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Messaggi don Orione
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Nella foto: Il card. Ersilio Tonini all'incontro dei Giovani Orionini, a Tortona, 9 settembre 2001..
Autore: Diego Bianchi
Pubblicato in: Il Popolo, Tortona, settembre 2005

Intervista al Cardinale in occasione del Meeting dei giovani orionini, Tortona, 9 settembre 2001.

CRISTIANESIMO, UNA VITA ANCOR PIU' DOLCE

Intervista a Mons. Ersilio Tonini

 

Fede, cultura, intelligenza e ricerca. Il cardinale Esilio Tonini, superata la soglia dei novant'anni, guarda dritto ai problemi del mondo con lo sguardo coraggioso di sempre.

Piacentino, ricco di fede, cultura, intelligenza e ricerca, figura carismatica del mondo cattolico, da sempre impegnato in prima persona per la lotta alla fame nel mondo e nelle azioni di solidarietà, l'arcivescovo emerito di Ravenna-Cervia lascia trasparire una grande determinazione dalle sue parole. Che sono come un fiume inarrestabile di lezioni di vita, dalle quali apprendere sempre qualcosa di importante.

 

Mons. Ersilio Tonini è intervenuto al Meeting mariano dei giova­ni, a Tortona il 9 settembre 2001. Il meeting organizzato dal Movimento giovanile dell'Opera Don Orione, aveva quest'anno per tema: "I giovani con Maria per una nuova famiglia". "Sto diventando un vesco­vo zingaro perché ora occupo i miei ultimi anni giran­do il mondo, cono­scendo tanta gente e soprat­tutto tanti giova­ni", ha esor­dito nella suo apprezzatis­simo interven­to. Al termine, dono Flavio Peloso gli ha rivol­to alcune doman­de.

            Eccellenza, ha qualche ricordo di Don Orione?

            L'ho conosciuto attraverso un corso di Esercizi predicati dal vostro Don Sparpaglione. E poi ricordo il clima di ammira­zione sconfinata che respiravo ancora ai tempi del seminario. Infine ho conosciuto alcune sue opere. Un grande apostolo e santo.

            Ha incontrato i giovani del meeting di Tortona. Ha parla­to a lungo e volentieri con loro. Qual'è una cosa che sempre le preme dire ai giova­ni?

            La felicità della vita non è mai nell'abbondanza dei beni; non è questo che la fa dolce. Dico loro che la vita è una missione; è questa che rende la vita dolce. Occorre sco­prirlo.

            Oggi, cadute le grandi illusioni politiche e ideologi­che, i giovani devono resistere a tante nuove piccole illu­sioni non meno fuorvianti nella ricerca della felicità. E qui c'è la grande possibilità e la sfida per la Chiesa e per i cri­stiani: far capire che c'è una vita più dolce e più amabi­le. A proposito dei martiri cristiani, Sant'Agostino diceva: "amor dulcis vitae victus est amore dulcioris vitae"; l'amore alla dolce vita in loro fu vinto dall'amore di una vita ancor più dolce.

            Come dire che nel compito educativo vince il migliore offerente.

            Sì, e l'offerta bisogna farla soprattutto nella preadole­scenza, quanto si forma il "gusto della vita", sui 13-15 anni. E dobbiamo giocare di anticipo. Ricordo che Paolo VI insisteva sull'impegno educativo con i ragazzi di questa età. Non possi­amo aspettare a fare la propo­sta di Cristo solo quando si è formata la ragione, la capacità critica. Prima della ragione si formano i gusti. E la vita cristiana è inanzitutto da gustare. E' un peccato che molti sacerdoti e religiosi abbiano rinunciato ai compiti educa­tivi dei ragazzi e degli adolescen­ti per buttarsi nel sociale, nella presentazione razionale del cristianesimo.

            Per noi Orionini l'attività educativa è una direttrice di apostolato importante. Ci risuona il monito del Fondatore per l'educazione dei "giovani sole o tempesta dell'avvenire".

            Veramente è così. E il "sole o tempesta" si decide nel­l'adolescenza, lì tra la II e III media e poco più in là. E  dipende da alcuni fattori: 1) che il ragazzo abbia trovato sazie­tà affettiva in famiglia, dai genitori; 2) che il ragazzo sia aiutato da una comunità educativa valida, oltre la fami­glia, ove si trovi bene, si senta accettato e riconosciuto, come ad esempio l'oratorio o il gruppo giovanile; 3) che sia aiutato ad aprire il gusto delle cose belle (mi piace) al gusto della verità (è buono, è giusto); ultima fattore decisi­vo è portare all'in­contro perso­nale con il Cristo, trovare da lui una vocazione, una missione.

            Siamo al Santuario della "Madonna della Guardia". In una preghiera, che cosa chiederebbe alla Madonna di custodire nei giovani?

            La purezza del cuore, la castità. La castità poi conserva la vita, ne conserva lo stupore, ne conserva lo sviluppo futuro. Senza la castità, che è cogliersi come dono meravigli­oso e inesauri­bile di Dio, il sentirsi fatto per donare... il giovane diventa una cosa. Dopo la fugace ebbrezza del posses­so, subentra la noia e l'inutili­tà. Tratta gli altri da "co­se"; muore l'amore, si spegne lo stupore, cessa la creatività. La purezza dice a se e agli altri: sono "di più" del corpo, di quello che vedi e tocchi. E' risonanza delle profondità divi­ne della persona.

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