Questo sito utilizza cookie per le proprie funzionalità e per mostrare servizi in linea con le tue preferenze. Continuando a navigare si considera accettato il loro utilizzo. Per non vedere più questo messaggio clicca sulla X.
Messaggi don Orione
thumb
Pubblicato in: Pubblicato in "Atti e comunicazioni" 2009, n.229, p.107-117.



TUTTI IN CAPITOLO,

PER IL BENE DELLA CONGREGAZIONE

 

29 giugno 2009

Santi apostoli Pietro e Paolo

Carissimi Confratelli

Deo gratias!

Questa Lettera intende riprendere e completare la Lettera di Convocazione del prossimo capitolo generale “Solo la carità salverà il mondo” (13 aprile 2009). Essa  propone alcuni suggerimenti ed indicazioni utili per favorire la riflessione e il contributo di ogni singolo confratello, delle comunità locali e dei Capitoli provinciali sul tema del 13° Capitolo generale.

Innanzitutto, il punto di partenza per partecipare al Capitolo è la Lettera di convocazione del CG13. Essa presenta in termini essenziali il tema generale del Capitolo (“Solo la carità salverà il mondo”) articolato in cinque nuclei tematici: “Le fonti, le relazioni, i ministeri, le vocazioni e le nuove frontiere della carità”.

Ravviviamo la fiducia nella Divina Provvidenza, di cui siamo Figli, per vivere questo anno tutti in Capitolo per il bene della Congregazione. Siamo chiamati a scoprire i cammini della Provvidenza e a rispondere alle sue indicazioni.

Collochiamoci spiritualmente nel modello della Pentecoste: riuniti con le nostre paure e slanci, domande e incertezze, rassegnazioni e progetti, ma in preghiera, fiduciosi in Colui nel quale abbiamo posto la nostra speranza, con Maria nostra “Madre e celeste Fondatrice”, e con Don Orione, “il Direttore”, nel cui nome ci ritroviamo nel cenacolo capitolare delle singole comunità, delle Province e della Congregazione.

La Congregazione, chiamata al Capitolo generale nel 2010, assume la CARITÀ come dinamica di conversione e di rinnovamento spirituale, comunitario e apostolico. Pertanto, non si tratta tanto di studiare il tema dal punto di vista dottrinale, quanto in atteggiamento progettuale, in modo da favorire la crescita nella nostra vita e missione.

 

ARTICOLAZIONE DEL TEMA IN NUCLEI TEMATICI

Nella Lettera di convocazione sono stati indicati i cinque nuclei tematici di riflessione e di progettazione sui quali siamo chiamati a confrontarci davanti a Dio e alla luce della nostra situazione. Ora, è chiesto ai confratelli, alle comunità locali e ai Capitoli provinciali di concentrarsi su di essi per sviluppare un cammino comune di Congregazione. Altri temi particolari saranno affrontati con modalità specifiche.

Qui di seguito troverete alcune brevi note sul significato essenziale dei singoli temi e sulla prospettiva di riflessione.

  

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

LE FONTI DELLA CARITÀ CUI ATTINGERE VITALMENTE

La carità ha le sue fonti vitali cui attingere continuamente. Questo nucleo tematico ci chiede di riflettere su come essere ben connessi e alimentati alle fonti rinnovabili della carità.

