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Messaggi don Orione
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Nella foto: Tortona, 25 giugno 1999. Card. José Saraiva Martins visita il Piccolo Cottolengo di Don Orione.
Autore: Saraiva Martins Jos

JOSE’ SARAIVA MARTINS: Prefetto della Congregazione per le Cause dei Santi: Omelia al Piccolo Cottolengo di Don Orione, Tortona, 25 giugno 2000.

LA VITA NON E’ MAI UNA DISGRAZIA

JOSE’ SARAIVA MARTINS

 

A distanza esatta di un anno, mi ritrovo nuovamente a Tortona. Il 20 giugno dell’anno scorso ero venuto per onorare, nel Santuario qui vicino, il nuovo Beato orionino Francesco Drzewiecki ed entrai per una breve visita al Piccolo Cottolengo. Ne restai ammirato e quella visita mi fece del bene, tanto che espressi il desiderio di tornarvi ancora. Le buone Suore hanno raccolto questo mio desiderio e mi hanno invitato per condividere con loro e con tutti voi questa “festa della riconoscenza” che ricorda i 60 anni dell'apertura del Piccolo Cottolengo di Tortona.
Qui, a Tortona, tutto parla di Don Orione, un santo sacerdote, un santo della carità. Il suo dinamismo interiore, che lo rese infaticabile e geniale artefice di tante relazioni e di tante opere, era mosso dalla “gloria di Dio” e dal “bene delle anime”. Egli fu una delle personalità più grandi e incisive del secolo XX per le sue forti esperienze, per i suoi solidi valori, per le sue significative relazioni, in una parola, per la sua santità. Egli si interessò di persone, di problemi e di molti problemi vitali, sociali e religiosi, sempre in vista del bene delle persone che egli avvertiva come una “passione”, un “martirio”, una “musica soavissima”.
Furono oggetto della sua cura – fatta di azione, ma prima ancora di atteggiamento interiore – le varie categorie di persone che per situazioni sociali, fisiche, spirituali, economiche penavano a vivere, stentavano a sviluppare quel dono della vita che egli riconosceva sempre “sacro”, “degno di onore” e comunque “arricchente”. I disabili, è noto, furono al centro delle sue attenzioni e lo sono tutt’oggi per la Famiglia religiosa che ne continua l’opera e gli insegnamenti. Qui, al Piccolo Cottolengo, abbiamo uno splendido esempio di come si onora e si cura la vita di questi cari piccoli nei quali è impresso il segno della croce e della sofferenza fin dal loro nascere.
La vita non è mai una disgrazia: questo annuncia il Piccolo Cottolengo a questi piccoli, alle loro famiglie, alla città e alla società intera. La vita, anche quando presenti il segno del dolore nel suo nascere o nel suo sviluppo o nel suo concludersi, non è mai una disgrazia, ma una grazia di Dio da accogliere, da aiutare e da offrire. Così, qui, al Piccolo Cottolengo, suore, familiari, dipendenti, volontari e la città tutta onorano e servono Gesù fatto piccolo, povero, crocifisso.
Niente come la carità, cari fratelli e sorelle, ci introduce all’esperienza di Dio. Ne era consapevole Don Orione che spesso affermava: “La nostra predica è la carità”; “La carità apre gli occhi della fede”. E’ proprio così. Un atto di fede guidava lui e deve guidare sostenere voi, carissimi fratelli e sorelle, nell'impegno di solidarietà e di aiuto verso questi piccoli più bisognosi e svantaggiati: essi sono i prediletti di Dio, e dunque anche i nostri prediletti. Infatti, come diceva Don Orione, "Iddio ama tutte quante le sue creature, ma la sua Provvidenza non può non prediligere i miseri, gli afflitti, gli orfani, gli infermi, i tribolati d'ogni maniera, dopo che Gesù li elevò all'onore di suoi fratelli (...) L'occhio della Divina Provvidenza è, in special modo, rivolto alle creature più sventurate e derelitte" (Lettere II, p.224).
Sono queste le opere che rendono viva la Chiesa, chiamata ad essere sempre “madre” attenta alle pene e ai gemiti dei suoi figli. Ogni cristiano è chiamato ad incarnare un tratto del volto e della vita della Chiesa. Voi, qui al Piccolo Cottolengo, con Don Orione, volete incarnare la maternità premurosa della Chiesa verso i suoi figli più piccoli e bisognosi. Avete una missione grande e di grande sacrificio, ma sentitevi sempre parte viva della Chiesa. Voi ne siete il cuore materno e misericordioso.
Come Vescovo e Pastore, sento oggi di esprimere qui, durante questa Eucarestia, la riconoscenza della Chiesa per la meravigliosa parabola della provvidenza di Dio e della maternità della Chiesa vissuta e ripresentata al mondo di oggi dal Piccolo Cottolengo di Don Orione di Tortona. E questo avviene da ben 60 anni! Che grazia di Dio e quale tesoro di valori umani e spirituali vengono dispensati in questa città da 60 anni!
Continuate con fede e gioiosa consapevolezza il servizio e la missione che tante suore e persone generose hanno intrapreso e realizzato prima di voi in questa benemerita istituzione di carità. Ciò corrisponde al preciso progetto del Fondatore, il beato Don Luigi Orione, il quale vi ripete ancora oggi quanto disse più di 60 anni fa: "La pietà e la carità sono come due buone sorelle, le quali amano di vivere insieme e abbracciate. Dove sorge un'opera di culto, un Santuario alla Madonna, là deve sorgere anche un'opera di carità. Il Santuario della Madonna della Guardia (a Tortona) sarà un'opera di fede, di culto, ma tanti non sanno capire l'opera di culto e allora bisognerà unire l'opera di carità. La carità muove e porta alla fede e alla speranza".

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