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Messaggi don Orione
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Autore: Flavio Peloso

Appunti della relazione tenuta al Convegno Don Orione e il suo tempo; Pontecurone, 13.11.2010.

Don Orione è noto nel mondo, non solo come sacerdote e santo, ma soprattutto per la straordinaria opera svolta a favore degli emarginati, dei poveri, degli abbandonati e degli infermi. Questo è anche il volto più conosciuto della Piccola Opera della Divina Provvidenza, oggi diffusa in oltre 30 nazioni del mondo.

Però non era solo ai bisogni materiali degli strati più umili della popolazione che si limitava, lo zelo di Don Orione. In cima alle sue preoccupazioni erano i bisogni morali, soprattutto dei giovani, e l'elevazione civile della società.
Ai fanciulli e ai giovani egli rivolse il suo apostolato instancabile fin dal 1893, quando non era che un povero studente di teologia, fondando a Tortona il Collegetto di San Bernardino, cui diede la forma di un “ convitto paterno ” per ragazzi figli di famiglie povere o di modeste condizioni.
A questa prima opera ne seguirono tante altre, d'insegnamento classico, umanistico e professionale, per offrire ai giovani più svantaggiati, insieme alla testimonianza evangelica, una concreta possibilità di promozione sociale ed umana.

Tortona ha beneficiato di un buon numero di attività educative promosse da Don Orione stesso: pensiamo subito al “ Dante ” di Tortona e al “ San Giorgio ” di Novi Ligure, ma anche alla Scuola tipografica “San Giuseppe” di Tortona e a quella Arti e mestieri di Montebello , agli Orfanotrofi di Villa Charitas, Castelnuovo e Pontecurone , e a tutta una serie di scuole materne e scuolette elementari aperte dalle Piccole Suore Missionarie della Carità: “ San Luigi” di Tortona, a Villaromagnano , Brignano Frascata San Sebastiano Curone, Vho, Corvino San Quirico, Molino dei Torti, Sarezzano, Gremiasco .

L'educazione, in tutte le sue articolazioni, costituì un aspetto primario dell'esperienza umana e pastorale di Don Orione, al pari dell'impegno assistenziale. Tuttavia, se la dimensione educativa orionina è stata sempre presa in considerazione dagli studiosi, solo recentemente si sta abbozzando un suo inquadramento storico nel contesto scolastico tra l'800 ed il 900, per metterla in relazione con gli orientamenti pedagogici e le correnti di pensiero del tempo[1]. Di particolare valore sono alcuni studi recenti di Angelo Bianchi[2].

 

I RAPPORTI TRA STATO E CHIESA RIGUARDO ALLA SCUOLA

All'epoca di Don Orione, prima studente e poi educatore, i rapporti tra stato e chiesa riguardo alla scuola erano molto tesi.

Fino alla metà del XIX secolo, nell'Italia preunitaria, praticamente non esistevano forme d'insegnamento statale se non ai livelli alti e accessibili solo alla classe colta e di buon censo. Anche i Collegi e Scuole Pie di grandi Ordini religiosi erano per lo più rivolte a figli delle famiglie abbienti e già culturalmente più elevate. L'educazione dei bambini e dei ragazzi del popolo umile era considerata un'opera di misericordia e attuata con varietà di forme per portare a “leggere, scrivere e far di conto” che andavano da scuole diocesane e parrocchiali, a iniziative di congregazioni religiose, all'insegnamento minimo affiancato al catechismo.

All'indomani dell'unificazione, mentre il nostro Paese si trasformava in uno Stato moderno, la questione scolastica divenne una questione “politica”. Sempre in uno stato la questione scolastica è “politica” e quanto più lo stato è totalitario tanto più tende a monopolizzare e controllare sulla scuola.
Nel neonato stato unitario italiano, la scuola divenne terreno di scontro tra liberali, allora detentori del potere politico, in nome del principio della separazione tra Stato e Chiesa, e mondo cattolico che, in nome del carattere umano e spirituale dell'educazione rivendicava un proprio protagonismo e tentava di contrastare il processo di statalizzazione e laicizzazione dell'insegnamento pubblico, reso, nel frattempo, obbligatorio.
I due principali interventi nell'organizzazione della scuola italiana si ebbero con la cosiddetta legge Casati (1959) [3]e con la riforma Gentile (1923)[4] .

