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Messaggi don Orione
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Autore: Giuseppe Bertori

Presentazione del libro
San Luigi Orione: da Tortona al mondo, Atti del convegno di Tortona (14-16 marzo 2003), Ed. Vita e Pensiero - Università Cattolica del Sacro Cuore, Milano 2004, 300 p.


PRESENTAZIONE
Un contributo attraente, paradigmatico e utile

 

 

Giuseppe Betori
Segretario Generale della Conferenza Episcopale Italiana


Un prete dall’inconfondibile fisionomia umana e cristiana, limpidamente ancorato in una profonda spiritualità e totalmente speso in un insonne attivismo, sostenuto dalla vena pulsante di una grande carità, dispiegata lungo un itinerario biografico che va dall’ultimo periodo dell’Ottocento sino alle fasi iniziali della seconda guerra mondiale: è questa la figura di don Luigi Orione, il sacerdote tortonese proclamato Santo da Giovanni Paolo II.
Per ben comprenderne l’avventura, nel contesto dello sviluppo conosciuto dalla cattolicità tra Otto e Novecento, occorre dedicarsi allo scavo in terreni svariati, concernenti sia le mutazioni negli aspetti della compagine civile, specie all’interno dei ceti marginali, nonché in quelli produttivi di nuova configurazione, sia i contraccolpi ecclesiali di nuove teorie sulla natura, i rapporti umani, i destini del mondo, le angosce e le speranze di individui e di popoli. In questo intrico di progressi e di squilibri, di domande esplicite ed insolite rivolte alla fede cristiana, don Orione si è misurato con sue proposte e attuazioni.
Nelle conoscenze di quest’uomo, che “ebbe la tempra e il cuore dell’apostolo Paolo, una geniale espressione della carità cristiana” (Giovanni Paolo II), dopo la fase di interesse più documentale e di lettura prevalentemente affettiva e devozionale, negli ultimi due decenni sono andate sviluppandosi sempre più le indagini condotte con nuova metodologia critica, prevalentemente a base storica.

Per citare alcuni momenti significativi, si può accennare anzitutto al convegno di taglio scientifico tenuto all’Università Cattolica del Sacro Cuore nel 1990. Ne risultò un prezioso volume degli Atti dedicato a La figura e l’opera di don Luigi Orione: 1872-1940 (Vita e Pensiero, 1993) cui contribuirono Giulio Guderzo, Nicola Raponi, Alberto Cova, Giancarlo Rocca, Pietro Borzomati, Aldo Gorini, Mario Taccolini, Giovanni Marchi.

Una successiva opera, Don Orione negli anni del modernismo, (Jaca Book, 2002), ha esplorato le attitudini del prete tortonese durante la crisi che il cattolicesimo attraversò all’inizio del secolo XX, ricevendone contraccolpi non facili da assorbire, ma uscendone a lungo termine con spinte ad un rinnovamento culturale non pregiudizievole dei retaggi dogmatici tradizionali. Don Luigi si mosse sul filo di delicati equilibri, coniugando fedeltà agli indirizzi magisteriali con la vicinanza a sacerdoti e laici classificati tra i “novatori”; fu esempio istruttivo della mai facile realizzazione del paolino “veritatem facientes in charitate”.

Un ulteriore passo nella ricognizione delle tracce umane del Santo è stato effettuato in un convegno di studi tenuto alla Pontificia Università Lateranense nel marzo 2002. Il filo tematico seguito negli interventi, ben reso dal titolo Don Orione e il Novecento (Rubbettino, 2003), allargava lo spettro delle ricerche sui molteplici versanti della personalità del prete tortonese e del suo intervento in snodi cruciali del “secolo breve”. Oltre alla dimensione ecclesiale, sono state esplorate le sue proiezioni nei gangli della vita della società italiana e di altre nazioni significativamente toccate dalla presenza di don Orione: Polonia, Argentina, Brasile in primis. Anche in questo caso, un qualificato manipolo di studiosi ha dato il proprio apporto per esaminare gli aspetti storico-ecclesiale, ascetico, educativo, politico, etnico-culturale, nonché quelli connessi con l’emancipazione femminile.

