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Messaggi don Orione
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Nella foto: Il volto di Don Orione a San Pietro, nel giorno della canonizzazione (16 maggio 2004)
Pubblicato in: Siamo figli di un Santo: Avanti! in Atti e Comunicazioni, n. 214, 7/10/2004, p.91-103.

Lettera Circolare del 7 ottobre 2004.

SIAMO FIGLI DI UN SANTO: AVANTI!

Roma, 7 ottobre 2004
Beata Vergine Maria del Rosario

Carissimi Confratelli,

Deo gratias.

È con un po' di trepidazione che mi accingo a scrivere questa prima lettera circolare per i nostri Atti e comunicazioni della Curia generale. Penso all'attenzione con cui tradizionalmente, nella nostra Famiglia religiosa, dal 1946, anno d'inizio della pubblicazione, è attesa e letta la comunicazione del Superiore generale. Penso anche all'amore e sapienza con cui i precedenti Superiori generali si sono dedicati a questo impegno: l'ansia per la fedeltà al fondatore di Don Sterpi, la concretezza ascetica di Don Pensa, la paternità calorosa di Don Zambarbieri, la sapienza spirituale di Don Terzi, la brevitas intuitiva e incisiva di Don Masiero, la capacità di visione e proiezione di Don Simionato.

In questo primo numero degli Atti, ben più di una circolare del superiore generale troverete. Vi è infatti contenuto il Documento del Capitolo generale al quale tutti, in questo prossimo sessennio, guarderemo come a espressione autorevole della volontà di Dio, da ascoltare e attuare con religiosa obbedienza e amore di figli.

Don Orione davanti

In questi primi mesi, dopo quel 6 luglio in cui i Confratelli del Capitolo mi hanno chiamato al nuovo compito, la prima sensazione confortante della Congregazione è quella di una famiglia viva e unita che, attraverso la soddisfazione dei risultati, l'attesa di sviluppi o anche la pena per limiti e deficienze, ha una coscienza umile e fiera della propria vocazione orionina. E questo si traduce nel desiderio sincero di “essere quello che dovremmo essere”, di essere “migliori di noi stessi”.

La canonizzazione del nostro Fondatore, con la celebrazione della sua santità e della sua sequela, hanno contribuito a rimettere Don Orione davanti alla nostra vita, come padre e maestro da seguire, più che dietro come un ricordo e una bella storia passata. Insomma, un Don Orione giù dalla nicchia, un Don Orione che ci precede nella Galilea della vita quotidiana; un padre che sorridendo benevolo ai complimenti e gesti simpatici di devozione ci esorta: Non chi dice “Don Orione, Don Orione!” è mio fratello, sorella, amico, ma chi fa la volontà del Padre, chi segue Gesù.

Quanti segni che Don Orione ci sta davanti ho percepito in questi tempi!

Avevo chiesto a Don Orione, come suo dono alla Piccola Opera per la canonizzazione, 7 nuove vocazioni in Italia. Ebbene sono a conoscenza di 4 giovani che hanno manifestato intenzione vocazionale. Questi giovani vedono Don Orione “davanti” .

Ha trascorso qualche giorno in Curia, a Roma, Don Antonio Dalmasso, un missionario italiano di 79 anni. Sono rimasto incantato dal suo senso di Dio, delle Anime, dal suo zelo per il bene dei poveri, dall'intraprendenza apostolica. E' venuto a chiedermi la benedizione perché, ritornando in Brasile, sarebbe partito per Caucaia, nel povero Nord Est, dove i superiori l'hanno destinato per aprirvi un Piccolo Cottolengo. “Chissà se ce la farò alla mia età, ma Don Orione mi aiuterà anche questa volta”. Questo missionario ha Don Orione “davanti” .