  1. VITA DI DIO. Don Orione diceva che “La carità è come il fiume montano, ha la sorgente in alto. Andiamo alla sorgente, alla sorgente pura e viva. Amiamo gli uomini in Dio. Questa è la vera e la sola carità. Tutto s'incentra e sintetizza qui, nell'amore più sacro e più dolce, amore di Dio e del prossimo”. La Parola di Dio meditata e condivisa, la vita sacramentale che scaturisce da Eucarestia (Cost 74) e Riconciliazione (Cost 75), la preghiera personale, ci fissano nella relazione con Dio-Carità (Cost 76, 123). In questo tema rifletteremo su come meglio garantire l’alimentazione ordinaria, personale e comunitaria alla fonte prima e insostituibile della carità: la vita di Dio (cfr Gv 15, 1-17; Mt 7, 21-27).
  1. VITA DELLA CHIESA. Don Orione aveva una visione mistica della Chiesa; prediligeva la qualifica “santa Madre Chiesa” ad indicare la nostra relazione vitale con il “Corpo mistico di Cristo”. Chiedeva non solo di “sentire cum Ecclesia” ma di “Vivere Ecclesiam” (Mt 16, 13-20 ). La Chiesa è sacramento della Carità. È molto importante per noi vivere la comunione con la Chiesa da cui proviene e a cui va la nostra carità apostolica (Cost 15 e 47). Quali scelte e relazioni possono assicurarci maggiore senso di appartenenza, partecipazione, fedeltà alla vita della Chiesa universale e locale?
  1. VITA DEL POPOLO. “Ho visto la miseria del mio popolo, conosco le sue sofferenze e sono sceso a liberarlo” (Es 3,7-8). “Gesù sentì compassione delle folle” (Mt 9,35-37). “Bisogna andare al popolo!”, insisteva Don Orione, “Gesù andava al popolo, camminava col popolo, confortava la vita del popolo, evangelizzava, beneficava il popolo. Anche oggi il popolo ha sete di Cristo, e di quella bontà, di quell’amore santo che Cristo ha portato e di cui ha fatto «il suo precetto»”. La vita della povera gente, bisognosa di pane e di Dio, è una autentica fonte della carità apostolica e non solo uno scopo (1Cor 9,19-23). Questo tema ci chiede di rivedere e promuovere meglio il nostro contatto con la gente, la frequentazione ordinaria, la condivisione della vita con uno stile umile, semplice, popolare (Cost 28, 124, 128).

 

  1.  RELAZIONI COMUNITARIE CHE ALIMENTANO E SOSTENGONO LA CARITÀ

La carità mette in relazione e si alimenta nelle relazioni. Per noi religiosi le relazioni vitali più importanti, umanamente e spiritualmente, sono quelle comunitarie. Don Orione ci trasmise la convinzione che “Avremo un grande rinnovamento cattolico, se avremo una grande carità. Dobbiamo però cominciare ad esercitarla oggi tra di noi”. Quando insisteva sulla comunità come “vero Cenacolo di carità”, come “agape fraterna in cui ciascuno offrirà, invece di prendere”, aggiungeva la motivazione: “Nemo dat, quod non habet”.

  1. CAPACITÀ PERSONALE DI RELAZIONI. Oggi, tutti conosciamo bene i valori e le dinamiche della vita comunitaria in ambito umano, spirituale, istituzionale, apostolico. Però le condizioni personali e le capacità relazionali e affettive dei singoli religiosi, a volte sono limitate, o turbate, o atrofizzate (Mt 7, 3-5; Lc 18, 9-14). È perciò richiesto a ciascuno un serio e continuo impegno di maturazione personale, umana e spirituale, una sanazione e formazione permanente dentro il quadro di progetto personale di vita (1Pt 4, 7-11; Cost 110-112). Curiamo la salute fisica, senza meravigliarci dei problemi, e non faremo altrettanto per la salute umana e relazionale? Cercheremo di indicare linee di azione personale e comunitaria.
  1. CONDIZIONI DELLE RELAZIONI. La carità fraterna è grazia di Dio e dono reciproco, però sono molto importanti anche le condizioni concrete della vita della comunità (Lc 10, 38-42; Cost 49, 59). Quali scelte e linee di azione per curare le condizioni essenziali previste dalle Costituzioni per la vita comunitaria? Ci vuole un numero adeguato di religiosi, tenendo conto anche di anziani e malati; la casa con i suoi spazi fisici e relazionali; un orario vivibile e non formale; un progetto comunitario che promuova le diverse dimensioni di vita del vivere insieme; e altro.
  1. COMUNIONE E DISCIPLINA. Evidentemente la comunione è l’obiettivo e la disciplina è uno strumento per raggiungerlo. Se è concepita e vissuta come legge dell’amore, la disciplina è prezioso sostegno alle relazioni fraterne;  evita l’arbitrio disgregante, l’individualismo senza responsabilità verso gli altri, la disunione (1Cor 13, 1-11). Come concepire e realizzare la disciplina personale e comunitaria al servizio della carità fraterna? Come rilanciare il ruolo del superiore e del servizio dell'autorità?  (Cost Cap.VI, e 53, 137).

                                                                                                               

  1. I MINISTERI DELLA CARITÀ NEL CONTESTO ATTUALE

“La causa di Dio e della Sua Chiesa non si serve che con una grande carità di vita e di opere”: è per noi la legge fondamentale e indiscussa di vita. Possono variare invece le modalità e i ministeri della carità in risposta alle diverse e mutate condizioni in cui ci troviamo a vivere oggi.

