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"Don Orione: l'amicizia di Don Bosco continuata da Don Rua". " /> Messaggi Don Orione
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Nella foto: Valdocco 1889: Don Michele Rua al centro della schiera di allievi, tra i quali Luigi Orione.
Autore: Flavio Peloso

Dal 29 ottobre al 1° novembre 2010 si è tenuto al “Salesianum” di Roma il Congresso Internazionale di Studi della Società Salesiana con il titolo “Don Rua nella storia” , in occasione del centenario della sua morte (6.4.1910). Riportiamo un estratto senza note della relazione del superiore generale Don Flavio Peloso su "Don Orione: l'amicizia di Don Bosco continuata da Don Rua".

Don Orione: l'amicizia di Don Bosco continuata da Don Rua

  di Don Flavio Peloso

 

SENSO E CONSISTENZA STORICA DELLA RELAZIONE TRA DON RUA E DON ORIONE

Fin dal primo accenno di richiesta, giuntomi da Don Francesco Motto, di un contributo sulla relazione di Don Rua con Don Orione, ho risposto subito di sì, mosso da istinto e da responsabilità di orionino, ben sapendo quanto Don Rua sia stato importante per Don Orione e per i primi avvii della nostra Congregazione.

È stata un'occasione di studio per mettere in luce gli elementi concreti che fondano l'importanza della relazione Don Rua - Don Orione che, pur nota in termini generali nell'ambiente salesiano e orionino - rischiava di perdere la consistenza storica.

Ad una prima ricerca d'archivio, gli autografi di Don Rua, pochi, e di Don Orione, molti, sul tema della loro relazione è venuto a confermare l'opportunità di ricostruire tale relazione. Dalla loro prima lettura venne subito anche il titolo dello studio che dovetti indicare a Don Motto ancor prima di averlo sviluppato: Don Orione: l'amicizia di Don Bosco continuata da Don Rua. Di fatto, esso riassume il senso e il contenuto della relazione come emersa poi dallo studio.

Anche in questo segmento di vita dei due grandi Santi, Don Rua e Don Orione, si esprime la caratteristica, spirituale e apostolica, del primo come “continuatore di Don Bosco” e del secondo come “figlio spirituale di Don Bosco”. Don Orione considerò una grande grazia il poter prolungare con Don Rua la sua figliolanza spirituale con Don Bosco, vissuta nei tre anni trascorsi a Valdocco e suggellata da quel "Noi saremo sempre amici". che Don Orione mai dimenticò.

A me sedicenne Don Bosco disse, avanti di morire: « Noi saremo sempre amici ». Durante tutta la mia vita, ho cercato di non essere indegno dell'onore di sì grande amicizia ”; Scritti 53, 58. Raccontò e commentò più volte questo episodio. NOI SAREMO SEMPRE AMICI . Io non ho mai dimenticato questa grande e santa parola che Don Bosco mi rivolse, quest'espressione d'amore paterno e spirituale, questo attestato che Don Bosco mi diede l'ultima volta, credo, che mi sono confessato: Noi saremo sempre amici! Quante volte mi sono trovato in mezzo a tante peripezie, altrettante volte mi sono sentito confortare da queste parole che mi rimasero scolpite nel cuore: Noi saremo sempre amici! (…) La nostra Congregazione è una piccola pianticella, a paragone di un cedro quale è la pianta e l'opera di Don Bosco. Non disse: io e te saremo sempre amici; disse: Noi saremo sempre amici! Questo NOI trascende dalle persone e passa nelle due Congregazioni. Siate sempre i piccoli e, nella gratitudine del cuore, siate sempre i grandi amici di Don Bosco e di quelli che vanno perpetuando nel mondo l'Opera di Maria Ausiliatrice, di Don Bosco, l'Opera che la Divina Provvidenza ha affidato ai Figli di Don Bosco! ”. (Parola del 31 gennaio 1940 (un mese avanti la morte di Don Orione), XII, 73).

Don Orione non perdeva occasione per attestare che Don Rua fu il suo “ confessore ”, “ padre dell'anima ” “ consigliere ”, “ direttore spirituale per parecchi anni ”. Il fatto era noto nell'ambiente salesiano tanto che – ricorda Don Orione - “Don Gusmano ( segretario di Don Giulio Barberis e poi segretario del Consiglio generale della congregazione; dal 1911 al 1935 fu a capo dell'archivio storico salesiano ) mi diceva: ‘Tu hai il tuo cardinale protettore”.

La paternità di Don Rua verso Don Orione si estese, anche oltre la persona dell'ex allievo, di Don Orione, alla Congregazione che questi andava fondando e formando. Infatti, il contenuto principale del ministero di paternità esercitato da Don Rua verso il giovane fondatore fu proprio la sua nascente Congregazione, con orientamenti e consigli pratici che Don Orione fece propri come tesoro prezioso e provvidenziale. Il molto di salesiano che passò, ed è presente, nella Congregazione orionina venne tramite la paternità/figliolanza di Don Bosco con Don Orione e continuata da Don Rua.

Sarà compito di questo studio la ricostruzione del tessuto di vita tanto significativo e fruttuoso attingendo dati, fatti e parole dal materiale presente soprattutto nell'Archivio Don Orione di Roma (ADO), perché dall'Archivio salesiano relativo a Don Rua ben poco è emerso.

 

LE FONTI DI STUDIO

In Archivio Don Orione sono conservati alcuni autografi di Don Bosco e di Don Rua che Don Orione tenne con sé quasi come reliquie preziose.

