Questo sito utilizza cookie per le proprie funzionalità e per mostrare servizi in linea con le tue preferenze. Continuando a navigare si considera accettato il loro utilizzo. Per non vedere più questo messaggio clicca sulla X.
Messaggi don Orione
thumb
Pubblicato in: 3) Quale amore al Papa? : Atti e comunicazioni 2005, n.216, p.3-15.

Le modalitā carismatiche orionine dell'amore al Papa e alla Chiesa.

QUALE AMORE AL PAPA?

 

1 maggio 2005

             Carissimi Confratelli,

               Deo gratias!

            Siamo a maggio e questa lettera vi giunge portando gli echi dei grandi avvenimenti ecclesiali che ci hanno coinvolto nel mese di aprile con la morte di Giovanni Paolo II e la elezione di Benedetto XVI.

LA MORTE DI GIOVANNI PAOLO II

E’ morto alle ore 21.37 del 2 aprile 2005. E’ “morto d’in piedi”, per dirla con Don Orione, al suo posto, al timone della barca della Chiesa, ove lo aveva voluto il Signore quasi 27 anni fa.

Con Giovanni Paolo II scompare un grande “servo di Dio e degli uomini”, il messaggero della pace, lo stratega della speranza, che durante il quarto di secolo del suo pontificato ha contribuito come nessun altro a rendere il mondo più famiglia. La morte del Papa “venuto di lontano” rappresenta una grande perdita per tutta l'umanità che ha trovato in lui un punto di riferimento sapiente e amabile.

E’ stata splendida la parabola di vita di Giovanni Paolo II: dall'uomo vigoroso e sportivo dell’inizio pontificato, definito da qualcuno "l’atleta di Dio", all’icona sempre più fragile e sofferente di Cristo, così simile al Gesù della passione e ai tanti crocifissi della vita di ogni giorno. Anche per questa debolezza del corpo, Giovanni Paolo II, anima ingrandita in corpo impedito, era diventato “familiare” a tutti, come uno di casa.

Vivremo a lungo – noi Orionini, la Chiesa e il mondo tutto – di quanto il Papa ha trasmesso e insegnato: la sua presenza paterna e i contenuti del suo insegnamento si sono trasformati in convinzioni, atteggiamenti, cultura che perdureranno a lungo perché hanno la solidità del Vangelo.  

La Famiglia di Don Orione ha tanti motivi di riconoscenza per la benevolenza ricevuta da Giovanni Paolo II. Don Luigi Orione è stato tra i primi beati del suo pontificato (26 ottobre 1980) e tra gli ultimi ad essere canonizzato (16 maggio 2004). Indimenticabile, il regalo fatto dal Papa con la sua presenza e il suo discorso – in parte improvvisato - nella Sala Paolo VI, il 15 maggio scorso, in occasione della Festa del Papa della Famiglia Orionina. Egli sapeva dello speciale amore del nostro Fondatore per la sua Polonia e non esitò a proclamare Don Orione patrono del suo pontificato, davanti al cardinale Stefan Wyszynski, all’arcivescovo Bronislaw Dabrowski, orionino, all’epoca Segretario della Conferenza Episcopale Polacca, e a una folla numerosa accorsa per la beatificazione del Fondatore della Piccola Opera della Divina Provvidenza.

 

IL NUOVO PAPA BENEDETTO XVI

            “Morto un Papa se ne fa un altro”, suona così un detto popolare per indicare che la vita va avanti ineluttabile. Di fatto, la cristianità – e non solo - ha trattenuto il respiro. Troppo grande il vuoto lasciato da Giovanni Paolo II, Padre della Chiesa e del mondo per 26 anni. Ed ora?

Ora preghiamo!”, scrisse Don Orione in occasione della morte di Papa Benedetto XV. “Chiniamo prima riverenti la fronte, in questo momento di lutto e di cordoglio, chiniamo la fronte davanti a Dio e adoriamo i suoi alti consigli. La Chiesa piange, ma Dio la consolerà, e nulla la Chiesa avrà a soffrire per questa morte, benché umanamente sia la più grave perdita oggi, e il suo e nostro più grande dolore. Piangiamo e preghiamo”.[1]

            L’attesa è durata solo pochi giorni.