Nel tortonese, il vescovo Mons. Igino Bandi diede molto impulso alle iniziative socio-caritative in favore del popolo per ridare consistenza al ruolo della Chiesa. Il ruolo di magistra nel campo della cultura e della trasmissione dei valori, detenuto in modo incontestato per secoli, era minato dalle crisi protestante, illuminista-liberale e socialista. Il ruolo di mater, vicina ai problemi e alle necessità dei figli, compromesso dall'accusa marxista-socialista di “paternalismo” e di “oppio dei popoli”. Non si poteva recuperare uno senza l'altro.

Papa Leone XIII in una sua Enciclica del 15 settembre 1890 [5] aveva additato “ il grave pericolo che correva l'Italia di perdere la fede”. La massoneria agiva in profondità non solo attaccando la Chiesa, non solo monopolizzando i gangli decisionali della vita pubblica ma determinando anche la cultura e la scuola[6]
Mons. Bandi fece subito suo l'accorato appello del Papa e fin dal primo anno del suo Episcopato prese a lanciare inviti alla lotta contro la massoneria sul piano dell'educazione[7].

Don Orione crebbe a Valdocco, prima, e al seminario di Tortona, poi, in questo clima di forte contrasto e di reazione della Chiesa a una certa propria inerzia e timidezza sociale che maturò poi nell'esuberante movimento cattolico coordinato nell'Opera dei Congressi[8].
Lo stampo di Don Orione si comprende meglio alla luce di questa temperie socio-ecclesiale che gli fa vedere “ Non solo la necessità ma l'urgenza di questo lavoro (sociale, educativo, popolare) per i supremi interessi della Chiesa come della Patria. Io vedo un moto assai vasto il quale corre diritto a colpire la fede e tutti i suoi benefici sociali. Vogliamo intensificare la vita religiosa e morale degli italiani. Ci sono catacombe morali e ostracismo alla Chiesa dalla vita civile. Numericamente saremo i più, ma pesiamo per i meno perché non siamo organizzati o male organizzati: abbiamo l'apostasia della società civile [9].

Su questi profondi stimoli storici, Don Orione diede stampo anche all'opera della sua Congregazione: “ Non perdere d'occhio mai la Chiesa, né la sacrestia, anzi il cuore deve essere là, la vita là, là dove è l'Ostia; ma, con le debite cautele, bisogna che vi buttiate ad un lavoro che non sia più solo il lavoro che fate in Chiesa"[10].

 

L'IMPEGNO DI DON ORIONE PER LE OPERE EDUCATIVE

Nel contrasto politico, tre punti erano ritenuti irrinunciabili da parte cattolica: la libertà d'insegnamento, la possibilità per la Chiesa di istituire scuole libere e riconosciute dallo Stato e la presenza di maestri cattolici soprattutto nelle scuole elementari, che dipendevano dalle amministrazioni locali.
Nel 1890, il Ministro della Pubblica Istruzione Paolo Boselli, presentò un disegno di legge che prevedeva la statalizzazione della scuola primaria. I cattolici, di fronte a quello che fu ritenuto un tradimento del diritto-libertà delle famiglie di provvedere all'educazione dei propri figli, proposero un più marcato impegno nella fondazione di scuole cattoliche.

Alla luce di quest'aspra polemica culturale, si può comprendere la sorprendente iniziativa del chierico Luigi Orione che, appena ventunenne, diede vita alla sua prima istituzione scolastica: il Collegetto di San Bernardino a Tortona. Simili iniziative erano considerate indispensabili per contrastare la politica scolastica dei governi nazionali, considerata ostile alla Chiesa. Per questo il vescovo Bandi l'appoggiò.