Ho partecipato all'incontro annuale dei Direttori delle Province italiane. Ho raccontato del Capitolo, delle indicazioni e del progetto che esso ci ha consegnato per la “fedeltà creativa alla nostra vocazione” nel prossimo sessennio. “Coraggio Don Flavio – mi hanno detto alcuni confratelli – le difficoltà saranno tante, ma in fondo vogliamo tutti essere più orionini. Aiutateci”. Don Fausto Santella, 96 anni, in altra circostanza: “Obbedienza. Cari superiori, aiutateci a vivere l'obbedienza: senza questa non c'è santità”. Questi confratelli con Don Orione “davanti” avranno la forza di nuovi passi verso un futuro della Congregazione fedele e creativo.

Ho già incontrato molti laici orionini, in Italia per ora. Molti mi hanno scritto. Alcuni mi hanno offerto la loro disponibilità discreta, fuori dai riflettori: “Con Don Orione sempre! Contate su di me”, “Se posso essere utile…”. A Diano Marina, si sono radunati un centinaio di laici in Esercizi spirituali; a Tortona, erano 350 al convegno Ex allievi; a Còrdoba (Argentina) oltre 200; a Toscolano Maderno c'erano i collaboratori amministrativi d'Italia. Una laica responsabile del MLO a Curitiba (Brasile), mi scrive: “Que nosso Santo conduza seus passos pelos caminhos certos, que Deus seja a Luz nos momentos difíceis. Precisamos retomar o verdadeiro carisma do nosso santo. Envio meu abraço ao novo Conselho, abraço de um familiar, que se sente parte da família orionina”. Altri due laici da Madrid mi hanno scritto: “Con mucha ilusión, esperanza y obediencia estaremos a vuestro lado para hacer el camino juntos, como borricos de la Divina Providencia , en tratar de seguir las huellas de nuestro Fundador”. Contad sobre todo con las oraciones de los laicos orionistas de España y Venezuela». Questi laici hanno Don Orione “davanti” .

“Molti ci invidiano per la nostra Famiglia religiosa così bella – mi scrive una consigliera generale PSMdC -. È veramente una grande grazia. Aiutiamoci, a non sprecare le possibilità che la Provvidenza ci offre. Buon Lavoro!”. Al Capitolo provinciale delle nostre Suore della Provincia “Mater Dei”, ho visto la scossa di entusiasmo e di buona coscienza venuta dalla lettura di un messaggio di Don Orione sul “Non progredi, regredi est!”. Mi hanno scritto anche le nostre le Contemplative di Gesù Crocifisso di Tortona: “Dopo la canonizzazione di Don Orione, vedremo ciò che avverrà… ciò che deve avvenire, cioè un grande desiderio della santità, forse dei santi che non si conoscono, di coloro che mai hanno fatto rumore, che sono e rimangono nascosti agli sguardi umani ma che risplenderanno come stelle insieme al Padre Santo”. Anche queste Suore hanno Don Orione “davanti” .

Guardando avanti

Venendo via dal Capitolo di Ariccia, ho portato come ricordo solo un minuscolo foglietto con gli unici appunti personali che ero riuscito a fissare sulla carta, preso com'ero in quei giorni dall'improvvisa chiamata a presiedere il Capitolo e dalle molte relazioni e contatti personali sopravvenuti. Ho letto quelle parole nel breve intervento a conclusione del Capitolo. Su quel foglietto è scritto:

Tre tendenze colte al CG 12:

•  umile e fiera coscienza della bellezza della vocazione orionina (canonizzazione) da radicare nell'intimità con Dio,

•  desiderio di riappropriazione carismatica delle opere (istituzioni) e volontà di dare nuove risposte apostoliche alle povertà di oggi senza risposta,

•  reazione alla deriva individualistica e mondana della comunità con un ritorno al sacrificium et gaudium fraternitatis.

