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Messaggi don Orione
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Nella foto: La chiesa parrocchiale di Ognissanti, quartiere Appio, Roma

L'Autore offre una lettura storica, con sensibilità pastorale, degli inizi e dei primi sviluppi della Parrocchia di Ognissanti, nel quartiere Appio di Roma.

PARROCCHIA DI OGNISSANTI IN ROMA,

PRIMA E PROTOTIPO DELLE PARROCCHIE ORIONINE

 

Lectio storico-pastorale[1]


Roma suscitava un fascino particolare nell’animo di Don Orione. Egli ebbe la grazia di potervi installare ben presto la sua Congregazione.
Con lettera del 12 dicembre 1900, mons. Radini Tedeschi invitò Don Orione a gestire una ‘colonia agricola’, della quale prese possesso nel febbraio 1901, in località Nunziatella, alle porte della città. Era giovane fondatore di 28 anni. Di lì a breve, a Don Orione fu offerta la conduzione di due colonie agricole, a Monte Mario, San Giuseppe al Trionfale, nell’aprile 1901,[2] e Santa Maria del Perpetuo Soccorso, aperta il 23 giugno 1901.[3] Nel 1904, Pio X affidò alla Congregazione la Rettorìa della chiesa di Sant’Anna dei Palafrenieri, in Vaticano; primo Rettore fu il santo e dotto Don Gaspare Goggi.[4]


Pio X e Don Orione alle origini

Nel 1906, Papa Pio X, “che si può e si deve chiamare il Papa dei Figli della Divina Provvidenza… vero fondatore della nostra Congregazione”,[5] chiese a Don Orione di recarsi in missione in un’altra periferia di Roma, “fuori porta San Giovanni”. Ciò avvenne in un’udienza fissata per il 9 dicembre 1906, alle 18.15. Don Orione conosceva già l’argomento: l’apertura di una Parrocchia a Roma. Don Orione riferì dell’udienza, subito, il giorno dopo, al suo vescovo Mons. Igino Bandi.

Gli ho detto le mie condizioni materiali, il personale poco che ho - tutto tutto tutto - come un bambino.  Il S. Padre pareva invece che ci godesse, e allora mi sono messo nelle sue mani perché si faccia la volontà di Dio, solo la volontà di Dio.
Il S. Padre vuole quest’opera, e per grazia del Signore sono pronto a morirvi su.  Adesso si è impegnato lui direttamente per l’area, ha fatto là il conto durante l’udienza. Sia fatta la volontà del Signore! Io non l’ho cercata quest’opera, credete non l’ho cercata, è Monsig. Faberi segretario del Vicariato. Sono già forse 12 mila anime, subito fuori Porta senza chiesa. Il  S. Padre diceva che è un paese di missione.
Ho detto a S. Santità che mi dicesse che santo doveva pregare, a quale cioè volesse dedicare quella chiesa. E lui ha detto: Deo optimo Maximo in honorem Sanctorum omnium. Una chiesa in Roma che sia dedicata a tutti i santi conosciuti e sconosciuti. Aggiunse che abbiamo bisogno di tutti i santi
”.[6]

Don Orione raccontò molte volte di quell’incontro con Pio X con i colori di un fioretto.

Un giorno – era il 9 dicembre 1906 – il santo Padre mi disse: Sai che fuori porta San Giovanni si è come in Patagonia? Vedi, là molti sono cristiani, perché da piccoli li hanno portati a battezzare a San Giovanni in Laterano, ma nel resto c’è tutto da fare. (…) Mi parlò anche di un’opera assai importante e desideratissima da Lui, da compiere in Roma, fuori porta San Giovanni. Fuori Porta San Giovanni, ancora qualche anno fa, non c’era alcuna chiesa aperta al culto, mentre la popolazione cresceva ogni dì più, e tocca oggi forse diecimila abitanti. Per circa due chilometri è fiancheggiata da ville e da osterie, da case popolari e anche da alcuni palazzoni che sono veri vivai umani”.[7]