Nella realtà italiana del secondo Ottocento, i fenomeni del concentramento urbano, dell'emigrazione, sradicamento sociale e morale dovuti alla rapida industrializzazione del Paese, producevano nella gioventù smarrimento e adesione a nuove idee e costumi introdotti da aggregazioni ideologiche e da partiti di massa di tipo antireligioso e ateo.
Da parte cattolica, si sviluppò, quindi, una visione nuova e moderna dell'impegno cristiano, che cercava di contemperare la pura e semplice azione caritativa con una sensibilità acuta verso la questione sociale, finalmente intesa nella sua globalità, nel senso della famosa Enciclica 'Rerum novarum' di Papa Leone XIII[11].  

In Luigi Orione e nella sua opera, le istanze di riscatto dei ceti più umili, passano soprattutto attraverso l'opera d'educazione cristiana e morale e di formazione professionale: colonie agricole e scuole di arti e mestieri. Don Orione intese l'educazione dei “figli dell'umile popolo lavoratore” e l'assistenza e promozione sociale di categorie deboli della società, non solo delle opere pie , valide in se stesse, ma quali forme di incidere più ampiamente e organicamente sulla elevazione della classe popolare.

La sua azione educativa è volutamente popolare. L'aggettivo popolare non significa affatto “di basso livello”, significa proprio “rivolta al popolo” specialmente quello più umile e trascurato. Per Don Orione, il termine popolo ha una risonanza e un significato che superano l'accezione del Volk di scuola tedesca (appartenenza naturale , legata alla comunanza della terra, delle origini, dell'identità genetica) e si avvicina piuttosto al valore di popolo di Dio , (appartenenza morale non strettamente legata alla sola identità di terra, razza, storia, ma a una paternità e patria trascendente), un popolo di uguali perché fratelli, con particolare preferenza per i più poveri.
L'azione popolare di Don Orione si esprime nel “ Cercare e medicare le piaghe del popolo, cercare le infermità: andargli incontro nel morale e nel materiale. In questo modo la nostra azione sarà non solamente efficace, ma profondamente cristiana e salvatrice. Cristo andò al popolo! Sollevare il popolo, mitigare i dolori, risanarlo. Deve starci a cuore il popolo. L'Opera della Divina Provvidenza è per il popolo [12].

I CONTENUTI E IL METODO EDUCATIVO DI DON ORIONE

Don Orione adottò un sistema educativo integrale (non solo istruzione, addestramento) da lui stesso denominato cristiano-paterno . Tale sistema non era altro che un perfezionamento del sistema preventivo elaborato da Don Bosco. In pratica il metodo salesiano si basava sui principi di amorevolezza e ragione : le vie del cuore (familiarità e confidenza) unite a quelle della ragione (giustificazioni ragionate e convincenti).

L'aggettivo “ paterno ”, che denominava la prima fondazione orionina, e che poi passò a indicare la nuova sede in via Emilia 63, individuava e descriveva la natura giuridica dell'istituto. Infatti il Collegetto di Tortona era stato aperto in forza degli articoli 251 e 252 della legge Casati , che permetteva l'apertura di scuole organizzate ed amministrate dai padri di famiglia. Era una formula che lasciava alle istituzioni scolastiche che vi facevano ricorso una certa autonomia amministrativa e anche pedagogica[13].  

In primo luogo quindi, l'aggettivo “paterno aveva un significato giuridico , ma, come è noto, l'aggettivo “paterno , con l'aggiunta poi di “cristiano , avrebbe costituito in seguito anche la formula utilizzata spesso per descrivere uno stile educativo e, infine, un vero e proprio metodo pedagogico con caratteristiche specifiche di don Orione e della Piccola Opera della Divina Provvidenza.

Non è facile tentare di ricostruire i contenuti di questo passaggio da modello istituzionale a modello pedagogico che costituisce una risposta al tanto discusso fenomeno dell'”eclissi del padre” nella società moderna, a partire proprio dagli anni Trenta del Novecento.

La qualifica “ paterno ” scelta da Don Orione pone al centro del metodo pedagogico proprio la figura paterna (nell'uni-dualità di padre e madre) come cardine della società e come elemento irrinunciabile del processo di educazione e di sviluppo-integrazione personale, familiare e sociale.