Queste prime impressioni sono poi state confermate da una lettura più attenta del documento capitolare fatta dal Consiglio generale. Quelle tre tendenze d'animo hanno effettivamente ispirato orientamenti e decisioni del Capitolo generale per il cammino in “fedeltà creativa” della Congregazione. Su di esse, il Consiglio generale ha imbastito le Linee essenziali del progetto del sessennio 2004-2010 .[1]

Fin dalla gioventù sono stato un appassionato lettore di Ignazio Silone. Recentemente mi ha richiamato l'attenzione un brano tratto dal libro “ Uscita di sicurezza ”. Silone, descrive con affetto e intelligenza la gente della sua terra, l'Abruzzo. Quelle note forse ci aiutano a capire qualcosa dello stato d'animo e della situazione attuale della nostra Congregazione.

“Agli spiriti vivi le forme più accessibili di ribellione al destino sono sempre state, nella nostra terra, il francescanesimo e l'anarchia. Presso i più sofferenti, sotto la cenere dello scetticismo, non si è mai spenta l'antica speranza del Regno, l'antica attesa della carità che sostituisca la legge, l'antico sogno di Gioacchino da Fiore, degli Spirituali, dei Celestini. E questo è un fatto d'importanza enorme, fondamentale, sul quale nessuno ancora ha riflettuto abbastanza. In un paese deluso esaurito stanco come il nostro, questa mi è sempre apparsa una ricchezza autentica, una miracolosa riserva. I politici l'ignorano, i chierici la temono e forse solo i santi potranno mettervi mano”.[2]

Anche noi orionini siamo “spiriti vivi” in “paese deluso, esaurito, stanco” ? Quanto di ribellione al destino, al fatalismo, c'è in noi? E sarà che, come l'Abruzzo, anche il popolo orionino sforna santi o anarchici (o autarchici che pensano a sé, versione postmoderna dell'anarchia)? Questi interrogativi aiutano una benefica riflessione. Ma quello che più interessa sottolineare è quel “ fatto d'importanza enorme, fondamentale, sul quale nessuno ancora ha riflettuto abbastanza ”: molti confratelli (e suore e laici), come a nch'io ho verificato de visu ed ex auditu, – come si dice nel linguaggio delle cause di canonizzazione – sono oggi portatori de “l'antica speranza del Regno, l'antica attesa della carità che sostituisca la legge, l'antico sogno… di Don Orione”. Questa è “una ricchezza autentica, una miracolosa riserva”. “I politici l'ignorano – osservava Silone - , i chierici la temono e forse solo i santi potranno mettervi mano”.

Che il Signore aiuti me e ciascuno di noi a non ignorare e a non temere questa miracolosa riserva , ma a tenerla come ricchezza autentica ! Lasciamo che siano i santi (sempre discreti ma tenaci e veri), e non gli anarchici o autarchici, a determinare la “ribellione”, la reazione, le tendenze del cammino prossimo del popolo orionino: Don Orione santo, prima di tutti, e quelli che ancor oggi più gli sono vicini, perché hanno più intimità con Dio, più fedeltà alla vocazione religiosa, più carità apostolica.

C'è dell'enfasi in queste mie parole? Forse sì, ma solo per fare capire e sentire una convinzione profonda. Non vorrei che a me e a quanti sono al governo della congregazione oggi s'applicassero le parole di Silone: i politici l'ignorano[3].

La santità e i santi sono una grande risorsa culturale e politica anche per una congregazione religiosa. E' la storia della Chiesa a confermare questa convinzione,[4] ma anche la storia civile di ieri e di oggi. Sono i santi quelli che meglio colgono i bisogni e valori culturali profondi di un popolo, specialmente le ricchezze della sofferenza assunta dai poveri; sono loro che per primi vedono e aprono cammini di futuro.

In tempi recenti, il Card. Joseph Ratzinger ha giustamente affermato che “Non sono le maggioranze occasionali che si formano qui o là nella Chiesa a decidere il suo e nostro cammino. Essi, i Santi, sono la vera, determinante maggioranza secondo la quale noi ci orientiamo. Ad essa noi ci atteniamo! Essi traducono il divino nell'umano, l'eterno nel tempo".