In questa scia, si è infine mosso il Convegno storico “Don Orione: da Tortona al mondo” tenuto a Tortona il 14-16 marzo 2003, i cui Atti qui si pubblicano. Il taglio privilegia, mediante accurate ricerche in una copiosa messe di fonti archivistiche, la ricostruzione del radicamento e del rapporto di don Orione con la realtà locale tortonese (Luca Rolandi, Giuseppe Bonavoglia, Vittorio Moro, Flavio Peloso), con la società italiana (Alberto Cova, Giorgio Vecchio, Roberta Fossati) e con la Chiesa italiana e universale (Danilo Veneruso, Annibale Zambarbieri, Angelo Bianchi). L’opera che abbiamo tra le mani costituisce un contributo attraente, paradigmatico e utile, per l’edificio di un progetto culturale, nel quale è impegnata la Chiesa italiana, che non trascuri il passato ma da questo tragga alcune coordinate di confronto, non dimentiche di precedenti positivi risultati come anche di già infruttuosi esiti.

Don Orione fu vitalmente immerso nei grandi filoni dell’ethos tipico della stagione novecentesca, che tanto pensiero e azione hanno prodotto. Ripercorrere le tappe del suo cammino è impegno di una cultura ritornata alla diaconia. Certo, occorre assecondare il ri-orientamento della storiografia, che si estende agli oggetti esaminati, ai criteri d’indagine, ai nessi con le altre scienze umane, per rendere la coesione e l’interdipendenza dei fili di una complicata rete, molti dei quali sorreggono, e comunque si intrecciano, con la vita della Chiesa, in tutte le sue componenti.
Don Orione capì questa interdipendenza, ne accettò la sfida e immerse la sua peculiare esperienza di fede e di carità nelle complesse relazioni del vivere sociale, non temendone la contaminazione e ricercandone anzi la fecondazione. Percepì parecchie istanze tipiche di un mondo nuovo, cui rivolgere la Parola divina. Intuì il valore della critica applicata ai testi cristiani; capì la preminenza dell’azione caritativa quando irrompevano tragedie naturali, ad esempio i terremoti calabro-siculo e della Marsica; sentì come dovere assoluto quello d’aiutare gli ultimi; non trascurò di considerare e d’intervenire su fenomeni quali la questione operaia, la marginalizzazione sociale delle classi povere, gli spostamenti di grandi gruppi determinati dall’emigrazione, la tenace resistenza di barriere razziali, la subalternità della donna, i laboriosi assestamenti delle nazionalità in Europa, e in altre aree, quali l’America Latina. E si potrebbe continuare, ma a rischio di debordare.

Concludo con l’invito alla lettura dei proficui contributi di studio presenti in questo libro e al proseguimento, anche per altre figure ed ambiti tematici, di un’investigazione storico-critica, onde sollecitare ripensamenti. Solo così la fede cristiana costituirà fattore di crescita nella libertà, all’interno dei rapidi e profondi mutamenti culturali della nostra epoca.
L’avventura di don Orione è eredità ancora viva nei suoi “figli”, raccolti in una Famiglia viva, agile e operosa, di religiosi e di laici, di sacerdoti e di suore, attivi nella testimonianza della carità e contemplativi dediti alla preghiera e all’assoluto di Dio. La memoria storica di San Luigi Orione, che già risulta ricca di fecondi apporti alla cultura, ci dà motivo di sperare che nuovi contributi verranno dalle nuove pagine di vita e di santità scritte da quanti, oggi nel mondo, di quella memoria sono custodi e interpreti creativi. Questo appello alla memoria viva riguarda tutti nella Chiesa in Italia, chiamata a farsi interprete di una rinnovata testimonianza del Vangelo in un mondo che cambia.

 

 

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