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Messaggi don Orione
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Autore: Flavio Peloso
Pubblicato in: Flavio Peloso, Don Orione negli anni del modernismo, Jaka Book Milano, 2001, p. 119-1123.

Don Orione nutrì anche grande ammirazione verso il Fogazzaro, stimandone l’alta ispirazione spirituale e la dirittura morale.

Antonio Fogazzaro


Nativo di Vicenza (25 marzo 1842), di solida formazione cattolica, allievo di Liceo di Giacomo Zanella, si laureò a Torino; fu avvocato ma con inclinazioni alla poesia, “un mistico, ossia spontaneamente orientato verso l’invisibile e il trascendente”, come scrisse di lui Gallarati Scotti.[1] Si affermò negli ambienti letterari soprattutto per i suoi romanzi[2]. Ammiratore di Rosmini, amico di Mons. Bonomelli, frequentatore dei primi rappresentanti del “modernismo” italiano, si distaccò da un cattolicesimo tradizionale per accogliere le inquietudini di rinnovamento culturale e sociale. Membro di numerose Accademie, collaborò a molte riviste, tra le quali “Rinnovamento”.

Quando il suo romanzo Il santo venne messo all’Indice (1906), si sottomise all’autorità ecclesiastica e, al convegno di Molveno (1907), egli prese le distanze dalle posizioni di Buonaiuti.
Quasi certamente è da collocare in questo contesto di eventi, una minuta senza data di Don Orione nella quale lo esortava: "Così non dovete morire: altro è scrivere romanzi, altro è presentarsi al Tribunale di Dio. La Chiesa Cattolica nostra Madre non è quella che voi avete rappresentata; oh essa è ben diversa, ed io sentî sempre tanto dolore nel vedere che voi la presentate ai vostri lettori così male forse perché voi stesso non l’avevate conosciuta. Riparate almeno in parte con un grande passo verso la Chiesa. Riparate le ingiuste avversioni che avete indotte in tanti vostri lettori verso la Chiesa nostra Madre: Essa non è quella che voi avete presentata né la vostra dottrina è sempre la sua. Con un atto di vera umiltà cristiana e di amore filiale, riparate per quanto potete, o mio caro fratello" [3].

Nonostante le grandi riserve sul suo pensiero, riconoscendolo “maestro del modernismo italiano”, Don Orione nutrì anche grande ammirazione verso il Fogazzaro, stimandone l’alta ispirazione spirituale e la dirittura morale.
All’indomani della messa all’indice de Il santo, nell’aprile 1906, ne additava il valore: “Fogazzaro e D’Annunzio sono oggi i capiscuola del romanzo italiano; essi seguono due vie diverse: l’una corre la terra e vuole tutto il piacere della terra, l’altra, non sempre bene, se volete, ma indica almeno un bisogno, un’elevazione dello spirito verso il cielo. Ora ‘Il santo’ di Fogazzaro venne messo all’Indice in un’ora di mestizia per l’uomo e letterato illustre, quando cioè il senatore Lampertico, zio suo e ammiratore, credente, gli spirava tra le braccia. Allora, al Giornale d’Italia, che voleva far chiasso, Fogazzaro, telegrafava: ‘Silentium’. Era un momento doppiamente solenne e dovette essere ben doloroso, ma Fogazzaro non doveva tardare a dare pubblico e grande esempi di sommissione alla Chiesa e mostrare la fede di cattolico” [4].

Don Orione ebbe modo di interessarsi più direttamente di Antonio Fogazzaro a Messina, essendo egli uno dei fondatori dell’”Associazione nazionale per gli interessi morali ed economici del Mezzogiorno” , i cui membri[5] erano scesi in Calabria e Sicilia per svolgere attività di assistenza alle popolazioni colpite dal terremoto.
A Tomaso Gallarati Scotti, che lo informava di Don Orione, il Fogazzaro risponde il 3 agosto 1910: “Quanto scrivi di Don Orione mi consola fino alle viscere. Amico del Papa? Il Papa, caro mio, fa ora il rimprovero a me di essere amico tuo, e dice che io sono contro i preti (testuale)” [6].
Di Don Orione “Antonio Fogazzaro parlava con un rispetto, ammirazione, devozione e amicizia che avevano colpito la mia mente giovanile”, ricorda Paola Crateri Giacosa, il cui padre era amico del grande scrittore.

Don Orione era confidente della famiglia Fogazzaro e, in particolare, della figlia Maria che prolungò l’amicizia dell’illustre padre[7]. Questa ricorda che “il Fogazzaro infermo chiamava al suo letto il servo di Dio (Don Orione), che rispondeva: ‘Verrò passando per Roma’ (affermando il suo spirito di romanità)” [8].
Antonio Fogazzaro morì a Vicenza il 7 marzo 1911.
 


[1] Cf. T. Gallarati Scotti, La vita di Antonio Fogazzaro/, Mondadori, Milano 1963 (I ed. 1934). L. Bedeschi, Fogazzaro e il modernismo, in “Humanitas”, Brescia XLVII (1992) n. 5, p. 704-716. Su Fogazzaro cf. la voce di Lucia Strappini, in DBI, 48 (1997), p. 420-428, e di A. Agnolotto – A. Zambarbieri in DSMCI, II, p.205-209.

[2] Si tratta dei noti Daniele Cortis, 1885; Il mistero del poeta, 1888; Piccolo mondo antico, 1895; Piccolo mondo moderno, 1900; Il santo, 1905; Leila, 1910.

[3] Scritti 109, 295.

[4] Scritti 102, 19.

[5] La “Associazione Nazionale per gli interessi morali ed economici del Mezzogiorno d’Italia” aveva Leopoldo Franchetti come presidente; Luigi Bodio, Antonio Fogazzaro, Giustino Fortunato, Tito Poggi come consiglieri; David Santillana, Giuseppe Lombardo-Radice, Gaetano Salvemini, Tommaso Gallarati-Scotti, Giovanni Malvezzi membri del comitato esecutivo.

[6] Lettere scelte di Antonio Fogazzaro a cura di Tomaso Gallarati Scotti, Mondadori, Milano, p.696. Interessante notare come Don Orione fosse pubblicamente riconosciuto come “amico del Papa”.

[7] Cf. Scrivendo in Segreteria di Stato per raccomandare una udienza particolare dal Papa, Don Orione la presentava così: “La figlia del Fogazzaro, Sig.na Maria, che convive con la madre, e che fa molto bene a più che cento poveri bambini e bambine, e a ragazze del popolo, da essa raccolte in tre Istituti affidate a suore, mi diceva il desiderio che avrebbe di un’Udienza privata dal S. Padre, che vorrebbe sentire per certe cose sue, e mi pregava di chiederla. Essa si esprimeva così : «Io vorrei andare ai piedi di sua Santità non come la figlia del Fogazzaro, ma come la più umile e devota figlia della S. Chiesa»”; Scritti 6, 179.

[8] Appunto in ADO, Maria Fogazzaro. Maria Fogazzaro nel 1921 – per interessamento di Don Orione - fu ammessa in privata udienza dal Santo Padre, al quale aveva qualcosa da riferire del Padre suo; Scritti 49, 215.

 

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