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Messaggi don Orione
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Autore: Flavio Peloso

Cenni biografici dei due Martiri beatificati il 27 ottobre 2013.

Padre Ricardo Gil Barcelón e Antonio Arrué Peiró

Un cammino di santità e martirio
cominciato fuori porta Sant’Anna
e concluso sotto i colpi della persecuzione religiosa in Spagna



Flavio Peloso

Si veda anche:

Il Decreto "super martyrio"
Anche voi berrete il mio calice (biografia)
La persecuzione religiosa in Spagna vista da Don Orione
DON ORIONE E RICCARDO GIL a Cassano all'Ionio.


Aurora del 4 febbraio 1910. Un umile sacerdote esce dalla piccola canonica della chiesa di Sant’Anna dei Palafrenieri al Vaticano per iniziare una delle sue giornate, piene di inesausta fatica intrecciata ad incessante preghiera.
Le chiese sono ancora chiuse, le vie deserte; l’aria frizzante scuote dal residuo torpore della notte. Di buon passo, s’incammina verso la stazione e giunge, mentre il chiarore del giorno va diffondendosi, al Corso Vittorio Emanuele, presso la fontana a navicella, al lato della via. Quel prete del Nord mira d’intorno, mai sazio, affascinato della grandezza cristiana di Roma, motivo di sentimenti e preghiere sincere. Davanti alla Chiesa Nuova, china il capo, effondendo una invocazione al suo caro San Filippo Neri, “Pippo bono”, come anche lui è solito chiamarlo. L’occhio si porta alto a contemplare sfuggevole la magnifica facciata ideata dal Rughesi. Ginocchioni e quasi ricurvo sul gradino, davanti all’uscio ancor chiuso, c’è una massa nera, sta immobile. Una figura in atteggiamento assorto e quasi rapito. Don Orione – era lui quel prete – si sente spinto ad accostarsi; ha l’impressione sia un sacerdote: le mani giunte ed una profonda pietà lo fanno credere… E’ di statura superiore alla media; l’abito e il cappello sono puliti, ma poverissimi e stinti. Eppure c’è qualche cosa in lui che dice candore e fermezza di volontà nel bene.
“Chi siete?”, domanda Don Orione.
“Sono un figlio della Divina Provvidenza!”, risponde il sacerdote.
“Anch’io lo sono! Allora mi appartenete un poco, sorride Don Orione. Io ho una Congregazione i cui membri si chiamano Figli della Divina Provvidenza”.

Lo sconosciuto si leva. I due sacerdoti si guardano negli occhi: il sorriso di Don Orione trae, come esca, il sorriso dell’altro. L’amicizia è fatta.
Si accompagnano tranquillamente nella via ancora silenziosa, attratti da immediata reciproca simpatia. Accelerano il passo perché è tardi per Don Orione, che non può permettersi di perdere il treno: tante cose lo attendono. Mentre parlano, una superiore attrazione getta nel cuore dello sconosciuto tanta sicurezza e fiducia. Si scioglie in confidenza.
E’ spagnolo, sacerdote. E’ venuto a piedi da Valencia, in pellegrinaggio di penitenza, per implorare da Dio che gli mostri la strada che deve seguire: ha bisogno di tanta luce interiore… Sino ad oggi non ha fatto che vagare, inseguendo un suo grande sogno d’amore, di evangelizzazione, di santità.
“Vai alla Chiesa di Sant’Anna, presentati a nome mio, e aspettami”, conclude Don Orione. Iddio ci ispirerà, e la Santa Madonna ci condurrà per mano!”

Così il Padre Riccardo Gil entrò nell’orbita di Don Orione; e, attuando poi quanto aveva scherzosamente e profeticamente affermato nella fredda mattina di quel febbraio, diventò un Figlio della Divina Provvidenza.
La storia di uno dei tanti sacerdoti, eroici testimoni della fede e martiri durante la persecuzione religiosa in Spagna nel 1936, inizia così, alle porte del Vaticano.