A parte le sole due lettere autografe complete di Don Rua indirizzate a Don Orione, i rimanenti autografi riguardano altre persone con le quali Don Orione era in relazione e che gliene fecero dono. Il fatto che Don Orione conservasse questi autografi, rivolti ad altre persone, indica che la sola ragione della loro custodia era la devozione e l'affetto filiale verso gli autori.

Un buon numero di autografi di Don Rua contengono i ringraziamenti per offerte ricevute. (Elenco omesso)

È molto più copiosa la documentazione riguardante la relazione tra Don Rua e Don Orione presente negli Scritti di Don Orione e nei volumi della Parola raccolta da viva voce e annotata dai suoi discepoli. Sono innumerevoli i brani con ricordi di Don Rua e dell'ambiente salesiano ( Ho contato 158 ricorrenze del nome Don Rua negli Scritti e 117 nella Parola ). Vanno poi aggiunte le molte testimonianze provenienti da persone e da fonti di ambiente orionino.

Molte altre notizie sono presenti nella corrispondenza di Don Orione con altri Salesiani che, oltre a trattare temi particolari, contengono sempre ricordi e riferimenti a Don Bosco e Don Rua. Sorprende incontrare in Archivio la raccolta delle Circolari di Don Rua e poi riscontrare che venivano spesso citate negli scritti di Don Orione.

Vanno anche tenuti in conto altri documenti non di tipo verbale, ma ugualmente significativi, come reliquie e immaginette. Su una foto di Don Rua, Don Orione disegnò di suo pugno un'aureola già nel 1911.

 

LA STIMA DI DON RUA VERSO IL GIOVANE FONDATORE TORTONESE

È poco il materiale documentario di Don Rua per ricostruire adeguatamente la sua stima e i sentimenti verso Don Orione. Però si può dedurre da molti dati oggettivi e, soprattutto, di riflesso, dalle informazioni e dall'apprezzamento che Don Orione ha verso di lui.

Innanzitutto, il fatto che la relazione tra i due sia continuata, cordiale e concreta, fin sul letto di morte di Don Rua, indica la considerazione che il successore di Don Bosco, pur oberato da tante occupazioni e infinite relazioni, aveva verso l'Ex allievo di Valdocco e poi giovane fondatore.

Risultano conservate due sole lettere autografe di Don Rua a Don Orione. Ciò è dovuto al fatto che Don Orione frequentava personalmente Don Rua, a Torino, come egli stesso attesta più volte. Inoltre, Don Orione cominciò a conservare un vero e proprio archivio personale e di congregazione solo dopo il periodo trascorso a Messina (1908-1912) impegnato nei soccorsi e nella ricostruzione come vicario della Diocesi.

Le due lettere di Don Rua, entrambe del 1907 e dunque al concludersi della vita del Beato, lasciano comunque intravedere chiaramente la consuetudine, la stima e gli affetti che intercorrevano tra i due.

  La prima lettera, del 1 gennaio 1907, è occasionata da un mancato incontro a Valdocco. La paternità di Don Rua verso il “ mio caro Don Orione ” è nutrita di “ vero affetto ” e si manifesta tutta nel suo desiderio di “ consolarmi alquanto udendo il bene che vai facendo e la gloria che il Signore riceve per mezzo di un nostro allievo ”.

La seconda lettera, del 23 agosto 1907, è in risposta a una lettera di Don Orione del precedente 8 agosto. Di essa colpisce come la relazione tra i due santi sia allargata alle rispettive congregazioni. Don Rua ringrazia Don Orione e “ tutti i tuoi dipendenti per le preghiere e Sante comunioni che fanno per la mia povera persona e per la nostra Pia Società ” e, a sua volta, assicura che “ non mancherò di pregare il buon Dio perché ad intercessione di Maria Ss.ma Ausiliatrice e del suo fedele Servo il Venerabile nostro Padre Don Bosco benedica te e l'Opera della Divina Provvidenza”.

 

DIRETTORE DEI COOPERATORI SALESIANI DELLA DIOCESI DI TORTONA

Don Rua fu il grande promotore dei Cooperatori salesiani tessendo una rete di iniziative per formarli al bene e alla collaborazione con la Famiglia salesiana.

Anche Don Orione fu coinvolto in quest'opera. Già nel settembre 1893, a Valsalice, partecipò al Primo Congresso dei Direttori dei Cooperatori salesiani. Don Stefano Trione (protagonista dello sviluppo dei Cooperatori salesiani) avrebbe voluto mettere Orione, ancora chierico di 21 anni e per di più già fondatore di un collegio, a capo di un nucleo di Cooperatori salesiani di Tortona. D'accordo con il Rettore del seminario di Tortona, Mons. Giovanni Novelli, Don Orione non poté accettare. Ciò gli diede occasione di manifestare a Don Trione i suoi sentimenti concludendo: “ Preghi per me e pe' miei birichini, sono anch'io un povero figlio di D. Bosco... ed è anche questo pensiero fra mezzo alle persecuzioni mi conforta e mi anima al bene!” .

In seguito, nel 1902, lo stesso Don Rua elesse Don Orione come Direttore Diocesano dei Cooperatori Salesiani della diocesi di Tortona. In una comunicazione a tutti i Cooperatori della Diocesi si legge: “A nome del Rev,mo Sig. Don Rua, Successore di Don Bosco, avvertiamo tutti i Cooperatori Salesiani della Diocesi che dallo stesso Rev.mo Don Rua venne eletto a Direttore Diocesano dei Cooperatori il Sac. Orione Luigi”. Questa volta lo stesso Vescovo di Tortona incoraggiò l'eletto ad accettare l'incarico: "Faccio voti perché la Diocesi Nostra sia una rete di Cooperatori Salesiani, ché il vero bene non nuoce, anzi favorisce le opere già esistenti. Perciò accetta pure il santo incarico di Direttore Diocesano".

