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Messaggi don Orione
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Nella foto: Mons. Enemesio Lazzaris con Papa Francesco.
Autore: Flavio Peloso

E' stato superiore provinciale, vicario generale e vescovo di Balsas in Brasile,

MONS. ENEMESIO LAZZARIS

Uomo buono, “religioso figlio”, vescovo magnanimo.

 

Il vescovo orionino Enemesio Angelo Lazzaris ha concluso il suo cammino terreno per continuarlo nella vita beata con Dio il 2 febbraio 2020, nel giorno della presentazione di Gesù al tempio.

Avevo potuto parlare con lui, due giorni prima, molto affaticato e con un filo di voce, sufficiente a ripetere più volte “Grazie, grazie”.

Era Vicario generale della Congregazione quando, il 12 dicembre 2007, fu eletto Vescovo di Balsas, in Brasile. Ricordo che il giorno prima, in curia generale, venne nel mio ufficio e con sofferenza e lacrime mi comunicò la notizia. E subito aggiunse: “Come farò senza di voi, senza la Congregazione?”. Era veramente un “religioso figlio”, per dirla con Don Orione.

Nacque a Sideròpolis (Santa Caterina, Brasile), il 19 dicembre 1948, da genitori di origine veneta (Forni di Zoldo, Belluno), in una famiglia numerosa di 3 fratelli e 6 sorelle. Entrò in seminario a Sideropolis, a 13 anni e si è pienamente identificato con lo spirito e la famiglia di Don Orione. Ha fatto tutto il suo itinerario di formazione e di studi con prima professione l’11 febbraio 1966, la professione perpetua l’11 febbraio 1974; l’ordinazione sacerdotale il 26 luglio 1975.

Lo conobbi, quando venne a Roma per gli studi di specializzazione in spiritualità presso il Teresianum (1981-1983). Tornato in Brasile, dal 1983-1989 fu direttore a Belo Horizonte, poi parroco ad Araguaina fino al 1995; si occupò per due anni del Collegio Don Orione di Rio de Janeiro prima di divenire superiore della Provincia Nord del Brasile (1998-2004).

Era un uomo buono, generoso, di semplice e convinta vita spirituale, retto e leale, dedicato e sacrificato per i confratelli e per chiunque ricorresse a lui. Tutti ricordiamo il suo stile povero, semplice distaccato dai beni materiali. Era un uomo di preghiera, fedele nelle cose di Dio. A un giovane religioso disse: “Pregare non sempre è facile, perché la preghiera non è convertire Dio ai nostri desideri, ma convertire noi ai desideri di Dio”. E poi ancora: “Se è triste vedere cristiani che non pregano, ancor più triste è vedere religiosi che non pregano”.

Il 6 luglio 2004 fu eletto vicario generale della Congregazione. Trascorremmo insieme tre anni interi al servizio della Congregazione. Lo ricordo per il suo carattere equilibrato, fermo nel bene, espansivo, capace di ascolto e di collaborazione.

Poi divenne Vescovo di Balsas. Ha voluto che gli fossi vicino in quei giorni della consacrazione episcopale, avvenuta il 29 marzo 2008, anche al mattino per aiutarlo a vestirsi da Vescovo, confuso e ammirato di indossare quegli abiti inusuali. C’erano 15 Vescovi con-consacranti, la mamma e i fratelli, orionini da tutte le parti e gran festa di gente con calore e la fantasia brasiliana. Gli portai l’anello donato a Don Orione dal santo Papa Pio X e con il quale sono stati consacrati gli ultimi Vescovi orionini.

Dopo quel quarto d’ora di gloria, Mons. Enemesio si mise all’opera, instancabile, nella povera e cara diocesi di Balsas, dove l’aspettava molto lavoro e grandi distanze per raggiungere le varie comunità cristiane. Si fece apprezzare per il suo amore a Dio, l’attitudine di uomo buono, per l’attenzione al popolo semplice, ai poveri e bisognosi verso i quali era particolarmente sensibile, attivo e magnanimo. Nella Conferenza Episcopale Brasiliana fu membro di varie Commissioni di carattere sociale e di promozione dei poveri; fu responsabile della Commissione Pastorale per la Terra.

Lo rividi ancora più volte, durante alcune soste in Italia, per curare la salute e raccogliere fondi per le attività pastorali. Era sempre una gioia rivivere ricordi, notizie e affetti.

Da poco più di un anno, cominciarono a giungere le notizie del grave male che lo colpì pesantemente nel fisico e lo sottrasse alla vita pastorale e alla gente.

Trascorse gli ultimi mesi all’Ospedale di Araguaina, circondato dalle cure dei medici e dall’affetto della gente e dei confratelli.  “La malattia ha privato Dom Enemesio di molte cose”, ha scritto Don Tarcisio Vieira, superiore generale. “Ma non attaccò la sua Fede, la sua Speranza e la sua Carità. Per effetto del sacramento del Battesimo, queste erano vaccinate e immuni dai gravi effetti della malattia”.

Aveva 71 anni, 53 di professione religiosa, 44 di sacerdozio e 12 di episcopato: tanti? pochi? Tutta la sua vita, piena, ben spesa, ricca di bene e di Dio.

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