C’è da dire, che l’iniziativa di Papa Pio X si collocava nel più ampio progetto di cura pastorale delle zone limitrofe della Città, fino ad allora del tutto sprovviste. Nel 1904 la diocesi comprendeva 58 parrocchie (oggi sono 334), per lo più nel centro storico. Divenuta capitale dello stato italiano, Roma crebbe molto con per la collocazione di molte nuove istituzioni e rappresentanze civili ed economiche e per l’immigrazione dal resto dell’Italia. Sorsero nuovi quartieri e nuove periferie. Pio X, dopo la visita apostolica realizzata nel 1904-1907, avviò una profonda riforma giuridica e pastorale del Vicariato di Roma. Mons. Francesco Faberi, segretario del Vicariato, fu il regista dell’attuazione del progetto pastorale di Pio X, e si avvalse soprattutto dell’opera di Congregazioni religiose nuove, intraprendenti e particolarmente sensibili all’impegno sociale: Giuseppini (San Lorenzo) Salesiani (Testaccio), Orionini (Appio), Guanelliani (Trionfale) e altre. Il progetto portò alla soppressione di 15 parrocchie nel centro storico e alla costituzione di 16 nuove parrocchie in periferia e nei quartieri che si stavano sviluppando.[8]

A inizio ‘900, uscendo da Porta San Giovanni si era già in campagna con le caratteristiche della periferia abbandonata e disordinata, con un campionario di umanità che aveva in comune la povertà e la fatica di vivere. A parte la Via Appia, non vi erano strutture di urbanizzazione, di organizzazione civile, di cura religiosa.

Mons. Maurilio Silvani, poi diplomatico e Nunzio a Vienna, nei primi anni collaborò con Don Orione, e così descrisse l’ambiente.

“Chi non ha visto il quartiere Appio a quei tempi, non può farsene un’idea. Fuori Porta San Giovanni, ai piedi delle mura, stagnavano le acque di una grande marrana, simulata da erbacce e canneti. Via Appia, allora stretta stretta, era sempre rigurgitante di traffico. Il commercio con i Castelli romani, il via vai dei carrettieri, la ingombravano di continuo. Il suo movimento poi diventava turbinoso nei giorni di corsa alle Capannelle (già all’epoca vi si svolgevano corse di cavalli). Pochi palazzi vi sorgevano ai lati. Non aveva parvenza di città che nelle vicinanze alla Porta.

Disseminato poi tutto, in capanne e tuguri, in cave di pozzolana e caverne, in ogni buco che riparasse dalle intemperie, un numero imprecisato di povera gente. Elemento predominante erano i carrettieri. Un po’ per tutto bettole, a cui affluivano gli elementi più equivoci della città, e case di malavita. È in tale ambiente che iniziava la sua missione rigeneratrice l’erigenda parrocchia di Ognissanti. Sua Santità Pio X, nell’affidarla a don Orione, scherzando, gli aveva detto: «E’ la Patagonia d’Italia»”.[9]


1908: la capanna di Betlemme

Don Orione si occupò personalmente dell’avvio delle trattative per la costituzione della nuova parrocchia. Don Sterpi trascorse lunghi periodi soprattutto per l’acquisto di un vasto terreno prevedendo gli sviluppi futuri. Don Goggi si occupò delle pratiche civili ed ecclesiastiche già dal 1906. A gennaio del 1907, Don Sterpi era a Roma e sembrava si potessero condurre in porto le trattative. Poi, però, Don Goggi informò Don Orione: “Le cose della parrocchia vanno in lungo ma procedono abbastanza bene; venerdì abbiamo avuto un colloquio con Monsignor Faberi che ci trattò nel miglior modo”.[10] Acquisto di terreni, piano regolatore, ingegneri dei vari enti interessati, intermediari e altro, richiesero un gran numero di pratiche e di colloqui.