Don Orione aveva copia del Diploma e Regolamento dei Cooperatori Salesiani di Don Bosco .

Don Orione lasciò questo incarico nel 1912, essendo Vicario generale a Messina e Padre di una già sviluppata Congregazione, ma assicurò: “ Io sarò sempre felice di appartenere a detta pia Associazione e, se non potrò fare altro, metto disposizione di essa la tipografia della Provvidenza, intendendo che sempre si presti a stampare gratuitamente tutto ciò che può occorrere, come inviti per Conferenze ecc., poiché non dimenticherò mai il bene ricevuto dal ven.le Don Bosco e dai Salesiani”.

 

VICINO NELLA MALATTIA E MORTE DI DON RUA

Nonostante la straordinaria capacità di lavoro e una struttura fisica all'apparenza gracile ma resistente, la salute del Beato andò progressivamente indebolendosi. Sotto il peso degli anni, fu costretto a letto. Il suo aiutante, il beato Filippo Rinaldi, lo assistette fino all'ultimo.

Don Orione si trovava a Messina, impegnato come Vicario generale nei soccorsi dopo il terremoto del 28 dicembre 1908. Durante i brevi ritorni al Nord Italia, don Orione passò varie volte a incontrare l'illustre infermo. Ne abbiamo traccia in varie corrispondenze.

Si teneva informato dell'antico maestro e guida. Chiese notizie a Don Filippo Rinaldi il quale, con un telegramma del 30 marzo 1910 indirizzato a Don Orione Vicario Messina, lo avvertì: “Don Rua stazionario come mese fa ricevette viatico divozione. Rinaldi”.

Appena seppe dell'aggravamento della sua salute, Don Orione scrisse subito a Don Sterpi: “ Caro Don Sterpi, fate cominciare una novena: c'è Don Rua grave assai. Forse morrà: ho questo pensiero. Conto andarci a vederlo ”. E partì per Torino.

Ricordò poi con particolare commozione quest'ultima visita fatta a Don Rua. “ Quando si ammalò, essendo io a Messina, telegrafai a Torino per chiedere se, partendo subito, avrei ancora potuto vederlo vivo. Mi fu risposto di sì; presi il treno e partii per Torino. Mi accolse sorridendo, Don Rua, e mi diede la sua benedizione specialissima per me e per tutti quelli che sarebbero venuti alla nostra Casa. Vi assicuro che era la benedizione di un Santo ”.

Don Rua morì nella notte tra il 5 e il 6 aprile 1910, sussurrando una giaculatoria insegnatagli da don Bosco quando era un ragazzino: “Cara Madre, Vergine Maria, fate ch'io salvi l'anima mia”.

Appena saputa la notizia, inviò un telegramma a Don Rinaldi (terzo successore, morto nel 1931, beato nel 1990): “ Antico alunno del Venerabile Don Bosco mi unisco ai Salesiani nel piangere la morte di Don Rua che mi fu padre spirituale indimenticabile. Qui preghiamo tutti, Sac. Orione ”.

Don Orione seppe, forse dai salesiani di Messina, che c'erano difficoltà per la concessione della sepoltura privilegiata di Don Rua a Valsalice. Con un telegramma del 9 aprile a Don Rinaldi, offre se necessario il suo aiuto: “ Se sorgessero difficoltà per deporre Don Rua Valsalice, voglia telegrafarmi, facilmente potrei aiutarli. Orione ”.

Per Don Orione fu un grande sacrificio non potere salire da Messina a Torino per partecipare ai funerali di Don Rua. Avrebbe voluto almeno scrivere e pubblicare subito qualcosa su di lui. A Don Sterpi, il 13 aprile 1910, chiede: “ Mandatemi tutti i giornali che parlano di Don Rua, e vedete intanto di provvedervi il cliché” . Passato però un mese, rassegnato dovette informare: “ Non posso mandarvi l'articolo su Don Rua; non m'è venuto, e non ho tempo. Potreste stampare il foglietto e rimandare l'articolo ad altra volta, prendendo occasione di un funerale oppure della solita festa che a lui si faceva per S. Giovanni 24 Giugno e che faremo per D. Rua ”.

 

DON ORIONE RITENEVA DON RUA SANTO

Don Orione ebbe stima di Don Rua come di un santo mentre egli era ancora vivente e, subito dopo la sua morte, cominciò a manifestare questa convinzione.

La prima sorprendente testimonianza è del luglio 1911. In un bollettino a stampa di Messina ove si dà notizia della morte di Don Michele, riportandone la fotografia, Don Orione disegnò attorno al capo del suo amato maestro un'aureola. Accanto quasi a dare autorità questa aggiunta, scrisse di suo pugno: “ Messina, 31 luglio 1911. Sac. Luigi Orione ”.

Quando il 19 marzo 1912, Don Orione emise i voti perpetui, nella formula da lui stesso preparata, tra i vari santi che invoca come testimoni e intercessori, nomina anche Don Rua servo di Dio.

Annovera Don Rua nel numero di santi che ebbe la grazia di incontrare e che poi tali furono riconosciuti dalla Chiesa. “ L'aver io incontrato Don Bosco sui miei passi, non è un dono di Dio? L'aver avvicinato Don Luigi Guanella, Don Michele Rua, Pio X e altri, non sono doni di Dio? ”. Ma la lista poi si fece ben più lunga!