“Cari fratelli e sorelle, dopo il grande Papa Giovanni Paolo II, i signori cardinali hanno eletto me, un semplice e umile lavoratore nella vigna del Signore. Mi consola il fatto che il Signore sa lavorare ed agire anche con strumenti insufficienti e soprattutto mi affido alle vostre preghiere. Nella gioia del Signore risorto, fiduciosi nel suo aiuto permanente, andiamo avanti. Il Signore ci aiuterà e Maria sua Santissima Madre starà dalla nostra parte. Grazie”. Con queste parole, la sera del 19 aprile si è presentato al mondo il nuovo Papa: Benedetto XVI. Il card. Joseph Ratzinger è stato eletto 265 successore di San Pietro dopo appena 24 ore di Conclave.

E’ stata una grande emozione per tutti noi Orionini particolarmente stretti con fede e affetto al Papa, e anche per me personalmente che gli sono stato accanto per cinque anni, dal 1987 al 1992, alla Congregazione per la Dottrina della Fede. Poi, tutti i commenti, le emozioni e le attese si sono composte nella preghiera che noi Orionini recitiamo ogni settimana per il Papa: “Tu ce lo hai dato per nostro pastore e maestro, dà a noi o Signore, la costanza di professargli sempre tutta la nostra docilità come figli e tutto il nostro amore”.[2]

            Il nuovo Papa conosce e stima il nostro San Luigi Orione. Rimase ammirato del libro “Don Orione negli anni del modernismo”, venendo a conoscenza delle vicende che videro Don Orione protagonista.

Don Orione ci ha insegnato a vedere nel Papa il “dolce Cristo in terra” e questo ci basta. Devo dire che il carattere anche umano della “dolcezza” del nuovo Papa ho avuto modo di apprezzarlo durante gli anni in cui gli sono stato vicino alla Congregazione per la Dottrina della Fede. L’ho conosciuto e ammirato come persona dolce, discreto con una punta di timidezza, equilibrato, positivo per fede più che per sentimento. Nelle parole improvvisate nella prima apparizione alla loggia di San Pietro, subito dopo l’elezione, si è definito “semplice e umile lavoratore della vigna del Signore”. Chi non lo conosce, potrebbe pensare che sono parole di umiltà… di circostanza. Ma è l’esatta fotografia di quest’uomo. Ha la psicologia e la spiritualità del “lavoratore”, di chi ha il senso del compito assegnato.

Penso che Benedetto XVI sarà una provvidenziale e bella sorpresa, perché ha una fede basata su acuta intelligenza e, insieme, su una semplicità che incanta.

 

QUALE AMORE AL PAPA?

            L’importante passaggio di storia della Chiesa vissuto nell’aprile di quest’anno rimette al centro dell’attenzione il nostro “amore al Papa”. Quale amore al Papa è tipico di Don Orione e del nostro carisma? Come viviamo oggi concretamente l’amore al Papa professato con un “quarto voto di speciale fedeltà”?  

            Rispondere a queste domande significa cogliere l’identità propria dello spirito e dell’apostolato della congregazione orionina. L’amore al Papa e la specifica modalità per viverlo ed esprimerlo sono al cuore della fedeltà creativa della Famiglia orionina al proprio carisma.

 

 FEDELTÀ E OBBEDIENZA

 “Voi siete miei amici, se farete ciò che io vi comando” (Gv 15, 14), ha avvertito Gesù. La conformazione della volontà dell’amato è una verità imprescindibile dell’amore. In questo senso, l’amore al Papa ha una vasta gamma di espressioni che si concretizzano in obbedienza, docilità, fedeltà.