Padre Ricardo Gil Barcelón era nato a Manzanera, in Spagna, il 27 ottobre 1873, da una famiglia nobile e modestamente agiata. Brillante negli studi come nella musica, godeva della vita brillante: cavalli, intrattenimenti, liete brigate, miti giovanili. Tornò alla casa paterna malcontento di sé, stanco di un mondo del quale aveva appena intravisto la superficialità e assaggiato la vanità.
Prese quasi come un atto liberatorio la chiamata al servizio militare nell’artiglieria dell’esercito spagnolo impegnato nelle Filippine nella lotta sia contro i ribelli di Mindanao e sia contro l’avanzata dell’impero statunitense. In un momento di grave rischio, pregò la Madonna; l’inspiegabile scampato pericolo gli fece pensare al Cielo. Nel circolo dei militari, per divertire, si mise a suonare la chitarra e a cantare; non vollero più che le sue mani maneggiassero armi, ma solo strumenti musicali. Lui, inquieto, cominciò a congiungerle in preghiera.

Entrò dai Domenicani, frequentò la Pontificia Università di Manila suscitando ammirazione. Divenne sacerdote nel 1904, con l’avvenire assicurato: vice-bibliotecario dell’università e cappellano della cattedrale. Mancava però sempre qualcosa alla sua pace. E tornò in Spagna. Di lì, mosse verso l’Italia, a piedi, elemosinando, aiutando i poveri e visitando i più venerati luoghi di santi e di santuari.
La Divina Provvidenza gli aveva dato appuntamento, quel mattino del 4 febbraio 1910, con Don Orione. Fu per qualche tempo nella comunità degli Orionini che officiavano a Sant’Anna dei Palafrenieri in Vaticano; incontrò Pio X. Aveva capito la fonte della sua inquietudine: la santità e la carità.

Fu con Don Orione a Messina, al tempo della ricostruzione della città dopo il disastroso terremoto, e poi, per 10 anni, a Cassano Ionio, in Calabria, custode del santuario della Madonna della Catena e di un gruppetto di orfanelli lì raccolti. Dal 1923 al 1927, a Roma, divise il suo tempo tra la Colonia agricola “Santa Maria”, a Monte Mario, e la popolosa parrocchia di Ognissanti, fuori Porta San Giovanni. Tornato a Cassano Ionio per un breve tempo, dovette assaggiare il calice amaro di una terribile calunnia cui fece seguito un mese di carcere.

Vedendone la tempra del pioniere, nel 1930, Don Orione inviò Padre Riccardo Gil in Spagna con il mandato di aprirvi un avamposto della sua giovane Congregazione. Incominciò in estrema povertà, all’orionina: vangelo, opere di carità e tanta fiducia nella Divina Provvidenza.
Per la Spagna erano gli anni cupi dei terribili disordini sociali e della persecuzione religiosa. Quando, nel luglio 1936, la bufera anarchica e comunista squassò quelle regioni portandovi desolazione e morte, Padre Gil fu rispettato fino all’ultimo perché si occupava dei poveracci. Due volte, i miliziani andarono alla sua casa per eliminarlo come tanti altri. Due volte si interpose la gente del vicinato, dicendo: “E’ buono, aiuta i poveri, i nostri figli mangiano perché c’è lui!”. La terza volta, il 3 agosto, chiusero l’argomento: “Sono proprio quelli buoni che cerchiamo noi!”.

Un giovane aspirante, Antonio Arrué Peiró, ritornando in casa vide il camion su cui stavano facendo salire il Padre. Non esitò un attimo, gli corse incontro e volle rimanere con lui. Furono portati insieme al Saler di Valencia. Fucilarono il Padre Gil, il quale alla proposta blasfema di gridare “Viva l’Anarchia” preferì professare “Viva Cristo Re”. Antonio – secondo il racconto di una guardia – al vedere cadere il Padre, gli balzò accanto per sorreggerlo. Le guardie comuniste gli fracassarono il cranio con il calcio del fucile.

Assieme a qualche centinaio di preti, suore e laici, rappresentanti di ben più grande schiera, questi due testimoni sono stati riconosciuti testimoni eroici della fede cristiana. Il 20 dicembre 2012, Papa Benedetto XVI ha promulgato il Decreto che riconosce il martirio dei Servi di Dio Riccardo Gil Barcelón, Sacerdote, e Antonio Arrué Peiró, Postulante, della Congregazione della Piccola Opera della Divina Provvidenza; uccisi, in odio alla Fede, a Valencia (Spagna) nel 1936. La solenne cerimonia di Beatificazione è avvenuta a Tarragona, il 27 ottobre 2013.