In molte occasioni, Don Orione ha congiunto il ricordo della santità di Don Bosco con quello della santità di Don Rua, percependo in lui un “altro Don Bosco”, come più volte è stato definito, e “altro” anche nel senso di “diverso” da Don Bosco, “ di diversa statura e anche di diversa fisionomia morale ”, come ebbe a dire Don Orione. Continuità e diversità tra i due santi sono espresse anche nei ricordi e valutazioni di Don Orione. Da una parte, viene rimarcata l'assoluta consonanza spirituale: “ Se c'era uno che vivesse lo spirito di D. Bosco, era proprio d. Rua ”. Dall'altra, ne coglie la diversità umana e spirituale: “ Don Bosco e Don Rua: il primo, il santo dalle virtù grandi, l'altro dalle virtù, per così dire, piccole. Grandezza di Don Bosco, santità di Don Rua ”.

Ricordando “ quei benedetti tre anni passati a Valdocco ”, Don Orione immancabilmente sottolineava il fulgore di santità di cui restò illuminato per sempre. Affermava “ Da Don Bosco ho conosciuto una generazione di Santi” . In altra occasione: “ Viveva Don Bosco; dalla sua bocca uscivano parole, che solo sgorgano dal cuore dei Servi di Dio e dei Santi. Primeggiava, fra questi, Don Rua ”. “ Aveva un carattere ardentissimo ed era poi diventato il sacerdote più dolce ”.

Ricordò l'ultima benedizione ricevuta da Don Rua: “Vi assicuro che era la benedizione di un Santo”.

 

SEGUÌ LA SUA CAUSA DI CANONIZZAZIONE

Avendo grande stima della santità di Don Rua, Don Orione si rallegrò e si interessò della sua causa di canonizzazione. Dell'introduzione della causa si ebbe notizia già a inizio del 1922 e il cosiddetto “processo ordinario” si svolse a Torino dal 2 maggio 1922 al 20 novembre 1928.

Don Orione lo seppe mentre era in America Latina e già il 19 febbraio 1922, citando Don Rua in una sua lettera da Victoria, Buenos Aires, aggiunge: “ che è pure un santo come Don Bosco, del quale fu anche introdotta la causa in questi giorni ”. Fece rimbalzare la bella notizia in varie sue lettere, come per esempio nella Circolare sull'educazione del 21 febbraio 1922: “ Il mio venerato confessore don Rua, del quale proprio in questi giorni si è iniziato il processo canonico, nella Curia arcivescovile di Torino, per farlo poi dichiarare Beato e Santo ”.

È noto che la causa di Don Bosco ebbe un iter tutt'altro che semplice, pieno di difficoltà. Don Orione riferisce di averne avuta eco durante un suo incontro con il Papa. “ Pio X disse con me che se don Bosco non fa presto a farsi far santo, don Rua gli salterà avanti ”. Ci fu qualche riserva sulla causa di Don Bosco da parte della Congregazione dei Riti, probabilmente condivisa anche da Papa Pio X. Don Orione riferendosi al medesimo incontro con il santo Papa, disse: “ Andai da lui e mi disse: Don Rua sì che è veramente un santo. Ed io: Santo Padre, Don Bosco è più santo! La pianta si conosce dai frutti. Don Rua è frutto di Don Bosco; Savio Domenico è frutto di Don Bosco, dunque Don Bosco è più santo”. Ma poi, prima di morire, Pio X lo dichiarò Venerabile ”.

Don Orione fu invitato a deporre come testimone alla causa di beatificazione di Don Michele Rua, durante il “processo apostolico”, iniziato il 210 novembre 1936.

C'è tutta una corrispondenza con Don Antonio Prando, vice postulatore, con la Curia di Torino, ma alla fine non poté andare, probabilmente per motivi di salute.

Don Orione espresse più volte la convinzione che la causa di canonizzazione di Don Rua avrebbe avuto esito positivo.

Parlando ai suoi chierici, confidò: “ Quando Don Bosco era già morto, c'era Don Rua che, o cari miei Chierici, voi certamente vedrete santo. Io non lo vedrò, io non lo vedrò! Però l'ho conosciuto, l'ho conosciuto tanto e oserei dire d'essere stato uno dei prediletti di Don Rua ”. Su questo pensiero ritornò il 25 febbraio seguente: “ Don Michele Rua, che fu anche mio confessore. Voi lo vedrete beato e forse Santo, perché la causa ormai è molto avanti ”.

 

DON ORIONE VIDE DON RUA UN ANNO DOPO LA SUA MORTE

Non è vero tutto ciò che i Salesiani fanno dire di me a Don Bosco; per esempio non è vera la frase che Don Bosco avrebbe detto a me: “Non sarai dei nostri ma padre di un'altra grande famiglia”. Nulla di tutto questo mi disse mai Don Bosco. Io mi confessavo da Don Bosco ed imparai tante belle cose da lui, di cui mi servo per il ministero sacerdotale. Nulla mi ha detto di straordinario. Ricordo solo queste testuali parole: Noi saremo sempre amici!”.

Proprio in un contesto di chiarimento critico dei suoi rapporti con Don Bosco e con il mondo salesiano, fatto in casa del Dott. Moretti, Don Orione definisce chiaramente un “sogno straordinario” quello di “Don Bosco che mi si avvicinò e mi diede l'abito”. Mentre dice esplicitamente “ vidi Don Rua a Messina dopo la sua morte. Ricordo ancora la via e il punto preciso. Era di giorno, aveva la cotta e mi veniva incontro. Quando gli fui vicino, lo guardai: era lui, mi sorrise ma non mi parlò ”.

