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Padre Ignudi ricorda Don Orione" /> Messaggi don Orione
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Nella foto: Antonio Boggiano pico, Carlo Sterpi, Stefano Ignudi, Paolo Albera, Luigi Orionem Felice Cribellati, Eugenio Beaud, a Tortona 28.8.1938
Autore: Alessandro Belano
Pubblicato in: La Madonna della Guardia, Tortona

L'insigne letterato francescano fu per oltre trent'anni amico e discepolo spirituale di don Orione, il quale per sollevarne lo spirito lo invitava a essere lieto, dandogli appuntamento in paradiso per poter sempre cantare e ballare la mistica della caritÓ.

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IGNUDI Stefano, amico di Don Orione

di Alessandro Belano

 

Profilo biografico

Stefano Ignudi nasce a Genova il 28 febbraio 1865. A 21 anni entra nell'ordine dei Frati Minori Conventuali. Si laurea in teologia nell'Ateneo di Propaganda Fide e riceve l'ordinazione sacerdotale nello stesso anno (1891). Dopo aver insegnato per alcuni anni a Colle Val d'Elsa e a Genova (1891–1895), viene trasferito a Roma. Il suo ingegno e soprattutto la sua virtù si manifestano durante la sua lunga per­manenza romana che si protrae praticamente per tutta la vita. Nella capitale ricopre importanti incarichi: Segretario generale dell'Ordine, rettore del Collegio Serafico internazionale (durante il quale guida P. Massimiliano Maria Kolbe nella fondazione della Milizia dell'Immacolata), rinomato consultore della Sacra Congregazione dei Riti, della Sacra Congregazione dei Santi e della Sacra Congregazione del Concilio, teolo­go insigne, eloquente predicatore, conferenziere e scrittore. Diventa amico personale di Benedetto XV ed è stimato da tutti i prelati della Curia, ammirati dalla santità della sua vita e dal suo non comune ingegno. Insigne dantista, scrive un commento teologico e filosofico alla Divina Commedia con tale chiarezza ed efficacia da essere annoverato tra i migliori studi della ricerca dantesca. Fra i numerosi suoi scritti (103 editi e 70 inediti) si ricordano: Il canto dantesco di Francesca da Rimini (1898); Il sistema politico di Dante (1899-1901); Il canto di Dante a San Francesco (1926); Commento alla Divina Commedia (3 voll., 1948–50). Oberato da impegni di ogni genere, soprattutto per le questioni teologiche di cui è consultore presso le Congregazioni romane, non dimentica sé stesso e con la preghiera e la meditazione fa della sua vita un autentico sacrificio gra­dito a Dio. La sua pedagogia religiosa è concentrata su quattro punti fermi: la Chiesa, la Madonna, il Papa e un «amore privato» per Dante. Trascorre gli ultimi anni di vita nella sua poverissima stanza sopra il portico della Basilica dei santi Dodici Apostoli, dove muore il 2 giugno 1945.

 

Padre Stefano Ignudi e don Orione

Padre Ignudi entrò in contatto con don Orione negli anni ‘20 e tra loro si stabilì subito una fraterna amicizia fondata sulla reciproca stima e collaborazione. Negli anni successivi don Orione gli indirizzò lettere fraterne, lo invitò varie volte a predicare corsi di esercizi ai suoi religiosi, a scrivere articoli per i suoi bollettini, a tenere giornate di ritiri spirituali e conferenze nelle case della Piccola Opera. Don Orione volle che padre Ignudi collaborasse anche al Bollettino della Madonna della Guardia. Manifestava inoltre la sua pubblica contentezza quando veniva a sapere che tra le mani dei chierici studenti dell'Opera giravano fascicoli o estratti di studi mariani e danteschi scritti da lui. Nel ringraziarlo per avergli tempestivamente inviato un articolo, don Orione gli scrive in data 31 gennaio 1929:

