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Messaggi don Orione
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Notizie della Parrocchia di Ognissanti, nel quartiere Appio di Roma, ad inizio '900 definita "Patagonia romana" san Pio X che vi inviò san Luigi Orione e la sua Congregazione.

Il Papa e la città di Roma hanno esercitato,  sin dalla sua giovinezza, un notevole fascino su don Orione. 

Vi fu invitato nel novembre del 1900 da mons. Radini Tedeschi, che gli offrì la possibilità di gestire una ‘colonia agricola’ in località Nunziatella, alle porte della città. Da notare che, nel 1900, Don Orione era giovane di 28 anni ed era già fondatore, ancora chierico di 21 anni, di una giovane famiglia religiosa che denominò Piccola Opera della Divina Provvidenza.

Di lì a breve, fu offerta Don Orione un’altra colonia agricola, ubicata in una località compresa tra Monte Mario e la via Cassia. Don Orione intitolò al nome di Santa Maria del Perpetuo Soccorso

Si giunge, così, al 1904 quando a don Orione, venne affidata la cappellania di sant’Anna, in Vaticano per espresso desiderio del pontefice Pio X.

 

Pio X affida a Don Orione la Patagonia di “fuori Porta San Giovanni”.

Nel 1906, lo stesso Pio X  gli chiese di recarsi in missione in un’altra periferia di Roma, “fuori porta San Giovanni”.

Altrettanto sollecita fu la risposta da parte di don Orione, lieto, certamente, del fatto che il Papa continuasse a chiamarlo nella vigna del Signore intorno alla Città eterna. Così poi Don Orione raccontò l’incontro con Pio X. 

Mi parlò anche di un’opera assai  importante e desideratissima da Lui, da compiere in Roma, fuori porta San Giovanni: opera non solo di culto, ma di tutto un lavoro pratico di formazione cristiana e per la gioventù e a bene religioso, morale e civile di intera e considerevole popolazione. Fuori Porta San Giovanni, ancora qualche anno fa, non c’era alcuna chiesa aperta al culto, mentre la popolazione cresceva ogni dì più, e tocca oggi forse diecimila abitanti. Per circa due chilometri è fiancheggiata da ville e da osterie, da case popolari e anche da alcuni palazzoni che sono veri vivai umani.

Un giorno – era il 9 dicembre 1906 – il santo Padre mi disse: - Sai che fuori porta San Giovanni si è come in Patagonia? Vedi, là molti sono cristiani, perché da piccoli li hanno portati a battezzare a San Giovanni in Laterano, ma nel resto c’è tutto da fare.

Fuori Porta San Giovanni era già campagna con le caratteristiche della periferia abbandonata e disordinata, senza cura religiosa. 

Mons. Maurilio Silvani, poi diplomatico e poi Nunzio a Vienna, nei primi anni collaborò con Don Orione nella Parrocchia e così la descrisse: “Chi non ha visto il quartiere Appio a quei tempi, non può farsene un’idea. Fuori Porta San Giovanni, ai piedi delle mura, stagnavano le acque di una grande marrana, simulata da erbacce e canneti. Via Appia, allora stretta stretta, era sempre rigurgitante di traffico. Il commercio con i Castelli romani, il via vai dei carrettieri, la ingombravano di continuo. Il suo movimento poi diventava turbinoso nei giorni di corsa alle Capannelle (già all’epoca vi si svolgevano corse di cavalli). Pochi palazzi vi sorgevano ai lati. Non aveva parvenza di città che nelle vicinanze alla Porta. 

Disseminato poi tutto, in capanne e tuguri, in cave di pozzolana e caverne, in ogni buco che riparasse dalle intemperie, un numero imprecisato di povera gente. Elemento predominante erano i carrettieri. Un po’ per tutto bettole, a cui affluivano gli elementi più equivoci della città, e case di malavita. E’ in tale ambiente che iniziava la sua missione rigeneratrice l’erigenda parrocchia di Ognissanti. Sua Santità Pio X, nell’affidarla a don Orione, scherzando, gli aveva detto: «E’ la Patagonia d’Italia»”.  

 

Gli umili e generosi inizi in una misera stalla.

In una successiva udienza, quella del 15 gennaio 1908, il Papa chiede di aprire una cappella subito “fuori porta San Giovanni”. Come ci conferma lo stesso don Orione “Si potè affittare un locale ad un chilometro dalla Porta. Una doppia rimessa da cavalli venne ripulita e trasformata in chiesuola provvisoria e aperta al pubblico”.

La data di inizio dell’attività religiosa di Don Orione fu l’8 marzo 1908. “Pioveva il 25 marzo 1908. Era una giornata triste, uggiosa, ma don Orione aveva il cuore in festa. Con lui, nella misera cappellina sperduta tra gli orti di fuori Porta San Giovanni - una povera stalla aveva avuto l’onore di diventare chiesina, ma non era poco per una terra di missione -, c’era mons. Faberi del Vicariato, c’erano don Sterpi e don Gaspare Goggi, il prof. Luigi Costantini. C’era soprattutto la santa Madonna. Fu appunto dinnanzi ad una statuetta della Vergine Immacolata, che si riunì quella famigliola di intimi, per un rito tanto semplice ed intimo.