Devo dire che la cosa mi ha incuriosito non poco, abituato come sono ad andare a ricercare il nucleo originario di verità che sta alla base di certe “tradizioni”, devote ma a volte anche fantasiose, di parole ed eventi riferiti a Don Orione e ad altri santi, compreso Don Bosco, la cui ordinaria straordinarietà dava credito e licenza anche a invenzioni che potevano stare tranquillamente a fianco dei fatti.

Di queste “invenzioni” Don Orione fu oggetto anche da vivo. Per esempio, è classica la sua smentita di avere visto in bilocazione San Pio da Pietrelcina, del quale pure fu estimatore e difensore. “ Dell'episodio che in esso mi tocca e che avrebbe del miracoloso nei riguardi di un buon frate – smentì Don Orione nel 1933- , sento di dover dichiarare, pur non richiestone da alcuna parte, ma per elementare debito di sincerità, che nulla c'è di vero . Sac.te Luigi Orione dei Figli della Div. Provv.za". In un'altra minuta della medesima smentita, Don Orione aggiunge una nota post scriptum : “Così ritengo conveniente mettere in guardia i nostri Amici circa altre fandonie che si divulgano e mi si attribuiscono, non si capisce ancora bene con quale intendimento” (vedi Don Orione e Padre Pio da Pietrelcina. Nel decennio della tormenta: 1923-1933. Fatti e documenti , Jaca Book, 1999, a p. 117-121) .

Ebbene, nonostante queste premesse, è da dire che Don Orione raccontò più volte, con persone e contesti diversi, “ vidi Don Rua a Messina dopo la sua morte”.

Questo episodio finì nella biografia di tre volumi di Angelo Amadei e Don Orione non smentì, come fece invece nel caso di Padre Pio da Pietrelcina, anzi la segnalò all'attenzione, quando dice: “ Egli mi ha confortato da vivo e da morto. Questo lo capirete leggendo quanto sta scritto in fine al volume secondo della sua vita ”.

Nel libro dell'Amadei leggiamo: “Nell'estate di quell'anno era pieno di gravi preoccupazioni, ed avrebbe desiderato una parola di consiglio, di conforto. Un giorno che ne sentiva maggior bisogno, uscito dall'ufficio verso l'una e mezza, mentre camminava sul Viale San Martino per recarsi a casa, vide il Servo di Dio avanti a sé, che camminava spedito, vestito di cotta… Subito lo riconobbe: non poteva essere un'illusione. Affrettò il passo e gli fu di fianco. Il Servo di Dio lo fissò paternamente, come soleva quand'era in vita, e con quello sguardo buono, paterno, pieno di espressione viva e dolcissima, senza aprire bocca, senza proferir parola, gli disse tutto quello che aveva bisogno di sentire: e sorridendogli scomparve. Fu tale il conforto che ne ebbe, che si sentì internamente tranquillo e confortato… e pieno di riconoscenza continua ad invocarlo ogni volta che ne sente il bisogno”.

Che Don Orione abbia raccontato più volte l'episodio risulta dai vari altri resoconti documentati, tra i quali richiamo quello dell'orionino Don Angelo Bartoli, riferita a una sua visita a Messina con Don Orione.

“Conservo ancora il biglietto ferroviario che Don Orione adoperò nel 1938, nel mese di aprile o maggio. Venne a Reggio, e volle che l'accompagnassi a Messina. Doveva andare a pranzo dall'Arcivescovo Mons. Paino… Era ancora presto, e allora volle recarsi alla Consolata. Prendemmo una carrozzella, ed eccoci su Viale San Martino. Ad un centinaio di metri prima del nostro Istituto (dalla parte dell'Istituto) c'era un tabacchino: “ Vedi? – mi disse - , qui è dove Don Rua mi apparve. Tornavo dalla Curia Arcivescovile, affranto e disfatto dalle fatiche e dai dispiaceri: non ne potevo proprio più. Erano le dodici e mezza. Ad un tratto vedo un prete in cotta, dinanzi… A quest'ora – mi dico - , in cotta! E chi sarà mai? Che andrà facendo? Mi avvicinai affrettando il passo, e quando gli sono accanto… Oh! E' Don Rua! Gli parlai… Mi consolò, mi confortò, mi disse di continuare… E disparve. Fu tanto efficace, che… continuai ”.

A completamento della ricostruzione di questa visione di Don Rua, c'è da aggiungere che Don Orione scrisse di due “sogni” avuti sempre nel periodo messinese e che ebbero per protagonista Don Rua. Il primo è della notte del 1° settembre 1910: “ c'erano tutti i membri del Capitolo Salesiano di Torino e vidi che in mezzo c'era Don Rua morto, in piedi… E parlò di Don Bosco, come se Don Bosco lo avesse mandato ”.Il secondo sogno è raccontato quasi in diretta, appena svegliato: “ A gloria di Dio in questo momento mentre riposava, dall'1ª ¼ alle 2 del 16 Giugno 1911, è piaciuto al Signore di consolarmi col farmi vedere il Rev.mo Don Rua, che mi sorrise e parlò al cuore in modo così soave che ne rimasi fuori di me per una gioja sovrumana che finiva con la possibilità del cuore, tanto che non poteva essere più grande ”.

Potrebbero essere questi due sogni alla base del successivo racconto nel quale Don Orione dichiara di aver visto Don Rua? Si può pensare. Ma si aprirebbero più interrogativi che chiarimenti.