«Caro padre Ignudi... Ero passato per ringraziarla di persona pel suo articolo su La Madonna in Dante , che è piaciuto tanto. Dio la rimeriti!... Io parto, stanotte forse per Roma, e, se avrò un momento, ripasserò a vederla, e così staremo un po' insieme in Domino. Ma poi in Paradiso non ci sarà più tanta fretta, né tanto correre di qua e di là come l'ebreo errante, e allora anche le mie povere gambe staranno in pace, e noi ci sederemo sui gradini del trono del Signore e ai piedi della SS. Madre di Dio, e io voglio mettermi a cantare, e voglio cantare la Madonna per tutta la eternità. Ho già fatto voto, sa, di andarmi a sedere ai piedi della Madonna, e di cantare le glorie della dolcissima nostra Santa Madre. E canteremo insieme, caro p. Ignudi! Farò un po' il pazzarello anche in Paradiso; eh! se fossero tutti savi, sarebbe troppo!» ( Scritti , 37,166).

Quando don Orione aprì il collegio San Giorgio di Novi Ligure volle la collaborazione di padre Ignudi, il quale divenne uno dei più assidui e apprezzati collaboratori del bollettino «San Giorgio». Il primo intervento risale al fascicolo di agosto del 1932 (senza firma). Al termine dell'articolo una Nota del direttore locale precisava: «Siamo fieri di offrire ai nostri lettori, in questo mese, che per tre festività mariane è particolarmente sacro alla Vergine, questa collaborazione che esce dalla penna di un insigne dantista». Ma è con il mese di ottobre 1934 che padre Ignudi iniziò la sua assidua collaborazione incentrata sull'esegesi della Divina Commedia che durò molti anni. In particolare nel fascicolo del marzo–maggio 1940 (numero monografico sulla scomparsa di don Orione), anche padre Ignudi offrì il suo prezioso contributo mediante un articolo dal significativo titolo «Un po' di sosta nel mistico Viaggio», nel quale, servendosi di appropriate citazioni dantesche, ricordava il Fondatore e il suo amore per Dante.

Come sopra riferito don Orione affidò a padre Ignudi diversi incarichi di predicazione di esercizi spirituali, conoscendone la santità di vita e le capacità intellettuali. Nell'agosto del 1934, per convincerlo ad accettare tale oneroso incarico e per sollevarne lo spirito, gli scrisse le seguenti parole:

«Caro padre Ignudi, il Signore sia sempre con noi! e ci dia la Sua pace, fonte di ogni serena gioia e allegria!... Venga, venga, venga il più presto possibile: tutti la aspettiamo! E venga lietissimo in Domino, che qui la aspetta un vasto campo di lavoro per le nostre anime: un bel corso di Sp.li Esercizi. Ma non si affaticherà, che la Santa Madonna le farà da Cireneo; già fo pregare, e tutto andrà benone... Ed ora e sempre nutriamoci di quell'amore di Dio, onde si alimentano i santi, e specie i serafici in ardore, o meglio i più serafici, poiché noi di carità ne vogliamo tanta tanta, tanta, ché la freddezza e il gelo mio fu tanto, e il bisogno di carità è grande tanto. E serviamo il Signore allegramente: la nostra mistica dev'essere la carità allegra, la nostra dottrina tutta lieta in Domino; la nostra vita: in Domino, in Domino, in Domino, lietamente in Domino. Caro padre, oggi ho una gran voglia di ballare: ci sarà il ballo in Paradiso? Se ci sono suoni, ci sarà anche il ballo: io voglio cantare sempre e ballare sempre. Caso mai, il Signore mi farà un reparto speciale per non disturbare troppo i contemplativi. Sono contento perché in Paradiso sarà sempre festa: e, nelle feste, c'è sempre allegria, canti, balli, in Domino e festosità. Io voglio tenere tutti allegri: cantare e ballare sempre: voglio essere il santo dei balli, dei canti e dell'allegria in Domino» ( Scritti 37,171).

Altre amabili e affettuose parole gli esprimeva da Buenos Aires in data 25 febbraio 1935: «Come sta, caro Padre Ignudi? Si ricordi della mia anima, come sempre io La ricordo e la ricorderò... Ci rivedremo ancora? In Paradiso sì; e questo deve bastarci: in Paradiso ci porterà la infinita misericordia di Dio e la nostra Santa Madonna, la nostra Madre...» ( Scritti 37,172).