L’amore al Papa è obbedienza al Magistero della Chiesa e alla sua disciplina canonica e liturgica. E’ “seguire sempre, in tutto e per tutto, gli insegnamenti di lui, non solo in materia di fede e di morale, ma in ogni cosa che egli, come Papa, insegna e comanda… anche i suoi avvertimenti, consigli e i suoi desideri”. E poi ancora, “Amiamo la Chiesa nelle sue Congregazioni romane, nei loro decreti, nei suoi Vescovi, amiamola nelle loro Curie, nei suoi sacerdoti; difendiamola come difenderemmo nostra madre”.[3]

Insomma, c’è tutta un’area di amore da viversi in modo personale come obbedienza, docilità, disciplina, unità e fedeltà nelle relazioni, che l’articolo 47 delle Costituzioni riassume così: “[Con il quarto voto] ci obblighiamo: al pieno riconoscimento della sua autorità gerarchica nella Chiesa universale; alla incondizionata adesione al suo magistero e al suo programma; alla più completa disponibilità a qualsiasi sua determinazione a nostro riguardo per ogni servizio in qualsiasi parte del mondo, per realizzare il carisma indicato nel motto: «Instaurare omnia in Christo; ut fiat unum ovile et unus Pastor».

Le Costituzioni ci indicano poi altre direzioni pratiche, pastorali, di amore al Papa: “1) fedeltà alla Chiesa di cui il Papa è il centro di comunione; 2) studio, approfondimento e attuazione del magistero ordinario; conoscenza e diffusione dei documenti pontifici e delle Congregazioni romane; 3) amore e adesione ai Vescovi nelle chiese locali; 4) opera di comunione all'interno e all'esterno della Chiesa, lavorando per essere fermento di unità; 5) impegno missionario ed ecumenico; 6) servizio preferenziale ai poveri, dei quali, in nome del Papa e in fedeltà a lui, difenderemo i diritti e le istanze” (art. 48).

 

MEDIANTE LE OPERE DELLA CARITÀ

Ma c’è un aspetto apostolico molto tipico e carismatico di intendere l’amore al Papa da parte di Don Orione.

            Lo illustrò, ad esempio, nel testo di preparazione di quella che potremmo definire l' “Assemblea costituente” della nascente Congregazione, tenuta nel 1902 a San Remo. "Amare Gesù Cristo e farlo conoscere e amare con le opere nostre, amare la sua Santa Chiesa Cattolica e far conoscere e amare e servire il Papa, Padre nostro santissimo, Vicario di Cristo e Capo della Chiesa è l'opera più grande tra gli uomini che possiamo fare su questa terra a gloria del Signore ed è il fine del nostro povero Istituto. Instaurare omnia in Christo: per la grazia di Dio tutto instaurare nella Carità infinita di Gesù Cristo con la attuazione del programma papale... Difendiamo la testa della Chiesa e salveremo il corpo".[4]

            In queste linee programmatiche ritroviamo il noto e inscindibile legame che unisce nell’apostolato orionino Cristo - Chiesa – Carità. Don Orione li coniuga insieme in espressioni sempre nuove, originali e appassionate. Si tratta sempre dell’unica dinamica di spiritualità e di apostolato che porta a Instaurare omnia in Christo! ... in Ecclesia! ... in Caritate!

            L’amore al Papa si alimenta dentro una tensione ecclesiale e cristocentrica ed opera per mezzo della carità. Anche in un altro testo fondamentale per comprendere il carisma orionino – il “Piano e programma” del 1903 ripreso poi nel “Capo 1° delle Costituzioni del 1936” – viene detto chiaramente che lo scopo specifico della Congregazione è "concorrere a rafforzare, nell'interno della Santa Chiesa, l'unità dei figli col Padre (cioè il Papa) e, nell'esterno, a ripristinare l'unità spezzata col Padre… e ciò con l'apostolato della carità tra i piccoli e i poveri, mediante quelle istituzioni ed opere di misericordia più atte".[5]

            In altra occasione, spiegando lo spirito e l’impostazione della nascente Congregazione, Don Orione si espresse con queste chiare e felici espressioni. "Opere di carità ci vogliono: esse sono l'apologia migliore della Fede Cattolica. Bisogna che su ogni nostro passo si crei e fiorisca un'opera di fraternità, di umanità, di carità purissima e santissima, degna di figli della Chiesa, nata e sgorgata dal Cuore di Gesù: opere di cuore e di carità cristiana ci vogliono. E tutti vi crederanno! La carità apre gli occhi alla Fede e riscalda i cuori d'amore verso Dio".[6]

            Dunque, quale amore al Papa? Quello vissuto mediante le opere della carità verso i piccoli, i poveri, il popolo. In quel “mediante” sta l'originalità orionina.