  1. LA RELAZIONE RELIGIOSI-COMUNITÀ-OPERE. Già il precedente Capitolo ha studiato e indirizzato a realizzazione nuove modalità per attuare la nostra relazione apostolica mediante le opere di carità educativa, assistenziale e pastorale (decisioni 1, 3, 16, 19). Per il bene della comunità e delle opere ci vuole una maggiore distinzione e nel contempo un maggiore coinvolgimento della comunità nella conduzione delle opere. Come proseguire in questo cammino? Quali scelte operare affinché le nostre istituzioni crescano di qualità apostolica e carismatica, perché siano “pulpiti” e “fari di fede e di civiltà”? (Rm 12, 3-13; Cost 116, 117; Norma 93).
  1. IL RUOLO DEL RELIGIOSO OGGI. Se ne parla spesso dicendo che “Oggi il ruolo del religioso è cambiato”. Le esigenze dei tempi e dei luoghi richiedono e privilegiano particolari compiti e ministeri del religioso: facchino, lavoratore, testimone, maestro, profeta, formatore, imprenditore, pastore e altri ancora (Cost 121). Alla luce del magistero della Chiesa e delle nostre realtà di Congregazione, quale ruolo prevalente e comune ci è chiesto? E come realizzarlo?  Come formare i religiosi al nuovo ruolo?
  1. DISTINZIONE TRA GESTIONE AMMINISTRATIVA DELLE OPERE E RUOLO DELLA COMUNITÀ. In molte opere, la gestione amministrativa è molto complessa e pochi religiosi sono in grado di assumerla in modo adeguato. D’altronde non possiamo lasciare la conduzione amministrativa solo in mano ai laici, per quanto competenti, senza il ruolo decisionale e garante dei religiosi. Come fare? Si stanno sperimentando nuove forme di gestione più centralizzata, nuovo ruolo di organismi provinciali di gestione amministrativa. Come meglio concentrare la comunità nel suo specifico ruolo apostolico?  (At 6, 1-7).

   

  1. LA FECONDITÀ DELLA CARITÀ NELLE VOCAZIONI

La fecondità delle vocazioni verifica e fortifica la carità della Congregazione. “La vita genera vita”: questo argomento riguarda prima di tutto la fedeltà alla nostra vocazione religiosa-orionina e riguarda l’impegno nel testimoniare e trasmettere il carisma che è il cuore della nostra vocazione.

 

  1. CARISMA E FAMIGLIA ORIONINA. Sono un dono da amare, da vivere e da trasmettere. Dobbiamo interrogarci sulla fedeltà e sulla crescita continua, spirituale e apostolica, nel carisma di Don Orione, nostra “forma e ragione d’essere nella Chiesa” (1Cor 12, 4-21). “Torna a vantaggio della Chiesa stessa che gli Istituti abbiano una loro propria fisionomia e una loro propria funzione. Perciò fedelmente si interpretino e si osservino lo spirito e le finalità proprie dei Fondatori, come pure le sane tradizioni, poiché tutto ciò costituisce il patrimonio di ciascun Istituto" (Perf. car. 2). È nella prospettiva del carisma che noi possiamo essere fedeli come cristiani, come religiosi, come sacerdoti (Cost 5, 14-16). Come aumentare la identificazione spirituale, l’appartenenza e l’unione nella nostra Famiglia orionina?
  1. TESTIMONIANZA COME PRIMA PROPOSTA VOCAZIONALE. Don Orione riassumeva il tema dell’impegno per le vocazioni affermando: "Noi avremo sempre e tutte quante le vocazioni che sapremo meritarci con la nostra preghiera e col nostro buon esempio!". La vita bella e buona della comunità è il primo segno vocazionale (At 4, 32-35; Cost 86, 87). Quali atteggiamenti sviluppare e quali iniziative intraprendere per elevare la qualità vocazionale e l’appetibilità della nostra vita personale, delle comunità e attività?
  1. PROMOZIONE E FORMAZIONE VOCAZIONALE. I tanti motivi sociali ed ecclesiali che condizionano il sorgere delle vocazioni di speciale consacrazione orionina si uniscono a quelli personali e congregazionali. Bisogna però reagire alle tentazioni di sfiducia e di disimpegno per amore della Chiesa e della Congregazione. “Una gran parte della nostra carità esercitiamola nel coltivare le vocazioni”, esortava Don Orione (Gv 1, 35-51; Cost 85, 125). Quali mentalità e atteggiamenti dobbiamo far crescere in noi Orionini? Quali forme di promozione e di formazione vocazionale sono oggi più adatte ed efficaci? Quali iniziative e strutture ordinarie di Provincia e di comunità sono necessarie?

