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Messaggi don Orione
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Autore: GIOVANNI PAOLO II

INDICE DEI DISCORSI: 1. Omelia della beatificazione (1980) 2. Angelus della beatificazione (1980) 3. Udienza della beatificazione (1980) 4. Ai polacchi dopo la beatificazione (1980) 5. Agli Ex allievi (1984) 6. Parlando ai Rogazionisti (1984) 7. Ad Avezzano (1985) 8. Al Piccolo Cottolengo di Genova (1985) 9. Al Centro “Don Orione” di Monte Mario (1986) 10. Al capitolo generale FDP (1987) 11. Al santuario dell’Incoronata di Foggia (1987) 12. Parlando ai Missionari della Consolata (1987) 13. A Messina (1988) 14. Ai formatori orionini (1989) 15. Lettera nel 50° della morte di Don Orione 16. All’assemblea generale FDP (1990) 17. All’assemblea generale PSdMC (1990) 18. Visita ad Ognissanti - Roma 19. Ai Genovesi (1991) 20. Al capitolo generale FDP (1992) 21. Al capitolo generale PSMdC 22. Al Movimento Laicale Orionino 23. Al capitolo generale FDP 24. Al capitolo generale PSMdC (1999) 25. Alla parrocchia “Mater Dei” (2001) 26. Al Movimento “Tra Noi“
27. Lettera nel 100° dell’approvazione canonica della Congregazione


GIOVANNI PAOLO II:
DISCORSI ALLA FAMIGLIA ORIONINA


Sono di seguito riportati, in ordine di tempo, tutti gli interventi di Giovanni Paolo II che riguardano la figura del Beato Don Orione.

 

 

1. Omelia della beatificazione (1980)
 

Omelia di Giovanni Paolo II alla beatificazione di Don Luigi Orione, Suor Maria Anna Sala e Bartolo Longo. Basilica vaticana, Città del Vaticano. Domenica 26 Ottobre 1980, cfr. L'Osservatore Romano, 27-28 ottobre 1980, 1-2.

Carissimi fratelli e figli!
«Gaudeamus omnes in Domino, hodie, diem festum celebrantes sub honore beatorum nostrorum». Così oggi possiamo giustamente cantare, in questa grandiosa solennità, mentre i nostri spiriti si elevano nella contemplazione della gloria celeste raggiunta da tre nuovi beati: Don Luigi Orione, Suor Maria Anna Sala e Bartolo Longo. (...)

2. Raccogliamoci ora per riflettere in modo particolare sul singolare messaggio che ognuno dei tre beati propone alla nostra meditazione. Don Luigi Orione ci appare come una meravigliosa e geniale espressione della carità cristiana. E' impossibile sintetizzare in poche frasi la vita avventurosa e talvolta drammatica di colui che si definì, umilmente ma sagacemente, «il facchino di Dio». Però possiamo dire che egli fu certamente una delle personalità più eminenti di questo secolo per la sua fede cristiana apertamente professata e per la sua carità eroicamente vissuta. Egli fu sacerdote di Cristo totalmente e gioiosamente, percorrendo l'Italia e l'America Latina, consacrando la propria vita a coloro che più soffrono, a causa della sventura, della miseria, della cattiveria umana. Basti ricordare la sua operosa presenza fra i terremotati di Messina e della Marsica. povero tra i poveri, spinto dall'amore di Cristo e dei fratelli più bisognosi, fondò la piccola opera della divina provvidenza, le piccole suore missionarie della carità e in seguito le sacramentine cieche e gli eremiti di sant' Alberto.

Aprì anche altre case in Polonia (1923), negli Stati Uniti (1934) e in Inghilterra (1936), con vero spirito ecumenico. Volle poi concretizzare visibilmente il suo amore a Maria erigendo a Tortona il grandioso santuario della Madonna della Guardia. E' per me commovente pensare che Don Orione ebbe sempre una particolare predilezione per la Polonia e soffrì immensamente quando la mia cara patria nel settembre del 1939 venne invasa e dilaniata. So che la bandiera polacca bianco-rossa, che egli in quei tragici giorni portò trionfalmente in corteo al santuario della Madonna, è ancora appesa alla parete della sua poverissima camera di Tortona: lì egli stesso la volle! E nell'ultimo saluto che egli pronunziò la sera dell'8 marzo 1940, prima di recarsi a Sanremo, dove sarebbe morto, disse ancora: «Io amo tanto i polacchi. Li ho amati fin da ragazzo; li ho sempre amati... Vogliate sempre bene a questi vostri fratelli».

Dalla sua vita, tanto intensa e dinamica, emergono il segreto e la genialità di Don Orione: egli si è lasciato solo e sempre condurre dalla logica serrata dell'amore! Amore immenso e totale a Dio, a Cristo, a Maria, alla Chiesa, al Papa, e amore ugualmente assoluto all'uomo, a tutto l'uomo, anima e corpo, e a tutti gli uomini, piccoli e grandi, ricchi e poveri, umili e sapienti, santi e peccatori, con particolare bontà e tenerezza verso i sofferenti, gli emarginati, i disperati. Così enunciava il suo programma di azione: «La nostra politica è la carità grande e divina che fa del bene a tutti. Sia la nostra politica quella del "Pater noster". Noi non guardiamo ad altro che sono anime da salvare. Anime e anime! Ecco tutta la nostra vita; ecco il grido e il nostro programma; tutta la nostra anima, tutto il nostro cuore!». E così esclamava con lirici accenti: «Cristo viene portando sul suo cuore la Chiesa e nella sua mano le lacrime e il sangue dei poveri; la causa degli afflitti, degli oppressi, delle vedove, degli orfani, degli umili, dei reietti: dietro a Cristo si aprono nuovi cieli: è come l'aurora del trionfo di Dio!».

Ebbe la tempra e il cuore dell'apostolo Paolo, tenero e sensibile fino alle lacrime, infaticabile e coraggioso fino all'ardimento, tenace e dinamico fino all'eroismo, affrontando pericoli d'ogni genere, avvicinando alte personalità della politica e della cultura, illuminando uomini senza fede, convertendo peccatori, sempre raccolto in continua e fiduciosa preghiera, talvolta accompagnata da terribili penitenze. Un anno prima della morte così aveva sintetizzato il programma essenziale della sua vita: «Soffrire, tacere, pregare, amare, crocifiggersi e adorare». Mirabile è Dio nei suoi santi, e Don Orione rimane per tutti esempio luminoso e conforto nella fede. (…)


Don Orione, Suor Maria Anna e Bartolo Longo, nel richiamarci questa dottrina fondamentale, ci danno una lezione di suprema importanza: la necessità della propria santificazione, perseguita con serietà, sincerità, umiltà e costanza: «Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia!» (Mt 6,33) ammoniva Gesù. La tentazione più subdola, e sempre ricorrente, è quella di voler cambiare la società mutando solamente le strutture esterne; di voler rendere felice l'uomo sulla terra, soddisfacendo unicamente ai suoi bisogni e ai suoi desideri. I nuovi beati che oggi preghiamo dicono a tutti, sacerdoti, religiosi e laici, che l'impegno primo e più importante è quello di cambiare se stessi, di santificare se stessi, nell'imitazione di Cristo, nella metodica e perseverante ascetica quotidiana: il resto verrà in conseguenza.

Eleviamo fidenti la nostra preghiera ai nuovi beati, che già hanno raggiunto la gioia eterna del cielo: Don Luigi Orione, Suor Maria Anna Sala, Bartolo Longo intercedete per la Chiesa, che avete tanto amato! Aiutateci, illuminateci, accompagnateci nel nostro cammino, sempre avanti, con Maria! Estendete il vostro sguardo e il vostro amore all'umanità intera, bisognosa di certezza e di salvezza! E attendeteci nella gloria del cielo, che già possedete! Amen! Amen! Alleluia!

 

 

2. Angelus della beatificazione (1980)
Recita dell'Angelus Domini. Città del Vaticano. 26 Ottobre 1980, cfr. L'Osservatore Romano, 27-28 ottobre 1980, 3.



1. (...)  Oggi, terminati i lavori del Sinodo, desidero dinanzi a voi, ed insieme a voi qui riuniti, esprimere la gratitudine allo Spirito Santo, per questa opera di unità che egli ha compiuto ai nostri occhi.

2. Desidero anche esprimere la gratitudine per l'opera di santità, di cui noi siamo stati partecipi oggi, ultima domenica di ottobre, mediante la beatificazione di Don Luigi Orione, di Suor Maria Anna Sala e di Bartolo Longo: il primo, fondatore dei figli della piccola opera della divina provvidenza e delle piccole suore missionarie della carità; la seconda, delle religiose marcelline di Milano; e il terzo, ideatore del famoso santuario di Pompei, dedicato alla Madonna del rosario. Un sacerdote, una religiosa ed un laico! Tutta la Chiesa oggi esulta di gioia e di riconoscenza verso l'Altissimo e verso i tre nuovi beati, che invoca con filiale preghiera. Che cosa hanno compiuto di eroico durante la loro vita? Hanno amato! Sempre, con coraggio, con costanza! Hanno amato Dio come Padre, con ardente fervore e con totale fiducia; hanno amato la Chiesa con umiltà e obbedienza, cercando di perfezionarla con la propria santificazione; hanno amato l'Italia loro diletta patria, con impegno operoso e continuo, aiutando i poveri, consolando gli afflitti, accogliendo gli abbandonati, educando i fanciulli e i giovani, responsabilizzando tutti con la loro testimonianza.

Invochiamo con affetto i nuovi beati! Ascoltiamoli! Imitiamoli! Essi continuano ad amarci e ad aiutarci dal cielo.

3. (...)

 

3. Udienza della beatificazione (1980)
Discorso ai religiosi e religiose di Don Orione. Città del Vaticano. Lunedì 27 Ottobre 1980, cfr. L'Osservatore Romano, 27-28 ottobre 1980, 4.


Accogliete il mio saluto più affettuoso, voi, religiosi e religiose di Don Orione, Superiori, Sacerdoti, Suore e fratelli, che oggi giustamente esultate e sentite più vicina e più confidente la dolce e austera figura del vostro Padre Fondatore. Don Orione, che con la sua lungimirante intelligenza comprese perfettamente le caratteristiche e le necessità di questo nostro secolo, ora, in modo speciale, dopo la sua beatificazione, vuole illuminarvi, incoraggiarvi, confortarvi, per essere sempre suoi degni Figli, intrepidi testimoni della fede cristiana, ardenti consolatori dell'umanità nelle sue ricorrenti miserie, apostoli fedeli e concreti della carità di Cristo. I tempi sono difficili e talvolta l'animo è turbato e depresso. Ebbene, proprio per questo nostro tempo e per questi momenti, Don Orione, nella felicità ormai raggiunta, vi dice: «Su, animo, cari figliuoli! E siate fin lieti di soffrire: voi soffrite con Gesù Crocifisso e con la Chiesa; non potete fare nulla di più caro al Signore e alla Santissima Vergine, siate felici di soffrire e di dare la vita nell'amore di Gesù Cristo» (Lettera del 21 agosto 1939).

Auspico di cuore che la gioia che oggi provate per l'esaltazione del vostro Fondatore rimanga nei vostri animi, a perenne consolazione e come irradiazione del vostro amore a Dio e alle anime, sulle sue orme. In questo nostro incontro, in cui ci pare quasi di vedere qui con noi lo stesso Don Orione, con il suo sorriso buono e confidente, con il suo volto sereno e volitivo, desidero lasciarvi un'unica esortazione, che sgorga dall'ansietà pastorale di chi presiede tutta la Chiesa: mantenete il suo spirito! Mantenetelo integro e infuocato in voi stessi, nella vostra Congregazione, in tutti i luoghi dove siete chiamati a lavorare!

Ciò che San Paolo raccomandava ai Tessalonicesi: «Non spegnete lo Spirito!» (1Tes 5,19), lo ripeto pure a voi, lo dico pure a voi. Mantenete vivo e fervoroso il suo spirito, nonostante avversità e tentazioni, ricordando ciò che diceva lui stesso: «Non vi è altra scuola per noi, un altro maestro né altra cattedra che la Croce. Vivere la povertà di Cristo, il silenzio e la mortificazione di Cristo, l'umiltà e l'obbedienza di Cristo nella illibatezza e santità della vita: pazienti e mansueti, perseveranti nella orazione, tutti uniti di mente e di cuore in Cristo: in una parola, vivere Cristo» (Lettera del 22 ottobre 1937). Sono parole meravigliose, una perfetta sintesi di dottrina e di pratica; ma sono anche parole impressionanti ed esigenti, che danno una caratteristica decisiva e definita alla vita del cristiano.

Lo spirito del Beato Don Orione inondi i vostri animi, li scuota, li faccia fremere di santi propositi, li lanci verso gli ideali sublimi che Lui stesso visse con eroica costanza. Vi aiuti, vi conforti sempre, vi assista Maria Santissima, che fu sempre la stella luminosa nel cammino di Don Orione, la Madre confidente, l'ideale vissuto e predicato con immenso affetto. «Fede e coraggio, o miei figliuoli, vi dico con lui: Ave Maria e avanti! Dacci, o Maria, un animo grande, un cuore grande e magnanimo, che arrivi a tutti i dolori e a tutte le lacrime... La nostra celeste Madre ci aspetta, ci vuole tutti in Paradiso!» (dal Santuario di Itati, 27 giugno 1937). E vi accompagni sempre l'Apostolica Benedizione, pegno della mia costante benevolenza.