Don Orione tutto intero

Abituati come siamo, a consumare prodotti privi di genuinità, come il latte scremato, il caffé decaffeinato, il sale senza sodio, lo zucchero senza glucosio, rischiamo di alimentarci di santi senza santità, rischiamo di togliere dai santi e da una congregazione santa, come la nostra,[5] il meglio che alimenta la nostra vita e il nostro apostolato: la grazia di Dio, la santità.

Per Don Orione, in Piazza San Pietro, solo applausi; sui giornali, belli articoli; nelle chiese e sulle piazze, discorsi celebrativi. Ma non è stato cosi nella vita. Quante incomprensioni, quanta opposizione, quante croci a causa della sua “ribellione” evangelica, della sua critica e profezia storica! Lo ha ricordato Giovanni Paolo II nell'omelia della canonizzazione del nostro Fondatore: “Sofferenze fisiche e morali, fatiche, difficoltà, incomprensioni e ostacoli di ogni tipo hanno segnato il suo ministero apostolico. «Cristo, la Chiesa , le anime – egli diceva – si amano e si servono in croce e crocifissi o non si amano e non si servono affatto».[6]

Che non ci capiti di privare il nostro Santo fondatore del suo messaggio principale di contestazione del “mondo”, di slancio, di coraggio, di “vita spericolata” alla San Paolo (non alla Vasco Rossi).

Privato del suo pungiglione di santità, Don Orione diventerebbe un santo “light”, senza sostanza, che non offrirebbe nulla alla Chiesa e non offrirebbe più alla nostra Congregazione gli stimoli di santità che una canonizzazione propone.

Ciò capita, ad esempio, quando il Cristo diventa poster, gingillo su abiti decolletés, ornamento artistico-culturale, citazione dell'opinionista conformista, invece che una speranza per cui si cambiava vita, si diventava inevitabilmente testimoni, si affrontava il martirio.

In un mondo che tutto trasforma in prodotto di consumo, persino un mito come Che Guevara è stato ridotto a tatuaggio da esibire in spiaggia, a poster da camera di adolescenti, mentre prima il suo nome era un grido di rivoluzione, un progetto, una scelta di lotta per cui si giocava la vita, si scendeva in piazza, si rischiava la galera e la morte.

Che non ci capiti di ridurre Don Orione a una fonte di belle citazioni che ornano e non convertono, a oggetto di devozione che fa sentir buoni ma non diventare buoni, mentre prima il suo incontro scuoteva le persone, tanto dall'autocompiacenza come dalla disperazione, per aprirle alla fiducia nella Divina Provvidenza e a una vita nuova di umiltà, di carità, di intraprendenza nel bene.

Un Don Orione senza la provocazione della santità che sarebbe per noi, per la Chiesa e per la società? Oppure un Don Orione senza il suo sguardo e la parola fulminanti che risvegliano la coscienza di peccato (tanto che qualcuno andava a confessarsi prima di incontrarlo) e la volontà di conversione? Oppure un Don Orione che non ci facesse né male e né bene, ormai reso innocuo alla nostra coscienza, e che non avvertissimo “altro da noi” perché “pieno di Dio”?

Orionini tutti d'un pezzo

La canonizzazione di Don Orione ha indubbiamente accresciuto la coscienza della bellezza e della preziosità dell'eredità lasciataci dal Padre fondatore. E' una consapevolezza che si è fatta evento là, in Piazza San Pietro, il 16 maggio scorso, e nelle tante chiese, cappelle, piazze e posti di lavoro in cui abbiamo celebrato “Don Orione Santo”.

Del clima della canonizzazione ha respirato il Capitolo generale, tenuto ad Ariccia (Roma), dal 21 giugno al 16 luglio 2004. Di questo clima sta respirando la Famiglia orionina. Con la canonizzazione di Don Orione ci siamo sentiti noi pure – figli e figlie – in qualche modo “canonizzati”: la sequela di Don Orione è una via santa; abbiamo un padre e maestro santo.

Da questi giusti sentimenti potrebbe venire una misera illusione: crederci santi perché il Fondatore è santo: “Siamo figli di Abramo… non veniamo noi da una radice santa… da una storia gloriosa?” (cfr Mt 3,9). Crederci santi perché condividiamo gli ideali di un santo, valori buoni, religiosi: non basta. Crederci santi perché viviamo in una forma di vita e costumi che sono santi: non basta.