 

  1. LE NUOVE FRONTIERE DELLA CARITÀ OGGI

È un tema che ci entusiasma e ci inquieta. Ad ogni Capitolo si ripropone come un andare “in prima linea pro Providentia!”, cioè andare a persone e categorie più sprovvedute di provvidenze umane. “I consacrati vanno là dove abitualmente altri non possono andare… in una concreta diaconia della carità. Dappertutto costituiscono un legame tra Chiesa e gruppi emarginati e non raggiunti dalla pastorale ordinaria” (Ripartire da Cristo n.36). È un'impronta apostolica molto insistita da Don Orione: “Dobbiamo andare e camminare coi tempi e camminare alla testa dei tempi e dei popoli”, o anche “Noi siamo, e dobbiamo essere, gli avanguardisti della Chiesa…”. Tra noi è tradizionale parlare di “audacia apostolica”, di “andare dove altri non vanno”, di “spirito di pronto soccorso”. Ne parlano le Costituzioni all’art.119. Accanto al dinamismo di istituzioni “fari di fede e di civiltà” è necessario il dinamismo della carità “sale e lievito nascosto”, di “prima linea”.

  1. RIPARTIRE DALLA PATAGONIA. Pio X inviò Don Orione “fuori porta San Giovanni”, “là c’è tutto da fare”. Questa espressione è diventata un simbolo orionino delle nuove frontiere di povertà e di evangelizzazione. Si ripresentano oggi nuove patagonie, in luoghi vicini o lontani, in cui farsi prossimi a poveri e povertà, nel nome della Divina Provvidenza (Mt 9,35-10,14; Cost 118-120). Quali nuovi cammini percorrere in soccorso alla vita debole perché nascente, limitata, o in diminuzione? Come promuovere e sostenere questa intraprendenza? Quali nuovi orientamenti e scelte per la Congregazione? "Io intendo che l’Istituto nostro si getti di gran corsa su ogni via, ove vi sia  un’opera di misericordia da compiere  e desidero che vada con la carità di Nostro Signore, il che vuol dire più veloce e più progressiva che la luce elettrica e il telegrafo senza fili”.
  1. RIPARTIRE DAL CORTILE. È una attualizzazione del “fuori di sacrestia!” gridato spesso da Don Orione perché “bisogna che vi buttiate ad un lavoro che non sia più solo il lavoro che fate in chiesa” (Gv 10, 14-18; Mt 19, 13-22). Questo vale soprattutto in riferimento ai giovani. Istituzioni e parrocchie sono importanti e provvidenziali: ma se i giovani sono fuori di esse, specialmente i più bisognosi? Lontani loro o lontani noi? Occorre ripartire dal cortile, cioè andare e stare ove stanno i ragazzi e i giovani. Ci interroghiamo su come attuare una maggiore vicinanza verso i ragazzi e giovani, una migliore accoglienza personale e organizzata, umana e spirituale (Cost 99-103).
  1. RIPARTIRE CON IL SACCO. Ricorda la povertà voluta agli inizi della Congregazione, il povero sacco che conteneva le poche cose dei religiosi che si trasferivano da una casa all’altra. Nelle “nuove frontiere”, anche fossero solo “fuori porta San Giovanni”, bisogna andare con il sacco, cioè leggeri, umili, con risorse e mezzi poveri, "fidàti solo nella Divina Provvidenza”. Questo tema invita a riflettere sul nostro atteggiamento evangelico e sullo stile della nostra persona e della nostra azione che non confida nelle “armature” ma va “nel nome del Signore”, come Davide, 1Sam 17,45; come Gedeone, Gdc 7, 1-8; come gli Apostoli, Mc 6, 7-13 (Cost 27, 28, 34). “Quante cose vanno a posto, quando Dio ci mette sulla paglia”, osservava Don Orione. Come concretizzare, nel terzo millennio, un ritorno alla povertà evangelica nello stile personale, nell'uso dei beni personali e comunitari, negli strumenti e modi di attuare la carità e l'evangelizzazione?