 

OGGI C'È BISOGNO DI QUESTO AMORE AL PAPA

            Don Orione riteneva il Papa “cardine dell’opera della Divina Provvidenza nel mondo”,[7] centro di coesione, di unità. Oggi, sembrerebbe essere giunta una nuova stagione di riconoscimento dell’autorità morale del Papa. Gli eventi di aprile ne sarebbero una conferma.

Non tragga però in inganno il grande interesse e la visibilità mediatica. C’è molto di positivo, ma anche non poche ambiguità. Da una parte viene ingigantita la figura del Papa come simbolo collettivo, immagine psicologica, personificazione etica; dall’altra, il suo magistero dottrinale continua ad essere fortemente contrastato. Anche nei momenti di più forte emozione collettiva per la morte di Giovanni Paolo II (“il grande”, “santo subito”) e per la elezione di Benedetto XVI, giornali e televisione hanno continuato a documentare con interviste e statistiche i tanti “no” detti al Papa e alla Chiesa da quegli stessi giovani, e potenti della terra, e anche da preti e cristiani, che in quei giorni lo osannavano. Nell’aeropago del villaggio globale risuona ancor oggi il “su questo argomento ci sentiremo un’altra volta” (Atti 17, 32) lanciato al Papa, San Paolo di turno, poco prima applaudito.

            “America love the singer, but not the song” (l’America ama il cantante, ma non la canzone), titolò un grande giornale all’indomani del trionfo del Papa tra i giovani a Denver, per indicare la popolarità del Papa e insieme il distacco dal suo insegnamento.

            Ecco, qui scatta l’orioninità che c’è in noi!

            Don Orione, sensibilissimo alla missione della Chiesa, durante tutto l’arco della sua vita, avvertiva lo stacco che andava crescendo tra Chiesa e popolo, tra religione e società, tra devozione e costumi morali. Le masse popolari erano attratte e sedotte da altre ideologie e costumi lontani dal Vangelo. Come “toglieremo l’abisso che si va facendo tra Dio e il popolo”, “come ricondurre il popolo a Cristo, alla Chiesa”?[8]

            Da questa inquietudine apostolica maturò l’ispirazione del nostro Fondatore. "Mai come ai nostri tempi – scriveva il 13 aprile 1920 - il popolo fu così staccato dalla Chiesa e dal Papa; ed ecco quanto è provvidenziale che questo amore sia risvegliato con tutti i mezzi possibili perché ritorni a vivere nelle anime l'amore di Gesù Cristo. L'esercizio della carità raggiungerà perfettamente il suo scopo corrispondente ai bisogni dei nostri tempi, che è precisamente questo di ricondurre la società a Dio riunendola al Papa e alla Chiesa.[9]

    

CON CHIARA COSCIENZA E RINNOVATA DECISIONE

L’esercizio della carità” è il metodo, la via, la strategia di Don Orione e degli Orionini per “ricondurre la società a Dio riunendola al Papa e alla Chiesa”. A questa strategia corrispondono particolari requisiti in quelli che la attuano: "La Chiesa e la società hanno oggi bisogno di anime grandi, che amino Dio e il prossimo senza misura, e che si consacrino come vittime alla carità, che è ancora quella che può far ritornare gli uomini alla fede".[10]

Credo che tutti noi, oggi, in Italia o in Brasile, in Costa d’Avorio o nelle Filippine, sentiamo l’attualità, l’adeguatezza e l’impulso di queste parole di Don Orione. Anche nella Colletta propria della Messa di San Luigi Orione chiediamo: “Dona a noi di esercitare come lui le opere di misericordia, per far sperimentare ai fratelli la tenerezza della tua Provvidenza e la maternità della Chiesa”.

            Cari Confratelli, rinnoviamo oggi la nostra adesione filiale al carisma di Don Orione. Il nostro amore al Papa non è per intellettuali (anche) ma per “facchini della carità”, ci chiede anche l’apologia della parola o della penna ma soprattutto “l’apologia della carità”, il nostro amore al Papa non comporta particolari strategie pastorali ma a tutti chiede la “strategia della carità”.

