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Don Orione e Giovanni XXIII: cronaca di un'amicizia in "Messaggi di Don Orione" n.102, 32(2000) p.43-56. " /> Messaggi don Orione
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Nella foto: Mons. Loris Capovilla
Autore: Flavio Peloso

Intervista di Don Flavio Peloso a Mons. Loris Capovilla, divenuto cardinale a 98 anni di et?.

Leggi: Don Orione e Giovanni XXIII: cronaca di un'amicizia in "Messaggi di Don Orione" n.102, 32(2000) p.43-56.


L’arcivescovo Loris Francesco Capovilla, già segretario particolare di Giovanni XXIII, sarà uno dei cardinali del prossimo concistoro di Papa Francesco. L’elevazione alla porpora dell’arcivescovo, prossimo ai 99 anni, giunge nell’anno della canonizzazione di Papa Roncalli che sarà proclamato santo il prossimo 27 aprile insieme a Giovanni Paolo II. Dagli anni ’80, Mons. Capovilla vive a Sotto il Monte, il paese natale del Papa bergamasco.

La promozione a Cardinale di Mons. Capovilla è definita “eccezionale” e un “sorpresa”.

Nacque a Pontelongo (Padova) il 14 ottobre 1915; poi, in seguito alla morte del padre, si trasferì e crebbe a Mestre. Fu segretario del cardinale e poi Papa Roncalli dal 15 marzo 1953 al 3 giugno 1963.

Mons. Capovilla è sempre stato un grande amico della Piccola Opera di Don Orione.

Lo incontrai per l’ultima volta il 17 novembre 2000, nella sua residenza di Sotto il Monte (Bergano). Riporto alcuni passaggi della registrazione.

 

So che lei è grande devoto ed estimatore di Don Orione. Come lo conobbe?

Io ho visto don Orione una sola volta in vita mia, da ragazzo. A me è bastato una sola volta vederlo. Fu nella basilica di San Marco, a Venezia, in una circostanza speciale. L’amico di don Orione, il cardinale Pietro La Fontaine, celebrava la Messa d’oro; era presente il cugino del re, il Duca di Genova e personalità varie. La basilica di San Marco è uno scrigno d’oro, ma noi ragazzi eravamo curiosi di vedere Don Orione, di cui avevamo sentito parlare dal Patriarca per la devozione che ne aveva. Noi stimavamo don Orione, ma non sapevamo gran ché di lui. Ad un certo punto, nella basilica, mentre si cantava il Gloria della Messa pontificale, tutti si alzano in piedi. Arrivava un omino e fu tutto un bisbiglio: “Arriva Don Orione, arriva Don Orione!”.

Lui, si mise là, in un cantuccio. Mi è rimasto sempre impresso. Era l’anno 1934.

 

E poi ebbe altri contatti con la Congregazione?

Quando ero in seminario, a Venezia, venivano anche chierici di Don Orione a studiare teologia con noi; venivano dagli Artigianelli, a dieci minuti dalla Madonna della Salute. Portavano una povera vesticciola, ragazzi bravi, lavoravano in tipografia. Avevo un venerazione per questi ragazzi, pensando che facevano una vita dura e non si lamentavano mai, erano sempre così contenti, felici.

Io andavo spesso agli Artigianelli perché stampavamo lì il nostro bollettino missionario. Anche i fratelli laici come lavoravano, come servivano!

Con l’Istituto, con l’Istituto Artigianelli, c’era molta familiarità. Il Patriarca Roncalli era molto in amicizia con Don Carlo Pensa in particolare. Ci sono delle belle foto insieme.

 

Quindi è un’amicizia di lunga data.

Poi ho avuto rapporti con don Zambarbieri, con la sua mamma, coi fratelli, Don Alberto, il Vescovo Don Angelo. Per me era la figura che incarnava lo spirito di Don Orione, l’umiltà, la devozione alla Chiesa; era raro che facesse un’osservazione con toni forti. Io rimanevo edificato dallo spirito di obbedienza che avevano verso di lui i confratelli anche più giovani. Ogni tanto mi telefona ancora Don Stefani; è stato l’ultimo confessore di don De Luca, mi pare che anche lui senta il peso dell’età.

 

Lei ha detto tante belle cose su Don Orione.

La prima volta che ho parlato su Don Orione è stato al Berna - io sono di Mestre – e commentai la famosa lettera delle vocazioni, del raccoglitore di spighe. Spesso mi hanno chiamato. Io ho fatto il discorso a Roma per il ventennio dalla morte di Don Orione. C’erano sedici Cardinali, Vescovi e tanta gente. Don Pensa ha fatto l’introduzione. Mi pare che siano le cose più belle della mia vita.

