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Don Giuseppe Pollarolo, prete di frontiera

Video: Don Giuseppe Pollarolo, partigiano con breviario e cinepresa" /> Messaggi don Orione
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Autore: Flavio Peloso (a cura)

Viene messa a tema questa particolare attivit? artistica di Don Pollarolo, in particolare quella riferentesi ai film girati mentre era cappellano dei partigiani al tempo della resisteza.

Articolo: Don Giuseppe Pollarolo, prete di frontiera

Video: Don Giuseppe Pollarolo, partigiano con breviario e cinepresa


DON GIUSEPPE POLLAROLO
PARTIGIANO CON BREVIARIO E CINEPRESA

A cura di Flavio Peloso

 

Don Giuseppe Pollarolo nacque a Pozzolo Formigaro (Alessandria), il 31 agosto 1907. Le povere condizioni economiche della famiglia lo prepararono a condividere con Don Luigi Orione, il Fondatore della Piccola Opera della Divina Provvidenza, i “tempi eroici” della giovanissima Congregazione, segnati dalla povertà e dal lavoro assiduo, anche manuale. Il 15.8.1926, emise i Voti dopo aver compiuto gli studi a Villa Moffa e poi a Venezia presso i Padri Cavanis. Frequentò la Teologia al Seminario Laterano di Roma e il 26 giugno del 1930 fu ordinato sacerdote.

 Don Orione, gli diede molta fiducia e lo incoraggiò in quella missione che era a lui congeniale: la predicazione. Infatti, dopo un breve tempo con i giovani a Fano, dal 1930 al 1932,  passò a Voghera come “addetto alla predicazione”. Divenne predicatore molto noto e apprezzato.

 Dal 1942 al 1987, per ben 45 anni dunque, Don Giuseppe Pollarolo dimorò quasi ininterrottamente a Torino segnandone  la storia la guerra (1940-1945) e nei decenni successivi. Fu pioniere della pastorale operaia alla Fiat e nelle fabbriche di Torino; nel 1943 raggiunse Duccio Galimberti sulle montagne del cuneese e fu cappellano dei partigiani sui monti della resistenza “con il breviario alla cintola e mai con il fucile”; aperse le Case del Giovane Operaio per lenire i disagi dell’immigrazione, artista del pennello e della cinepresa.

Il titolo per cui era più noto a Torino fu quello di “prete delle fabbriche”, brillando per particolare sollecitudine verso i poveri, il popolo umile e i lavoratori. Alla fine degli anni '50 gli fu affidata la costruzione edilizia e spirituale delle parrocchia delle Vallette denominata Santa Famiglia di Nazaret. Qui fu sepolto dopo la morte avvenuta il 22 gennaio 1987, a 80 anni di età.

Vogliamo approfondire un aspetto della sua esuberante attività: quella di regista amatoriale e di sceneggiatore di piccoli film a scopo educativo. In questa attività spiccano alcuni suoi cortometraggi e spezzoni di film girati da lui stesso, mentre si trovava sulle montagne come cappellano dei partigiani. 

 