 

 

4. Ai polacchi dopo la beatificazione (1980)
GIOVANNI PAOLO II ai pellegrini polacchi, in occasione della beatificazione di Don Luigi Orione, 28 ottobre 1980


Desidero innanzi tutto ringraziare, con tutto il cuore, il Sig. Primate per le sue magnifiche parole, nella sua qualità di Primate di Polonia all'indirizzo del Grande Amico della Polonia che abbiamo la fortuna di vedere, da domenica scorsa, dall'altro ieri, nella gloria degli altari.
La Congregazione che il Beato Don Orione ha fondato porta il nome di «Piccola Opera della Divina Provvidenza».
Sarebbe difficile non vedere anche in questo fatto - che questo Grande Amico della Polonia è stato elevato agli altari dal Papa venuto dalla Polonia - un particolare intervento della Divina Provvidenza.
E' proprio questa Divina Provvidenza che così profondamente era inserita nel cuore e nell'attività del Beato Don Orione, proprio questa Divina Provvidenza dobbiamo ringraziare con atto di adorazione tanto per quello che è avvenuto come per il come è avvenuto.
Ossia per questo: perchè questo grande Innamorato di Dio e dell'uomo, specialmente dell'uomo sofferente ha potuto essere annoverato nell'albo dei Beati, e perchè la beatificazione è venuta da il Papa che, a motivo della sua origine polacca, ha verso Don Orione come pure verso la sua Congregazione dei debiti speciali. Ecco, così, prima di tutto ho voluto rispondere brevemente alle bellissime parole del Sig. Primate che si riferivano al nostro nuovo Beato.

Sono tanto contento del fatto che nella sua persona, nella sua figura elevata agli altari, la Chiesa ha un nuovo esemplare di santità e di santità contemporanea, realizzata nei nostri tempi, nel nostro secolo e destinata ai nostri tempi, al nostro secolo. Gioiamo tutti del fatto che nella sua figura, nella figura di Don Orione elevata agli altari come Beato, la sua Famiglia spirituale - la Congregazione dei sacerdoti e dei coadiutori Orionini, la Congregazione delle Suore Orionine e le altre Congregazioni basate sulla stessa spiritualità - troveranno quasi una nuova ispirazione alla loro missione, a quella missione, tanto evangelica, che non perde mai la sua attualità, anzi in ogni luogo del mondo e in ogni epoca della storia è ugualmente necessaria perchè l'uomo viva; senza l'amore l'uomo muore.
Sono necessari questi grandi uomini della carità perchè l'uomo non muoia anche allora quando l'umanità e la società sembrano di vivere in agonia.

Ringrazio, dunque, insieme a voi la ;Divina Provvidenza per questo nuovo Beato della Chiesa e sono contento di poterlo fare in comune con voi, miei compatrioti.
Sono contento che siete venuti qui per questa beatificazione così numerosi dalla nostra Patria, dalla Polonia, come pure d'oltre la Polonia, dove siete emigrati: voi formate con questo bel gruppo di pellegrini un'unica comunità che in modo identico canta, in modo identico parla e in modo identico sente.
Questo per me è un grande conforto. Si potrebbe dire una gioia che si è aggiunta a questa beatificazione, perchè mi ha dato la possibilità, specialmente oggi di incontrarmi coi miei compa trioti; di incontrarmi col Sig. Primate al quale si rivolgono sempre i sentimenti della mia e della nostra _ comune venerazione e fiducia; di incontrarmi con tanti sacerdoti veramente degni, meritevoli e laboriosi; di incontrarmi con le Religiose venute dalla Polonia e dalla emigrazione e in fine la possibilità di incontrarmi con voi tutti che oggi riempite quest'aula come l'altro ieri occupavate un posto distinto in piazza S. Pietro. E bisogna riconoscere che la vostra presenza è stata singolarmente efficace.
Però questo è necessario, anzi è cosa buona e giusta - parlando con il linguaggio del prefazio - che i Polacchi, abbiano dato questo segno della loro presenza in piazza S. Pietro alla gran de comunità dei popoli e delle nazioni dimostrando che appartengono alla Chiesa di Cristo. E' necessario che la Polonia si faccia notare nel mondo contemporaneo, perchè dica di sé tutta la verità. Questa verità non è facile, anzi direi molto difficile. E' una lezione di storia alla quale, qualche volta, voltano le spalle gli uomini comodi e le società comode. Però questa lezione appartiene alla realtà umana, sociale, nazionale e internazionale.
Dunque è cosa buona e giusta che in piazza S. Pietro i Polacchi abbiano dato segni così vivi della loro presenza. E' bene che da un anno, due, questa presenza si sia potenziata e che il Papa li possa sentire e capire perchè parlano la sua lingua, e che anche loro possano sentire e capire il Papa che parla la loro lingua, mentre tutti gli altri, presenti in quella piazza non capivano quella lingua. Ho detto tutti gli altri, - ma non vorrei essere ingiusto; perciò preciserò quasi tutti gli altri.

Miei cari, probabilmente anche il Beato Don Luigi Orione non capiva la lingua polacca. Però, oltre alla lingua, che è una grande realtà della cultura e della storia ed anche un fondamen tale mezzo di comunicazione tra gli uomini - come ben sappiamo che purtroppo questo mezzo qualche volta, delude - c'è anche il cuore umano, che è un mezzo ancor più universale, più profondo e più efficace perfino della stessa lingua umana. Così Don Orione probabilmente - non conosceva la lingua polacca, anzi suppongo che certamente non la conosceva e non aveva facilità di impararla, così come vedo che anche ai suoi compatrioti non è facile di impararla, mentre noi ci troviamo in una situazione migliore: per noi è più facile imparare la loro lingua. Tuttavia il Beato Don Orione che non conosceva la lingua polacca aveva a sua volta un grande dono interiore, un dono di Dio, radicato nel suo cuore, che gli permetteva di capire la Polo nia anche senza la lingua, di capire la stia storia, di comprendere la sua difficile missione nella comunità dei popoli e delle nazioni d'Europa e del mondo, di comprendere e profondamente partecipare alle sue lotte per la « nostra e vostra » libertà, comprendere e caldeggiare con rispetto i suoi sforzi legati al desiderio di una vita degna di uomini e degna di una nazione. Lui comprendeva tutto questo con il suo cuore.

E' vero che quel cuore ha cessato di battere all'inizio della seconda guerra mondiale; penso però che nelle dimensioni del Regno dei Cieli, esso batte ancora per la Polonia di oggi, dopo quarant'anni dalla sua morte, dalla beata morte che era il trapasso alla vita.
Dunque questo cuore batte ancora per la Polonia, così come ha battuto allora, quando la Polonia, negli anni passati, cominciando dal 1939, era oppressa da terribili sofferenze ed era sottoposta a tremende prove. Questo cuore batte anche per la Polonia di oggi, per la Polonia del 1980, per questa Polonia che noi conosciamo e noi formiamo: per questa Polonia alle cui aspirazioni ed esperienze noi partecipiamo; per questa Polonia per la quale noi incessantemente preghiamo. E abbiamo la viva convinzione che anche Lui prega con noi.
Anche se Don Orione non era figlio della nostra terra come tutti gli altri Patroni della Polonia, cominciando da S. Stanislao, tuttavia, grazie al carisma del suo cuore, è diventato uno dei no stri Patroni, perchè anche la Polonia non era la sua patria terrestre, era in un certo senso la patria della sua anima. Miei reverendissimi e carissimi pellegrini, fratelli e sorelle, proprio questo fatto è il motivo che aumenta la mia già tanto grande gioia di domenica, giorno della beatificazione del Beato Don Luigi Orione e l'incontro di oggi è un complemento di quello di domenica.
Il Sig. Primate ha gentilmente accennato anche al grande attaccamento del Beato alla Sede Apostolica, alla- persona del Successore di S. Pietro, al Papa.

Mi permetto di dedurre da ciò ancora una conclusione. Penso che questo Papa venuto dalla Polonia abbia anche in paradiso un nuovo Patrono che intercede per lui, e che - nella luce del Re gno a cui apparteniamo e al quale tendiamo - sostiene il suo servizio, le sue iniziative e la sua umana debolezza in questo posto al quale è piaciuto alla Divina Provvidenza di metterlo, di chiamarlo.
Questa mia grande fiducia nella intercessione del Beato Don Orione desidero proclamarla davanti a tutti voi che siete figli e figlie spirituali, davanti a voi tutti che siete i miei compatrioti.

In Polonia si prega molto per il Papa, si prega molto per la Chiesa ma anche nella mia cappella privata risuona spesso il canto: « Prendi sotto la tua protezione la nostra Chiesa santa, o Madre Santissima, Immacolata ».
E' un canto che voi tutti conoscete e spesso cantate.
Questo canto - la preghiera per la Chiesa e la preghiera per il Successore di Pietro - nella sua terza strofa diventa preghiera per la Patria. Anche tutto il nostro paese e il tuo popolo, fedele a Te o Maria, oggi raccomandiamo ». « Oggi ». Sottolineo questo « oggi ». Ci salvi Dio Misericordioso che, per mezzo del Tuo cuore noi supplichiamo ». Amen.

 

5. Agli Ex allievi (1984)
 

Discorso a genovesi e ex allievi di Don Orione. Città del Vaticano. Sabato 10 marzo 1984, cfr. L'Osservatore Romano, 12-13 marzo 1984, 5.

(…) 4. Mi rivolgo ora agli ex allievi di Don Orione! Carissimi, sono lieto di partecipare personalmente alla commemorazione del 50° anniversario di fondazione della vostra associazione!

Infatti, nel maggio del 1934, Don Orione, in procinto di lasciare l'Italia per il Sud-America, teneva a Tortona, nella casa madre, il primo convegno degli ex allievi. L'aveva preparato lui stesso, inviando centinaia di inviti ai giovani, che erano stati educati nelle sue case, e progettando già uno schema di statuto. Egli voleva con ciò formare una famiglia tra gli ex allievi, non abbandonare i giovani nelle lotte e nelle difficoltà della vita, mantenerli fedeli ai principi cristiani ricevuti mediante il legame dell'amicizia. Un mezzo secolo è passato da quella data, e la vostra associazione si è dilatata in numerosi Paesi del mondo.
Vi ringrazio di cuore per la vostra presenza e porgo il mio saluto al direttore generale Don Ignazio Terzi, al presidente dottor Marco Antonelli, ai consiglieri della congregazione, ai sacerdoti incaricati del movimento e a voi tutti, cari ex allievi, e alle vostre famiglie.

5. Riandando col pensiero a quel primo convegno organizzato da Don Orione, dobbiamo prima di tutto ringraziare il Signore per questi cinquant'anni di attività dell'associazione da lui voluta e fondata, che certamente tanto bene ha compiuto tra gli ex allievi dei vari istituti e nelle loro famiglie. Alcuni di voi hanno conosciuto Don Orione personalmente; tutti avete potuto comprendere e respirare la sua spiritualità e i suoi ideali; e tutti avete potuto anche sperimentare la validità del vostro sodalizio. E questo è certamente un dono prezioso che la Provvidenza ha voluto farvi, e di cui dovete essere particolarmente riconoscenti. Avete avuto da Don Orione la limpida lezione della sua fede cristiana, e cioè l'amore alla verità e quindi alla Chiesa e al Vicario di Cristo, e l'austerità di vita nella prospettiva dell'eternità e della carità: l'associazione, mediante i rapporti personali tra gli ex allievi, il bollettino mensile, gli incontri e i convegni annuali o periodici, vuole mantenervi fedeli a questo spirito, dandovi la forza di conservare il patrimonio spirituale ricevuto e il coraggio di testimoniarlo e comunicarlo. Siate dunque sempre fieri di appartenere agli amici di Don Orione, e dovunque vi troviate fate onore alla formazione che avete avuto nel suo nome!

6. Dando ora uno sguardo al futuro, sento nel mio intimo di non potervi proporre altro programma che le stesse parole, da voi certo ben conosciute, che Don Orione scriveva dall'America: «Cari ex allievi, che siete tanta parte della nostra vita e del nostro cuore! Siate amanti delle vostre famiglie; mantenetevi morali e buoni; vivete da veri cristiani; pregate; frequentate i sacramenti; santificate la festa; non arrossite del Vangelo, né della Chiesa. Abbiate il coraggio del bene e dell'educazione cattolica e italiana ricevuta; diffondete lo spirito della bontà; perdonate sempre; amate tutti; siate umili, laboriosi, franchi e leali in tutto; di fede, di virtù, di onestà ha estremo bisogno il mondo». Sono parole di una semplicità e di una profondità stupende, che non esigono commento; fedeltà al messaggio di Cristo e impegno nella carità! Ed è il messaggio che vi ha per sempre lasciato come incoraggiamento a vivere cristianamente nella società, e a testimoniare la salvezza portata da Cristo anche agli uomini d'oggi, frastornati e delusi, e tuttavia in ansiosa ricerca dell'autentica verità.

Nell'esortarvi a un sincero impegno nell'educazione cristiana delle vostre famiglie, affinché proprio da esse possano sorgere numerose vocazioni sacerdotali e religiose, vi imparto la mia benedizione, che di cuore estendo a tutta la grande famiglia degli amici di Don Orione.

 

6. Parlando ai Rogazionisti (1984)
 

Discorso alla casa di formazione dei Rogazionisti. Grottaferrata (Roma), Sabato 29 Dicembre 1984, cfr. L'Osservatore Romano 30 dicembre 1984, 5.


(…) 2. Egli visse in un periodo non facile, ma non si spaventò mai né dei tempi né degli uomini e non si perse mai in vane chiacchiere. C'era molta gente che soffriva la povertà, la miseria, l'abbandono; molti orfani specialmente erano vittime della situazione precaria: e allora bisognava aiutare questi poveri, amarli, proteggerli, difenderli, come già facevano Don Bosco, padre Ludovico da Casoria, Don Orione, il Murialdo e molti altri. Con alcune leggi governative erano stati chiusi molti conventi e dispersi i religiosi (29 maggio 1855, 7 luglio 1866): e allora era necessario che fossero presenti molti sacerdoti, ben preparati e soprattutto totalmente consacrati all'annunzio del Vangelo e alla pratica della carità. Si potrebbe dire che l'accettazione della realtà umana e storica e la santificazione di essa formano gli elementi essenziali della spiritualità di Annibale di Francia, realizzati concretamente nell'esercizio costante e totale della carità e nella preghiera assidua per le vocazioni sacerdotali e religiose (...).