Nell’udienza del 15 gennaio 1908, il Papa fece urgenza a Don Orione di aprire subito almeno una cappella, subito, “fuori porta San Giovanni”. Ai primi di marzo 1908, Don Orione ricevette una lettera di Monsignor Carlo Perosi, il quale gli scriveva: “L’Altissimo vuole parlarti, vieni!”. “Venni subito a Roma – racconta Don Orione - e fui chiamato in udienza dal santo Papa Pio X. Appena mi vide, prima ancora che facessi la genuflessione di rito, mi disse: Entro otto giorni devi aprire una cappella”.[11]

Rinviando a un tempo successivo l’acquisto del terreno per la Parrocchia, “si poté affittare un locale ad un chilometro dalla Porta. Una doppia rimessa da cavalli venne ripulita e trasformata in chiesuola provvisoria e aperta al pubblico”.[12]Il Papa mi aveva detto: Va’ in foreria (del Vaticano) e ti daranno tutto quello di cui abbisogni”. E mi diedero panche – che ancora adesso portano le sigle dei palazzi pontifici –, un altare, delle biancherie. Così con la grazia di Dio, si incominciò la Parrocchia di Ognissanti”.[13]

“La nuova cappella d’Ognissanti era situata al piano terreno di casa Valecchi, all’attuale n. 270 – come informa Mons. Maurilio Silvani -. Una misera scuderia con fienile che, sgombra, ripulita, imbiancata, aveva tutto l’aspetto di un magazzino. Nessun segno esterno che indicasse, in quella squallida povertà, la casa di Dio vivente. Si collocò una devota statuetta dell’Immacolata, alta meno d’un metro, posta a lato dell’altare. Scomparve il fienile, si ottenne la disponibilità di un piccolo cortile e, per i sacerdoti addetti, un piccolo appartamento soprastante la chiesuola, che Mons. Pietro La Fontaine chiamò “la capanna di Betlemme”.[14]

Pio X fece giungere oggetti d’arredamento: “Il Santo Padre ha donato tutto: pianete e vasi sacri pel culto. Ha donato per l’altare maggiore, il ricchissimo palliotto tutto lavorato in argento, che lo stesso Santo Padre usò nella sua cappella privata; ha donato un gruppo in marmo bianco, fac-simile di quello della Pietà di Michelangelo: gruppo del peso di oltre sei quintali: il baldacchino che è sopra la Pietà e sopra il crocifisso dell’altare maggiore sono pure doni del S. Padre”.[15]

E si iniziò. Pioveva il 25 marzo 1908. Era una giornata uggiosa, ma don Orione aveva il cuore in festa. Con lui, nella misera cappellina tra gli orti di fuori Porta San Giovanni, c’era mons. Faberi del Vicariato, c’erano don Sterpi e don Gaspare Goggi, il prof. Luigi Costantini. C’era soprattutto la santa Madonna. Fu appunto dinnanzi ad una statuetta della Vergine Immacolata che si diede inizio.[16]

Don Goggi diede la bella notizia dell’inizio della Parrocchia di Ognissanti: “Sto bene e ho molto lavoro… Ieri abbiamo inaugurato una Cappella fuori di Porta S. Giovanni: fungerà, provvisoriamente, da chiesa parrocchiale”.[17]

Conosciamo la descrizione dell’inizio con Don Orione che richiama i ragazzi con campanello, caramelle e qualche medaglietta. “Riempii - racconta don Orione - i miei tasconi di soldini e caramelle, diedi di piglio ad un grosso campanello e percorsi le vie del quartiere: con una mano sbatacchiavo il campanello e con l’altra lasciavo cadere caramelle e qualche soldino. I ragazzini venivano incontro ed io continuavo imperterrito a suonare disperatamente e a gettare avanti e indietro caramelle e qualche soldino che cadeva anch’esso suonando, richiamando piccoli e grandi. Più mi avvicinavo alla chiesetta, più gente veniva dietro e faceva coda… Qualcuno sentivo che diceva: Quel prete deve essere un po’ matto”.[18]

L’inizio è pittoresco, ma il lavoro fu impegnativo. “Subito, in quelle prime settimane, feci settanta matrimoni in tre giorni e amministrai molti battesimi anche di adulti”. Questo ci dice che Don Orione si fermò a Roma per un tempo prolungato.

Intorno alla chiesetta si svilupparono le varie attività e prolificarono le iniziative.