«La Congregazione deve avere il suo sistema educativo. Il nostro sistema educativo dev'essere “paterno”. Il sistema preventivo è bello, efficacissimo; ma dice molto di più il sistema paterno. Dobbiamo diportarci con i giovani come si diporta un padre di famiglia che sa unire l'amore con il dovere»[14].

Inoltre, per Don Orione, educare significava 'fare cristiane le coscienze' dei giovani, fare cristiana la loro vita, sia nella dimensione privata che in quella pubblica. Riteneva che “ il sistema, così detto preventivo, non dice tutto, non mi soddisfa pienamente, non mi pare completo. Mi pare che, oggi, non sia più sufficiente o da tutti non così sufficientemente attuato. Finchè esso è in mano di Don Bosco e dei Salesiani, praticamente è completato dalla religione, di cui essi lo animano; ma, quando è in mano di educatori borghe­si, è quello che è, e fa quello che fa. Il nostro sistema, lo chiamiamo "paterno-cristiano"[15].
Don Orione con la Piccola Opera della Divina Provvidenza rappresenta un punto di contatto tra le istanze di modernizzazione del movimento cattolico, attento ai problemi sociali e politici e la tradizione religiosa ottocentesca, orientata all'esercizio della carità operosa nel settore educativo.

 

NON FU UN TEORICO MA UN ESPERTO DI EDUCAZIONE

Don Orione non fu un teorico dell'educazione, nel senso accademico del termine, ma fu un grande educatore e la sua importanza, nel quadro del Cattolicesimo tra fine '800 e ‘900, sta nella sua prassi educativa improntata ad alcuni criteri ispirativi fondamentali.
Dai suoi vibranti scritti è possibile cogliere una costante attenzione ai problemi dell'educazione delle nuove generazioni, alla loro formazione spirituale e religiosa, in un contesto culturale ormai profondamente cambiato dalle trasformazioni economiche, dai movimenti migratori, dalle forme di sradicamento personale e sociale che hanno contraddistinto i processi di industrializzazione e di ammodernamento della società italiana.

Nello specifico dell'impegno scolastico, è interessante considerare le figure di pedagogisti e di educatori con i quali Don Orione ebbe relazione, diretta o indiretta, e gli autori e i testi dei quali egli nutriva la sua vita di fede. Si scopre così un legame più stretto tra educazione e carità, educazione ed amore di Cristo, tra educazione e senso ecclesiale, tra educazione ed elevazione umana, santità.
Nel percorso della sua intensa attività di educatore, egli si incontrò con alte rilevanti personalità della più significativa tradizione educativa cattolica. In primo luogo vanno ricordati quelli che egli riconobbe sempre come i suoi maestri ed ispiratori: Antonio Rosmini [16] e Giovanni Bosco [17].  Con altre e rilevanti personalità egli ebbe contatti, in alcuni casi molto frequenti e profondi, nel corso di tutta la sua vita. Per rimanere solo tra i più significativi, nel campo dell'educazione scolastica, si deve ricordare Adelaide Coari[18] , con la quale intrattenne un lungo ed interessante epistolario, Adele Costa Gnocchi [19], educatrice e studiosa tra le più vicine a Maria Montessori [20], i cui contatti rivelano qualche interesse di Don Orione per il metodo educativo messo a punto dalla nota pedagogista, e comunque una certa apertura verso gli aspetti pratici dell'educazione nuova.

Questi contatti, come anche quelli con altre personalità del cattolicesimo e del mondo della cultura tra ‘800 e ‘900, come Luigia Tincani ,[21] Clemente Rebora[22],  Tommaso Gallarati Scotti[23] , Brizio Casciola[24] , Padre Giovanni Semeria[25] , Armida Barelli [26], Ada Negri , e molti altri ancora, contribuiscono a delineare con maggior precisione i tratti di una personalità complessa e ricca, in costante dialogo con il suo tempo così incerto e travagliato.