 

7. Ad Avezzano (1985)
Messaggio ai lavoratori, da Telespazio. Avezzano (L'Aquila). Domenica 24 marzo 1985, cfr. L'Osservatore Romano 25-26 marzo 1985, 4.

Carissimi lavoratori della campagna, dell'industria, dell'artigianato!
Parlando di questo, il pensiero va ad una delle figure più luminose che restano nella vostra memoria dai tempi del terremoto di 70 anni fa: il beato Luigi Orione. Quest'umile e povero prete, intrepido e instancabile, divenne per voi testimonianza viva dell'amore che Dio ha nei vostri confronti. Questo modello di santo dei poveri non è il solo a chinarsi sulle membra doloranti dell'umanità. Egli entra a far parte della lunga schiera di testimoni che con la loro condotta hanno manifestato qualcosa di più che una solidarietà semplicemente umana, addolcendo il sudore amaro della vostra fronte con parole e fatti di liberazione, di redenzione, e quindi di sicura speranza. (…)

 

 

8. Al Piccolo Cottolengo di Genova (1985)

Discorso ai malati del Piccolo Cottolengo di Paverano (Genova). Sabato 21 Settembre 1985, cfr. L'Osservatore Romano, 23-24 settembre 1985, 1.7.


1. La gioia di questo incontro, che ho vivamente desiderato, vuole esprimersi prima di tutto attraverso i saluti. Con piena effusione di cuore vi saluto e idealmente abbraccio tutti ad uno ad uno, carissimi fratelli e sorelle, variamente provati dalla malattia e dall'infermità, ospiti dei diciotto distinti reparti che formano il vasto complesso di questa benemerita istituzione, e quanti sono accolti nelle altre quattro sedi di cui si compone il Piccolo Cottolengo di Genova. Nel farmi prossimo a ciascuno di voi, mi inchino commosso dinanzi al vostro dolore e vi invoco dalla bontà del Signore ogni consolazione, in conformità ai bisogni e ai desideri che custodite nell'animo.

Mi è caro parimenti rivolgere il mio cordiale saluto a coloro che si prodigano nella vostra assistenza: medici, infermieri, inservienti, volontari, impiegati, e in modo particolare ai religiosi e alle religiose della «Piccola Opera della divina Provvidenza», che tra queste mura, con apprezzata dedizione, rendono costantemente viva la presenza del loro grande pastore, il beato Luigi Orione.

2. Qui, invero, tutto parla di lui, dell'umile e fervido sacerdote che, nel 1933, fondò e aprì personalmente l'Istituto, a conforto dei fratelli più poveri e bisognosi, all'ombra del santuario di Nostra Signora della Guardia, dopo aver trascorso una notte in preghiera dinanzi alla cappella dell'Apparizione.

In questo centro, come negli istituti ad esso collegati, rivive il genio della carità, che in Don Orione si tradusse come peculiare carisma nella fiducia della divina Provvidenza. Si respira così un clima di intensa spiritualità; quella spiritualità tanto eloquente che nasce dal dolore accettato nella luce del Cristo crocifisso, e inserita nel misterioso disegno di Dio, il quale, nella sua insondabile grandezza di cuore, tutto conduce a buon fine. Poiché Dio «non turba mai la gioia dei suoi figli, se non per prepararne loro una più certa e più grande» (A. Manzoni, «I Promessi Sposi», cap. VIII).

«Nulla è più caro al Signore che la fiducia in Lui. E noi vorremmo avere una fede, un coraggio, una confidenza tanto grande, quanto è grande il cuore di Gesù che ne è il fondamento»: così scriveva Don Orione da Buenos Aires dando vita al Piccolo Cottolengo nella capitale argentina. E insisteva: «Il Piccolo Cottolengo si regge "in Domino", sulla fede; vive "in Domino", della divina Provvidenza e della vostra generosità; si governa "in Domino", cioè con la carità di Cristo... Tutto dipende dalla divina Provvidenza: chi fa tutto è la divina Provvidenza e la carità di cuori misericordiosi, mossi dal desiderio di fare il bene, come il Vangelo insegna, a quelli che ne hanno più bisogno».

Se il Paverano si è sviluppato fino ad essere oggi il più grande istituto del genere in Liguria, con una popolazione che supera complessivamente il migliaio, dotato di moderne strutture sanitarie, è anche perché Genova ha fatto proprio l'insegnamento e l'esempio di Don Orione, e ha efficacemente collaborato con la Provvidenza. Io sono particolarmente lieto di rendere omaggio alla generosità dei genovesi, nella certezza che essa continuerà ad espandersi in una sempre più ampia dilatazione di carità.

Il retaggio spirituale dell'insigne sacerdote, che ho avuto il privilegio di ascrivere nell'albo dei beati, costituisce uno stimolo speciale a che l'assistenza sia sempre scrupolosamente praticata come esercizio di quella sublime carità che è medicina delle anime e alleata al sollievo delle membra sofferenti.

3. In una memorabile conferenza tenuta all'università Cattolica del Sacro Cuore a Milano nel dicembre 1937, Don Orione ebbe queste appassionate e ferme espressioni: «Nel più misero degli uomini brilla l'immagine di Dio; siamo apostoli di carità... Seminiamo a larga mano sui nostri passi opere di carità e di amore; asciughiamo le lacrime di chi piange; sentiamo il grido angoscioso di tanti nostri fratelli che soffrono e anelano a Cristo; andiamo loro incontro da buoni samaritani».

Sono parole di grande attualità. Esse anticipano una delle più profonde dimensioni del Concilio Vaticano II, che Paolo VI condensò sagacemente nella formula: «Per conoscere l'uomo bisogna conoscere Dio». «Se noi ricordiamo, affermò quel mio indimenticabile predecessore, come nel volto di ogni uomo, specialmente se reso trasparente dalle sue lacrime e dai suoi dolori, possiamo e dobbiamo ravvisare il volto di Cristo... e se nel volto di Cristo possiamo e dobbiamo ravvisare il volto del Padre celeste... il nostro umanesimo si fa cristianesimo e il nostro cristianesimo si fa teocentrico; tanto che possiamo altresì enunciare: per conoscere Dio bisogna conoscere l'uomo» («Insegnamenti di Paolo VI», III, 1965, p. 731).

Nella densità di questi concetti si profila con chiarezza il valore umano e cristiano di ogni sofferenza, e, d'altra parte, l'obiettivo finale di chi alle umane sofferenze si accosta con lo spirito del samaritano.

Qui con voi, sotto il tetto del vostro dolore, amatissimi ammalati, quelle parole di Paolo VI, che formano una parte cospicua dell'eredità del Concilio, avvicinate agli aneliti di Don Orione, assumono nell'anima mia vibrazioni particolari. Vent'anni fa le ascoltai come uno dei padri conciliari. Oggi vado dispiegando l'impegno di approfondirne l'applicazione come pastore della Chiesa universale. Perciò, mentre addito a voi, nelle angustie della malattia o dell'infermità, le alte mete della fede, vi domando anche di essermi vicini spiritualmente, offrendo le vostre sofferenze come preghiera vissuta, con la particolare intenzione di ottenere dal Signore che il prossimo sinodo straordinario dei vescovi favorisca «l'ulteriore approfondimento e il costante inserimento del Vaticano II nella vita della Chiesa, alla luce delle nuove esigenze», come precisai all'atto dell'indizione il 25 gennaio scorso.

In tale fiducia, rinnovandovi i miei affettuosi sentimenti, imparto di cuore la benedizione apostolica, propiziatrice di ogni desiderato bene.

 

 

9. Al Centro Don Orione di Monte Mario (1986)
Omelia all'Istituto Don Orione, Monte Mario (Roma). Domenica 8 Giugno 1986, cfr. L'Osservatore Romano, 9-10 giugno 1986, 4.


«Non sapete che nelle corse allo stadio tutti corrono, ma uno solo conquista il premio? Correte anche voi in modo da conquistarlo!» (1Cor 9,24).

1. Con queste parole, che abbiamo ascoltato nella seconda lettura di questa celebrazione eucaristica, l'apostolo Paolo, rivolgendosi ai cristiani di Corinto che avevano una certa dimestichezza con i giochi istmici, li esortava a condurre una vita coraggiosa, sobria e temperante come gli atleti, con la differenza però che questi lo facevano per «una corona corruttibile», i cristiani invece per una «incorruttibile», cioè eterna.

Essere cristiani vuol dire assomigliare agli atleti che corrono per essere primi, per «essere alla testa dei tempi», come diceva Don Orione. Essere primi non significa però mettersi alla ricerca dei primi posti e di onori, ma prendere prima di tutto coscienza della propria responsabilità di credenti davanti al mondo, che attende con ansia «la rivelazione dei figli di Dio» (Rm 8,19). Questo, infatti, non è in grado di dare da sé un senso alla vicenda della vita umana e aspetta che coloro ai quali «sono stati rivelati i misteri del regno di Dio» (Mt 13,11) lo annuncino con la forza, la gioia e la credibilità donate dallo Spirito. Per questo il cristiano non può rinunciare ad essere uomo di avanguardia, attento a interpretare i «segni dei tempi» (Mt 16,13) e ad offrire le risposte più adeguate.

Come abbiamo ascoltato, il cristiano è un uomo che corre per conquistare il premio incorruttibile. (...) La pagina di san Paolo può quest'oggi illuminare di riflesso anche il mondo dello sport, al quale sempre mi sono rivolto con grande simpatia. Non è infatti privo di importanza che proprio la vita agonistica sia stata scelta come metafora della vita dei credenti. Essa infatti esige generosità, abnegazione, concordia, coraggio: ideali che vedo espressi in maniera tutta particolare in competizioni di alto valore formativo come i vostri «Campionati italiani sport per handicappati». Questi vi consentono di approfondire i vincoli di solidarietà che vi legano come fratelli, di riscoprire la bellezza del gesto di vera amicizia tra concorrenti, senza che sia d'ostacolo la differenza di nazione, di fede o di cultura. E quando tutto ciò avviene nel segno di Cristo, si offre limpida la possibilità di testimoniare che c'è un modo cristiano di essere atleti e c'è un modo cristiano di essere uomini.

2. Sono venuto molto volentieri tra voi, atleti giunti da molte città italiane, per celebrare l'Eucaristia e per inaugurare ufficialmente la nona edizione dei «Campionati italiani sport per handicappati». (...) Insieme con mons. Fiorenzo Angelini, pro-presidente della Pontificia Commissione per la pastorale degli operatori sanitari, cordialmente saluto il direttore generale della Piccola Opera della Divina Provvidenza, Don Ignazio Terzi, e tutti i membri di questa benemerita Congregazione, che si ispira all'opera e agli insegnamenti del beato Luigi Orione, apostolo intrepido della gioventù e artefice infaticabile di bene fra i poveri più poveri. Come poc'anzi ha voluto sottolineare il medesimo direttore generale, la famiglia religiosa orionina si caratterizza per uno speciale impegno di fedeltà e di totale disponibilità alla Chiesa e al Sommo Pontefice. Nel sottolineare questo spirito ecclesiale che permea la famiglia di Don Orione, mi è gradito notare che questo carisma oggi viene esercitato attraverso le molteplici attività e iniziative di promozione umana e di assistenza ai giovani, ai malati, agli anziani, ai portatori di handicap e a tutti gli ospiti delle vostre istituzioni in Italia e all'estero.

Anche i campionati che oggi si inaugurano, rientrano nel quadro generale delle iniziative promozionali della vostra Congregazione. Siano essi non solo competizione agonistica, ma soprattutto festa dell'amicizia, della lealtà, dell'impegno a superare vittoriosamente ogni situazione di emarginazione. Esprimo anche l'auspicio che la «Polisportiva Don Orione», la quale, incoraggiata dal sostegno fattivo di tante persone, intende costruire un «Centro sportivo permanente per handicappati» sia un'Associazione accogliente e aperta a tutti. A questo fine benedico volentieri la prima pietra al termine di questa celebrazione. Questo centro sportivo, che sorgerà a ricordo della nona edizione di questi campionati, sarà una testimonianza viva di amore gratuito e appassionato e di solidarietà operante e gioiosa di cui Don Orione è testimone e maestro.

3. (...)

4. La vostra presenza, carissimi atleti, è davvero un grande segno di speranza e la testimonianza più credibile che le possibilità della vita sono inesauribili, che niente «ci potrà separare dall'amore di Cristo» (Rm 8,35). Lo dimostra il vostro impegno, il vostro coraggio, la vostra tenacia e la volontà di non rassegnarvi a occupare nella società una posizione subalterna e marginale. Volete che la vostra dignità venga riconosciuta. E sappiate che Dio si è sempre schierato dalla vostra parte: egli è sempre stato con i poveri, i sofferenti, gli afflitti. Facendosi uomo ne ha proclamato la beatitudine come primo annuncio della nuova logica del regno di Dio. Facendosi uomo ne ha seguito le orme fino in fondo, accettando il più grande scacco dell'umanità: la morte e la morte di croce.

Così egli ci ha mostrato come il dolore, se vissuto alla luce della croce, possa diventare salvifico e fecondare la storia del mondo e della vita di ogni uomo. E' questa la strada attraverso cui, accanto agli interrogativi più essenziali e angosciosi, passano le più inaspettate e meravigliose grazie divine. Se al cristiano la croce non viene tolta, però le è dato un senso: associata al mistero della redenzione diventa annunzio di Cristo morto e risorto. E insieme col Crocifisso viene percorsa la strada della sofferenza, insieme con lui sarà anche il cammino della gloria della risurrezione, la cui gioia non è paragonabile alla sofferenza del presente (Rm 8,18). «Alla sera sopraggiunge il pianto, e al mattino, ecco la gioia» (Sal 29,6).

