Questo sito utilizza cookie per le proprie funzionalità e per mostrare servizi in linea con le tue preferenze. Continuando a navigare si considera accettato il loro utilizzo. Per non vedere più questo messaggio clicca sulla X.
Messaggi don Orione
thumb

Nella foto: Leone XIII riceve Don Luigi Orione, 10 gennaio 1903 (quadro di Ida Marcora) .

La finalità ecumenica posta nelle prime Costituzioni manoscritte del 1904 è originale di Don Orione o fu un suggerimento di Leone XIII?

La finalità ecumenica posta nelle prime Costituzioni

è originale di Don Orione o fu un suggerimento di Leone XIII?

Il 10 gennaio 1902, Leone XIII riceveva in udienza Don Orione.
“Mi disse anche di mettere nelle Regole di lavorare per l'unione delle Chiese d'Oriente”.[1]

 

            Flavio Peloso

            Ci sono degli eventi ai quali, per la loro rilevanza storica o simbolica, si fa ritorno con la memoria per celebrarne i frutti durevoli. Solitamente sono eventi esterni, ben noti e a tutti visibili. Altri sono più discreti e interiori, ma ugualmente concreti e determinanti. E’ il caso di un avvenimento cui il beato Luigi Orione si richiamò spesso, come ad evento fondante la sua azione e la fondazione della Piccola Opera della Divina Provvidenza. Il 10 gennaio 1902, il giovane Fondatore tortonese ebbe una udienza durante la quale Papa Leone XIII diede a Don Orione l’”altissimo consiglio” di mettere tra i fini della nuova fondazione l’impegno ecumenico. Per questo fu così possibile a Don Orione porre l’impegno per l’unità delle Chiese separate già nei Sommi principi dell’Opera della Divina Provvidenza del 1902, sulla base dei quali fu approvata la congregazione con il Decreto vescovile di Mons. Igino Bandi del 21 marzo 1903.[2]  

            Nel Decreto di approvazione del vescovo Bandi la finalità ecumenica è così espressa: “(…) Nessun desiderio è più vivo nel cuore dei suoi membri che di ricondurre – quando Iddio lo concederà – alla primitiva unità della Chiesa “(eos) qui Jesum Christum Filium Dei Eundemque Salvatorem humani generis agnoscunt et fatentur, sed tamen vagantur ab Eius Sponsa longius” (Enc. Leonis Pp. XIII, De unitate Ecclesiae, 29 Junii 1896) coloro che conoscono e confessano Gesù Cristo Figlio di Dio e Salvatore del genere umano, pur vagando lontano dalla Sua Sposa”. Proposito quest’ultimo che, esposto a Sua Santità Leone XIII, ne fu ampiamente lodato e, col più benevolo compiacimento da parte del medesimo Sommo Pontefice, confortato dall’apostolica benedizione”.[3]

            Questa finalità ecumenica in un testo giuridico è sorprendente, considerando che si era a inizio del Novecento. Sorge la domanda: come è venuta a Don Orione questa idea? È sua oppure è un “altissimo consiglio” di Papa Leone XIII? Questa finalità c’è fin dagli inizi o è qualcosa di aggiunto?

            Lo spirito ecumenico di Don Orione[4] trova il suo presupposto nell’impronta spirituale tipica del Fondatore, appassionatamente aperto ai vasti orizzonti dell'"Instaurare omnia in Christo" (suo motto, ancor prima che fosse scelto da Pio X), sensibilissimo a tutte le divisioni ecclesiali e sociali. Tra i suoi propositi-preghiere in occasione della ordinazione sacerdota­le, avvenuta il 13 aprile 1895, che poi esprimerà così: “Fa che non sia solo per quelli che vanno in Chiesa e ai sacramenti… non vivrei di quello spirito di apostolica carità verso le pecorelle smarrite, che risplende in tutto il Vangelo”.[5]

            I primi documenti di ispirazione carismatica di Don Orione sono datati tra il 1897 e il 1903. Ebbene, già in un Pro-memoria del 13.11.1900, incontriamo espressioni che mostrano gli obiettivi anche ecumenici nei progetti per la nuova fondazione. Vi leggiamo: "Il fine di questa minima  Compagnia del Papa è di compiere la volontà di  Dio (...) adoperando ogni studio a crescere in sè e nei fedeli l'amore di Dio e del Papa, avendo per suo programma immediato  l'attuazione completa del programma papale, nei paesi cattoli­ci; e, in paesi acattolici, di aiutare con ogni sorta di cristiana carità, le anime a convertirsi alla nostra S. Chiesa Cattolica, Apostolica Romana, consacran­dosi in special modo ad ottenere l'unione delle Chiese separate, ut fiat unum ovile et unus Pastor".[6]