Don Orione fu il santo “tutta cosa della Chiesa e del Papa[11] eppure è popolarmente più conosciuto come il "santo della carità", "il padre dei poveri, il benefattore dell'umanità dolorante e abbandonata" (Pio XII). Possa un poco dirsi anche di noi come singoli e come Congregazione che siamo “papalini” con le opere della carità.

            Al riguardo, ricordo un episodio. Alcuni anni fa, ero consigliere, visitai a Oradea, in Romania, il Vescovo greco-cattolico della città Basile Hossu, uomo meraviglioso e buono. Egli raccontava delle tante sofferenze e umiliazioni subìte durante il periodo della dominazione comunista, particolarmente aggressiva contro le comunità cristiane greco-cattoliche. Poi si animò parlando dell'opera degli Orionini ad Oradea: "La vostra attività, il vostro modo di essere per i ragazzi e per i poveri, ha creato nel popolo un nuovo concetto e un nuovo atteggiamento nei confronti della Chiesa. Ricordo che un giorno, viaggiando in auto con Don Lazzarin, fummo fermati dalla polizia che ci trattò in malo modo e addirittura sprezzan­te nei miei confronti. Don Lazzarin, per giustificarsi disse che avevano fretta per giungere a Oradea, dove eravamo aspettati dai Confratelli e dai ragazzi dell'Orato­rio. ‘Andate da Don Luigi, voi?’ interruppe il poliziotto. ‘Sì, siamo suoi Confratelli’. Il poliziotto cambiò di tono e si mise a parlare benevolmente dell'Oratorio, dei ragazzi. Vedete? - concluse Mons. Hossu - l'opera da voi fatta all'oratorio, per i ragazzi e per i giovani sta rendendo amabile e stimata tutta la Chiesa di Oradea".

            Un altro insigne Pastore della Chiesa, il cardinale Paulo Evaristo Arns, arcivescovo di San Paolo del Brasile, anni fa’ indicò il nostro Piccolo Cottolengo  come destinatario delle offerte della “campagna della fraternità” organizzata dalla Conferenza Episcopale. Definì quella grande opera di carità “l’apri porta della Chiesa cattolica nella città”. Intendeva dire che l’opera svolta dalla Congregazione verso quei bisognosi, con gravi disabilità mentali e fisiche, dava credito e rendeva vicina al popolo la Chiesa cattolica e i suoi Pastori.

Sempre su questa linea, acquista valore simbolico il primo contatto che il Card. Joseph Ratzinger ebbe con la Congregazione orionina. Venne a celebrare la festa di Don Orione, il 12 marzo 1987, al Centro per orfani e disabili di Roma - Monte Mario. Da lì, Ratzinger presentò il messaggio e la sfida di civiltà contenuti nell’Istruzione “Donum vitae” sul rispetto della vita, da lui firmata pochi giorni prima. Ricordo bene quella Messa, con il presbiterio accerchiato da carrozzelle di disabili e da giornalisti accorsi per l’occasione. Io mi dicevo: Ecco, questa è l’opera di Don Orione, dare sostanza di carità, credibilità e amabilità alla verità annunciata dal Papa e dai Pastori della Chiesa.

 

“HA UN’OPERA SOLA DETERMINATA

La nostra Congregazione è conosciuta nel mondo come una delle Congregazioni che svolgono opere di carità e in grande varietà. Ma non è tutto lì. Corriamo il rischio di genericismo se non abbiamo ben chiaro, noi religiosi, il concetto e il dinamismo carismatico nostro proprio. Già Don Orione ebbe ad affrontare il tema e a rispondere a un Vescovo circa “l’obiezione, che si è fatta e che sarà fatta forse in avvenire contro l’Istituto, per la sua universalità nell’esercizio delle opere di misericordia, e una parola pure della sua singolarità da tutti gli altri Istituti religiosi”.  Dopo aver detto che certamente l’Istituto si propone “tutte le opere di misericordia” però non “indistintamente e ad un tratto”, afferma chiaramente che l’Istituto “ha un’opera sola determinata”, e questa è “la santificazione dei membri, con lo spargere nel popolo cristiano un amore dolcissimo al S. Padre.[12]

