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Messaggi don Orione
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Intellettuale lombardo, fu tra i fondatori della rivista milanese "Rinnovamento", entrò nell'orbita di Don Orione

Antonio Aiace Alfieri (1880–1962) [1]

 

Nato a Roma, di famiglia lombarda, si laureò al Politecnico di Milano.[2] Conobbe giovanissimo Don Casciola, Padre Semeria e Padre Gazzola e fece parte di quel circolo di giovani intellettuali lombardi che diede vita alla rivista “Rinnovamento” (1906) prefiggendosi lo sviluppo degli studi religiosi con il superamento della frattura tra cultura laica e cultura cattolica. La rivista milanese venne presto sconfessata e scomunicata dall’autorità ecclesiastica, però l’Alfieri rimase a dirigerla anche dopo l’abbandono di Casati e Gallarati Scotti.

Nel 1909, fu tra gli organizzatori della spedizione di soccorso ai terremotati della Calabria e Sicilia e poi si dedicò all’Associazione Nazionale per gli Interessi del Mezzogiorno d’Italia di cui aprì il primo ufficio regionale a Villa San Giovanni nel 1910. L’ufficio fu trasferito a Reggio Calabria nel 1911. Dopo la guerra mondiale, si dedicò a varie imprese industriali; fu sostenitore del Partito Popolare; nei confronti del fascismo passò dall’opposizione ad una tiepida adesione. Rimasto di profonde convinzioni cattoliche, ne abbandonò però ogni forma di pratica esterna.

Don Orione conosceva di fama “l’ing. Alfieri, direttore dello scomunicato Rinnovamento di Milano, che, anche dopo la scomunica, continuò a pubblicare”.[3]

Ebbe un primo cauto incontro con lui a Messina.[4] Ne informò il Card. Merry del Val, il 28 aprile 1910, nei seguenti termini: “Mi ha fatto l’impressione che questi poveretti diventeranno zimbello della massoneria, se pur non lo sono già… Uno dei due, l’Ing. Alfieri, mi manifestò che da alcuni anni non riceve i Sacramenti in ossequio alla Chiesa; gli ho detto che così non poteva né doveva stare, e che ben altro ossequio aspetta la Chiesa da un figlio suo. Dopo qualche tempo lo vidi proprio piangere; pensai fosse quello lo sfogo naturale dell’anima che ha bisogno di Dio, o forse Iddio misericordioso gli facesse sentire in quell’ora quanto è doloroso lo stare lontano da Lui”.[5] Tra il prete tortonese e l’Alfieri nacque un rapporto di stima e interessamento destinato a non esaurirsi più. Don Orione, tra l’altro, si interessò per regolarizzare il suo matrimonio, dopo che aveva sposato civilmente la russa Marussia Vornokov, ortodossa di San Pietrogrado.

L’Archivio Don Orione conserva un discreto carteggio tra Don Orione e Aiace Alfieri. Gli argomenti sono i più vari e vanno dalle reciproche informazioni su comuni amici (molto sentita fu la loro partecipazione al dramma della crisi psichica di Padre Semeria[6]) all’aiuto per sistemare orfani o altre persone in difficoltà e, molto spesso, il semplice desiderio di incontrarsi.

 

 

 


[1] Pubblicato in Una rete di rapporti in Don Orione negli anni del modernismo, p.109-110.

[2] Cf. la voce di M. L. Frosio in DSMCI III.1, p.11-12; Carteggio Alfieri-Sabatier a cura di L. Bedeschi “Fonti e documenti” Argaglia, Urbino, 1973, vol. II, p.82-288.

[3] Scritti 84, 322.

[4] Don Orione ne riferisce in Scritti 48, 61s.; 50, 274 e 96, 317s.

[5] In ADO, Archivio Segreto Vaticano, Documenti della Segreteria di Stato e di altri Sacri Dicasteri, fotocopiati, vol. I, p. 105-111.

[6] Il 5 aprile 1916, Antonio Alfieri scriveva a Don Orione: “Sento da P. Genocchi che Semeria s’è aggravato; questo, dopo quattro mesi di cura, mi pare un fatto sì triste che non so darmi pace. Mi pare che gli amici devono fare qualunque cosa per evitare danni peggiori ad un uomo che ha fatto come nessun altro forse per il bene degli altri, e che più potrebbe fare in avvenire”; varie lettere sull’argomento in ADO,   Semeria.

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