“Undici vescovi, sedicimila sacerdoti assassinati e nemmeno un apostata. Oh, potessi anch’io, come te, gridare a squarciagola la mia testimonianza nello splendore del meriggio! Dicevano che dormivi, sorella Spagna, ma dormivi come chi finge il sonno. Ed ecco ad un tratto l’interrogazione, ed ecco di colpo quei sedicimila martiri. ‘Da dove mi vengono tanti figli?’, esclama colei che supponevano sterile”. (dal poemetto di Paul Claudel, Martiri cristiani in terra di Spagna)

 

 

Padre Ricardo Gil Barcelón y Antonio Arrué Peiró.
Un camino de santidad y martirio

 

Flavio Peloso

Madrugada del 4 de febrero de 1910. Un humilde sacerdote sale de la iglesia de "Sant'Anna dei Palafrenieri" en el Vaticano para iniciar una de sus jornadas, llena de fatigas entrelazadas con incesante oración.
Las iglesias están todavía cerradas; las calles desiertas; el viento mordaz sacude los residuos perezosos de la noche. A buen paso se encamina hacia la estación y llega, mientras la claridad del día va extendiéndose, a la avenida Vittorio Emanuele, cerca de la fuente de la "navicella", al lado de la calle. Este cura del norte mira alrededor, nunca saciado, fascinado por la grandeza cristiana de Roma, motivo de sentimientos y sincera oración. Delante de la nueva iglesia inclina la cabeza vertiendo una invocación a su querido San Felipe Neri, "Pippo bono", como también suele llamarle.
La vista se alza para contemplar fugazmente la magnífica fachada diseñada por Rughesi. De rodillas y casi encorvado sobre el peldaño delante del postigo aún cerrado, hay una masa negra, inmóvil. Una figura en actitud absorta y casi arrebatada. Don Orione - era él este cura del norte - se siente empujado a acercarse; tiene la impresión de que sea un sacerdote: sus manos juntas y una profunda piedad se lo hacen creer... Es de estatura superior a la media; el hábito y el sombrero están limpios pero muy pobres y desteñidos. Sin embargo hay en él algo que habla de candor y firmeza en la voluntad de bien.

"¿Quién eres?", pregunta Don Orione.
"¡Soy un hijo de la Divina Providencia!", responde el sacerdote.
"¡También yo soy hijo de la Divina Providencia! Pues entonces me perteneces un poco, sonríe Don Orione. Tengo una congregación cuyos miembros se llaman Hijos de la Divina Providencia".

El desconocido se levanta. Los dos sacerdotes se miran a los ojos: la sonrisa de Don Orione atrae, como un imán, la sonrisa del otro. Se ha entablado una amistad.
Se acompañan tranquilamente en la calle todavía silenciosa, atraídos por una inmediata y recíproca simpatía. Aceleran el paso porque es tarde para Don Orione que no puede permitirse el lujo de perder el tren: muchas cosas le esperan. Mientras hablan una atracción mayor vierte al corazón del desconocido seguridad y confianza que se resuelve en confidencia.

Es español, sacerdote. Ha venido a pie desde Valencia, en peregrinación de penitencia, para implorar a Dios que le enseñe el camino que debe seguir: necesita mucha luz interior. Hasta hoy no ha hecho otra cosa que vagar siguiendo un gran sueño de amor, de evangelización, de santidad.

"Vete a la Iglesia de Santa Ana, preséntate en nombre mío y espérame", concluye Don Orione. "Dios nos inspirará y la Santa Virgen nos llevará de la mano!".

De este modo el Padre Ricardo Gil entró en la órbita de Don Orione; y, ocurriendo todo aquello que había afirmado graciosa y proféticamente en aquella fría mañana de febrero, terminó como un Hijo de la Divina Providencia.
La historia de uno de tantos sacerdotes, heroicos testigos de la fe y mártires durante la persecución religiosa en España en 1936, se inicia así, en las puertas del Vaticano.