Si cominciò con gli esercizi spirituali, che dapprima vennero disturbati da alcuni maleintenzionati, i quali, per ispirito settario, non volevano vedere i preti… Già si fanno all'anno dalle dieci alle dodici mila Comunioni che vanno a formare il fondo spirituale di altro lavoro che verrà: si istituì un circolo giovanile: la Compagnia dei Luigini, la fiorente Unione delle Madri Cristiane, e si pubblica anche un bollettino quindicinale La Croce!”.[19]

Don Orione scrisse un Memoriale sulla Parrocchia di Ognissanti al Cardinale Vicario, preziosa fonte di notizie e dei criteri che ispiravano quel primo avvio.[20]

La chiesa presto diventò insufficiente e piccola diventò la nostra abitazione, sempre aperta ai ragazzi del quartiere, che si erano molto affezionati, e non avendo noi cortile, ci invadevano la casa. Nel 1914, alla scadenza del contratto di affitto, “avendo le Suore di S. Caterina lasciato il locale che tenevano in Via Alba 5, l’ho affittato per lire 5.000 annue. La carità del Santo Padre mi aiuta ogni anno con lire 2.000. Si trasportò colà la chiesa provvisoria, nel cortile si inaugurò un Oratorio festivo, s’impiantò un teatrino, un cinematografo con proiezioni luminose per l’insegnamento della religione, e così si diede incremento impulso alle scuole di catechismo”.

Don Orione riteneva che per una efficace educazione religiosa e morale dei giovani era necessario, oltre al catechismo, anche un sano divertimento capace di elevare culturalmente sia i ragazzi che le loro famiglie.

E poi c’era il vasto campo della carità, dell’azione in favore del popolo umile. “Vi è bisogno di un’Istituzione che si prenda cura dei poveri, che visiti gli ammalati a domicilio, e, occorrendo, li assista e ne avverta il Parroco. È di necessità un asilo gratuito per bambini miseri, spesso abbandonati sulle strade: una Casa che accolga anche le ragazze del Quartiere, almeno le più bisognose di essere sottratte ai pericoli. Il campo di lavoro è vastissimo”. Dopo aver detto dei grandi bisogni e del grande lavoro della Parrocchia Don Orione nel suo Memoriale osserva: “Con l’aiuto di Dio, un po’ di bene si è fatto, specialmente con i catechismi, le prime Comunioni, col Vangelo ad ogni Messa festiva, e col promuovere la frequenza dei Sacramenti: le Autorità stesse riconoscono che c’è più moralità e meno lavoro per la Questura. Tuttavia è sempre poco al bisogno”.


1920: la nuova chiesa

La chiesa era piccola, ma crebbe la comunità cristiana. Morto Don Goggi nell’agosto 1908,[21] fu Don Sterpi a occuparsi dell’acquisto del terreno per la Parrocchia di Ognissanti.

La costruzione della chiesa fu un’impresa coraggiosa ed economicamente ardua in quel tempo di povertà per la Congregazione e per l’Italia, ma, come disse Don Orione ai suoi confratelli dovete sapere che è con la povertà e con la preghiera che si alzano gli edifici di Dio!”.[22]

Come fece sapere Don Orione: “Dopo alcuni mesi, Pio X venne a morire e il Successore trovò un plico sulla cui busta c’era scritto: ‘Per la chiesa di Don Orione’. Il Papa lasciava centomila lire. Essa però venne a costare tre milioni”. Fu il primo segno della Divina Provvidenza e ne seguirono molti altri: “Si fece la Chiesa, sebbene in tempi non troppo favorevoli, e si poté acquistare altro terreno per circa 14.000 metri quadrati”.[23] Si iniziarono i lavori il 10 marzo 1914[24] e, il 29 giugno 1914, si ebbe la benedizione della prima pietra della erigenda chiesa parrocchiale da parte del Cardinale Vicario Basilio Pompili.[25] Don Sterpi non poté essere a Roma, ma Don Orione gli scrisse: “Voi avete posto nella parrocchia Ognissanti la prima pietra morale”.[26] Era il riconoscimento del lavoro compiuto e della modestia di Don Sterpi.