 

10. Al capitolo generale FDP (1987)
Saluto ai membri orionini del Capitolo Generale. Udienza generale. Mercoledì 20 maggio 1987, cfr. L'Osservatore Romano, 21 maggio 1987, 5.


Desidero salutare cordialmente i membri del Capitolo generale dell'istituto del beato Don Orione che hanno appena eletto il loro nuovo Superiore.
Vi ringrazio, cari fratelli, per la vostra presenza, mentre colgo l'occasione per esprimere il mio vivo compiacimento per l'opera che state compiendo in vari Paesi del mondo secondo le finalità che vi contraddistinguono.
Il vostro Istituto sta mostrando una fervorosa vitalità, piena di promesse, ed io ne lodo il Signore che manifesta in voi la sua potenza. Mi auguro che ora vi dedichiate con impegno all'esecuzione dei piani del vostro Capitolo che prevedono un approfondimento del carisma, un potenziamento dello slancio missionario, uno sviluppo dell'attività ecumenica ed una accentuazione della vita spirituale e della formazione permanente, secondo l'esempio sempre attuale del Fondatore.
Vi sono a fianco nei vostri buoni propositi con la mia affettuosa benedizione.

 

 

11. Al santuario dell’Incoronata di Foggia (1987)
Incontro con le famiglie. Discorso al Santuario dell'Incoronata (Foggia). Domenica 24 Maggio 1987, cfr. L'Osservatore Romano, 25-26 maggio 1987, 11.


Carissimi fratelli e sorelle!

1. Sono sinceramente lieto di potermi incontrare con i numerosi pellegrini ed in particolare con le famiglie dell'arcidiocesi di Foggia, qui, nel Santuario dell'Incoronata, dedicato da secoli alla Vergine santissima. Ringrazio il vostro caro Arcivescovo e il Superiore Generale della Congregazione di Don Orione per i nobili indirizzi rivoltomi.

La storia di questo santuario è legata, secondo i racconti della tradizione, ad una particolare presenza spirituale della Vergine. Nel mese di aprile dell'anno 1001 la Madonna con il Bambino, seduta su una quercia, apparve ad un contadino e al Conte di Ariano, e ad essi si presentò come la «Madre di Dio», chiedendo che in quel luogo si costruisse in suo onore una chiesa. A questa venne poi aggiunto un monastero, nel quale dimorarono, in diversi periodi successivi, i Basiliani, i Verginiani, i Cistercensi, i Fatebenefratelli, finché nel 1950 il santuario fu affidato ai religiosi della «Piccola Opera della Divina Provvidenza», fondati dal beato Don Luigi Orione, autentico testimone di fedele servizio alla Chiesa a fianco dei più poveri. Essi edificarono in quindici anni una nuova chiesa e le strutture annesse, facendo di questo santuario un importante centro di spiritualità e di incontri per tutti coloro che desiderano raccogliersi nella riflessione e nella preghiera personale e comunitaria. E' diventato così il Santuario dell'Incoronata oasi di pace per chi vi giunge in cerca d'un incontro privilegiato con la Madre del Salvatore.

Oggi il mio pensiero va a tutti i pellegrini, che nel corso dei secoli sono venuti qui per proclamare le loro fervide lodi a Maria e per invocarne la continua celeste protezione; va poi a tutti i religiosi, che fin dall'inizio hanno curato il santuario e diffuso la devozione alla Vergine incoronata; va in modo speciale ai figli spirituali di Don Orione per la passione che hanno dimostrato in questi anni per ridare a questo luogo, ricco di storia, il suo valore di segno e di punto di riferimento per il cammino del Popolo di Dio. Desidero così salutare il nuovo Superiore Generale dei figli della Divina Provvidenza Don Giuseppe Masiero e la Madre Generale delle Piccole Missionarie della Carità ed i membri dei rispettivi Consigli Generali che hanno voluto essere qui presenti in questa felice occasione. Con loro saluto anche i religiosi che servono a questo santuario e il gruppo di aspiranti alla vita sacerdotale e religiosa loro affidato.

2. (...) Mi piace ricordare una frase che rivela l'amore di Don Orione per la Madonna: «Amo la santa Madonna e canto, canto la Madonna: lasciatemi amare e cantare! Sono un povero pellegrino che cerco luce e amore... Vengo a lei per non perdermi, dopo esser passato tra profondità, frane, altezze, precipizi, montagne, uragani, abissi, oscurità di spirito, ombre nere... L'anima, inondata dalla bontà del Signore e dalla sua grazia... e traboccante di amore, sperimenta una gioia che è gaudio spirituale, e si fa canto e spasimo, sete anelante d'infinito, brama di tutto il vero, di tutto il bene, di tutto il bello: attrazione, ardore sempre crescente di Dio: amando nell'Uno tutto: nel Centro i raggi: nel Sole dei soli ogni luce. E in questa luce inebriante mi spoglio dell'uomo vecchio e amo: questa amore mi fa uomo nuovo e amando canto!» (DOLM 2164).

Molto significativo è perciò il gesto che oggi voi avete voluto compiere, rimettendo tra le braccia dell'Incoronata il Bambino Gesù. Questo atto, che esprime in maniera visibile il mistero della divina maternità di Maria, diviene per voi tutti anche un simbolico affidamento a colei che nel progetto di Dio è stata chiamata ad essere nostra madre. Ancor più suggestivo questo gesto appare oggi, a qualche giorno dall'apertura ufficiale dell'Anno Mariano, che ho voluto per la Chiesa universale come preparazione per l'inizio del III millennio: il tempo che dovrà essere segnato da un ritorno alla centralità di Cristo nella storia e nella vita di ogni uomo e di ogni famiglia.

3. Questa mia odierna tappa spirituale presso il Santuario dell'Incoronata acquista un significato del tutto speciale per l'incontro con le famiglie di questa zona: sono presenti padri, madri, sposi novelli, bimbi ed anziani; col mio pensiero desidero raggiungere tutte le famiglie cristiane per ridire la parola della fede, che proviene da Dio, e per invocare ed assicurare in mezzo a loro la presenza eterna e premurosa di Maria santissima, la Madre di Gesù e la Sposa purissima di san Giuseppe. (...)

Affido tutte le famiglie qui presenti e quelle di tutta l'arcidiocesi alla protezione della Santa Famiglia di Nazaret, nella quale è vissuto per lunghi anni il Figlio di Dio fatto uomo.
San Giuseppe, l'uomo giusto, il custode attento e sollecito di Maria santissima e di Gesù, vi assista in particolare nel vostro lavoro quotidiano.
La Vergine santissima vi ottenga dal Signore la forza di essere, come lei, sempre disponibili alla parola e alla volontà divina.
Mentre vi assicuro la mia fervida preghiera, a tutti ed a ciascuno imparto la benedizione apostolica.

 

 

12. Parlando ai Missionari della Consolata (1987)
Discorso al capitolo dei missionari della Consolata. Sala del Concistoro, Città del Vaticano. Venerdì 19 Giugno 1987, cfr. L'Osservatore Romano, 19-20 giugno 1987, 8.


Carissimi Missionari della Consolata,

(…) 2. La vostra presenza richiama alla mente la figura paterna del fondatore, il servo di Dio canonico Giuseppe Allamano, per ben quarantasei anni Rettore del Santuario della Consolata in Torino, dove io stesso potei venerarne le spoglie il 13 aprile 1980, durante la mia visita pastorale al capoluogo piemontese; e insieme con la sua personalità emerge anche quello straordinario periodo di intensa vitalità religiosa, che caratterizzò la Chiesa del Piemonte nel secolo scorso. Una mirabile schiera di sacerdoti e di vescovi rifulse in quegli anni, nomi noti in tutto il mondo e indimenticabili: il Cafasso, zio materno dell'Allamano, il Cottolengo, Don Bosco, Don Rua, il Murialdo, Don Clemente Marchisio, il teologo Albert, Don Orione, Monsignor Marello, il Cardinale Cagliero, il Cardinale Massaia e molti altri ancora. Erano uomini di fede solida, che conoscevano a fondo il Vangelo e lo vivevano, irradiando e comunicando il loro amore a Cristo ed alla Chiesa e le loro virtù.
Noi meditiamo oggi su queste figure sacerdotali, sulla loro spiritualità profonda e robusta, sul loro apostolato sincero e coraggioso, e comprendiamo che, se nella vita cristiana e nell'impegno apostolico sono cambiati alcuni metodi strategici e pedagogici, non è cambiata la sostanza, che è racchiusa nelle parole di Cristo al Padre: «Consacrali nella verità. La tua parola è verità. Come tu mi hai mandato nel mondo, anch'io li ho mandati nel mondo: per loro io consacro me stesso, perché siano anch'essi consacrati nella verità» (...).

«Mandati nel mondo» per annunciare il Vangelo! I missionari sono scelti da Cristo e inviati dalla Chiesa primariamente per questo, per donare la «grazia» che santifica e salva: perdere di vista questo obiettivo fondamentale significa smarrire la propria ragion d'essere come sacerdoti e in particolare come «missionari della Consolata».

 

 

13. A Messina (1988)
Discorso nella Cattedrale di Messina con le persone consacrate, 11 giugno 1988, cfr. L'Osservatore Romano, 13-14 giugno 1988, 4.



Venerati fratelli nell'episcopato, cari fratelli e sorelle.
Mentre esprime la mia gratitudine per le affettuose parole a me rivolte da monsignor Cannavò, voglio dirvi la mia viva gioia nell'incontrarvi con voi, porzione eletta di questa diocesi, così ricca di tradizioni e di meriti nel campo civile ed ecclesiale.
Il mio pensiero va ai figli di questa terra, che hanno fondato movimenti e congregazioni religiose: dal Cardinale Arcivescovo Giuseppe Guarino a monsignor Antonio Celona, al canonico Annibale Maria Di Francia e al non meno noto fratello Francesco Maria. Per non dire di uomini come san Pietro Canisio e il beato Luigi Orione che, pur nati altrove, furono condotti dalla Provvidenza ad operare per qualche tempo in questa parte della vigna del Signore (...).

 

14. Ai formatori orionini (1989)
Saluto ai formatori orionini. Udienza generale. Mercoledì 18 ottobre 1989, cfr. L'Osservatore Romano, 19 ottobre 1989, 5.


Saluto i Direttori dei Seminari ed i Maestri dei Noviziati dell'Opera Don Orione, qui convocati per approfondire il Magistero della Chiesa circa la formazione dei giovani loro affidati. Esorto ciascuno di voi ad essere perseveranti nell'importante compito che svolgete ed invoco lo Spirito del Signore perché operi nei vostri cuori e vi renda sempre più generosi nel manifestare la sua carità e la sua salvezza agli uomini del nostro tempo.

 

15. Lettera nel 50° della morte di Don Orione
Lettera nel 50° della morte di Don Orione Città del Vaticano. 12 marzo 1990, cfr. L'Osservatore Romano, 12-13 marzo 1990, 4.


Cinquant'anni or sono, il 12 marzo 1940, ritornava alla casa del Padre, invocando il nome di Gesù, il beato Luigi Orione, apostolo della carità e padre dei poveri. Pertanto la Piccola Opera della Divina Provvidenza, da lui fondata, fa bene a ricordare quel suo «dies natalis» per rendere grazie a Dio e per riaffermare la volontà di tutti i suoi figli spirituali di custodirne fedelmente il messaggio. Mentre esprimo vivo compiacimento per tale iniziativa, incoraggio e benedico di cuore il loro intento di approfondire, lungo tutto l'anno giubilare, lo spirito e il carisma del fondatore per farne ragione di rinnovato slancio spirituale e apostolico, alle soglie del terzo millennio.

Se si osserva la multiforme attività caritativa, a cui si dedicano i Figli e le Figlie di Don Orione, così pure se si considera la mole enorme di iniziative benefiche da lui personalmente intraprese, non si può trattenere una giusta ammirazione davanti a un servitore della Chiesa così fedele e generoso. E' tuttavia importante che ci si domandi quale sia il carisma unificante, sul quale la sua Opera è costruita, e che la distingue dalle altre Congregazioni, sorte nello stesso periodo storico e ugualmente dedite al servizio dei poveri.

Per rispondere adeguatamente a tale interrogativo, occorre rifarsi alla tipica esperienza spirituale di Don Orione. Egli, totalmente abbandonato nelle mani della divina Provvidenza, avvertì una bruciante passione per la salvezza dei fratelli espressa nel grido: «Anime! Anime!» che lo spinse sulle strade del mondo facendo del bene sempre, del bene a tutti.

Sentendosi chiamato dallo Spirito a riportare Cristo al popolo e il popolo a Cristo, in un periodo storico molto difficile di grandi cambiamenti sociali e culturali, nel quale tanta gente era attratta da ideologie materialistiche contrarie al Vangelo, Don Orione fu ispirato da un profondo «sensus Ecclesiae». Pose pertanto quale fine speciale della sua Congregazione quello di diffondere la conoscenza e l'amore di Gesù Cristo, della Chiesa e del Papa, specialmente nel popolo; trarre e «unire con un vincolo dolcissimo e strettissimo di tutta la mente e del cuore i figli del popolo e le classi lavoratrici alla Sede apostolica», nella quale, secondo le parole del Crisologo, «il Beato Pietro vive, presiede e dona la verità della fede a chi la domanda» («Ad Eut.», 2). E ciò mediante l'apostolato della carità fra i piccoli e i poveri (Costituzioni, cap. I).

