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Messaggi don Orione
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Il sogno di Mons. Guglielmo Biasutti, la generosità di Melania Bearzi, il sacrificio di preti e suore di Don Orione hanno fatto sorgere il Piccolo Cottolengo Friulano, una "cittadella della carità", vicino a Palmanova del Friuli, per tante persone bisognose di aiuto e di dignità.

IL PICCOLO COTTOLENGO DI SANTA MARIA LA LONGA

Il sogno di Mons. Guglielmo Biasutti, la generosità di Melania Bearzi, il sacrificio di preti e suore di Don Orione.

Il Piccolo Cottolengo Friulano, una "cittadella della carità" per tante persone bisognose di aiuto e di dignità.

 

Flavio Peloso

Il 28 ottobre 1939, Mons. Guglielmo Biasutti aveva consegnato ai Salesiani il Rifugio Bearzi per ragazzi bisognosi e diseredati e – racconta egli stesso – “mi sorse l'idea di promuovere un Piccolo Cottolengo da affidare a Don Orione. Pensavo di recarmi a Tortona. Ma il 13 marzo 1940, uscito a prendere il giornale, vi lessi della morte di Don Orione a San Remo. Non andai a Tortona. Andai invece da Padre Pio da Pietrelcina, che mi fu estremamente largo di conforto. Poi l'Italia entrò in guerra”.

 

Le rotaie di Mons. Guglielmo Biasutti

Stava aspettando tempi migliori per l’Italia e per la Congregazione per dar seguito al suo progetto, quando “un giorno la signora Melania Bearzi mi diede quattro buoni del tesoro per L. 400.000, dicendomi: Questi sono per lei. Si è già dato da fare abbastanza: ora si metta tranquillo. Povera signora! Mi dava proprio l'esca per non stare «tranquillo»”.

Mons. Biasutti si decise, nel marzo 1943, di andare a Tortona per parlare con il successore di Don Orione, Don Carlo Sterpi.

“Se io vi metterò le rotaie, accetterete di fondare in Friuli un Piccolo Cottolengo?”, chiese concludendo l’esposizione sommaria del suo progetto. E poi spiego: “Ormai la guerra sta per essere perduta dall'Italia. E soprattutto noi Friulani, alle porte orientali della Patria e della Civiltà Cristiana, saremo di fronte all'invasione del comunismo ateo (allora queste cose erano pensate e sentite vivamente da molti). Vorrei creare verso le nostre frontiere una «Cittadella della Carità» che sarebbe più forte di molte divisioni militari: una «Cittadella della Carità», che dilati verso oriente le braccia di Cristo, che accolga fra quelle braccia gli infelici delle genti friulane e slave” (….).

Don Sterpi non ebbe la minima esitazione. “Il sorpreso fui io. Mi disse solamente (sento ancora la fermezza ed il calore della sua voce): Vada e metta le rotaie. L'assicuro che il Piccolo Cottolengo Friulano sorgerà. Me ne partii con una gran pace nel cuore”.

 

Il decisivo aiuto di Melania Bearzi

Racconta ancora Mons. Biasiutti: “Dopo l'attentato del luglio contro Hitler, mons. Nogara mi mandò a chiamare e mi disse di allontanarmi dal Friuli, perché ero nella lista dei deportandi in Germania. Avevo già avuto tre denunce, sbollite per fortunosi interventi, ma stavolta pareva una cosa inevitabile. Due mesi di assenza. Al segnale di «cessato pericolo» rientrai”.
E fu proprio durante quei due mesi che le sorti del Piccolo Cottolengo ebbero una svolta decisiva. La signora Melania Bearzi, benefattrice e sostenitrice di Mons. Biasutti, ebbe un problema di salute e si decise a dare disposizioni per i suoi beni. Volle parlare con Mons. Biasutti.

Mi disse – racconta il sacerdote - che sua figlia Virginia, erede della sostanza Bearzi, aveva sempre affermato la volontà di devolvere i suoi beni in opere di beneficenza.  Mi incaricò, quindi, di intendermi con un notaio sul modo migliore di destinare la villa ed i terreni di S. Maria la Longa al Piccolo Cottolengo, del quale mi sapeva appassionato”.

