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Messaggi don Orione
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Nella foto: Mons. Igino Bandi, vescovo di Tortona
Autore: Antonio Lanza

Ricostruzione storica dei due mesi che precedettero l'approvazione dell' "Opera della Divina Provvidenza" con il Decreto di Mons. Bandi del 21 marzo 1903.

QUEL 21 MARZO 1903

Gli ultimi eventi prima della firma del Decreto di approvazione
della Piccola Opera della Divina Provvidenza



Antonio Lanza

 

L’approvazione dell’Opera della Divina Provvidenza era ormai imminente. Eppure fino all’ultimo momento sorsero difficoltà e incomprensioni. In quell’inizio d’anno 1903 si passò dal possibile suo scioglimento alla sua approvazione più piena e fiduciosa da parte di Mons. Igino Bandi, Vescovo di Tortona.


Fine gennaio 1903: l’arcobaleno dopo la tempesta

Nel pomeriggio del 25 gennaio 1903, al collegio Santa Chiara di Tortona, si incontrarono Don Orione, don Paolo Albera, Don Carlo Sterpi e il suddiacono Don Gaspare Goggi per parlare della situazione e dello sviluppo della Congregazione. Al mattino del lunedì 26 gennaio, si trattò delle opere e Don Paolo Albera sostenne che queste dovevano essere lo scopo della Congregazione e che questa era anche la volontà del Vescovo. Al pomeriggio, si portarono tutti in Episcopio e la riunione continuò con mons. Bandi, il quale “era tutto dalla parte di don Albera” , come riferisce Don Sterpi.
La mattina seguente, 27 gennaio, Mons. Bandi continuò a sostenere il suo punto di vista in favore delle colonie agricole. Senza fare il nome del sostituto, disse chiaramente che “avrebbe dovuto dare un altro Superiore”, facendo capire, tuttavia, altrettanto chiaramente, che “avrebbe voluto mettere don Albera al posto di Don Orione”.
Don Sterpi e don Goggi non opposero obiezioni alla decisione del vescovo, ma fecero rispettosamente notare che, in questo caso, si sarebbero ritirati a casa loro. Pertanto – prosegue don Sterpi -. “ci siamo diretti al Santa Chiara, decisi chiedere ospitalità a Don Orione, per la sera, disposti ad andarcene a casa nostra in attesa delle decisioni di Monsignor Vescovo”. La Congregazione risultava praticamente sciolta.
Come fu superato il difficile momento? Don Sterpi, negli appunti sugli avvenimenti di quei tre terribili giorni, riferisce laconicamente: “Don Orione andò lui in Episcopio ed ogni cosa finalmente si appianò”. Don Orione invece precisa: “Dopo lo scioglimento (della Congregazione) fui chiamato dal vescovo”. Cosa avvenne? Molto tempo dopo, Don Orione ne parlò, riservatamente, ai sacerdoti più anziani: “Il Vescovo mi chiese che cosa pensassi dell’ordine ricevuto. Non risposi; mi pregò di voler dire il mio parere. Risposi: ‘Così ha voluto Vostra Eccellenza; così si è fatto!’. Allora mi comandò per obbedienza che gli dicessi quello che ne pensavo. Risposi: ‘Eccellenza, se me lo comanda, mi metto in ginocchio, e lo dico in ginocchio!’. Rispose: ‘In ginocchio o in piedi, dimmi che cosa ne pensi!’. Mi misi in ginocchio e poi dissi: ‘Penso che domani Vostra Eccellenza non può celebrare la Messa”.


Il Vescovo benedice l’Opera

Mons. Bandi non mostrò di ravvisare, nelle coraggiose parole rivoltegli - del resto, da lui stesso provocate e richieste “per obbedienza” -, sentimenti di protesta, bensì la sofferenza e la pena di chi si sentiva in dovere di far meditare il proprio vescovo su decisioni che potevano contrastare col disegno di Dio. Il vescovo non aveva faticato a riconoscere nel sincero ardire del suo giovane sacerdote lo Spirito del Signore e, in linea col suo carattere ardente e generoso, non si accontentò di far conoscere il suo ripensamento a parole, bensì volle fissarlo in uno scritto, che desse all’atto il valore di un documento. Lo stesso giorno inviava a Don Orione il seguente biglietto: “Carissimo nel Signore. La carità del Cuore Sacratissimo di Gesù sia sempre con noi! Benedico l’Opera tua, perché prosperi e si propaghi al bene delle anime e alla maggior gloria di Dio. La Vergine Immacolata accolga sotto il suo patrocinio la tua persona e tutti i tuoi collaboratori. Prega e fa pregare per me, oppresso dal dolore e dal peso della Croce. In corde Jesu aff.mo + Igino vescovo”.


