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Messaggi don Orione
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Pubblicato in: Atti e Comunicazioni, n.243, gennaio-giugno 2014, p. 5-24.

Lettera circolare del Superiore generale del 29 giugno 2014.

VIVA LA VITA RELIGIOSA

 

Roma, 29 giugno 2014, Solennità dei Santi Pietro e Paolo.

Carissimi Confratelli

Deo gratias!

Ho pensato di dedicare questa lettera circolare alla vita religiosa.[1] È una prima risposta all’iniziativa di Papa Francesco che ha annunciato uno speciale “Anno della vita consacrata” da celebrarsi in tutta la Chiesa, dal 30 novembre 2014 al 2 febbraio 2016.

ll titolo “Viva la vita religiosa” esprime innanzi tutto un senso di esultanza (“evviva”) di fronte a una vocazione e a un dono di Dio così bello. Ma è anche una dichiarazione di impegno di conversione affinché la vita religiosa viva, continui a vivere, sia viva e vivace. Infine, il titolo esprime anche una preghiera di fronte alle sfide che la vita consacrata incontra oggi: Signore, fa’ che la vita consacrata viva.

Scopo di questa lettera è offrire alcune motivazioni sia alla nostra esultanza, sia all'impegno e sia alla preghiera per la vita religiosa. Nella seconda parte della lettera, presenterò alcune iniziative e orientamenti per bene vivere l’Anno della vita consacrata che la Provvidenza di Dio ha voluto offrirci tramite Papa Francesco, un Papa religioso, gesuita.[2]

 

La gioia nella nostra vocazione

“La gioia del Vangelo riempie il cuore e la vita intera di coloro che si incontrano con Gesù. Con Gesù Cristo sempre nasce e rinasce la gioia”.[3] Con queste parole inizia la lettera pastorale di Papa Francesco Evangelii gaudium che contiene molti motivi e gli inviti alla gioia. La gioia dell’incontro con Gesù è all’inizio e sta nel futuro di una vita religiosa viva. Il Papa osserva che "Una delle tentazioni più serie che soffocano il fervore e l'audacia è il senso di sconfitta, che ci trasforma in pessimisti scontenti e disincantati dalla faccia scura. Nessuno può intraprendere una battaglia se in anticipa non confida penamente nel trionfo. Chi comincia senza fiducia ha perso in anticipo metà della battaglia e sotterra i propri talenti... I mali del nostro mondo – e quelli della Chiesa – non dovrebbero essere scuse per ridurre il nostro impegno e il nostro fervore. Consideriamoli come sfide per crescere”. (EG 84).
Francesco ha spiegato a noi religiosi che “Si tratta di lasciare tutto per seguire il Signore. No, non voglio dire radicale. La radicalità evangelica non è solamente dei religiosi: è richiesta a tutti. Ma i religiosi seguono il Signore in maniera speciale, in modo profetico. Io mi attendo da voi questa testimonianza. I religiosi devono essere uomini e donne capaci di svegliare il mondo.[4]

Chiediamoci: qual è la “maniera speciale” e il “modo profetico” con cui i religiosi seguono il Signore, che li costituisce nella gioia, “capaci di svegliare il mondo”? È indispensabile avere risposta e coscienza sicura circa la propria identità, perché è condizione di gioia e di vitalità.

Oggi si parla di crisi di identità della vita religiosa. Non solo preti diocesani e persino alcuni vescovi conoscono poco i “religiosi”, ma avviene che anche non pochi religiosi siano incerti nel riconoscere, amare e vivere la specificità  della loro forma di vita.

 

Alla radice della vita consacrata

È utile premettere un’osservazione indispensabile. Lo faccio con le parole del P. Jean-Marie Tillard. “Alla radice di ogni vita religiosa autentica – egli scrive – troviamo come motivazione prima e onnicomprensiva, non un “per” ma un “a causa di” […] E l’oggetto di questo “a causa di” altro non è che Gesù Cristo. Non ci si fa religiosi “per” qualche cosa, ma “a causa di” qualcuno: di Gesù Cristo e del fascino che egli esercita”.[6]

La consacrazione non è mezzo per garantire la funzionalità dei servizi nelle opere e nelle istituzioni ecclesiali, ma è il contenuto fondamentale della missione dei consacrati: è una vita che afferma il primato di Dio in un mondo che vive nell’oblio di Dio; è una vita strutturata sul valore delle realtà ultime vissuta in un mondo incurvato sulle cose penultime.[7]

Non devono esserci incertezze sull’ubi consistam della vita consacrata. Se cadiamo in una visione più funzionalistica che cristocentrica non ci si capisce più. Noi ci facciamo religiosi a causa di Gesù che ci ha chiamati e affascinati per seguirlo più da vicino. Generalmente lo si dà per scontato, mentre se c’è qualcosa che non lo è, è proprio questo. La vera sfida attuale della vita consacrata è quella di “ripartire da Cristo”, di restituire Cristo alla vita religiosa e la vita religiosa a Cristo, senza darlo per assicurato. Testimonianza e apostolato vengono di conseguenza.

Detto questo, dobbiamo parlare della specificità e anche della eccellenza della vocazione della vita consacrata rispetto alle altre vocazioni cristiane.

 

“Universale vocazione alla santità nella Chiesa”

L’affermazione della Lumen Gentium circa la “universale vocazione alla santità nella Chiesa”[8] non ha livellato tutte le vocazioni e le vie di santità. Tanto meno non ha intaccato l’identità specifica della vita religiosa come via di “sequela Christi” e di santificazione, illustrata nel capitolo VI del medesimo documento.

La “vocazione universale alla santità” è una ma non uniforme, perché molte e diverse sono le vie per giungervi. Non tutte le strade sono uguali. Ci sono viottoli di campagna, strade normali e autostrade. E noi, con la storia e il magistero della Chiesa, dobbiamo avere coscienza del "superiore valore della vita consacrata per mezzo dei consigli evangelici" (Perfectae caritatis, n.1). È una responsabilità, non un orgoglio.