Concludendo queste note sulla dimensione educativa di Don Orione, mi pare si possa affermare che egli è l'epigone di una lunga serie di grandi educatori della Chiesa – molti dei quali fondatori - saldamente collegato alla tradizione educativa cattolica, ma aperto ed attento ai grandi cambiamenti della società e pronto a corrispondervi, in nome di una nuova carità sociale che mirava all'” elevazione dell'umile classe popolare ” entro cui si collocava l'istruzione e educazione secondo la visione cristiana. Ancora oggi, in Congregazione, per indicare questa importante direttrice di attività si usa il termine “opere di carità educativa”, riconoscendo la carità come forma, contenuto e dinamismo di ogni azione che intenda aiutare e sviluppare l'uomo.

NOTE


[1] Sulla figura di don Orione educatore e fondatore di istituzioni educative, si vedano G. Papàsogli, Vita di Don Orione , Milano, Gribaudi, 1994 4 ; e alcuni interventi specifici sulla rivista storica della Congregazione: N. Zanichelli – E. Magarotto, Don Orione formatore di educatori. Orientamenti pedagogici e testimonianze, «Messaggi di Don Orione», 29 (1997) n. 95, pp.5-38; A. Lanza, San Giovanni Bosco e il Beato Luigi Orione , in «Messaggi di Don Orione», 20(1988) n.69, pp.7-64 ; D. Mogni , La Scuola secondo Don Orione , in «Messaggi di Don Orione», 18 (1986) n. 64, pp.3-48; L. Lisino, La Scuola di Don Orione nei ricordi di un Ex Alunno , in «Messaggi di Don Orione», 12 (1980) n. 45, pp. 5-30; R. Forni, Don Orione educatore , in «Messaggi di Don Orione», 7 (1975) n. 29, pp. 3-23; P er una conoscenza della tradizione pedagogica orionina si vedano, C. P ensa , Brevi appunti di pedagogia , Scuola Tipografica San Giuseppe, Tortona 1945; V. Pattarello , Il pensiero e l'opera di Don Orione in rapporto agli indirizzi di pedagogia nuova , Sâo Paulo, Ed. Orionópolis, 1972; L. Pangrazi, Don Orione educatore , pro manoscritto, ADO, Roma .

[2] Segnalo due contributi di Angelo Bianchi: Don Orione, educatore ed educazione , p.199–228 in Don Orione e il Novecento. Atti del Convegno di Studi (Roma 1–3 marzo 2002) , Rubbettino, Soveria Mannelli, 2003; L'educazione cristiana nell'opera e nella riflessione di Don Orione , p.153-170, in San Luigi Orione. Da Tortona al mondo: 1903-2003 , Ed. Vita e Pensiero, Milano, 2004 (Atti del Convegno di studi tenuto a Tortona, 14-16 marzo 2003).

[3]  La legge fu estesa a tutta l'Italia e prese il nome dal Ministro della Pubblica Istruzione Gabrio Casati e riformò in modo organico l'intero ordinamento scolastico, confermando la volontà dello Stato di farsi carico del diritto-dovere di intervenire in materia scolastica a fianco e in sostituzione della Chiesa cattolica che da secoli deteneva il monopolio dell'istruzione. La legge stabilì l'obbligatorietà e la gratuità del primo biennio dell'istruzione elementare (estesa alla terza elementare dalla legge Coppino del 1877); nel 1861 l'analfabetismo maschile era del 74% e quello femminile del 84%, con punte 95% nell'Italia meridionale. La legge sancì il ruolo normativo generale dello Stato e la gestione diretta delle scuole statali, così come la libertà dei privati di aprirne e gestirne di proprie, pur riservando alla scuola pubblica la possibilità di rilasciare diplomi e licenze.

[4] È la riforma scolastica varata in Italia nel 1923 con una serie di atti normativi ad opera del ministro dell'Istruzione del governo Mussolini, il filosofo neoidealista Giovanni Gentile. La riforma Gentile è stata alla base del sistema scolastico italiano fino ai nostri giorni. Gentile avviò una rifondazione in senso idealistico della pedagogia, negandone i nessi con la psicologia e con l'etica. Nel suo pensiero l'educazione doveva essere intesa come un divenire dello spirito stesso, il quale realizzava così la propria autonomia. Da parte sua, Don Orione affermava; “ La neutralità della scuola è una impossibilità pratica: il silenzio stesso, in questa circostanza, ha la sua eloquenza: chi tace acconsente, dice un vecchio proverbio; chi tace di Dio nella istruzione dei giovani, possiamo dire noi, rovesciando il proverbio, lo nega ”. Il Tommaseo ebbe a scrivere che la religione sola può vedere compìta l'educazione”; L'Opera della Divina Provvidenza , 15.9.1907.