 

Fu lei a mettere il luce un famoso “fioretto” di Don Orione e Mons. Roncalli.

Il giovane Mons. Roncalli era andato in udienza il lunedì di Pasqua, mi pare, dal Papa Benedetto XV. Era da poco andato a Roma, Roncalli. Egli stesso mi raccontò un fatto più o meno con queste parole.

“Curavo il servizio missionario e volevo formare dei comitati, ma avevo avuto delle difficoltà nel trattare con questo nuovo ministero. Era il 31 marzo 1934. Il Papa mi ha detto: Bravo, bravo, andate, andate da Don Orione, conosce tante persone. Era mezzogiorno quando il Papa mi ha detto questo. Non ho neanche mangiato ma sono corso a Ognissanti. Qui, c’era uno questi grandi Istituti (il San Filippo Neri) dove potevi entrare e uscire, non c’era nessuno, era un porto di mare. - Mi sono fatto avanti, nel corridoio, c’era era il portinaio. - Cerca qualcuno, Monsignore? - E si, volevo parlare con Don Orione. Don Orione è in cortile, sta giocando con i ragazzi, mi dice. Vado fuori in cortile e vedo un prete. Don Orione si volta verso di me e chiede: - Cerca qualcuno? - Vorrei parlare con Don Orione. - Sono io don Orione, abbia pazienza, finisco la partita e poi vengo subito. Io ho poi riflettuto che “Dio ha nascosto queste cose ai grandi e le ha rivelate ai piccoli”.

Finita la partita, quei poveri figlioli si sono messi in fila e Don Orione è venuto da me”.

Così mi raccontò Papa Giovanni. C’era una nota scritta nel suo "Diario". Questo è cristianesimo. Se diventiamo grandi, famosi, non succede niente. La Chiesa del 2000 sarà la Chiesa dei cenacoli. La Chiesa se vuole attingere olio deve rivolgersi ai cenacoli. C’è pericolo che oggi non badiamo più a questo… troppe manifestazioni esterne, ma l’organizzazione non serve se non ha queste sorgenti di olio: la pietà, la comunione, la vicinanza alle persone.

Sto studiando una figura eccezionale del femminismo cattolico italiano, Adelaide Coari. Ho trovato più volte il nome di Papa Giovanni e anche il suo, Monsignore. Cosa ricorda di Adelaide Coari?

La Adelaide Coari è stata una grande educatrice oltre che donna di fede, Voleva la liturgia portata a contatto del popolo anche con l’insegnamento. Questa donna è stata condannata nel 1909 perché in un foglio femminile (Azione muliebre) proponeva il voto alle donne. Pensi quanto eravamo indietro; la donna non votava, non aveva nessun rilievo nella vita sociale. Dopo, la Coari ha conosciuto il vescovo Radini Tedeschi, di cui Roncalli fu segretario a Bergamo. Era suo direttore spirituale e c’è stata una grossa corrispondenza con lui. Papa Giovanni l’ha conosciuta di riflesso, attraverso il vescovo Radini Tedeschi.

Questa donna ha sofferto perché ha visto lo sconfinamento dei cattolici in difesa di interessi materiali. Non era socialista, era democristiana al cento per cento. Ma un cristianesimo aperto sul fronte dell’elemosina per lei era troppo poco, andava più in là. Io ho avuto parecchi contatti con lei. Papa Giovanni durante il pontificato le ha scritto molte volte. Io, dopo la morte di Papa Giovanni, ho conosciuto tutti i rapporti della Coari col cardinale Ferrari e con tanti personaggi; ricordo don Primo Mazzolari, Sorella Maria di Campello…

 

La Coari ebbe molta fiducia e collaborazione da Don Orione.

Don Orione rimase fedele e sempre attento alla gente di frontiera. Don Brizio Casciola, se non fosse andato con don Orione, si sarebbe buttato fuori. La Coari è stato uno di quei personaggi di tramite, come Don Orione, con tanti personaggi appunto di frontiera. Lei, poi, era sempre sull’idea di portare nell’insegnamento il fermento evangelico. Nell’ultimo periodo della sua vita ha avuto abbastanza buoni rapporti con Don Giuseppe De Luca il quale ha capito - lui era molto intelligente – che questa grande donna era stata emarginata, non era stata capita da Benedetto XV. Poi la Coari si è ritirata nel Piccolo Cottolengo di Milano.

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