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Messaggi don Orione
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Autore: Aurelio Fusi

Note di Don Aurelio Fusi sul nome della Delegazione missionaria di lingua inglese

MARIA, MADRE DELLA CHIESA

 

Dopo gli incontri dei mesi scorsi e dopo le riflessioni, gli scambi di opinioni e anche qualche incertezza, che sempre accompagna i passi importanti della vita, è nata la Delegazione missionaria che raccoglie tutte quelle parti della nostra Congregazione, antiche o recenti, che sono accomunate dalla lingua inglese.

Si tratta di quattordici comunità e residenze sparse in otto nazioni ora costituiscono questa nuova realtà orionino: la Delegazione Missionaria “MARIA, MADRE DELLA CHIESA”.

Come per la nascita di un figlio i genitori pensano al nome con cui chiamare il nascituro, scegliendo tra più opzioni tutte gradite, così anche per la nascita di questa ultimogenita della Piccola Opera si è pensato al nome. Dopo la consultazione tra i confratelli interessati, i Superiori hanno deciso di chiamarla: Maria, Madre della Chiesa[1].

 

Breve storia di questo titolo mariano

Questo titolo mariano è antico nel suo contenuto e recente nella sua formulazione, soprattutto nel suo uso. E’ un titolo antico perché strettamente connesso con quello ancora più alto di Maria Madre di Dio; infatti, a motivo della sua maternità divina, e come per una estensione di questo attributo, la Vergine è divenuta anche madre di tutti coloro che credono nel suo Figlio e tramite il battesimo entrano nel vortice d’amore della Trinità e nella vita della Chiesa. I cristiani hanno sempre creduto nella maternità spirituale di Maria e l’hanno invocata come Madre dei fedeli o Madre nostra per sottolinearne la relazione personale con ciascuno di loro.

Anche se in termini non sempre espliciti, seguendo la Sacra Scrittura, la dottrina patristica riconosce la maternità di Maria nei riguardi dell’opera di Cristo e, quindi, della Chiesa. Secondo sant’Ireneo, ad esempio, Maria è “causa di salvezza per tutto il genere umano” [2] e il suo seno purissimo “rigenera gli uomini in Dio” [3]. Sant’Ambrogio afferma che “una Vergine ha generato la salvezza del mondo, una Vergine ha dato la vita a tutte le cose” [4].

Nella teologia dei Padri emerge chiaramente il ruolo materno di Maria non solo verso Cristo ma anche verso Chiesa. E come ogni madre non può limitare il suo compito alla generazione di un nuovo uomo, ma deve estenderlo alle funzioni del nutrimento e dell’educazione della prole, così si comporta la beata Vergine Maria. Dopo aver partecipato al sacrificio redentivi del Figlio, ella continua ancora dal cielo a compiere la sua funzione materna di cooperatrice alla nascita e allo sviluppo della vita divina nelle singole anime e nella Chiesa[5].

Se l’uso di questo attributo mariano è stato piuttosto raro nel passato, recentemente è diventato più comune nei pronunciamenti del Magistero e nella pietà del Popolo cristiano per esprimere quella relazione materna della Vergine con la Chiesa illustrata in alcuni testi del Nuovo Testamento. L’espressione Madre della Chiesa prima del Concilio Vaticano II è presente nel Magistero di Papa Leone XIII quando afferma che Maria è stata “in tutta verità Madre della Chiesa” (Acta Leonis XIII, 15, 302). Successivamente l’appellativo è stato usato più volte negli insegnamenti di Giovanni XIII e soprattutto di Paolo VI. Papa Montini avrebbe desiderato che il Concilio definisse Maria con questo nuovo titolo, ma di fatto la Lumen gentium al n. 53, pur enunciandone in modo inconfutabile il contenuto, si limita a dire che “la Chiesa Cattolica edotta dallo Spirito Santo, con affetto di pietà filiale la venera come madre amatissima”. Sarà proprio Papa Paolo VI, a conclusione del Vativano II e alla presenza dei Padri conciliari, a pronunciare ufficialmente la dichiarazione: “Mariam Sanctissimam declaramus Matrem Ecclesiae” [6].