 

LE IMPRONTE DI DON RUA IN DON ORIONE

Don Rua esercitò il suo ruolo di padre e di guida nei confronti di Don Orione ininterrottamente fino alla sua morte. Fu una frequentazione che possiamo facilmente pensare non regolare ma continua, data la vita movimentata di entrambi. In vari passaggi degli scritti e della parola di Don Orione si fa cenno a sue visite a Don Rua e al ruolo di guida e di consigliere del “fedelissimo di Don Bosco”. Il molto di “salesiano” che passò in Don Orione venne da questa relazione cuore a cuore con l'amato superiore degli anni di Valdocco. Don Rua, anche in Don Orione, “ha fatto della sorgente (lo spirito di Don Bosco) , una corrente, un fiume” (Paolo VI nell'omelia di beatificazione).

Di questa relazione, alla luce dei documenti, sono rilevabili alcune impronte, sufficienti per comprendere quanto sia spiritualmente e storicamente consistente l'influsso di Don Rua e, attraverso lui, di Don Bosco nella formazione di Don Orione e della sua Famiglia religiosa.

La frequentazione personale tra i due, tanto preziosa, ha avuto però come conseguenza di lasciare pochi documenti scritti. Dobbiamo perciò affidarci quasi esclusivamente alle molte risonanze presenti nella parola scritta e orale di Don Orione.

Prima di indicare alcune di queste impronte, va evidenziato anche l'influsso indiretto di Don Rua attraverso le sue Circolari (e altri scritti) delle quali l'Ex allievo fondatore era attento lettore. Da esse trasse preziose indicazioni di valori e di conduzione della congregazione.

In una lettera a Don Giuseppe Dondero, superiore delle opere in Argentina, fa riferimento alle “ lettere e circolari di don Rua, che io vado leggendo si può dire ogni giorno da circa dieci anni ” e afferma di avere “ studiato Don Bosco e poi don Rua” .

Era da poco morto Don Rua, quando mandò a Valsalice il fido collaboratore Don Carlo Sterpi per avere un libro delle lettere di Don Rua. Ne avvertì il salesiano Don Melchiorre Marocco (Lettera del 15.9.1911): “ Mando a te il Sac. Sterpi del Piccolo Istituto della Divina Provvidenza, per pregarti del favore di un libro, pagandolo quello che può costare. L'ho trovato nella camera dove dormî, ma non c'era prezzo; pensai che fosse extra commercio, e servisse pei Salesiani, è la raccolta delle lettere edificanti di Don Rua. Ne ho letto alcune pagine e vedo che mi potrebbe giovare assai ”. Probabilmente si tratta dello stesso volume che poi promise di far avere Don Sterpi l'anno seguente: “ Vi porterò libro circolari di D. Rua ”.

Mentre si trovava in Argentina, nel 1935, chiede ancora a Don Sterpi che “ mi mandi un baule di libri buoni ” e tra questi nomina “ le lettere di Don Bosco, di Don Rua ”.

Quando a Don Orione in Argentina giunge notizia che il cardinale Minoretti di Genova avrebbe criticato la sua usanza di inviare delle circolari, a sua giustifica si appella ai suoi maestri: “ E Don Bosco, don Rua, ora don Ricaldone non mandano circolari? Come farei a tenermi a contatto con tanta gente e a tenerla viva? ”.

Più volte troviamo citate le circolari di Don Rua a proposito di argomenti specifici sia spirituali che di costumi e tradizioni pratiche.

Fu tale l'importanza delle Circolari di Don Rua che Don Orione, in un inciso di lettera del 1939, a pochi mesi dalla morte, afferma ancora: “ Io tengo i volumi delle prime lettere scritte da Don Rua a tutti i salesiani ”.

 

Fondazione e sviluppi della Piccola Opera

Su questo punto un solo accenno. Don Orione fu fondatore-chierico di 21 anni. Dopo che dal 3 luglio 1892 aveva aperto l'oratorio San Luigi, a Tortona, il 15 ottobre apre un vero e proprio collegio, sempre a Tortona, in propria responsabilità e direzione. In quest'opera coraggiosa fu incoraggiato da Don Rua, come veniamo sapere dalla seguente lettera:

“[15 Settembre 1893] Rev.mo Don Cassola,

Ritorno or ora da Torino, e trovo sua carissima lettera.

La cosa sta così: ai 15 ottobre, con benedizione di don Rua e piena approvazione e benedizione del Vescovo fondo ed apro in Tortona un Collegio della Divina Provvidenza con ginnasio per giovani poveri e abbandonati.

Ho perciò bisogno di lei, e devo parlarle da parte anche di don Rua.

Epperò, se lei è contenta, verrò a farle una visita a Montecapraro, e c'intenderemo su tutto. In Corde Jesu. Ch. Luigi di G.”.

Il 15 ottobre 1893 è considerato la data di nascita della congregazione che Don Orione denominerà “Piccola Opera della Divina Provvidenza”. Da questo momento in avanti, l'azione di consiglio di Don Rua si estenderà a quanto riguarda la fondazione e lo sviluppo della nuova Famiglia religiosa del suo Ex allievo.

(omesso)

•  Preghiera e sacramenti (omesso)

•  Educazione (omesso)

•  Povertà e austerità di vita (omesso)

•  Purezza (omesso)

•  Politica (omesso)

•  Lavoro (omesso)

 

Economia

La stima di Don Orione per il suo educatore Don Rua, non si limitava alle questioni carismatiche, spirituali o formative, ma giungeva a trattare di cose ben concrete come l'economia. Anche in questo ambito, il nostro fondatore additava come esempio quanto visto e appreso da Don Rua e dai salesiani; la parola d'ordine era di evitare i debiti “ che a poco a poco rodono troppe cose, e non la borsa solamente !” e che sono un vero e proprio cancro per le istituzioni religiose.