IL REGISTA DELLA RESISTENZA

Massimo Novelli, Repubblica, 10 ottobre 2000

Don Giuseppe Pollarolo, ordinato sacerdote nel 1930, rientra senza dubbio tra i «preti giusti» dei venti mesi di guerra partigiana. Come quel prete giusto di Borgo San Dalmazzo raccontato in un piccolo e prezioso libro da Nuto Revelli. Armato soltanto di un Vangelo e di una cinepresa, operò dapprima nelle formazioni di Giustizia e Libertà nelle valli di Cuneo, insieme a Duccio Galimberti (nel suo film in presa diretta si vedono le rarissime immagini esistenti di Duccio). Collaborò quindi a Torino con il generale Perotti e il Comitato di liberazione nazionale piemontese. Fu poi cappellano delle formazioni dell'Oltrepò pavese. Venne anche arrestato e imprigionato per un mese nella famigerata caserma delle brigate nere di via Asti, a Torino, nel giugno del '44. Nel 1970, in occasione di una lunga conversazione con il compianto critico cinematografico e regista Paolo Gobetti, don Giuseppe raccontò la sua esperienza. «Ero sempre in prima linea - rievocò - mai con un'arma, con il mio libro di preghiere e con la macchina cinematografica: era una Pathè Baby, molto piccola, la tenevo in tasca con estrema facilità». Coraggioso e ingegnoso, don Pollarolo: «Gli strumenti del mio mestiere sono questi: ecco, io me la sviluppavo su in montagna la pellicola, non potevo mandarla a sviluppare in città, vero? Erano quattro cassette come questa, una tavola di bachelite intorno alla quale si avvolgevano i nove metri della film della macchina da presa e poi si sviluppava; con dei successi che portavano all'entusiasmo i giovani, perché nel giro di un'ora, quando il tempo era asciutto, riuscivamo a vederci la scena girata». Era uno che amava la libertà, don Giuseppe. Uno che aveva saputo interpretare lo spirito evangelico nel modo migliore: schierandosi a fianco degli operai, dei ribelli della montagna. Ma fu anche un prete che seppe raccontare la vita che resisteva in quegli anni di morte e di sangue. E lo seppe fare, è stato notato, «con la sua fragilità, la sua ingenuità, il candore della sua ignoranza di ogni convenzione e regola narrativa cinematografica». Tanto che il suo cinema ispirò il cinema militante e della memoria di Gobetti. Ha rilevato Gianni Rondolino che Gobetti, quando si accingeva a «ripercorrere la storia armato di una macchina da presa» come in Le prime bande, aveva a modello proprio i Momenti di vita e di lotta partigiana del sacerdote alessandrino.

«Il suo modello - scrive il critico torinese - per certi aspetti, è il film girato allora da don Pollarolo e inserito in Le prime bande, non solo a testimonianza della vita quotidiana dei partigiani, riprodotta in immagini semplici, tecnicamente difettose, improvvisate, ma anche come punto di riferimento estetico, esempio da seguire». Perché «se don Pollarolo seppe allora ricostruire ingenuamente ma autenticamente un mondo, un microcosmo di uomini che combattevano per la libertà, quarant'anni dopo Gobetti poteva tornare indietro nel tempo con lo stesso spirito libero, lo stesso entusiasmo, la stessa attenzione per le piccole cose, apparentemente banali, insignificanti, ordinarie, e invece indicative di un modo di vivere, addirittura di un modo di pensare».

Questo era don Giuseppe Pollarolo, al quale il Comune ha deciso di intitolare una piazza.

Paolo Gobetti lo dipinse così: «La fortuna nostra è che don Pollarolo pensava di non dovere usare il fucile, anche se credo che ne abbia spesso portati. Ma siccome voleva essere un partigiano accanto agli altri ha portato la cinepresa e così ha potuto documentare la vita partigiana».

Voleva essere un partigiano, un uomo e un religioso della libertà, ma soprattutto un umile tra gli umili. E, una volta, don Giuseppe disse pertanto di sé: «Avevo allora un forza atletica notevole e resistevo alla fatica, mi sentivo proprio un vero facchino, alla scuola di don Orione che di facchini ne ha formati tanti».

Nei momenti più duri della guerra, il partigiano disarmato fece quello che un cristiano di buona volontà e di fede doveva fare: «Si stava vivendo un momento terribile. Io ricordo che ho detto: vado in Chiesa a pregare lo Spirito Santo che vi illumini». Parole chiare e semplici, parole incisive, per descrivere l'avventura vera di un buon cristiano.

 

RASSEGNA FILMOGRAFICA

 Sono due principalmente i films di Don Giuseppe Pollarolo che nono entrati nella storia della storia della documentazione cinematografica della resistenza parigiana:

MOMENTI DI VITA E DI LOTTA PARTIGIANA e poi CAMPANE A STORMO, sempre girato nel contesto della vita partigiana intessendo le scene dell’ambiente e delle vicende partigiane con una trama narrativa semplice e romantica.Vediamone le schede e recensioni.

MOMENTI DI VITA E DI LOTTA PARTIGIANA

Film di don Giuseppe Pollarolo e testimonianza di don Pollarolo stesso.

Il film è inserito in Cinecronache partigiane Italia, 1995, Betacam, 45', B/N e colore; regia di Daniele Gaglianone, Alessandro Amaducci. Produzione: Cooperativa 28 dicembre per ANCR (Archivio Cinematografico Nazionale della Resistenza).