 

La vita consacrata, via speciale ed eccellente

“È una somma grazia di Dio; la vocazione religiosa è il più grande beneficio di Dio dopo il battesimo”, ripeteva spesso Don Orione.[9] Privilegiati, grati e onorati perché la volontà di Dio ci ha voluto per questa strada? Ma certo, “nutriamo grande stima del nostro stato” ci dicono le Costituzioni (art.12)! Ma anche umili e attenti, perché la “via” è eccellente, ma non sempre siamo eccellenti noi che la percorriamo. Se uno è su una strada bella e larga, ma si siede su un paracarro o si ferma alla piazzola di sosta non arriva da nessuna parte.[10]

La sequela Christi e la imitatio Christi trovano nella forma della vita consacrata la loro attuazione più completa, perché - ecco lo specifico! -  essa è la “memoria vivente del modo di esistere e di agire di Gesù come Verbo incarnato” (VC 20). Attraverso la professione dei consigli, infatti, il consacrato non solo fa di Cristo il senso della propria vita, ma si pone in uno stato che ri-presenta, per quanto possibile, “la forma di vita, che il Figlio di Dio prese quando venne nel mondo” (LG 44).

Credo che il testo più autorevole e chiaro per comprendere la fondamentale unità  di tutte le vocazioni cristiane e, insieme, la singolare identità di quella consacrata sia quello di Giovanni Paolo II nell’Esortazione Vita consecrata n.32: «A ciascuno dei fondamentali stati di vita è affidato il compito di esprimere, nel suo proprio ordine, l’una o l’altra dimensione dell’unico mistero di Cristo. Se nel far risuonare l’annuncio evangelico all’interno delle realtà temporali ha una particolare missione la vita laicale, nell’ambito della comunione ecclesiale un insostituibile ministero è svolto da coloro che sono costituiti nell'Ordine sacro, in modo speciale dai Vescovi… Quanto alla significazione della santità della Chiesa, un’oggettiva eccellenza è da riconoscere alla vita consacrata, che rispecchia lo stesso modo di vivere di Cristo. Proprio per questo, in essa si ha una manifestazione particolarmente ricca dei beni evangelici e un'attuazione più compiuta del fine della Chiesa che è la santificazione dell'umanità».[11]

È forte in noi il senso di specificità e di eccellenza della nostra vocazione?
Tutte le vocazioni cristiane sono memoria vivente di Gesù, ma solo quella “consacrata” è memoria vivente “del modo di esistere e di agire di Gesù” in quella specifica forma di essere celibe, povero e obbediente per il regno dei cieli.[12] «I consigli evangelici, con i quali Cristo invita alcuni a condividere la sua esperienza di vergine, povero e obbediente, richiedono e manifestano, in chi li accoglie, il desiderio esplicito di totale conformazione a Lui… La sua forma di vita casta, povera e obbediente, appare infatti il modo più radicale di vivere il Vangelo su questa terra, un modo – si può dire – divino, perché abbracciato da Lui, Uomo-Dio, quale espressione della sua relazione di Figlio Unigenito col Padre e con lo Spirito Santo. È questo il motivo per cui nella tradizione cristiana si è sempre parlato della obiettiva eccellenza della vita consacrata» (VC 18).

È  importante comprendere sia l’eccellenza oggettiva della nostra forma di vita e sia la miseria soggettiva quando non vivessimo con amore i voti di povertà, castità e obbedienza nella vita comunitaria, perché sono i voti che ci costituiscono nella “forma di vita, che il Figlio di Dio prese quando venne nel mondo” (LG 44).

 

Conformati e da conformare a Cristo

Chi fa i voti dona a Dio non solo i frutti ma anche la pianta, cioè si fa tutto di Dio, ed è di Dio nel modo il più perfetto, nell’osservanza dei santi consigli evangelici”.[13]   È questo “stato di vita” che costituisce la nostra memoria e la nostra profezia che, al dire di Papa Francesco, può svegliare il mondo.

La vocazione religios è bella ed eccellente perché è la più adatta per conformarci a Cristo. Ma non basta. “Datevi tutti al Signore: edificate in voi Gesù Cristo: vestitevi entro e fuori di Gesù Cristo!”.[14] Occorre vivere ed esprimere pubblicamente “l'adesione conformativa a Cristo dell’intera esistenza” (VC 16), fare di Lui “il centro della vita e la fonte continua di ogni iniziativa” (RdC 22), con una «progressiva assimilazione dei sentimenti di Cristo» (RdC 15; cf. VC 65). Occorre prendere e “riprendere con vigore un cammino di conversione e di rinnovamento… ripartire da Cristo. Sì, bisogna ripartire da Cristo” (RdC 21).

Cristo è davvero il cuore della nostra esistenza quotidiana, dei nostri programmi e progetti apostolici? Oppure cerchiamo brandelli di identità e di soddisfazione  in altro? L’imitazione di Cristo ha il primato nella nostra vita personale, comunitaria e istituzionale?

Fare esperienza di Cristo è la nostra ragione e forma d’essere nella Chiesa ed è anche la nostra specifica missione: «tener viva la consapevolezza dei valori fondamentali del Vangelo, testimoniando in modo splendido e singolare che il mondo non può essere trasfigurato e offerto a Dio senza lo spirito delle Beatitudini» (VC 33). “Nella semplice quotidianità, la vita consacrata cresce in progressiva maturazione per diventare annuncio di un modo di vivere alternativo a quello del mondo e della cultura dominante. Con lo stile di vita e la ricerca dell’Assoluto, suggerisce quasi una terapia spirituale per i mali del nostro tempo” (RdC 6).

 

Nella vita fraterna

ll vertice dei “valori fondamentali del Vangelo” e dell’annuncio del nuovo Regno sta la vita fraterna. Per noi religiosi, la vita di comunità, dove si fa «in qualche modo tangibile che la comunione fraterna, prima d’essere strumento per una determinata missione, è spazio teologale in cui si può sperimentare la mistica presenza del Signore risorto (cfr Mt 18, 20)»  (VC 42). In altre parole, noi religiosi non facciamo vita comune solo per aiutarci nei nostri bisogni umani e pratici. Non stiamo insieme solamente per meglio collaborare a determinati scopi apostolici. Stiamo insieme per avere Gesù in mezzo a noi. Anche il nostro contributo all’evangelizzazione «sta innanzitutto nella testimonianza di una vita totalmente donata a Dio e ai fratelli, ad imitazione del Salvatore» (VC 76; cf. RdC 34); «La vita di comunione rappresenta il primo annuncio della vita consacrata, poiché è segno efficace e forza persuasiva che conduce a credere in Cristo. La comunione, allora, si fa essa stessa missione, anzi la comunione genera comunione e si configura essenzialmente come comunione missionaria» (RdC 33; cf. ChL 31-32).[15]

In  questo contesto, merita un’attenzione specifica il tema del religioso sacerdote.