Non va confusa la fiducia nella Divina Provvidenza con la faciloneria nell'amministrazione. “ Non è vero che il venerabile Don Bosco e Don Rua fossero contenti nel fare i debiti, no, non è vero ”. E siccome qualcuno diffondeva inesattezze su questo tema, Don Orione aggiunge: “ alcuni parlano di essi a vanvera e fanno di essi un romanzo, a loro gusto ”.

Don Rua, uomo santo e prudente, consigliava Don Orione a custodire in banca una riserva per gli imprevisti che possono bussare alla porta anche delle grandi istituzioni. Don Orione suggerisce al suo confratello Don Risi una accortezza pratica: “ è bene che a Tortona ci siano un po' di debiti, non fuori, ma a Tortona sì: anche Don Rua a Torino faceva così ”.

 

DEVOZIONE DI DON ORIONE VERSO DON BOSCO, DON RUA E I SALESIANI

  Don Luigi Orlandi di ricorda come, il 21 aprile 1939, a Tortona, mostrarono a Don Orione una foto di quando egli era a Valdocco, nel 1889, tra un folto gruppo di superiori e allievi della IV Ginnasiale. Don Orione ne rimase commosso e prese a scorrere quei volti indicandoli con il dito: “ Don Rua sta al centro, Don Trione alla sua destra, Don Calvi, mio professore alla sinistra, Don Baldi, mio assistente. Don Rua sta leggendo un telegramma di benedizione del Santo padre. Oh quanti, come ci siamo sparsi”. Poi ricorda ancora Don Domenico Gavazza, Don Mezzacasa. E commenta ancora: “Dopo Don Bosco, ebbi per confessore Don Rua. Ebbi per confessori due santi. Già adesso fanno beato Don Rua, baciamogli i piedi ”.

La descrizione della stima, dell'affetto, della devozione di Don Orione verso Don Bosco, Don Rua e i Salesiani, è ben delineata nella prima biografia del beato Don Michele Rua, scritta dal salesiano Angelo Amadei. Di Don Orione si legge: “Alunno dell'Oratorio negli ultimi anni della vita di Don Bosco e nei primi del rettorato del Servo di Dio, fu teneramente amato dall'uno e dall'altro ed avrebbe voluto farsi salesiano, ma il Signore lo chiamava ad iniziare un'altra Società che compie già un gran bene nella chiesa. Il ricordo dei nostri primi Padri è indelebile e fattivo nel suo cuore, e continuo sul suo labbro il monito: « Don Bosco faceva così, diceva così… quindi anche noi dobbiamo fare e dire così »”.

Don Orione ricordava gli anni trascorsi a Valdocco come anni fondamentali della sua vita. “ Ho passato tre anni all'Oratorio di Valdocco in Torino, e vi entrai che il Venerabile viveva ancora. (…) In quei tre anni conobbi piuttosto da vicino parecchi dei primi Salesiani. Don Rua, che, dopo Don Bosco, fu il padre della mia anima e la mia guida sicura; conobbi pure Don Bonetti, Don Francesia, D. Cerrutti, D. Lemoyne, D. Durando, D. Sala, D. Lazzaro e sopra tutti ricorderò sempre Don Gioachino Berto, che era stato per 26 anni Segretario di Don Bosco e, come disse il Bollettino Salesiano, quando Don Bosco morì, ne era stato braccio destro nei più gravi momenti. (…) Allora io era già piuttosto grande, e capiva e osservava tutto. Aveva bisogno di conoscere bene ”.

Il benefico clima spirituale e formativo dell'indimenticabile triennio di Valdocco è bene descritto nella bellissima lettera del 2 marzo 1911, che questi indirizzò al presidente del Piccolo Clero dell'Oratorio salesiano di Torino.

Nei tre anni che ebbi dalla Madonna SS. e dal Ven. Don Bosco la grazia di stare all'oratorio, appartenni al vostro Piccolo clero, e il ricordarlo mi è di consolazione ancora oggi, e mi fa bene” .

Don Orione mantenne sempre un legame affettuoso con l'ambiente salesiano di Torino. Alla vigilia della commemorazione della morte di Don Bosco, il 30 gennaio del 1908, scrive: “ Oggi a Torino il Cardinal Maffi, don Rua e tanti alunni del venerabile Don Bosco sono là attorno alla tomba benedetta su cui ho maturato la mia vocazione ed ho deciso di darmi tutto al Signore e alla S. Chiesa, con 10 giorni di Santi Esercizî... Anch'io avrei dovuto essere là insieme a tanti miei antichi compagni, a testimoniare la mia gratitudine ”.

Il suo ricordo era lucido, entusiasta ma anche umanamente disincantato. Non tutto andava bene da Don Bosco, non tutto era bene ordinato come si desiderava. Anche Don Orione, come Don Bosco, ebbe a soffrire per le impazienze per chi avrebbe voluto subito “tutto a posto” anche nella sua incipiente Congregazione. Tra queste, ci fu la marchesina Giuseppina Valdettaro, una delle sue prime seguaci nella fondazione delle Piccole Suore Missionarie della Carità, che spesso si lamentava del troppo disordine. Don Orione spiega, giustifica, motiva e poi, a definitivo argomento, ricorda quanto avveniva da Don Bosco.

Il Venerabile Cafasso (me lo raccontò Suo Nipote il Teol. Allamano Rettore della Consolata di Torino e del Convitto Ecclesiastico) sconsigliò sua sorella dal mandare il figlio dal Venerabile Don Bosco, perché c'era troppo disordine. E ce n'era tanto che, anche nell'88, quando il Venerabile morì, io, che mi trovavo colà, ed ero ragazzo, ne vedevo così tanto che ci soffrivo molto molto. Ma c'era Dio! C'era spirito di sacrificio, di umiltà, di fede, di povertà, di lavoro, di attaccamento alla S. Chiesa: c'era poi tanto bene, che il bene soffocava il male, quel po' di male. E io, dopo Dio e la SS. Vergine, devo tutto a Don Bosco, a Don Rua, ai Salesiani” (Lettera del 16.3.1918).