Piuttosto, l'essere “sulla cresta dell'onda della canonizzazione” e la considerazione di essere “figli di un santo” accrescano in noi la nostalgia della santità, vista come accessibile; alimenti il desiderio della vita come l'ha vissuta Don Orione; muova l'umile e fiera volontà di essere degni di tanto Padre nel mondo mutato d'oggi: “ Guarderanno lui, guarderanno noi! ”.[7]

Nel Capitolo generale questo desiderio di essere Orionini tutti d'un pezzo ha fatto percepire l'urgenza di un “salto di qualità”, inteso come un “salto di santità”; ha ispirato riflessioni, ha determinato orientamenti, ha formulato decisioni e indicato cammini per essere quello che dovremmo essere: Don Orione oggi .

Rivolgendo queste parole soprattutto a voi, cari confratelli Figli della Divina Provvidenza, oltre alla gioia per la vocazione orionina vorrei condividere anche quella per la vocazione religiosa . “ La Chiesa ha sempre visto nella professione dei consigli evangelici una via privilegiata verso la santità. Le stesse espressioni con cui la qualifica - scuola del servizio del Signore, scuola di amore e di santità, via o stato di perfezione - indicano sia l'efficacia e la ricchezza dei mezzi propri di questa forma di vita evangelica, sia il particolare impegno di coloro che la abbracciano. Non a caso sono tanti i consacrati che lungo i secoli hanno lasciato testimonianze eloquenti di santità e compiuto imprese di evangelizzazione e di servizio particolarmente generose ed ardue”[8].

La coscienza di camminare in una “via privilegiata” non costituisce per noi religiosi un vanto, ma una responsabilità e un dono da dare alla Chiesa e alla Famiglia Orionina: “Un rinnovato impegno di santità da parte delle persone consacrate è oggi più che mai necessario anche per favorire e sostenere la tensione di ogni cristiano verso la perfezione”[9].

Dunque, all'inizio della nuova tappa di vita della Congregazione (2004-2010), all'inizio del terzo millennio e nel clima della canonizzazione di Don Orione, nostro impegno personale e di congregazione è di essere Don Orione oggi, esprimendo le tante potenzialità di santità e di apostolato ammirate in Don Orione.

Essere Don Orione oggi non è solo un'espressione ardita, lanciata da Don Masiero una quindicina d'anni fa', ma è la volontà di Don Orione stesso che, ai confratelli suoi contemporanei, diceva: "I fondatori siete voi, io non sono che un fratello maggiore chiamato per primo per divina misericordia in ordine di tempo, ma che fate andare avanti le case siete voi, che date il volto della Congregazione siete voi”.[10]

Essere Don Orione oggi non è solo il sogno dei giovani che entrano nella nostra congregazione; non è solo la nostalgia di anziani che sono stati vicini al Don Orione storico. E' la nostra ragione d'essere nella Chiesa e nella società [11]Non era necessario, non era ragionevole che la Congregazione nascesse, se non fa qualcosa di nuovo e di bello”[12].

Essere Don Orione oggi è il tema e progetto del sessennio 2004-2010, indicatoci dal Papa nel Messaggio per il centenario della Congregazione (1903-2003),[13] datoci dal Capitolo generale e formulato nei seguenti termini: fedeltà creativa alla nostra vocazione, con Don Orione come modello e le Costituzioni come guida, nell'amore di Dio (spiritualità), nella Famiglia orionina (vita comunitaria), nella passione apostolica (apostolato)”.[14]

La fedeltà creativa alla nostra vocazione è “capacità di riportare nell'oggi della vita e della missione di ciascun Istituto l'ardimento col quale i Fondatori si erano lasciati conquistare dalle intenzioni originarie dello Spirito”, ci ricorda il documento Religiosi e promozione umana al n. 30. Quale ardimento? “Volesse Iddio che fossimo una forza spirituale, forza di santità e di bene in mezzo al popolo! e dovunque mettesse il piede un Figlio della Divina Provvidenza, là fiorisse la vita cristiana![15].

