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Messaggi don Orione
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Autore: Flavio Peloso
Pubblicato in: Santi, sante e carismi della Divina Provvidenza in 'Vita Consacrata', 2000 n.3, p.280-282.

Don Orione ammir˛ molto e si ispir˛ al 'Santo della Divina Provvidenza'.

COTTOLENGO:
IL SANTO DELLA DIVINA PROVVIDENZA

 

È chiamato il “santo della Divina Provvidenza” (1786-1842). Don Orione quando raccomandava la fede, diceva: “Ci vuole più fede, più fede, ma di quella… di quella del Cottolengo, che aveva più fede di tutta Torino”. Il Cottolengo ha costruito un vero e proprio “paese della Provvidenza”. Lui l'ha chiamato “Piccola Casa”, e ci teneva a dire che era della “Divina Provvidenza”.

“Si chiama Piccola Casa , perché, paragonata a tutto il mondo, che pur è casa della Divina Provvidenza, è sicuramente una piccola casa. Si dice in secondo luogo della Divina Provvidenza , appunto, perché siano conosciuti la sua natura e il suo scopo.

La sua natura , perché non è casa o opera dell'uomo, ma casa e opera della Divina Provvidenza, dove essa sola comanda, guida e dirige e con ciò fa risplendere questo suo dolcissimo attributo.

Il suo scopo , perché è aperta non solo agli ammalati privi di ogni aiuto, ma eziandìo a quanti sono infelici di ambo i sessi, che qui vengono a chiedere il pane della Divina Provvidenza. Significa che la Piccola Casa non è opera di filantropia, ma di carità evangelica; perciò tutti coloro che desiderano di prestare l'opera loro non devono esser mossi da altri motivi che dalla carità di Nostro Signore Gesù Cristo: Charitas Christi urget nos ”.

La provvidenza nel Cottolengo non è solo un grande tema conduttore, è tutto della sua vita.

Sorprende il fatto che egli non chiede mai la provvidenza . Non fa mai pregare per ottenere qualcosa da essa. E giustifica tale atteggiamento spiegando che essa è la “ padrona di casa ”, e quindi è la prima interessata a far andar bene le cose: forzarle la mano sarebbe non aver fiducia di essa. Non condanna chi prega per chiedere qualcosa di preciso a Dio, ma sente che quella non è la sua strada, né la strada dei suoi seguaci: prega solo per il regno di Dio e la sua giustizia. La preghiera è “il primo lavoro della Piccola Casa ”, ma “il pensiero di applicare le preghiere lo riservava a sé, ed i figli non pensassero ad altro che a pregare e compiere i loro uffici” ; egli presentava queste preghiere “ al trono di Dio perché nella sua infinita sapienza e misericordia [due attributi che qualificano la Provvidenza] le applicasse a suo beneplacito” . La preghiera è rivolta alla Provvidenza e, proprio per questo, la preghiera non chiede provvidenze particolari: essa non chiede le “grazie di Dio”, ma chiede la “Grazia di Dio”.

San Giuseppe Benedetto Cottolengo non ha il minimo dubbio che la Provvidenza intervenga. Tutt'al più i suoi dubbi e timori sono su eventuali peccati che impediscano il suo intervento. Per questo ha massima cura della vita spirituale nella Piccola Casa.

La sua fiducia nella Provvidenza ha qualcosa della pazzia, quasi della ‘sfida': ordina a suore ammalate di alzarsi, di lavorare, magari cambiando ambiente, quando manca denaro e si ricorda che c'è un letto vuoto, va a cercare un nuovo ospite per riempire quel letto, sicuro che dopo la Provvidenza arriverà; se ci sono grossi debiti costruisce nuove case, ingrandisce il paese della Provvidenza: “se Dio risponde con la sua provvidenza alla confidenza ordinaria, a chi straordinariamente confida, straordinariamente provvede”.

Una volta che la superiora delle sue suore avendo un solo marengo in tasca gli parlò preoccupata di spese enormi da fare, egli si fece dare la moneta. “La prese egli e fattosi presso alla finestra, come per meglio esaminarla: “Gran bella moneta è questa – le disse – e chissà quante altre belle anch'esse ci verranno da questa” ; e in ciò dirle, con quanta forza avesse, la lanciò fuori a perdersi per i campi. Si stupì la suora a quell'atto e il santo, ridendo: “Vedrai, ciocòta, vedrai che buon affare sarà questo e di questa sera quel marengo darà i suoi frutti”. E fu vero. Non pensa al successore, perché ci penserà Dio. Da buon manovale della provvidenza fa la contabilità del passato, ma mai quella del futuro; non vuole che alcuno conti i malati (anche se sono tutti registrati). “La Provvidenza ci manda il denaro perché lo spendiamo, non perché lo teniamo inerte: se si trattasse di conservarlo, lo farebbe essa stessa meglio di noi”.

Tante persone sono coinvolte nella sua opera: non solo le suore e i volontari (cui con affetto ruvido ma tenero chiede una vita spirituale fervorosa), non solo altre persone che hanno soldi e voglia di aiutare, ma in fondo coinvolge anche i poveri e gli ospiti stessi, che spesso devono accontentarsi di un cibo da povero: la “provvidenza che basta al povero” . La Divina Provvidenza non è il miracolo eccezionale sulle teste delle persone, ma il miracolo di un coinvolgimento sofferto, umano. Divino!

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