 

IL METODO DEL DISCERNIMENTO COMUNITARIO

Cari Confratelli, su ognuno di questi temi ci confronteremo con lo stile e la pratica del discernimento comunitario. Come attueremo il discernimento comunitario? Prima i singoli Religiosi, poi le Comunità e i Capitoli provinciali applicheremo il discernimento su ogni tema in tre successivi momenti individuando: la chiamata di Dio, la situazione nostra, le linee di azione.

  1. Cosa vuole Dio da noi? La chiamata di Dio viene dal vangelo e dal carisma, dal magistero della Chiesa e dal contesto concreto in cui viviamo. “Il primo passo per una buona risposta è capire bene la domanda”, diceva il mio professore di Liceo, Don Sorani. Non fermiamoci subito e tanto alle nostre preoccupazioni, attese, problemi. Guardiamo in libertà di cuore e cerchiamo di capire cosa Dio vuole da noi. Se guardiamo solo a noi stessi finiamo per essere ripetitivi, stanchi, poco creativi.
  1. Quale è la nostra situazione attuale? E’ dalla situazione (difficoltà e possibilità, persone e condizioni vitali) che sorgono speranze, propositi e progetti. La tentazione di teorizzare è sempre forte. Superiamola e guardiamo alla situazione concreta in cui ci giungono gli appelli del Signore. La situazione, qualunque essa sia, è sempre degna di attenzione e di rispetto perché è il luogo dove Dio ci raggiunge e ci aiuta con la sua Provvidenza. Non sia uno sguardo generico e superficiale. L’analisi della situazione sia fatta alla luce di quella chiamata che abbiamo individuato, nel primo passo, come volontà di Dio. Essa prepara alle scelte operative del passo seguente.
  1. Cosa dobbiamo fare? Siamo alla parte pratica della risposta; essa diventerà il contributo al discernimento comunitario. Il terzo passo ci porta a individuare le linee di azione e decisioni in stretto collegamento con i due precedenti: sono la risposta agli appelli di Dio nelle situazioni in cui ci troviamo. Nel discernimento possono emergere scelte di vita per la propria conversione (e restano personali), per il bene della comunità (e vanno nel Capitolo della comunità) e, infine, per il bene della Provincia e della Congregazione (e saranno il contributo al Capitolo provinciale e generale). Si distinguano le linee di azione dalle decisioni (concrete, possibili, verificabili).

 

LE FASI DEL CAPITOLO

  1. INNANZITUTTO: il contributo personale al Capitolo. Ogni religioso prende in mano il Quaderno personale di partecipazione al Capitolo. Dedica un tempo o dei tempi per leggerne la parte introduttiva e soprattutto per fare il proprio discernimento sui 15 temi in cui si articola il Capitolo (Cosa vuole Dio da noi? Qual è la nostra situazione? Cosa dobbiamo fare?). Annota il frutto del proprio discernimento nel Quaderno: questo aiuta la concretezza e anche un certo ordine per poter poi raccogliere insieme i contributi di ciascuno. Conviene che questo lavoro di discernimento avvenga nel contesto di un ritiro spirituale e comunque di una sosta “davanti a Dio”.
  1. POI: il Capitolo nella comunità. Si programmi un tempo – meglio se continuato e con spazi di preghiera - per fare il Capitolo nella comunità. Si segue il medesimo schema del Quaderno personale.  I passi da seguire sono:

1) ognuno espone quanto è risultato dal suo discernimento personale;

2) il segretario annota nelle caselle dello schema quanto ognuno ha offerto;

3) si apre la riflessione comunitaria cercando di pervenire a un consenso e a una priorizzazione su alcuni punti;

4) il segretario annota nel foglio non più di tre indicazioni per ogni casella: questo sarà il contributo della comunità da inviare al Capitolo provinciale.

Importantissimo: si abbia cura che ci sia continuità tra quanto individuato come “chiamata di Dio”, “la situazione” e “le linee di azione”.

  1. INFINE: il Capitolo provinciale. In vista del Capitolo provinciale verranno raccolti i contributi di tutte le comunità in un Instrumentum laboris. Nel Capitolo provinciale si valuterà ed elaborerà autorevolmente il contributo della Provincia al Capitolo generale sulla base di quanto pervenuto dalle comunità. Nel Capitolo provinciale si tratteranno anche i temi particolari riguardanti la Provincia stessa e si eleggeranno i Rappresentanti al Capitolo generale. Alcune indicazioni per l’organizzazione dei Capitoli provinciali saranno inviate a parte.
  1. DA ULTIMO: il Capitolo generale. Sarà organizzato – per quanto riguarda il tema generale e comune – con lo stesso metodo e sulla base di quanto pervenuto dai Capitoli provinciali.