La fedeltà creativa alla nostra vocazione è coltivare una relazione filiale con Don Orione, riconoscendogli una paternità unica, simile a quella espressa da San Paolo nei confronti dei cristiani di Corinto: “Potreste infatti avere anche diecimila pedagoghi in Cristo, ma non certo molti padri, perché sono io che vi ho generato in Cristo Gesù, mediante il vangelo. Vi esorto dunque, fatevi miei imitatori!” ( 1Cor 4,4). Chi accresce la devozione a Don Orione fortifica la vocazione[16].

La fedeltà creativa alla nostra vocazione è imitare Don Orione e vivere il suo insegnamento circa la vita religiosa contenuto fedelmente nelle Costituzioni. Le sante Regole sono il libro della vita, la speranza della salute, il midollo del Vangelo, la via della perfezione, la chiave del Paradiso, il patto della nostra alleanza con Dio” ( Scritti 100, 240).[17] Le Costituzioni contengono valori, norme e metodo della nostra vita religiosa.

La fedeltà creativa alla nostra vocazione è attuare le Decisioni del 12° Capitolo generale. Sono 33 le Decisioni,[18] alcune molto impegnative e complesse, altre più semplici e particolari. Esse segnano il cammino di “fedeltà creativa” nel prossimo sessennio 2004-2010. Ho l'impressione che molte di esse siano coraggiose e innovative. E più ancora, molte di esse ci chiederanno coraggio e novità di vita.

Quidquid minimum dummodo constans

Le novità del 12° Capitolo generale più che nei temi trattati stanno nelle decisioni prese. Ce ne sono di molto incisive e che richiederanno un cambio notevole di mentalità, di costumi e di organizzazione. Ma la novità, oltre che dalle decisioni , verrà dalla decisione con cui sapremo attuarle, ognuno al proprio posto e con la propria competenza.

E sarà necessario metodo e perseveranza: “ non cose strabilianti, un quidquid minimum, purché sia costante, purché non sia un fuoco di paglia ”, commentava Don Orione ricordando il detto di San Giovanni Berchmans. “ Non esige atti strepitosi: quidquid minimum dummodo constans… Non oggi ‘sì', domani ‘no'; non oggi ‘si', domani più niente; non una cosa labile, ma che sia durevole. Quel poco che vogliamo fare, che sentiamo di fare, che pensiamo di fare, sia perseverante, sia costante: Quidquid minimum. Scriviamocelo nella memoria e più nel cuore ”.[19]

Chi sogna palingenesi o cambiamenti rivoluzionari per la Congregazione può sembrare un entusiasta, ma forse è uno scoraggiato o peggio un disfattista che non crede nei frutti dello sforzo umile, fiducioso, comunitario.

Chi ha l'attitudine di lasciarsi portare senza resistenza dagli eventi può anche sembrare un realista, ma forse assomiglia a quelle grosse meduse che incaute galleggiano sulle onde, senza accorgersi di andare alla deriva, finché, appesantite dalla sabbia, un'onda più forte le sbatte sulla spiaggia, irrimediabilmente immobili.

Mi hanno fatto di recente un'intervista: “Che cosa teme di più nel suo nuovo incarico?”. “L'indifferenza – risposi – la noia, il cardiogramma piatto dei sentimenti e degli ideali di vita. Sì, l'indifferenza è il nemico numero uno da combattere in sé e nell'apostolato”.