Dobbiamo alla testimonianza scritta di padre Ignudi la conoscenza di molti e importanti particolari agiografici su don Orione che il religioso francescano rilasciò in occasione del processo ordinario di Tortona, in vista della beatificazione di don Orione. Nel trasmettere i suoi «Ricordi personali sul suo amico, padre e confessore don Luigi Orione» egli avvertiva: «Ho raccolto questi ricordi dagli appunti che in ordine di tempo andavo segnando sui miei Calendari Liturgici, per l'Ufficio o in qualche pezzetto di carta al fine di non dimenticarmi. Da questi appunti scrivo i presenti fogli, assicurando coram Deo di dire la verità senza esagerazioni, benché senta grande desiderio della glorificazione del Servo di Dio». Ecco gli stralci più significativi della sua importante deposizione:

«Primo incontro. Fu il 2 novembre 1919. Ero a Roma, in un Collegio di studenti del mio Ordine (via S. Teodoro, 41). Avendo inteso il concetto di uomo santo che don Orione godeva, e come si trovava in Roma, gli scrissi il mio desiderio di poter parlare con lui, e che sarei andato io stesso. Invece, venne egli stesso da me, e fu il 2 novembre 1919; discesi in portineria; lo vidi con una barba nera abbastanza cresciuta, come di un missionario, e la prima impressione che ebbi fu della sua Carità, di aver egli voluto venire da me, con tante occupazioni, che egli certo aveva, e l'espressione del suo aspetto soavemente paterno. Non ricordo ora come si svolgesse quella prima conversazione, che però fu certamente per le cose dell'anima mia. Ero allora nei miei 55 anni. Don Orione vergine. Anno 1934: agosto 24. Quella sera ha parlato don Orione da santo. Ha parlato, fra le altre cose, della castità: ha ricordato il suo voto di castità, di verginità, fatto a 14 anni, nel santuario dell'Ausiliatrice a Torino, per consiglio del suo santo confessore. Quando va a Torino va sempre là a ringraziare su quel posto, palmo più, palmo meno. Ha detto: “Quante grazie ho ricevuto dopo quel voto!”. Ha parlato con un ardore e una fisionomia da angelo! come chi ha conservato sempre intatto il suo giglio» (Ricordi personali del padre Stefano Ignudi, in AGDO, Posizione «Ignudi Stefano»; cf. Summarium , 260).

Nella summenzionata relazione scritta padre Ignudi ci consegna un ritratto umano e spirituale di san Luigi Orione tra i più incisivi:

«Ho conosciuto don Orione per più di venti anni: l'ho incontrato più volte in diversi luoghi, mi sono tante volte confessato da lui. Ho avvicinato i suoi religiosi, sacerdoti, studenti, fratelli, maestri e studenti dei suoi collegi, cooperatori delle sue opere, conoscenti, in diversi luoghi e tempi. In ogni incontro avuto con lui, ne ho sempre osservato e scrutato, per così dire, ogni minimo atto. Negli altri, ho cercato di scoprire più acutamente che potevo, i concetti che nutrivano di Lui e di pesare come li manifestavano. Ora, nei detti più che 20 anni, non ho potuto far altro che confermarmi e crescere sempre più nella persuasione che Egli fosse veramente di virtù eroiche nel senso come intende la Chiesa; e che tutti gli altri gli avessero stima e venerazione particolare, come ad un vero Santo (...).

In tutti i miei incontri, non l'ho sentito mai una sola volta proferire qualche parola leggera, oziosa, mondanamente spiritosa, pungente; in ogni sua parola spirava umiltà, semplicità, carità; il continuo pensiero, la presenza, il raccoglimento in Dio; lo spirito sempre lieto, sereno, immerso e naufragante in Dio anche in momenti e giorni di affari, preoccupazioni, angustie: la sua vita nascosta in Dio aveva una facilità, prontezza, abitudine e naturalezza soprannaturale.

In ogni incontro mi parlava sempre di cose spirituali e sante, e mi pregava che io stesso gli parlassi di Dio, della Madonna, di S. Francesco, come se avesse sete di sentirne. Mi parlava anche delle sue Opere che aveva in mente di eseguire, o che già aveva fatte e degli aiuti che la Provvidenza non gli lasciava mancare; e tutto con semplicità, ingenuità santa, senza ombre di compiacenza o vanità, ma sempre con umiltà profonda di straccio della Provvidenza.