Questo è stato, sin dal primo momento, l'insegnamento costante di Don Orione, lo spirito che ha guidato il sorgere del suo Istituto. Del resto anche l'ultimo discorso rivolto ai suoi Figli, a pochi giorni dalla morte, riprendeva il suo frequente monito: «Vi raccomando di stare e di vivere umili e piccoli ai piedi della Chiesa». Questo fu il suo testamento spirituale lasciato in eredità alla sua Famiglia, perché lo custodisse e lo onorasse pienamente.

Egli volle dimostrare che si può stare con la Chiesa e con i poveri. Constatò che nella società scristianizzata esiste un solo linguaggio comprensibile, che smuove i cuori: il linguaggio della carità. E comprese che «la causa di Cristo e della Chiesa non si serve che con una grande carità di vita e di opere, la carità apre gli occhi alla fede e riscalda i cuori d'amore verso Dio. Opere di carità ci vogliono: esse sono l'apologia migliore della fede cattolica». In lui dunque l'amore alla Chiesa e al Papa e l'amore ai poveri costituiscono le due punte dell'unica fiamma apostolica che divorava il suo cuore senza confini. E' stato giustamente affermato che si potrebbe capire Don Orione anche senza i poveri, ma non senza il suo ardente amore alla Chiesa e al suo Pastore universale. Fedeli a questa singolare spiritualità, i Figli della Divina Provvidenza, sacerdoti, fratelli, eremiti emettono nella loro professione religiosa, con i tre voti di povertà, castità, obbedienza, anche un quarto di «speciale fedeltà al Papa», mentre le Piccole Missionarie della Carità, sia le Suore di vita attiva che le Sacramentine non vedenti adoratrici, aggiungono un quarto voto «di carità».

Siccome «torna a vantaggio stesso della Chiesa che gli Istituti abbiano una loro propria fisionomia e una loro propria funzione» («Perfectae Caritatis», 2) vi incoraggio, sorelle e fratelli carissimi, a proseguire su questa strada, resistendo a ogni tentazione di conformismo e accomodamento alla mentalità del mondo, anche a costo di sacrifici. Cooperate attivamente alla diffusione del regno di Dio specialmente fra i poveri, ponendovi generosamente al loro servizio e condividendone le sofferenze e le speranze. Dovunque operate siate testimoni dell'amore di Dio, con umiltà e nascondimento, in assoluta fedeltà agli insegnamenti della Chiesa e profondamente compenetrati nel mistero di Cristo crocifisso e risorto.

Scegliendo come motto programmatico per la sua Famiglia religiosa «Instaurare omnia in Christo» (Ef 1,10), Don Orione volle fare di Cristo il cuore del mondo dopo averne fatto il cuore del suo cuore. E' necessario perciò che anche la sua Famiglia religiosa abbia il suo coraggioso ottimismo. «I popoli sono stanchi, egli scriveva, sono disillusi; sentono che tutta è vana, tutta è vuota la vita senza Dio. Siamo all'alba di una grande rinascita cristiana? Cristo ha pietà delle turbe: Cristo vuol risorgere, vuol riprendere il suo posto. Cristo avanza: l'avvenire è di Cristo» («Lettere», II,216).

Mi è caro auspicare che, saldamente ancorati al suo carisma, i Figli della Divina Provvidenza, le Piccole Missionarie della Carità, i membri degli Istituti Secolari insieme con gli ex allievi, gli Amici dell'Opera siano pronti a rispondere con rinnovato slancio alle sfide della nostra epoca e degli anni avvenire, rivolgendo sempre lo sguardo verso la figura e gli esempi del Fondatore per esserne la vivente continuazione.

La Vergine Maria, madre della Divina Provvidenza, alla quale Don Orione consacrò la sua esistenza e l'intera sua Famiglia, vi protegga sempre e continui ad assistervi dal cielo il vostro beato fondatore. In pegno di questi voti, invoco dal Signore pienezza di grazie e di favori celesti, mentre di cuore imparto a lei e a tutti i membri della Famiglia Orionina una speciale benedizione apostolica.

Dal Vaticano, 12 marzo 1990, cinquantesimo della morte di Don Luigi Orione.

 

 

16. All’assemblea generale FDP (1990)
 

Discorso ai religiosi e alle religiose della Piccola Opera della Divina Provvidenza durante l'Udienza di lunedì 30 aprile 1990. Città del Vaticano.

L'Osservatore Romano, 30 aprile - 1° maggio 1990, 6.

Carissimi fratelli e sorelle.

1. Rivolgo un cordiale benvenuto a ciascuno di voi, e sentitamente vi ringrazio per questa visita. Saluto innanzitutto Don Giuseppe Masiero, direttore generale della Piccola Opera della Divina Provvidenza, Suor Elisa Armendariz, superiora generale delle Piccole Missionarie della Carità, e i responsabili degli Istituti laicali che si ispirano alla spiritualità del vostro Fondatore. Voi vi apprestate a celebrare in questi giorni l'Assemblea Generale del vostro Istituto. Faccio voti perché i lavori di tale importante incontro, come voi stessi desiderate, contribuiscano a rilanciare efficacemente il programma ascetico e missionario della vostra Congregazione, che commemora quest'anno il 50° anniversario della morte del Fondatore.

2. Nel recente messaggio, che per tale circostanza vi ho rivolto, ho incoraggiato il vostro intento «di approfondire, lungo tutto l'anno giubilare, lo spirito e il carisma del beato Luigi Orione per farne ragione di rinnovato slancio spirituale e apostolico, alle soglie del terzo millennio». Ad esso intendo riferirmi nelle brevi riflessioni che ora vi rivolgo con l'augurio che possiate sempre meglio seguire gli esempi del vostro Maestro, specialmente nella totale fedeltà alla Chiesa e nell'amore verso i poveri e i lontani.

«Don Orione volle fare di Cristo il cuore del mondo, dopo aver fatto il cuore del suo cuore». In lui lo zelo sacerdotale si coniugava con l'abbandono nella Provvidenza divina, così che il segreto della sua esistenza e della sua molteplice attività riposava in una illimitata fiducia nel Signore, poiché «l'ultimo a vincere è lui, Cristo, e Cristo vince nella carità e nella misericordia».

Vi esorto a fare vostro il suo stile di vita. Siate autentici figli della Divina Provvidenza; portate questo fiducioso ottimismo cristiano alle persone che incontrate, e permeate di esso tutto l'apostolato; sia la vostra esistenza sempre immersa nella contemplazione di Dio. Gli uomini del nostro tempo, assetati di verità e di amore, hanno bisogno di incontrare testimoni credibili dell'Assoluto, totalmente immersi nel suo mistero, che siano capaci di comunicare il dono della fede, che parlino il «linguaggio della carità», disponibili all'ascolto e disposti a spendere ogni energia per il regno di Dio.

3. Dall'abbandono nella Provvidenza scaturì in Don Luigi Orione la passione per le anime e il servizio a tutti coloro che soffrono. Fece, così, sua la perenne e sempre attuale opposizione preferenziale della Chiesa verso gli ultimi, in totale fedeltà alle direttive del magistero pontificio e dei vescovi. La carità e l'umiltà, l'amore a Cristo crocifisso e lo spirito di sacrificio, il lavoro manuale e il distacco dai beni materiali, la semplicità di vita e l'effettiva partecipazione alla condizione dei poveri, distinsero il suo stile apostolico, e sono le consegne da lui lasciate ai suoi figli spirituali. Proseguite, fratelli e sorelle carissimi, su questa scia luminosa con semplicità e generosità, condividendo effettivamente la sorte dei poveri, dei quali siete padri e difensori.

4. Siate inoltre riconoscenti al Signore per l'opportunità che vi si offre, lungo tutto quest'anno giubilare, di ritornare alle sorgenti del vostro carisma attraverso una formazione permanente, che vi aiuti a vincere la tentazione della stanchezza e dell'adeguamento allo spirito del mondo e che vi faccia gustare la gioia della consacrazione totale al Signore, in un profondo respiro apostolico.

I rivolgimenti sociali, di cui siamo testimoni, e le sfide pastorali che oggi ci incalzano in previsione dell'avvenire, interpellano la vostra Famiglia religiosa perché essa, come già fece Don Orione in un altro periodo storico certamente non facile, possa rispondere alle nuove esigenze apostoliche con rinnovate forme di evangelizzazione e di promozione umana in profonda sintonia con il successore di Pietro e con i vescovi.

In tal modo, fedeli al vostro carisma specifico, voi potrete realmente servire la causa di Cristo, della Chiesa e dei poveri, camminando, come amava ripetere il vostro Padre, «sempre alla testa dei tempi».

La Madre della Divina Provvidenza vi benedica e vi sostenga nei vostri propositi e vi guidi dal cielo il beato Fondatore. Vi accompagni e vi sia di incoraggiamento la mia benedizione apostolica.

 

 

17. All’assemblea generale PSdMC (1990)

Saluto alle Piccole Suore Missionarie della Carità. Udienza generale di mercoledì 17 ottobre 1990, cfr. L'Osservatore Romano, 18 ottobre 1990, 5.


Rivolgo il mio pensiero alle Piccole Suore Missionarie della carità, provenienti da vari continenti per un incontro di studio, destinato a verificare e programmare l'impegno che attende la Famiglia religiosa di Don Orione di fronte alla nuova evangelizzazione. Esprimo il mio compiacimento per tale convegno che si svolge nel 50° anniversario della morte del vostro Fondatore e nel 75° di istituzione della Congregazione; auguro a tutti di avere un cuore grande, come quello del beato Orione, il quale conobbe veramente le esigenze della carità e seppe soccorrere ogni uomo, aiutandolo a vivere in una condizione più degna.

 

18. Visita alla Parrocchia di Ognissanti - Roma

VISITA PASTORALE ALLA PARROCCHIA ROMANA DI OGNISSANTI

Domenica, 3 marzo 1991

Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere” (Gv 2, 19).

1. Carissimi fratelli e sorelle, il brano evangelico dell’odierna liturgia, ci proietta verso la Pasqua del Signore. Ce ne svela la portata, soprattutto per ciò che riguarda i rapporti di fedeltà e di servizio che Dio chiede a coloro che, morti e risorti con Cristo, formano il popolo della Nuova Alleanza.

Gesù sale a Gerusalemme e - come ogni pio israelita - si reca al tempio per la preghiera, ma lo trova trasformato in “luogo di mercato”. Si rende soprattutto conto che il culto che vi si celebra, come già avevano denunciato i profeti, non è più ispirato dalla fedeltà alla “legge dell’Alleanza”, ma è degenerato in atti formalistici ed esteriori, distaccati dalla vita.

Con un gesto profetico, che scandalizza i Giudei colà convenuti per la festa di Pasqua, Egli scaccia i mercanti e riafferma con forza l’originaria destinazione del tempio, quale “casa di Dio”. (...)

L’edificio in cui raccogliersi per dare a Dio il culto a lui gradito è importante, ma resta secondario. L’essenziale è l’esperienza di Cristo risorto, resa possibile dall’azione dello Spirito che promana dalla sua Pasqua. È lui la “legge nuova”, scritta nel cuore dei credenti, che li guida alla conoscenza di tutta la verità, li abilita al culto spirituale che coinvolge l’intera esistenza, li spinge alla testimonianza e al servizio dell’uomo.

3. Carissimi fratelli e sorelle della parrocchia di Ognissanti, è a ciascuno di voi che sono rivolte le parole poc’anzi proclamate in questo tempio restaurato e rinnovato. Esse vi invitano a sperimentare i frutti della “legge nuova” e a consacrare voi stessi al servizio del Regno.

Fare di Cristo il centro delle vostre esistenze, il cuore dell’apostolato: questo è l’impegno missionario che vi anima; questo è il programma apostolico che ha guidato don Orione e che conserva ancor oggi la sua piena attualità. Sono trascorsi oltre 80 anni da quando Pio X nel 1908 inviò l’apostolo della carità fuori Porta S. Giovanni. Lo mandava il Pontefice come missionario nella “Patagonia romana”. Da allora la vostra parrocchia è molto cresciuta e si sono moltiplicate le sue attività pastorali e caritative. Seguendo le orme del Fondatore e dei suoi figli spirituali che qui hanno lavorato e continuano ad operare, voi intendete essere gli apostoli dell’ora presente, amando Dio e amando i fratelli: anzi, amando senza riserve Dio per poter servire senza sosta il prossimo.

4. È appunto per incoraggiarvi a proseguire in questo sforzo di rinnovamento spirituale e di evangelizzazione che ho voluto far visita alla vostra parrocchia che so fervorosa e ricca di iniziative.

Unitamente al Pro-Vicario Generale, Monsignor Camillo Ruini, e al Vescovo Ausiliare del Settore Est, Monsignor Giuseppe Mani, saluto soprattutto il Signor Cardinale Giuseppe Paupini, Titolare di questa chiesa, saluto tutti voi, cari fedeli di questo quartiere Appio, e i vostri familiari, specialmente se ammalati, anziani e sofferenti. Saluto il Parroco, Don Guido Sarelli, e i suoi confratelli, Figli della Divina Provvidenza, i quali portano nella loro zelante attività pastorale lo spirito del loro Fondatore, il Beato Luigi Orione, che nel 1980 ho avuto la gioia di elevare agli onori degli altari.

Sono lieto, in particolare, di salutare il Direttore Generale della Piccola Opera della Divina Provvidenza, Don Giuseppe Masiero; i Religiosi, le Religiose e i Laici appartenenti alle Istituzioni orionine che hanno voluto partecipare a questa celebrazione, anche nel contesto della conclusione dell’anno giubilare a 50 anni dalla morte del venerato Fondatore. Saluto ancora i fratelli nell’Episcopato, appartenenti all’Istituto dei Figli della Divina Provvidenza che si sono uniti a questa Eucaristia.

Vi sostenga in questa missione il materno aiuto di Maria, Madre della Divina Provvidenza e l’intercessione del Beato Luigi Orione.

Cristo in voi sia sorgente di vita nuova. Cristo sia la vostra vita e la vostra gioia. Amen.