Fu tale la coscienza del bene ricevuto e il senso di appartenenza da far scrivere a Don Orione al salesiano Pietro Zerbino (1928): “ Io poveraccio sono sempre vostro, e al Ven.le D. Bosco e al Signor Don Rua devo, dopo Iddio e la Madonna, se sono Sacerdote, e tutto il mio spirito fu formato dai Salesiani ”.

Don Orione non esitò ad affermare anche che: “ Il nostro spirito, il nostro sistema e il modo di sentire degli uomini e delle istituzioni venne a noi da quella formazione che Don Orione ebbe dal Venerabile Don Bosco, da Don Rua di s. m. e dagli altri veterani della falange salesiana ”.

Don Orione era vibrante ogni volta che gli succedeva di incontrare o anche solo di scrivere ai Salesiani. Si scioglieva in espressioni e gesti appassionati ma sempre sinceri, di cui è conservata ampia documentazione e testimonianza.

Nel 1913 aveva invitato due salesiani a predicare gli esercizi spirituali ai novizi e chierici di Villa Moffa di Bra (Cuneo). Il 31 luglio scrive a Don Barberis: “ La vostra signoria carissima e l'altro sacerdote salesiano sono i padroni della casa. Dispongano di tutto e per tutto… Io li ricevo in ispirito e intendo che siano ricevuti come se arrivasse in casa il ven.le Don Bosco e don Rua. Dicendo così, intendo di dire tutto ”.

Al medesimo Don Barberis, nel 1916, assicurandolo di essere “ sempre memore e grato del bene ricevuto dal venerabile Don Bosco e dal sig.r don Rua e da tutti i salesiani ”, dice: “ Quando occorresse, la prego di disporre delle povere case della Divina Provvidenza per i loro soldati e confratelli come di case salesiane. Ogni qualvolta mi capita di incontrare qualche salesiano, penso che è Don Bosco che mi vuole ancora bene e che mi viene a trovare, malgrado tutti i miei peccati ”.

Don Orione, nei sui viaggi in Italia e in America Latina (1921-1922 e 1934-1937), non mancava di mettersi in contatto con i Salesiani del luogo.

Don Orione volle realizzare anche un segno visibile della sua devozione a Don Bosco. Riuscì a realizzare tempestivamente a Fano, nelle Marche, il primo santuario dedicato San Giovanni Bosco, appena canonizzato l'anno precedente. Nel darne notizia a Don Ricaldone (9 aprile 1934!), ebbe modo di esternare ancora una volta la sua gratitudine non solo verso il Santo, ma verso tutti i Salesiani.

La Piccola Opera della Divina Provvidenza, … avrebbe deciso di innalzare in Fano, a onore e divozione di S. Giovanni Bosco, una chiesa, che sarà aperta al pubblico. E poiché, dopo Dio e la Madonna Santissima, devo a Don Bosco e ai salesiani se sono sacerdote, io e tutti i miei intendiamo così, in qualche modo, di compiere un nostro elementare dovere, di dare cioè al santo e alla Congregazione salesiana una qualche pubblica testimonianza di tutta la nostra gratitudine per il grande bene che, io specialmente, ne ho ricevuto. E non solo da Don Bosco, né solamente in Italia, ma anche in America, sempre e dappertutto i poveri Figli della Divina Provvidenza trovano nei salesiani la più cordiale fraterna carità e assistenza ”.

A conclusione di questo excursus sulla devozione di Don Orione verso Don Bosco, Don Rua e i Salesiani, riporto un “elogio della gratitudine” che Don Orione raccontò, il 10 ottobre 1937. Si riferisce al III Congresso degli Oratori festivi e delle Scuole di Religione, tenuto a Faenza, dal 25 al 28 aprile 1907, e a cui egli pure partecipò con una relazione.

Mi trovavo a Faenza nel Collegio Salesiano. Alunno di quel Collegio, non più ragazzo, vi era colui che ora regge i destini d'Italia (Mussolini) . Si svolgeva il primo Congresso Catechistico che si tenesse in Italia. Don Rua, il Successore di Don Bosco, ringraziò i convenuti così” .

Prese a narrare di un grande re d'oriente che incaricò un famoso pittore di dipingere il soffitto di un grande salone con una figura che rappresentasse “la gratitudine”. L'artista rimase rinchiuso nel salone a lavorare, ma rinviò la consegna più volte, per mesi e poi per anni. Non riusciva proprio a trovare un soggetto per dipingere la gratitudine.

Alla fine si spalanca la porta e tutta la corte va a vedere. L'artista aveva dipinto un bel cielo con un angelo. «Ma come? Io ti avevo ordinato di dipingermi la gratitudine e qui non vedo che un angelo nel cielo!» L'artista rispose: «Sono stato a cercare la gratitudine sulla terra e non l'ho potuta trovare, ed allora ho pensato che bisognava cercarla in cielo». Se quel pittore, se quel genio, invece di essere in oriente - concluse Don Rua -, fosse stato qui in mezzo a noi, avrebbe trovato la gratitudine, senza andarla a cercare altrove, perché voi siete la gratitudine! ”.

Anche Don Orione è una icona della gratitudine a Don Bosco, a Don Rua e ai Salesiani.

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