E’ interessante a questo punto riportare il ricordo di Papa Benedetto XVI - allora teologo perito del Concilio - da Lui stesso narrato l’8 dicembre scorso: “Resta indelebile nella mia memoria il momento in cui, sentendo le sue parole: "Mariam Sanctissimam declaramus Matrem Ecclesiae" – "dichiariamo Maria Santissima Madre della Chiesa", spontaneamente i Padri si alzarono di scatto dalle loro sedie e applaudirono in piedi, rendendo omaggio alla Madre di Dio, a nostra Madre, alla Madre della Chiesa. Di fatto, con questo titolo Papa Paolo VI riassumeva la dottrina mariana del Concilio e dava la chiave per la sua comprensione. Maria non sta soltanto in un rapporto singolare con Cristo, il Figlio di Dio che, come uomo, ha voluto diventare figlio suo. Essendo totalmente unita a Cristo, Ella appartiene anche totalmente a noi. Sì, possiamo dire che Maria ci è vicina come nessun altro essere umano, perché Cristo è uomo per gli uomini e tutto il suo essere è un "esserci per noi” [7].  

La memoria liturgica di Maria, “Madre della Chiesa” è stata fissata all’11 di ottobre e per la celebrazione eucaristica esistono ben tre formulari di testi liturgici.

 

Il pensiero mariano di san Luigi Orione

Non solo i Padri della Chiesa e il Magistero ma anche i santi hanno invocato Maria come Madre della Chiesa. Tra i molti anche lo stesso nostro fondatore, don Orione, che commentando l’episodio della Pentecoste così affermava: “La Madonna era là e faceva come da Madre di tutti quei discepoli del suo Figlio; era fin da allora come la Madre della Chiesa, guidandola, proteggendola, confortandola nella persona del Vicario di Cristo…” [8].

E’ interessante notare che don Orione in questa pagina unisce Maria con Pietro quasi a indicare la complementarietà della loro presenza alla nascita della Chiesa. Nel Cenacolo sono presenti Maria nel suo ufficio di guidare e di proteggere e Pietro il cui servizio istituzionale è anch’esso di guida e, in un certo modo, di protezione. “La Madonna era là a capo degli apostoli. A capo morale, perché c’era Pietro con il primato datogli da Gesù Cristo” e poi aggiunge ancora: “Lei che è Madre di Gesù, che è Madre nostra, lo sia, specialmente in questi tempi, della Chiesa compiendo quell’opera di restaurazione e di pace universale che richiami alla fede di Pietro i peccatori, i freddi e quelli che non sono uniti, per tante ragioni storiche, religiose e politiche, alla Chiesa di Roma… faccia sentire la sua voce di madre a tutte le anime che hanno bisogno, o che sentono come un segreto bisogno, di ritornare a Cristo e alla sua Chiesa, di cui è Madre la Madonna” [9].  

Don Orione in questa pagina accenna, più con le parole della contemplazione che della teologia, a quella parte della dottrina ecclesiologica sviluppata dal grande teologo Hans Urs von Balthasar del principio mariano e del principio petrino nella Chiesa. Anche se Maria non è tra i discepoli che Gesù ha inviato ad annunciare il vangelo, tra il suo ruolo nel mistero della salvezza e quello istituzionale di Pietro vi sono delle complementarietà che rendono il servizio della prima e del secondo strettamente necessari per la Chiesa. Non dobbiamo, quindi, intendere il servizio petrino e quello mariano come due ministeri ecclesiali indipendenti e paralleli, ma, al contrario, strettamente connessi. Infatti, come la professione di fede di Pietro a Cesarea di Filippo (cfr Mt 16,16) conferma lungo i secoli la fede della Chiesa pellegrinante, così il fiat di Maria, pronunciato nella semplicità di Nazareth (cfr Lc 1,38), è esempio di fedeltà per l’intero popolo cristiano. E come Paolo è e vuole essere chiamato ministro di Cristo (cfr 1Cor 9,1; 2Cor 1,1), così Maria è e vuole essere chiamata “serva del Signore” (Lc 1,38). Sussiste un parallelismo di imitazione o di esemplarità tra la Vergine e i due grandi apostoli che evidenzia la tipologia di Maria non solo sulla Chiesa nel suo insieme ma anche sulla gerarchia[10].

Infine, nella riflessione di don Orione si fa menzione ad un altro parallelismo: Maria e Pietro presiedono, con compiti e modalità diverse, all’anelito di unire la Chiesa, al fine di renderla un solo ovile sotto un solo pastore. L’ecumenismo ha come attori principali Maria che continuamente indica Cristo e Pietro la cui fede è esemplare per tutti i cristiani.

La filiale devozione mariana fa comprendere a Don Orione quello che, Paolo VI affermerà nella sua Marialis cultus: "la venerazione verso l'umile ancella del Signore... diverrà, sia pur lentamente, non un ostacolo, ma tramite e punto di incontro per l'unione di tutti i credenti in Cristo" (n.33). Don Orione ci ha lasciato preziosi accenni di questa medesima convinzione[11].