Tutto è mirato e organizzato a questo scopo peculiare. Il carisma orionino consiste in un insieme dinamico di ecclesialità-papalinità da realizzare mediante la carità: "impiegarsi, con ogni opera di misericordia, a spargere e crescere nel popolo cristiano… un amore dolcissimo al Vicario in terra di Nostro Signore Gesù Cristo che è il Romano Pontefice".[13]

            In tempi recenti, si è molto insistito sul “binomio Papa – Poveri”, vedendovi i due “poli” del carisma orionino. E’ una semplificazione didattica efficace, a patto di essere ben spiegata, come fece ad esempio il VII Capitolo generale (1975) in modo aderente alla storia e all’insegnamento di Don Orione. Vale la pena riportarne alcuni passaggi. Al n. 3a dice: “I due termini del binomio Papa-Poveri non rappresentano due finalità parallele ed estrinseche una dall’altra, ma fra esse intercorre un rapporto intrinseco. (…) In tal modo noi facciamo l’apologia della Chiesa e del Papa, non a parole o con gli scritti, ma con la carità. Il Papa non è solo punto di partenza, ma anche punto di arrivo del nostro apostolato, in quanto il nostro scopo è quello di «portare alla Chiesa e al Papa il cuore delle umili classi operaie» (Cost. 4)”.[14]

            Il recente Capitolo generale ci ha dato particolari stimoli per la fedeltà creativa alla nostra vocazione. Ha dato indicazioni e preso decisioni per una più chiara e concreta carismaticità delle nostre opere apostoliche. Dobbiamo tutti chiederci come e quanto la finalità “papalina-ecclesiale” dia forma e non solo intenzione alle nostre istituzioni assistenziali, educative e parrocchiali. Le opere, così come impostate e condotte, sono mezzi potenti (“pulpiti”, “fari”) e simpatici “per far sperimentare ai fratelli la tenerezza della Provvidenza e la maternità della Chiesa”? Quale legame esprimono con la Chiesa locale e come lo favoriscono? “In forza del carisma – ci ricorda il Capitolo generale - , le nostre istituzioni devono distinguersi per apertura e comunione ecclesiale. Vivano in sintonia con il popolo di Dio e siano il più possibile espressione della fede della comunità locale”.[15]

            Partecipando alle Assemblee provinciali ho colto la coscienza e la volontà di operare una più decisa “riappropriazione carismatica” delle nostre opere, cioè di promuovere “la qualità carismatica delle istituzioni di fronte ai pesanti condizionamenti delle normative statali e alla diminuzione numerica dei religiosi”.[16]

Ricordando i 100 anni dell’approvazione canonica della Congregazione, nel 2003, Giovanni Paolo II ci ha esortato: “Allora come ora, è fondamentale per la vostra Opera coltivare quest’intima passione per la Chiesa, perché possiate “modestamente cooperare, ai piedi della Sede Apostolica e dei vescovi, a rinnovare e unificare in Gesù Cristo, Signore nostro l’uomo e la società, portando alla Chiesa e al Papa il cuore dei fanciulli più abbandonati, dei poveri e delle classi operaie: ad omnia in Christo instauranda, ut fiat unum ovile et unus pastor” (Costituzioni, art. 5)”.[17]

 

LA FESTA DEL PAPA

In questo contesto di amore al Papa, Don Orione concepì e divulgò la Festa del Papa che è pure la festa della nostra Congregazione”. La volle quasi a simbolo gioioso del nostro carisma, un modo per far sì che la gente legata alle nostre opere fosse indirizzata al Papa e al senso di Chiesa. Per dire il senso e l’importanza di questa festa lascio la parola a Don Orione.