Il Vescovo approva la Congregazione

Don Orione avvertì che quello era il momento propizio per presentare la domanda di approvazione. Si dedicò a elaborare pochi articoli per definire lo spirito e la finalità della Congregazione riprendendo i precedenti abbozzi della Regola fondamentale. Frutto del laborioso impegno furono 7 articoli, che, preceduti da un’ampia presentazione e seguiti da un altrettanto abbondante commento, formarono la parte centrale della lettera con la quale veniva chiesta l’approvazione. L’11 febbraio 1903, festa dell’apparizione dell’Immacolata a Lourdes, era la data attesa e, sotto gli auspici della Madonna, Don Orione presentò la domanda di approvazione: “Prostrato ai piedi Vostri, siccome a Padre nel Signore e Pastore dolcissimo dell’anima mia e delle anime di tanti che lavorano con me (…), supplico umilmente nella carità del Cuore SS. di Gesù che vi degniate di emettere il Decreto di approvazione dell’Istituto detto dell’Opera della Divina Provvidenza, sorto primamente in diocesi con la Vostra benedizione e ai vostri piedi” (…).Esponeva di seguito “il piano dell’Istituto”, riassunto in sette punti, definiti quali “sommi principi dell’Opera della Divina Provvidenza” .
Mons. Bandi approvò i “sommi principi” presentatigli, diede un suggerimento a riguardo del quarto voto di “speciale fedeltà al Papa” e concludeva: “Nel resto nulla osta per la mia approvazione”.
In attesa di poter emanare il Decreto definitivo, Mons. Bandi, il 9 marzo, rilasciava la seguente dichiarazione: “Con la presente dichiariamo che l’Istituto della Divina Provvidenza, fondato in Tortona dal M. Rev.do Don Luigi Orione, e destinato ad opere buone anche fuori diocesi, riguardo allo spirito ed ai principi è pienamente cattolico-papale e lo raccomandiamo ben volentieri alla generosità dei buoni”.
Mons. Bandi si recò alcuni giorni a Sanremo, mentre don Carlo Perosi (il futuro cardinale) preparava il Decreto a Tortona, aiutato da don Orione e don Goggi per la parte del documento che riguardava lo spirito e la storia della Congregazione. Appena avuto il testo, mons. Bandi datò il Decreto di approvazione da Tortona, “perché sua sede episcopale” ma lo firmò nel Convitto San Romolo a Sanremo, il 21 marzo 1903; “scelse la festa di San Benedetto come un simbolo ed un auspicio” . Finalmente, il vescovo “approvava e confermava l’Opera della Divina Provvidenza come Congregazione di voti semplici”. La notizia dell’evento arrivò due giorni dopo a Tortona, e volle comunicarla subito ai chierici e ai ragazzi del Santa Chiara. “Erano le dieci della mattina – ricorda don Contardi -. Ordinò che andassimo nella cappella e ci parlò del grande avvenimento. Cantammo il Te Deum con benedizione solenne. Vedevamo Don Orione sommamente contento”.


La gioia di Don Orione

Il Fondatore vedeva finalmente approvata e benedetta un’opera che gli era costata anni di inenarrabili sacrifici, fatiche e dolori, e sciolse un canto di riconoscenza e di amore: “Lascia, o Signore, che di gioie serene e di intima consolazione piangiamo silenziosamente in questo giorno, ed esultiamo e dilatiamo il cuore, poiché questo è il giorno grande della tua bontà”.
Don Orione, ai primi di aprile iniziava gli Esercizi Spirituali a Genova, nella Casa dei Gesuiti, alla Crocetta. Poi, 12 aprile 1903, giorno della Pasqua, dà la comunicazione ufficiale dell’approvazione della Piccola Opera:
“Gaudium magnum annuntio vobis. L’Opera della Divina Provvidenza è stata canonicamente approvata in Congregazione religiosa . Sit nomen Domini benedictum! (…). Comunico alle singole Case copia del Decreto di approvazione, con unita la versione italiana; e sarà letto in chiesa, in latino poi in italiano, la mattina del 19 aprile, domenica in Albis, dopo la S. Messa, nella quale possibilmente si faccia la Comunione, e, alla sera, Vespri della festa di S. Innocenzo, Vescovo di Tortona, e si preghi prosperità per il Santo Padre, per Monsignor Vescovo, per l’Opera e per me, che per obbedienza sono deputato alla santificazione delle anime vostre. Si canterà il Te Deum”.

La gioia di Don Orione continua nell’esultanza e nella riconoscenza di tutta la Famiglia orionina che si è sviluppata a partire da quella prima approvazione canonica e di quanti in questi 100 anni di storia ne hanno beneficiato.

 

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