Molti superiori generali riconoscono nella prevalenza della concezione e della pratica diocesana e non religiosa del ministero sacerdotale – molto assimilata oggi dagli stessi religiosi – uno dei principali fattori della crisi della vita consacrata nelle congregazioni clericali.[16]

“Avendo l’incarico di Superiore generale – raccontava Padre  Joseph Tobin, già superiore generale - ho avuto spesso l’occasione di ascoltare i Vescovi diocesani circa la situazione dei miei confratelli nella Chiesa particolare. Con evidente soddisfazione, l’uno o l’altro Presule mi assicurava dell’assenza di problemi con i Redentoristi. ‘Infatti’, diceva, ‘non riesco a distinguere i suoi confratelli dal clero diocesano’. Per il Vescovo, una tale assimilazione andava bene; ma non era così per il Superiore generale!”.

Sempre c’è stata la forma secolare-diocesana di esercitare il ministero sacerdotale e la forma religiosa-carismatica. Negli ultimi decenni, dopo il Concilio Vaticano II, il sacerdozio vissuto secondo i carismi di vita religiosa (in ambiti di predicazione e missione, di educazione, assistenza e promozione sociale, ecc.) è divenuto secondario rispetto al sacerdozio istituzionale, legato alla parrocchia-diocesi e al territorio.[17]

Teologi della vita religiosa[18] e superiori religiosi auspicano una più identificata comprensione e valorizzazione del religioso sacerdote nel quadro di una realizzazione pluralistica del ministero ordinato nella Chiesa, nella linea di Pastores dabo vobis 31 e 74, dove si afferma che “i sacerdoti, che appartengono ad ordini e a congregazioni religiose, sono una ricchezza spirituale per l’intero presbiterio diocesano, al quale offrono il contributo di specifici carismi e di ministeri qualificati”.[19]

 

Vita religiosa tra crisi e rilancio

Cari Confratelli, ci sarà festa e voglia di celebrare l’Anno della vita consacrata se ravviviamo la gioiosa coscienza del valore che essa rappresenta per noi personalmente e per la missione della Chiesa.  

Si parla di “crisi” della vita religiosa, di cui la diminuzione numerica sarebbe un indice. Sta a noi vivere la crisi come un’occasione favorevole per la crescita in autenticità, con la certezza che la vita consacrata non potrà mai sparire nella Chiesa, poiché «è stata voluta dallo stesso Gesù come parte irremovibile della sua Chiesa».[20] “Ciò che si deve assolutamente evitare - ricorda Vita consecrata 63 - è la vera sconfitta della vita consacrata, che non sta nel declino numerico, ma nel venir meno dell'adesione spirituale al Signore e alla propria vocazione e missione”.

La risposta non può che essere «il rilancio spirituale, che aiuti a passare nel concreto della vita il senso evangelico e spirituale della consacrazione battesimale e della sua nuova e speciale consacrazione. La vita spirituale dev’essere dunque al primo posto nel programma delle Famiglie di vita consacrata, in modo che ogni Istituto e ogni comunità si presentino come scuole di vera spiritualità evangelica» (RdC 20; cf. VC 93).

Potrebbe essere questo “rilancio spirituale” l’orientamento unificante nel celebrare l’Anno della vita consacrata. E non potrebbe essere anche l’obiettivo del prossimo Capitolo generale del 2016?[21]

Il “rilancio spirituale” è tanto più urgente per noi Orionini chiamati a “dare con il pane del corpo il divino balsamo della fede” alle Anime[22] che cercano e hanno bisogno di persone che con la propria forma di vita rendano a loro presente Gesù, ragione di vita e di speranza.

 

I vantaggi della vita religiosa

Ad incoraggiarci nel nostro impegno di conversione nella vita religiosa, ho sempre trovato interessanti e verificati i vantaggi della vita religiosa illustrati più volte da Don Orione.  Lascio a lui la parola.

“San Bernardo  ha scritto molto sulla vita religiosa. Ha parlato anche dei vantaggi che il religioso ha nella vita religiosa.[23]

Vivit purius: il religioso si scioglie da tutti gli impacci e da tutte le lusinghe del mondo e vive con più purezza di cuore, di volontà, di opere, sempre “mundo corde”.

Cadit rarius: Non diventa impeccabile, no, ma somministra mezzi i quali impediscono la caduta o in forza di cui si cadrà più di rado. Il Vangelo dice ‘guai ai soli!’. Vivendo in comunità, siete portati dall’esempio e, se ancora cadete, cadrete sempre più raramente.

Surgit velocius: se uno cade, l’altro lo sostiene; l’aria stessa che respirate, l’ambiente in cui vivete vi aiuta a risorgere presto, se caduti.

Incedit cautius: cammina cauto il buon religioso, non si fida di sé.

Irroratur frequentius: è una pioggia benefica di aiuti, di grazie, di benedizioni!

Quiescit securius: Il mondo non può dar la pace. Il religioso che ama Dio gode di una pace che supera tutte le gioie del mondo. Sant’Alfonso diceva che Dio non può mancare alle sue promesse; a chi ha lasciato tutto per suo amore dà la vita eterna. Come temere?

Moritur confidentius : il religioso non dubita di Dio e muore sperando e credendo nella parola del suo Signore.

Purgatur citius: coi santi voti, vi sono state rimesse colpa e pena dei peccati commessi e, se anche non finiste di soddisfare i debiti in questa vita, le preghiere e i sacrifici dei confratelli aiuterebbero il defunto a liberarsi presto da quelle pene.  La nostra Congregazione è una delle Congregazioni in cui si prega di più per i defunti.

Remuneratur copiosus:  Gesù ha promesso che non lascerà senza premio un semplice bicchiere d’acqua, dato in suo nome e per amor suo. Come lascerà senza premio tanti sacrifici, tante opere buone che fa ogni giorno un buon religioso? Ha promesso il centuplo in questo mondo e la vita eterna nell’altra a chi lascerà per amor suo, padre, madre, averi”.

 

ANNO DELLA VITA CONSACRATA

Ricordo bene come, verso la fine del famoso incontro del Papa con i Superiori generali, il cardinale prefetto Joâo Braz de Avíz, si avvicinò a Papa Francesco e gli sussurrò qualcosa all’orecchio. Probabilmente, gli ricordò di annunciare l’Anno della vita consacrata. Di fatto, Papa Francesco diede subito dopo la notizia che, su proposta della Congregazione per la vita consacrata,[24] l’anno 2015 sarebbe stato dedicato alla vita consacrata.[25]

Il 1° febbraio successivo, con una Conferenza stampa e con la pubblicazione di un documento “Rallegratevi”,[26] la Congregazione per la vita consacrata ha indicato il significato e gli obiettivi di questo “anno”, assieme a un primo programma di iniziative.