19. Ai Genovesi (1991)
Discorso ai fedeli dell'arcidiocesi di Genova e della Liguria. Città del Vaticano, 26 Ottobre 1991, cfr. L'Osservatore Romano, 27 ottobre 1991, 6.

Signor Cardinale,
Venerati fratelli nell'Episcopato,
Carissimi fratelli e sorelle!

(...) A tutti rivolgo il mio cordiale benvenuto! Saluto con deferenza le Autorità della Regione e quelle della Provincia e del Comune di Genova, che hanno voluto essere presenti a quest'udienza (...)
Dinanzi a voi rifulgono gli esempi luminosi dei Santi originari delle vostre Diocesi, in particolare dei Santi e dei Beati che di recente io stesso ho avuto la gioia di elevare agli onori degli altari.
Fra questi, ricordo santa Paola Frassinetti, fondatrice delle Suore Dorotee, la beata Virginia Centurione Bracelli, fondatrice delle Suore Brignoline e Suor Maria Repetto, la beata Benedetta Cambiagio Frassinello, fondatrice delle Suore Benedettine della Provvidenza; il beato Luigi Orione, fondatore della Piccola Opera della Divina Provvidenza. Alla schiera di così eloquenti testimoni dell'amore divino, si aggiunge il sacerdote Agostino Roscelli, fondatore delle Suore dell'Immacolata di Genova e del quale è stato di recente approvato il Decreto delle virtù eroiche.

 

20. Al capitolo generale FDP (1992)
Discorso all'Udienza ai religiosi partecipanti al X Capitolo Generale della Piccola Opera della Divina Provvidenza. Città del Vaticano. Sabato 16 Maggio 1992, cfr. L'Osservatore Romano, 17 maggio 1992, 5.



Fratelli carissimi!

1. Siate i benvenuti! Voi avete celebrato il X Capitolo generale della Piccola Opera della Divina Provvidenza: fatica nobile e benedetta, perché fatica per il Regno di Dio! La vostra Assemblea Capitolare si è svolta a pochi mesi di distanza dalla repentina scomparsa del Direttore generale dell'Opera, Don Giuseppe Masiero, e dell'Economo, Don Angelo Riva. Fui informato quasi subito della loro tragica morte e soffersi e pregai con voi. Con voi ora gioisco perché, dopo momenti di prova così dura, mediante le vostre responsabili scelte, il Signore ha dato alla Congregazione un nuovo Superiore ed un nuovo Consiglio generale. Porgo, pertanto, il mio saluto a Don Roberto Simionato, da voi eletto sesto successore di Don Orione ed ai Consiglieri generali, da voi nominati per i prossimi sei anni. Auspico di cuore che essi possano, con l'aiuto di Dio e lavorando in costante sintonia di intenti, adempiere fedelmente la missione loro affidata per il bene della vostra Opera e della Chiesa. Li animino sempre lo spirito di appassionato servizio ai poveri e l'ansia apostolica, che furono propri del vostro beato Fondatore. Di lui prolunghino soprattutto la luminosa testimonianza di amore a Cristo, ai piccoli ed a quanti vivono ai margini della società.

2. Seguendo le recenti indicazioni della Chiesa, alla quale vi lega un voto di speciale fedeltà, avete riflettuto a lungo durante il Capitolo su come impostare il futuro della Congregazione nell'ottica della missionarietà e dell'attenzione alle persone e ai popoli che attendono l'annuncio evangelico e anelano a condizioni di autentica giustizia e di concreta solidarietà. Il tema della nuova evangelizzazione si è così imposto fortemente alla vostra coscienza. Esso oggi si presenta a voi come l'attuazione del grido accorato del vostro Padre: «Anime! Anime!». Grido che prolunga il «sitio» di Gesù in croce. Grido che andrà sempre ripetuto da ciascuno e da tutti insieme. Non ci può essere vera evangelizzazione senza fervore apostolico. Non esistono scelte per il Regno, se non sono fatte in un contesto, personale e comunitario, di autentico fervore. Il libro degli Atti, specie in questo tempo pasquale, ce lo ricorda costantemente. Come gli Apostoli, anche voi, Padri Capitolari, siete inviati quali ardenti araldi a diffondere le decisioni adottate dal Capitolo per l'intero vostro Istituto.

3. «Essere il fondatore oggi»: questo è stato il tema del Capitolo generale, durante il quale avete cercato di mettere in luce la vostra peculiare missione nella Chiesa secondo il carisma del Beato Luigi Orione. Alla vigilia del terzo Millennio cristiano stiamo vivendo un tempo carico di sfide e di enormi potenzialità positive. Un tempo nel quale le frontiere dell'evangelizzazione si allargano, domandando coraggiose scelte apostoliche. Il formarsi di un mondo più unito, grazie all'incremento delle comunicazioni, l'affermarsi tra i popoli di quei valori evangelici, che Gesù ha incarnato nella vita, e lo stesso tipo di sviluppo economico e tecnico, che spesso si rivela senz'anima, esigono da parte dei credenti, ma in maniera singolare da voi religiosi, ardore rinnovato, audacia missionaria, disponibilità costante e fedeltà indomita a Cristo e al suo Vangelo di speranza e di misericordia. Nell'impegno per la nuova evangelizzazione la vostra Famiglia religiosa troverà, ne sono certo, se saprà aprirsi ad un'autentica consapevolezza missionaria, ragioni ideali e stimoli concreti per una costante crescita ed un vivo rinnovamento evangelico. Fedeli, in tal modo, all'eredità spirituale lasciatavi da Don Orione, voi sarete in questo tempo i prolungatori del suo servizio alla causa di Cristo e del messaggio salvifico.

4. La Chiesa vi domanda, pertanto, ancor oggi di vivere il vostro «carisma» con piena docilità allo Spirito Santo e con apertura generosa alle mutate esigenze dell'epoca attuale. Don Orione riassumeva così la finalità del vostro Istituto: «Instaurare omnia in Christo: per la grazia di Dio tutto instaurare nella Carità infinita di Gesù Cristo con l'attuazione del programma papale». Quanto è necessario oggi il vostro apporto specifico alla vita delle Comunità ecclesiali e all'intera società! Don Orione, sensibilissimo alla missione della Chiesa, avvertiva lo stacco che, all'inizio del nostro secolo, andava crescendo tra clero e popolo, tra religione e società, tra devozione e costumi morali. La fede e il Vangelo, pur profondamente radicati nella tradizione del popolo, sembravano quasi ininfluenti sui nuovi problemi e interessi della vita familiare, sociale, culturale. Le masse operaie, soprattutto, erano attratte e travolte da altre ideologie e da altri costumi. Occorreva un nuovo modo di essere «sale e lievito del mondo», un nuovo modo di «seminare e arare Cristo nel popolo», come egli amava ripetere. Era l'urgenza della Chiesa di quel tempo. E resta l'urgenza della Chiesa anche oggi. Una società come la nostra, che da una parte tende quasi orgogliosamente al materialismo della vita, mentre dall'altra parte sente il vuoto e l'ansia di Dio, necessita di testimoni del mistero, necessita di segni vivi del Vangelo. Voi siete chiamati ad essere, come il vostro Padre spirituale, questi testimoni e questi segni viventi di Cristo nel mondo d'oggi; apostoli coraggiosi, aperti alle prospettive missionarie che animano la famiglia dei credenti.

5. Potrete rispondere a questa non facile ma esaltante vocazione soltanto se rimarrete saldamente ancorati all'essenziale della vita religiosa: la docile sequela di Cristo povero, casto e obbediente; se sarete adoratori incessanti della divina Volontà; se farete dell'orazione l'alimento insostituibile dell'esistenza; se non cederete ai richiami del secolarismo e manterrete inalterato lo stile di povertà, di semplicità e di abbandono alla Divina Provvidenza, che fu proprio del vostro Fondatore. Il vostro ministero apostolico tra i poveri e tra i giovani, quest'ultimo significativamente ribadito in quest'anno centenario del primo Oratorio fondato da Don Orione, sarà ancor più efficace e servirà l'unità della Chiesa se innanzitutto tra di voi mai verranno a mancare l'intesa e la fraterna comunione.

La vostra Opera, che va allargando le sue tende missionarie in ogni Continente, conservi sempre lo spirito delle origini. Sia sempre come la volle il Fondatore: una famiglia umile, gioiosa, interamente dedicata al servizio dei poveri, per tutti stringere, con amore dolcissimo, a Cristo nella Chiesa.

Vi accompagni in tale missione il materno aiuto di Maria, «Madre e celeste fondatrice» della vostra Congregazione, come amava ripetere Don Orione. Egli sostenga ed accompagni i passi del nuovo Direttore generale, del nuovo Consiglio generale e di tutta la vostra Famiglia spirituale. Vi sia di incoraggiamento anche la Benedizione che volentieri imparto a voi, qui presenti, e a tutti i membri, Religiosi, Religiose e Laici della Piccola Opera della Divina Provvidenza.

 

21. Al capitolo generale PSMdC
Discorso alle partecipanti al Capitolo Generale della Congregazione delle Piccole Suore Missionarie della Carità.

Città del Vaticano, martedì 25 maggio 1993.

L'Osservatore Romano, 24-25 maggio 1993, 13.



Carissime sorelle!

1. Vi accolgo con gioia a conclusione dell'VIII Capitolo Generale del vostro Istituto. L'odierno incontro mi offre l'occasione di manifestarvi gratitudine per l'impegno con cui, seguendo l'intuizione carismatica di Don Luigi Orione, la vostra Famiglia religiosa contribuisce efficacemente all'opera evangelizzatrice della Chiesa, mediante una preziosa testimonianza di carità fra i poveri e i bisognosi.

Indirizzo a ciascuna di voi, Delegate capitolari, un cordiale benvenuto; saluto in particolare la nuova Superiora Generale, Suor Ortensia Turati, insieme con il rinnovato Consiglio generale. Grazie per le cortesi parole che poc'anzi mi sono state rivolte, grazie per la fedeltà alla Chiesa e al Papa da voi generosamente ribadita.

2. La vostra Congregazione, sgorgata dal genio spirituale del Beato Fondatore, continua a diffondere nel mondo il Vangelo della carità ed i segni della divina misericordia. Per poter sempre meglio adempiere tale missione, voi avete voluto riflettere nell'assemblea Capitolare sul vostro specifico carisma al fine di condurre tutti, attraverso la catechesi e la pratica delle opere evangeliche di misericordia verso i poveri più poveri, alla conoscenza e all'amore di Gesù Cristo, del Papa e della Chiesa.

Questi intensi e laboriosi giorni di preghiera e di fraterno dialogo vi hanno dato modo di realizzare un'autentica «esperienza di unità nella carità». Avete verificato il cammino spirituale sinora percorso. Avete analizzato il programma apostolico particolarmente espresso nel IV voto di carità, per intensificare la comunione e l'ansia evangelizzatrice all'interno di ogni vostra Comunità ed opera, secondo le varie articolazioni della Congregazione, dalla presenza attiva nel campo della carità alla silenziosa ed orante immolazione delle sorelle dedite alla vita contemplativa.

E' stata poi vostra cura, tenendo conto delle mutate condizioni dei tempi domandarvi quale debba essere il contributo peculiare che il vostro Istituto è chiamato ad offrire alla nuova evangelizzazione, in piena fedeltà allo spirito del Fondatore e, al tempo stesso, in coraggiosa aderenza alle esigenze apostoliche attuali. Voi volete camminare, come amava ripetere Don Orione «alla testa dei tempi». Questo comporta un paziente lavoro di verifica e di messa a punto, un'attenta revisione delle opere e dei servizi, una saggia apertura alla collaborazione dei laici. Richiede soprattutto uno sforzo di costante conversione personale e comunitaria.

L'esperienza di intensa condivisione, che avete vissuto nel Capitolo Generale, dovete parteciparla ora a tutte le Consorelle si da fare unità nella carità ovunque voi vi troviate ad operare. In tale modo brillerà come eloquente testimonianza evangelica la premura apostolica delle Piccole Suore Missionarie della Carità tra i poveri ed i sofferenti.

3. Care sorelle, siete chiamate alla santità: ecco la vostra vocazione da realizzare con ogni mezzo e vigore, imitando il vostro Padre spirituale e lasciandovi guidare dalle Costituzioni dell'Istituto. Nella Santa Regola si trova già delineato il cammino sicuro da intraprendere per essere fedeli a Dio, per venire incontro alle necessità della Chiesa e per servire i poveri accompagnandoli a Cristo. Approfondite le Costituzioni, vivete le Costituzioni, nutritevi alla mensa della Parola di Dio e dei Sacramenti, seguite docilmente il Magistero della Chiesa. Il Beato Luigi Orione vi raccomandava di camminare «con due piedi: umiltà e carità»; ed aggiungeva: «siate Madri e serve dei poveri... andate a spargere la carità e, poi, fate olocausto della vostra vita».

A questa scuola di santità e di dedizione ai fratelli, formate anche le giovani che il Signore continua a chiamare nella vostra Famiglia religiosa. Sappiate risvegliare in esse, con l'esempio, il desiderio di dedicarsi al Vangelo in modo radicale e trasmettete loro la passione di Don Orione per Cristo crocifisso. «Conformarsi in tutto a nostro Signore Gesù Cristo, ricorda il Beato Fondatore, vivere Gesù Cristo, vestirsi dentro e fuori di Gesù Cristo, a questa scuola bisogna formare e plasmare le Religiose».

La formazione iniziale e permanente sia pertanto fra le Priorità del vostro Istituto. Una saggia azione formativa che si alimenti di contemplazione e di intensa pratica sacramentale. Un'educazione al dialogo e alla comunione che sappia valorizzare ogni apporto personale e culturale, mantenendo ben salda la tensione verso l'unità mentre si allargano i confini dell'apostolato.