Tra tante difficoltà economiche e sociali, l’interruzione durante la prima guerra mondiale, si materializzò e apparve la splendida chiesa, con la facciata sulla Via Appia, opera dell’architetto e ingegnere Costantino Schneider.[27]

“Il nuovo tempio di stile romanico ha il prospetto principale sulla via Appia Nuova. Copre una superficie di m. 24 di larghezza per m. 60 di profondità; ha la pianta a forma di croce latina suddivisa in tre navate. Per vastità e purezza di linee sarà opera veramente degna di Roma”.[28]

Il 4 novembre 1919, il nuovo pontefice Benedetto XV, con la bolla “Nihil Sedis Apostolicae”, eresse canonicamente la nuova Parrocchia che, su precedente indicazione di san Pio X, fu dedicata e intitolata a Tutti i Santi.

Con Decreto del Cardinale Vicario del 25 ottobre 1920, furono stabiliti i confini della nuova Parrocchia, vastissimi, essendo allora l’unica di un vasto territorio che andava da Porta San Giovanni alla Via Faleria, dalla Caffarella fino alla via Latina, dall’acquedotto Claudio fino alla stazione Tuscolana.

Il 30 ottobre 1920, fu nominato primo parroco di Ognissanti Don Roberto Risi e il 31 ottobre successivo, si ebbe la solenne consacrazione della nuova Parrocchia. Il “Corriere d’Italia” del 3 novembre 1920 ne diede notizia: “La bellissima chiesa di Ognissanti, sulla via Appia Nuova, si è aperta al pubblico culto con una solenne triplice celebrazione: la festa titolare, la celebrazione del 25° sacerdotale del zelantissimo superiore dei Figli della Divina Provvidenza e novello apostolo del popolare quartiere, Don Orione, e con l’inaugurazione della parrocchia con l’immissione in possesso del primo parroco, il pio ed attivo don Roberto Risi”.


Ognissanti, prototipo della Parrocchia orionina

Va tenuto presente che Ognissanti è l’unica Parrocchia che Don Orione fondò, ma anche formò e impostò personalmente.

Il Fondatore, parlando dell’“opera assai importante e desideratissima da compiersi in Roma, fuori Porta S. Giovanni Laterano”, la definisce “opera non solo, di culto, ma di tutto un lavoro pratico di formazione cristiana e per la gioventù, e a bene religioso, morale e civile d'una intera e considerevole popolazione”.[29] Questo orientamento risponde al suo sentire carismatico che vede nell’azione caritativa e sociale il dinamismo per portare le Anime alla fede, alla Chiesa, a Cristo.

Vicino alla chiesa mi pare che la Divina Provvidenza si degnerà far sorgere un ampio oratorio popolare a bene della gioventù tanto insidiata nella fede e nei buoni costumi; annesse vi saranno le opere parrocchiali specialmente pei padri di famiglia e per le organizzazioni operaie cristiane: si apriranno scuole serali e di religione: vi sarà la biblioteca del popolo; vi sarà il teatrino, poi un bel cinematografo e quanto occorre ai giorni nostri per fare un po’ di bene e per salvare le Anime”.[30]

Come abbiamo visto, attorno alla originaria cappella di Ognissanti – anche prima della grande chiesa - si svilupparono iniziative sociali e pastorali d’ogni genere, con particolare attenzione a ragazzi, giovani e al mondo operaio. Don Orione poté informare il Vicario di Roma, card. Pompili: “Qui, durante la guerra (1915-1918), si impiantò un Segretariato del popolo, specialmente per i richiamati sotto le armi. Col concorso validissimo del Circolo S. Pietro si è anche aperta da circa tre anni una Cucina Economica, che è di grande sollievo per le famiglie povere del Quartiere, popolato da molti carrettieri, da tranvieri ecc. In certe stagioni, vi distribuiscono fin mille minestre a mezzodì, ed ora non sono mai meno di 600 minestre al giorno. È un’opera che dovrà continuare per tirare, con la carità, il popolo della Chiesa”.[31]

Poi, dal 1920 al 1945, si andarono costituendo tutte le varie branche dell’Azione cattolica, Associazioni caritative e ricreative, il Circolo Cattolico Giovanile, l’attività della stampa, del teatro, degli scouts e dell’Oratorio. La scuola crebbe fino alla costruzione del nuovo e grande Istituto San Filippo Neri (1938). Già c’era un piccolo teatro, ma poi, nel 1949, fu inaugurato lo spazioso cinema-teatro.[32] Nel 1957, fu inaugurata la sede della Curia Generalizia della Congregazione.