Nel 1924 parlando a Campocroce, il nostro Fondatore osserva: "L'Oriente si distaccò dal Papa, ma non seppe distaccarsi dalla Madonna, che fa sì che le sue immagini operino prodigi. Forse sarà questo come un ponte per una eventuale unione con i dissidenti[12].

Ancora una volta, come accade per altri titoli mariani utilizzati dal nostro fondatore, la sua devozione alla Madonna e i titoli con i quali a Lei si rivolge, sono il frutto di una dottrina solida, in sintonia con la tradizione e il cammino della Chiesa.

 

Maria Assunta in cielo è la chiave interpretative della sua maternità sulla Chiesa

Siccome Maria è Assunta in cielo, la sua maternità spirituale trascende lo spazio e il tempo e appartiene alla storia universale del popolo cristiano. La Madre del Signore è sempre vicina alle vicende della Chiesa con la sua materna assistenza e coopera, con una carità senza limiti, alla nascita e allo sviluppo della vita divina nel cuore dei credenti. “Questa verità, per libero beneplacito del sapientissimo Iddio, fa parte integrante del mistero dell’umana salvezza; essa, perciò, deve essere ritenuta per fede da tutti i cristiani” [13].  

L’assunzione rappresenta teologicamente la chiave interpretativa per comprendere la maternità di Maria sulla Chiesa e le modalità che l’accompagnano. La Vergine, infatti, nel suo stato glorioso non è più soggetta ai limiti dello spazio e del tempo e, analogamente a Cristo risorto, può rendersi a noi ovunque presente. Quindi la strada obbligata per un sano discernimento teologico sulla maternità di Maria è il riconoscimento oggettivo della sua assunzione alla gloria celeste in corpo e anima, ovvero nell’integrità della sua persona; slegata da condizionamenti temporali e spaziali, agisce positivamente e concretamente per la crescita della Chiesa in ogni sua forma di vita. E come ogni presenza del Signore, compresa quella sacramentale, si compie nello Spirito e mediante lo Spirito, così anche la presenza della Vergine, conformata al Figlio suo risorto con la gloria dell’assunzione, si attua nello Spirito Santo. E’ una presenza pneumatica, vero carisma dello Spirito, resa possibile dalla condizione gloriosa di Maria.

Infine, la presenza di Maria è una presenza tipica, più forte del semplice concetto di modello e di esempio. “Significa che l’archetipo, Maria, si impegna personalmente a compiere negli altri membri della comunità ecclesiale ciò che il Cristo ha realizzato tipicamente in lei” [14]. Il tipo, quindi, non si riferisce ad un’immagine statica da osservare per poi imitare, ma contiene in sé una spinta dinamica, una forza salvifica trasformante.

 

Sostenuti e confortati da questa presenza, continuiamo con gioia il nostro quotidiano cammino nella certezza che la Madre del cielo ci guida e ci protegge.

Ave Maria, Madre della Chiesa, e avanti!

 

Vedi anche: Don Orione parla della Madonna di Lourdes

 


[1] . Cfr F. PELOSO, Lettera di presentazione della nuova Delegazione missionaria, 4 agosto 2006.

[2] IRENEO, Ad.Haer. 3,22,4; PG 7,959

[3] Ibidem, 4,33,11; PG 7,1080.

[4] AMBROGIO, Ep. 63,33; PL 16,1198

[5] Cfr PAOLO VI, Esort. Ap. Signum Magnum, 13 maggio 1967, AAS 59 (1967) 467-468.

[6] PAOLO VI, All. ad Conciliares Patres, Post duos menses, 21 novembre 1964: AAS 56 (1964) 1015.

[7] BENEDETTO XVI, Omelia nel quarantesimo anniversario della conclusione del Concilio Ecumenico Vaticano II, 8 dicembre 2005.

[8] L.ORIONE, Don Orione nella luce di Maria, 483.

[9] Idem.

[10] Cfr A. FUSI, Ha creduto meglio degli altri, Milano, 1999, 194-196.

[11] PELOSO F. Devozione mariana, il profumo della pietà.( Messaggi di Don Orione, n.70), in particolare p.30-34; Idem, Don Orione, un vero spirito ecumenico, Roma, 1997, p.87-90.

[12] Riunioni, p.66.

[13] PAOLO VI, Signum magnum, 468. Giovanni Paolo II, nell’Enc. Redemptoris Mater dedica l’intero capitolo II al tema della Madre di Dio al centro della Chiesa in cammino e sottolinea l’esemplarità di Maria soprattutto nella questione ecumenica.

[14] E. SCHILLEBEECKX, Maria, Madre della redenzione, Catania, 1970, 136-137.

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