Nota 1. Altri contributi di singoli religiosi al Capitolo possono essere inviati anche direttamente al Capitolo provinciale o generale. Possono riguardare: a) il tema generale del Capitolo, b) altri argomenti riguardanti la vita della Congregazione. Questi contributi personali dovranno essere redatti secondo una apposita scheda per favorire il loro effettivo utilizzo. 

Nota 2. Seguire il metodo. È sempre stata la sfida di ogni Capitolo generale. Essendo vasta la Congregazione, con nazioni, situazioni, lingue e culture diverse, seguendo un metodo minimo si evita la confusione e dispersione dei contributi dei confratelli e delle Province. Solo così i Confratelli chiamati in Capitolo generale (o provinciale) potranno elaborare i contenuti in continuità con quanto è risultato dal discernimento di confratelli, comunità e Province. Il Capitolo è generale non perché lo fanno i pochi rappresentanti generali, ma perché lo fanno tutti i religiosi.

Nota 3. Quale partecipazione di PSMC, ISO e Laici? Con quale forma possono inserirsi nelle varie fasi del discernimento? Durante l’Assemblea di verifica (Madrid 2007) sono stati fissati alcuni criteri generali:[1] la partecipazione deve essere su invito, limitata ad alcuni ambiti, invitati nella proporzione di un quarto dei religiosi, il contributo è di carattere valutativo e propositivo, ma non decisionale.

Nota 4. Alcuni sussidi. La segreteria organizzativa ha predisposto alcuni altri piccoli sussidi per aiutare a vivere il Capitolo. È stato preparato un trittico-icona da esporre nelle nostre cappelle o nella sala di comunità, quasi un pro-memoria del Capitolo; verrà inviata nelle case una scheda di preghiera per accompagnare la sua esposizione. Sarà diffusa una immaginetta con la preghiera per il Capitolo da recitarsi ogni giorno. Il Vicario generale sta curando il Quaderno di formazione permanente che sarà composto di sole quattro schede, tutte destinate all’approfondimento dell’Enciclica “Deus caritas est” nella prospettiva del Capitolo.

Mi pare che per ora ci sia quanto basta per bene accompagnare il cammino. E mettiamoci umili è semplici davanti al Signore invocando da lui “non una scintilla ma una fornace di carità”. È la prima condizione per fare un buon Capitolo.

Ringrazio dei suggerimenti, delle preghiere e delle risonanze ai primi avvii dell’anno capitolare. Stiamo uniti nella “dolce concordia e stretta unione fraterna, con il più grande amore di Dio”. E’ la seconda condizione per fare un buon Capitolo.

 

E chiudo con la preghiera per il Capitolo generale.

Padre buono e provvidente, vogliamo tornare alle origini della nostra storia. Fa’ che una scintilla del tuo amore ci infiammi e ci confermi nella nostra adesione a Te.

Gesù, nostro redentore, morendo in croce hai insegnato che solo la carità salverà il mondo. Donaci un autentico rinnovamento, affinché ogni nostra comunità sia un vero cenacolo di fede e di carità.

Spirito Santo, fuoco dell’amore che vince il gelo di questo secolo, sostienici con la forza dei tuoi sette doni affinché riceviamo energie di bene per diffondere la carità fino ai confini della terra.

Vergine Maria, Madre e celeste fondatrice, guarda questa Congregazione che è tua fin dall’inizio; a te affidiamo le nostre intenzioni e i propositi del 13° Capitolo generale.

San Luigi Orione, prega per noi.

A tutti porgo cordiali saluti e assicuro preghiera.

 

Don Flavio Peloso FDP

(superiore generale)

 


[1] Documento dell’Assemblea generale di Madrid, Decisione 24. Partecipazione di rappresentanti della Famiglia Orionina ai Capitoli, in Atti e comunicazioni della Curia generale, n.224, vol.61, anno 2007, p.306-307.

 

Lascia un commento
Code Image - Please contact webmaster if you have problems seeing this image code  Refresh Ricarica immagine

Salva il commento