Ancora oggi una delle caratteristiche della Parrocchia è la vivacità e poliedricità delle attività.

Un’altra caratteristica impressa da Don Orione alla Parrocchia di Ognissanti fu la profonda e filiale comunione con il Papa, con il Cardinale Vicario e la Diocesi. La comunione e la collaborazione contraddistinsero anche il rapporto con altre realtà ecclesiali presenti nel territorio. Don Orione qui trovò le suore Salesiane che avevano un Oratorio e Laboratorio femminile. Favorì l’insediamento e coinvolse le Suore della Madre Michel; si instaurò collaborazione con le Canossiane; la prima comunità delle Figlie della Chiesa – ospitate con le fondatrici (oggi venerabili) Maria Olivia Bonaldo e Olga Gugelmo presso le Canossiane – si formò apostolicamente nelle attività della Parrocchia di Ognissanti.

Conoscere gli sviluppi pastorali di Ognissanti aiuta a individuare le personali accentuazioni pastorali date da Don Orione alla conduzione della Parrocchia:
1) l’impegno a rinsaldare l'unità pastorale interna della Chiesa;
2) la promozione di un'azione apostolica più penetrante verso i lontani (oggi si direbbe di “nuova evangelizzazione” o di “frontiera missionaria”);
3) la testimonianza della carità (spirituale e istituzionale) sempre accompagna l'azione pastorale.

A ciascuna di queste accentuazioni carismatiche della pastorale parrocchiale corrispondono gli atteggiamenti identificanti l'orionino sacerdote,[33]  riassumibili in tre slogans ben conosciuti:
1) Preti figli e non servi (o funzionari);
2) Preti fuori di sacrestia;
3) Preti dalle maniche rimboccate nelle opere di carità.

Veramente si può dire che la Parrocchia di Ognissanti non solo fu la prima tra le parrocchie della Congregazione, ma fu e resta anche il prototipo.

 


[1] Don Flavio Peloso, Roma – Ognissanti, 5 dicembre 2020.

[2] Nel 1903 passò alla Congregazione di Don Luigi Guanella.

[3] A. Belano, La Colonia S. Maria del Perpetuo Soccorso (Roma). Cento anni di storia (1901–2001), Piccola Opera della Divina Provvidenza, Roma, 2001.

[4] F. Peloso, Gli orionini a Sant’Anna dei Palafrenieri in Vaticano, “Messaggi di Don Orione” 36 (2004), n. 114, 27–56; Idem, Don Gaspare Goggi, primo Figlio della Divina Provvidenza, Libreria Editrice Vaticana, 2019.

[5] Parola di Don Orione del 30 ottobre 1938; IV 424 e anche IV, 94; X, 180.

[6] Lettera del 10 dicembre 1906; Orione Scritti 45, 49.

[7] Lettera confidenziale, Pentecoste 1912; Orione Scritti 82, 88. Don Orione raccontò più volte l’episodio; cfr “L’Opera della Divina Provvidenza", 20 dicembre 1906; Parola di Don Orione V, 123; VI, 74-75 e 123. A Don Sterpi, aveva precisato che l’udienza del Papa era fissata alle 18.15 del pomeriggio del 9 dicembre; Orione Scritti 10, 169f.

[8] Fortunato Iozzelli, Roma religiosa all’inizio del Novecento, Ed. Storia e Letteratura, Roma 1985. Roberto Regoli, Il Vicariato di Roma dopo il 1870, «Chiesa e Storia» 2 (2012), 231-253.

