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Messaggi don Orione
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Autore: Don Flavio Peloso, FDP
Pubblicato in: Pubblicato in: Tra noi presente. Immagini della vita di Don Orione e della sua Opera, 248 pagine, ed. Fondazione Cassa di Risparmio di Tortona,

Don Orione ha lasciato importanti le tracce urbanistiche nel territorio tortonese con numerosi edifici di uso pubblico. Ispirazione spirituale e genialità organizzativa. Alcune lezioni di grande attualità.

DON ORIONE, MATTONE SU MATTONE

PER LA EDIFICAZIONE CIVILE DI TORTONA

Flavio Peloso

 

 “Don Orione ci appare una delle personalità più eminenti di questo secolo per la sua fede cristiana apertamente professata e per la sua carità eroicamente vissuta”, come ha affermato Giovanni Paolo II nel giorno della beatificazione. “Di santi così, ne nascono uno o due in un secolo”, ha osservato il card. Saraiva Martins, Prefetto del Dicastero vaticano che si occupa dei santi. Benedetto XVI, nell’enciclica “Deus caritas est” n.40, nomina Don Orione e Madre Teresa di Calcutta come i due santi più rappresentativi della “carità sociale” della Chiesa nel XX secolo.

 

Don Orione, santo della Chiesa e personaggio storico di prim’ordine, è una gloria di Tortona. Ogni iniziativa che porti a conoscere di più Don Orione “Tra noi, presente” porta a conoscere di più anche Tortona e il suo tessuto civile e religioso.

Per motivi di studio, ho avuto modo di sperimentare che conoscere Tortona aiuta a conoscere meglio Don Orione. Ora sono anche convinto che conoscere Don Orione aiuta a conoscere meglio Tortona.

Desidero richiamare l’attenzione su di un aspetto particolare della tortonesità di Don Orione concretizzata nei numerosi edifici e istituzioni che egli ha lasciato sul territorio tortonese. Essi sono a loro modo un monumento che lo rendono ancora tra noi presente con la sua geniale intraprendenza e spiritualità.

 

Sono numerose e alcune delle quali imponenti le costruzioni realizzate in Diocesi dal santo della carità e culminate nel Santuario della Madonna della Guardia di Tortona,[1] costruito tra il 1928 e il 1931. Ci volle un bel coraggio a imbarcarsi in una simile impresa e, per di più, in una congiuntura economica di grande penuria non solo per la borsa orionina, ma per quella internazionale segnata dalla terribile depressione economica del 1929.[2]Più che di mattoni il Santuario è fatto di Ave Maria”, affermò il prete tortonese. Fu “costruito” dai suoi preti e chierici, e non per modo di dire. Vedere i preti lavorare al santuario fu uno spettacolo che incantò Tortona, mai troppo tenera con i preti, e un poco la convertì. “Preti di stola e di lavoro”, “dalle maniche rimboccate”, “contemplativi e attivi”: non erano solo slogans in bocca a Don Orione.[3]

 

Una paio d’anni dopo l’inaugurazione del Santuario di Tortona, Don Orione, che andava a celebrare nella vicina Villaromagnano,[4] venne a sapere che quella buona gente aveva un’angustia: avrebbe voluto in paese l’asilo per i propri bambini. Ma come fare? Mancavano i mezzi. Don Clemente Perlo ricorda bene che “Don Orione inviò i suoi chierici a lavorare per la costruzione del nuovo asilo di Villaromagnano”.

Fu allestita un’originale compagnia di muratori, composta da chierici che lavoravano con una specie di tonaca grezza e da paesani volenterosi, sotto la guida del “capomastro della Divina Provvidenza”, Michele Bianchi. I lavori iniziarono nella primavera del 1932; l’inaugurazione avvenne il 23 ottobre 1933. Ne uscì quella splendida e solida costruzione che ancora oggi, divenuta sede del Comune, desta meraviglia per la sua grandezza, funzionalità e bellezza.