La cappella non aveva nulla di esterno che dicesse di essere cappella, essendo stata prima stalla. Come fare a chiamare la gente? “Riempii -  racconta don Orione - i miei tasconi di soldini e caramelle, diedi di piglio ad un grosso campanello e percorsi le vie del quartiere: con una mano sbatacchiavo il campanello e con l’altra lasciavo cadere caramelle e qualche soldino. I ragazzini venivano incontro ed io continuavo imperterrito a suonare disperatamente e a gettare avanti e indietro caramelle e qualche soldino che cadeva anch’esso suonando, richiamando piccoli e grandi. Più mi avvicinavo alla chiesetta, più gente veniva dietro e faceva coda… Qualcuno sentivo che diceva: ‘Quel prete deve essere un po’ matto’”. 

L’inizio è pittoresco, ma il lavoro fu impegnativo. “E subito, in quelle prime settimane, feci settanta matrimoni in tre giorni e amministrai molti battesimi anche di adulti”. 

Era davvero terra di missione. Intorno alla chiesetta si svilupparono le varie attività e prolificarono le iniziative. 

 

La nuova e bella chiesa della Parrocchia.

Dopo interminabili anni di difficoltà, fatiche e dedizione, giungiamo al 14 novembre 1919 quando, il nuovo pontefice Benedetto XV, con la bolla “Nihil Sedi Apostolicae”, erige canonicamente la nuova Parrocchia, che san Pio X aveva già indicato che venisse dedicata e intitolata a Tutti i Santi.

Il 30 ottobre 1920, viene nominato don Roberto Risi primo parroco di Ognissanti e il 31 ottobre successivo, si ha la solenne consacrazione della nuova Parrocchia: Il “Corriere d’Italia” del 3 novembre 1920 riporta la notizia: “La bellissima chiesa di Ognissanti, sulla via Appia Nuova, si è aperta al pubblico culto con  una solenne triplice solenne celebrazione: la festa titolare, la celebrazione del 25° sacerdotale del zelantissimo superiore dei Figli della Divina Provvidenza e novello apostolo del popolare quartiere, don Orione, e con l’inaugurazione della parrocchia con l’immissione in possesso del primo parroco, il pio ed attivo don Roberto Risi”.

Accanto alla Parrocchia, si svilupparono iniziative sociali e pastorali d’ogni genere, con particolare attenzione a ragazzi, giovani e al mondo operaio. Nei decenni successivi sorse una scuola, che divenne poi il grande Istituto San Filippo Neri (1938), poi il cinema-teatro Orione (1949) e, da ultimo, la sede della  Curia Generalizia della Congregazione (1957).
Ancora oggi una delle caratteristiche della Parrocchia è la vivacità e poliedricità delle attività. 

Merita d’essere ricordato l’imponente statua di Don Orione dello scultore E. Giaroli inaugurata il 24 maggio 1989 nel “Largo Don Orione”. La statua, alta m. 3,20, e rappresenta don Orione in cammino nel gesto di muoversi incontro ai bisogni della gente, come fu visto e ricordato agli inizi della vita della parrocchia..

 

Le visite alla Parrocchia di due Papi

Paolo VI venne nella Parrocchia di Ognissanti per celebrarvi la prima Messa in Italiano, dopo l’avvio della riforma liturgica. Era il 7 marzo 1965. C’erano anche il Card. Traglia, il Card. Beran e i Vescovi Mons. Canestri, Mons. Pawlowski, Mons. Pocci, Mons. Zuccarino, il sindaco di Roma Petrucci e numerose autorità. In quell’occasione il Santo Padre visitò anche l’Istituto San Filippo e alcune delle comunità religiose nelle vicinanze. . «Straordinaria è l’odierna nuova maniera di pregare, di celebrare la Santa Messa. Si inaugura oggi – disse Paolo VI nel corso della sua omelia -  la nuova forma della Liturgia in tutte le parrocchie e chiese del mondo, per tutte le Messe seguite dal popolo. È un grande avvenimento che si dovrà ricordare come principio di rigogliosa vita spirituale, come un impegno nel corrispondere al grande dialogo tra Dio e l’uomo».

Giovanni Paolo II visitò Ognissanti il 3 marzo 1991 suscitando entusiasmo e fede. Nella sua omelia disse tra l’altro: “Fare di Cristo il centro delle vostre esistenze, il cuore dell’apostolato: questo è l’impegno missionario che vi anima; questo è il programma apostolico che ha guidato don Orione e che conserva ancor oggi la sua piena attualità. Sono trascorsi oltre 80 anni da quando Pio X nel 1908 inviò l’apostolo della carità fuori Porta S. Giovanni. Lo mandava il Pontefice come missionario nella “Patagonia romana”. Da allora la vostra parrocchia è molto cresciuta e si sono moltiplicate le sue attività pastorali e caritative. Seguendo le orme del Fondatore e dei suoi figli spirituali che qui hanno lavorato e continuano ad operare, voi intendete essere gli apostoli dell’ora presente, amando Dio e amando i fratelli: anzi, amando senza riserve Dio per poter servire senza sosta il prossimo”.

 

Commenti
Francesco
6 giugno 2016 alle 16:58
Articolo interessante! Grazie.



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Buonanotte del 14 novembre 2019