Video girato nel marzo 1945 in Val d’Aveto, Val Trebbia, Val Borbera, con commento del parroco di Rondanina (GE) (versione VHS in ANCR, Archivio Nazionale Cinematografico della Resistenza di Torino).

CAMPANE A STORMO

Italia, 1945, 9,5mm, 32', B/N.

Regia: Giuseppe Pollarolo. Sceneggiatura: Occhipinti. Fotografia: Giuseppe Pollarolo. Montaggio:Giuseppe Pollarolo. Vi sono presenti le canzoni: Oltre il ponte (di Italo Calvino, Sergio Liberovici) cantata da Fausto Amodei,  Partigian della valle, Arma lo sten, Americano, E noi di Ciro siamo, Sul paion, Viva la nostra cricca.

«Campane a Stormo è un film a soggetto sui partigiani realizzato da partigiani medesimi. La sottile trama che si snoda nelle campagne cuneesi vede come protagonisti il partigiano Sandro, Evelina e la compagna Primula. Evelina, innamorata di Sandro, scopre la relazione clandestina con la “Primula” e accecata dalla gelosia cerca di vendicarsi denunciandola al capitano di Brigata Nera. Colta da rimorso tenta di porre rimedio alla sua ignobile azione, ma ormai è troppo tardi: la "Primula" è stata catturata e sottoposta a orribili torture. Soltanto l’attacco vittorioso dei partigiani consente di liberare "Primula" e di portarla in salvo»

(Recensione in Archivio Nazionale Cinematografico della Resistenza, Torino).


Dichiarazioni

«Si tratta di un film eccezionale: con la sua fragilità, la sua ingenuità, il candore della sua ignoranza di ogni convenzione e regola narrativa cinematografica, è un documento che va oltre i limiti del filmetto cinematoriale. È un esempio incredibile di film militante, è un film fatto per gioco ma anche per educare. È una testimonianza della fame di immagini filmiche che il nostro secolo ha creato negli uomini, per cui anche nei momenti apparentemente più assurdi un gruppo di uomini si mette a fare uno spettacolo cinematografico».

(Giuseppe Pollarolo, Venezia, aprile 1970).

 

«L’attività cinematografica è una attività puramente ricreativa. Io non ero un giornalista che mi preoccupassi di riprendere delle scene che fossero utili per altri. [...] Ci divertivamo e naturalmente sono capitati dei momenti [...] in cui il divertimento era pericoloso, perché erano scene vere, di guerra, prese proprio in prima linea. Ero sempre in prima linea, mai con un’arma, con il mio libro di preghiere e con la macchina cinematografica: era una Paté Baby, molto piccola, la tenevo in tasca, con estrema facilità. [...] Gli strumenti del mestiere sono questi: ecco, io me la sviluppavo su in montagna la pellicola [...]  con dei successi che portavano all’entusiasmo i giovani, perché nel giro di un’ora, quando il tempo era asciutto, riuscivamo a vederci la scena girata. Quindi potete immaginare, in quell’isolamento, poter proiettare in un distaccamento o nel paese in mezzo alla popolazione, una scena girata un’ora prima».

(G. Pollarolo, in Piemonte partigiano. Cinema e resistenza in Piemonte. 1943-1993, a cura di P. Gobetti, Regione Piemonte-ANCR, Torino, 1993).

 

«I partigiani francesi sono stati molto più fortunati di noi, hanno avuto addirittura dei professionisti dell’obiettivo. Io ero un cappellano, non ero un giornalista, però avevo con me una piccola macchina da presa per dilettanti, una Pathé Baby, che stava in una tasca. Riuscivo a riprendere le scene dal vero in combattimento e poi, per ragioni di sicurezza, me le sviluppavo in montagna e ce le vedevamo subito, nel giro di ventiquattr’ore; era proprio una documentazione autentica, presa dal vero, alle volte vicinissimi ai partigiani che sparavano sui tedeschi. Ho ripreso scene di guerra, le ho riprese proprio sul posto e ho ripreso anche scene di vita familiare, perché non si era sempre in combattimento: la guerriglia non era una guerra, capitavano delle giornate nere, c’erano invece giornate di distensione e di riposo, quindi arrivavamo addirittura a girare un film su soggetto, così per nostro piacere e nostro diletto».