Noi Orionini dobbiamo essere pronti e intraprendenti nel valorizzare questo dono del Papa con la riflessione personale, con iniziative in Congregazione e con altre nella Chiesa locale e nella società per entrare in relazione nella Chiesa e nella società, condizione di vitalità della nostra vita religiosa e del carisma orionino.

 

Cosa significa l’Anno della vita consacrata?

Significa certamente che il Papa attribuisce grande importanza alla vita consacrata nella vita e nel rinnovamento da lui promosso e per questo vuole metterla al centro della riflessione della Chiesa. Probabilmente, significa anche che Francesco conosce i molti segni di difficoltà della vita consacrata e vuole invitare tutti ad accogliere la sfida del suo rinnovamento.[27] L’Anno della vita consacrata è stato pensato nel contesto dei 50 anni dalla pubblicazione del Decreto del Vaticano II Perfectae caritatis sul rinnovamento della vita consacrata.

Il card. Joâo Braz de Avíz ha presentato l’obiettivo dell’Anno della vita consacrata in questi termini: è “un’occasione per fare memoria grata del nostro recente passato, per  abbracciare il futuro con speranza, per vivere il presente con passione”.[28]

Dovremo fare attenzione a non vivere questo Anno in modo autoreferenziale, centrato su noi stessi e sulla nostra autoproclamazione. Non basterà programmare qualche evento. Papa Francesco ci chiede di cambiare il tono, un po' più alto, con un po' più di coraggio, contenti e consapevoli dell’identità religiosa.[29]

Dovrà essere un’occasione per dire il nostro “No al pessimismo sterile[30] e per intraprendere il rinnovamento della vita della nostra Congregazione nell’attuale contesto storico.

Per noi Orionini, inoltre, l’Anno della vita consacrata costituisce una provvidenziale preparazione al nostro prossimo Capitolo generale del 2016. Entrambi gli eventi ci chiedono la conversione all’autenticità della vocazione religiosa, incentrata sulla santità e sullo stesso “modo di vivere di Cristo”, rifiutando ogni ipocrisia e mondanità spirituale. Questo è richiesto ai religiosi nella Chiesa di Papa Francesco.

 

Quali iniziative?

Innanzitutto, l’Anno della vita consacrata inizia il 30 novembre 2014 (prima domenica di Avvento) e termina il 2 febbraio 2016 (giornata mondiale della via consacrata).

La Congregazione per la vita consacrata ha messo a punto un calendario delle iniziative promosse a livello centrale, a Roma. Papa Francesco ha assicurato la sua presenza a tutte le iniziative.

29 novembre 2014, veglia di preghiera.

30 novembre 2014, prima domenica d’Avvento, apertura ufficiale dell'Anno dedicato alla Vita consacrata.

22 - 24 gennaio 2015, incontro ecumenico di consacrati e consacrate durante la settimana di preghiera per l’unità dei cristiani; si conclude con la veglia di preghiera, il 24 gennaio.

8 - 11 aprile, Seminario per i Formatori e le Formatrici alla vita consacrata; si conclude con la veglia di preghiera, l’11 aprile.

23 - 26 settembre, Laboratorio per i giovani  e le giovani consacrati; il 25 settembre ci sarà una veglia di preghiera.

24 gennaio – 2 febbraio 2016, SETTIMANA MONDIALE DELLA VITA CONSACRATA con il tema generale “Sequela evangelica verso il futuro”.

Durante la settimana sono previsti vari e distinti eventi:

  • 27-30 gennaio, Simposio internazionale per gli Istituti di vita consacrata: “La sequela evangelica forma permanente di vita nella Chiesa, verso il futuro. Processi in atto”.
  • 28-31 gennaio, Incontro per la Vita monastica.
  • 29-31 gennaio, Incontro per gli Istituti Secolari.
  • 29-31 gennaio, Incontro per l’Ordo virginum.

Durante la settimana sono previsti eventi da celebrare insieme:

  • 30 gennaio, ore 20, Veglia di preghiera in San Pietro “Profezia, santità e martirio nella città umana”.
  • 1 febbraio, Udienza del Santo Padre.
  • 2 febbraio, Santa Messa di chiusura dell’Anno della vita consacrata.

Anche se il programma dettagliato sarà fatto conoscere in seguito, queste date sono un sicuro riferimento per la partecipazione agli eventi romani, con il Papa.

La Congregazione per la vita consacrata ha indicato anche setti itinerari/modalità di celebrazione dell’Anno della vita consacrata che possono essere attuati nelle singole nazioni, diocesi e congregazioni.

  1. Itinerario culturale con laboratori di ricerca e condivisione organizzati nelle università e Centri di studi su tematiche e quaestiones di vita consacrata.
  2. Memoria sanctorum della vita consacrata che prevede stationes in luoghi di particolare significatività apostolica nel mondo.
  3. Memoria martyrum della vita consacrata nel XX e XXI secolo, che prevede stationes in luoghi di particolare testimonianza nel mondo.
  4. Catena mondiale di preghiera fra i monasteri, che prevede stationes in luoghi di particolare significatività monastica nel mondo.
  5. Cammini di significatività evangelica realizzati in collaborazione tra Istituti di vita consacrata, Società di vita apostolica, Istituti secolari, Ordo virginum e Istituti nuovi.
  6. Via pulchritudinis valorizzando i linguaggi artistici nella vita consacrata per la contemplazione e l’annuncio della verità e della bellezza della fede.
  7. Sezione monastica on-line per le monache.

Quante cose! Sì, sono molte iniziative e itinerari per vivere l’Anno della vita consacrata. Non tutti faremo tutto, ma ognuno, ogni congregazione, tutti siamo chiamati a fare quanto meglio serve. La programmazione della Congregazione per la Vita consacrata è esemplare, ma più conta quanto realizzeremo nei nostri ambienti ordinari di vita. Pertanto, prendiamo subito tutti nota di questi eventi e suggerimenti. Nell’elaborare il Calendario di Congregazione, Province, Comunità, e anche di singoli, teniamone conto e mettiamo in programma qualcosa.