Mons. Biasutti non chiese per sé qualche “disposizione”, anzi unì anche la sua casa di Lauzacco. L'atto di donazione fu steso il 28 dicembre 1944 in favore dell’erigendo Piccolo Cottolengo di Don Orione. La signora Melania Melazzi morì il 7 luglio 1954, a cento anni e tre mesi di età.

Primi passi del Piccolo Cottolengo

Fin dal 1945, venne a Santa Maria la Longa l'orionino don Pietro Braceschi. Poi don Giovanbattista Piazza, e finalmente il grande e grosso don Pellegrino Zannoni.

“In verità, mugugnai non poco, soprattutto alla Casa Generalizia di Roma degli Orionini, perché non vedevo attuato il Piccolo Cottolengo”, ammette Mons. Biasiutti. “Ricordavo la promessa di don Sterpi: temevo quel tanto tardare; temevo non avessero la disponibilità di personale…”.

Invece, il Piccolo Cottolengo si mise in marcia. Le prime ricoverate vi furono accolte nel 1949. Con i religiosi di Don Orione lavorarono anche le Piccole Suore Missionarie della Carità nella dedizione nella vita quotidiana semplice e familiare. L’avvio fu particolarmente eroico e faticoso, data la grande penuria di risorse economiche. Nel 1956, dopo alcune ristrutturazioni e ampliamenti dell’edificio, la Famiglia del Piccolo Cottolengo poté accogliere fino a cento persone con i loro limiti e con la gioia di vivere.

Piccolo Cottolengo, 15 maggio 1958: Melania Bearzi, le Ospiti, le Suore, Don Galeazzi e Don Fiori.

 

Gli sviluppi della Cittadella della Carità

E finalmente si giunse al 9 giugno 1968. Ci fu l’inaugurazione del nuovo Padiglione «Dante Cavazzini» per sessanta letti per “bambini nati nel dolore per vivere nel dolore”, come ripeteva mons. Biasutti. “Dio la benedica, sior Dante! Gente come lei non vive mai abbastanza”. Nel 1974 sorse anche il nuovo Padiglione Femminile.

Il sogno della Cittadella della Carità ai confini nord-est dell’Italia si andò avverando.

Attualmente è una delle opere d’avanguardia nel Friuli e in Italia nel campo dell’assistenza a persone con limiti psichici e fisici. I suoi 120 ospiti, i signori, sono accolti in ambienti moderni, con personale competente e dedicato, con laboratori occupazionali, circondati dallo splendido parco.

Messa nel parco. Sono riconoscibili Mons. Biasutti, Don Salmistraro, Don Puppin, Fr. Podavini.

 

Lasciano i sacerdoti, continuano le suore

Dal 15 agosto 2020, il Piccolo Cottolengo Friulano di Don Orione non avrà più la presenza dei Figli della Divina Provvidenza. La grande penuria di sacerdoti ha costretto al ritiro della comunità da questa istituzione che resta sempre della Congregazione e continuerà ad essere animata dalle Piccole Suore Missionarie della Carità.

Il sogno di una Cittadella della Carità continua e, al crocevia delle due grandi arterie autostradali e ferroviarie che conducono al Tarvisio e all’Austria, a Nord, e a Trieste e ai paesi dell’Est Europa, il Piccolo Cottolengo Friulano continua ad essere un presidio di fede e di civiltà. La civiltà infatti, e non solo la fede, si misura dalla capacità di amore e di cura dei fratelli più in necessità.

«Chiunque avrà dato anche solo un bicchiere di acqua fresca a uno di questi più piccoli… in verità io vi dico, non perderà la sua ricompensa» (Mt. 10, 42).

Nacque a Forgaria nel Friuli (Udine) l’8 agosto 1904. Ordinato sacerdote nel 1926, si laureò in teologia a Roma, nel 1928, e in filosofia presso l’Università Cattolica di Lovanio, nel 1931. Attivo promotore di istituzioni di carità, fu storico, studioso e pubblicista geniale e fecondo. In lui si armonizzavano l’anima della carità, lo spirito dell’intellettuale, l’impegno del cittadino. Morì a Udine il 23 febbraio 1985.

Nel 1938, scrisse un opuscolo in favore degli ebrei ed era inviso al regime fascista. Anche per questo, nel 1941, partì come cappellano militare in Russia.
 

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