Anche Don Orione ebbe a combattere assai questa bestiaccia dell'indifferenza. Le sue pagine e discorsi contro le varie forme di ignavia sono tra le più terribili. “ Qui, grazie a Dio, tutto cammina: non state fermi e immobili voi: la S. Scrittura dice una gran cosa, cari miei, quando ci dice che la moglie di Lot, perché si fermò, e, invece di guardare avanti, guardò indietro, diventò una statua di sale. « Non progredi, regredi est ». Io non voglio delle statue in Congregazione, ma dei vivi e che camminino in avanti, guardando in alto, a Dio, dal quale tutto dipende e viene ogni dono e aiuto. Vivere vuol dire espandersi: chi non guadagna, perde: chi non avanza, indietreggia. « Non progredi - ripeto - regredi est », dice l'Imitazione di Cristo [20].

Anche San Bernardo di Chiaravalle (1090-1153), grande monaco me dievale che seppe unire dolcezza e irruenza nell'urgere una riforma della Chiesa, nel suo Sermone sulla purificazione della Madonna , osserva: « Nelle vie dello Spirito non andare avanti equivale ad andare indietro, perché non si può rimanere fermi in un punto. La nostra perfezione consiste nel non illuderci mai di es sere arrivati ma nel protenderci sempre in avanti: nell'aspirare sen za sosta al meglio, fiduciosi nella misericordia divina quale rimedio alle nostre miserie».

Anche solo lo stare fermi vuol dire andare indietro!”.[21] Oggi, con i cambiamenti in atto, con la mentalità e i costumi che ci ritroviamo, non decidere è decidere di lasciarsi andare alla deriva, come persone, come attività apostolica, come Congregazione. Nel Capitolo si è parlato di rimettere al centro la relazione con Dio, di scelte coraggiose per le nostre comunità, di riappropriazione carismatica delle opere, ecc. Con prudenza e decisione tutti dovremo attuare quidquid minimum ma costantemente, metodicamente.

“Anche ‘voi non avete solo una gloriosa storia da ricordare e da raccontare, ma una grande storia da costruire!' – ci ha esortati il Papa -. E, pertanto, vi invito a guardare al futuro, nel quale lo Spirito vi proietta per fare con voi ancora cose grandi ”[22].

Coraggio, cari confratelli, siamo figli di un santo: avanti!

Con affetto saluto tutti e assicuro preghiera.

Don Flavio Peloso

 


[1] Riportate più avanti.

[2] I. Silone, Romanzi e saggi I. 1927-1944 , II. 1945-1978 (a cura di B. Falcetto), Mondadori, Milano, 1999, p.823. In questo libro autobiografico è contenuto anche il celebre capitolo “ Incontro con uno strano prete ” dedicato a Don Orione.

[3] Santi e anarchici erano ammirati da Silone perché accomunati dalla radicalità della loro contestazione.

[4] Leggiamo in Vita consecrata 35: «I santi e le sante sempre sono stati fonte e origine di rinnovamento nelle più difficili circostanze in tutta la storia della Chiesa. Oggi abbiamo grandissimo bisogno di santi, che dobbiamo implorare da Dio con assiduità. Gli Istituti di vita consacrata, mediante la professione dei consigli evangelici, devono essere consapevoli della loro speciale missione nella Chiesa odierna e noi dobbiamo incoraggiarli nella loro missione».

[5] Don Orione è stato l'iniziatore di una scuola di santità e la prova della validità di questa scuola sono il manipolo di figure esemplari, quali il beato Francesco Drzewiecki, i venerabili Don Sterpi e Frate Ave Maria, i servi di Dio Don Goggi, Suor Plautilla, Padre Riccardo Gil e Antonio Arrué e tanti altri il cui ricordo è in venerazione nella congregazione e tra il popolo di Dio. Cfr. il capitolo Scuola di santità in G. Papasogli, Vita di Don Orione , Gribaudi, Milano, 2004, pp.535-544.

[6] Più avanti, pp.

[7] Con questa espressione Don Roberto Simionato ha titolato la sua Lettera con la quale annunciava la prossima canonizzazione di Don Orione; in Atti e comunicazioni della Curia generale , 57 (2003), n.211, pp.97-117.

[8] Vita consecrata 35.