“La festa di S. Pietro è la festa del Papa e, per questo, assurse a festa dei cattolici. Essa è precisamente la nostra Festa Patronale, o Figli della Divina Provvidenza. E' la festa della Congregazione, che ha per fine proprio di consacrare tutti i suoi affetti e le sue forze ad unire, con un vincolo dolcissimo e strettissimo di tutta la mente e del cuore, il popolo cristiano delle classi più umili e i figli del popolo al Beato Pietro e al suo Successore il Papa. Vogliamo col divin aiuto, ridare Cristo al popolo e il popolo al Vicario di Cristo.   Noi, dunque, miei cari figli, nelle nostre Case e chiese dobbiamo sempre pregare per il Papa, parlare del Papa, inoculare amore e obbedienza al Papa e celebrare, col più grande fervore di pietà, col più grande slancio di amore filiale, la festa del Papa. Essa deve segnare per noi e per tutti, di anno in anno, una rinnovata ondata di entusiasmo nell'attaccamento alla Fede di Pietro.

Quanto i Figli della Divina Provvidenza devono propagarla, la Festa del Papa!   Essa prima ancora che fosse, direi, istituita - prima, cioè, che la festa di S. Pietro fosse trasformata in festa del Papa -, già era stata data alla nostra Congregazione, quale festa propria della Congregazione, perché consacrasse il grande amore della Congregazione al Papa e il suo fine precipuo.

Promuovere la festa del Papa, è promuovere e diffondere l'amore al Papa: è aderire alla sua dottrina, ai suoi desideri: è riconoscere nel Papa il primato di Pietro e dei suoi successori: è venerare nel Papa il Padre della Fede e delle anime, il Pastore Supremo, il Pontefice Massimo, il Condottiero dell'esercito di Cristo: è celebrare e glorificare il Papa quale Cristo visibile e pubblico sulla terra”.[18]

Nella riunione dei Consigli generali dei Figli della Divina Provvidenza, delle Piccole Suore Missionarie della Carità, dell’Istituto Secolare e del Movimento Laicale, nel dicembre 2004, alla luce della buona riuscita della Festa del Papa organizzata in occasione della Canonizzazione e dell’entusiasmo suscitato in tutti, si è pensato di rilanciare nella Famiglia Orionina la Festa del Papa, tanto cara e caratteristica. In particolare, si è deciso di rendere annuale, a Roma, il 28-29 giugno, una manifestazione “Festa del Papa, che sia anche un segno pubblico del nostro amore al Papa e dell’impegno per portare così “tanti cuori attorno al cuore del Papa”.

Tale festa sarà organizzata dagli orionini, ma non sarà solo festa degli orionini. Essa coinvolge oltre alla Famiglia Orionina anche altri organismi e gruppi ecclesiali. Metteremo in spettacolo elementi di vita e di impegno nel campo della pace, assieme ad artisti di fama internazionale, testimoni civili e religiosi. La manifestazione sarà seguita e diffusa da vari canali televisivi affinché il messaggio e la testimonianza raggiunga una vasta cerchia internazionale di pubblico.

La “Festa del Papa” a Roma prevede due principali momenti: al 28 giugno sera, ore 17.30, una grande manifestazione-spettacolo (sala Paolo VI, diffusione RAI, ecc.); il 29 giugno mattino, partecipazione alla celebrazione in San Pietro. Il tema della festa di quest’anno è “Tanti cuori attorno al Papa, messaggero di pace”. Sarà l’occasione per incontrare il nuovo Papa Benedetto XVI per esprimergli tutto il nostro affetto e fedeltà di figli.

Ma la Festa del Papa è da celebrare in tutti i paesi e le città ove ci sono comunità e opere orionine. Ho cercato di capire come era concepita e organizzata questa festa da Don Orione. Qualche nota.

