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Messaggi don Orione
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Nella foto: Il card. Giovanni Coppa al Santuario della Madonna della Guardia, Tortona 29 agosto 2015.
Autore: Giovanni Coppa



OMELIA DEL CARDINALE GIOVANNI COPPA


Tortona, 16.V.2010 - Solennità di S.Luigi Orione


1.Eccellenza Reverendissima, Rev.mo P.Flavio, Direttore Generale dei Padri Orionini, prediletti ospiti delle opere qui volute dal Santo, carissimi fedeli di Tortona e pellegrini!
Sono commosso e lieto di celebrare con voi la solennità di S.Luigi Orione, lo straordinario eroe della carità, che volle solo essere "l'asinelio di Dio", "il facchino della Provvidenza", il "pazzo della carità", meno di uno "straccio". Il suo ideale fu di "non saper vedere e amare nel mondo/ che le anime dei nostri fratelli Vanirne di piccoli,/ anime di poveri,/ anime di peccatori,/ anime di giusti,/ anime di traviati,/ anime di penitenti,/...anime sottomesse al dolore,/ ...anime smarrite che cercano una via,/ anime dolenti che cercano un rifugio o una parola di pietà,/...tutte amate da Cristo".
Don Orione volle che la sua "Piccola Opera della Divina Provvidenza fosse una "dinamite della carità": essa fu canonicamente approvata il 21 marzo 1903, ma già iniziata quand'era ancora seminarista al servizio del duomo di Tortona, e poi cresciuta e via via diffusa in varie parti d'Italia, in Brasile, in Argentina, in Terra Santa e poi nei cinque continenti.
Già nell'aprile 1897, a venticinque anni, aveva scritto: "Mi pare che il nostro Signore Gesù Cristo vada chiamandomi ad uno stato di grande carità...Sento un grandissimo bisogno di gettarmi sul cuore del nostro caro Signore crocifisso e di morire, amandolo e piangendo di carità... Sento che ho bisogno di correre per tutta la terra e per tutti i mari e mi pare che la carità immensa di nostro Signore darà vita alle terre e ai mari, e tutti chiameranno Gesù Cristo".

2. La festa del Santo è perciò la festa della carità. Mancherebbe il tempo di riassumere la vita del Santo: ricordo solo le traversìe subite fin dal suo primo oratorio; le ostilità incontrate in tanti ambienti; l'eroismo tra le vittime dei terremoti di Messina, nel 1908, e della Marsica nel 1915, specie tra gli innumerevoli orfani, cui diede riparo, vitto, educazione; le fondazioni dei "Piccoli Cottolengo" in Italia e oltre Oceano, dove si domanda "a chi entra non se abbia un nome, ma soltanto se abbia un dolore": fui due anni fa nel Piccolo Cottolengo di Milano per il 75° e vidi quale atmosfera di serenità, di amore, di gioia sia in quel "transatlantico della carità", come lo definì l'arcivescovo Mons. Montini.
E' impossibile poi nominare tutte le opere da Lui volute nella sua vita, donata agli altri, spesso saltando i pasti, dormendo per terra o su un gradino d'altare, avendo ceduto il letto all'ultimo arrivato: aveva detto di voler "morire d'in piedi'. Le sue furono opere di carità intellettuale (scuole, stampa, predicazione, per la lotta contro l'ignoranza religiosa e le "ideologie fatali"); di carità apostolica (parrocchie, oratori, centri giovanili, missioni popolari, missioni estere), e di carità materiale (Piccoli Cottolengo, case di carità, ospedali, ospizi, collegi, orfanotrofi, centri per mutilati di guerra, scuole per subnormali, lebbrosari, case per giovani operai [cfr.A.Gemma. Don Orione, un cuore senza confini, p.472]).

3. La Liturgia della Parola di questa Messa in onore del Santo ci presenta le pagine più alte del Nuovo Testamento sulla carità.
Nella La Lettura, Paolo, nel suo ultimo e commovente incontro con gli anziani della chiesa di Efeso, riassume quello che aveva fatto in mezzo a loro con una dedizione totale, senza cupidigia, lavorando per non essere di peso a nessuno, sempre memore delle parole di Gesù: "C'è più gioia nel dare che nel ricevere" (At 20,35). Anche Don Orione aveva cercato questa gioia: "Ho bisogno, Signore, della tua gioia, una gioia...al di sopra di noi stessi e di tutte le cose: immensa gioia!".
Nella II.a Lettura, tratta dalla La ai Corinzi, S.Paolo innalza il "cantico della carità", che non ha eguali nella letteratura di tutti i tempi. Invece di cercare la sapienza mondana, Paolo ricorda a quella comunità che una vita senza amore è nulla; ciò che conta è solo la carità altruistica, gratuita e disinteressata, com'è l'agape che viene da Dio, perché Dio ci ha amati per primo con una carità folle, e, nonostante che gli fossimo nemici, ci ha donato il Figlio, che si è abbassato, spogliato, annichilato fino a morire su una Croce per rifarci figli dì Dio.
Oggi, solennità dell'Ascensione in Italia, questo immenso amore di Gesù per noi viene premiato dal Padre Celeste, che accoglie il Figlio per collocarlo sul suo trono di gloria in Paradiso; e il Figlio gli viene incontro, come cantano alcuni antichi inni liturgici,:mostrandogli le ferite delle mani e del costato, le piaghe dell'amore che ha salvato il mondo. Se Lui ci ha amati tanto, anche noi dobbiamo amarci gli uni gli altri: con una carità paziente, benigna, non invidiosa, una carità che tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta (cfr.ICor 12,4.7).