            La consacrazione alla causa dell’unione delle Chiese separate è la grande novità di questo testo. Non abbiamo né notizie, né indizi sulla genesi di questa intenzione ecumenica. Probabilmente, quel “consacrarsi in special modo ad ottenere l’unione delle Chiese separate” è uno sviluppo del germe carismatico di Don Orione che ha nell’unione della Chiesa attorno al Papa e ai suoi Pastori, da conseguirsi mediante le opere della carità, il suo fine specifico.[7]

            Questo testo, dopo essere stato presentato al Vescovo di Tortona, l'8.12.1900, fu ulteriormente ritoccato e arricchito, finché venne presentato negli "abbozzi" di articoli delle Costituzioni per la I Adunanza dei Figli della Divina Provvidenza, nel settembre 1901. Nella nuova formulazione l'intenzione ecumenica risultò così espressa: "E' anche proprio del nostro Istituto di coadiuvare nella sua piccolez­za, l'azione della Divina Provvidenza nel condurre le anime e le umane istituzioni a prendere posto nella santa Chiesa... se medesimo (l'Istituto) in particolarissimo modo consacrando con ogni studio e sacrificio di carità ad ottenere l'unione delle chiese separate".[8]

            È solo a questo punto della fase della formulazio­ne del carisma che interviene un episodio cui Don Orione attribuì un partico­lare rilievo e che si potrebbe definire una “conferma papale” della particolare direttrice ecumenica del suo carisma.

            A Don Orione, trentenne, fu concessa una memorabile udienza da Papa Leone XIII, il 10 gennaio 1902.[9] E’ la prima udienza ed il giovane Fondatore può esporre al Papa i suoi sentimenti e i suoi progetti. Don Orione stesso racconta l’avvenimento al suo Vescovo, Mons. Bandi. “Per essere tranquillo gli ho detto tutto quello che sentiva riguardo al fine e a certi dubbi che mi tenevano sospeso su certi punti delle Regole, ed Egli sentì tutto, mi disse quello che il Signore vuole che si faccia, che dirò a Vostra Eccellenza a voce; gli presentai la Regola che Egli benedisse. Sentita la volontà del Santo Padre e lietissimo e consolatissimo di non aver sbagliato nei criteri costitu­tivi della Regola, presentai la  Regola; la benedisse, la toccò, mi mise più di una volta la mano sulla testa, battendola, confortandomi; mi disse tante cose; anche di mettere nelle Regole di lavorare per l’unione delle Chiese d’Oriente: “è questo, mi disse, un altissimo mio consiglio”.[10]

            Troviamo un riscontro anche nel diario di Mons. Novelli, direttore del seminario di Tortona, il quale riferisce il fatto, racconta­togli da Don Orione, ed aggiunge che il Papa disse ciò “in un  modo che pareva profetico”.[11]

            Leone XIII dissipò il dubbio del giovane Fondatore sull’opportunità di mettere nelle Regole la finalità ecumenica, del tutto nuova a quell'epoca. Va ricordato che Leone XIII fu molto sensibile e attivo per quanto riguarda i rapporti con le Chiese orientali. E' a partire da Leone XIII (Papa dal 1878 al 1903) che si può parlare di una specie di 'ecumenismo cattolico'. Le sue encicliche e iniziative diplomatiche contribuirono non poco a rasserenare le relazioni con l’Oriente cristiano. Evitò di indicare come 'eretici' e 'scismatici' i cristiani separati in buona fede dalla Chiesa cattolica. Sono molti gli atti di Leone XIII di rilevanza 'ecumenica': la lettera per il ristabilimento della gerarchia cattolica nelle Chiese orientali unite a Roma, l'allocuzione sulle Chiese orientali (1879), l'enciclica sui santi Cirillo e Metodio (1880), il discorso ai pellegrini slavi (1881). E' in questo tempo che si sviluppa il movimento filocattolico in Inghilterra con la scuola di Oxford (è Leone XIII a creare cardinale il Newman), con l'azione di lord Halifax e Padre Portal e lo studio per il riconoscimento delle ordinazioni anglicane. Migliorò le relazioni diplomatiche in Oriente, con buoni risultati ecclesiali in Russia, Grecia, Turchia, Caldea, Egitto.