 

Pro-memoria pratico con suggerimenti

  1. In Consiglio generale, abbiamo già preso qualche prima iniziativa in vista dell’Anno della vita consacrata. Organizzeremo la conclusione del nostro Anno Missionario Orionino con l’inizio dell’Anno della vita consacrata, il 30 novembre; collocheremo il nostro convegno ecumenico del sessennio in corrispondenza a quello organizzato dal 22 al 24 gennaio 2015 per l’AVC; convocheremo una adunata internazionale dei nostri Juniores in formazione e dei loro formatori per il convegno programmato dal 22 al 26 settembre 2015.
  2. Ogni consiglio di Provincia metta all'ordine del giorno di una sua prossima riunione la riflessione e la programmazione di qualche iniziativa per l'Anno della vita consacrata, prendendo come schema di riferimento le iniziative “romane” e questi suggerimenti.
  3. Anche ogni comunità dedichi una sua riunione per programmare iniziative al proprio interno o in riferimento alla Chiesa locale e alla città per meglio conoscere e far conoscere la vita consacrata.
  4. I gruppi studi orionini e altri centri di studio presenti in Congregazione possono organizzare sussidi, celebrazioni, incontri culturali per far conoscere la vita consacrata nella Chiesa locale e nell'ambiente civile.
  5. Anche i segretariati, secondo le loro modalità e le competenze, possono approfondire e testimoniare con opportune iniziative l'identità e le dinamiche proprie della vita consacrata in relazione con l'ambiente e gli altri protagonisti ecclesiali.
  6. Occorre informarsi, partecipare e promuovere iniziative in collaborazione con gli organismi diocesani e religiosi esistenti.
  7. Alcuni dei sette itinerari sopraelencati si prestano per interessanti iniziative - per esempio quello della memoria sanctorum e della memoria martyrum – da programmare come Congregazione e insieme ad altre Congregazioni dove ci troviamo.
  8. Siamo anche sollecitati ad aprire qualche cammino di significatività evangelica in collaborazione con altri Istituti di vita consacrata; si può pensare a qualche nuova iniziativa apostolica e caritativa in collaborazione con altri Istituti.
  9. E la via pulchritudinis quali iniziative potrà suggerire? Non mancano cose belle in Congregazione e anche persone e artisti che possono farle conoscere.
  10. E a livello personale cosa faremo? Le vie della riflessione e della conversione possono portarci a scelte concrete in vista di migliorare quell'autenticità di vita che è la chiave del bene-essere e del bene-operare personale e di Congregazione.

 

10 punti di qualità religiosa indicati da Papa Francesco

Cari confratelli, concludo questa Circolare dedicata alla vita religiosa con 10 punti qualità indicati da Papa Francesco perché la vita religiosa viva e sia vivace. Possono essere presi come piste di riflessione, come schema di revisione di vita, come un decalogo di qualità religiosa. Sono tutte parole dette da Papa Francesco “al vivo”, cioè in relazione personale. Sono tutte rivolte a religiosi e a Congregazioni religiose.[31] Alcuni punti sono desunti da quel famoso e prezioso videomessaggio indirizzato ai nostri confratelli argentini nel 2009.

  1. “Voglio dirvi una parola, e la parola è gioia. Sempre dove sono i consacrati, i seminaristi, le religiose e i religiosi, i giovani, c’è gioia, sempre c’è gioia! E’ la gioia della freschezza, e la gioia del seguire Gesù; la gioia che ci dà lo Spirito Santo, non la gioia del mondo”.[32]
  1. “Essere discepolo missionario significa avere come riferimento il buon Pastore, significa essere pastori che si lasciano pascolare. Non pastori che sono autonomi o che possono essere assimilati a capi di ONG. No, pastori che si lasciano pascolare; le due esperienze, quella di condurre e quella di essere condotto. L’immagine di Gesù buon Pastore vi mette in questo tono di vita spirituale, di essere conduttori condotti, dove, in ultima istanza, è il buon Pastore che dà l’impronta, che in un certo modo determina il cammino e guida alla vita piena. Che Gesù il buon Pastore pascoli voi, soprattutto nell'orazione, nella lettura della Parola di Dio, nella celebrazione dell'Eucaristia, e vi porti alla missionarietà, però guidata dal Signore”.[33]
  1. “Possiamo domandarci: sono inquieto per Dio, per annunciarlo, per farlo conoscere? O mi lascio affascinare da quella mondanità spirituale che spinge a fare tutto per amore di se stessi? Noi consacrati pensiamo agli interessi personali, al funzionalismo delle opere, al carrierismo. Mi sono per cosi dire “accomodato” nella mia vita cristiana, nella mia vita sacerdotale, nella mia vita religiosa, anche nella mia vita di comunità, o conservo la forza dell’inquietudine per Dio, per la sua Parola, che mi porta ad “andare fuori”, verso gli altri?[34] Una fede autentica implica sempre un profondo desiderio di cambiare il mondo. Abbiamo anche noi grandi visioni e slancio? Oppure siamo mediocri e ci accontentiamo delle nostre programmazioni apostoliche di laboratorio?”.[35]
  1. “L’inquietudine dell’amore spinge sempre ad andare incontro all’altro, senza aspettare che sia l’altro a manifestare il suo bisogno. L’inquietudine dell’amore ci regala il dono della fecondità pastorale, e noi dobbiamo domandarci, ognuno di noi: come va la mia fecondità spirituale, la mia fecondità pastorale?”.[36]
  1. “San Pio X inviò Don Orione fuori Porta San Giovanni, nella strada, non nella sacrestia. Per favore, che Dio vi liberi dall’essere una Congregazione autoreferenziale, dove voi finite per contemplarvi l'ombelico. No, nella strada. Una Congregazione che si guarda allo specchio finisce nel narcisismo e termina con l’essere essere senza capacità attrattiva, senza sogno. Una Congregazione che si chiude nelle sue “cosette” finisce come tutte le “cosette” chiuse, buttate via, con odore di muffa, inservibile, inferma. Siete una Congregazione che esce nella strada?  Correrete il pericolo di ogni persona che esce in strada, di incidentarsi. Chiedete a Dio mille volte la grazia di essere una Congregazione incidentata e non una Congregazione inferma”.[37]
  1. “Cari figli di Don Orione, voi dovete andare con il carisma di fondazione alle periferie esistenziali, là dove l'esistenza delle persone è materia di scarto. Voi sapete che state in questo sistema che è mondano, paganizzato: ci sono quelli che ci stanno (caben) e quelli che avanzano (sobran); quelli che non ci stanno nel sistema avanzano, e quelli che avanzano sono di scarto (descartables). Queste sono le frontiere esistenziali. Lì dovete andare voi. O forse preferite andare con i soddisfatti, con le persone ben sistemate, con quelli a cui non manca niente? No, alle frontiere esistenziali. Voi avete i Cottolengo. Lì sta la frontiera esistenziale più concreta del vostro carisma. Ciò significa perdere tempo, consumare il tempo con loro, perché sono la carne di Gesù. Il Verbo è venuto nella carne, è la carne del Verbo. È  questo che ci salva da ogni eresia, dalla gnosi, dalle ideologie e dalla mondanità spirituale”.[38]
  1. “C’è una responsabilità prima di tutto degli adulti, dei formatori: dare un esempio di coerenza ai più giovani. Vogliamo giovani coerenti? Siamo noi coerenti! Al contrario, il Signore ci dirà quello che diceva dei farisei al popolo di Dio: Fate quello che dicono, ma non quello che fanno!. Coerenza e autenticità!”.[39]
  1. “La vita consacrata è una bella, una bella strada alla santità! Non parlare male di altri. “Ma, padre, ci sono problemi…”: dillo al superiore, dillo alla superiora, dillo al vescovo, che può rimediare. Non dirlo a quello che non può aiutare. Questo è importante: fraternità! Ma dimmi, tu parlerai male della tua mamma, del tuo papà, dei tuoi fratelli? Mai. E perché lo fai nella vita consacrata, nel seminario, nella vita presbiterale? Fraternita! Amore fraterno”.[40]
  1. “Ai piedi della croce, Maria è donna del dolore e al contempo della vigilante attesa di un mistero, più grande del dolore, che sta per compiersi. Tutto sembra veramente finito; ogni speranza potrebbe dirsi spenta. Anche lei, in quel momento, ricordando le promesse dell’annunciazione avrebbe potuto dire: non si sono avverate, sono stata ingannata. Noi sappiamo aspettare il domani di Dio? O vogliamo l’oggi? Il domani di Dio per lei è l’alba del mattino di Pasqua. L’unica lampada accesa al sepolcro di Gesù è la speranza della madre, che in quel momento è la speranza di tutta l’umanità. Domando a me e a voi: nei monasteri è ancora accesa questa lampada? Nei monasteri si aspetta il domani di Dio?”.[41]
  1. “La vostra carità è segnata, deve essere segnata, dalla povertà. Per favore, non accumulate denaro. Ricevete quello che la Provvidenza vi manda, amministrate bene, questo sì, avete l’obbligo di amministrare bene, però date tutto a quelli che ne hanno bisogno. Vivete giorno per giorno della Provvidenza. Povertà attiva, prudente, perché sapete amministrare bene, sì. Però non ingrossate le casse, perché, nel fondo, quando ingrossiamo le casse, mettiamo la nostra speranza lì. E se voi mettete la speranza lì, perdete la cosa più genuina che è la speranza nella Provvidenza di Dio che sta venendo. È la cosa più genuina che vi ha dato il Fondatore”.[42]