La santa purità gli si vedeva scritta negli occhi; i suoi sguardi avevano qualcosa di Dio. Per tutto l'insieme, di giocare alle carte, fumare, bere, leggere giornali, darsi alla musica profana e altre cose mondane, esclamava per le persone sacre: “Povera purità!”. Queste cose le ho sentite da Lui, e le diceva senza iattanza e con semplicità. Il suo amore a Dio divampava talvolta dagli occhi, dalla voce, da tutta la sua persona con entusiasmo infiammato, che ricorda S. Paolo, quasi un eccesso della giusta misura: come quando, parlando di Giuda, esclamava: “Io non posso pensare che sia dannato un apostolo!”. Egli aveva in quel momento un grande concetto della vocazione apostolica, della grandezza della misericordia sempre pronta a chi ritorni a Dio, ancorché si sentisse travolto alla disperazione di Giuda.

Amore ai nemici. In questo fu un eroe. Faceva pregare per quelli che avevano fatto del male alla Congregazione o l'avevano abbandonata. Una volta in un discorso nel cortile del Paterno, ero presente, esclamò che si doveva pregare il Signore di dare qualche speciale persecuzione alla Congregazione per testimoniarle che era Opera Sua e che Egli l'amava. Non mancò qualcuno che si sentì venire freddo ed esclamò: “Oh! questo non pregheremo!”.

Amore ai peccatori. Fu un eroe. Li riguardava tutti e specialmente i più colpevoli, con amore tenerissimo. Usò tutti i mezzi: sacrifici, spese, inviti e proposte di ogni più caritatevole trattamento per attirarli» (Ricordi personali del padre Stefano Ignudi, in AGDO, Posizione «Ignudi Stefano»; cf. Summarium , 261-263.).

Dopo la morte di don Orione, avvenuta a Sanremo il 12 marzo 1940, padre Stefano Ignudi continuò a collaborare con l'Opera fondata da don Orione e a scrivere e parlare di lui, riferendo altri importanti particolari:

«Luglio 4, 1941. Sono stato a confessarmi dal mio confessore ordinario alla Gregoriana, il P. Ermanno von Laak, un vero santo (morto il 1° dicembre di questo anno; di anni 76; lo invoco insieme a don Orione): e ho visto con mia grande gioia che, al genuflessorio delle Confessioni, dov'erano Santi solamente della Compagnia di Gesù, ha aggiunto un bel ritratto incorniciato di don Orione: che guardavo poi affettuosamente nelle frequenti Confessioni che andavo a fare. Non gli ho domandato la ragione di quella cosa; ma era evidente il concetto di santità che quel santo Gesuita aveva del nostro don Orione» (Ricordi personali del padre Stefano Ignudi, in AGDO, Posizione «Ignudi Stefano»; cf. Summarium , 260).

 

Per saperne di più

Ignudi Stefano , «Un ritratto di Don Orione», in Aa.Vv ., Don Luigi Orione , Scuola Tipografica Emiliana, Venezia, 1940, 54–55.

Suno Gaetano , «Un insigne dantista francescano: il P. M. Stefano Ignudi O.F.M. Conv. (1865-1945)», Miscellanea Francescana 47(1947).

Ignudi Stefano , «Don Bosco a Don Orione: “...Saremo sempre amici” + , in Pensieri di Don Orione. Sette brani e relativi commenti con ricordi personali di Ignazio Silone , Università Popolare Don Orione, Torino, 1955, 13–15.

Fortunato Enzo , «Padre Stefano Ignudi. Ha testimoniato con saggezza l = amore ed il sorriso di Dio», L = Osservatore Romano , 15 settembre 1996, 6.

Busi Michele , «Padre Stefano Ignudi», in Gruppo Studi Orionini, « La nostra vita è milizia». Sacerdoti ed educatori nelle pagine del periodico “San Giorgio” di Novi Ligure (1930–1960) , Provincia religiosa San Marziano, Tortona, 2008, 75–88.

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