  1. Ha al centro di affetti, di omaggi e di preghiere il Papa come persona.
  2. Nel celebrare il Papa, si celebra la Chiesa e quindi si mette al centro della festa il Vescovo della diocesi o anche solo il parroco della parrocchia, in quanto sono in comunione e rappresentano il Papa. Pertanto, nell’organizzare la Festa del Papa, si inviti il Vescovo o altra Autorità ecclesiastica… a lui siano diretti gli omaggi che hanno per destinatario ultimo il Papa.
  3. La Festa comporta sempre una celebrazione liturgica ben curata e a cui convogliare tutti quelli che sono oggetto delle nostre cure e attività.
  4. Nella Festa dovrebbe esserci anche qualche elemento di spettacolo o una manifestazione gioiosa che dia modo di presentare le “opere” e le “persone” delle nostre attività di bene: sono queste il vero omaggio al Papa, la nostra “apologia”; sono un modo per dire alla gente: “ecco, così la Chiesa vi è vicina”.
  5. Soprattutto è una festa che vuole coinvolgere la gente, più gente possibile, nel ringraziare il Signore e il Papa anche a motivo di quel po’ di bene che ricevono da noi e dalle nostre opere realizzate in nome del Papa e della Chiesa.

So che l’amore e la fantasia non ci mancano. Avanti! La Festa del Papa si è sempre celebrata in Congregazione ma non più con quella vivacità e popolarità di “festa patronale della Congregazione[19] come l’aveva voluta Don Orione. Forse in qualche luogo sarà conveniente scegliere una data più conveniente e significativa. Quello che importa è che si celebri con rinnovato fervore come espressione del nostro spirito e della nostra attività.

Vi ricordo tutti al Signore e auguro che su tutti si posi il sorriso benedicente di San Luigi Orione e della Santa Madonna.

 

                                                           Don Flavio Peloso, FDP

                                                           (Superiore generale)

 


[1] Scritti 61, 198.

[2] E’ la famosa preghiera di Ausonio Franchi, voluta da Don Orione stesso come preghiera caratteristica della nostra Congregazione. In “Comunità orionina in preghiera” è riportata sia nella forma lunga che in quella breve, pp. 37-39.

[3] Sono innumerevoli i passaggi in cui Don Orione ci illustra le esigenze filiali dell’amore al Papa. “Nelle conversazioni non tolleriamo parola, e non dico parole, ma parola, men che rispettosa verso la persona o l’autorità del Papa, delle sacre romane Congregazioni, dei Nunzi pontifici o legati papali o meno deferente alle disposizioni della santa sede. Facciamoci con grande e dolce obbligo di praticare anche le minime raccomandazioni del Papa. In una parola; siate sempre e dovunque, o miei cari, sia figli devotissimi del Papa; date energie, cuore, mente e vita a sostegno della chiesa di Roma, madre e capo di ogni e di tutte le chiese del mondo: a sostegno del Papa, della sua autorità, libertà ed effettiva indipendenza, e a diffusione del suo amore”; Scritti 52, 112. “Noi siamo tutti del Papa, dalla testa ai piedi; siamo del Papa di dentro e di fuori, con una totale adesione di mente e di cuore, di azione, di opere, di vita, a quelli che possono essere i desideri del Papa”; Parola VI, 192.

[4] Sono giunte varie copie di questo testo del 3 luglio 1902; Scritti 84, 172; 109, 260.

[5] I testi si possono trovare anche in Sui passi di Don Orione, pp. 233-235 2 295-298.

[6] Scritti 4, 279-280.

[7] Lettere I, 15.

[8] Scritti 61, 93.

[9]  Sui passi di Don Orione, 299.

[10] Lo spirito di Don Orione I, 125

[11] Così si definì scrivendo la sua epigrafe; Scritti 57, 146.

[12] Scritti 72, 185.

[13] L’espressione è tratta dal già citato Piano e programma..., Lettere I, 15.

[14] Atti e comunicazioni, 1975, n.1, p.74-80.

[15] Documento 12° CG, p.57.

[16] Documento 12° CG, p.48.

[17] Lettera dell’8 Marzo 2003, riportata in Atti e comunicazioni della Curia generale, 2003 (57), n.210, p.3-6.

[18] Si legga tutta la bella lettera scritta da Don Orione “dal fiume Paranà, 29 giugno 1937, in viaggio per Rosario di Santa Fè”; in Lettere II, 483-493

[19]E’ precipuamente la nostra festa patronale”, Scritti 90, 356, “festa propria della Congregazione”, Scritti 52, 71.

 

Lascia un commento
Code Image - Please contact webmaster if you have problems seeing this image code  Refresh Ricarica immagine

Salva il commento