L’epopea dei chierici-costruttori si rinnovò per la edificazione del grande ed elegante Santuario della Madonna di Caravaggio, a Fumo. I chierici passavano i mesi dell’estate 1938 su per i ponteggi, spingendo carriole, con le mani incalcinate tra sabbia, cemento e mattoni. Come riposo, avevano la preghiera e qualche ripetizione scolastica. Don Orione, per trovare i soldi necessari, chiese anche alla Madonna – quella della nicchia nella chiesa di San Michele a Tortona – di pagargli un po’ di affitto perché occupava la sua casa. E il santuario venne su, come un miracolo, inaugurato il 26 maggio 1939, bello, solido, armonioso.[5]

 

In alcuni casi, bastò il solo appoggio e incoraggiamento di Don Orione al popolo e ai sacerdoti per far splendere di nuova vita alcuni Santuari in decadimento, come avvenne per quelli della Madonna della Creta a Castellazzo Bormida, della Madonna del Lago a Garbagna, della Madonna delle Grazie a Castelnuovo Scrivia, di Monte Spineto sopra Stazzano.[6]

 

Forse perché avvezzo fin da ragazzo a maneggiare le pietre, vicino al papà selciatore, Don Orione fu anche un “genio della pietra”, un costruttore.

E’ noto che la sua vocazione è legata al voto fatto alla Madonna di ricostruire il Santuarietto della Fogliata presso Casalnoceto.[7] Promessa mantenuta. Simile patto fece per il Santuario della Madonna delle Grazie di Casei Gerola,[8] presso il quale – ridotto a magazzino – si fermava a pregare: “Mamma del cielo, aiutami a diventare prete e ti riaprirò questa casa”. Grazia ricevuta, promessa mantenuta: i due edifici religiosi furono restituiti al culto.

 

Che dire dell’Eremo di Sant’Alberto di Butrio? Si poteva affermare di esso il biblico “non rimarrà pietra su pietra”, tanta era la desolazione. Don Orione vi salì con il vescovo Bandi per una ricognizione nel 1900, perché neppure si era sicuri dove fossero le ossa del santo e degli antichi monaci. Nessun prete diocesano voleva più andarci. Buone braccia e buone anime – quella del venerabile Frate Ave Maria sopra tutti – fecero rivivere in quel luogo l’ora et labora degli Eremiti della Divina Provvidenza. Ancor oggi è una “gemma dell’Oltrepò pavese”, secondo l’espressione di Domenico Sparpaglione.[9]

 

Simile cosa avvenne per il Convento francescano di Voghera. Lì era stato accolto Luigi Orione,  piccolo aspirante. Dovette lasciare il convento e la vocazione francescana perché ridotto in fin di vita da una polmonite. Con grande commozione, nel 1928, quel convento venne in sua proprietà. Lavori in economia, grandi ideali e lo stabile fatiscente riprese vita come seminario per le vocazioni sacerdotali e missionarie.[10]

 

In altri casi, Don Orione ebbe in dono da benefattori una casa, grande o modesta che fosse, e vi sognò istituzioni che – come l’albero del Vangelo -  avrebbero accolto al loro riparo ogni genere di infermità e dolori, di piccoli, di anziani, di disabili. Ricordiamo alcuni sogni realizzati: a San Sebastiano Curone (1917), prima per orfani e poi anche per gli anziani; a Montebello nella Villa Lomellini (1932), per i “probandini” aspiranti alla vita religiosa, a Tortona, Villa Charitas (1933),[11] per orfani privi di tutto e di tutti; nella cascina “Calvina vecchia” (1934) ospitò “buoni figli” con qualche limite e buone braccia da lavoro; sempre a Tortona, fuori porta Voghera, la Villa Pedenovi (1940) fu il seme di quello che diverrà il Piccolo Cottolengo Tortonese.

 

Un’ultima tipologia di interventi di Don Orione nel tessuto urbano e sociale tortonese riguarda l’acquisto – sempre con i soldi della Divina Provvidenza[12] - e la gestione di immobili gloriosi per destinarli a fini educativi cattolici, come avvenne per la Casa oblatizia (il “Paterno”, nel 1904),[13] l’Istituto “Dante Alighieri” di Tortona (1920) e il Collegio “San Giorgio” di Novi (1924).  Sono tre istituzioni che hanno fatto la storia recente di Tortona e di un vasto circondario di paesi rendendo possibile studio, educazione, professionalità e lavoro a migliaia e migliaia di giovani.

 

Il radicamento della Piccola Opera della Divina Provvidenza di Don Orione nella vita civile di Tortona e del suo territorio continuò anche dopo la morte del Fondatore. Tra le più significative realizzazioni posteriori vanno ricordate il CentroMater Dei” e il Piccolo Cottolengo a Tortona, la Casa di riposo Don Orione a Pontecurone.