El P. Ricardo Gil Barcelón había nacido en Manzanera, en España, el 27 de octubre de 1873, en una familia noble y desahogada. Tan brillante en los estudios como en la música, gozaba de la vida cómodamente: caballos, entretenimientos, alegres compañías, mitos juveniles. Volvió a la casa paterna descontento de sí mismo, cansado de un mundo del que apenas había visto su superficialidad y probado su vanidad.

Tomó casi como un acto liberador la posibilidad de enrolarse en la artillería del ejército español empeñado entonces en las Filipinas en la lucha tanto contra los rebeldes de Mindanao como contra el incipiente imperio estadounidense. En un momento de gran peligro, rezó a la Virgen. La inexplicable liberación del peligro le hizo pensar en el Cielo. En la compañía de los militares para divertir, se puso a tocar la guitarra y a cantar. No quisieron que sus manos manejasen ya armas, sólo instrumentos musicales. El, inquieto, empezó a juntarlas para orar.

Entró con los dominicos, frecuentó la Pontificia Universidad de Manila suscitando admiración. Se ordenó sacerdote en 1904 con el porvenir asegurado: vice-bibliotecario de la universidad y capellán de la catedral. Sin embargo parecía faltarle algo para estar en paz. Volvió a España, desde allí salió hacia Italia, a pie, mendigando, ayudando a los pobres y visitando santuarios lugares de santos.

La Divina Providencia le había dado cita, aquella mañana del 4 de febrero de 1910 con Don Orione. Estuvo por algún tiempo en la comunidad de los Orionistas que oficiaban en "Sant'Anna dei Palafrenieri" en el Vaticano; se encontró con Pío X. Había entendido por fin la fuente de su inquietud: la santidad y la caridad.

Viajó con Don Orione a Mesina al tiempo de la reconstrucción de la ciudad después del terrible terremoto, y después durante 10 años en Cassano Ionio, en Calabria, custodio del santuario de la Virgen de la Cadena y de un grupito de huérfanos allí acogidos. Desde 1923 a 1927 en Roma, dividiendo su tiempo entre la colonia agrícola de Santa María, en Monte Mario, y la populosa Parroquia de "Ognisanti", fuera de la puerta de San Juan. Vuelto a Cassano Ionio por un breve periodo, tuvo que probar el cáliz amargo de una calumnia terrible que fue seguida de un mes de cárcel.

Viendo en él temple de pionero, en 1930, Don Orione envió al Padre Gil a España con la orden de abrir una avanzadilla de su joven Congregación. Empezó en extrema pobreza, a la orionista: evangelio, obras de caridad y mucha confianza en la Divina Providencia.
Para España eran años llenos de desórdenes sociales terribles y de persecución religiosa. Cuando en julio de 1936 el huracán anarquista y comunista sacudió aquella región llenándola de desolación y muerte, el Padre Gil fue respetado hasta el final porque se ocupaba de los más pobres. Dos veces fueron a su casa los milicianos para eliminarle como a tantos otros. Dos veces se interpuso la gente del vecindario diciendo: "¡Es bueno, ayuda a los pobres, nuestros hijos comen porque está él!". La tercera vez, el 3 de agosto, cerraron la discusión: "¡Es precisamente a los buenos a los que buscamos nosotros!".

Un joven aspirante, Antonio Arrué Peiró, que no estaba en casa, vio el camión en el que habían hecho subir al Padre. No lo dudó un momento, corrió a su encuentro y quiso a toda costa permanecer con él. Fueron llevados juntos al Saler de Valencia. Fusilaron al Padre Gil que a la propuesta blasfema de gritar "¡viva la anarquía!" prefirió gritar "¡Viva Cristo Rey!". Antonio - según el relato de un guardia - al ver caer al Padre se arrojó a su lado para sostenerlo. Los guardias comunistas le fracturaron el cráneo con la culata del fusil.
Junto a algún centenar de sacerdotes, monjas y laicos, representantes de una gran lista, estos dos testimonios Padre Ricardo y el Postulante Antonio llegaron al honor de los altares. El 20 de dicembre 2012, Papa Benedicto, con el Decreto reconoció el martyrio de los Siervos de Dioòs  Riccardo Gil Barcelón, Sacerdote, e Antonio Arrué Peiró, Postulante, matados en odio a la fé en Valencia (Spagna) el 3 de agosto del 1936. El solemne acto de la Beatificación fué celebrado en Tarragona, el 27 ottobre 2013.