             Probabilmente, esercitò un profondo influsso nell’animo di Don Orione, giovane sacerdote, l’importante Enciclica “Satis cognitum” (29.6.1896) nella quale Leone XIII sviluppò dottrinalmente il tema dell’unità della Chiesa e dei suoi fondamenti. Questa sicura parola del magistero pontificio veniva a dare forma e concretezza a una “passione per l’unità della Chiesa” già fortemente presente nell’animo di Don Orione. Per tale consonanza e anche per la difficoltà di incontrare altri autorevoli riconoscimenti della sua intuizione carismatica, Don Orione volle rivolgersi direttamente a Leone XIII per avere una conferma. Se a quei tempi era alquanto audace e problematica la sola idea ecumenica, ancor più ne era la pratica. Pertanto, volle “videre Petrum” per essere sicuro di “non correre invano” (cfr. Gal 2,2).

            Dunque, non fu Leone XIII a suggerire per primo a Don Orione di sviluppare l’aspetto ecumenico del suo carisma. Questa finalità era già espressa e determinata negli abbozzi di Costituzioni fin dal novembre del 1900. Anche se l’intenzione di lavorare per “ottenere l’unione delle Chiese separate” non era stata inserita, forse per brevità, nel  sunto presentato a Leone XIII, Don Orione gliene aveva certo parlato proprio per chiedere consiglio.

            Anche il testo del Decreto di approvazione della Congregazione, firmato da Mons. Bandi un anno dopo, lascia supporre che lo scopo dell’unione delle Chiese fu prima comunicato da Don Orione e poi benedetto dal Papa. Infatti, dice: “Proposito quest’ultimo (unione delle Chiese separate) che, esposto a Sua Santità  Leone XIII, fu ampiamente lodato e, col più benevolo compiacimento, da parte del medesimo Sommo Pontefice, confortato dall’aposto­lica benedizione”.[12]

            Quindi, quando poche settimane prima nella sua richiesta di approvazione vescovile Don Orione precisava che “Per volontà espressa del S. Padre, poi, è proprio di questo Istituto di coadiuvare, nella sua piccolezza, l’opera della Divina Provvidenza col faticare e sacrificarsi a togliere la confusio­ne dei tabernacoli, e a far ritornare alla piena dipendenza e unità col beato Pietro le chiese separa­te”[13] non intendeva una ‘iniziativa’ del Papa, ma la sua ‘conferma’ della finalità ecumenica della nascente Congregazione.

            Il pronunciamento del Papa fu ritenuto da Don Orione un fatto straordinario, “profetico”. Anche se l’intervento non è avvenuto motu proprio da parte del Papa, ma su presentazione di Don Orione, certo è che il Papa, personalmente, confermò questo impegno ecumenico della nascente Congregazione. In certo modo, è un’espressione ‘carisma petrino, per dare una sottolineatura definitiva all’ideale di unione dei cristiani già seminato dallo stesso Spirito nel cuore di don Orione.

             Dopo l'udienza, Don Orione accelerò i tempi per la compilazione definitiva delle Costituzioni. Si rivolge anche a Padre Giovanni Semeria per avere consiglio nel preparare una regola tutta ispirata da "una carità che non veda confini... una cosa che abbracciasse il cielo e la terra... Ella, Padre, mi aiuti a fare una legge che sia grande come la santa carità... una cosa che non sia nulla di umano e tutto carità soavissima e grande senza confine". E uno dei punti su cui in particolare richiama l’attenzione del famoso barnabita è quello dell'unione delle Chiese separate: "Quando sono stato dal Santo Padre, mi ha detto di lavorare per l'unione delle Chiese separate. Come ci può entrare? Pensateci un po' voi, o caro Padre, e fate tutto. Quest'opera, dell'unione delle Chiese separate, mi parve sempre opera non solo di carità, ma anche di riparazione da parte nostra..." (Cartella Semeria, Archivio Don Orione, Roma)

             Nel volgere di un anno, Don Orione poté inoltrare la sua richiesta di approvazione vescovile della Congregazione. Nella lettera dell’11 febbraio 1903, precisava che "Per volontà espressa del S. Padre, poi, è proprio di questo Istituto di coadiuvare, nella sua piccolezza, l'opera della Divina Provvidenza col faticare e sacrificarsi a togliere la confusione dei tabernacoli, e a far ritornare alla piena dipendenza e unità col beato Pietro le Chiese separate..." (Lettere I, 16-17).