(G. Pollarolo, in P. Gobetti, G. Risso, Lotta partigiana, Archivio Nazionale Cinematografico della Resistenza-Consiglio Regionale del Piemonte, Torino, 1999).


«A me pare che questa opera cinematografica di don Pollarolo sia un qualcosa di estremamente interessante, in tutti i suoi aspetti, proprio per il fine primo di cui si parte. È un discorso piuttosto importante e che si è affrontato altre volte a proposito di cinema militante. Qui è un caso sui generis, naturalmente; normalmente noi parliamo di cinema militante al servizio della rivoluzione, definizioni più o meno esatte. Ma la sostanza di questo cinema è che vuole intervenire sulle cose, il presupposto è che il cinema non è inteso come spettacolo, ma veramente come strumento per intervenire in una realtà. In questo senso il discorso si applica anche a questo film di don Pollarolo» (P. Gobetti, Atti del convegno di studi sulla Resistenza nel cinema italiano del dopoguerra, Venezia, 24 -27 aprile 1970, in "I quaderni de Il Nuovo Spettatore" , Ancr, Torino 1993).

 

 «Campane a stormo è il risultato del montaggio di materiali girati tra il 1944 e il 1945 nelle zone libere dell’Oltrepò pavese, in particolare nelle montagne attorno al paese di Romagnese (PV). Molte sequenze non sono il risultato di una finzione, ma sono spezzoni girati da Don Pollarolo per documentare la vita partigiana e poi montati assieme alle altre scene. Per esempio le scene che ritraggono i partigiani in azione o la popolazione che scappa di fronte ai rastrellamenti tedeschi, non sono finzione, ma documenti autentici. Questo film esprime in modo semplice ed efficace lo spirito e il patriottismo che animavano il movimento partigiano».

Anche se caratterizzati da immagini di qualità inferiore, i filmati amatoriali costituiscono una preziosa testimonianza diretta degli eventi, essendo tra i rarissimi documenti che mostrano, con una verità ed immediatezza ineguagliata, la semplicità e quotidianità della vita partigiana e che, di conseguenza, forniscono fondamentali informazioni sul modo in cui i partigiani si autorappresentavano. "Momenti di vita e lotta partigiana", di don Giuseppe Pollarolo, prete unitosi alle bande di ribelli, è uno dei filmati amatoriali più preziosi, che segue le vicende del capo partigiano Duccio Galimberti e dei suoi uomini e ci restituisce un'immagine di straordinario realismo e di notevole intensità degli eventi piccoli e grandi della lotta di liberazione. (Raffaella Franzosi)

 

L’APPARIZIONE DELLA MADONNA DELLA GUARDIA (1941)

Film della durata 18 minuti,  di Don Giuseppe Pollarolo.

Vedi il VIDEO

Trattasi di un documento di eccezionale interesse girato nel 1941 nelle alture di Bolzaneto da Don Giuseppe Pollarolo con attori non professionisti del posto. Un’opera mirabile per ambientazione, regia e recitazione.

La pellicola originale è danneggiata, ma la trasposizione in video è riuscita a conservare una buona parte della sua validità.

Fonte: Cineclub Fotovideo Genova.

 

Spezzoni di films di Don Giuseppe Pollarolo sono inseriti in alcune produzioni cinematografiche posteriori.


COLONNE SONORE DELLA RESISTENZA: Italia, 2007, DvCam, 43', Colore

Regia di Corrado Borsa, Pier Milanese, Andrea Spinelli

Produzione: A.N.C.R. Archivio Nazionale Cinematografico della Resistenza

Immagini filmiche tratte da: Momenti di vita e lotta partigiana di Giuseppe Pollarolo, Aldo dice 26 x 1 di Fernando Cerchio, La Resistenza in Val d’Aosta di Ottavio Bérard, Un’altra Italia nelle bandiere dei lavoratori di Paolo Gobetti.    

 

LOTTA PARTIGIANA: Italia, 1975, U-Matic, 60', Colore.

Regia Paolo Gobetti, Giuseppe Risso.

Produzione: Cooperativa 28 dicembre, Archivio Nazionale Cinematografico della Resistenza
Note: Commento di Franco Antonicelli; testimonianze di don Giuseppe Pollarolo, Egidio Liberti, Cino Moscatelli, Nuto Revelli, Leo Valiani, Felice Mautino, Massimo Mila, Mario Pacor, Sergio  Pettinati, Aldo Caputo, Giuseppe Torre, Luciano Bergonzini, Ezio Aceto.