Ricordate quanto ha scritto Don Orione: «Sia in tutti una gara a faticare assiduamente per far del bene alle anime alle intelligenze, ai cuori ed anche ai corpi malati dei nostri fratelli per l'amore di Dio» (Lettere I, 282).

4. Carissime sorelle, dopo la sosta del Capitolo Generale, riprendete ora con entusiasmo il vostro cammino. Primo vostro impegno sarà quello di recare a tutte le Comunità un rinnovato messaggio di speranza. Dovete loro comunicare quanto lo Spirito vi ha suggerito e insieme a loro dar vita ad una più impegnata stagione apostolica nella vostra Congregazione e nella Chiesa.

Vi sia di sostegno la materna intercessione di Maria, che il Beato Don Orione amava chiamare «Celeste Fondatrice». Vi protegga dal cielo il vostro Fondatore. Vi accompagni anche la speciale Benedizione, che di cuore imparto a ciascuna di voi ed a tutte le vostre consorelle, specialmente alle anziane, ammalate e sofferenti.

 

 

22. Al Movimento Laicale Orionino
Messaggio al Direttore Generale dei Figli della Divina Provvidenza in occasione del Convegno Internazionale del Movimento Laicale Orionino.
L'Osservatore Romano 12 ottobre 1997, pag. 4.

 



Al Reverendissimo
Don Roberto Simionato
Direttore Generale
dei Figli della Divina Provvidenza

1. «Vogliamo vedere Gesù» (Cv 12, 21). Con queste parole un gruppo di greci, attratti dal fascino del divin Maestro, si rivolsero un giorno ad alcuni discepoli, esprimendo il desiderio di incontrare il Signore. Nel corso dei secoli tante altre persone, in ogni angolo della terra, hanno continuato a manifestare questo medesimo desiderio accostando uomini e donne segnati da un particolare rapporto con la persona di Gesù.

Tra i testimoni di Cristo del nostro secolo occupa un posto privilegiato il Beato Luigi Orione, Fondatore di codesta Famiglia religiosa. Il suo fascino spirituale colpì tanta gente durante la sua vita e continua ancor ora a suscitare ammirazione ed interesse. E' successo così che tra i laici vicini alla Piccola Opera della Divina Provvidenza, è venuto affermandosi il desiderio di conoscere in profondità il beato Fondatore, per seguirne più fedelmente le orme. In questo modo è nato il Movimento Laicale Orionino, con lo scopo di offrire alle differenti componenti dell'associazionismo laicale sorto attorno alle istituzioni dell'Opera la possibilità di vivere la sequela di Cristo, condividendo con i Figli della Divina Provvidenza e con le Piccole Suore Missionarie della Carità il carisma orionino.

2. Dopo i primi anni di avvio del Movimento, si è avvertita l'opportunità di procedere ad una verifica del cammino percorso in vista di ulteriori suoi sviluppi. A tale scopo è stato promosso codesto Convegno internazionale, che ha come tema il motto paolino: «Instaurare omnia in Christo», scelto dal Beato per la Famiglia religiosa da lui fondata. Si vuole in questo modo offrire ai laici l'opportunità di approfondire la conoscenza del carisma orionino, per elaborare una peculiare «carta di comunione», e progettare ulteriori traguardi di impegno e di condivisione al servizio della nuova evangelizzazione in vista del Grande Giubileo dell'Anno 2000.

Nel rivolgere il mio saluto ai partecipanti all'incontro, non posso non ricordare loro le appassionate parole del Beato Orione: «Instaurare omnia in Christo! Rinnoveremo noi e tutto il mondo in Cristo, quando vivremo Gesù Cristo, quando ci saremo realmente trasformati in Gesù Cristo». Era dunque chiaro convincimento del Fondatore che l'anima di ogni autentico rinnovamento è la novità di Cristo, che si fa presente nelle singole persone, nelle famiglie, nelle strutture civili e nei rapporti tra i popoli. Suo anelito era. rare di Cristo il cuore del mondo e servire Cristo in ogni uomo specialmente nei poveri. Per dare conveniente attuazione a questa sua intuizione, egli intendeva coinvolgere maggiormente i laici nell'attività apostolica, chiamandoli a sintonizzarsi col suo cuore senza confini, perché dilatato dalla carità di Cristo crocifisso. Scriveva, infatti, ad alcuni amici dell'Opera nel 1935 da Buenos Aires: «Tutti sentirete con me certo, vivissimo il desiderio di cooperare, per quanto è da voi, a quel rinnovamento di vita cristiana, all'«instaurare omnia in Christo», da cui l'individuo, la famiglia e le società possono attendere la ristorazione sociale. Abbiate il coraggio del bene!» (Lettere II, 291).

Consapevoli di questo progetto già presente nel cuore del Beato Fondatore, i responsabili della Famiglia orionina da alcuni anni hanno promosso il Movimento laicale, che in questo Convegno si intende ulteriormente definire e rafforzare al fine di cooperare validamente come egli amava ripetere, a «fare del bene sempre, del bene a tutti, del male mai a nessuno».

3. Mi è caro profittare di questa significativa circostanza per incoraggiare Lei, Venerato Fratello nel sacerdozio, ed i Religiosi e le Religiose orionini a farsi «guide esperte di vita spirituale, a coltivare nei laici il talento più prezioso: lo spirito» * ( Vita consecrata, 55). Ed invito laici che hanno scelto di condividere il carisma orionino vivendo nel mondo ad essere zelanti e generosi per offrire alla Piccola Opera della Divina Provvidenza «il prezioso contributo» della loro secolarità e del loro specifico servizio. Il Movimento Laicale Orionino favorirà cosi l'irradiazione spirituale della vostra Famiglia religiosa al di là delle frontiere dell'Istituto stesso, approfondendone i tratti carismatici per una sempre più efficace attuazione della sua specifica missione nella Chiesa e nel mondo.

Un pensiero particolare rivolgo ai membri dell'Istituto Secolare Orionino, a cui è stata recentemente concessa l'approvazione canonica come Istituto di vita consacrata. Ben sapendo che in questi giorni essi tengono la loro l'Assemblea generale per l'elezione delle proprie Autorità li esorto a vivere con fedeltà e gioia la propria consacrazione nel mondo e con i mezzi del mondo. Sappiano diventare operatori di nuove sintesi tra il massimo possibile di adesione a Dio ed alla sua volontà ed il massimo possibile di partecipazione alle gioie ed alle speranze, alle angosce ed ai dolori dei fratelli, per volgerli verso il progetto di salvezza integrale manifestato dal Padre in Cristo. La loro laicità consacrata li aiuti a vivere con coerenza il Vangelo, nel quotidiano impegno di rendere operativo, sulla scia della testimonianza e degli insegnamenti del Beato Orione, il programma paolino «Instaurare omnia in Christo».

Invoco, a tal fine, la protezione di Maria, «Madre e celeste Fondatrice» della Piccola Opera della Divina Provvidenza, e l'intercessione del Beato Luigi Orione, mentre, in pegno dei celesti favori imparto a Lei, ai membri del Movimento Laicale e dell'Istituto Secolare, come pure a quanti fanno parte a vario titolo della Famiglia orionina una speciale Benedizione Apostolica.

Dal Vaticano, 7 Ottobre 1997.

 

23. Al capitolo generale FDP

Discorso di sua Santità Giovanni Paolo II al Capitolo generale dei Figli della Divina Provvidenza, 18 Maggio 1998.


Carissimi Figli della Divina Provvidenza!

1. Sono lieto di porgervi il mio benvenuto a conclusione del vostro Capitolo Generale! Vi saluto tutti con affetto e rivolgo un particolare pensiero anzitutto al Direttore Generale, Don Roberto Simionato, che ringrazio per le cortesi parole di augurio. Nel congratularmi per la sua rielezione, formulo voti che, con il sostegno della grazia di Dio, egli possa proseguire con coraggio e lungimiranza a guidare i Confratelli secondo lo stile apostolico del beato Fondatore.

Saluto i membri del nuovo Consiglio Generale e quanti vi hanno svolto il loro servizio nel precedente sessennio. Attraverso voi qui presenti, che avete partecipato al Capitolo, vorrei far giungere il mio apprezzamento a tutti gli Orionini sparsi in tante nazioni del mondo con il vivo incoraggiamento a camminare sempre, come amava ripetere Don Orione, "alla testa dei tempi".

Saluto, altresì, i laici che, per la prima volta, hanno preso parte ai lavori di questa assise fraterna, aprendo una fase inedita, e spero ricca di frutti apostolici, per la vita della Piccola Opera della Divina Provvidenza.

2. In effetti, il tema della vostra Assemblea capitolare è stato proprio: "Religiosi e laici orionini in missione nel Terzo Millennio", tema che voi avete analizzato in prospettiva del futuro, consapevoli che le mutate condizioni sociali nelle quali viviamo postulano dalla vostra ancor giovane Congregazione nuove forme di apostolato; forme nuove, ma sempre animate dallo spirito carismatico delle origini.
E per meglio rispondere alla vostra vocazione, intendete associare più strettamente al vostro ministero i laici, ricordando, come ho sottolineato nell'Esortazione apostolica post-sinodale Vita consecrata, che le varie componenti del Popolo di Dio "possono e devono unire le loro forze, in un atteggiamento di collaborazione e di scambio di doni, per partecipare più efficacemente alla missione ecclesiale" (n. 54). Sono certo che una più stretta comunione dei religiosi e dei laici della vostra Famiglia sgorgata dal cuore del beato Luigi Orione, innamorato di Dio e dei fratelli, porterà a un arricchimento spirituale di tutti e ad una più incisiva azione apostolica e sociale nel mondo.
I nostri tempi richiedono ardimento e generosità, fedeltà assoluta al Vangelo ed alla Chiesa, intensa formazione ed apertura coraggiosa ai bisogni del prossimo. Direbbe ancor oggi il vostro Fondatore: "Di fuoco, non di una scintilla ma di una fornace di fuoco, c'è bisogno oggi". Sì, come non sentire nell'epoca attuale, specialmente in questo anno dedicato in modo particolare alla riflessione sullo Spirito Santo, il bisogno del fuoco di questa divina Persona, il fuoco della carità, il fuoco della santità?

3. Anzitutto il fuoco della santità. Scrivevo nell'Esortazione apostolica post-sinodale Christifideles laici: "La santità, poi, deve dirsi un fondamentale presupposto e una condizione del tutto insostituibile per il compiersi della missione di salvezza nella Chiesa" (n. 17). Ed osservavo nella Redemptoris missio: "Non basta rinnovare i metodi pastorali, né organizzare e coordinare meglio le forze ecclesiali, né esplorare con maggior acutezza le basi bibliche e teologiche della fede: occorre suscitare un nuovo “ardore di santità” fra i missionari e in tutta la comunità cristiana" (n. 90).
E' quanto aveva intuito Don Orione quando dal Chaco argentino lanciava accorati appelli per l'invio di nuovi missionari del Vangelo: "Ho bisogno di santi! Ho bisogno di santi" (Lettere II, 236). La vitalità della Congregazione e del suo apostolato proviene dalla tensione amorosa e perseverante verso la santità da parte di tutti i suoi membri. La santità prima di tutto! Pertanto, l'ideale della conformazione a Cristo deve essere sempre il progetto e il dinamismo che animano non solo la formazione iniziale e permanente, ma ogni istituzione ed iniziativa di carità, l'impegno pastorale e quello missionario, la relazione con i laici e tutti i programmi di bene del vostro Istituto.

4. Il fuoco dell'amore divino alimenta quello della carità fraterna. La vostra quotidiana presenza tra gli "ultimi" vi fa toccare con mano che è impossibile diffondere fra la gente il fuoco rigeneratore dell'amore, se non si è mossi internamente dalla divina carità. Don Orione ha voluto per questo una Congregazione che vivesse un autentico spirito di famiglia, ad immagine della comunità degli Apostoli, dove il legame dell'amore di Cristo era il segreto dell'intesa e della collaborazione. Continuate su questa scia, fedeli all'intuizione del vostro Padre, perché solo così potrete operare insieme efficacemente oltre le frontiere dell'emarginazione, al servizio dell'uomo povero ed abbandonato.
Questa necessità dell'apostolato della comunione era molto avvertita dal beato Luigi Orione che, attento ai segni dei tempi osservava: "In un mondo in cui non c'è che una legge: la forza; in un mondo in cui risuonano sovente voci di battaglie tra povero e ricco, tra padre e figlio, tra suddito e regnante; entro i gorghi di una società che vive e sembra voglia inabissarsi nell'odio, opponiamo l'esempio di una carità veramente cristiana" (Parola 111, 106).

5. Si avvicina ormai a grandi passi il terzo millennio e durante l'Assemblea capitolare voi avete riflettuto sulle sfide missionarie che la Chiesa ha dinanzi a sé: prima fra tutte quella di riproporre nella sua interezza e verità il messaggio liberante del Vangelo (cfr Tertio millennio adveniente n. 57) a tutti gli uomini ed a tutto l'uomo.
In questo sforzo per la nuova evangelizzazione sono certo che non mancherà il fattivo contributo della vostra Congregazione, chiamata, secondo il carisma che la caratterizza, ad offrire la testimonianza della carità, vostra via privilegiata per unire gli uomini a Cristo, al Papa e alla Chiesa. Rifletteva il vostro beato Fondatore: "Chi, nella Chiesa e benedetto dalla Chiesa, andrà ai più poveri, ai più abbandonati, ai più infelici? E alle anime, al popolo come sveleremo Cristo? Con la carità! Come faremo amare Cristo? Con la carità! Come salveremo noi, i fratelli e i popoli? Con la carità! Con la carità che si fa olocausto, ma che tutto vince; con la carità che unifica e instaura ogni cosa in Cristo!" (Informatio ex processu, p. 1021).
Carissimi Orionini, mantenete intatta questa preziosa eredità lasciatavi dal Fondatore. Grazie all'apporto dei laici, rendete la vostra azione apostolica più incisiva e rispondente alle esigenze dei nostri tempi.

