante, consolidate le strutture murarie, costruita una scala interna, sistemato del terrazzino sulla sommità. I Tortonesi cominciarono a rendersi conto che la collina del castello era una preziosa risorsa da valorizzare.

[7] “Il popolo”, 12 agosto 1923.

[8] Aggiunse: “Tortona ha già troppe funeste divisioni, mancherebbe ancora che si desse a noi tale triste spettacolo!”; Scritti 64, 167-168.

[9] In realtà si tratta di più minute della lettera del 23.12.1932, in Scritti 47, 195; 40, 173-174; anche 47, 186.

[10] Scritti 40, 173-174.

[11] In ADO, Roma.

[12] Lettera del 2 luglio 1925; Scritti 40, 164-166.

[13] Sulle vicende della costruzione del santuario della Madonna della Guardia si veda: Il Santuario della Madonna della Guardia in “Sette Giorni a Tortona”, articolo pubblicato in tre parti, a p.3 dei numeri del 6 luglio, 13 luglio e 20 luglio 2018.

[14] Minuta di lettera in Scritti 40, 154.

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