LE PRIME BANDE. Italia, 1984, 16mm, 60', B/N e colore

Regia di Paolo Gobetti. Produzione: Cooperativa “28 dicembre”.

Coregia: il Collettivo dell’ANCR, Archivio Nazionale Cinematografico della Resistenza (Melina Bracco, Federico Bruno, Fabio Cianchetti, Carla Gobetti, Mario Maggiorotti, Valerio Emanuele Marino, Luciano Martinengo, Paolo Pincione, Giuseppe Risso, Paola Zanetti), il Centro Studi Piero Gobetti, l’Istituto Storico della Resistenza in Piemonte, il Museo Nazionale del Risorgimento e l’Archivio Centrale dello Stato; con la partecipazione di: Sergio Bellone, Lucia Boetto Testori, Nardo Dunchi, Poluccio Favout, Sandro Galante Garrone, Paolo Gobetti, Andrea Guglielmone, Bianca Guidetti Serra, Gianni Jarre, Alessio Maffiodo, Luigi Moranino, Giovanni Nicola, Giuseppe Pollarolo, Guido Quazza, Nuto Revelli, Renato Testori, Enzo Tron, Adolfo Velino.

 

L'ORECCHIO FERITO DEL PICCOLO COMANDANTE

Regia: Daniele Gaglianone; Sceneggiatura: Daniele Gaglianone; Origine: Italia 1994; Durata: 10 min.

Menzione speciale al Festival Internazionale di Locarno 1995, Primo premio al Festival del Cinema Mediterraneo di Bastia 1995.

Autunno 1943. Un ragazzino sordomuto raggiunge con la madre un gruppo di partigiani ai quali la donna porta un po’ di patate; il piccolo partecipa alla vita dei combattenti in maniera giocosa. La sua allegria si trasforma però in dolore a causa di un tragico rastrellamento.

 Gaglianone realizza L’orecchio ferito del piccolo comandante ricorrendo ai filmini di Giuseppe Pollarolo, sacerdote alessandrino nato nel 1907 e morto nel 1987, citato da Gaglianone già per altri lavori. Don Pollarolo fu attivo durante la Resistenza come cappellano delle formazioni partigiane nel cuneese e nell’Oltrepò pavese, don Pollarolo era appassionato di cinema e, come racconta lo stesso Gaglianone, quando raggiungeva le bande di partigiani, portava con sé, oltre ai sacchi di patate, una cinepresa Pathé-baby e le vaschette e gli acidi per sviluppare la pellicola, riuscendo così a riprendere, tra l’altro, un discorso che il comandante Duccio Galimberti rivolse a militari sbandati, studenti, operai e carcerati dopo l’8 settembre 1943.

 

BIBLIOGRAFIA

Tuninetti, Giuseppe, Giuseppe Pollarolo: un prete di frontiera (1907-1987), Soveria Mannelli, Rubbettino 2004.

Giallongo, Concetta, Don Giuseppe Pollarolo un prete di frontiera, “Messaggi di Don Orione”, 33(2001)  n.106, pp.57-78.

Boccalatte, Luciano - De Luna, Giovanni - Maida, Bruno (a cura di), Torino in guerra: 1940-1945. Catalogo della mostra, Torino, 5 aprile - 28 maggio 1995, Gribaudo, Torino 1995, 12, 122 .

Cipolla, Ruggero, I miei condannati a morte. Lettere e testimonianze, Il Punto, Torino 1998 , 186, 187, 188.

Flavio Peloso, 29 aprile 1945, A Milano, Piazzale Loreto,
il gesto di umanità di Don Giuseppe Pollarolo
; www.donorione.org.

Video: Don Giuseppe Pollarolo, partigiano con breviario e cinepresa.

La cerimonia si tenne il 10 ottobre 2000, presso la Parrocchia della Santa Famiglia delle Vallette di viale dei Mughetti 18; a ricordare il sacerdote orionino fu Giovanni Porcellana.

 


[1] La cerimonia si tenne il 10 ottobre 2000, presso la Parrocchia della Santa Famiglia delle Vallette di viale dei Mughetti 18; a ricordare il sacerdote orionino fu Giovanni Porcellana.

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