            Il ricordo dell’”altissimo consiglio” di Leone XIII lo ritroviamo anche nel testo del Decreto Vescovile di approvazione della Congregazione, firmato da Mons. Igino Bandi il 21 marzo 1903. Dopo avere menzionato lo scopo dell'unione delle Chiese separate, citando l’Enciclica “Satis cognitum” di Leone XIII, dice: "Proposito quest'ultimo che, esposto a Sua Santità Leone XIII, fu ampiamente lodato e, col più benevolo compiacimento, da parte del medesimo Sommo Pontefice, confortato dall'apostolica benedizione".[14]  

                Don Orione mai più dimenticherà questo “altissimo consiglio” e lo considererà come una specifica volontà di Dio, per sempre. Nel gennaio del 1903, quando temeva per la sopravvivenza stessa della Congregazione per l’atteggiamento contraria del Vescovo, ricordando l’udienza di Leone XIII, scrisse a Don Goggi: “Bisogna seminare il grano e non ammassarlo e noi dobbiamo cercare di essere grano, e seminarci dappertutto secondo il desiderio e  la parola del Santo Padre. La Santa Chiesa di Roma è la Madre di tutte le Chiese e la sovrana di tutti gli ordini religiosi. Essa per bocca del S. Padre ci ha approvati e per la mano del S. Padre ci ha benedetti tre volte con la più cordiale e grande benedizione dicendomi il S. Padre che era la volontà Sua che andassimo dappertutto e portassimo l'amore di Dio con noi per seminarlo nel cuore dei piccoli e dei poveri e degli afflitti, e tutti i Figli della Divina Provvidenza avessero piena e intera libertà di  inoltrarsi per questa Opera nella via dell'eterna salute. (…) Epperò desidero che tutti voi della Divina Provvidenza e tu, mio caro fratello, sappia queste cose che avvenivano il 10 Gennaio 1902, ai piedi del S. Padre Leone XIII, e così tu ne sia cogli altri riconoscente e soprattutto attaccato fino alla morte alla S. Romana  Chiesa”.[15]

 


[1] Articolo pubblicato in “Messaggi di Don Orione”, 35/2003, n. 110, p.54-59; “L’Osservatore Romano”, 10 gennaio 2002, p.6.

[2] “Il Decreto vescovile di approvazione dell’Istituto è opera del Cardinale Perosi”, riferisce Don Orione (Scritti 74, 215), ma era a tutti noto che il testo fu sostanzialmente redatto da Don Gaspare Goggi e rivisto Da Don Orione, come risulta da originali in archivio.

[3] Testo latino con traduzione italiana a p. .. ..

[4] Cfr F. Peloso, Don Orione, "un vero spirito ecumenico", Ed Dehoniane, Roma, 1997.

[5] Nel nome, 73.

[6] Scritti 52, 4.

[7] Al riguardo, F. Peloso, Ecumenismo: un raggio dell’Instaurare omnia in Christo. L’impegno ecumenico nei testi di Don Orione del periodo di prima formulazione carismatica, “Atti e comunicazioni della Curia generale della Piccola Opera della Divina Provvidenza”, 51(1997), p.49-66.

[8] Scritti 10, 3.

[9] Cfr. DOPO III, 317-335.

[10] Minuta; Scritti 72, 187; cfr. 70,172; 41,12; DOPO  III, 327.

[11] ADO, Diario Novelli.

[12] Il testo completo del Decreto è riportato a p.  ..

[13] Piano e programma dell’Opera della Divina Provvidenza, Lettere I, 16.

[14] Il testo completo del Decreto è riportato a p.  ..

[15] Lettera del 17 gennaio 1903, Scritti 68, 5.

Lascia un commento
Code Image - Please contact webmaster if you have problems seeing this image code  Refresh Ricarica immagine

Salva il commento