[9] Don Orione e la Piccola Opera, IV, 647.

[10] Goggi Scritti II, 369.

[11] Cfr Conversazione con amici e benefattori del 14 marzo 1934, a San Giacomo a Scossacavalli, VI, 74-75 e anche VIII, 94-96. Nel racconto, Don Orione aggiunse che il Papa gli chiese: “E dei soldi ce ne hai? Allora io risposi a Pio X: La Divina Provvidenza. Pio X sorrise, poi, battendo con le dita il cassetto: Anche qui, disse, c’è la Divina Provvidenza! Io osai dirgli: Oh, Padre Santo, ma noi possiamo fare lo stesso. Ma Pio X insistendo: Cosa credi, che la Divina Provvidenza ci sia solo per te? Ed aperto il cassetto, prese un plico e me lo mise ad ogni costo nelle mani”.

[12] Orione Scritti 82, 89.

[13] Parola di Don Orione VI, 75 e anche VIII, 94.

[14] Don Orione e la Piccola Opera, IV, 646.

[15] Così informa Don Orione, il 24 marzo 1908; Orione Scritti 53, 21.

[16] Don Orione e la Piccola Opera IV, 643-644.

[17] Lettera del 26 marzo 1908; Goggi Scritti II, 375.

[18] Il racconto, desunto dal nucleo di ricordo di Don Orione, è stato divulgato da A. Brocati Stradella, Don Orione, Ed. Messaggero, Padova, 1978, p. 54-60.

[19] Orione Scritti 82, 89. “La Croce” fu uno dei primi bollettini parrocchiali stampati a Roma e venne elogiato da L’Osservatore Romano.

[20] Il Memoriale è datato 4 novembre 1918; Orione Scritti 101, 115-119.

[21] Sull’attività di Don Gaspare Goggi per l’acquisto del terreno e l’apertura della prima chiesetta di Ognissanti si veda F. Peloso, Don Gaspare Goggi, cit., p. 225-229.

[22] Parola di Don Orione del 12 febbraio 1938, VIII, 94.

[23] Parola di Orione del 1° novembre 1930; IV, 387-389.

[24]Ieri, proprio con la novena di S. Giuseppe cominciarono lavori alla nuova chiesa d’Ognissanti”; Lettera a Don Silvio Ferretti dell’11 marzo 1914; Orione Scritti 24, 44.

[25] Fu Vicario di Roma dal 1913 al 1931. A. Riccardi, Pompilj Basilio, in Dizionario storico del movimento cattolico in Italia 1860-1980, vol. III/2, 1984, 678-679.

[26] Orione Scritti 12, 57.

[27] La torre campanaria sarà eretta nel 1927.

[28] L’Ossservatore Romano, 1° luglio 1914. Cfr Massimo Alemanno, Le chiese di Roma Moderna, vol. III, Roma, Armando Editore, 2004, p. 70-72.

[29] Lettera del 26 maggio 1912; Orione Scritti 82, 88.

[30] Orione Scritti 82, 90.

[31] Memoriale del 4 novembre 1918; Orione Scritti 101, 116.

[32] Dopo la costruzione dell'Istituto scolastico San Filippo Neri, le rappresentazioni cinematografiche e teatrali avvenivano in due sale: una all'interno della scuola, l'altra in una baracca attigua alla parrocchia, una costruzione in legno adattata per lo scopo. Nel 1949, fu decisa la costruzione di una grande sala da adibire a cinema-teatro. Il progetto fu affidato all'architetto De Micheli e la costruzione all'impresa Castelli. Il 16 dicembre 1950, venne inaugurato il Cinema-Teatro Orione dalle linee architettoniche semplici e moderne, con 1076 posti a sedere. Ebbe grande popolarità e un progressivo e costante aumento di pubblico, con proiezioni di film, opere teatrali, prosa, lirica, operetta, concerti vocali e sinfonici. Negli anni '60 venivano venduti circa 400 mila biglietti l'anno.

[33]  Don Orione: quale prete?, “Messaggi di Don Orione” 115 (2004), p. 57-72.

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