"Once obispos, dieciséis mil sacerdotes asesinados y ni un solo apóstata. ¡Oh, si pudiese yo también, como tú, gritar con garganta desgarrada mi testimonio en el esplendor del mediodía! Decían que dormías, hermana España, pero dormías como quien finge el sueño. Y he aquí un interrogante, y he aquí de golpe esos dieciséis mil mártires. ¿De dónde me vienen tantos hijos?, exclama aquella que creían estéril". (Del poema de Paul Claudel, Mártires cristianos en tierra de España)



Serviteur de Dieu, GIL BARCELON Ricardo,
prêtre, de Manzanera (Teruel-Espagne), tué par les révolutionnaires en haine de la foi chrétienne à Valence (Espagne) en 1936, à l’âge de 62 ans, 24 profession et 31 de prêtrise.


Ayant à peine 12 ans, il fit son entrée au séminaire. A 20 ans, il fut soldat aux Philippines. Retourné en Espagne, il fut ordonné prêtre en 1904. Sa vie fut marquée de beaucoup d’aventures, par son choix et par les événements. Il fut soldat, musicien, homme très cultivé, pèlerin, avec une personnalité vivace et inquiète. Il rencontre Don Orione à Rome en 1909 et en devient son disciple fidèle, solide dans la foi en la Divine Providence. Après le période passé aux Philippines, il conserva toujours le désire d’être missionnaire. Et il le fut en Italie et dans son propre pays, l’Espagne, où il ouvrit les portes de la Congrégation. Don Orione le décrit comme “homme de vie de grande pureté ; parmi les jeunes il les édifie tous, d’une obéissance prompte, retiré dans la maison plus que le nécessaire, pénitent avec le jeûne et avec le cilice, très fervent dans la prière, constant, simple”.
Le Père Ricardo Gil supporta des pesantes croix, comme celle de la calomnie en Calabria et de la persécution religieuse durant les années du désordre social en Espagne de 1931-1936. Arrêté à Valence et invité à renier sa foi à fin de survivre, il mourut en criant: “Vive le Christ Roi ! ”.



Serviteur de Dieu, ARRUÉ PEIRÓ Antonio, postulant, de Calatayud (Saragozza - Espagne) tué par les révolutionnaires en haine de la foi chrétienne à Valence (Espagne) en 1936, à l’âge de 28 ans.

En 1923 mourut sa mère, en 1926 sa sœur et le 22 août 1928 mourut à l’improviste même son père. Antoine orphelin et abandonné de sa famille, à l’âge de 20 ans traverse un période terrible de désolation. Il arrive à Valence en 1931 où il rencontre le Père Ricardo Gil qui l’accueillit.
Antoine était un jeune sérieux, pieux, courageux et laborieux, parlant peu. Le Père Gil connaissant son désire et le sachant apte à entrer en Congrégation, le présenta à Don Orione en disant : “Je voudrais le conduire plus tard à Tortora car il veut être de la Petite Œuvre de la Divine Providence. Je suis persuadé de sa vocation et j’espère qu’il fera bonne figure en réussissant. Il est orphelin de père et de mère, élancé et fort, de bonne mémoire, peintre et amoureux des choses de religion”.

Durant 5 années, Antoine persévéra comme aspirant, dans une vie de piété et de dévouement au prochain, en s’impliquant dans la charité domestique à la quelle les pauvres recouraient tout confiants.
Le 3 Août 1936, lorsque Antonio rencontra le chariot sur le quel les miliciens communistes avaient fait monter le Père Gil, n’hésita pas à courir à sa rencontre, parce qu’il voulait rester avec lui. Puis voyant le Père Gil tomber sous le corps de fusil, Antoine bondit à côté pour le relever. Mais un gardien lui fracassa le crâne avec la crosse du fusil. 

 

Le 20 décémbre de 2012, Benoit XVI a reconnu publiquement le martyr des Servants de Dieu Riccardo Gil Barcelón, pretre, e Antonio Arrué Peiró, Postulant, de la Congregation de la Petite Oeuvre de la Divine Providence, tués a cause de la Foi, en Valencia (Espagne) nel 1936. La solemnelle Beatification fu celébrée en Tarragona, le 27 de octobre del 2013.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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