4. S.Paolo ci chiede l'eroismo della carità, e le sue parole sono come il ritratto di Don Orione, che aveva scritto: "Che io non dimentichi mai che il ministero a me affidato è ministero di misericordia, e usi coi miei fratelli peccatori un po' di quella carità infaticata, che tante volte usaste verso l'anima mia, o gran Dio". Per questo perdonò tutto e tutti, specialmente chi aveva gettato ombre sulla sua Congregazione; corse dietro ai più poveri dei poveri; usò con tutti pazienza, comprensione, affetto, con il sorriso sul suo volto ruvido dai grandi occhi, facendo ritrovare a tanti avversari la fiducia nella Chiesa.
Aveva perfino trasformato in contenuto cristiano i proclami demagogici del momento, come l'appello ai "proletari della risaia", dove scriveva: "In piedi!...Nel nome di Cristo, che è nato povero, vissuto povero, morto povero; che tra i poveri visse, che lavorò come voi, amando i poveri e quelli che lavoravano nel nome di Cristo, è suonata l'ora della vostra riscossa".
A quanti ha riacceso la nostalgia di Cristo, attirandoli con le buone maniere, con la bontà, con la dolcezza! E Don Orione ha saputo compiere tali eroismi applicando alla lettera le parole del Vangelo, che abbiamo udito: "Ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a me" (Mt 25,40).
La dinamite della carità nasceva per lui dall'impegno di servire Cristo, nei piccoli, nei giovani, nei malati, negli emarginati, come avevano fatto i suoi grandi modelli, Don Bosco e il Cottolengo. Come quest'ultimo, Don Orione poteva dire: "I poveri sono i nostri padroni". Il suo spendersi per le miserie umane nasceva dal fatto che egli vedeva nei sofferenti il volto di Cristo crocifisso.

5. Carissimi fratelli e sorelle. Vi ho detto cose che conoscete meglio di me. E ho solo sfiorato quel "cuore senza confini" che è stato Don Orione. La sua attività, il suo insegnamento, le sue aspirazioni comprendono tutti gli orizzonti della Chiesa. Oltre alla carità, egli ha brillato per l'umiltà e la piccolezza, manifestata anche nei nomi da lui scelti: piccola, la sua Opera della Divina Provvidenza, piccoli i suoi Cottolengo; questo perché volle sempre vivere nell'ombra del suo amato Gesù, come aveva pregato: "Viviamo in Gesù!/ Perduti nel suo Cuore, affocati d'amore,/ piccoli, piccoli, piccoli: semplici, umili, dolci".
Inoltre, la sua devozione a Maria meriterebbe da sola un'omelia, tanto fu filiale, tenera, concreta. Don Orione mise Maria al centro della sua attività, e costruì o restaurò per Lei chiese e santuari monumentali, tra cui questo, dov'egli riposa in attesa della risurrezione. Ancora, i sacerdoti furono la pupilla dei suoi occhi, come li volle formare nelle sue case: in questo Anno Sacerdotale si dovrebbe solo parlare di questo tema.
Infine, Don Orione ha amato il Papa di un amore unico, esclusivo, obbediente fino alla lettera: anche qui, egli ha da parlarci molto seriamente, oggi, quando certuni si impancano a sindacare l'operato del Papa, mentre il Santo si è sempre fatto guidare da un grande, eroico amore al Papa: senza questa impronta "papalina", come diceva, non lo si può capire; e i Papi, come Leone XIII, come S.Pio X, Pio XII, e fino ad oggi, lo hanno stimato e incoraggiato.

6. In un mondo che muore per mancanza di amore, e che è diventato indifferente alla sofferenza, Don Orione ci fa riscoprire e vivere la carità di Cristo.
Ai suoi figli, che oggi nel mondo si trovano davanti a tante situazioni analoghe, forse anche più tristi di quelle del suo tempo, sia per catastrofi naturali di dimensioni finora sconosciate, sia per l'abbandono in cui vivono persone sole e sfruttate - rifugiati, extracomunitari, lavoratori in nero, disabili, vittime di morbi tuttora inguaribili - Egli insegna che il solo rimedio per elevarle è l'amore di Cristo.
E a tutti noi chiede di dare il primato alla carità, di fare il bene, sempre, e mai il male, anzi di vincere il male col bene, con la fantasia della carità, con la dolcezza delle maniere, col sorriso quando non si può fare altro, ispirandoci solo e sempre all'amore di Cristo.
In questa festa dell'Ascensione al Cielo, dove Cristo regna mostrandoci quanto ci ha amati, don Orione ci ripete: "Viviamo per Gesù!/ Tutti e tutto per Gesù;/ niente fuori di Gesù,/ niente che non sia Gesù,/ che non porti a Gesù,/ che non respiri Gesù!". Carissimi, così sia, davvero così sia!

 

 

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