 

NOTIZIE DI FAMIGLIA

Da qualche anno, le notizie di famiglia circolano più veloci e più diffuse con i normali mezzi di comunicazione e internet. Anche il compito di queste note della lettera circolare è notevolmente ridotto. Per quanto riguarda la vita della Congregazione, è ottimo strumento di conoscenza internazionale il sito www.donorione.org che ha raggiunto livelli di informazione e diffusione notevoli, soprattutto nel mondo orionino. Segnalo in particolare la nuova sezione dedicata all'ANNO DELLA VITA CONSACRATA. Invito a curare gli strumenti di comunicazione anche nelle singole nazioni: informare (bene) è formare, informare è fare famiglia.

Tra gli eventi di questa prima parte del 2014, vanno ricordati i molti eventi ed iniziative per celebrare il 100° anniversario della partenza dei primi missionari orionini dall’Italia per il Brasile che ha dato sviluppo alla Pianta unica con molti rami nati dal carisma di Don Orione. Certamente i più significativi eventi sono stati quelli celebrati a Genova, porto di partenza, il 9 marzo 2014, e a Mar de Espanha, luogo di destinazione dei primi tre orionini in Brasile.

Come Consiglio generale abbiamo curato le visite nelle diverse Province e Nazioni. Ogni Consigliere informa gli altri nel Consiglio generale. Ricordo con particolare gioia e riconoscenza al Signore e ai Confratelli quanto ho potuto personalmente vedere nei miei viaggi nelle Filippine, Montalban con un bel numero di seminaristi, Lucena e Payatas; in Ucraina, a L’viv (Leopoli), proprio nel tempo delle tensioni civili per il distacco dall’influenza russa; in Romania, per inaugurare il nuovo reparto del Piccolo Cottolengo di Voluntari, poi a Iasi e Oradea, veramente tre fiorenti centri orionini; in Mozambico, per esplorare una possibile nuova apertura di comunità nella diocesi di Xai Xai, da affiancare a quella in diocesi di Maputo.

L’inizio del 2014 ha visto anche l’avvicendamento dei Direttori di comunità di tutta la Congregazione. Il 1° gennaio 2014, è avvenuto il cambio  dei Direttori nelle Province dell’America Latina, mentre il 29 giugno sono state pubblicate le nomine dei Direttori di Europa e Missioni, che entreranno in carica il 15 agosto prossimo. L’esercizio dell’autorità nella Congregazione è un servizio fraterno. Per questo si rinnova periodicamente ad ogni livello, secondo delle regole ben precise. 
Con le nuove nomine, sono entrati ufficialmente nella geografia orionina i nomi di nuove località ove ci sono comunità orionine: Karunapuram e Kollan in India;  Kandisi in Kenya, Lucena nelle Filippine, Bardhaj in Albania, al posto di Shiroka, Bongouanou in Costa d’Avorio, Lomé in Togo, Ouessa, Tampelin, Banfora in Burkina Faso, Ambanja in Madagascar. In alcune altre località, invece, con grande pena ma anche con riconoscenza per il bene fatto e ricevuto, non c’è più la comunità orionina; è il caso di Pontecurone, di Genova - Camaldoli, di Foggia – Croce, di Buccinigo, di Chirignago, di Filadelfia (Brasile). Come vedete, la Congregazione sta vivendo una grande diminuzione di religiosi in Italia e sta crescendo in nuove frontiere missionarie da poco raggiunte.

Guardando avanti, ci sono alcuni importanti eventi da vivere. Ho già parlato molto dell’Anno della vita consacrata che inizia il 30 novembre prossimo in concomitanza con la conclusione del nostro Anno missionario orionino. Invito a profittare al meglio di questa opportunità ecclesiale per il rinnovamento nostro e per la diffusione della buona stima della vita consacrata negli ambienti ecclesiali e civili in cui viviamo.
Dal 15 al 20 luglio, ci sarà il Convegno congregazionale di pastorale giovanile, con sede principale a Tortona; è organizzato con forma di “laboratorio pedagogico” per leaders del movimento giovanile orionino. Dal 22 al 26 ottobre, a Montebello, si terrà invece il Convegno congregazionale delle opere caritative ed educative che porterà a conclusione la elaborazione di importanti temi quali il bilancio apostolico, gli indicatori del bilancio apostolico, i consigli d’opera.
Le Piccole Suore Missionarie della Carità sono entrate nell’ultimo anno di preparazione del loro centenario di fondazione, avvenuta a Tortona il 29 giugno 1915. A inizio ottobre, a Buenos Aires terranno la loro Assemblea generale di metà sessennio.

