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Messaggi don Orione
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Nella foto: Cesare Ravelli con Katia al Piccolo Cottolengo Don Orione di Milano
Autore: Flavio Peloso
Pubblicato in: Don Orione oggi, luglio 2020, p.30.

Milanese, padre di famiglia, è entrato nell'orbita della carità al Piccolo Cottolengo di Milano.

CESARE RAVELLI

Padre, volontario, oblato della carità

 

Don Flavio Peloso

 

È una stella bella, come ce ne sono tante, ma unica. È una stella luminosa e il cielo della vita sarebbe meno bello senza di lui. Parlo di Cesare Ravelli. È un laico entrato nell’orbita di Don Orione e morto il 10 aprile 2020, nell’ospedale in cui era stato ricoverato per il Covid-19. Era solo, senza amici e parenti, lui che ha dato compagnia e vicinanza a tante persone con una freschezza che incantava.

Cesare Ravelli, milanese, era nato l’11 agosto 1933. Fin da piccolo si manifestò vivace, socievole, molto religioso e disponibile. Nel difficile dopoguerra, iniziò a lavorare a 14 anni, aiutando il padre calzolaio; di sera frequentò le scuole serali e divenne ragioniere. All’oratorio di S. Andrea, con altri amici, creò una Compagnia teatrale attiva per tanti anni.

Trovò posto di lavoro nel settore informatico, fino al ruolo di dirigente, nell’importante azienda Snia Viscosa.

A 27 anni si sposò con Ilda e nacquero tre figlie, Laura, Paola e Roberta. Una vita ben spesa: grande lavoratore, premuroso e attento con la sua famiglia, amici, intraprendenza. Il 1° agosto 2005, dopo 44 anni di matrimonio, gli morì la moglie. Il fatto lo toccò nell’intimo; quella partenza gli fece pensare: “E io cosa metto nella mia valigia per il viaggio più importante della vita, quello verso l’incontro con Gesù?”.

In Cesare nacque un nuovo interesse ed entusiasmo per Dio, per il prossimo, per fare del bene. Solo quello conta e ci sta nella valigia. Si rivolse a un sacerdote amico: “Voglio fare del bene”. Quello aperse l’Annuario della Diocesi di Milano, alla voce Case di carità e, in modo del tutto casuale, emerse il nome Piccolo Cottolengo di Don Orione.

Fu così che Cesare si presentò per la prima volta al Piccolo Cottolengo nel 2008, nel giorno in cui si festeggiava il 75º anno di fondazione. Espresse il desiderio di prestare servizio come volontario. Da quel giorno non ha più lasciato il Piccolo Cottolengo diventando uno dei più assidui volontari. Tra le ragazze ospitate una in particolare lo colpì: la piccola Katia. Fissandola rivisse il dolore di vedere la sua terza figlia in coma a causa di un’encefalite da morbillo, poi superata. Katia invece era lì. Cesare cominciò a prendersene cura come se fosse una delle sue figlie. Avendo saputo che Katia non aveva ancora ricevuto la prima Comunione né la santa Cresima, Cesare si adoperò affinché ciò fosse possibile per lei.

Col passare del tempo, l’amicizia nei confronti del Piccolo Cottolengo si è rafforzata sempre di più. Cesare è entrato non solo nell’attività del Piccolo Cottolengo ma nel cuore di quell’istituzione, che è Gesù. Ogni mattina, in tutte le stagioni, partiva da casa per essere presente, puntuale, alla preghiera e meditazione con la comunità religiosa. Voleva essere tutto per i poveri e per il Signore.

Venne a sapere che presso il Piccolo Cottolengo di Milano c’era un gruppo di Oblati, persone che consacravano la loro vita al Signore stando nelle loro situazioni di vita, senza fare i voti. E’ in questo contesto che io ho conosciuto Cesare, nei ritiri che tenevo a inizio d’anno con gli oblati e le oblate a Tortona. Lo vedevo vibrante, semplice e povero di cuore, abitato dalla carità del Signore. Appena gli fu concesso fece il suo “Atto di oblazione” nella Cappella del Paterno di Tortona.

Il pensiero di “preparare la valigia” lo ha animato a vivere una vecchiaia intensa, generosa, piena di Dio e di relazioni. Anche le figlie riconoscono la novità di vita degli ultimi anni, quando hanno riscoperto un padre capace di tenerezza, di amore, di ingenuità, di carità.

Il Piccolo Cottolengo continuò ad essere la casa di Cesare. Moltiplicò anche i suoi doni concreti che vedeva utili per il bene di quanti vi abitavano: dalla statua della Madonna di Lourdes collocata all’interno della grotta del giardino dell’Istituto, al comodo divanetto perché le ospiti potessero passare bei momenti accanto a chi dimostra loro affetto, fino bellissimo pulmino per viaggiare e sognare.

Quest’anno era ospite nel suo caro Piccolo Cottolengo, quando il Covid-19 ha imposto il ricovero in ospedale. Vi restò per tutta la Quaresima, fino al Venerdì Santo, il 10 aprile, quando il Signore l’ha chiamato: “Vieni, servo buono e fedele, prendi parte alla gioia del tuo Signore”. E Cesare: “Eccomi, Signore, la valigia è pronta!”.

 

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