           

            Questo censimento, per quanto rapido e sommario, dà l’idea della consistenza delle tracce urbanistiche e sociali lasciate da Don Orione nel territorio tortonese.

            Di non minore importanza sono le tracce spirituali – ancora tra noi presenti – rese possibili da quegli edifici in cui si incarnavano e manifestavano.  

 

Don Orione diede un’impronta di presenza e di attività della Chiesa non riduttivamente spiritualistica, ma incarnata nei bisogni della gente. Voleva un’attività che “vada a reale e immediato beneficio del popolo, andargli incontro nel morale e nel materiale. In questo modo la vostra azione sarà non solamente efficace, ma profondamente cristiana e salvatrice. Evitate le parole: di parolai ne abbiamo piene le tasche”.[14]

Conoscendo come furono realizzate le tante opere di Don Orione, nel tortonese e altrove, si evince un’altra lezione: il rapporto con il territorio non deve essere paternalistico e assistenziale, di chi dà senza relazione, senza coinvolgimento. Per necessità e per virtù, Don Orione fu molto creativo e attento nel suscitare la partecipazione: di confratelli e di privati, di amministrazioni pubbliche e di benefattori. La collaborazione, per quanto povera e limitata - pensiamo alla raccolta delle pentole di rame rotte per la statua del Santuario della Guardia – è condizione non solo per realizzare le opere, ma anche per farle prosperare successivamente.

Le opere e il darsi da fare avevano per Don Orione un valore apologetico che egli spiegava così ai suoi chierici: “La gente vi vedrà lavorare per la Madonna e si edificherà, prenderà il buon esempio. Vedrà che siete capaci di adoperare la penna, ma anche la zappa e il piccone; vedranno che non siete capaci solo di dire dei Pater noster, ma anche di sfacchinare, di incallire le mani, di sacrificarvi per quella religione che vi preparate a predicar loro”.[15]

 

Infine, vorrei sottolineare un ultimo aspetto tanto tipico e importante per Don Orione. Egli viveva le imprese di costruzione e le attività coraggiose come una pedagogia della fede. Lanciava grandi progetti con risorse quasi nulle. Coinvolgeva alla partecipazione con beni, con il lavoro personale o anche solo con Ave Maria. Poi, così umanamente sbilanciato, animava e andava avanti con fiducia nella Divina Provvidenza che, alla fine, risultava chiaro a tutti essere stata la vera protagonista della riuscita. Don Orione raggiungeva così il suo scopo di prete: far guardare Lassù. Al Cielo, a Dio. Perché così tutto si nobilita sulla terra.

Con Cristo tutto si eleva – scrisse -, tutto si nobilita: famiglia, amore di patria, ingegno, arti, scienze, industrie, progresso organizzazione sociale: senza Cristo, tutto si abbassa, tutto si offusca, tutto si spezza: il lavoro, la civiltà, la libertà, la grandezza,la gloria del passato, tutto va distrutto, tutto muore!”.[16]

L’aver fatto risplendere su Tortona un raggio di luce divina è il più grande contributo di Don Orione e della sua Piccola Opera della Divina Provvidenza alla elevazione anche civile di Tortona.

 

Il colonnello Aristide Arzano (1866-1943), che ebbe con Don Orione tratti di grande cordialità e di stima “per il culto che ella ha per la nostra città amata”,[17] scrisse al nostro santo: “Nessun tortonese, degno di questo nome, potrà mai dimenticare quanto ella ha fatto per questa nostra città. E, lo creda, tutti abbiamo vera ammirazione ed alta stima di lei”.[18] Simili affermazioni le ascoltai, in tempi recenti, da un altro grande cultore della tortonesità, il compianto sindaco di Tortona Giuseppe Bonavoglia. Egli ripeteva quasi come un ritornello “Tortona deve riappropriarsi di Don Orione”, ritenendo che Don Orione ancora molto potesse dire e fare per il bene civile, religioso, culturale e sociale della città.        

È dunque da plaudire e da valorizzare la qualificata ed elegante pubblicazione di questo libro per avere Don Orione Tra noi presente, per continuare con lui un dialogo benefico mediante i pensieri e le immagini di queste pagine.

 


[1] G. Venturelli, Don Orione nella luce di Maria, vol. III, Il santuario della Madonna della Guardia; G. Rigo, Il Santuario-Basilica della Madonna della Guardia, Marconi, Genova 2011.