Nella comunione di preghiera affidiamo alla bontà misericordiosa del Signore Risorto i nostri confratelli defunti: Don Enrico Luigi Brunetta, Don Lucio Felici, Don Pietro Stefani (morto poco dopo avere compiuto 100 anni), Don Guido Sareli, Don Luigi Sartor, Don Adamo Bertotti e Fr. Dante Luis Andrada
Le Piccole Suore Missionarie della Carità: Maria Efisia, Maria Yolanda, Maria Ludovica Maria Zdzisława, Maria Gloria, Maria Joana, Maria Amelia, Maria Settimia, Maria Palmira. Maria Olga Molina ed Enriqueta Corvalan de  Arpino dell’Istituto Secolare Orionino.
Tra i parenti, ricordiamo il papà di Don Ugo Bozzi, di P. Fernando Bustamante e di Don Pietro Forlini; la mamma di P. Henry Antonio Ventura Medina, Don Primo Coletta, Don Dorino Zordan, Don Alberto Alfarano, Don Giuseppe Valiante e di P. Jorge Horacio Torti; il fratello di Don Angelo e Gino Pasinato (premorti), P. José Vicente, Fr. Orlando Boggio, di Pe. José Geraldo e Pe Geraldo Majela Silva, di Don Giorgio Deiana; la sorella di Don Giuseppe De Guglielmo e di Don Giannino Malaman.

Un pensiero e una preghiera speciali anche per tutti i nostri malati. il Signore conceda loro di accettare ed offrire i loro problemi a Gesù, unendosi nell’apostolato mediante la sofferenza.

La Santa Madonna e San Luigi Orione veglino su noi tutti e sulle nostre istituzioni.

Con affetto nel Signore vi saluto

 

Don Flavio Peloso, FDP
superiore generale

 

[1] Userò di preferenza il termine vita religiosa che è solo una delle forme di vita consacrata, la più consistente oggi; è la forma vissuta nella nostra Congregazione.

[2] L’ultimo Papa religioso fu Gregorio XVI, camaldolese, originario di Belluno, dal 1831 al 1846.

[3] Esortazione apostolica Evangelii gaudium, (24 novembre 2013), Citta del Vaticano, 2013, n. 1.

[4] Colloquio di Papa Francesco con i Superiori Generali del 29.11.2013. Ne ho dato ampio resoconto nella precedente Circolare Orionini in cammino nella Chiesa di Papa Francesco: Atti e comunicazioni 2013, n.242, p. 221-238. Cfr A. Spadaro, "Svegliate il mondo!": La Civiltà Cattolica, 165 (2014/I),5.

[6] Cfr. Mysterium salutis, VIII, 567.

[7] Cfr Circolare La sola cosa necessaria. Identità e ruolo della nostra vita religiosa oggi: Atti e comunicazioni 2007, n.234, p.187-209.

[8] È il titolo del Cap. V. Al n.39, afferma: “Tutti nella chiesa… sono chiamati alla santità, secondo il detto dell'apostolo: "La volontà di Dio è questa, che vi santifichiate" (1 Tess. 4, 3; cf. Ef. 1, 4). Questa santità della Chiesa si esprime in varie forme…; in un modo tutto suo proprio si manifesta nella pratica dei consigli che si sogliono chiamare evangelici”. Cfr F. Peloso, Santi e santità dopo il Concilio Vaticano II. Studio teologico-liturgico delle orazioni proprie dei nuovi Beati e Santi, C.L.V. - Edizioni Liturgiche, Roma, 1991 (Bibliotheca Ephemerides Liturgicae, 61), pp.272.

[9] Lo spirito di Don Orione II, 49 e anche 10, 25, 26, 39, 42.

[10] L’eccellenza della vita consacrata è oggettiva, come via di sequela di Cristo, mentre l’eccellenza soggettiva dipende dalla perfezione della carità dei singoli membri, a qualunque stato appartengano.

[11] Anche il n.31 è dedicato alla “comune dignità… secondo la propria vocazione e il dono ricevuto dallo Spirito (cfr Rm 12, 3-8)” dei diversi stati di vita. “Pur essendo, le diverse categorie, manifestazione dell'unico mistero di Cristo, i laici hanno come caratteristica peculiare, anche se non esclusiva, la secolarità, i pastori la ministerialità, i consacrati la speciale conformazione a Cristo vergine, povero, obbediente”.

[12] Anche recentemente è stato ribadito che “principio fondamentale, perché si possa parlare di vita consacrata, è che i tratti specifici delle nuove comunità e forme di vita risultino fondati sopra gli elementi essenziali, teologici e canonici, che sono propri della vita consacrata” (Vita consecrata 62). Per esempio, “non possono essere comprese nella specifica categoria della vita consacrata quelle pur lodevoli forme di impegno che alcuni coniugi cristiani assumono in associazioni o movimenti ecclesiali” (Ibidem).

[13] Don Orione, Scritti 44, 221; 114, 12; Discorso in occasione della vestizioni e professioni religiose, 8.12. 1927; Buona notte del 3 gennaio 1940.

[14] Don Orione, Scritti 52, 155.

[15] Cfr. Circolare Far crescere la comunità che ci fa crescere: Atti e comunicazioni 2006, n.221, p.269-290.

[16] Cfr Circolare L’orionino sacerdote: Atti e comunicazioni 2009, n.230, p.227-241. Nelle riunioni dedicate alla vita religiosa in generale o anche di Congregazione nostra, si osserva che anche la crisi della vocazione del religioso fratello nelle congregazioni clericali è in gran parte legata alla crisi del religioso sacerdote che si identifica sempre più con il ministero sacerdotale lasciando poco spazio alla vita religiosa sua e dei “religiosi fratelli”.

[17] Nel 2008, le parrocchie italiane affidate a consacrati erano 1.807, che sul totale di 25.676 significa una percentuale del 7% (in pratica una parrocchia su 15). Se consideriamo il numero di comunità religiose maschili in quell’anno, cioè 2.919, risulta che più della metà di esse ha la responsabilità di una parrocchia. Alcuni mesi fa, la nostra Congregazione aveva la responsabilità di 120 parrocchie contando su un totale di 668 religiosi sacerdoti, compresi anziani e malati; tenendo presente che al servizio delle parrocchie ci sono a volte anche 2 o 3 religiosi, si arriva a circa la metà dei religiosi sacerdoti.