Affido, a tal fine, le vostre persone e tutte le vostre benemerite opere pastorali e caritative alla celeste protezione di Maria Vergine e del beato Luigi Orione e, mentre vi assicuro un ricordo costante nella preghiera, imparto con affetto a voi, ai vostri Confratelli, alle vostre Comunità ed a tutti coloro che fanno parte della grande Comunità spirituale orionina una speciale Benedizione Apostolica.

Città del Vaticano, 18 Maggio 1998

 

24. Al capitolo generale PSMC (1999)
Messaggio di GIOVANNI PAOLO II alle Piccole Suore Missionarie della Carità.
Il 15 maggio 1999, a conclusione del loro IX Capitolo generale.
L’Osservatore Romano, 16.5.1999, p.5.

Care Piccole Suore Missionarie della Carità,

al termine del IX Capitolo Generale, avete voluto incontrare il Successore di Pietro per ribadire la fedele adesione alla Chiesa da parte di ciascuna di voi e di tutta la vostra Famiglia religiosa, secondo lo spirito del vostro Fondatore, il Beato Luigi Orione.
Grazie per questa vostra visita per il significato che essa intende esprimere. Porgo vive felicitazioni a Suor Maria Ortensia Turati, confermata per il prossimo sessennio alla guida del vostro Istituto. Auguro a Lei, come pure al rinnovato Consiglio Generale, un proficuo servizio apostolico, nel condurre la Congregazione verso sempre più vaste ed incisive iniziative di carità.

Durante l'assemblea capitolare vi siete soffermate a riflettere sul tema: "Radicate in Cristo verso una nuova unità di vita, per un Istituto più missionario". So che questi giorni d'intensa preghiera, di attenta riflessione e di fraterno dialogo vi hanno permesso di guardare avanti, oltre la soglia del Terzo millennio, per Mettere in evidenza le attese e le urgenze che domandano generose e profetiche risposte, nel solco della carità di don Orione.

Perché la vostra Opera, che allarga ormai le sue tende in molte nazioni del inondo, possa avanzare secondo il carisma che le è proprio, occorre che restiate anzitutto saldamente "radicale" in Cristo. Come non guardare a don Orione ed al suo esempio di incessante unione a Gesù, adorato nell'Eucarestia, amato nel mistero della sua Croce e servito con infaticabile dedizione nei poveri più poveri? Siate fedeli a Cristo sulle orme di don Orione! Cristo sia il centro del vostro cuore d'ogni vostro progetto di bene. Sarete così missionarie del suo Vangelo di carità, dovunque vi troviate ad agire e diffonderete attorno a voi il balsamo salutare della divina misericordia.

Il vostro carisma vi chiama ad essere Missionarie della Carità, apostole, cioè, di Dio che è Amore.

Per realizzare questa vostra impegnativa missione, lasciatevi guidare dallo Spirito Santo verso un’unità sempre più profonda con Dio e tra di voi: è condizione indispensabile per svolgere un apostolato sempre coraggioso e fedele. Dall'incessante preghiera e contemplazione traete luce e vigore per essere autentiche "Piccole Suore Missionarie della Carità". Povere, piccole ed umili, come amava don Orione, perché possiate condividere effettivamente la condizione di coloro che si trovano ai margini della società. Preparate, però, e ben formate per rispondere in modo adeguato alle sfide spirituali e sociali di questo nostro tempo.

La cooperazione costante con i Figli della Divina Provvidenza nel nome del comune Fondatore, l'apertura ai laici, che intendete giustamente intensificare per estendere il raggio della vostra azione, una formazione attenta alle mutate esigenze della nostra epoca, un permanente ed organico inserimento nelle Chiese locali renderanno realmente il vostro Istituto "più missionario" con interventi di amore preferenziale verso i poveri, nel desiderio di condurli all'incontro con Cristo.

Care Sorelle, assicuro la mia preghiera per voi al Signore ed affido ogni' decisione e mozione scaturita dal Capitolo Generale alla Madonna, Madre del Buon Consiglio. Sia Lei a guidare i vostri' passi e a sostenervi nei vostri sforzi.

Don Orione dal cielo vegli su di voi e su tutte le istituzioni della vostra benemerita Congregazione. Con tali sentimenti, di cuore benedico voi, le vostre consorelle, specialmente quelle ammalate e sofferenti, le aspiranti e le novizie, le vostre famiglie e quanti sono oggetto delle vostre cure.

 

25. Alla parrocchia “Mater Dei” (2001)
Omelia tenuta durante la Visita pastorale alla Parrocchia “Mater Dei” di Roma – Monte Mario, Domenica, 11 novembre 2001.
L'Osservatore Romano - 12-13 Novembre 2001


1. "Dio non è Dio dei morti, ma dei vivi, perché tutti vivono per lui" (Lc 20,38).

Abbiamo celebrato il 2 novembre la Commemorazione di tutti i fedeli defunti. La Liturgia di questa 32ª domenica del tempo ordinario torna nuovamente su questo mistero, e ci invita a riflettere sulla realtà consolante della risurrezione dei morti. La tradizione biblica e cristiana, fondandosi sulla Parola di Dio, afferma con certezza che, dopo quest'esistenza terrena, si apre per l'uomo un futuro di immortalità. Non si tratta di una generica affermazione, che intende venire incontro all'aspirazione dell'essere umano verso una vita senza fine. La fede nella risurrezione dei morti si fonda, come ricorda l'odierna pagina evangelica, sulla fedeltà stessa di Dio, che non è il Dio dei morti, ma dei vivi, e comunica a quanti confidano in Lui la medesima vita che egli possiede in pienezza.

2. "Ci sazieremo, Signore, contemplando il tuo volto!" (Sal. resp.). Il ritornello del Salmo responsoriale ci proietta in questa vita oltre la morte, che è meta e pieno compimento del nostro pellegrinaggio qui sulla terra. Nel Primo Testamento si assiste al passaggio dall'antica concezione di un'oscura sopravvivenza delle anime nello sheol alla ben più esplicita dottrina della risurrezione dei morti. Lo attesta il Libro di Daniele (cfr Dan 12,2-3) e, in maniera esemplare, il Secondo Libro dei Maccabei, da cui è tratta la prima lettura poc'anzi proclamata. In un'epoca in cui il popolo eletto era ferocemente perseguitato, sette fratelli non esitarono ad affrontare insieme con la loro madre le sofferenze e il martirio pur di non venir meno alla loro fedeltà al Dio dell'Alleanza. Uscirono vincitori da tale terribile prova, poiché erano sostenuti dall'attesa dell'"adempimento delle speranze di essere da lui di nuovo risuscitati" (2 Mac 7,14).

Ammirando l'esempio dei sette fratelli riferito nel Libro dei Maccabei, ribadiamo con fermezza la nostra fede nella risurrezione dei morti di fronte a posizioni critiche anche del pensiero contemporaneo. E' questo uno dei punti fondamentali della dottrina cristiana, che illumina di luce consolante l'intera esistenza terrena.

3. Carissimi Fratelli e Sorelle della Parrocchia di Santa Maria Mater Dei! Con grande gioia mi incontro quest'oggi con la vostra accogliente Comunità cristiana, ospitata in questo Centro Don Orione di Monte Mario, che ho avuto la gioia di visitare quindici anni or sono. Torno volentieri tra voi, carissimi, e a tutti rivolgo il mio affettuoso saluto.

Saluto anzitutto il Cardinale Vicario e il Vescovo Ausiliare di Settore. Saluto il Direttore Generale dei Figli della Divina Provvidenza e il Direttore Provinciale. Saluto il vostro zelante Parroco, don Savino Lombardi, i Vicari parrocchiali, la Comunità dell'Istituto Teologico e tutti i religiosi orionini, che operano in questo vasto complesso al servizio dei più poveri. Estendo il mio pensiero ai collaboratori, ai volontari ed ai laici impegnati nelle molteplici attività pastorali e sociali. Saluto le religiose dei cinque Istituti che vivono nel quartiere. Tanta ricchezza di carismi e di persone consacrate costituisce un grande dono per l'intera Parrocchia.

Abbraccio con affetto e calore specialmente voi, cari ragazzi e ospiti dell'Istituto Don Orione, che siete il cuore di quest'Opera in cui ben si riflette lo spirito del Fondatore. Allargo, poi, il mio pensiero agli ammalati, alle persone sole e anziane e a tutti gli abitanti di questo quartiere.

4. Carissimi Fratelli e Sorelle! So che vi siete preparati all'odierno incontro meditando insieme sulla Lettera apostolica Novo millennio ineunte. Lasciate che ripeta anche a voi l'invito di Cristo a Pietro: "Duc in altum - Prendi il largo!" (Lc 5,4). Prendi il largo e non temere, Comunità parrocchiale della Mater Dei, animata dal desiderio di servire Cristo e di testimoniare il suo Vangelo di salvezza! A questo vasto sforzo apostolico partecipino concordi coloro che operano nei vari ambiti pastorali, dalla catechesi alla liturgia, dalla cultura alla carità.

Il vostro quartiere è abitato da non pochi professionisti, giornalisti e docenti universitari. Questo offre l'opportunità di sviluppare un'utile esperienza pastorale, coinvolgendo questi esperti e operatori del linguaggio e della comunicazione in itinerari di riflessione e di approfondimento sui temi fondamentali della dottrina cristiana. Il rapporto tra fede e vita costituisce oggi una delle sfide più impegnative per la nuova evangelizzazione.

Inoltre, in questo Centro, che è il cuore della Parrocchia, è forte il riferimento al beato Luigi Orione, apostolo infaticabile della carità e della fedeltà alla Chiesa. Seguitene, carissimi, le orme imitandolo nell'obbedienza filiale alla Chiesa, nella ricerca instancabile del bene delle anime, nell'attenzione ai poveri e ai bisognosi. Stanno davanti a voi le "vecchie" e le "nuove" povertà, che attendono la vostra generosa disponibilità.

5. Un pensiero speciale dirigo a voi, cari giovani. So quanto vi siete impegnati nella preparazione e nella celebrazione della Giornata Mondiale della Gioventù nell'agosto dell'anno scorso. A conclusione dell'indimenticabile Veglia a Tor Vergata ho invitato i giovani del mondo intero ad essere "sentinelle del mattino di quest'alba del terzo millennio". Rinnovo ora a voi quest'esortazione, perché siate "sentinelle" attente e vigilanti, che tengono desta l'attesa di Cristo. Siate missionari dei vostri coetanei, senza scoraggiarvi dinanzi alle difficoltà e cercando forme di evangelizzazione adatte al mondo giovanile.

A tale riguardo, penso al bene che da molti anni compie la "Polisportiva Don Orione", ora perfettamente integrata nella Comunità parrocchiale, come pure alle opportunità apostoliche che offrono i Centri di Formazione Professionale. Mi complimento inoltre con voi, cari giovani della Parrocchia, per aver dato vita alla significativa iniziativa, denominata "Capodanno alternativo", che coinvolge ormai molti altri vostri coetanei. Ogni anno essa riunisce qui a Roma, negli ultimi giorni di dicembre, ragazzi e ragazze di diverse regioni italiane e si allarga progressivamente ad altri Paesi e Continenti.

Con l'entusiasmo che contraddistingue la vostra età, preparatevi alla prossima Giornata Mondiale della Gioventù, che si celebrerà, a Dio piacendo, a Toronto nel luglio del 2002, approfondendone il Messaggio che si ispira alla frase evangelica: "Voi siete il sale della terra... voi siete la luce del mondo" (Mt 5,13-14).

6. Dio Padre, che in Cristo Gesù "ci ha amati e ci ha dato, per sua grazia, una consolazione eterna e una buona speranza, conforti i vostri cuori e li confermi in ogni opera e parola di bene" (2Ts 2, 16-17).

Cari Fratelli e Sorelle, con queste parole dell'apostolo Paolo, risuonate nella nostra assemblea liturgica, vi incoraggio a proseguire nel vostro quotidiano impegno cristiano. Per un fecondo apostolato di bene, siate fedeli alla preghiera e restate ancorati alla salda roccia che è Cristo. Vi aiuti in questo itinerario spirituale il beato Luigi Orione. Vi assista la Madonna, che da questo colle veglia sulla Città e che voi parrocchiani avete come Patrona col bel titolo di "Mater Dei". A Lei, Madre di Dio e della Chiesa, tutti vi affido. Sia Lei a proteggervi e ad accompagnarvi in ogni momento. Amen!

 

26. Al Movimento “Tra Noi“ (2002)
Discorso di Giovanni Paolo II, ai Membri della Delegazione del Movimento "Tra Noi", Venerdì, 8 marzo 2002


1. Sono lieto di aprire le porte di questa casa, ed ancor più quelle del mio cuore, a ciascuno di voi e a quanti fanno parte del Movimento Tra Noi, esteso ormai oltre i confini dell'Italia. Benvenuti! Tutti saluto con affetto, con un particolare pensiero per la vostra Presidente, la signora Bianca Imperati, per la responsabile dell'Istituto Secolare Maria di Nazaret, la signora Antonella Simonetta, e per i sacerdoti che curano la vostra formazione spirituale. Non posso qui non ricordare un discepolo generoso del Beato don Luigi Orione, il vostro fondatore recentemente scomparso, don Sebastiano Plutino, che ha speso l'intera sua lunga esistenza al servizio dei più poveri, diffondendo dappertutto lo spirito dell'accoglienza tipico del vostro benemerito sodalizio. (…)
Per rinnovare il mondo e trasformarlo da "selvatico in umano, da umano in divino" dovete essere santi, come il Beato Luigi Orione, a cui don Sebastiano Plutino si è sempre ispirato, traducendo il suo amore in scelte significative per la Chiesa e per la società. (…)

 

 

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