[9] Vita consecrata 39. Nel Messaggio al Direttore Generale dei Figli della Divina Provvidenza in occasione del Convegno Internazionale del Movimento Laicale Orionino (Rocca di Papa, 1997) il Papa ha esortato “ i Religiosi e le Religiose orionini a farsi guide esperte di vita spirituale, a coltivare nei laici il talento più prezioso: lo spirito ”; “ L'Osservatore Romano”, 12 ottobre 1997, pag. 4.

[10] Molte espressioni trasmettono questo senso di coinvolgimento, come un sol corpo in Don Orione, di tutti i suoi figli e discepoli: “ Pensate che siete voi i fondatori della Congregazione, di questa Congregazione che deve avere una nota distintiva corrispondente ai bisogni del tempo. Altrimenti non avrebbe ragione di essere, e potevamo entrare in una delle tante già esistenti ”; Parola del 2.1.1938, VIII, 1. “Tocca a voi mantenere la Congregazione e non lasciare che si perda lo spirito di una vita umile, povera, mortificata e ardente di carità e di sacrificio, che la deve animare e far prosperare a Gloria di Dio e della santa Chiesa”; Lettere (6.1.1908) I, p.57ss.

[11] "Torna a vantaggio della Chiesa stessa che gli Istituti abbiano una loro propria fisionomia ed una loro propria funzione. Perciò fedelmente si interpretino e si osservino lo spirito e le finalità proprie dei Fondatori, come pure le sane tradi­zioni, poiché tutto ciò costituisce il patri­monio di ciascun Istituto"; Perfectae caritatis 2.

[12] Nel medesimo discorso aggiungeva: “ Che bella cosa che la Santa Chiesa potesse disporre di una legione fulminante che possa fulminare l'errore, fulminare il male, bruciare le male erbe, le zizzanie, e sulle ceneri del mondo, al sole di Dio, far crescere quella fede, quell'amore di Dio e degli uomini che il Signore vuole da noi! ”; Parola del 12.2.1938, VIII, 93.

[13] “ Cari Figli della Divina Provvidenza, la Chiesa attende da voi che ravviviate il dono che è in voi (cfr 2 Tm 1,6), rinnovando i vostri propositi, e in un mondo che cambia promuoviate una fedeltà creativa alla vostra vocazione”.

[14] La attuazione dei contenuti del documento capitolare sarà aiutata anche dal sussidio a schede sul tema annuale, dalle assemblee di programmazione (2005) e di verifica (2007) e anche dalle prossime visite canoniche provinciali e generale. Il testo completo è riportato più avanti, pp.

[15] Riunioni 161.

[16] Infatti, l a conformazione attiva a Cristo si effettua secondo il carisma e le regole che il Signore ha ispirato al fondatore dell'Istituto cui il religioso appartiene. Vita consecrata 36, invita alla “fedeltà al carisma di fondazione e al conseguente patrimonio spirituale di ciascun Istituto. Proprio in tale fedeltà all'ispirazione dei fondatori e delle fondatrici, dono dello Spirito Santo, si riscoprono più facilmente e si rivivono più fervidamente gli elementi essenziali della vita consacrata. Ogni carisma ha infatti, alla sua origine, un triplice orientamento: verso il Padre (…), verso il Figlio (…), verso lo Spirito Santo”.

[17] Proprio al n.37 di Vita consecrata , dal titolo “ Fedeltà creativa ”, si dice: “Torna oggi impellente per ogni Istituto la necessità di 'un rinnovato riferimento alla Regola', perché in essa e nelle Costituzioni è racchiuso un itinerario di sequela, qualificato da uno specifico carisma autenticato dalla Chiesa”.

[18] Cfr. l'elenco delle Decisioni pp.

[19] Parola XI, 268 e 275-276.

[20] Scritti 29, 268.

[21] Parola XI, 37.

[22] Messaggio al Direttore Generale dei Figli della Divina Provvidenza ; “ L'Osservatore Romano”, 12 ottobre 1997, pag. 4.

[23] Più avanti, pp.

[24] Più avanti, pp.

[25] Più avanti, pp.

[26] Più avanti, pp.

 

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