[5] “Dall'Alto”. Agli italiani sulla guerra che si fa alla Chiesa in Tutte le encicliche dei Sommi Pontefici. Vol. I, Dall'Oglio, Milano, 1959, p. 421.

[6] Adriano Lemmi, grande Oriente della massoneria italiana, in una lettera alle logge, così si esprime: “L'istruzione e l'educazione nelle scuole deve essere quotidiana preoccupazione dei fratelli. (…) Bisogna adoperarsi che i Municipi non scelgano per insegnanti persone di sentimenti cattolici, e per meglio giungere all'intento, fa d'uopo rendere le scuole di qualunque grado per lo meno indifferenti in materia di religione, e farvi penetrare i principi e le teorie del naturalismo, opposte ad ogni superstizione religiosa”; riportato da Mons. Bandi nella sua Lettera Pastorale n. 3, p. 4-5.

[7] Cfr. I. Bandi Lettera Pastorale n. 3, p. 4-5.

[8] Si veda il mio contributo: Il vescovo Bandi, Don Orione e il cattolicesimo tortonese intorno al ‘900 , p.69-108, in San Luigi Orione.Da Tortona al mondo , Atti del Convegno di Tortona, 14-16 marzo 2003, Ed. Vita e Pensiero, Milano 2004.

[9] Scritti 61, 113.

[10] Sui passi 274.

[11] Fu promulgata il 15 maggio 1891 da papa Leone XIII. Per la prima volta la Chiesa cattolica prese posizione in ordine alle questioni sociali e fondò la moderna dottrina sociale cristiana.

[12] Lo spirito di Don Orione VII, 102.

[13] Legge Casati , n. 3752, del 13 novembre 1859, in «Gazzetta Piemontese», del 18 novembre 1859, n. 285.

[14] Parola , 25 maggio 1932.

[15] Lettere I, 241; Lettere I, 358-360; 377.

[16] Si veda R. Bessero Belti, Il Beato Don Luigi Orione ammiratore di Rosmini , Messaggi di Don Orione, n. 72, 1989.

[17] A. Lanza, San Giovanni Bosco e il Beato Luigi Orione, Messaggi di Don Orione, n.69, 1988.

[18] F. Peloso, Un duttile impegno per la promozione della donna. Adelaide Coari e il Movimento femminile cattolico , L'Osservatore Romano , 6 ottobre 2000, 3.

[19] F. Peloso, Adele Costa Gnocchi e San Luigi Orione , Messaggi di Don Orione, 2007, n.3, p.5-28.

[20] E. Casolari, “Conosco la Montessori ”, Don Orione oggi, 2007, n.6, p.28-29.

[21] C. Broggi, L'incontro di Gina Tincani con Don Orione sulle macerie del terremoto di Messina , Messaggi di Don Orione, 2002, n. 108, p.63‑83.

[22] P. Montini, Clemente Rebora, Don Orione e gli Orionini , Messaggi di Don Orione , 2000, n.101, 5‑30.

[23] F. Peloso, Tommaso Gallarati Scotti (1878-1966) in Don Orione negli anni del modernismo , Ed. Jaca Book, 2002, p. 102-104.

[24] M. Busi, Don Luigi Orione e Don Brizio Casciola in Don Orione negli anni del modernismo , Ed. Jaca Book, 2002, p. 267-317.

[25] A. Lanza, Don Orione e Padre Semeria in Don Orione negli anni del modernismo , Ed. Jaca Book, 2002, p.123-222.

[26] . G.M. Lo Bianco, Armida Barelli incontra Don Orione , Messaggi di Don Orione , 2003, n.110, p.69-86

 

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