[2] Per capire le difficoltà, basti sapere che l’iniziativa quasi contemporanea del Comune e Diocesi di un Tempio votivo della vittoria a Tortona non ebbe esito proprio per problemi economici; si veda F. Peloso, Il Santuario della Madonna della Guardia e il Tempio Votivo della Vittoria a Tortona , n. 128, anno 41,  2009, p.5-18.

[3] E’ da ricordare che nel 1932, dopo l’inaugurazione del Santuario, “i nostri bravi Chierici muratori, falegnami, fabbri, sotto la direzione del nostro Michele Bianchi” lavorarono alla costruzione dell’Istituto Teologico su terreno accanto al Santuario donato dal signor Mauro Panzarasa; Scritti 92, 44. Attualmente è la sede del Piccolo Cottolengo.

[4] F. Peloso, Don Orione a Villaromagnano, “Il Popolo”, 15 maggio 2003, p.15.

[5] “La Madonna del Carmine ha pagato un po’ di affitto! La Madonna i Santuari se li fa da sé”, commentò Don Orione (Parola VIII, 231) e così poté annunciare: “Posta l’ultima tegola il 29 ottobre 1938” (Scritti 95, 246). Il santuario riprende le linee architettoniche di “una delle più vetuste chiese che sono in Milano, la veneranda e mistica Basilica di S. Vincenzo in Prato”; Scritti 81, 304.

[6] F. Peloso, Don Orione e la religiosità popolare in “Iulia Dertona”, 2/2003, pp.195-225.

[7] Era ridotto a un rudere abbandonato e – scrive Don Orione - “un fanciullo che poteva avere allora otto o dieci anni… rivolto verso la Fogliata, faceva voto che, se la Madonna gli avesse fatto la grazia di arrivare ad essere sacerdote, egli avrebbe fatto quanto era in lui, perché essa avesse la sua Chiesa”; Scritti 102, 167.

[8] “Ho acquistato una bella antica chiesa fuori di Casei Gerola, detta la Madonna di Sant’Agostino. L’altro ieri sono andato a vederla. Ci vorrà un 15 o 20 mila lire per i lavori più urgenti: è una rovina. Solo è rimasta la Santa Madonna, dipinta su di un muro, dove era l’altare maggiore”; Scritti 42, 187.

[9] Sant’Alberto di Butrio, una gemma dell’Oltrepò pavese è il titolo di un pregevole opuscolo di Don Domenico Sparpaglione riedito più volte. Si veda anche G. Florian, S. Alberto di Butrio: cronache del XX secolo, Edizioni Don Orione, Tortona, 1992.

[10] Il 25 agosto 1928, Don Orione scrive a Don Pensa: “Ho acquistato per L. 205.000 il Convento di Voghera con Chiesa” (Scritti 20, 252); “Adesso vi metterò sessanta o settanta chierici” (Scritti 57, 178).

[11] F. Peloso, Villa Charitas nella storia della carità di Tortona, “Messaggi di Don Orione”, n. 128, anno 41,  2009, p. 67

[12] La banca della Divina Provvidenza, soleva dire Don Orione, sta nel cuore e nelle tasche dei nostri benefattori: “Voi siete la mano del Signore e la borsa della Divina Provvidenza – riconobbe davanti ai benefattori di Genova nel 1934 -. Dopo Dio e la sua Madre Santissima, siete voi coloro dai quali hanno origine e possibilità di vita tante opere di bene”; Parola VI, 198.

[13] Paolo Clerici, Il difficile acquisto della “Casa Paterno”, “Messaggi di Don Orione”,   n. 121, anno 38, 2006, p. 5-38. Michele  Busi, La Tipografia “San Giuseppe” di Tortona,  “Messaggi di Don Orione”, n. 120,  anno 38, 2006, p.39.

[14] Don Orione. Intervista verità, Ed. San Paolo, Cinisello Balsamo, 2004, p.41.

[15]  Così disse Don Orione ai chierici che stavano per iniziare i lavori di costruzione del Santuario della Madonna della Guardia, il 17 aprile 1928; Parola III, 141.

[16] Scritti 53, 9.

[17] Lettera del 30.12.1922; Scritti 40, 156.

[18] Lettera del 17.10.1932; Scritti 40, 170. Cfr. Flavio Peloso, L'ambiente di Tortona nella formazione giovanile di Luigi Orione, “Iulia Dertona”, n. 83, 2001/1, p.7-26.

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