[18] Rossano Zas Friz De Col, La condizione attuale del presbitero religioso nella Chiesa, in “Rassegna di Teologia” 45 (2004) 35-71 e L’identità ecclesiale del presbitero religioso. Il caso dei Gesuiti, “Rivista di Teologia” 45 (2004) 325-360; Il religioso presbitero nella Chiesa oggi, cit., che raccoglie gli atti di un seminario di studio promosso a Roma dai Superiori Maggiori che affronta il tema da diverse prospettive storica, teologica, giuridica, spirituale.

[19] Il contributo non può ridursi solo a qualche nota di spiritualità specifica del carisma entro una struttura e dinamica strettamente diocesana; riguarda anche “ministeri qualificati” dal carisma. “Il religioso sacerdote ha alle sue spalle una tradizione che lo ha visto esercitare il suo ministero, in autonomia dal vescovo, in senso trasversale alle chiese locali e in stretta dipendenza dal ministero papale”; S. Dianich, Ministeri e ministero ordinato nella vita dei religiosi, p.393.

[20] Benedetto XVI ai Vescovi brasiliani in Visita ad limina, 5 nov. 2010. Come scrissi nella precedente Circolare Pianta unica con molti rami” [Atti e comunicazioni 2013, n.241, p.125-146], il carisma orionino è cattolico, è una “scintilla dello Spirito Santo”,  la fondazione “è opera di Dio”, e “della Madonna, Madre e celeste fondatrice”.  Però la forza e la vitalità del carisma sono condizionate dalla fedeltà carismatica di coloro che oggi ne sono eredi, dalla qualità della loro vita cristiana, dalla santità.

[21] Cfr Circolare Come va la Congregazione? Gli indicatori di vitalità: Atti e comunicazioni 2012, n.237, p.3-21.

[22] Quando usiamo questa parola pensiamo sempre a quel lungo elenco di “Anime” della litania della misericordia scritta da Don Orione; Nel nome della Divina Provvidenza, 134  -137.

[23] Questo testo è ricavato da due differenti fonti; da una meditazione alle Piccole Suore Missionarie della Carità durante gli esercizi spirituali del 1919 e da Appunti autografi senza data in Scritti 56, 142; cfr Lo spirito di Don Orione II, 20-23.

[24] Il nome completo è Congregazione per la Vita consacrata e le Società di vita apostolica.

[25] La notizia  fu accolta con un lungo applauso dall’assemblea dei Superiori generali. La scelta del 2015 è collegata al 50° anno dalla promulgazione del decreto conciliare Perfectae caritatis (21.11.1965).

[26] La Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica ha inviato la letteraRallegratevia tutti i consacrati e le consacrate in preparazione all’anno della Vita consacrata. Il Cardinale João Braz de Aviz presentando questo documento ha detto: “Il senso di questo titolo è meraviglioso, perché la nostra vita deve essere espressione di una grandissima gioia, un consacrato o consacrata triste è meglio che non esista proprio”. La lettera-circolare Rallegratevi consta di due parti, arricchite da due icone bibliche: Rallegratevi, esultate, sfavillate di gioia e Consolate, consolate il mio popolo”.

[27] Cfr Circolare Orionini in cammino nella Chiesa di Papa Francesco: Atti e comunicazioni 2013, n.242, p.221-238.

[28] Vedi i testi della conferenza nella Sala Stampa della Santa Sede del 1° febbraio 2014 nel sito www.vatican.va.

[29] “Il problema non sempre è l’eccesso di attività, ma soprattutto sono le attività vissute male, senza le motivazioni adeguate, senza una spiritualità che permei l’azione e la renda desiderabile. Da qui deriva che i doveri stanchino più di quanto sia ragionevole, e a volte facciano ammalare. Non si tratta di una fatica serena, ma tesa, pesante, insoddisfatta e, in definitiva, non accettata” (EG 82).

[30] È il titolo che include i numeri 84-86 di Evangelii Gaudium.  Dopo aver detto che “proviamo dolore per le miserie della nostra epoca e siamo lontani da ingenui ottimismi, ma il maggiore realismo non deve significare minore fiducia nello Spirito né minore generosità”. Infine cita il famoso intervento del beato Giovanni XXIII all’apertura del Concilio Vaticano II, l’11 ottobre 1962: “«A Noi sembra di dover risolutamente dissentire da codesti profeti di sventura, che annunziano sempre il peggio, quasi incombesse la fine del mondo. Nello stato presente degli eventi umani, nel quale l’umanità sembra entrare in un nuovo ordine di cose, sono piuttosto da vedere i misteriosi piani della Divina Provvidenza, che si realizzano in tempi successivi attraverso l’opera degli uomini, e spesso al di là delle loro aspettative, e con sapienza dispongono tutto, anche le avverse vicende umane, per il bene della Chiesa»”.

[31] Alcuni di questi punti sono riportati al termine della Lettera “Rallegratevi”, cit.

[32] Incontro con i Seminaristi, i Novizi e le Novizie, Roma, 6 luglio 2013; L’Osservatore Romano, 8-9 luglio 2013.

[33] Videomessaggio del card. Jorge Bergoglio al Capitolo provinciale degli Orionini, Buenos Aires, 9 novembre 2009, pubblicato in “Atti e comunicazioni della Curia generale”, 2013, n.241, p.103-105.

[34] Omelia per l’inizio del Capitolo Generale Ordine di S. Agostino, Roma, 28 agosto 2013; L’Osservatore

Romano, 30 agosto 2013.

[35] Omelia alla Messa di ringraziamento per la canonizzazione di Pietro Favre, Roma, 3 gennaio 2013; L’Osservatore Romano, 4 gennaio 2014.

[36] Omelia per l’inizio del Capitolo Generale Ordine di S. Agostino, cit..

[37] Videomessaggio del card. Jorge Bergoglio agli Orionini, cit.

[38] Videomessaggio del card. Jorge Bergoglio agli Orionini, cit.

[39] Incontro con i Seminaristi, i Novizi e le Novizie, cit.

[40] Incontro con i Seminaristi, i Novizi e le Novizie, cit.

[41] Alla celebrazione dei Vespri con la Comunità delle Monache Benedettine Camaldolesi, Roma, 21 novembre 2013; L’Osservatore Romano, 23 novembre 2013.

[42] Videomessaggio del card. Jorge Bergoglio agli Orionini, cit.

 

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